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TESTIMONIANZA DI SCOTT HAHN, EX PASTORE PROTESTANTE
L’autore di questa
testimonianza insieme alla moglie ha anche scritto un
libro autobiografico, reperibile in libreria:
-- SCOTT & KIMBERLY
HAHN, ROMA DOLCE CASA, ED. ARES, 5° EDIZIONE, MILANO,
2002. 14 Euro.
Nel libro troverete
molte più cose e la testimonianza della moglie, in un
intreccio molto più preciso e compito di quello che si
realizza in questo mio piccolo riporto.
(Tratta da una
intervista su nastro audio della St. Joseph
Communications)
Grazie di cuore. È
davvero una cosa bellissima stare con voi questa
mattina. Per me oggi è un dono. E’ anche una continua
sorpresa anche perché non cesso mai di essere stupito
del dono enorme dell’essere Cattolico e del modo
prodigioso con cui il Signore ha lavorato nella vita di
mia moglie e della nostra famiglia.
Questo momento mi
ricorda una delle mie storia favorite. C’era un giovane
che desiderava chiedere un appuntamento a una ragazza
molto carina. Gli occorsero diverse settimane per
trovare abbastanza coraggio e quando alla fine riuscì a
chiederle di uscire, lei rispose: "Sì.". La cosa lo
elettrizzò e l’emozione saliva... Arrivato quel sabato,
si tirò a lucido come mai, e cercò di indossare le cose
che più gli stavano meglio. Scese da casa e passò da una
pasticceria e chiese: “Vorrei comprare una confezione di
cioccolato da una libbra (1 libbra = 450 gr., ndR), una
da due e un’altra da tre libbre”. Il cioccolataio le
prese e mentre gli preparava il conto: “Le dispiace se
le chiedo il perché di queste tre confezioni di formato
diverso?”… e lui: “No, non mi dispiace affatto!”. Così
iniziò a spiegare: “Questa sarà una serata speciale, un
giorno da ricordare, perché uscirò con una ragazza
davvero bellissima! Se riuscirò a tenerle la mano le
darò la confezione da una libbra. Se al cinema riuscirò
a passarle il braccio sulla spalla e lei acconsente, le
darò quella da due libbre. Se poi augurandoci la
buonanotte riesco a darle un bacio… beh allora le darò
la confezione da tre libbre!”. Il cioccolataio
ridacchiando: “ Ce la farai ragazzo eheheh, divertiti…”
Uscito dal negozio era molto nervoso e giunse a casa di
questa ragazza mezz’ora prima del previsto. Lei
presentatasi alla porta gli rivelò: “Siamo a tavola per
la cena”. Lui: “Posso entrare?”, “Certo, vieni!”. Lui si
sedette e chiese se poteva pregare. Tutti risposero di
sì e iniziò: un minuto, tre, cinque. Finalmente dopo
dieci minuti arrivò l’”Amen”. Guardatosi intorno, si
ritrovò solo a mangiare una cena un po’ fredda. Mentre
uscivano, giunti alla porta, la ragazza gli sussurrò:
“Non mi avevi mai detto di essere così religioso”. Lui
di contro: “Neanche tu mi avevi mai detto che tuo padre
era il cioccolataio”.
La vita, come
vedete, ci riserva spesso delle sorprese, e oggi è per
me è un grande dono venirvi a raccontare la
testimonianza di come il Signore ha sorpreso me, e
quando meno me l’aspettavo... Una volta Fulton Sheen (un
grande vescovo americano, grandissimo evangelizzatore
televisivo, prossimo beato ndR) disse: “Negli Stati
Uniti non ci sono più di 100 persone che odiano la
Chiesa Cattolica, in compenso però ce ne sono milioni
che odiano l’immagine che della Chiesa Cattolica si sono
fatti e quelle cose che pensano lei insegni”. Ebbene, un
tempo io credevo di appartenere alla prima categoria
solo per scoprire poi che appartenevo alla seconda… Per
anni mi opposi alla Chiesa Cattolica, e lavorai
alacremente per convincere i cattolici a lasciare la
Chiesa. Solo dopo lunghi studi e una considerevole dose
di umiltà e preghiera mi accorsi però che proprio la
Chiesa Cattolica trova il suo motivo d’esistere nella
Scrittura.

Dr. Scott Hahn
Dalla nascita alla
conversione a Gesù
Sono il più
giovane dei tre figli di Molly Lou e Fred Hahn.
Battezzato Presbiteriano (in parole povere calvinista.
Presbiteriani sono nello specifico i calvinisti di Gran
Bretagna e USA. Si chiamano così perché queste chiese
sono dirette da un gruppo di anziani laici [infatti
presbùteros=anziano], ndR), fui allevato in una famiglia
formalmente protestante. Formalmente perché la fede non
aveva grandi radici a casa mia e quel poco che c’era
dipendeva più da motivazioni sociali che da convinzioni
profonde.
Fin da giovane
qualunque cosa facessi, la vivevo con passione, fosse
giusta o sbagliata. Come tanti adolescenti, persi
qualsiasi interesse per le cose spirituali e sviluppai
un grande interesse per le cose materiali. Finchè non mi
cacciai nei guai… Definito delinquente, dovetti
presentarmi al Tribunale dei Minori. Messo di fronte a
una probabile condanna a un anno di carcere minorile per
una serie di piccoli reati, riuscii a sfuggire alla
condanna mentendo. In ogni caso sei mesi di libertà
vigilata furono inevitabili. Diversamente da quello che
accadeva a Dave, il mio amico d’avventure, la strada che
avevo imboccato mi faceva paura. La mia vita andava
sempre più a rotoli e ne avevo perso il controllo.
Notai che Dave era
indifferente. Sapevo ch era cattolico, ma quando un
giorno si vantò di mentire al prete in Confessione,
pensai di aver sentito abbastanza. Ah, l’ipocrisia!
Riuscii solo a dirgli: “Dave, sono proprio contento di
non dover confessare i miei peccati a un prete”. Erano i
primi anni delle Superiori. Lo strumento che Dio usò per
entrare nella mia storia fu uno studente universitario
di nome Jack e una organizzazione giovanile che si
chiamava “Young Life”, ovvero una organizzazione di
estrazione protestante che non era legata a nessuna
denominazione in particolare e creata per portare il
Vangelo ai ragazzi senza istruzione religiosa. Jack
divenne un ottimo amico e la nostra amicizia significò
molto per me. Fu lui a farmi conoscerei Vangeli e Gesù.
Mi portò a un
grande cambiamento nella mia vita. In quegli anni mi
convertii a Gesù, lo accolsi nel mio cuore; Gli chiesi
di essere il mio Salvatore e Signore personale. Gli
presentai i miei peccati e ricevetti il dono della fede
e della salvezza. Questo cambiamento fu enorme e mi
costò molti “amici”. Ma il Signore mi stava dando altri
amici, quelli in Cristo. Jack, che mi insegnò ad amare
il Signore, mi istruì anche alla lettura della Bibbia e
mi introdusse al suo studio e alla sua meditazione. Nel
frattempo la scuola superiore volgeva al termine e avevo
già letto interamente la Bibbia almeno due/tre volte. Mi
innamorai delle Sacre Scritture e iniziai a maturare mie
convinzioni. A quel punto Jack mi propose oltre alla
lettura della Bibbia, qualche libro della sua biblioteca
personale che riportava gli scritti di Martin Lutero e
di Calvino. Mi formai così come protestante, convinto
che la Parola di Dio si fosse affrancata dalle
superstizioni medievali e dal paganesimo della Chiesa
Cattolica solo dopo la Riforma del XVI° secolo. La mia
prima idea era dunque quella di aiutare i miei amici
cattolici a vedere la Parola di Dio nella giusta ottica,
mostrandogli la Bibbia, e mostrando loro che nella
Bibbia, si doveva accettare Gesù Cristo come Salvatore e
Signore e che questo era tutto quello che era giusto.
Niente aggiunte,
niente Maria, santi, purgatori, devozioni… solo Gesù
Salvatore e Signore. Diciamoci la verità: essere
anticattolici può essere molto ragionevole. Infatti se
quella cialdadi pane che i cattolici/ortodossi adorano
non è il Corpo di Cristo (e io come protestante ero
convinto che non lo fosse), allora diventa blasfemo e
idolatra fare quello che fanno i cattolici, che si
inchinano e adorano l’Eucarestia. Il Papa poi era un
tiranno, usurpatore, che conduceva milioni di fedeli a
queste e altre pratiche e credenze pagane. Queste e
altre istanze mi portavano a combattere con zelo contro
la Chiesa Cattolica e a cercare di far uscire i
cattolici dall’apostasia per condurli alla salvezza.
In quel periodo mi
frequentavo con una ragazza cattolica e la cosa stava
diventando seria. Ma ero comunque cosciente che quella
relazione non aveva futuro se lei rimaneva cattolica.
Così le diedi un grosso libro di Loraine Boettner
intitolato “Cattolicesimo Romano”. Era conosciuto come
il libro anti-cattolico per eccellenza: quasi 500 pagine
che si ripromettevano di sbugiardare le false dottrine e
le bugie della Chiesa Cattolica. Lei lo lesse dalla
prima all’ultima pagina. Mi scrisse quella estate,
dicendo: “Grazie per il libro; Non andrò più a messa”.
Confesso che vi sto raccontando queste cose con un certo
senso di vergogna e tristezza, ma è comunque giusto
farvi capire la sincerità che spesso anima quei
cristiani che si oppongono alla Chiesa Cattolica.
Nonna Hahn era il
solo membro cattolico di entrambi i rami della famiglia.
Era una donna silenziosa, umile e immensamente buona.
Siccome io ero l’unica persona “religiosa” della
famiglia, quando lei morì mio padre consegnò a me i suoi
oggetti religiosi. Li guardai con disgusto e orrore.
Presi in mano la corona del rosario e la feci a pezzi,
dicendo: “Signore, libera la nonna dalle catene del
cattolicesimo che l’hanno tenuta imprigionata”. Strappai
anche i suoi libri di preghiere e buttai via i resti,
sperando che quelle stupidaggini superstiziose non le
avessero intrappolato l’anima. Dopo il diploma decisi di
studiare teologia. Come tesina finale dell’esame di
diploma avevo presentato un lavoro intitolato “Sola
Fide”, in riferimento alla famosa frase che Lutero coniò
per dare il via alla Riforma Protestante.
Gli anni
dell’Università
I miei quattro
anni di università li trascorsi seguendo i corsi di
Filosofia, Teologia Scritturale e Economia. Nel contempo
proseguii l’impegno nella “Young Life”, come segno di
gratitudine a Dio per come Egli aveva usato quella
organizzazione per entrare nella mia vita. Così mi
dedicai all’evangelizzazione di coloro che sconoscevano
il messaggio di Cristo ma anche all’evangelizzazione dei
cattolici, che secondo me non conoscevano effettivamente
Cristo.
Progressivamente
mi specializzai proprio nell’”evangelizzare” questi
ultimi. Sembravano persi e confusi. Ero allarmato
specialmente dalla loro ignoranza: non solo biblica, ma
anche relativa alla conoscenza della loro Chiesa. Non
conoscevano neanche le basi del catechismo e in un certo
senso, gongolavo, immaginandoli come cavie nei loro
stessi corsi di catechismo. Perciò riuscire a mostrare
loro gli “errori” della loro Chiesa era come sparare ad
anatre in un barile.
Nel dormitorio,
alcuni miei amici cominciarono a parlare di farsi
“ribattezzare”. Il pastore locale, un oratore
affascinante, stava appunto dicendoci che quelli di noi
che erano stati battezzati da piccoli non erano
veramente battezzati. La cosa mi tingeva visto che ero
stato battezzato da piccolo. Motivo per cui dissi la mia
opinione agli amici: “Non dovremmo prima studiare la
Bibbia per essere sicuri che il pastore abbia ragione?”.
Non parvero darmi ascolto: “Che cosa c’è di sbagliato
Scott? Tu ti ricordi di essere stato battezzato? Che
utilità ha un battesimo così? I bambini non sono in
grado di credere in nessun modo!”. Non ne ero sicuro
nemmeno io ma sapevo che giocare a ”seguire il capo”,
ossia basare le mie convinzioni su semplici sensazioni,
non era la cosa sempre giusta. Perciò decisi: “Non so
voi, ma io voglio studiare la Bibbia un po’ di più,
prima di lanciarmi in un secondo battesimo”.
La settimana dopo,
furono tutti ribattezzati.
Nel frattempo
andai da uno dei miei docenti di Sacra Scrittura e gli
raccontai quello che accadeva. Lui non mi disse niente,
mi invitò invece a studiare il problema: “Scott, perché
non prendi il battesimo infantile come oggetto della tua
relazione scritta nel mio corso?”. Ero in trappola. A
essere sincero, non volevo studiare così tanto. E poi la
questione era davvero difficile!
Nei mesi
successivi lessi tutto quello su cui potei mettere le
mani sull’argomento. A questo punto della mia vita
cristiana, avevo già letto integralmente la Bibbia tre o
quattro volte. Leggendola, mi ero convinto che la chiave
per comprenderla era il concetto di Alleanza. E lì, in
ogni pagina, con Dio che fa un’alleanza in ogni epoca. E
il segno di questa alleanza era dato ai bambini del Suo
popolo. Nell’antico Testamento il segno di aver stretto
l’alleanza con Dio era la circoncisione, mentre nel
Nuovo Testamento Cristo aveva sostituito la
circoncisione con il Battesimo.
In effetti
non trovai Gesù dire in nessun punto che, da allora in
poi, i bambini dovessero essere esclusi dall’alleanza
con Dio. In effetti trovai che Cristo diceva
praticamente il contrario: “Lasciate
che i bambini vengano a me, perché di questi è il Regno
dei Cieli”
(Mt 19, 14). Trovai anche che gli apostoli lo imitavano.
Per esempio, il giorno della Pentecoste, Pietro, finito
il suo primo discorso, esortò tutti ad accogliere Cristo
entrando nella Nuova Alleanza: “Pentitevi, e
ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù
Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo
riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti
è la promessa (la Nuova Alleanza) e per
i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani,
quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro” (At 2,
38-39). In altre parole, Dio continuava a volere che
anche i bimbi fossero in Alleanza con Lui. E siccome il
Nuovo Testamento forniva solo il Battesimo come segno
dell’essere entrati nella Nuova Alleanza, perché mai i
bambini dei credenti avrebbero dovuto essere esclusi
dalle parole di Atti 2, 38-39?
Andai dai miei
amici per mostrare questi risultati, ma li misi solo a
disagio… Imparai che è spesso sbagliato basare le
proprie convinzioni dottrinali su sensazioni, senza
meditare la Bibbia con severità. Scopersi poi che
l’Alleanza era veramente la chiave che apriva tutta la
Bibbia. Decisi così di approfondire questo aspetto e
dopo quattro anni arrivai alla conclusione che
l’Alleanza era realmente il tema che legava insieme
l’intera Bibbia. La Scrittura aveva sempre più senso.
Nel mio ultimo
anno di università avevo un solo altro obiettivo oltre a
quello di iscrivermi a un seminario per ricevere la
laurea in Sacra Scrittura e in Teologia: sposare la più
bella e la più spirituale delle donne del college, la
signorina Kimberly Kirk. L’avevo già reclutata come
responsabile della Young Life. Per due anni, esercitammo
il nostro apostolato fianco a fianco.
Quando ne ebbi il
coraggio mi dichiarai e ben presto le proposi di
sposarmi. Con mia somma felicità, accettò! Dopo la
laurea a pieni voti in Filosofia e Teologia, mi
trasferii a Cincinnati, in modo da poter trascorrere
assieme con Kimberly l’estate, in preparazione del
matrimonio. Con lei al fianco potevo affrontare il
futuro a tutto vapore!
In chiusura di
questa fase della mia vita vi racconto una passata
divertente… Noi due ci sposammo nell’agosto di quell’anno
e come ben potete capire il fidanzamento servì per
conoscerci e vedere se le nostre vite erano compatibili
alla luce dell’amore. Ebbene, poco prima della laurea
Kimberly (mentre racconta è accanto a lui, ndR), una
sera, in modo casuale, introdusse un argomento: “Tu vuoi
avere dei bambini, vero?”. E io: “Beh insomma…sì… ma non
troppi comunque…”. Al che lei pensò: “Ecco … questo qui
è un altro dei sostenitori della crescita zero!”. Senza
demordere continuò: “Scott ma quanti secondo te sono
troppi?”. “Non so – risposi – penso che dovremmo
limitarci a cinque o a sei”. Ero serio e a lei cadde la
mascella… mentre farfugliava: “E sì…. Teniamoci bassi…”
Questa gioia era
una delle cose che ci univano. Ognuno di noi era
meravigliato dei doni che Dio aveva dato all’altro.
Oltretutto le differenze nelle nostre convinzioni
teologiche erano sostanzialmente risolte. Inoltre
desideravamo andare entrambi al seminario e da lì
saremmo partiti a conquistare il mondo per Gesù Cristo.
Il 18 agosto 1979, a Cincinnati, alla presenza delle
nostre famiglie e di numerosissimi amici, ci alleammo
assieme in matrimonio per avere Gesù al centro del
nostro amore.

Kimberly Kirk
Gli anni del
Seminario
Kimberly ed io
arrivammo al seminario teologico evangelico Gordon-Conwell
due settimane dopo esserci sposati. Eravamo entrambi
convinti che la teologia evangelica riformata fosse la
miglior espressione del cristianesimo biblico. A questo
punto, descriverei le mie ricerche come un racconto
poliziesco. Passavo al vaglio la Scrittura per scoprire
indicazioni su dove trovare l’autentico cristianesimo:
volevo obbedire a Dio seguendo la Bibbia, qualsiasi cosa
scoprissi.
In seminario
conobbi Gerry Matatics che diventò ben presto mio grande
amico (più tardi tornerà in questo racconto). Fra gli
studenti presbiteriani solo noi due eravamo risoluti nel
nostro anticattolicesimo. Così risoluti da pensare che
la Confessione di Westminster dovesse mantenere una tesi
che molti riformati erano propensi a lasciar cadere:
ossia che il Papa è l’Anticristo e che la Chiesa
Cattolica/Ortodossa fosse la meretrice di Babilonia.
Quando il Papa
arrivò a Boston nel 1979 molti miei compagni di
seminari, seppur protestanti, rimasero affascinati da
quella sua personalità, molti lo definivano addirittura
un “uomo meraviglioso”. Meraviglioso!!! Quell’uomo
pretendeva di avere il potere di tenere uniti centinaia
di milioni di cuori e di menti, e di impartire
insegnamenti ritenuti infallibili al mondo intero!
Meraviglioso? Era abominevole! Gerry e io ci demmo così
da fare in seminario per mostrare a tutti quanto fosse
invece orribile quella figura.
Il mio secondo
anno di seminario fu il primo di Kimberly. Lei si
iscrisse al corso di etica cristiana. Avevo già seguito
quel corso, e sapevo che ci si divideva in piccoli
gruppi dei quali ognuno avrebbe trattato uno specifico
aspetto della morale. Le chiesi l’argomento su cui
avrebbe studiato. “La contraccezione” rispose lei. “La
contraccezione?!? Era un tema che lo scorso anno non
scelse nessuno.. e poi è un problema da cattolici
bigotti. Perché mai una scelta così assurda Kimberly?”
ribattei quasi seccato... Lei candidamente mi rivelò le
sue motivazioni: “Continuano a venirmi dubbi sul
controllo delle nascite, quando tengo discorsi
sull’aborto. Non so perché, ma mi vengono. Voglio vedere
dunque se su questi argomenti la Parola di Dio dice
qualcosa…”. Io chiusi rapidamente: “Se vuoi sprecare il
tuo tempo a studiare un non-argomento, fai pure… il
tempo è tuo…”. Ero sorpreso ma non preoccupato.
Un paio di
settimane dopo un amico mi fermò e mi sembrò entusiasta
di alcune cose che Kimberly aveva scoperto trattando del
suo argomento. Andato da lei fui curioso di saperne di
più. Kimberly mi informò che aveva scoperto che prima
del 1930 la posizione di tutte le Chiese cristiane era
stata concorde: la contraccezione era sbagliata, in
qualsiasi circostanza. Ipotizzai: “Cara, purtroppo ci
vuole tempo per eliminare tutte le scorie di quel
nefasto Cattolicesimo…”. Lei mi disse: “Guarda che ci
sono dei motivi più profondi di quanto credi” e mi
consegnò un libro di John Kippley “Il sesso e l’alleanza
matrimoniale”. Ero uno specialista della teologia
dell’Alleanza. Pensavo di possedere tutti i libri che
riguardavano anche solo parzialmente quel concetto,
perciò lo presi con curiosità. Lo guardai e pensai,
“Liturgical Press” (Edizioni Liturgiche, ndR)??? Questa
è roba cattolica! Un papista! Che cosa crede di fare
rubando il concetto protestante di Alleanza?
Ero comunque
curioso di vedere come veniva perpetrato questo furto.
Sedutomi a leggere, dopo molte ore pensai solamente: non
è vero! Quello che dice quest’uomo è sensato! La tesi di
Kippley era che il matrimonio non è un contratto,
implicante soltanto uno scambio di beni e di servizi. Il
matrimonio è un’alleanza, che implica uno scambio di
persone. Secondo Kippley in ogni alleanza c’è un atto
grazie al quale l’alleanza stessa ha luogo ed è
rinnovata; e ceh l’atto sessuale dei coniugi è l’atto
dell’alleanza. Quando l’alleanza nuziale è rinnovata,
Dio può servirsi di ciò per creare una nuova vita.
Chiudersi alla vita equivaleva a negare a Dio questa sua
prerogativa.
Cominciavo a
capire che ogni volta che Kimberly e io vivevamo una
notte d’amore, facevamo qualcosa di sacro. E la
contraccezione sistematica era una profanazione di
questo disegno. Ero impressionato, ma cercavo di non
mostrare questi turbamenti. In ogni caso, scoprii con
mia enorme sorpresa che sull’argomento perfino Lutero,
Calvino, Zwingli, Knox e gli altri avevano mantenuto la
stessa posizione che oggi difende solo la Chiesa
Cattolica/Ortodossa.
Cominciai a
sentirmi a disagio. Quella Chiesa era la sola ad
insegnare ancora quella verità tanto impopolare. Non
sapevo come reagire a quella scoperta. Ricorsi a un
vecchio modo di dire della mia famiglia: “Anche un
maiale cieco può trovare una ghianda”. Voglio dire, dopo
duemila anni almeno una dovevano pur azzeccarla!
Cattolico o no, questo concetto era vero. Perciò
buttammo i contraccettivi che stavamo usando e ci
affidammo al Signore in un modo nuovo per quanto
riguarda i nostri progetti familiari.
In quello stesso
periodo insieme a una dozzina tra i migliori seminaristi
calvinisti del Gordon-Conwell formammo un gruppo,
l”Accademia di Ginevra (dalla scuola di Calvino a
Ginevra, ndR), con lo scopo di incontrarci a colazione o
qualche sera per discutere e approfondire tutti i temi
dottrinali più difficili e dibattuti. Spesso di venerdì
ci ritrovavamo a discutere fino alle tre del mattino e
via via trattammo temi come la seconda venuta di Cristo,
la predestinazione, il libero arbitrio, ecc ecc…
Studiando la Bibbia cercavamo di andare sempre più a
fondo anche perché per noi era la sola autorità
infallibile. Inoltre credevamo che con lo Spirito Santo
e la Bibbia, potevamo comprendere tutto.
Ma nel corso
dell’ultimo anno di seminario iniziò a manifestarsi una
crisi. Le mie ricerche mi costrinsero a rivedere alcune
cose nel concetto di Alleanza. Nel Protestantesimo,
alleanze e contratti erano intese come parole che
significavano la stessa cosa. Ma studiare l’Antico
Testamento mi fece vedere che, per gli antichi ebrei,
alleanze e contratti erano cose molto diverse. Nella
Sacra Scrittura, i contratti indicano semplicemente uno
scambio di proprietà, mentre le alleanze implicano uno
scambio di persone, allo scopo di formare sacri vincoli
familiari. E così, grazie all’alleanza, era formata la
parentela. Calato nell’Ambiente dell’Antico Testamento
il concetto di Alleanza non era più teorico o astratto.
In effetti, la parentela in base all’Alleanza era più
forte della parentela biologica; il significato più
profondo delle Alleanze divine nell’Antico Testamento
era che Dio riconosceva la paternità su Israele come
paternità sulla propria famiglia. Quando Cristo costituì
con noi la Nuova Alleanza, perciò, fu molto più di un
semplice contratto o di un atto legale mediante il quale
prendesse i nostri peccati e ci desse la sua innocenza,
come Lutero e Calvino spiegavano la cosa. Quantunque
vera, questa spiegazione era insufficiente a far
comprendere la pienezza del Vangelo. Scoprii che la
Nuova Alleanza aveva creato una nuova famiglia
universale, nella quale Cristo ci offriva la Sua
condizione divina di Figlio, rendendoci figli di Dio. In
quanto atto dell’Alleanza essere giustificati significa
condividere la Grazia di Cristo, come figli di Dio;
essere santificati significa condividere la vita e il
potere dello Spirito Santo. Alla luce di ciò, la Grazia
di Dio diventa qualcosa di più grande del semplice
favore divino; era il dono della vita di Dio nella
condizione divina di figli.
Lutero e Calvino
spiegavano ciò servendosi esclusivamente di termini
processuali. Ma cominciavo a accorgermi che, molto più
che un semplice giudice, Dio era nostro Padre. Molto più
che semplici criminali, noi eravamo creature in fuga. E
la Nuova Alleanza, lungi dall’essere stata creata in
un’aula di tribunale, era stata sancita in una stanza di
casa. San Paolo nella Lettera ai Romani, nella Lettera
ai Galati e altrove, aveva insegnato che la
giustificazione ci rendeva, in Cristo, figli di Dio solo
mediante la Grazia. San Paolo non aveva mai scritto da
nessuna parte che siamo salvi solo con la fede. Il Sola
Fide non era biblico! E mi sovvenne la tesina di fine
corso delle superiori… quanta strada!
Ne parlai con
alcuni amici e in effetti li trovai concordi. Poi uno di
loro mi rivelò che già un altro presbiteriano in quel
periodo insegnava la giustificazione in questo modo. Mi
disse che che il suo nome era Norman Sheperd, un
professore del Westminster Theological Seminary (il più
rigoroso dei seminari presbiteriani calvinisti in
America). Proprio per questo stava per affrontare un
processo per eresia.
Riuscii a trovare
il suo recapito e parlai con il Dr Sheperd. Mi confessò
che era accusato di insegnare tesi contrarie
all’insegnamento della Bibbia, di Lutero e di Calvino.
Ascoltandolo mentre esponeva le sue posizioni ebbi la
conferma che avevamo lo stesso, identico pensiero. Ora a
molte persone questo fatto potrà non sembrare tale da
provocare una crisi; ma per una persona imbevuta di
teologia protestante e convinta che il Sola Fide fosse
una delle colonne del Cristianesimo beh… questa scoperta
aveva un valore immenso.
Ero sconvolto.
Avevo paura.
Mi ricordai che
uno dei miei teologi preferiti, il Dr. Gerstner, aveva
una volta dichiarato in classe che se i Protestanti
avessero avuto torto sul Sola Fide, e se poi la Chiesa
Cattolica/Ortodossa avesse avuto ragione nel sostenere
che siamo giustificati dalla fede e dalle opere che ne
conseguono, il giorno dopo si sarebbe messo in ginocchio
davanti al Vaticano a fare penitenza.
Sapevo che
la sua era una frase retorica detta per far colpo, ma il
fondo di verità c’era tutto… In effetti tutta la Riforma
procede da qui: Lutero e Calvino avevano spesso asserito
che questo era il punto su cui la Chiesa Cattolica
rimaneva in piedi o crollava. Ora io stavo persuadendomi
che Paolo non aveva mai insegnato il Sola Fide! E ne
trovavo esplicite indicazioni! Nella
Lettera di Giacomo
(2, 24), la Bibbia insegna: “Vedete
che l’uomo viene giustificato in base alle opere e non
soltanto in base alla fede”. Inoltre, nella
Prima Lettera ai Corinzi (13, 2) Paolo dice: “e
se avessi […] la pienezza della
fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la
carità, non sono nulla”.
Protestanti e
Cattolici potevano essere d’accordo solo su un punto: la
salvezza proviene solo dalla Grazia, ma non potevano
concordare sulla giustificazione perché il Sola Fide
impone conseguenze diametralmente opposte.
In seguito a
questo trauma, sospesi ogni attività. Kimberly e io
pensammo di proseguire gli studi accademici
all’Università di Aberdeen in Scozia, dove ero stato
accettatocome candidato per un corso di laurea centrato
sull’Alleanza. Invece ciò non potè essere, perché
scoprimmo di aspettare il primo figlio. Dio ci aveva
premiati per la nostra apertura alla vita.
Rinunciammo alla
Scozia e grazie a Dio rcevemmo una telefonata da una
piccola chiesa a Fairfax, in Virginia, che stava
cercando un pastore. Ponendo la mia candidatura per quel
posto di pastore alla Trinità Presbyterian Church di
Fairfax, confessai comunque la mia posizione
relativamente alla giustificazione e che ero d’accordo
con le posizioni del Dr. Sheperd. Loro si rivelarono
concordi con la mia idea e allora accettai. In più mi fu
assegnato un posto di docente nella loro scuola
superiore cittadina, la Fairfax Christian School.
Avevo finito nel
contempo il seminario e fui quello che si laureò con i
voti più alti in assoluto. Con me si laureò anche
Kimbery. Salutammo i vecchi amici e raggiungemmo la
nostra chiesa. Kimberly era raggiante: era riuscita a
sposare un pastore presbiteriano. Per lei era un sogno
visto che il padre e molti altri componenti della sua
famiglia erano pastori presbiteriani.
Pastore in Virginia
Arrivai in
Virginia come pastore. In chiesa arrivai con grande
entusiasmo. Tenevo ogni domenica un sermone di 45 minuti
e due corsi biblici settimanali. Questo era quello che
mi chiedevano gli anziani della chiesa. Desideravano
rendere la chiesa attiva e trascinante, grazie anche a
appassionanti corsi e sermoni. E per questo si
affidavano a me, il miglior teologo di quell’anno.
Cominciai a
predicare partendo dalla Lettera agli Ebrei, perché
nessun altro libro del Nuovo Testamento da altrettanto
rilievo all’idea dell’Alleanza. I fedeli della chiesa di
cui ero pastore si appassionarono molto all’idea
dell’Alleanza come famiglia di Dio. Quella Lettera poi
mi era sempre piaciuta perché era considerata dai
protestanti che conoscevo, e di cui condividevo
l’opinione, la lettera più anticattolica del Nuovo
Testamento. “[Cristo]
ha fatto questo una volta per tutte”,
e altre espressioni simili della Lettera agli Ebrei, ci
portavano a questa conclusione…
[NOTA: Il versetto
tra virgolette è Eb 7, 27. La Messa è il rinnovamento
del Sacrificio di Cristo; ma, dal momento che Cristo si
è offerto in sacrificio “una volta per tutte”, i
protestanti la considerano inutile. Essi conservano solo
il valore memoriale con tutto quello che ne
consegue…Detto più chiaraente credono che nella Messa si
riproponga un nuovo Sacrificio di Gesù… cosa ovviamente
inesatta e sbrigativa… ]
Pur rimanendo
saldo nella convinzione che ciò che era cattolico era
sbagliato, mi accorsi progressivamente di una cosa
importante: l’importanza della liturgia per l’Alleanza,
e questo risaltava proprio dalla Lettera agli Ebrei. La
liturgia rappresentava il modo in cui Dio riconosceva la
sua paternità sulla famiglia alleata con Lui, e
rinnovava la Sua Alleanza a intervalli regolari. Erano
intuizioni che prendevano sempre più consistenza.
Volevo vedere la
gente infiammarsi d’entusiasmo per l’Antico Testamento e
per la sua correlazione con il Nuovo: l’Antico che
continua nel Nuovo e la Chiesa nata dal Nuovo Testamento
come compimento, piuttosto che superamento, dell’Antico.
La mia attività di pastore andava davvero bene, tutti
pendevano dalle mie labbra e gli anziani erano contenti
di me. La chiesa si riempiva sempre più e tutto sembrava
andare per il meglio.
Ma, mentre mi
immergevo sempre più in profondità nel mio studio,
cominciò ad insinuarsi in me un pensiero fastidioso: le
idee inedite che pensavo di aver scoperto erano già
state formulate, in realtà, dai primi Padri della Chiesa
quasi duemila anni fa!
Fui disturbato più
e più volte da questo pensiero. Stavo reinventando la
ruota? Cominciavo a essere meravigliato.
Quando comunicai
queste “scoperte inedite” sulla famiglia alleata con
Dio, i fedeli della mia chiesa ne furono entusiasti. Gli
anziani mi chiesero addirittura di rivedere la nostra
liturgia.
La nostra
liturgia??? Ero stupito. Gli unici protestanti a parlare
di liturgia erano gli Episcopaliani; i Presbiteriani
avevano il “programma di adorazione” non la liturgia!
Ma gli anziani
erano convinti di questo passo e mi chiesero di
introdurre una liturgia conforme al modello biblico. A
questo punto dovetti affrontare il problema della
“liturgia”. Una delle prime domande fu il perché eravamo
così incentrati sulla figura del pastore Perché la
nostra funzione di preghiera era così incentrata sul
sermone? E perché i miei sermoni non erano veramente
tesi a preparare i figli di Dio a ricevere la Comunione
della Santa Cena? Avevo già fatto vedere ai miei
parrocchiani che la sola e unica occasione in cui Cristo
ha usato la parola "Alleanza" è stato quando ha
istituito la Comunione (Eucaristia), durante l’Ultima
Cena.
Eppure ricevevamo
la Comunione solo quattro volte l’anno. Anche se
all’inizio suonò strano a anziani e parrocchiani,
proposi la Comunione settimanale per rinnovare questa
Alleanza più spesso e dare un “fine” al sermone. La
Comunione settimanale venne approvata unanimemente.
Cominciammo a chiamarla Eucaristia, dal nome greco che
la indica nel Nuovo Testamento e secondo l’uso della
Chiesa primitiva. Queste riforme ebbero frutti
abbondanti e la chiesa viveva una stagione di buona
crescita spirituale.
Qualche tempo dopo
discutemmo in profondità il Vangelo di Giovanni e con
grande sorpresa, scoprii che era pieno di immagini
sacramentali! Mentre studiavo, mi ricordai di una
conversazione che avevo avuto anni prima in seminario
con un mio ottimo amico. Allora mi aveva detto: “Sto
studiando la liturgia. E’ molto interessante!”. Ricordo
la risposta che avevo dato a George: “Non c’è niente che
mi annoi come la liturgia e i sacramenti”.
In seminario ero
così, perché la liturgia e i sacramenti non erano le
cose che noi studiavamo. Non facevano parte del nostro
bagaglio culturale; non erano cose verso cui ci
sentivamo aperti. Ma studiare a fondo la Lettera agli
Ebrei e il Vangelo di Giovanni mi fece vedere che la
Liturgia e i Sacramenti erano una parte essenziale della
vita della famiglia di Dio.
A questo punto il
racconto poliziesco si trasformò a poco a poco in un
racconto dell’orrore. All’improvviso, la Chiesa
cattolica che combattevo sembrava venire fuori con la
risposta giusta su troppe questioni, con mio grande
sbalordimento e sgomento. Dopo parecchi casi, il fatto
diventò spaventoso.
Durante la
settimana tenevo un corso biblico in una scuola
superiore religiosa privata. Con loro andavo con più
leggerezza e una volta mi ritrovai a spiegare ancora una
volta la serie delle Alleanze che Dio aveva stabilito
con il Suo popolo. La Sua Alleanza con Adamo era stata
un matrimonio; l’Alleanza con Noè era stata una
famiglia; l’Alleanza con Abramo era stata una tribù;
l’Alleanza con Mosè aveva fatto delle dodici tribù una
famiglia nazionale; l’Alleanza con Davide aveva
stabilito Israele come famiglia di un regno nazionale;
mentre Cristo aveva istituito la Nuova Alleanza perché
fosse la famiglia universale, cattolica, di Dio.
Uno studente mi
domandò: “ Che aspetto avrebbe questa famiglia mondiale
di Dio?”. Disegnai una grossa piramide alla lavagna,
spiegando: “Ha l’aspetto di una famiglia allargata che
copre il mondo intero, con differenti figure paterne a
ogni livello, nominate da Dio per amministrare il Suo
amore e la Sua Legge ai Suoi figli”.. Uno dei miei
studenti cattolici commentò a voce alta: “Quella
piramide assomiglia molto alla Chiesa Cattolica, dal
Papa, ai Vescovi, fino a noi”. “Eh no! – esplosi –
quello che vi sto dando è l’antidoto al cattolicesimo.”
Ma le tossine di
quel confronto si sentivano e i ragazzi se n’erano
accorti. Dopo la pausa una delle mie studentesse si
avvicinò e mi disse quasi ridendo: “Abbiamo fatto una
votazione, e il risultato è unanime; pensiamo che lei
diventerà cattolico”. Alzai la testa dal mio panino e
risi nervosamente, mi sembrava una congiura.
Quando rincasai
quel pomeriggio, ero un po’ turbato e raccontai la
storia a Kimberly, dandogli un’aria divertita. Aspettai
che Kimberly ridesse con me, ma lei mi guardò
impassibile e mi disse: “Beh, e lo diventerai?”. Non
credevo alle mie orecchie Come poteva minimamente
pensare che avrei tradito con tanta disinvoltura la
verità della Scrittura e la riforma protestante? Mi
sentii come se avessi ricevuto una pugnalata alla
schiena. Balbettai: “Com’è possibile che tu dica una
cosa simile? Stai rinnegando la tua fiducia in me come
pastore e come insegnante? Cattolico?! Sono stato
svezzato con gli scritti di Martin Lutero. Che cosa
intenti dire?” Con gli occhi tristi mi chiarì: “Ho
sempre pensato a te come una persona molto anticattolica
e fedele ai princìpi della Riforma. Ma, da un po’ di
tempo, parli in continuazione di sacramenti, di
liturgia, di tipologia e di Eucaristia” In coda aggiunse
una frase che non dimenticherò mai: “A volte penso che
potresti essere un Lutero alla rovescia”.
Lutero alla
rovescia! Mi andai a rinchiudere nel mio studio. Ero
stordito, sconcertato e confuso. Avrei potuto perdere lo
spirito mio! Ma dove mi stava portando la Parola di Dio?
Lutero alla rovescia: quelle parole mi riecheggiavano
nella mente.
Ma ero un pastore
e un teologo, dovevo superare tutto questo, era solo un
fatto passeggero.
Ma non ebbi
tregua. In quei giorni nacque il nostro primo figlio,
Michael. Non dimenticherò mai la sensazione di diventare
padre: guardai il nostro bambino e mi resi conto che il
potere di dare la vita che ha l’Alleanza era più che una
teoria.
Qualche giorno
dopo, mentre lo tenevo tra le braccia, pensavo: a quale
chiesa apparterrà? E i suoi figli e i suoi nipoti? In
fondo, stavo facendo il pastore in una Chiesa
presbiteriana (Trinity Presbyterian Church) che però si
era staccata da un gruppo scissionista (la Othodox
Presbyterian Church), il quale a sua volta si era
separato da un’altra Chiesa (la Presbyterian Church of
the USA), e tutto in questo secolo! (Non per niente ci
chiamavano le “tre P separate”).
Insegnamento nel
Seminario Presbiteriano
In quello stesso
periodo da più parti arrivavano inviti e offerte di
lavoro. Fui assunto così come docente al seminario
presbiteriano. L’oggetto del mio primo corso fu il
Vangelo di Giovanni, sul quale stavo anche conducendo
una serie di sermoni in chiesa.
Nel mio studio
preparatorio ero avanti di un paio di capitoli rispetto
ai sermoni. Quando arrivai, nel corso della
preparazione, al sesto capitolo del Vangelo, passai
settimane di attento studio su questi versetti (Gv 6,
48- 68):
[48]Io sono il pane della vita. [49]I vostri padri hanno
mangiato la manna nel deserto e sono morti; [50]questo è
il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non
muoia. [51]Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se
uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che
io darò è la mia carne per la vita del mondo».
[52]Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro:
«Come può costui darci la sua carne da mangiare?». [53]Gesù
disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la
carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue,
non avrete in voi la vita. [54]Chi mangia la mia carne e
beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno. [55]Perché la mia carne è vero cibo
e il mio sangue vera bevanda. [56]Chi mangia la mia
carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
[57]Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io
vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me
vivrà per me. [58]Questo è il pane disceso dal cielo,
non come quello che mangiarono i padri vostri e
morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
[59]Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a
Cafarnao. [60]Molti dei suoi discepoli, dopo aver
ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può
intenderlo?». [61]Gesù, conoscendo dentro di sé che i
suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse
loro: «Questo vi scandalizza? [62]E se vedeste il Figlio
dell'uomo salire là dov'era prima? [63]E' lo Spirito che
dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi
ho dette sono spirito e vita. [64]Ma vi sono alcuni tra
voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da
principio chi erano quelli che non credevano e chi era
colui che lo avrebbe tradito. [65]E continuò: «Per
questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non
gli è concesso dal Padre mio». [66]Da allora molti dei
suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più
con lui. La confessione di Pietro [67]Disse allora Gesù
ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». [68]Gli
rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai
parole di vita eterna;
Mi stupii di ciò
che i miei professori mi avevano insegnato – e di quel
che io stesso predicavo alla mia congregazione – e cioè
che l’Eucaristìa era un semplice simbolo: un simbolo
profondo, certo, ma solo un simbolo. Ma, dopo molta
preghiera e molta meditazione, mi resi conto che Gesù
non avrebbe potuto parlare in senso figurato quando ci
invitava a mangiare la Sua Carne e a bere il Suo Sangue.
Gli ebrei che lo
ascoltavano non si sarebbero sentiti offesi e
scandalizzati da un semplice simbolo. Inoltre, se
avessero frainteso Gesù nel prendere alla lettera –
mentre Lui intendeva che fossero prese in senso
metaforico – Gesù avrebbe potuto facilmente chiarire
questo punto. In effetti, il fatto che molti discepoli
di Gesù smisero di seguirlo (Gv, 6, 60), Egli sarebbe
stato moralmente obbligato a spiegare che parlava in
termini puramente simbolici. Ma non lo disse mai. E
nessun cristiano, per più di mille anni, negò mai la
reale presenza di Cristo nell’Eucaristìa.
A questo punto non
c’era da stupirsene. Perciò feci quel che avrebbe fatto
qualsiasi pastore o professore di seminario che avesse
voluto conservare il suo posto di lavoro: interruppi
velocemente la mia serie di sermoni sul Vangelo di
Giovanni alla fine del capitolo quinto e saltai a piè
pari il capitolo sesto.
Benché il resto
del mio insegnamento appassionasse molto i miei
parrocchiani e i miei studenti delle superiori e i
seminaristi, essi intuivano che quella non era
l’impostazione dottrinale presbiteriana storica e
tradizionale.
Una sera, dopo ore
di studio e meditazione, mi fermai in salotto e
annunciai a Kimberly che non pensavo saremmo rimasti
presbiteriani. La Sacra Scrittura mi aveva persuaso
profondamente della necessità di dare ai sacramenti e
alla liturgia un’importanza maggiore di quella datagli
dalla tradizione presbiteriana. Suggerivo di prendere in
considerazione la Chiesa evangelica episcopaliana .
[NOTA: Per
Episcopaliana si intende ogni chiesa protestante che
assegni ai vescovi una funzione primaria (in opposizione
alle tesi di Calvino che non ammetteva il sacramento
dell’Ordine). Negli USA la Protestant Episcopal Church è
nata come chiesa anglicana poi resasi autonoma.]
Kimberly si
accasciò sulla poltrona e cominciò a piangere. “Scott,
mio padre è ministro presbiteriano. Mio zio è un
ministro presbiteriano. Mio fratello sta preparandosi a
diventare un ministro presbiteriano. E tu sei un
ministro presbiteriano. Non voglio smettere di essere
presbiteriana!”
Aveva espresso la
sua opinione. Era totalmente condivisibile ma quello che
non sapeva è che io, a quel punto, speravo che il
cammino potesse terminare nella Chiesa episcopaliana,
pur non essendone certo.
Il corso sul
Vangelo di Giovanni andò così bene che al seminario mi
chiesero di tenere altri corsi nel semestre successivo.
L’anno seguente vi lavorai a tempo pieno e i corsi
andarono ancora meglio. Tenni un corso sulla Storia
della Chiesa Cattolica, un corso che tentai di rifiutare
con tutte le mie forze. Qui uno dei miei migliori
studenti John (un ex-cattolico poi tornato alla Chiesa)
fece un’esposizione del Concilio di Trento.
Dopo
l’esposizione, mi pose una domanda enorme e
paralizzante, che non mi avevano mai fatto prima. Disse:
“Professor Hahn, lei ci ha dimostrato che il Sola Fide
non è biblico, e che il grido di battaglia della Riforma
è errato, se lo si confronta con le Lettere di Paolo.
Come lei sa, l’altro grido di battaglia è il Sola
Scriptura. Ebbene professore, mi può dire dov’è che la
Bibbia insegna che la nostra autorità è solo la Bibbia?”
Lo guardai e mi
vennero i sudori freddi.
Risposi come
avrebbe risposto un qualsiasi professore colto
impreparato: “Che domanda stupida!”.
Ma appena quella
frase mi uscì dalla bocca, mi bloccai: avevo promesso
che, da insegnante, non avrei mai detto quelle parole.
Lo studente non si intimidì, sapeva che non era una
domanda stupida. Mi guardò negli occhi e mi disse: “Mi
dia allora una risposta stupida”.
Ci provai: “Prima
leggerei Mt 5, 17. Poi leggerei 2 Tm 3, 16-17<TUTTA
buona opera ogni per preparato ben e completo sia Dio di
l’uomo perché giustizia, alla formare correggere
convincere, insegnare, utile da ispirata è infatti
Scrittura la>. Poi potremmo vedere che cosa dice Gesù
sulla Tradizione in Mt 15”.
La sua risposta fu
penetrante: “Ma professore, Gesù non stava condannando
la Tradizione in quanto tale ma solo la tradizione
corrotta! Poi 2 Tm 3 che mi ha citato dice che è utile
“tutta la Scrittura”, non dice che è utile “solo la
Scrittura”. E cosa ne pensa di 2 Tes 2, 15”?
“Vediamo
cosa dice”, e prendemmo quel passo: “Perciò,
fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che
avete appreso così dalla nostra parola come dalla nostra
lettera”.
Replicai in fretta: “John guarda che stiamo andando
fuori tema. Adesso proseguiamo; poi ti dirò qualcosa la
settimana prossima”.
Vidi bene la sua
insoddisfazione. Non ero soddisfatto nemmeno io.
Quella notte
mentre guidavo sull’autostrada, guardavo l’orizzonte e
chiedevo: “Signore, che cosa sta succedendo? Dov’è che
la Scrittura dice Sola Scriptura”? Erano due i pilastri
su cui i protestanti basavano la loro Riforma: uno era
già crollato, l’altro traballava.
L’angoscia
aumentava.
Studiai tutta la
settimana. Non conclusi niente. Telefonai a qualche
amico. Non feci alcun progresso. Alla fina, telefonai a
due dei migliori teologi americani, e a qualche mio
ex-insegnante. Quelli che consultai erano sconvolti dal
fatto che ponessi loro una domanda simile. Ed erano
ancora più sbalorditi perché non ero soddisfatto delle
loro risposte.
Ormai ero un fiume
in piena.
A un professore
chiesi: “Forse soffro di amnesie, ma ho dimenticato le
semplici ragioni per le quali noi protestanti crediamo
che la nostra sola autorità sia la Bibbia”
“Scott che domanda
stupida!”
“Mi dia una
risposta stupida!”
“Scott – rispose –
sei orma uno dei teologi più ammirati. E’ impossibile
dimostrare il Sola Scriptura con la Bibbia. La Bibbia
non dichiara di essere la sola autorità del cristiano.
Per farla breve, Scott, il Sola Scriptura è
essenzialmente il credo storico della Riforma, oltre e
contro la pretesa cattolica che l’autorità sia
costituita dalla Bibbia e dalla chiesa e dalla
Tradizione. Per noi, quindi, questo è un presupposto
teologico, un punto di partenza, più che una conclusione
provata”.
Poi mi indicò i
passi che avevo indicato anch’io al mio studente e io
gli diedi le stesse risposte penetranti.
“C’è
qualcos’altro?” volli sapere.
“Scott, ma guarda
quello che insegna la Chiesa Cattolica! E’ ovvio che la
Tradizione cattolica è sbagliata!”
“E’ ovvio che è
sbagliata” assentii. “Ma dov’è che è condannato il
concetto-base di Tradizione? E Paolo in Tessalonicesi
cosa voleva dire quando esortava a seguire la Lettera e
l’insegnamento orale, poi Tradizione?”
Continuai a
spingere: “Non è paradossale che noi pastori e teologi
continuiamo a dire che i cristiani possono credere solo
alla Bibbia e poi la stessa Bibbia non dice di essere la
sola autorità?”.
A un altro
teologo, mio amico, domandai: “Qual è la colonna e il
sostegno della Verità?”
“La Bibbia
naturalmente!”
“E allora perché
la Bibbia stessa ci dice in 1 Tm 3, 15 che la colonna e
il fondamento della Verità è la Chiesa?”
“Tu mi stai
prendendo in giro Scott!”
“Sono io che mi
sento preso in giro!”
“E poi Scott…
quale Chiesa dobbiamo riconoscere in quel versetto?”
“Appunto: quanti
aspiranti ci sono per questo posto di lavoro? Voglio
dire, quante Chiese sostengono di essere la colonna e il
sostegno della Verità?”
“Scott questo
significa che diventerai cattolico?”
“Spero di no”.
Sentivo la terra
tremare, come se mi stessero tirando il tappeto da sotto
i piedi.
Poco tempo dopo,
il presidente del Consiglio direttivo del seminario mi
propose, dietro delibera del Consiglio, di accettare un
incarico a tempo pieno come capo del Corpo insegnante
del seminario. La proposta nasceva dal successo dei miei
corsi e dall’entusiasmo che avevo suscitato tra i miei
studenti. Quello era un posto che sogna di trovare un
uomo a fine carriera e io ero giovanissimo! Ma lo
rifiutai.
La sera tornai a
casa e dovetti parlarne con Kimberly: “Tesoro, non c’è
niente al mondo che preferirei all’insegnamento in un
seminario. Ma voglio essere certo che sto insegnando la
Verità. Perché un giorno dovrò stare davanti a Cristo e
rendergli conto di quello che ho insegnato ai suoi
figli. Non mi servirà a niente nascondermi dietro il
nome della mia Chiesa o dei miei insegnanti. Devo
potergli dire <SIGNORE Parola Tua nella lasciato hai che
quello insegnato ho>. E io, Kimberly, in questo momento,
non so più con sicurezza quello che ha detto. Finché non
lo capirò, non potrò insegnare”.
Lei rispose con
calma: “E’ questo che rispetto di te, Scott. Ma se le
cose stanno così dovremo affidarci al Signore perché ci
trovi un lavoro”.
Pensai: Dio la
benedica.
Questa
conversazione mi portò a un’altra decisione dolorosa.
Annunciai le mie dimissioni da pastore agli anziani
della Trinità Presbyterian Church. A quel punto, non
sapevo cosa avrei atto, ma sapevo che dovevo essere
onesto. Desideravo solo che il Signore mi rivelasse la
strada giusta.
Assistente Amministrativo del
rettore del Grove City College
Senza lavoro e
motivi per restare, decidemmo di tornare alla città dove
eravamo cresciuti e ci eravamo conosciuti. Lì
conoscevamo tante persone e la città era piccola e
graziosa. Speravo in cuor mio di trovare un lavoro che
mi lasciasse le sere libere per studiare i difficili
problemi che mi tormentavano. Giunto lì accettai
l’offerta di lavorare come Assistente Amministrativo del
rettore del Grove City College.
Era un lavoro
perfetto! Lavoravo dalle nove alle cinque in ufficio e
prestavo la mia opera come insegnante ospite part-time
nella classe di teologia, guardandomi però bene
dall’evitare argomenti spinosi. Avevo le sere libere
come desideravo.
Uno dei miei
ex-docenti mi chiese perché eravamo tornati in città.
Aveva sentito dei successi che avevo conseguito in
Virginia, del mio ministero in una chiesa in forte
espansione, nonché dell’insegnamento al seminario. Gli
dissi solo che la vita era frenetica e ne soffrivamo
come famiglia. Purtroppo non potevo rivelargli i veri
motivi, non avrebbe capito e poi neanch’io li conoscevo
con esattezza!
Poco dopo il
nostro trasferimento, durante una visita ai parenti di
mia moglie, scoprii una libreria di testi usati che
aveva rilevato la biblioteca di un prete cattolico
defunto, il quale era anche un noto studioso della Sacra
Scrittura. Nei successivi due anni uscii da lì con cieca
trenta scatole dei suoi libri di teologia. Iniziai a
divorarli, anche 5/6 ore al giorno. Ne lessi a decine e
per la prima volta ascoltavo la dottrina della Chiesa
dalla bocca degli stessi cattolici.
Qualche volta, di
sera, giocavo con mia moglie a un quiz che chiamai
!indovina il teologo”, e una volta dopo averle letto un
testo le chiesi: “Chi è l’autore?”. “Sembra uno dei tuoi
sermoni di quando eravamo in Virginia –rispose – Non hai
idea di quanto mi manchi ascoltarti predicare!” “Non
sono io. Ti ho letto un documento del Vaticano II. Ci
crederesti?”. “Non voglio sentirlo!” fu la sola
risposta.
In effetti la cosa
spaventava Kimberly non poco, anzi era terrorizzata… Ma
lei rimaneva salda con la speranza che un giorno sarei
tornato indietro…
Una sera mi fermai
in sala da pranzo mentre andavo verso lo studio e le
confessai: “ Kimberly, devo essere onesto. Ormai so
molto sulla lunga teologia cattolica, e penso che Dio mi
stia chiamando a diventare cattolico”. Al che lei
rispose in fretta: “Non potremmo diventare
episcopaliani?”.
Andava bene tutto,
ma non cattolico!
Qualche giorno
dopo mi recai in un seminario cattolico di rito
bizantino, solo per seguire la loro liturgia dei Vespri.
Non era una Messa: era solo preghiera, con tutte le
prostrazioni, l’incenso, le icone, i profumi e i
campanelli. Quando fu finita, un seminarista mi chiese
che impressioni avevo avuto. Mi limitai a mormorare:
“Ora so perché Dio mi ha dato un corpo: per adorare il
Signore con il Suo popolo nella liturgia”.
Ma cercavo
comunque un appiglio per evitare il gran passo, il
passato era pesantissimo sia dal punto di vista morale
che dei rimorsi. Perciò iniziai a esaminare la Chiesa
ortodossa.
Di fatto era
dottrinalmente uguale e mi sarebbe costato meno.
Andai a trovare
Peter Gilquist, un ex evangelico entrato poi nella
Chiesa Ortodossa Antiochena, per sentire il motivo per
cui aveva scelto la Chiesa Orientale e non quella
Latina. Beh le motivazioni furono prettamente
psicologiche e non sostanziali, ma una cosa non mi
piaceva e cioè che la Chiesa fosse divisa a sua volta in
Chiese nazionali, secondo le etnie, e alla fine si
sembrava come quelle protestanti… Era però meravigliosa
per la Liturgia e la Tradizione, anche se stagnante in
teologia.
In viaggio verso casa
Da anni mi
succedeva spesso di “parlare di lavoro”, in lunghissime
telefonate notturne, con il mio vecchio amico del
Gordon-Conwell, Gerry Matatics. Un vero fratello
spirituale, che amava la Bibbia quanto me ed era
anticattolico anche più di me, che già ero esagerato. A
quel tempo faceva il pastore in una chiesa a Harrisburg.
Fino ad allora non
gli rivelai nulla dei miei studi recenti fino a che una
notte sentii il bisogno di leggergli un passo da “Lo
spirito e le forme del Protestantesimo” di Padre Louis
Bouyer. Non gli dissi autore e titolo e nemmeno di quale
estrazione fosse. Volevo sentire solo la sua reazione.
Dopo una lunga pausa, Gerry disse eccitato: “Ehi, questo
è materiale davvero buono, Scott. Chi è l’autore che
stai leggendo?”.
Questa risposta mi
spiazzò.
Non avevo previsto
che quel brano gli sarebbe piaciuto così. Risposi
debolmente: “Louis Bouyer”. Lui: “Bouyer? Mai sentito
nominare. Cos’è? Anglicano?”. “No”. “Ok, Scott. Leggerò
i luterani”. “No, non è luterano”. “Beh, dai... è
metodista?”. “No”. Impaziente disse: “Dai, Scott, dove
siamo? In una trasmissione a quiz? Smettila di giocare e
dimmi che cos’è quell’autore...”. Mi coprii la bocca e
mormorai: “Cattolico”. Sentii Gerry battere sul telefono
e dire: “Scott, ci deve essere un disturbo sulla linea.
Non sono riuscito a capire che cos’hai detto”. Mormorai
un po’ meno piano: “Ho detto che è cattolico”. Lui:
“Scott, dev’esserci sul serio qualcosa che non funziona
nel mio telefono. Avrei giurato che tu avessi detto che
è cattolico…”. Io: “L’ho detto Gerry. In effetti,
ultimamente, sto leggendo molti autori cattolici”.
All’improvviso
tutto cominciò a sgorgarmi fuori: “Devo dirtelo, Gerry;
ho scoperto l’oro. Non so perché, ma in seminario non ci
hanno mai parlato delle menti teologiche più brillanti
della nostra epoca: uomini come Henri de Lubac, Reginald
Garrigou-Lagrange, Hans Urs von Balthasar, Joseph
Pieper, Jean Danièluo, Christopher Dawson, Matthias
Scheeben e tanti altri. Sono fantastici, anche se
sbagliano. E’ una miniera d’oro!”. Gerry fu sbalordito:
“Scott, accidenti, calmati! Aspetta un attimo. Che cosa
sta succedendo?”. Sospirai: “Gerry, mi dvi aiutare”. Mi
rispose: “Ti aiuterò. Sì, fratello, ti aiuterò. Dammi
una lista dei tuoi titoli e io ti darò una lista dei
migliori libri anticattolici che conosco”.
Così, mandai a
Gerry una lista dei migliori libri che avevo letto in
quel periodo. Quando arrivò poi, la lista di Gerry mi
accorsi che avevo letto praticamente tutti quei testi
che mi raccomandava. Mi ritelefonò un mese dopo.
Kimberly era emozionata, visto che vedeva in lui la mia
salvezza. Aveva sperato e pregato Dio di mandare
qualcuno in mio soccorso e Gerry sembrava costui. Mi
sussurrò mentre impugnavo il ricevitore: “Finalmente
qualcuno ti prenderà sul serio, Scott. Pregherò per la
tua conversazione”.
Per Kimberly,
Gerry era un “cavaliere dall’armatura rilucente” mandato
da Dio per salvare suo marito dall’eresia. E aveva le
credenziali per farlo: era uno studioso “Phi Beta Kappa”
(appartenente a un gruppo onorifico americano che
riunisce gli studiosi più brillanti ndR) che si era
specializzato in greco antico e latino e aveva studiato
ebraico e aramaico. Era più che pronto al combattimento.
Nel mese trascorso
dalla nostra ultima conversazione, Gerry aveva letto
ogni libro della mia lista, e anche qualcuno di più.
Voleva salvarmi. Dopo i saluti mi chiese: “Puoi darmi
qualche altro titolo? Voglio proprio essere onesto”.
Dissi: “Certo, Gerry. Ti manderò altri titoli. Con
piacere”. Circa un mese dopo, discutemmo per tre o
quattro ore fino alle tre del mattino.
Alla fine della
telefonata mi infilai silenziosamente nel letto, ma
Kimberly era sveglissima: “Com’è andata?”. Risposi:
“Meravigliosamente”. Si sedette sul letto: “Davvero?
Sapevo che il Signore avrebbe ascoltato le mie preghiere
e che Gerry sarebbe stato d’aiuto!”. “Gerry è stato
davvero d’aiuto, ha letto ogni libro”. Lei: “Scott,
Gerry ti ha preso davvero sul serio”. “Puoi dirlo,
cara”. “E che cosa pensa di quei libri, Scott?”. “Beh
dice che per ora a essere onesti non trova nessuna
dottrina cattolica che non possa avere base biblica”.
Queste non erano le parole che Kimberly si aspettava di
sentire. “Che cosa?”. Nell’oscurità la sentii
accasciarsi sul letto. Nascose il viso nel guanciale e
iniziò a singhiozzare come una bambina. Cercai di
calmarla ma lei gridò: “Non toccarmi. Mi sento così
tradita!”. “Dai tesoro, Gerry ci sta ancora studiando…
vedremo…”.
Invece Gerry, che
avrebbe dovuto salvarmi, finì per entusiasmarsi di quel
che leggeva. Cominciò un nuovo studio della Bibbia e
vide quanto senso aveva la dottrina cattolico/ortodossa
alla luce della teologia dell’Alleanza e degli
insegnamenti dei primi Padri della Chiesa.
Parlammo più volte
in teleselezione alla ricerca dei punti deboli
dell’insegnamento cattolico ma ogni volta riconoscevamo
che era possibile una risposta, seppur complessa. Ci
stavamo innervosendo.
Nel frattempo era
nato il nostro secondo figlio, Gabriel. Kimberly stava
attraversando un momento orribile: Bimbi per casa, un
marito che sentiva lontano. Un marito che, teologo come
lei, studiava a tempo pieno dottrine di cui sapeva tutto
il male del mondo, studiare una Chiesa che aveva sempre
avvertito come “il Male”.
Nel frattempo
avevo cercato di parlare della Chiesa cattolica con
qualche sacerdote in modo da avere risposte ad alcune
domande. Ma mi scoraggiarono tutti, uno dopo l’altro. A
uno di loro domandai: “Padre Jim, come devo fare per
convertirmi alla Chiesa Cattolica?”. Conoscendomi
rispose: “Non penso che ci sia bisogno che lei si
converta. Dopo il Concilio Vaticano II, convertirsi non
è ecumenico! La cosa migliore che lei può fare è essere
il miglior presbiteriano che riesce ad essere. Lei
aiuterà di più la Chiesa Cattolica rimanendo dov’è”.
Sorpreso e allibito, risposi: “Guardi che non le sto
chiedendo di costringermi o di forzarmi a diventare
cattolico. Penso che Dio mi stia chiamando ad entrare
nella Chiesa cattolica, dove c’è la mia casa, la mia
famiglia basata sull’Alleanza con il Signore”. Rispose
in tono glaciale: “Senta, se ha bisogno di qualcuno che
l’aiuti a convertirsi, si è rivolto alla persona
sbagliata”.
Rimasi sbalordito.
Tornato a casa
sconfortato, pregai Dio di mandarmi qualcuno che
rispondesse alle mie domande. Mi venne l’idea di
iscrivermi, come semplice studentello, a un corso di
teologia di un’università cattolica. Presentai domanda
di ammissione alla Duquesne University di Pittsburgh.
Fui accettato. Entravo nelle aule con la mia borsetta ed
ero l’unico protestante a seguire molti di quei
seminari. Cosa ancora più inquietante ero spesso l’unico
che difendesse Giovanni Paolo II! Paradossale. Non era
chiaro se lì avrei trovato una risposta alle mie
domande.
Qualche volta un
amico cattolico di Grove City mi accompagnò giù a
Pittsburgh, dove si incontrava con Don John Debicky, un
sacerdote dell’Opus Dei. Non sapevo cosa fosse l’Opus
Dei ma so solo che prendeva sul serio le mie domande, mi
dava risposte ponderate e pregava per me. Era una
persona molto umile e solo più tardi scoprii che aveva
studiato teologia a Roma e lì aveva ricevuto il
dottorato.
Molti cattolici
della Duquesne University, conoscendomi e ascoltandomi
dopo qualche tempo mi presero da parte e mi dissero:
“Fai veramente cantare la Bibbia. Sembra cattolica,
quando parli tu”. Dissi: “Penso che sia cattolica”.
Quella notte domandai a me stesso a voce alta, in modo
che Kimberly sentisse: “Perché Gerry ed io siamo i soli
a vedere le dottrine cattoliche nella Bibbia?”. Kimberly
rispose cinicamente: “Forse la Chiesa Cattolica di cui
tu stai leggendo non esiste più!” Mi chiedevo se potesse
avere ragione. Era un pensiero spaventoso. Sapevo che
Kimberly pregava perché io ricevessi aiuto. E anch’io
pregavo per questo.
Qualcuno mi spedì
per posta una corona del rosario in plastica. Mentre
guardavo quei grani, sentii che mi stavo scontrando con
il più duro di tutti gli ostacoli: Maria (i cattolici
non hanno idea di quanto le dottrine e le devozioni
mariane siano dure sda accettare per i cristiani
biblici). Mi chiusi nel mio ufficio e pregai in
silenzio: “Signore, la Chiesa Cattolica ha trovato la
risposta giusta in novantanove casi su cento. L’unico
grosso ostacolo è Maria. Ti chiedo scusa in anticipo per
quello che sto per fare se è blasfemo… “.
Recitai così il
mio primo rosario dicendo: ”Maria, se sei anche solo la
metà di quello che i cattolici dicono, spero che il
Signore me ne dia rivelo”. Lo recitai di nuovo per
quella intenzione molte volte nella settimana
successiva, ma poi me ne dimenticai. Tre mesi dopo, mi
accorsi che, dal giorno in cui avevo chiesto al Signore
una risposta chiara, la situazione si era completamente
rinnovata e la richiesta era stata esaudita! Ringraziai
Dio per la Sua Misericordia e cominciai a portare sempre
il rosario con me, e da quella volta lo recitai ogni
giorno.
E’ una preghiera
potente; un’arma incredibile che mette in luce lo
scandalo dell’incarnazione: il Signore ha preso un’umile
vergine contadina, e l’ha elevata alla dignità di colei
che ha dato una natura umana immune dal peccato al
Figlio Unigenito di Dio in modo che potesse diventare il
nostro Salvatore. Cristo ha obbedito in maniera perfetta
alla Legge compreso il comandamento di onorare il padre
e la madre. La parola ebraica per “onorare” è Kabodah,
che letteralmente significa glorificare. Il signore ha
dunque, perfettamente onorato anche la Sua madre
terrena, Maria. E detto questo, noi siamo chiamati a
imitar il Cristo e quando onoriamo Maria imitiamo Lui,
onorando chi Egli onori e con lo stesso onore che Lui
gli attribuisce. In Luca 1, 48 c’è scritto: “D’ora in
poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” e questo
fa il rosario: realizza quel versetto.
In quel periodo io
e Gerry tentammo di avere un confronto veramente elevato
e finalmente un giorno Gerry mi chiamò per invitarmi a
partecipare con lui ad un incontro con uno dei nostri
maestri più brillanti, il Dr. John Gerstner, teologo
calvinista con forti convinzioni anticattoliche. Gerry
gli aveva rivelato che stavamo prendendo in forte
considerazione le istanze cattoliche e che desideravamo
incontrarlo per discuterne. Lui accettò e Gerry
organizzò tutto. Potevamo portare le Bibbie in greco,
latino ed ebraico più tutti i testi che volevamo. Si
sarebbe dovuto parlare di quante più cose possibile ma
in primis il Sola Fide.
L’appuntamento era
a vicino casa di Gerry a 4 ore di auto da noi per cui io
e il Dr Gerstner dovemmo andare assieme da lui. In auto
iniziammo il nostro confronto e gli presentai tutte le
istanze che mi avevano portato a considerare con tanta
serietà la Chiesa Cattolica. Lui mi ascoltò con
attenzione e rispetto. Per lui non erano ragioni
sufficienti per abbracciare quella che definiva la
“sinagoga di Satana” e in coda mi fece una domanda a
bruciapelo: “Scott e allora mi dici che base biblica
trovi nella figura del Papa?”. Risposi con calma: “Dr.
Gerstner, lei sa quanto il Vangelo di Matteo sottolinei
il ruolo di Gesù come figlio della casa di Davide e re
d’Israele, mandato dal Padre per inaugurare il regno dei
cieli. Io credo che Matteo 16, 17-19 mostri come Gesù
stabilisca tale regno. Gesù ha dato a Simone tre cose: 1
– il nome di Pietro, o Cefa, nel senso di Roccia solida;
2 – la promessa di costruire la Sua Chiesa su Pietro; 3
– le chiavi del regno dei cieli. E’ questo terzo punto
che io trovo così interessante. Quando Gesù parla delle
“chiavi del regno”, si riferisce a un importante
passaggio dell’Antico Testamento, Isaia 22, 20-22, in
cui Ezechia, l’erede al trono di Davide e re di Israele
al tempo di Isaia, aveva sostituito il suo vecchio primo
ministro, Shebna, con uno nuovo, chiamato Eliakim.
Chiunque poteva dire quale, fra i membri del gabinetto
reale, fosse il nuovo primo ministro, dato che costui
aveva ricevuto le “chiavi del regno”. Affidando a Pietro
le “chiavi del regno”, Gesù stabilì la funzione di primo
ministro per governare la Chiesa, intesa come Suo regno
sulla terra. Le “chiavi” sono dunque, un simbolo
dell’ufficio di Pietro, da trasmettere al suo successore
per proseguire questo ufficio stesso”. Il Dr. Gerstner
rispose: “Questo è un argomento ingegnoso, Scott”. E io:
“E allora perché noi protestanti non riconosciamo tale
ufficio?”. Disse ancora: “Beh… non sono sicuro di averci
studiato abbastanza. Non da questa prospettiva… devo
rifletterci un po’. Vai avanti con gli altri punti.”
Andammo avanti
finchè arrivammo da Gerry. Lì parlammo per sei lunghe
ore ma alla fine il Dr. Gerstner non riuscì a smontare
un solo argomento con prove inconfutabili.
Gerry ed io ci
guardammo in viso ed eravamo pallidi. Avevamo sperato
fino all’untimo di non doverlo fare madissi: “Gerry,
sono venuto qui pensando che saremmo stati fatti a
pezzi. Ma non abbiamo avuto cedimenti su nessun punto.
Non riconosco valore alla tradizione protestante sulla
base dottrinale pur riconoscendole un valore storico”.
Al ritorno a casa
continuai a discutere col Dr. Gerstner e stavolta
affrontammo il problema del Sola Scriptura. Lui chiese:
“Scott se sei d’accordo che ora abbiamo nella Bibbia la
Parola di Dio ispirata e infallibile, allora di che
cos’altro abbiamo bisogno?” Risposi: “Dr. Gerstner, io
ritengo che il problema principale non è sapere di che
cosa abbiamo bisogno; ma, visto che lei me lo sta
chiedendo, le dirò la mia impressione. Dal tempo della
Riforma, sono nate oltre trentamila chiese e gli esperti
dicono ne nascano ogni settimana. Ognuna di esse, senza
eccezione, sostiene di obbedire allo Spirito Santo e di
seguire in modo corretto la Scrittura. Abbiamo bisogno
allora di capire di più. Vede, quando i padri fondatori
del nostro paese ci hanno dato la costituzione, nonsi
sono limitati a questo soltanto. Riesce a immaginare
oggi cosa avremmo se i padri fondatori ci avessero
lasciato solo un documento, buono finchè vuole, con
un’esortazione del tipo “Possa lo spirito di Gorge
Washington guidare ogni cittadino?”. Avremmo l’anarchia;
che è quello che c’è oggi nel mondo protestante dove non
c’è unità e tradizione. I Padri dellaChiesa, gli
Apostoli, ci hanno dato qualcos’altro, oltre alla
costituzione(il Nuovo Testamento), e cioè un presidente
(quel Pietro che detiene le chiavi del regno), e un
congresso (i vescovi e i capi delle chiese locali) che
gestiscano il paese (la Chiesa), il popolo (di dio). Poi
consideriamo una cosa: Gesù non ci parla mai nei Vangeli
di cosa avrebbe o non avrebbe scritto ma consegna agli
Apostoli un patrimonio che loro avrebbero gestito a Sua
Gloria e per la salvezza del mondo. E nel mondo avrebbe
agito la Chiesa ovvero un’istituzione di natura divina
contro cui le porte degli inferi non sarebbero
prevalse”. Questa istituzione poggia sulla Bibbia e
sulla Sua storia, una storia maturata in Cristo e con lo
Spirito Santo. E’ così che sono maturate le dottrine e
il cristianesimo.”. Il Dr. Gerstner fece una pausa
pensosa: “ Scott, è molto interessante. Ma allora per te
qual è il problema principale?”. “Dr Gerstner, penso che
il problema principale sia quello che la Bibbia insegna
circa la Parola di Dio, perché in nessun a parte di essa
si dice che la Parola di Dio è solo nella Bibbia. Al
contrario, la Bibbia ci dice in vari punti che la Parola
di Dio va ricercata anche nella Chiesa: nella sua
Tradizione (2 Ts 2, 15; 3, 6), nonché nella sua
predicazione e nel suo insegnamento (1 Pt 1, 25; 2 Pt 1,
20-21; Mt 18, 17). Ecco perché io ritengo che la Bibbia
sostenga il “solum Verbum Dei” e non lo slogan
protestante “sola Scriptura”. Il Dr. Gerstner rispose
dichiarando, più e più volte, che la Tradizione
cattolico/ortodossa, i concili e il Papa insegnavano
tutti cose contrarie alla Bibbia. “Ma contrarie
all’interpretazione della Bibbia da parte di chi?”
chiesi. “Tra l’altro gli storici concordano sul fatto
che abbiamo il Nuovo Testamento grazie al Concilio di
Ippona del 393 e al Concilio di Cartagine del 397,
entrambi i quali mandarono le loro conclusioni a Roma
per l’approvazione papale. Dal 30 dC al 397 dC è un
periodo troppo lungo perché si possa rimanere senza
Nuovo Testamento, non trova? Oltretutto, in gran parte
delle chiese locali, fino ad allora non si avevano tante
parti del Nuovo Testamento e al contrario si ritenevano
divinamente ispirati testi come la Lettera di Barnaba,
il Pastore di Erma, gli Atti di Paolo. E c’erano anche
testi come l’Apocalisse, la Seconda Lettera di Pietro e
la Lettera a Giuda che alcuni ritenevano dovessero
essere esclusi dal canone! Perciò qual era la persona in
grado di prendere decisioni attendibili e conclusive, se
la Chiesa non insegna con autorità infallibile? Inoltre
Dr. Gerstner come possiamo essere sicuri che gli stessi
ventisette libri del Nuovo Testamento siano
l’infallibile Parola di Dio, se sono stati concili della
Chiesa fallibili a compilarne l’elenco?” Non
dimenticherò mai la sua risposta: “Scott, questo
significa solo che tutto quello che possiamo avere è una
raccolta fallibile di documenti infallibili!” Domandai:
“E’ questo il meglio che il cristianesimo protestante sa
dire?” Tornai a casa nelle prime ore del mattino. Quando
comunicai a Kimberly i risultati della giornata
trascorsa insieme al Dr Gerstner lei si spaventò. Aveva
sperato che quella discussione avrebbe posto fine a
tutto. Mi strappò una promessa: “Ti prego, non farlo
improvvisamente: sarebbe troppo doloroso”. Le assicurai:
“Se dovrò diventare cattolico, Kimberly, non sarà prima
del 1990. E lo farò solo se assolutamente necessario.”
Era il 1985. Mi sembrava un tempo ragionevole. Lei
rispose: “Va bene, posso convivere con questa cosa”.
Tornai così alla Marquette University dove avevo
scoperto un gruppo di eccezionali teologi cattolici e un
grande professore, Don Donald Keefe. Quando poi
apprendemmo che la Marquette mi aveva accettato per un
corso di teologia per ottenere il dottorato – e mi
offriva una borsa di studio piena con un posto
d’insegnante assistente – sentimmo che era il Signore a
guidarci. Non potevamo però sapere che il nostro
matrimonio si apprestava a vivere il periodo più nero e
tempestoso che avessimo mai potuto immaginare.
Trasferimento a
Milwakee
A Milwakee iniziai
dunque un corso a tempo pieno per il dottorato in
teologia e in Sacra Scrittura. In quel semestre scoprii,
in un seminario dopo l’altro, quanto potevano essere
vere e belle le dottrine cattoliche e quanto erano
trascinanti e pratici gli insegnamenti morali della
Chiesa riguardo il matrimonio, la famiglia, la società.
C’erano parecchi studenti cattolici che difendevano la
loro fede e al tempo stesso, la vivevano e ne erano
felici.
Dividevo l’ufficio
con uno di loro, John Gabrowsky, che mi portò nella sua
parrocchia e m’introdusse alla liturgia eucaristica.
Grazie a John feci anche la conoscenza di un’eccezionale
istituzione, la Franciscan University of Steubenville,
dove aveva studiato teologia da studente universitario
(non potevo immaginare che mi sarei trovato a insegnare
lì cinque anni dopo).
Una collega che
studiava anch’essa per il dottorato, Monica Migliorino
Miller, grazie al suo impegno in iniziative per la vita,
riuscì a motivare me e Kimberly per condividere il
medesimo impegno. Di conseguenza, Kimberly ed io
scoprimmo un interesse comune, di cui avevamo bisogno,
nella lotta contro l’aborto e la pornografia nella zona
di Milwakee.
Nel corso di
quegli studi scrissi alcune cose e tra queste un saggio
di 100 pagine, intitolato “Famiglia Dei: verso una
teologia dell’Alleanza, della famiglia e della Trinità”,
nel quale sintetizzavo i risultati di oltre dieci anni
di ricerche: se l’Alleanza significava una famiglia
nella quale i membri condividono la carne e il sangue,
allora Cristo ha istituito l’Eucaristìa per permetterci
di condividere il legame di carne e sangue della Sua
famiglia basata sulla Nuova Alleanza, la Chiesa.
Padre John
Debicky, il mio amico sacerdote di Pittsburgh, mi mise
in contatto con il Layton Study Center, un centro
dell’Opus Dei a Milwakee. Anche là feci delle amicizie
bellissime. Alla fine, il processo di conversione
diventò, soprannaturalmente, un racconto romanzesco. Lo
Spirito Santo mi stava rivelando che la Chiesa Cattolica
– che un tempo mi faceva orrore e combattevo con tutte
le armi possibili – era la mia casa e la mia famiglia.
Provavo la
sensazione esilarante di tornare a casa, mentre scoprivo
mio padre, mia madre e i miei fratelli, le mie sorelle
più grandi. Poi, un giorno, commisi l’errore “fatale”:
decisi di andare, da solo, a una Messa cattolica.
Alla fine, mi
risolsi a varcare la soglia della chiesa del Gesù, la
parrocchia della Marquette University. Un attimo prima
di mezzogiorno entrai silenziosamente nella cappella del
seminterrato, per la Messa quotidiana. Non sapevo con
certezza che cosa dovevo aspettarmi: forse sarei stato
solo, con un prete e un paio di vecchie suore.
Presi un posto nel
banco più in fondo, come osservatore.
All’improvviso,
molte persone comuni cominciarono a entrare dalle
strade: gente assolutamente normale. Entravano, si
genuflettevano, s’inginocchiavano e pregavano. La loro
devozione, semplice ma sincera, colpiva. Squillò un
campanello e arrivò un sacerdote, avanzando verso
l’altare. Rimasi seduto: non sapevo ancora se mi potevo
inginocchiare tranquillamente. Come evangelico
calvinista, mi era stato insegnato che la Messa
cattolica (come la Sacra Liturgia ortodossa) era il più
grande sacrilegio che un uomo potesse commettere –
sacrificare Cristo una seconda volta – perciò non sapevo
che cosa fare.
Guardai e
ascoltai, mentre le letture, le preghiere e le risposte
dei fedeli – tutte molto imbevute di Scrittura –
trasformavano la Bibbia in una cosa viva. Avrei quasi
voluto interrompere la Messa e dire: “Aspettate. Quel
verso è di Isaia; il canto proviene dai Salmi. Caspita,
avete un altro profeta in quella preghiera”. Trovai
numerosi elementi dell’antica liturgia ebraica che avevo
studiato con tanta intensità. Improvvisamente capii che
il posto della Bibbia era quello. Quello era l’ambiente
in cui quella preziosa eredità familiare veniva letta,
proclamata e interpretata. Poi si passò alla liturgia
eucaristica, nella quale convergevano tutte le mie
conclusioni sull’Alleanza. Volevo bloccare tutto e
gridare: “Ehi, posso spiegarvi in base alla Bibbia
quello che sta succedendo? E’ fantastico!”.
Invece, me ne
rimasi là seduto, affamato di una fame soprannaturale
per il Pane di Vita. Dopo aver pronunciato le parole
della consacrazione, il sacerdote sollevò l’ostia.
Sentii che anche
l’ultima ombra si era dileguata.
Con tutto il mio
cuore mormorai: “Mio Signore e mio Dio. Sei veramente
tu! E allora voglio piena comunione con te. Non voglio
più negarti niente”. Ricordai la mia promessa: 1990. Ah,
sì. Ero ancora un evangelico presbiteriano. Uscii senza
dire nulla a nessuno ma vi tonai il giorno successivo e
anche quello dopo. In poche settimane fui catturato, mi
ero innamorato follemente di nostro Signore
nell’Eucaristia. Per me, la Sua Presenza nell’Eucaritìa
era potente e personale. Seduto in un banco in fondo
alla chiesa, cominciai a inginocchiarmi e a pregare con
gli altri, miei fratelli e sorelle. Non ero un orfano!
Ma il 1990 mi sembrava così lontano!
Giorno dopo giorno
, mentre assistevo al dramma della Messa, vedevo
rinnovare l’alleanza proprio davanti ai miei occhi.
Sapevo che Cristo lo ricevessi con fede, spiritualmente
ma anche fisicamente: sulla lingua, nella gola, e dentro
il corpo e l’anima. Questo era il senso
dell’incarnazione. Questo era il Vangelo nella sua
pienezza.
Le cose iniziarono
a procedere più velocemente. Due settimane prima della
Pasqua del 1986, Gerry mi telefonò per annunciarmi che
lui e sua moglie Lesile sarebbero entrati nella Chiesa
Cattolica durante la vigilia di Pasqua.
Ero sbalordito.
“Gerry non posso crederci! Tu eri quello che doveva
dissuadermi dal diventare cattolico. Non puoi arrivare
all’Eucaristìa prima di me!” Non mi sembrava giusto.
“Scott, non voglio intromettermi e sapere che ragioni
hai per aspettare, ma Dio ci ha già fatto vedere
abbastanza”.
Mi accucciai sulla
sedia del mio studio e mi rivolsi a Dio: “Signore, che
vuoi che io faccia?”. Sentii la risposta: “Che cos’è che
vuoi fare tu, Scott?”. “Padre voglio tornare a casa.
Voglio ricevere te, Gesù, mio Signore, nella Santa
Eucaristia”. Fu come se il Signore mi rispondesse in
silenzio: “Non ti sto fermando”.
Mi resi conto che
dovevo parlare con l’unica persona che cercava di
fermarmi. Scesi e andai da Kimberly: Tesoro sai cosa mi
ha appena detto Gerry? Mi ha informato che lui e Lesile
saranno cattolici a Pasqua, fra due settimane”. Kimberly
mi rispose con aria diffidente: “Beh, e che differenza
fa?”. Intuì tutto al volo. “Tesoro, stavo pregando il
Signore per avere un’indicazione…” “Hai detto nel 1990,
ricordi? Hai promesso. Non trovare pretesti”. Con
riluttanza riconobbi che aveva ragione. “Sì, ricordo,
nel 1990. Ma, dal momento in cui ho cominciato ad andare
alla Messa quotidiana, ho sentito Cristo che mi chiamava
a sè nella Santa Eucaristìa”. Ascoltò in silenzio e vidi
un’espressione di dolore sul suo viso. “esoro, Kimberly,
potresti liberarmi da quella promessa?”.
A quel punto,
sentimmo un dolore che le parole non possono descrivere.
Dopo un tempo di
preghiera in un’altra stanza Kimberly uscì mi abbracciò
e disse: “Ti libererò della promessa, ma voglio che tu
sappia che non mi sono mai sentita così tradita in tutta
la mia vita”. Fu duro per entrambi.
Più tardi, quella
notte, pregai con fervore: “Signore, perché mi riveli la
Tua famiglia e mi strappi dalla mia? Perché mi mostri la
Tua Sposa e mi hai strappato via da mia moglie?” Andai
da monsignor Bruskewitz, il sacerdote della chiesa di
San Bernardo (poi diventò vescovo di Lincoln, in
Nebraska), una parrocchia molto vitale.
Monsignor
Bruskewitz ascoltò tutta la mia storia e la mia odissea
teologica. Essendo lui stesso un esperto teologo, ci
capimmo. Mi comunicò che se volevo entrare nella Chiesa
quella vigilia di Pasqua non ci sarebbero stati
problemi. Tuttavia si sentì in dovere, vista la sua
esperienza pastorale, di darmi qualche consiglio
pratico. Infatti ascoltò pazientemente il mio programma
per prepararmi alla prima Comunione: una settimana di
preghiera, da concludere con un digiuno di tre giorni
che mi avrebbe fatto arrivare alla veglia pasquale.
Al che mi domandò
con saggezza e gentilezza: “Scott… ma Kimberly e i bimbi
che posto hanno in tutto questo?”. Fui imbarazzato
nell’ammettere che, in qualche modo, li avevo lasciati
al di fuori dei miei piani. Monsignore rispose: “Scott,
posso darti un programma alternativo?”. “Certo” risposi,
vergognandomi. “Perchè non riversi su di loro amore e
attenzione in abbondanza per tutta la settimana,
concludendola con un meraviglioso picnic di famiglia nel
parco il sabato pomeriggio, prima che io ti dia la prima
Comunione nel corso della serata?”.
Dio sia
ringraziato per la sua saggezza pastorale.
La vigilia di
quella Pasqua fu un gran momento di gioia
soprannaturale, ma anche di grande tristezza naturale.
Ricevetti tutti i Sacramenti insieme: il Battesimo
condizionale, la Confessione, la Cresima e la prima
Comunione. Tornai al banco e mi sedetti accanto a mia
moglie che era così triste, e che io amavo con tutto il
cuore. Passai un braccio intorno a lei e cominciammo a
pregare. Sentivo che Cristo stesso mediante l’Eucarestia
dentro di me, si protendeva ad abbracciarci entrambi.
I conflitti di un
matrimonio misto
Iniziarono a
telefonarmi amici curiosi.
La conversazione
tipica procedeva più o meno così: “Scott, so che non può
essere vero, ma mi sono arrivate voci assurde, che
saresti diventato cattolico!”.
E io: “Sì per dono di Dio sono cattolico e non riesco a
ringraziarne abbastanza il Signore”.
A questo punto la discussione terminava in modo
drastico: “Ah, capisco. Beh Scott, ricordati di dire a
Kimberly che la saluto e che prego per lei”.
Sospetto che quel
che volevano realmente esprimermi fossero le loro
condoglianze.
Amici intimi
divennero di colpo distanti. Membri di famiglia si
chiusero nel mutismo e mi girarono le spalle. Tutto nel
giro di una notte.
L’aspetto
paradossale era che tempo prima, io ero più
anticattolico di ognuno di loro! In effetti, nessuno di
loro si considerava anticattolico, anche se non
avrebbero fatto una piega se avessi aderito al
luteranesimo o al metodismo. Così, invece, mi facevano
sentire un lebbroso.
Non c’era
desiderio di dialogo e molto meno di discussione. Le mie
ragioni non contavano visto che avevo fatto
l’inconcepibile.
Ma il dolore e la
desolazione non potevano essere paragonati al privilegio
di andare a Messa ogni giorno e ricevere l’Eucaristìa.
Imparai che questo dolore può essere unito al sacrificio
eucaristico di Cristo con effetto reale e con molta
consolazione.
La sofferenza rese
il romanzo più reale.
Nel frattempo,
Kimberly ed io navigavamo in acque sempre più agitate.
Passavano giorni e settimane senza parlare di alcun
argomento spirituale. Mentre la mia vita spirituale si
elevava, il mio matrimonio crollava. L’aspetto più
penoso era che, in passato, avevamo vissuto momenti così
ricchi di apostolato. Il nostro matrimonio sarebbe
sopravvissuto a quel periodo di prova e di angoscia?
Un giorno sentii un sacerdote dire: “Il matrimonio non è
difficile; è umanamente impossibile. E’ per questo che
Cristo lo ha rifondato come Sacramento”.
Nel frattempo
arrivavano a casa numerosi pastori per studi biblici e
Kimberly sperava potessero farmi rinsavire ma anche lei
ascoltandoci non trovava punti deboli. Questo approccio
indiretto provocò minori tensioni.
Per liberarmi
dalle tensioni domestiche tenni un corso biblico
settimanale nella mia parrocchia, la chiesa di San
Bernardo. Monsignor Bruskewitz collaborò con entusiasmo:
il che era naturale, dato che era stato il suo modo
concreto di predicare che aveva stimolato l’appetito dei
parrocchiani per una maggior conoscenza della Bibbia. Fu
incoraggiante per me constatare – e per Kimberly
apprendere – la loro fame insaziabile di Sacra
Scrittura.
Alla fine di una lezione particolarmente appassionante
un vecchio parrocchiano di nome Joe dichiarò: “Eh sì!
Certe volte ci vuole un immigrato per spiegare queste
cose ai nativi”.
Una cosa però mi
tormentava. Mi ero suicidato a livello professionale e
nella Chiesa Cattolica non avevo più “sbocchi
professionali” come li potevo avere da pastore o teologo
evangelico.
Telefonai a
Pittsburgh a mio padre che stava ancora mandando avanti
la nostra azienda di famiglia, la Helm & Hahn, piccola
ditta che disegnava e produceva gioielli. Pochi anni
prima aveva assunto mio fratello maggiore, Fritz.
Speravo potesse esserci spazio anche per me. “Papà, non
è che per caso avresti un posto in negozio per un ex
teologo evangelico?”.
Fece una pausa e parlò con tono rincresciuto: “Scotty,
sarei felicissimo di averti a lavorare qui con noi, lo
sai. Ma l’azienda va davvero male, come tutta l’economia
del paese. Non ce la facciamo”.
“Nessun problema papà. Cercavo di trovare un lavoro per
mantenere la mia famiglia”.
“Scotty di che stai parlando? Mi ricordo di aver sentito
dire chiaramente al rettore del tuo college che voleva
che tu tornassi a insegnare là teologia il più presto
possibile. E i tuoi professori del Gordon-Conwell? Non
ti avevano chiesto di diventare coordinatore del corpo
insegnante?”
“Sì papà ma questo è accaduto prima che divenissi
cattolico. Adesso non sono persona “gradita” in entrambi
i posti. Sono un pària papista che non prendono nemmeno
in considerazione”.
“Scotty mi spiace sentire questo. Ma non rinunciare
ancora alla teologia. A te piace molto studiarla e hai
un dono particolare per insegnarla. Resisti ancora un
po’”.
Dio sia
ringraziato per la saggezza di mio padre.
Ricevetti
consolazione da un vecchio e gentile prete e
bibliotecario del Saint Francio Seminary, Ray Fetterer,
il quale ebbe pietà di un povero presbiteriano che
leggeva libri su libri per capire la Chiesa.
Ogni volta che nella zona un college o una High School
cattolici chiudevano, le loro biblioteche erano spedite
a Padre Fetterer al seminario diocesano, per essere
suddivise per categoria e impilate nella palestra di un
vecchio seminterrato.
Decine di migliaia di vecchi libri di teologia, esegesi
biblica, storia e letteratura buttati in un angolo,
perché persone interessate potessero sfogliarli e
acquistarli a prezzi bassissimi, fissati da un vecchio
sacrerdote filantropo.
Nel giro di un anno avevo acquistato decine di scatole
di librie siccome quel prete era impietosito dalla
situazione difficile che stavo attraversando, pagai solo
una parte del prezzo già ridicolo che mi avrebbe
chiesto.
Per me fu come se si realizzasse un sogno: per grazia di
Dio, per generosità di un prete e per la fortuna
sfacciata di un convertito.
Con poche centinaia di dollari, quindi, finii per
portare via migliaia di libri, tra cui testi rari e
pregiati. Ero proprietario di una biblioteca personale
di teologia, filosofia e storia che avrebbero fatto la
gioia di un seminario.
Una sera ricevetti
una telefonata dal Dr. John Hittinger, un professore di
filosofia del College of Saint Francio di Joliet,
nell’Illinois. Rappresentava un comitato che cercava un
docente di teologia di livello universitario.
Non mi sentivo particolarmente qualificato per insegnare
in una università cattolica ma ci provai. Inoltre non
avevo ancora scoperto come erano giunti a conoscenza del
mio nome.
Quando domandai,
il Dr. Hittinger mi rivelò che un “amico fidato” della
Marquette University gli aveva consigliato me. Fui
sorpreso, ma grato. Non mi sentivo pronto ma la
situazione finanziaria era così critica che non potevo
permettermi di rinunciare, anche per amore della mia
famiglia.
C’erano trenta aspiranti e il mio colloquio andò bene.
Dopo un secondo colloquio fui accettato.
In quel periodo
Kimberly e i bimbi non venivano a Messa con me, sicché
monsignor Bruskewitz mi aveva consigliato di
accompagnarli io nella chiesa evangelica di Elmbrook.
Una domenica
mattina mentre eravamo nella chiesa di Elmbrook Kimberly
si girò verso di me come un fantasma: “Scott, ho paura
di stare molto male”.
Si sedette in stato di semi-incoscienza. Mentre tutti
uscivano dalla chiesa mi afferrò la mano e mi disse:
“Scott sto perdendo sangue, molto”.
In quel momento
era a metà della terza gravidanza. La feci sdraiare sul
banco e corsi verso il telefono a gettoni e tentai di
mettermi in contatto col nostro ostetrico. L’avrei
trovato di domenica mattina? E in quella città poi…
Pregai San Gerardo (si tratta di San Gerardo Macella
patrono delle donne incinte, ndR) e San Giuseppe.
La segretaria del
dottore non sapeva dove fosse ma avrebbe provato a
rintracciarlo col cercapersone. Quando misi giù il
ricevitore mi sentii disperato: “Signore perché ci hai
messo in questa situazione? Kimberly sis ente già
abbastanza abbandonata da te”.
Meno di due minuti dopo il telefono a gettoni squillò.
Sollevai il ricevitore: “Pronto?”
“Sono il Dr Marmion. Posso parlare con Scott Hahn?”
“Sono io!”
“Scott cosa c’è?”
“Kimberly ha una forte emorragia!”
“Scott dove sei?”
“Sono nella chiesa di Helmbrook in una cittadina di nome
Brookfield”
“Dove sei nella chiesa?”
“Vicino alla porta d’ingresso”
“Vengo subito: Per caso stamattina stavo visitando
Elmbrook; sono proprio sotto di te nel seminterrato!”
Mezzo minuto dopo
fu da noi, le prestò le prime cure e andammo al Saint
Joseph Hospital.
Il Signore aveva
risparmiato il nostro bambino e con un po’ di attenzione
la condizione di “placenta previa” di cui soffriva
Kimberly non ci avrebbe privati di nostro figlio”.
Per la prima volta
dopo molto tempo, lodammo il Signore assieme dal
profondo dei nostri cuori.
Una ricongiunzione
insperata
Poco prima di trasferirci a Joliet, Kimberly e io
acquistammo la nostra prima casa, a solo tré isolati di
distanza dal College of Saint Francis. Ci trasferimmo lì
meno di un mese dopo che Kimberly aveva messo al mondo
Hannah a Milwaukee. Lei stava riprendendosi dal suo
terzo parto cesareo, mentre io avevo appena soddisfatto
le richieste linguistiche prescrittemi, superando gli
esami di francese e di tedesco. In tanta attività
frenetica, dovevo prepararmi per i quattro corsi che
avrei condotto meno di due settimane dopo.
Lavorare con gli studenti del college si rivelò
eccitante e gratificante. Vidi subito che quelli fra i
miei studenti cattolici che realmente capivano la loro
fede, anche solo le basi di essa, erano pochissimi,
ammesso che ce ne fossero. Provavo un piacere
particolare ad aiutare chi era cattolico dalla nascita a
scoprire le ricchezze della sua eredità spirituale,
specialmente della Bibbia. Varai un corso biblico
settimanale con una dozzina di giocatori della squadra
di football americano, e trascorsi molte ore di tempo
con gli studenti fuori dalle lezioni. Abitare a tre
isolati di distanza dal college si rivelò un enorme
vantaggio per crearsi nuove relazioni sociali.
In tre anni, scopersi anche che occorre ben più del
semplice desiderio di pochi membri dell'amministrazione
e della facoltà per ripristinare l'identità cattolica di
un college che ha compiuto parecchi passi sulla strada
della secolarizzazione. Fu proprio una battaglia, certe
volte. Quello fu il mio primo impatto diretto con
cattolici che avevano abbandonato la loro fede, ma che
non erano disposti a cedere le loro posizioni di potere.
Per mia fortuna, ebbi il privilegio di lavorare in una
seziona
in cui c'erano quattro grandi colleghi: John Hittinge,
Greg Sobolewski, suor Rose Marie Surwillo e Dan Hauser.
Un giorno, sul lavoro, ricevetti una telefonata da Bill
Bales, uno dei miei ex compagni di seminario, che era
diventato pastore evangelico presbiteriano in Virginia.
Mi telefonava per scusarsi di qualcosa che aveva fatto
quando Kimberly e i bambini avevano trascorso una
settimana a casa sua, senza di me, quasi un anno prima.
Bill parlò in tono calmo e contrito. «Scott, devo
chiederti perdono».
«Per che cosa. Bill? Sono già felice che tu sia ancora
disposto a parlare con me!».
«Scott, ho paura che tu potresti non essere più disposto
a parlare con me, quando ti avrò detto che cosa ho
fatto».
Nessuna sua frase avrebbe potuto stimolare di più la mia
curiosità e i miei sospetti. «Va bene. Bill, che cos'hai
fatto?».
«Pochi mesi fa, tua moglie ha esaminato con me le tue
tesi cattoliche; penso che sperasse che le avrei fornito
abbondanti munizioni allo scopo di demolirle. Ma non
avevo risposte a portata di mano. In alternativa, le ho
suggerito di considerare se avesse considerato di
divorziare da te».
Le sue parole mi fecero male; ma ero così felice che ci
parlassimo di nuovo, che mi ripresi subito. «Nessun
problema, Bill. Sai bene che, se questo fosse successo a
me cinque anni fa, nella stessa situazione avrei
esortato Kimberly a divorziare subito».
Poi Bill fece una pausa e prese un lungo respiro. «C'è
anche un'altra cosa, Scott».
Non ero sicuro di essere pronto così presto per un'altra
cannonata.
«Hm, di cosa si tratta. Bill?».
«Sai, avevo detto a Kimberly che mi sarei rifatto vivo
con argomenti solidi per confutare le tue tesi
cattoliche».
«Sì, vai avanti».
«Beh, è trascorso un bel po' di tempo, e, in tutta
onestà, ho trovato un mondo che non immaginavo».
Fui sorpreso e mi sentii un groppo in gola.
‹‹Bill, questa è un'offesa perdonabile, se mai ce ne
sono state. Però, Bill, tu sai cosa ho vissuto e cosa
implica la tua posizione di pastore e teologo
evangelico… hai riflettuto sulle implicazioni a lungo
termine che tutto ciò potrebbe avere?».
«Ci soffro da tempo ormai».
A quel punto, avevo capito la vera ragione della sua
telefonata. Che diventò la prima di molte. L'anno
seguente, Bill mi telefonò per pormi molte domande
scaturite da un'intensa lettura di libri di teologia
cattolica.
Per me Bill era un caso speciale. In seminario, superava
tutti noi nella comprensione e nell'amore per l'ebraico.
Attaccava alle pareti del suo studio pagine fotocopiate
della Bibbia in ebraico per riuscire a studiarla meglio
e a impararla a memoria.
Dopo la laurea Bill diventò pastore lavorando da pastore
assistente sotto Jack Lash, il mio ex migliore amico del
seminario. Bill era ancora ministro in quella Chiesa
quando mi aveva telefonato. A quei tempi, quand'ero
ancora evangelico Jack mi fece predicare nel giorno
della sua ordinazione e in quello del suo esordio come
ministro. Dopo la mia conversione al cattolicesimo, non
mi aveva più rivolto la parola.
Dopo mesi di studio e di periodiche discussioni
telefoniche, la direzione di Bill stava diventando
chiara. Quasi subito Jack e gli anziani della chiesa
presero misure per controbattere il suo potenziale
“tradimento”. La cosa, a volte, diventò meschina e
ripugnante. Ma ciò riuscì solo a rendere più forte la
decisione della moglie di Bill di studiare anche lei la
Bibbia in modo più profondo. Di conseguenza, entrambi,
insieme con Kimberly, continuarono a leggere e a
discutere sempre di più.
Fino a quel momento le discussioni con Kimberly non
avevano portato a nessun risultato costruttivo. Tentare
di farla partecipare a una discussione era vano. Perciò,
ogni libro che le raccomandavo di leggere rimaneva
sigillato con il bacio della morte. Dio cercava di
insegnarmi a rimanere in disparte, perché lo Spirito
Santo potesse avere più spazio per operare.
Anziché presentarle argomenti apologetici, tornai a
parlarle delle mie sensazioni personali; non, però, come
una tattica. Era semplicemente l'unico modo rispettoso e
affettuoso di affrontare le nostre differenze.
Accettai a poco a poco il fatto che Kimberly sarebbe
potuta non diventare mai cattolica, e che questo non
doveva essere il mio obiettivo permanente.
Dopo esserci installati nella nostra nuova casa e aver
fatto qualche amicizia nuova nella comunità, Kimberly e
io cominciammo a imbatterci nel tipo più duro di
anticattolici che entrambi avessimo mai incontrato, i
fondamentalisti ex-cattolici. Diversamente dai tipici
protestanti anticattolici, cui nulla dava maggior
godimento di intense discussioni bibliche su tesi
cattoliche come Maria o il Papa, i fondamentalisti
ex-cattolici in cui c'imbattemmo erano pieni di tale
rabbia e di tale risentimento contro la Chiesa cattolica
da essere incapaci di una discussione razionale. Per
loro io ero posseduto dal demonio; perciò esortarono
Kimberly a evitare perfino di ascoltarmi, dato che
Satana stava servendosi di me per adescarla con le sue
menzogne. Con una donna indipendente e intelligente come
Kimberly, questo consiglio era destinato a ritorcersi
contro di loro.
Quasi sempre, attendevo con impazienza l'occasione di
avviare conversazioni con fondamentalisti anticattolici
preoccupati per la mia salvezza. Apprezzavo il loro
zelante desiderio di convertirmi.
Una sera a cena riferii a Kimberly una conversazione che
avevo avuto quel giorno con un fondamentalista il quale,
apprendendo che ero cattolico, si era messo subito
all'opera per evangelizzarmi.
Com'era ovvio, esordì domandandomi: «Sei nato di
nuovo?».
Risposi: «Naturalmente si. Ma tu che cosa intendi con
questo?».
Sembrò stupito: «Hai accettato Gesù Cristo come tuo
Signore e Salvatore personale?».
Feci un largo sorriso e dissi: «Naturalmente sì. Ma non
è questo il motivo per cui sono nato di nuovo. Sono nato
di nuovo a causa di ciò che Cristo ha fatto mediante lo
Spirito Santo quando sono stato battezzato».
Sembrava ancora sconcertato, perciò continuai: «Vedi, la
Bibbia non dice lì: "devi accettare Gesù Cristo come tuo
Signore e Salvatore personale". È un'ottima decisione da
prendere, ma non è ciò di cui parlava il Signore quando
disse a Nicodemo, in Giovanni 3, 3, che doveva "nascere
dall'alto". Gesù ha spiegato che cosa esattamente
intendeva dire solo due versetti dopo, "se uno non nasce
da acqua e da Spirito non può entrare nel regno di Dio",
e ha fatto questa dichiarazione riferendosi al
Battesimo. Giovanni ha reso chiaro questo aspetto al
lettore, perché, dopo aver terminato di riportare il
dialogo di Gesù con Nicodemo nei versetti 2-21, ha
scritto proprio nel versetto successivo: "Dopo queste
cose Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della
Giudea; e là si trattenne con loro, e battezzava". E
pochi versetti dopi Giovanni ha riferito che "i
farisei avevano sentito dire: Gesù fa più discepoli e
battezza più di Giovanni". In altre parole, quando
diceva che dobbiamo "nascere dall'alto" intendeva
parlare del Battesimo».
Ammisi spontaneamente con Kimberly che forse ero stato
troppo duro. Continuai spiegando perché ritenevo che
fosse sbagliato, da parte dei fondamentalisti, pensare
che i cattolici non sono veri cristiani solo perché non
usano certe frasi bibliche nello stesso modo;
specialmente quando i fondamentalisti non interpretano
nemmeno bene quelle frasi nel loro contesto originale.
Kimberly fu totalmente d'accordo.
Poco tempo dopo, tornai da una conferenza per teologi
alla Franciscan Universitv of Steubenville. Era la prima
volta che ci mettevo piede. Fui meravigliato di aver
incontrato tanti cattolici fedeli all'ortodossia della
loro Chiesa, e pieni di zelo come protestanti. Fui anche
più sbalordito da ciò che vidi durante la Messa di
mezzogiorno: la cappella era affollata da centinaia di
studenti che cantavano con tutto il cuore, trasudando
amore per Cristo nella santa Eucaristia.
Non vedevo l'ora di raccontare tutto a Kimberly. Lei fu
elettrizzata, sentendo che lo zelo evangelico in cui era
cresciuta poteva trovare spazio nella Chiesa cattolica.
Confidai a un amico della mia parrocchia i miei continui
sforzi per far conoscere la religione cattolica a mia
moglie che era protestante. Descrissi i canti
appassionati, la predicazione dinamica fondata sulla
Bibbia e il caldo senso di cameratismo: tutte cose che
Kimberly aveva vissuto fin dall'infanzia. L'amico fece
un'osservazione curiosa: «Scott, personalmente credo che
i protestanti abbiano tutte queste cose perché non hanno
l'Eucaristia. Quando hai la reale presenza di Cristo
nell'Eucaristia, il resto non ti serve più. Ne
convieni?».
Mi morsi la lingua. Non volli ribattere, ma avevo
bisogno di correggere ciò che pensavo fosse un errore
fastidioso. «Penso di sapere quello che stai cercando di
dire, cioè che l'adorazione eucaristica può essere
silenziosa e riverente senza perdere in profondità o in
forza.
Sono d'accordo. In effetti, sto iniziando ad apprezzare
realmente il canto gregoriano e il latino nella
liturgia: ma mi esprimerei in modo diverso. Direi
piuttosto che. siccome abbiamo la reale presenza di
Cristo nell'Eucaristia, allora noi — più ancora dei
protestanti — abbiamo qualcosa per cui cantare, di cui
predicare e da celebrare insieme».
Ci furono istanti di silenzio imbarazzato. «Sì, chi può
non essere d'accordo quando metti le cose in questo
modo?».
Riflettendo a voce alta, dissi: «Ma come mai non le
mettiamo sempre in questo modo?».
Non trovò una risposta; e non la trovai nemmeno io.
Mi sono sempre domandato perché tanti cattolici non
approfondiscano mai i misteri della loro fede. Mi ha
sempre sorpreso scoprire come ogni singolo mistero sia
fondato sulla Scrittura, incentrato su Cristo, e, in
qualche modo, conservato e proclamato nella liturgia
della Chiesa, la famiglia di Dio basata sull'alleanza
con lui. Mi accadde di fare questa scoperta in modo
chiarissimo un giorno, dopo aver seguito la Messa della
commemorazione dei defunti. Kimberly voleva conoscere il
significato della commemorazione. In pochi istanti, la
nostra conversazione stava degenerando in un'altra
disputa sulla dottrina del purgatorio. Decisi di
trasporre la dottrina del purgatorio in modo maggiore,
per esprimerci in termini musicali, inquadrandola
nell'amore che Dio ci manifesta nella sua alleanza con
noi.
«Kimberly, la Bibbia mostra quante volte Dio si è
manifestato al suo popolo nel fuoco, per rinnovare la
sua alleanza con lui: come "un braciere fumante e una
torcia accesa", con Abramo, in Genesi 15; nel cespuglio
che bruciava, con Mosè, in Esodo 3; nella colonna di
fuoco, con Israele, in Numeri 9; nel fuoco disceso dal
cielo che la consumato i sacrifici dell'altare, con
Salomone ed Elia, nel Secondo libro delle Cronache 1 e
nel Primo libro dei Re 18; nelle "lingue come di fuoco",
con gli apostoli a Pentecoste, negli Atti degli Apostoli
2......>>.
Kimberly mi interruppe. «Va bene, Scott. Che cosa vuoi
dire?».
Avevo la possibilità di chiarire il concetto.
«Semplicemente questo. Quando la Lettera agli Ebrei 12,
29 descrive Dio come un "fuoco divoratore", non si
riferisce necessariamente alla sua ira. C'è il fuoco
doloroso dell'inferno, ma c'è un fuoco infinitamente più
caldo e d’amore nel paradiso. Perciò il fuoco si
riferisce all'amore infinito Dio, più ancora che alla
sua collera eterna. La natura di Dio è come un rogo
violento di amore ardente. In altre parole, il paradiso
dev'essere più caldo dell'inferno.
Non c'è da stupirsi che la Scrittura, nella Lettera agli
Ebrei, chiami gli angeli che sono più vicini a Dio
"Serafini", che in ebraico significa letteralmente
"quelli che bruciano". Questo è anche il motivo per cui
san Paolo descrivere, nella Prima lettera ai Corinzi 3,
13, il modo in cui tutti i santi devono passare
attraverso la prova del fuoco: "l'opera di ciascuno sarà
ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si
manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità
dell'opera di ciascuno".
Chiaramente, Paolo non sta parlando del fuoco
dell'inferno, visto che quelli che sono giudicati sono
santi.
Parla di un fuoco che li prepara per la vita eterna con
Dio in paradiso. Quindi lo scopo del fuoco è manifesto:
rivelare se le loro opere sono pure ("oro e argento") o
impure ("legno, fieno e paglia"). Il versetto 15 spiega
che alcuni santi che sono destinati al paradiso
passeranno attraverso il fuoco e soffriranno: "ma se la
sua opera finirà bruciata, egli sarà punito: tuttavia si
salverà, per come attraverso il fuoco". Il fuoco c'è
allo scopo di purificare i santi. Questo significa che è
un fuoco di purificazione: un fuoco che purifica i santi
e li prepara a essere avvolti per sempre nel fuoco che
consuma della presenza amorosa di Dio».
Avevo detto molto; forse troppo. Stetti lì ad aspettare
che Kimberly reagisse con rabbia e frustrazione, come
faceva una volta sì e una no quando usciva l'argomento
del “purgatorio”. Invece rimase in silenzio, con
un'espressione meditabonda sul viso. Intuii dai suoi
occhi che stava riflettendo su ciò che aveva sentito.
Decisi di non insistere oltre: per una volta.
A metà del semestre autunnale dell'89, ricevetti,
inaspettatamente, una telefonata da Pat Madrid delle
Risposte Cattoliche, che sapevo essere la migliore
organizzazione apologetica di tutti gli Stati Uniti. Le
Risposte Cattoliche, che avevano sede a San Diego, in
California, erano state fondate da Karl Keating, autore
di Cattolicesimo e Fondamentalismo, il libro che
giudicavo più utile di qualsiasi altro per aiutare le
persone a rispondere agli attacchi dei fondamentalisti
contro la Chiesa cattolica. Fu bello conoscere
finalmente persone con cui avevo tante affinità
spirituali.
Rimanemmo in stretto contatto nelle settimane
successive. Mentre parlavo con loro di future
possibilità lavorative, espressero il desiderio di farmi
andare da loro in aereo per un colloquio informale, e di
farmi tenere per loro un seminario serale nella chiesa
di San Francesco di Sales, a Riverside, in Califomia.
Poi, tutto fu organizzato.
Dopo aver cercato per tre anni e mezzo persone che
avessero le mie stesse convinzioni, incontrare Karl e
Pat fu come trovare un'oasi in un deserto. Sabato
pomeriggio, nell'ufficio delle Risposte Cattoliche,
battei frettolosamente a macchina un abbozzo del
discorso che avrei tenuto per il seminario serale.
Sarebbe stata la testimonianza, lunga un'ora, della mia
conversione alla chiesa cattolica, seguita da una serie
di domande e risposte con il pubblico. Il discorso era
simile a quello che avevo già tenuto una dozzina di
volte in precedenza: ma stavolta si rivelò differente da
ogni altro. Sarebbe diventato «una cassetta» (per chi
volesse averla, si trova ancora negli USA in
distribuzione ndR).
Alle 19.30 precise fui presentato a un piccolo uditorio
di trentacinque persone. Dopo aver parlato per oltre
un'ora — non ho mai terminato niente in orario — feci
una breve pausa, e poi tomai per le domande e risposte.
Quando tutto fu concluso, andai verso il fondo per
parlare con Pat.
Mentre chiacchieravamo, Terry Barber venne di corsa,
agitando una copia del l'audiocassetta. «Il Signore
userà questa cassetta, amico mio, ne sono sicuro».
Fui felice di vederlo così entusiasta, ma, dato che
avevo tenuto lo stesso discorso in tante altre occasioni
e che era stato registrato anche in quelle, non ci feci
caso. Ricordo perfino di aver pensato: com'ero poco
preparato questa sera; altre volte mi è venuto molto
meglio. Forse è questa la ragione per la quale il
Signore decise di servirsi in modo così potente proprio
di questo discorso perché nessuno, tranne lui, potesse
attribuirsene neanche una parte del merito.
Tomai a casa a Joliet in aereo, e raccontai a Kimberly
del mio fine settimana con le Risposte Cattoliche. Ma
non pensai a riferirle del seminario serale. Continuava
a sembrarmi una cosa non particolarmente significativa.
II giorno dopo, ero di nuovo a tenere i miei corsi.
Passarono alcune settimane prima che avessi ancora
notizie da Terry Barber. Mi telefonò per dirmi che aveva
spedito decine di copie dell'audiocassetta a vari gruppi
e capigruppo cattolici di tutta l'America. Mi riferì che
stava ottenendo una risposta eccezionale.
Non potevo immaginarlo: quell'audiocassetta avrebbe
trasformato entrambe le nostre vite, e anche una delle
nostre mogli!
«Non c'è da stupirsi», gli risposi. «Che cos'altro ti
aspetteresti da uno sforzo come questo? Terry, penso che
tu abbia la determinazione di un apostolo».
Scoprii che una copia della «cassetta» era stata spedirà
all'evangelizzatore cattolico Padre Ken Roberts, il
quale la ascoltò e ne ordinò immediatamente cinquemila
copie, che poi cominciò a distribuire in giro per
l'America. Padre Ken ne parlò anche sulla rete
televisiva religiosa EWTN, e questo fece sì che, vari
mesi dopo, apparissi come ospite nel programma Madre
Angelica, dal vivo.
Karl e Pat mi avvisarono entrambi: «Scott, molto presto
la tua vita avrà un ritmo più veloce e diventerà piena
di impegni».
Avevano ragione; e la colpa, in parte, era anche loro.
Una delle nostre prime imprese in comune fu lanciata
subito dopo che era stata terminata «la cassetta». Le
Risposte Cattoliche sponsorizzarono un dibattito
pubblico di tre ore fra me e il dr. Robert Knudsen,
professore evangelico di teologia sistematica al
Westminster Theological Seminary. Nella prima metà della
serata dibattemmo il sola Scriptura; nella seconda metà
il sola fide. Devo confessare di aver provato non poca
paura accingendomi a discutere con uno studioso di fama
mondiale le due gravi questioni che separavano i
protestanti dai cattolici.
Non avrei mai osato sognare un risultato così positivo.
Non solo gli studenti del Westminster Seminary presenti
in sala espressero, alla fine, la loro sorpresa e la
loro eccitazione: ma, cosa più importante, non appena
tornai a casa Kimberly accese un registratore per
ascoltare l'intero dibattito. Tre ore dopo, sgranò gli
occhi.
Era meravigliata e sbalordita. Riuscì a dire soltanto:
«Non riesco a credere a quello che ho appena sentito».
Ero emozionatissimo. Non persi tempo, e le passai una
copia della «cassetta». Era la prima volta che sentiva
la mia testimonianza, da quando ero diventato cattolico.
Le cose continuarono ad accelerare. Ricevetti una
telefonata dal dr. Alan Shreck, allora presidente della
sezione teologica della Franciscan University of
Steubenville. Mi parlò di una possibilità di lavoro
nella sua sezione per 1’anno accademico seguente, il
1990-91, e mi suggerì di inviargli un curriculum vitae.
Glielo spedii senza por tempo in mezzo.
Un paio di anni prima, la Franciscan University aveva
sponsorizzato una conferenza sul matrimonio e la
famiglia. Ci ero andato con Phil Sutton, un ottimo amico
e collega che, a quell'epoca, insegnava psicologia al
College of Saint Francis. Dopo la conferenza, durante il
ritorno a casa in macchina, ci ricordammo che gli ebrei
sparsi per il mondo hanno un detto: «II prossimo anno a
Gerusalemme». Scherzosamente, Phil e io creammo per noi
stessi un nuovo detto cattolico: «II prossimo anno a
Steubenville». L'anno successivo Phil lasciò il College
of Saint Francis per cominciare a insegnare alla
Franciscan University of Steubenville; fu assunto per
iniziare il loro programma di consulenza Master of Arts.
Ora venivo preso in considerazione io per l'anno dopo.
Non potevamo immaginare che il Signore avrebbe
interpretato un modo di dire divertente come una
preghiera.
Quando riferii a Kimberly questa opportunità, le
ricordai l'esperienza che avevo avuto in quel posto
durante la preghiera. Le dissi che tutta l'università
era impegnata a favore della vita, a partire dal
rettore, Padre Michael Scanlan, fino ai mèmbri della
facoltà e agli studenti. La informai che la Franciscan
University aveva oltre cento studenti che si
specializzavano in teologia — più della Catholic
University e di Notre Dame — e inoltre aveva un corso
per il Master of Arts in teologia localizzato sul
matrimonio e la famiglia. Per la prima volta in più di
cinque anni, stavamo pregando di nuovo con un cuore
solo.
Per Natale andammo in macchina a Steubenville per un
primo colloquio con Padre Scanlan e il dr. Schreck.
Il giorno prima della partenza, Kimberly ebbe il suo
secondo aborto spontaneo. Io ero a terra, lei era
sconvolta.
Poco prima della fine del colloquio di Padre Scanlan con
entrambi, Kimberly gli raccontò quello che le era appena
accaduto. Poi chiese a Padre Scanlan — a un prete
cattolico! — di pregare su di lei. Senza un attimo di
esitazione, lui si alzò in piedi, uscì da dietro la
scrivania, appoggiò le mani sulle spalle di Kimberly e
cominciò a invocare, in preghiera, la grazia guaritrice
di Dio.
Nel corso del colloquio. Padre Scanlan ci confidò le
difficoltà che aveva avuto in passato con certe dottrine
e devozioni mariane. Niente avrebbe potuto rendere più
felice Kimberly che sentire che un sacerdote cattolico
aveva dovuto fare uno sforzo per acquistare una completa
comprensione e un pieno apprezzamento di Maria. Kimberly
quindi ascoltò attentamente, mentre Padre Scanlan
proseguiva, spiegando di aver scoperto solo da poco
quanto erano veramente bibliche e cristocentriche la
dottrina e la devozione mariane, se adeguatamente
comprese e messe in pratica alla luce del Vaticano II.
Fu una spiegazione breve ma efficace.
Passarono varie settimane prima che prendessi l'aereo
per un secondo colloquio e tenessi una conferenza per il
corpo studentesco. Entrambe le cose andarono
ottimamente. Le ore trascorse con Alan e Nancy Schreck
furono particolarmente cordiali. Oltre a essere padroni
di casa gentilissimi, stavano diventando cari amici.
Alcuni giorni dopo il nostro ritorno a casa, Alan ci
ritelefonò per dirci che mi offrivano il posto. A quel
punto, le nostre preghiere per ottenere un consiglio da
Dio furono tutto tranne che generiche. Accettammo
l'offerta con entusiasmo e impazienza.
Abbastanza stranamente, allora sapevo ancora meno che in
passato a che punto fosse Kimberly nel suo impatto con
le questioni della teologia cattolica. Stavo finalmente
capendo la lezione che mi aveva ficcato in testa
Kaufmann, un caro amico dell'Opus Dei: sottolinea
l'aspetto romanzesco, nascondi quello dottrinale.
Presi un aereo per la Califomia per parlare a un
convegno nazionale sull'apologetica, sponsorizzato dalle
Risposte Cattoliche. Numerose persone del pubblico
avevano sentito «la cassetta», e tutte mi facevano
domande su Kimberly. Dopo che ebbi terminato la
conferenza, la prima domanda che mi fu rivolta suonò più
o meno così: «Scott, tutti abbiamo sentito la cassetta
del discorso che hai tenuto qualche mese fa; raccontaci
se tua moglie sta progredendo nella sua lotta per capire
la religione cattolica». Fu imbarazzante; dovetti
rispondergli che non lo sapevo.
Più tardi, quella sera, telefonai a Kimberly a casa
degli Schreck a Steubenville, dove sarebbe rimasta tutto
il fine settimana mentre cercava un appartamento. Quando
le raccontai di tutte le persone del convegno che
avevano ascoltato «la cassetta» e che volevano sapere a
che punto era nelle sue riflessioni, le domandai se
c'era qualcosa che avrebbe voluto che io dicessi. Non
ero preparato per la sua risposta.
Dopo una pausa, disse: «Dì a quelle persone che, mentre
stavo tornando in macchina a Steubenville, ieri il
Mercoledì delle Ceneri, dopo molta meditazione e
preghiera, mi è diventato chiaro che il Signore mi sta
invitando a tornare a casa per Pasqua».
Nessuno di noi poté dire una parola per più di un
minuto. Poi vennero le lacrime, le preghiere, la gioia.
Kimberly doveva essere accolta nella Chiesa cattolica
nella chiesa di San Patrizio a Joliet, durante la veglia
pasquale del 1990 (quella data suonava non poco
ironica).
Cinque anni prima, il 1990 era stato fissato come l'anno
prima del quale non avrei potuto abbracciare il
cattolicesimo; la mia data era diventata la sua). La
gioia di pregustare l'ingresso di Kimberly nella Chiesa
cattolica fu, a volte, irrefrenabile, ed entrare nello
spirito penitenziale della Quaresima diventò per
entrambi una sfida unica. La celebrazione della
settimana santa non era mai stata, per noi, così
eccezionale.
A metà della settimana santa, mi successe di domandare a
Kimberly in modo un po' casuale: «Chi hai scelto come
tuo santo patrono?».
Mi rivolse uno sguardo un po' strano: «Di che cosa stai
parlando?».
Spiegai: «Quando uno è cresimato, ha la possibilità di
scegliere un "nome di Cresima" che è, di solito, quello
di un "santo patrono" al quale potrebbe sentirsi più
vicino. Io, per esempio, quando sono diventato cattolico
ho scelto san Francesco di Sales».
Kimberly continuò a dare l'impressione di non capire.
«Perché proprio lui?», domandò.
Le diedi la doverosa spiegazione: «A san Francesco di
Sales accadde di essere il vescovo di Ginevra, in
Svizzera, città in cui Giovanni Calvino aveva
allontanato sempre di più il popolo dalla chiesa
cattolica. Ho scoperto nelle mie letture che san
Francesco di Sales fu un predicatore e un apologeta così
efficace che, grazie alle sue omelie e ai suoi opuscoli,
più di quarantamila calvinisti furono ricondotti nella
Chiesa cattolica. Perciò ho pensato che, se aveva
riportato al cattolicesimo
tanti calvinisti quella volta, poteva riportarne uno in
più oggi. Inoltre, san Francesco di Sales è stato anche
dichiarato patrono della stampa cattolica; e, dal
momento che possiedo circa quindicimila libri, ho
pensato che questa per me fosse la scelta naturale».
Kimberly si girò da un'altra parte con un'espressione un
po' ansiosa. «Immagino che dovrò pregare e vedere se il
Signore mi suggerisce qualche nome».
Non glielo dissi, ma sapevo già chi era la mia prima
scelta per la sua santa patrona. Due anni prima, non
molto tempo dopo essere diventato cattolico, avevo
partecipato a un Convegno degli Studiosi Cattolici, in
cui incontrai un teologo rinomato, Germain Grisez.
Partecipai con lui e con sua moglie Jeannette alla cena
del sabato sera. Gli confidai l'entusiasmo per la mia
conversione, e il mio dolore per le resistenze di
Kimberly.
Alla fine delle ore trascorse insieme, si guardarono
l'un l'altra, e poi guardarono me. Germain disse:
«Allora sappiamo che cosa fare».
Non colsi il significato di questa sua osservazione un
po' criptica. Domandai: «Che cosa intendi dire?».
Cominciarono entrambi a parlarmi di santa Elizabeth Ann
Seton: casalinga, madre di cinque bambini, convertita
dal protestantesimo al cattolicesimo e fondatrice delle
American Sisters of Charity (le Sorelle americane della
carità). Era stata recentemente canonizzata come la
prima santa nata in America. Dissero anche che il suo
santuario era vicino alla loro casa a Emmitsburg, nel
Maryland.
Sentirli parlare di santa Elizabeth Ann Seton fu
interessante, ma non mi parve certamente il clou del
convegno: fino a qualche tempo dopo.
Nel giro di una settimana ricevetti un pacco postale.
Vedendo la scritta «Germain e Jeannette Grisez» sulla
ricevuta di ritomo, sospettai che si trattasse di
qualche oggetto cattolico, perciò portai il pacco nel
mio studio per aprirlo lì, lontano dallo sguardo ansioso
di Kimberly. Dentro c'era una copia della biografìa di
santa Elizabeth Ann Seton scritta da Joseph Dirvin, più
qualcosa che non avevo mai visto prima: un piccolo
reliquiario, con dentro una reliquia di Madre Seton.
Non avevo idea di che cosa dovevo fame del reliquiario,
perciò chiesi spiegazioni a un amico cattolico.
Dopodiché, cominciai a portare in tasca la reliquia.
Ogni volta che la situazione fra me e Kimberly diventava
tesa, quella reliquia mi ricordava di affidare la causa
di Kimberly al Signore, mediante il patrocinio e
l'intercessione di Madre Seton.
Un giorno accadde l'inevitabile: mentre controllava le
mie tasche per fare il bucato, Kimberly trovò il
reliquiario.
«Scott, che cosa diavolo è questa roba?».
Mi sentii gelare. Con nervosismo mal dissimulato,
farfugliai: «Oh, niente, Kimberly, non è proprio niente.
Nulla che possa interessarti».
Per un attimo guardò con sospetto il reliquiario: pensai
che temesse che, se avesse insistito con le domande, le
avrei probabilmente spiegato qualcosa che non le
importava di sentire. Perciò me lo restituì.
Un po' per prudenza e un po' per paura, smisi di portare
il reliquiario con me, e lo misi, invece, nel fondo di
un cassetto della mia scrivania. Nel frattempo, avevo
infilato la biografìa da qualche parte della libreria
nel ripiano più basso, in un angolo buio del mio studio.
Adesso capisco che, probabilmente, non avrei dovuto
essere sorpreso, due anni dopo, da ciò che accadde.
Invece lo fui.
All'indomani del giorno in cui avevo domandato a mia
moglie se aveva scelto il suo «nome di Cresima» e il suo
santo patrono, mentre stavo preparandomi per andare a
letto le domandai: «Che cosa stai leggendo, Kimberly?».
«Un libro su santa Elizabeth Ann Seton».
Mi bloccai mentre stavo infilandomi il pigiama.
«Kimberly, se non sono indiscreto, dove l'hai trovato?».
Con tono indifferente, mi spiegò: «Sai, Scott, oggi
stavo rovistando fra i tuoi libri, e mi è successo di
tirare fuori questo».
Ignorai i brividi che sentivo lungo la schiena. «E che
cosa ne pensi?».
«Beh», disse con entusiasmo, «sto leggendo la sua vita
già da qualche ora, Scott, e credo di aver trovato la
mia santa patrona».
O lei ha trovato te, pensai.
Fui capace soltanto di mormorare: «Davvero?» (non ero
più sicuro di sapere, a quel punto, dove finisse la
«comunione dei santi» e dove iniziasse la zona nebulosa
e inesplorata). Poi mi sedetti sul letto, e le spiegai
che cos'era successo circa due anni prima. Infine, le
diedi la reliquia.
Terminammo la giornata con una breve preghiera di
ringraziamento a Dio, e alla sua figlia meravigliosa, la
nostra sorella spirituale in Cristo, santa Elizabeth Ann
Seton.
Arrivò finalmente la sera decisiva. Kimberly uscì per la
Messa della veglia pasquale con mezz'ora di anticipo, in
modo che padre Memenas potesse confessarla per la prima
volta.
A metà della Messa, Kimberly mi consegnò un bigliettino.
Lo guardai e lessi le seguenti frasi: «Carissimo Scott,
ti sono così riconoscente per aver tracciato questa
strada per noi. Ti amo. K.». Ero troppo stordito dalla
gioia per poter dire qualcosa; ma a Kimberly bastò
vedermi sorridere e piangere per sapere a cosa pensavo.
Quella sera, per la prima volta, ricevemmo l'Eucaristia
insieme. Fu il logico culmine di un romanzo religioso
che faceva venire le vertigini, mentre la mia sposa e io
eravamo totalmente riuniti in Cristo e nella sua sposa.
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