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SUCCESSIONE APOSTOLICA E TRADIZIONE

Tratto dal sito [cristianicattolici.net]

 

La questione della successione apostolica e quindi della Sacra Tradizione cristiana, da secoli dibattuta da protestanti e cattolici, trova terreno avverso nei diversi siti di matrice protestante, che spesso tentano di demolirne la storicità e la sua purezza cristiana inquinandola con tradizioni umane che diventano difficili da distinguere e separare dalla sana dottrina, per coloro che non conoscono la storia del cristianesimo. Molti cristiani ad esempio non riescono a focalizzare bene la Sacra Tradizione, mischiando spesso il sacro con il profano. E’ utile conoscere le accuse mosse dai fratelli protestanti, per meglio poter rispondere e indirizzare l’analisi biblica su ciò che viene detto e scritto nei molti siti e libri protestanti.

I fratelli pentecostali ad esempio sono convinti di essere i soli veri cristiani, spinti dai loro pastori che avrebbero ricevuto il loro mandato ministeriale direttamente da Dio. Non metto in dubbio la  buona fede di molti pastori che dedicano la loro vita alla comunità, predicando Cristo, ma sbagliando in diversi punti fondamentali come l’Eucaristia ad esempio. Essi sono davvero convinti di aver ricevuto il mandato da Dio, ma in realtà è solo la personale buona volontà a fargli abbracciare il ministerio di pastore. In Atti 15,24-25 leggiamo: “Poiché abbiamo sentito che alcuni di noi sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi, senza che noi avessimo dato loro alcun incarico, abbiamo ritenuto concordemente di scegliere alcuni uomini e di mandarli a voi con i nostri carissimi Bàrnaba e Paolo…”

Poi leggiamo “…senza che noi avessimo dato loro alcun incarico…” qui si capisce chiaramente che il ministero di pastore, o di predicatore, non era soggetto a sogni, visioni o buona volontà personale, ma doveva essere affidato dagli apostoli o dai vescovi. Nei versetti sopra indicati leggiamo un chiaro rimprovero a costoro che predicavano senza aver ricevuto nessun mandato dagli apostoli o dagli anziani. Poi vediamo che sono gli apostoli a scegliere alcuni uomini e a mandarli ad evangelizzare.

Da qui ne deduciamo che le modalità di incarico dei pastori presso le comunità pentecostali non rispecchiano quelle bibliche.

I protestanti definiscono Chiesa la comunità universale dei cristiani, ovunque essi si trovino geograficamente o comunitariamente. Non distinguono bene però tra chiesa organizzata e quindi con gerarchie atte a far rispettare la disciplina ecclesiastica e la dottrina biblica, e chiesa di tutti i credenti, bisognerebbe pure vedere a quali credenti si riferiscono, visto che tra di loro esistono enormi divisioni, anche sul piano dottrinale. Ad esempio la dottrina pentecostale è molto diversa da quella luterana, ed anche tra i pentecostali esistono diverse dottrine, come quella degli antitrinitari.

In questa chiesa universale composta dai credenti, non c’è posto per i cattolici, che vengono considerati “quelli del mondo” cioè pagani, quindi non cristiani, in ultima analisi persone da evangelizzare.

Ma Cristo Gesù aveva questa idea così confusa e frammentata nel suo concetto di Chiesa?

Nella Bibbia vediamo che Gesù non si limita a raccogliere attorno a se le folle, ma recluta dei discepoli, un “piccolo gregge” (Lc 12,32) con il quale instaura un tipo di vita così intimo e familiare da considerare ogni suo membro come “fratello”, “sorella” e “madre” (Mc 3,33-35; Lc 8,21; Mt 12,50). Di questa cerchia si prende cura in modo particolare, rivelando loro <<i misteri del regno>> (Mt 13,11; Mc 4,11; Lc8,10), avvertendoli dei pericoli molto concreti a cui andranno incontro (Mt 10,16-42), insegnando loro una preghiera caratteristica e quindi un culto loro proprio (Mt 6,9-13). Non c’è dunque soltanto un vasto uditorio, una eco lontana della sua predicazione, con qualche persona che gli sta accanto per aiutarlo – come la segreteria di un telepredicatore-, perché si costruisce una convivenza così stretta con coloro che credono in lui da essere descritta con i termini della parentela di sangue. La tentazione facile e a portata di mano è di lasciar scivolare tutto nell’ambito del “puramente spirituale”, del “simbolico”. Oppure, la tentazione di pensare che questo si successo per il tempo limitato della sua vita terrena.

Certamente ciò non risulterebbe in sintonia con un piano divino che trova il suo fulcro nel Dio fatto uomo. Ci sarebbe come un’interruzione: Dio si fa Emmanuele (Dio-con-noi) fino al punto di assumere in tutto e per tutto la nostra natura e quindi la nostra carne, per poi lasciare che il rapporto con lui ritorni al piano in cui era prima. Vediamo invece che Gesù si preoccupa che la cerchia dei suoi discepoli abbia una struttura, sia organizzata e possa quindi avere una continuità nella storia: per questo sceglie i dodici.

Nella Bibbia vediamo pure che anche i dodici (poi undici) si preoccupano di tramandare questa struttura organizzata. Che bisogno c’era di scegliere Mattia come sostituto di Giuda iscariota, se la struttura gerarchica era destinata a scomparire?

Tutti gli apostoli erano consapevoli di dover morire, di conseguenza il loro numero era destinato a diminuire progressivamente fino a scomparire, perché quindi preoccuparsi di scegliere un sostituto di Giuda?

E perché preoccuparsi di scegliere uomini di fede provata come Timoteo, Tito, Filemone, Clemente, Lino ecc.., se la struttura gerarchica era destinata a lasciare il posto alla chiesa dei credenti senza più gerarchie?

La risposta è semplice, intuitiva, logica, semplicemente perché la Chiesa aveva, e avrebbe sempre avuto bisogno di una struttura organizzativa che tenesse le redini, e potesse decidere in caso di controversie o dispute tra credenti, potesse insomma rappresentare un organo autorevole che fungesse da guida sicura per tutti i credenti.

 

“Stabilito che Gesù ha fondato una Chiesa e che essa per istituzione divina deve durare sino alla fine del mondo, bisogna ora capire come poterla individuare tra le tante confessioni cristiane oggi esistenti; appartenere ad essa, infatti, è necessario alla salvezza, per tutti coloro che si trovano nella condizione di potervi aderire. Quella che a noi interessa è la Chiesa di Gesù. Noi vogliamo appartenere alla Comunità da lui voluta e fondata, e perché una di quelle esistenti sia riconosciuta come tale non è sufficiente che essa dica di esserlo, che si richiami a Lui, che affermi una continuità ideale con i suoi insegnamenti: è necessario che storicamente risalga alla sua istituzione. Non ci resta, dunque che prendere in esame le varie aggregazioni che si definiscono cristiane e percorrerne la storia, per verificare se essa ci riporta fino agli apostoli e quindi a Gesù.

Cominciamo col vasto mondo della Riforma protestante e dei suoi derivati, che arriva oggi a contare molte migliaia di denominazioni. Tra queste vi può essere la vera erede della Chiesa di Gesù? Paradossalmente, tutte queste comunità che rivendicano come propria la peculiarità di essere cristiane, possono tutt’al più sostenere di ispirarsi a Gesù, ma non certo di essere da lui fondate. Infatti, la loro “nascita” è storicamente databile ed attribuibile ad un artefice chiaramente umano: con Valdo nel 1215 nascono i valdesi, con Lutero nel 1520 nascono i luterani, con Calvino nel 1533 nascono i calvinisti, con Erico VIII nel 1533 nascono gli anglicani, con J.Wesley nel 1720 nascono i metodisti, con J.Smith nel 1830 nascono i mormoni, con W. Miller nel 1844 nascono gli avventisti, con C.Russel nel 1879 nascono i Testimoni di Geova, fino ad arrivare al pastore Pahram nel 1901 anno in cui nascono i pentecostali, poiché come è noto, in quella galassia che per comodità definiamo “protestante” ogni giorno nascono (e muoiono) nuovi gruppi.

Di fatto sostenere che uno di questi gruppi sia la vera Chiesa di Gesù significa sostenere che tra l’epoca di Gesù e la data di fondazione del gruppo in questione c’è un vuoto: per 1200 o 1500, o 1800 anni, la vera fede cristiana sarebbe sparita dalla faccia della terra, fino al momento in cui un tizio, un Lutero o un Calvino o un altro di questi, finalmente reinvesta il cristianesimo!

Quanto questa tesi sia razionalmente assurda e biblicamente insostenibile, ognuno lo può vedere. Bisognerebbe pensare che Gesù scherzava (o sbagliava!) quando ha promesso: “Io sono con voi ogni giorno, sino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

C’è poi un secondo gruppo di comunità cristiane da esaminare: le antiche Chiese orientali (Assira, Copta, Giacobita, Armena, Etiopica) e le Chiese ortodosse. Le prime sono Comunità situtate nell’allora periferia orientale dell’impero romano e separatesi dal resto della cristianità tra il V e il VI secolo; le altre sono invece le 19 Comunità nazionali frutto della rottura bizantina con quella latina verificatasi nel 1054.

Queste Chiese pur essendosi rese autonome in un dato momento, non nascono in quel momento, e a giusto titolo possono essere riconosciute come apostoliche, poiché partendo dai loro vescovi si può risalire camminando a ritroso nel tempo, di vescovo in vescovo sino al tempo degli apostoli di Gesù. Troviamo dunque nella storia di queste Chiese il primo elemento essenziale, la “successione apostolica”, garanzia di continuità storica e quindi di fedeltà all’istituzione divina della Chiesa.

Una fedeltà parziale, però, poiché questo elemento, da solo, non basta. Esse infatti vivono il loro essere Chiese in modo autonomo l’una contro l’altra, tanto da definirsi “autocefale”, come dire che ognuna fa capo a sé. Ma è evidente dal Vangelo che Gesù parla sempre e solo di “Chiesa” al singolare, non di “Chiese”: la comunità dei suoi discepoli non è una federazione di enti locali, ma una unità, chiamata addirittura ad essere specchio di quell’unità che è il vincolo delle Tre divine Persone (Gv17,21).

E’ necessario dunque che la vera Chiesa di Gesù si distingua tanto per l’apostolicità che per l’”unità”. E’ Gesù stesso ha stabilito il fondamento visibile di questa unità quando ha posto a capo del collegio degli apostoli Simone di Betsaida: Egli lo ha fatto capostipite del nuovo popolo di Dio cambiandogli il nome in Pietro (Mt 16,18), come Giacobbe capostipite dell’antico popolo era stato chiamato Israele (Gn 35,9-11); lo ha investito di una nuova suprema autorità consegnandogli le chiavi del Regno dei cieli (Mt 16,19); lo ha incaricato di guidare e confermare i fratelli nella fede (Lc 22,31), e di pascere l’intero gregge di Gesù, agnelli (vescovi) e pecorelle (fedeli) (Gv 21,15).

Siamo certi che il ruolo affidato da Gesù all’apostolo Pietro continui nei suoi successori, i vescovi di Roma? Anche in questo la storia ci risponde con garanzia di oggettività. In particolare, dobbiamo analizzare ciò che accadeva nei primi cinque secoli dell’era cristiana: infatti, se a partire dal VI secolo l’autorità del Pontefice romano è divenuta oggetto di discussione prima per le antiche Chiese orientali, poi per le Chiese Ortodosse e infine, tanto più, per le Comunità della Riforma, è importante stabilire ciò che pensava e viveva la Chiesa indivisa dei primi secoli, alla quale anche i fratelli separati guardano come ad esemplare e matrice della propria fede.

Ora le testimonianze di quell’epoca (I-V secoli) sono numerose ed esplicite:

1 – affermazioni teoriche e pratiche del primato romano: i vescovi di Roma dimostrano piena consapevolezza del loro ruolo di successori di Pietro e quindi di vicari in terra di Gesù Cristo, e ne esercitano le prerogative, intervenendo in questioni dottrinali e disciplinari di altre comunità anche nelle regioni più remote.

E questo dato è verificabile fin dal I secolo, come dimostra la vicenda di Papa Clemente I (92-99), il quale scrive una lettera ai cristiani di Corinto per dirimere con sua autorità una faccenda disciplinare. La lettera fu tenuta in così alta stima da essere letta al pari dei Libri biblici nelle liturgie pubbliche per tutto il II secolo, come ci testimonia il vescovo Dionigi scrivendo a papa Sotero (II metà del II secolo): <<Possediamo una lettera di Clemente…Abbiamo appreso che in un grandissimo numero di chiese questa lettera era un tempo letta pubblicamente nelle assemblee, e che lo è ancora ai nostri giorni>>.

2 – riconoscimenti del primato romano: i vescovi, anche delle sedi più prestigiose, d’Oriente e d’Occidente, accettano e spesso invocano l’intervento del vescovo di Roma, mostrando così di riconoscere il primato romano; tra di essi vi sono i predecessori di coloro che in seguito purtroppo sono divenuti vescovi scismatici, dimostrando in tal modo di rinnegare l’insegnamento e la prassi di così illustri antenati nella fede. Celebre quel testo del vescovo Ignazio di Antiochia (inizio II secolo) che scrive una lettera alla Chiesa di Roma nella quale, unica tra il suo epistolario, non imparte ammaestramenti poiché <<la Chiesa di Roma ammaestra gli altri senza essere da nessuno ammaestrata >>; la ricolma di elogi e la definisce <<guida nella fede e nella carità>>, Chiesa che <<la presidenza nella carità>>- E ancor più celebre il riferimento al primato di Roma che troviamo nel vescovo Ireneo di Lione, il quale, nel suo volume contro le eresie (fine II secolo) sostiene che si prova l’apostolicità della dottrina di una comunità cristiana dalla possibilità di dimostrare l’origine apostolica del suo vescovo attraverso una successione ininterrotta, andando a ritroso dal presente all’età apostolica; non potendo materialmente fare questo per ogni singola Chiesa, lo fa per la Chiesa di Roma che è <<la più grande e la più antica, a tutti nota>>: con questa Chiesa a << ragione della sua più efficace preminenza, devono accordarsi tutte le altre Chiese esistenti nel mondo, poiché in essa i cristiani di ogni paese hanno ricevuta intatta la tradizione degli apostoli>>, (tutto quello che scrive Ireneo sulla Chiesa di Roma lo vedremo più avanti dettagliatamente,ndr)

3 – esegesi e teologia del primato: i Padri della Chiesa, i grandi teologi dell’antichità, nei loro scritti interpretano nel senso del primato i passi evangelici riguardanti san Pietro e li pongono in relazione all’ufficio del vescovo di Roma, rinascendo così la continuità tra l’Apostolo e i suoi successori;

4- valore sovra regionale dei sinodi romani: il sinodo è per definizione un organo di legislazione e governo locale o regionale; al contrario molti sinodi romani, proprio perché organi della Sede del successore di Pietro, hanno acquistato una valenza ben più ampia intervenendo nei problemi di altre regioni. E’ dunque ampiamente che la Chiesa indivisa dei primi secoli ha riconosciuto nel vescovo di Roma il successore di Pietro e il vicario di Cristo. Pertanto né i figli della Riforma, né i fratelli separati dell’Oriente, ma solo la Chiesa cattolica, governata dai successori degli apostoli e raccolta intorno al Seggio del Vicario di Cristo, possiede quelle doti di “unità” ed “apostolicità” che ne garantiscono la santità, cioè il permanere in essa del carisma originario di fondazione, impresso nel sua DNA dal nostr Salvatore. Solo così ritroviamo quella Chiesa che nel Simbolo della fede professiamo <<una, santa, cattolica, apostolica>>. (crf il Timone n.40 feb-2005)

Tutto questo significa forse che fuori dalla Chiesa di Roma non c’è salvezza?

<<Extra ecclesia nulla salus>>: come va interpretato questo antico principio? Si può davvero sostenere che chi è fuori dalla Chiesa non può salvarsi? E in che senso? <<Il senso è questo: colui che –avendo visto chiaramente nel suo spirito che cos’è la Chiesa, corpo mistico e sposa di Cristo, voluta da Lui e scaturita dalla sua costola- rifiuta la Chiesa sapendo che cosa rifiuta è fuori dalla salvezza eterna, perché si colloca fuori dal mistero. Ma questo non è il caso della massa immensa di quanti non conoscono la Chiesa perché sono ignoranti oppure per dei malintesi; costoro non possono essere condannati per il peccato del rifiuto della luce, che non hanno commesso. Saranno piuttosto giudicati a partire dalla luce a cui sono stati fedeli nella loro coscienza. In questo caso è più fondamentale l’affermazione che Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini: e la salvezza deriva sempre dalla Grazia di Cristo. La quale –dice il Concilio- segue cammini che non conosciamo. Tutti coloro che in buona fede seguono tali vie, nel rispetto della coscienza, saranno salvi. Anche senza il battesimo con acqua.

Ma continuiamo ad approfondire cosa significa successione apostolica e Tradizione ecclesiastica.
Cito ora alcuni interessanti brani tratti dal sito cattolico “Difendere la Vera fede”, scritti dal fratello Massimo e dalla sorella Tea che ci aiuteranno a comprendere meglio l’importanza della Tradizione cristiana.
“Credo che tutte le tradizioni, fintanto che mantengono la loro matrice antropologica, cioè di fattura umana, siano su quel tenue filo che separa il bene dal male. La Bibbia ne è piena...
Se guardiamo, però, al momento della Rivelazione, ci accorgiamo che Dio vuole dichiararsi per quello che è, e per quello che intende fare dell'uomo uscito dalle Sue mani.
Vale a dire che, lentamente, Egli da un senso e un fondamento a gran parte delle tradizioni, ad usanze già inserite nel tessuto connettivo del popolo eletto.
Ad es., il sacrificio umano, forse la più barbara delle tradizioni culturali, diffusa nel Canaan e nel vicino Oriente, cessa di essere "tradizione negativa" nel momento che l'angelo ferma la mano di Abramo. E' come se Dio avesse voluto dire: "OK, fino adesso avete fatto così, è stato il vostro modo di rendere culto all'idea che avevate di dio. Ma io, Dio, vi dico che da adesso in poi, il sacrificio dovrà escludere la vittima umana...".
“Infatti, anche il profetismo, ad un certo punto, supererà l'idea di sacrificio animale come alternativo e legittimo, per parlare di un culto "interiore", un sacrificio che riguarda la sfera più intima e per questo, più simile al Dio cui lo si offre.
Sarà Cristo a riprendere la tematica del sacrificio abramitico e a realizzare su quel modello, l'opera salvifica totale.
Questo, ovviamente, è solo un esempio per dire che le tradizioni, solamente umane, potrebbero portare allo sfascio totale, proprio perché sconnesse dal fine ultimo che le riveste di senso umano e divino insieme, di storia e di metastoria, di tempo e di eternità.
Se usassimo la teoria matematica degli insiemi, potremmo far congiungere l'insieme A (l'uomo e la storia) con l'insieme B (Dio e l'eternità).
Il loro punto di contatto, la dove si toccano, AB, è la relazione tra quello di cui siamo capaci come uomini con quello di cui potremmo essere capaci come creature "divinizzate" dallo Spirito.
Lo stesso vale per le tradizioni: se rimangono manufatti umani, sono poco più di una brocca o di un tavolo, per quanto belli e preziosi.
Ma se corrette dal piano che Dio ha sulla creazione, ecco che acquistano senso e valore perché comunicano una particella di verità quale anticipo di quella verità totale che la tradizione (quella buona) intende presentare e conservare, assumere e prefigurare.”

In merito alla Sacra Tradizione, ci sono teoricamente due fronti (in pratica molti di più) uno è sempre stato quello della Chiesa cattolica, l’altro quello protestante, nato da un certo punto in poi della storia. La Chiesa cattolica ha sempre insegnato che le tre grandi autorità cristiane sono la Tradizione, la Bibbia e la Chiesa.
La Bibbia fu formata dalla Tradizione, in pratica prima esistette la Tradizione e poi la Bibbia.
Gesù insegnava infatti oralmente, non per iscritto, gli apostoli inizialmente fecero altrettanto, e solo dopo alcuni anni gli insegnamenti cristiani furono messi per iscritto.

Naturalmente né la Tradizione né la Chiesa sono superiori alla Bibbia, ma la servono e ne esplicitano gli insegnamenti.
E’ importante conoscere la Parola di Dio, e non c'è bisogno di essere grandi luminari per comprenderla, certo molti versetti sono facili da capire, ma la Bibbia ci dice che senza un’adeguata istruzione si può capire bene lo stesso?

Le Scritture ci dicono una cosa diversa:
2 Pt 3,16 In esse [parla delle lettere di Paolo] ci sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per la loro propria rovina.

Quindi è importante conoscere la Scrittura ma occorre saperla comprendere. Ma poichè io non posso sapere se faccio parte o no della categoria degli "ignoranti e degli instabili" ho bisogno di avere un'autorità che mi dica come leggerla. E' biblico questo? Sì, se leggiamo:
2 Pt 1,20 “Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata interpretazione perchè non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio.”

L'ignoranza delle scritture è ignoranza stessa di Cristo. Pienamente d'accordo!

I protestanti dicono: “Tutti gli insegnamenti di Gesù sono contenuti nella Bibbia.”

Non è vero che tutti gli insegnamenti di Gesù sono contenuti nella Bibbia:

Gv 20,30 “Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli ma non sono stati scritti in questo libro.”
Non mi risulta che il “fece” ci indica che Gesù facesse gesti muti, cioè non accompagnandoli con spiegazioni e insegnamenti orali. Ogni gesto di Gesù era accompagnato da un insegnamento, quindi coloro i quali vorrebbero snaturare il significato della parola “fece” farebbero bene a riflettere un tantino di più sulle intepretazioni protestanti, che spesso tolgono il vero significato biblico, e ne forniscono uno arbitrario ed errato.


Gv 21,25 “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.”

2Gv 1,12 “Molte cose avrei da scrivervi ma non ho voluto farlo per mezzo di carta e inchiostro”;

3 Gv 1,13 “Molte cose avrei da scrivervi ma non voglio farlo con inchiostro e penna.”

ecco alcuni esempi:
Questo libro della legge non si diparta mai dalla tua bocca, ma meditalo giorno e notte, avendo cura di mettere in pratica tutto quello che v'è scritto (Giosuè 1:8)

Qui non si dice affatto che tutto quello che bisogna sapere è contenuto nella Bibbia

“Queste cose sono scritte, affinchè crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinchè, credendo abbiate vita nel suo nome” (Giovanni 20:31)

Se leggete questo versetto attentamente vedrete che Giovanni sta solo dicendo il motivo per il quale ha scritto il suo Vangelo: convincere i lettori che Gesù è il Cristo. Solo questo. Se gli diamo il significato che gli vogliono dare gli evangelici, allora questo significherebbe escludere automaticamente gli altri tre Vangeli e renderebbe inutili le lettere scritte dagli apostoli (e da Giovanni stesso). Si arriverebbe all'assurdità del passaggio dalla Sola Scriptura alla Sola Joannem!

“Quando l'Apostolo Paolo Evangelizzò i Giudei di Berea, è detto che ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando tutti i giorni le scritture per vedere se le cose stavano così” (Atti 17:11)

Per capire tutto il testo bisogna tornare indietro di qualche versetto e leggere cosa hanno fatto gli abitanti di Tessalonica. E allora ecco qui il versetto: “ Secondo il suo solito, Paolo si recò presso di loro [i tessalonicesi] e per tre sabati discusse con loro a partire dalle Scritture, mostrando e sostenendo che il Cristo doveva patire e risorgere da morte e che “quel Gesù che io vi annuncio, questo è il Cristo”.

Ci sono due momenti fondamentali: il primo è l'elogio nei confronti degli abitanti di Berea, definiti più "aperti"  dei tessalonicesi, il secondo è il comportamento che essi tenevano (ogni giorno interrogavano le Scritture). Perchè i bereani sono elogiati? certamente non perchè interrogavano le Scritture, in quanto i tessalonicesi facevano la stessa cosa. Infatti nel versetto precedentemente citato dice: " Secondo il suo solito Paolo si recò presso di loro, e per tre sabati discusse con loro a partire dalle Scritture” In realtà i  tessalonicesi ascoltarono la predicazione di San Paolo, in quanto non lo rifiutarono nè dopo il primo nè dopo il secondo sabato, ma solo alla fine del terzo respinsero il suo insegnamento, dopo aver ascoltato e discusso, poichè, confrontando la Scrittura con ciò che San Paolo andava predicando, si convinsero che si sbagliava.

Allora bisogna dedurre che i bereani sono stati definiti "aperti" proprio perché hanno accettato la predicazione orale di Paolo in aggiunta a quanto trovavano scritto in quello che per noi oggi è l'A.T. Una possibile obiezione potrebbe dire che gli abitanti di Berea cercavano nelle Scritture la conferma a ciò che Paolo diceva, subordinando così il suo insegnamento orale a ciò che invece si trovava scritto nella Bibbia. In realtà questa obiezione è priva di fondamento perchè, avendo i bereani solo l' A.T., confrontando gli insegnamenti di Paolo con le Scritture avrebbero trovato molte contraddizioni: una ad esempio, potrebbe essere "occhio per occhio, dente per dente" contro "Ama il tuo nemico"; un’altra potrebbe essere la citazione da Dt 21,23, riportata anche in Gal 3,13, “maledetto colui che pende dal legno” riferito a Gesù.

In pratica i berani hanno accettato un insegnamento orale in aggiunta alla Scrittura.

Lo stesso Apostolo afferma che tutto quello che fu scritto per l'addietro, fu scritto per nostro ammaestramento (Romani 15:4)
Anche qui nulla che faccia pensare al fatto che tutti gli insegnamenti di Gesù sono contenuti nella Bibbia.
San Paolo ancora, mandando la sua lettera alla chiesa di Colosse, raccomanda a quei Cristiani di farla leggere ad altre Chiese: “Quando questa Epistola sarà stata letta fra voi, fate che sia letta anche nella Chiesa dei Laodicesi, e che anche Voi leggiate quella che vi sarà mandata da Lodicea" (colossesi 4:16). Egualmente, scrivendo ai Tessalonicesi: "Io vi scongiuro per il Signore a far si che questa epistola sia letta a tutti i fratelli" (1 Tessalonicesi 5:27)
Anche qui si può fare la stessa affermazione fatta in precedenza: non cè nulla che faccia pensare al fatto che tutti gli insegnamenti di Gesù sono contenuti nella Bibbia. E' vero, invece ed è giusto che la lettera di Paolo sia conosciuta da tutti, quindi anche da noi.

Sempre San Paolo, scrivendo al suo collaboratore Timoteo dice: “Sin da fanciullo hai avuto conoscenza degli Scritti Sacri, i quali possono renderti savio a salute (II Timoteo 3:15)
Timoteo aveva avuto accesso (sin da fanciullo, si legge) solo a quello che per noi è l'A.T. Ovviamente l'A.T. è fondamentale per la nostra conoscenza del progetto divino ma anche questo brano non prova che la Bibbia contiene tutto (sto diventando ripetitivo ma non è colpa mia, nd Massimo).

L'Apostolo Pietro aggiunge: "Abbiamo pure la Parola profetica, più ferma. Alla quale fate bene di prestare attenzione, come una lampada splendente in luogo oscuro (II Pietro 1:19)

Qui, comunque la Parola profetica non si riferisce solo a quella scritta (altrimenti Pietro avrebbe detto "la Scrittura" come facevano tutti gli ebrei dell'epoca) ma alla Parola che può essere sia scritta che verbale.

Finalmente l'Apocalisse dichiara: Beato Chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e serbano le cose che sono scritte in essa"(Apocalisse 1:3) Amen! ( Per non continuare ad essere ripetitivo...nd Massimo)

Poi se leggete Matteo Cap. 4 che parla della tentazione di Gesù nel deserto vedi che Gesù ha detto “STA SCRITTO” e il nemico l'ha lasciato. E' vero, ma anche satana aveva usato i versetti della Scrittura per tentare Gesù. Questo ci dimostra che, al di là della parola scritta, è importante anche l' interpretazione che si dà di quella Parola. Gesù è colui che l'interpreta in modo perfetto (egli E' la Parola) lo Spirito Santo è Colui che ce la insegna ma è la Chiesa che ha il compito di insegnare ciò che lo Spirito Santo vuole dire.

 

Andando avanti con un'affermazione protestante:

Come vedete tutto è concentrato sull'insegnamento della Parola di Dio. Una dottrina solo se è contenuta nella Parola di Dio è vera, altrimenti è tradizione di uomini.

Anche questo non è vero. Abbiamo già detto che il canone biblico non è contenuto nella Bibbia eppure è vero.

 

Continuando con affermazioni evangeliche:

Per quando riguarda che ‘lo Spirito Santo avrebbe rivelato cose future’, si riferisce che Gesù mandando lo Spirito Santo agli Apostoli, gli avrebbe rivelato ogni cosa e li avrebbe guidati a scrivere tutto il Nuovo Testamento.

Anche questo non è vero come dimostrano i versetti sopra citati. A questo aggiungo che alcune lettere di San Paolo sono andate perse. La lettera ai Laodicei, per esempio, oppure altre menzionate sempre da San Paolo in Cor 5,9. In realtà per i cattolici, il fatto che una parte della Parola scritta di Dio sia andata persa non è un dramma perchè la Tradizione (quella divina, non quella umana, naturalmente) è conservata dal magistero della Chiesa.

Al contrario ci sono diverse migliaia di denominazioni protestanti (che affermano di credere solo nella Bibbia) e che in realtà hanno come unico punto di accordo un ingiustificato odio anti cattolico, mentre differiscono fra di loro in molti punti dottrinali a volte molto gravi.

 

“Lo Spirito Santo è quello che convince, che converte e che ci ricorda la Parola di Dio.”

Anche qui non possiamo che dire AMEN! Aggiungendo una domanda: perchè accontentarsi solo della Parola scritta? Noi cattolici non crediamo al principio della Sola Scrittura ma quello del Solum Verbum Dei!

 

Ora ci soffermiamo su una affermazione di un pastore Evangelico, tale Traettino:

Leggiamo cosa scrive:

"È necessario che qualcuno abbia la parola finale, c'è bisogno di un capo (oggi una parola impopolare...!). Come Cristo è capo della chiesa, e il marito è capo della moglie, cosí il disegno di Dio prevede che dovunque ci sia un'aggregazione di uomini, una comunità, un progetto, c'è bisogno di unità di leadership. A questa esigenza risponde il governo apostolico. "

Putroppo molti pastori protestanti alternano il significato del termine “capo” qual’ora esso è riferito al papa, alcuni pastori pentecostali ad esempio arrivano a dire che noi cattolici consideriamo il papa capo della Chiesa al posto di Cristo, in qualità di suo successore. Una tale bestemmia fa colpo sugli ascoltatori che ben conoscono la non trasmissibilità del ministero di Cristo, Egli non ha successori perché è Sacerdote in eterno, ma questo lo sappiamo anche noi cattolici, e MAI la dottrina cattolica (né prete alcuno) ha affermato che il papa è successore di Cristo, ma semplicemente di Pietro.

Ma le predicazioni ad effetto che fanno molti pastori pentecostali distorcono il reale significato della parola “Capo” attribuendogli un significato negativo all’interno della Chiesa.

L’unico Capo della Chiesa è Cristo, e qui siamo tutti d’accordo, ma la Chiesa dispone anche di un capo (autorità) visibile, come fu Pietro, e come furono gli apostoli, non perché avessero i gradi in stile militare, non perché abusassero della loro autorità, ma semplicemente perché come lo stesso Gesù somma autorità, lavò i piedi agli apostoli non annullando la Sua autorità, così Pietro pur essendo il primo fra gli apostoli servì umilmente la Chiesa, ma anche questo suo servire non annulla affatto la sua autorità. Se la Chiesa non avesse avuto un capo visibile le liti e le divergenze di opinione che spesso si sono manifestate in diversi punti dottrinali, non avrebbero potuto mai trovare soluzione, ma anzi sarebbero state causa di scissioni devastanti e distruttrici.

Ritornando al pastore Traettino:

“Cosí il disegno di Dio prevede che dovunque ci sia un'aggregazione di uomini, una comunità, un progetto, c'è bisogno di unità di leadership.”

Quindi ha ammesso che anche loro HANNO BISOGNO DI UN “CAPO VISIBILE”, che non sia il Papa naturalmente, allora mi chiedo da dove prenderanno le giustificazioni evangeliche se negano il Primato Petrino? Faccio notare che Traettino non ha fatto citazioni evangeliche.

Ed ecco ora come Traettino, pastore evangelico ci viene ad ASSOLVERE da questa accusa sulla Tradizione:

“Infine, dobbiamo guardare all'eredità, alla continuazione della famiglia, ai figli spirituali. Anche all'interno delle nostre realtà spirituali e comunitarie è necessario che il cuore dei padri vada verso i figli, e quello dei figli verso i padri. Per preparare un popolo ben disposto! I padri siano d'esempio per i figli, i figli rispettino i padri, si coltivi il senso di alleanza e di un progetto comune e una cultura dell'apertura del cuore, del rispetto e dell'ascolto. Per farsi ammaestrare.”

Parole come: eredità; progetto; cultura, hanno in se stessi la chiara tendenza a mantenere una sorta di TRADIZIONE che in questo caso, ovvio, deve andare CONTRO LA CHIESA CATTOLICA, da qui nasce L'INGANNO. Una Tradizione sì, certamente, ma che NON sia quella della Chiesa,diversamente Traettino che è un pastore evangelico dovrebbe ABOLIRE LA PAROLA EREDITA'.

E’ incomprensibile a questo punto un certo insegnamento evangelico ostile invece ai padri della Chiesa ed alla Tradizione, di quale eredità parla Traettino? In verità non ne parla e nulla dice a riguardo, parla dei "padri" di questi ultimi due secoli. E questi "padri" da dove avrebbero attinto una sorta di eredità se tale eredità deve avere come base il Cristo e la Chiesa APOSTOLICA?

Dice Traettino: “Per farsi ammaestrare” benissimo, e noi da chi ci siamo fatti ammaestrare se non dai Padri della Chiesa che hanno saputo tramandarci quella eredità di cui parla? A meno che egli non intenda un altra eredità che io leggo nella matrice Protestante, e il discorso di Traettino filerebbe perchè questo allora sarebbe un richiamo a quella parte di mondo pentecostale che nega le radici del Protestantesimo storico.

Insomma, Traettino sta tentando di  raccogliere tutti gli Evangelici Pentecostali sotto un unico governo unitario, fatto di ministeri e uffici indipendenti fra loro, ma spiritualmente uniti in una unica voce, attraverso la quale raccogliere una eredita' e una risonanza territoriale, che non si facciano “le scarpe tra loro”, ma che, come nella Chiesa Cattolica i vescovi sono responsabili indipendenti della loro diocesi, così al tempo stesso sono uniti per eredità, territorio ministeri e uffici, in un unico governo unitario.

Dalla Tradizione quindi deriva anche la nomina dei vescovi e dei presbiteri, anche nella Bibbia ne troviamo qualche esempio, Paolo nomina Timoteo, Tito, Filemone ed altri. Ma nel mondo protestante e pentecostale come avviene la nomina di un pastore?

Alcuni evangelici sostengono che un pastore o un vescovo va deciso mediante una votazione in cui la maggioranza +1 da il posto al candidato "liberamente" scelto per scrutinio segreto.....
Se pensiamo ai giochi di potere che esistono nelle elezioni laiche politiche, questa scelta lascia veramente molti dubbi.
Ma prendiamo la Bibbia visto che loro sono per la “Sola Scriptura” e trovatemi, per favore, dove la Chiesa primitiva abbia avanzato le sue scelte mediante delle votazioni a livello locale.
Naturalmente non le troveremo, troviamo invece delle indicazioni che fanno capire che la scelta di un pastore avveniva mediante una conoscenza reciproca e l'accurata garanzia delle qualità della persona scelta.
E' il caso più lampante di Paolo verso il quale però interviene personalmente Cristo, anche se poi Paolo viene confermato dagli Apostoli. Timoteo invece, al quale Paolo, e non una votazione, affida la responsabilità della Chiesa di Efeso, non riceve una folgorazione dal Cristo, bensì matura la sua vocazione attraverso una ricerca lenta e continua.

Ma partiamo dagli Atti degli Apostoli dove in attesa della Pentecoste, si lavora per rioccupare il posto lasciato vuoto da Giuda. NON sembra affatto che qui la scelta sia avvenuta per una votazione segreta, al contrario se ne parla. Non solo, l'aspetto più importante è che non si alzano tutti a dire la loro, ma si legge: "In quei giorni, Pietro, levatosi in mezzo ai fratelli riunite insieme circa 120 persone, disse…."
Dopo la spiegazione ci dice che ora occorre uno tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo in cui dimoro' tra noi il Signore Gesù, divenga ora testimonio con noi della sua risurrezione...”

Dunque Pietro da il via alla scelta dei candidati, che come abbiamo letto devono essere fra coloro che "vissero con loro" l'esperienza di Gesù, e ne furono proposti due, ciò che segue per la scelta, attenzione, non è una votazione tra i fedeli, ma una Preghiera per invocare il dono del discernimento, allo Spirito Santo. La scelta non dipende nemmeno da sogni o buona volontà, ma scaturisce dalla conoscenza del candidato che ha precedentemente dimostrato vera fede cristiana, non con la bocca ma con fatti concreti.

120 persone dunque propongono i candidati, ma non ci sono votazioni.

Veniamo ora al capitolo 6 di Atti 1-7.

Si inizia a comprendere che i Dodici non sono più sufficienti a soddisfare i tanti compiti, se facciamo attenzione al versetto 4, ci renderemmo conto che i Dodici iniziano per la prima volta a parlare dei ruoli. Dunque i Dodici si riuniscono in assemblea e decidono, ci fa capire che non tutta la comunità della Chiesa di allora si riunì per eleggere un altro, e scelsero Stefano non per votazione, ma perchè riconosciuto Uomo di Spirito Santo, pieno di fede.

Poi abbiamo la meravigliosa Lettera, la prima, ufficiale a nome della Chiesa tutta che si esprime con autorità, Atti 15,22-35.

Al capitolo 16 di Atti abbiamo la scelta di Timoteo da parte di Paolo. Timoteo era già un discepolo, ma Paolo per non dare scandali lo fa circoncidere, perchè voleva portare Timoteo con sé, anche qui, nessuna richiesta ad una parrocchia o assemblea evangelica, per decidere, lui vescovo, chi portare con sè. Paolo non motiva la scelta di Timoteo con sogni premonitori avuti da Timoteo, o buona volontà dello stesso. Gli da l’incarico perché lo conosce, non è Timoteo ad autoincaricarsi.

Anche al cap.18 di Atti leggiamo di una fondazione della Chiesa, a Corinto, ed anche qui nessuna votazione su chi dovrà sostituire Paolo.

Sempre nello stesso capitolo al verso 23, prima della sua partenza si legge un particolare: "...Vi rimase un certo tempo, poi partì percorrendo successivamente le regioni della Galazia e della Frigia....e confermando nella fede tutti i discepoli......" Paolo era un missionario e dove andava fondava chiese le quali però avevano bisogno di essere periodicamente controllate, e questo ce lo confermano tutte le lettere che seguono. In questo brano ripercorre le tappe della sua missione, verifica, e solo a questa verifica conferma i discepoli, anche qui, nessuno interpella la comunità.

In Atti 18,25-26 apprendiamo che Apollo era un buon conoscitore delle Scritture, ed era stato istruito alla dottrina cristiana, infatti predicava con parecchio fervore nelle sinagoghe, ma non conosceva ancora il battesimo di Gesù. Priscilla ed Aquila dopo aver ascoltato la sua predicazione lo chiamarono in disparte e lo istruirono meglio circa la vera dottrina cristiana. Questo mi fa riflettere parecchio sullo stato d’animo di Apollo, che in tutta umiltà accettò le spiegazioni di Priscilla e Aquila, se un cattolico oggi avvicina un pentecostale per spiegargli la sana dottrina cristiana facilmente né scoppia una lite. I fratelli pentecostali non accettano spiegazioni da noi cattolici, e se ci ascoltano è solo per un atto di cortesia, le nostre parole non arrivano quasi mai al loro cuore, entrano ad un orecchio ed escono dall’altro. Diversamente loro prentendono che le loro parole ci convincano, e se ciò non accade è solo perché i nostri cuori sono induriti. Solo il Signore può aprire i cuori, ma spesso l’uomo con i suoi atteggiamenti ostacola l’opera di Dio.

Mi immagino la scena che ne potrebbe scaturire nel vedere un pastore pentecostale predicare, e dopo aver concluso la sua predica essere avvicinato da me nell’intento di spiegargli con maggior esattezza la dottrina cristiana. Non credo che ascolterebbe tacitamente i miei insegnamenti (che poi sono quelli della Chiesa), non credo che si comporterebbe come Apollo.

Ma Paolo non fa tutto da solo.... e in Galati 1,18 e 2,1 leggiamo che Paolo si confrontava con Cefa.....nella prima sale appositamente a Gerusalemme per contattare Cefa (Pietro) e con lui si trattiene 15 giorni, la seconda volta dopo 14 anni, risale a Gerusalemme di nuovo per confrontarsi con Cefa, il quale con Giovanni lo confermeranno nel suo ministero (vv.8)

Anche in questo caso, Paolo non si premunisce di sentire il parere delle chiese, ma di assicurarsi che il Vangelo dato sia recepito e testimoniato senza infiltrazioni, si premunisce invece di trattenersi con Cefa, e siamo certi che in quegli incontri non avranno giocato a carte.

Per concludere questo primo specchietto, leggiamo ora la 1 Pt.1,3-12, in particolare v.12: "Fu loro rivelato che non rendevano un servizio a sè stessi, bensì a VOI in tutto questo che ora vi è stato annunciato da coloro che vi hanno evangelizzato in forza dello Spirito Santo inviato dal cielo..."

Chi erano questi "COLORO" che avevano evangelizzato?

La maggior parte delle Lettere neo testamentarie ce lo dicono, ed anche se di molti i nomi non si conoscono, è palese che gli Apostoli e solo loro davano questo mandato. Nessuna chiesa si è mai riunita in assemblea per eleggersi il proprio vescovo, nessun presbitero si fondava una chiesa e nessun presbitero veniva scelto dall'assemblea, anzi, Pietro nel cap. 5 fa delle raccomandazioni ai presbiteri e per lui stesso con-presbitero, cioè, SACERDOTE, di PASCERE IL GREGGE che è stato loro affidato.....

Affidato da chi? Naturalmente da Dio, ma confermati da chi?.....DAGLI APOSTOLI....e allora ritorniamo alla domanda di sempre: ma dopo la morte degli apostoli che cosa è accaduto? Come si è proceduto nella nomina dei pastori?

Da una lettera di un evangelico copio questo passo perchè lo trovo molto bello, profondamente spirituale e che forse potrà anche aiutare  a meditare i nostri sacerdoti:

“I primi cristiani erano formati secondo questo ordine e principi. Uomini di solido stampo, predicatori di tipo celeste: eroici, coraggiosi, di tempra militaresca, santi. Predicare alla loro maniera significa avere oggi abnegazione, crocifissione di sé stessi, serietà, fatica e martirio. Essi si consacravano talmente che il risveglio spirituale continuò a sopravvivere in tutta la loro generazione e formò già nel loro seno la generazione che ancora doveva nascere. I predicatori che danno vita sono uomini di Dio, il cui cuore è sempre assetato di Dio; la cui anima si sforza sempre di seguire Iddio, il cui occhio non vede che Dio, uomini in cui il mondo e la carne sono stati crocifissi mediante la potenza dello Spirito di Dio ed il cui ministero è come lo scorrere generoso di un fiume datore di vita.”

Si, occorre ammetterlo, questa persona evangelica ha ragione, tuttavia per ritornare al tema e dopo aver letto la lunghissima sua lettera ho notato che non c'è scritto come si diventa pastori.

Noi abbiamo letto con Bibbia alla mano che se è vero appunto che i primi cristiani erano come questa descrizione ha fatto, dall'altra parte parla chiaramente di chi aveva il potere di dare il mandato e la conferma a predicare, del resto san Paolo è chiaro riguardo ai ministeri:

1Cor.4,1-5 leggiamolo:

"Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio."sostiamo e chiediamoci: "ognuno" sta ad indicare i fedeli che componevano la chiesa alla quale Paolo si rivolge e dunque non erano loro i ministri, ma Paolo da chi fu fatto Ministro di Dio?  Certo, la conversione e l'avvio alla missione avvenne da Gesù, ma chi gli affidò la FAMILIARITA' e dunque la destra? Leggete Atti 9,28 e Gal.2,8 ......

Ogni fedele deve perciò considerare gli Apostoli e chi dopo di loro ufficialmente riconosciuti  da loro, quali Ministri di Dio e Amministratori dei misteri di Dio.

Un pastore va dicendo che noi non abbiamo alcun mistero da amministrare perchè tutto è rivelato e chiunque può scoprire, ma qui Paolo la pensa diversamente, gli Apostoli e chi dopo di loro è chiamato alla loro successione custodisce ed amministra i misteri di Dio.

Ha forse Paolo svelato questi misteri? Strano, nella Bibbia non c'è scritto.....

Ma approfondiamo un aspetto di questa lettera ai Corinzi, Paolo scrive a questa Chiesa da lui fondata mentre si trova ad Efeso e scrive perchè gli sono giunte notizie allarmanti circa la fedeltà di questa comunità al suo insegnamento. Appare strano che Paolo non parli assolutamente di un pastore e non indirizzi la lettera al pastore di quella chiesa, segno evidente che o non c'era, o non era così importante. Dunque alcuni inviati da quella comunità mettono al corrente Paolo che la situazione a Corinto non è buona, c'è divisione fra i fedeli, problemi d'interpretare correttamente la dottrina matrimoniale, e così via, mi chiedo: mancava forse un pastore all'epoca che si occupasse della Chiesa di Corinzi?

La seconda ai Corinzi sembra sia stata scritta dopo un anno dalla prima e le cose che sono accadute rattristano profondamente Paolo: l'apostolicità di Paolo è messa in dubbio, viene messa in dubbio niente meno che la sua autorità.Viene accusato di aver creato lui subbugli nella Chiesa probabilmente con quella lettera visto che manca da Corinto da molto tempo, decide allora Paolo di andare, ma non ci riesce ed invia Tito al suo posto. Tito, mandato da Paolo calma gli animi e ristabilisce l'autorità apostolica di Paolo; cioè, si riconosce il vescovo Paolo quale fondatore della comunità e quale autorevole ministro di Dio.

Solo così Paolo può chiarire ancora una volta il suo ministero, leggendo 2 Cor.4,1-6 possiamo comprendere il dono del ministero "Perchè noi non predichiamo noi stessi, ma Gesù Messia Signore; quanto a noi, siamo i vostri servi in Cristo." E al verso 18 del cap.5 leggiamo: " E tutto è da Dio, il quale ci ha riconciliati con sè mediante Cristo, e ha affidato a noi la parola della riconciliazione".....quel "NOI" sta per Ministri di Dio....

Qui Paolo insomma, fa comprendere che il male è oramai passato, l'offesa è stata cancellata con il pentimento, la serenità è ritornata. Avanti dunque, sembra dire l'apostolo, c'è ancora del bene da fare, c'è la carità da praticare....

 

La maggior parte (non tutti quindi) dei Protestanti storici, evangelici ed evangelici Pentecostali....invece credono FORTEMENTE CHE:

I pastori (fra i quali ci sono anche le donne) si possono sposare e, come i laici, possono anche divorziare. Non sono contrari, per principio, all'aborto....  sapreste dirmi dove sta scritto questo nella Bibbia??

PASTORI DONNA? Se non erro Paolo era proprio contrario, anzi, se dovessimo prenderlo alla lettera la Donna NON può nemmeno predicare, e dove sta scritto che possono divorziare? E dove sta scritto che un ministro di Dio debba essere favorevole all'aborto? Vedete che confusione genera la libera interpretazione biblica? Ma dico ci rendiamo conto della manipolazione della Bibbia? Qui non rispettano più nemmeno la Sola Scriptura, e da come stiamo approfondendo mi sa che proprio i Cattolici prendono alla lettera il Vangelo.....

Ma gli attacchi dei fratelli protestanti sono molteplici ed articolati talvolta partono dal criticare un semplice termine per poi costruirci sopra le loro ragioni.

Un evangelico (non un pastore) insegna quanto segue:

“Amico, avrei bisogno d’essere spiegato appieno cosa vuoi dire col termine "prete".  Se vuoi sostenere che il prete è sacerdote, ti sbagli di molto e sei fuori strada. Sacerdote si traduce: ‘offritore di sacrifici’, sarebbe colui che indossa i panni sacerdotali d’Aronne, secondo il vecchio patto; che scanna la vittima del sacrificio, per poi offrirla a Dio. Questi non hanno alcun posto nella Chiesa di Cristo. Gesù Cristo non ha affidato la sua Chiesa nelle mani dei sacerdoti che indossano i panni d’Aronne, ma ai comuni suoi discepoli, apostoli e suoi seguaci.”

Chi è il Sacerdote? È l’Uomo di Dio (2 Tim. 3, 17). Difatti, è solo Dio che lo sceglie e lo chiama da mezzo agli uomini, con una vocazione specialissima (Mt.19,10-12) (“Nessuno assume da sé questo onore, ma solo chi è chiamato da Dio”: Ebr. 5, 4), lo separa da tutti gli altri (“segregato per il Vangelo”: Rom. 1,1), lo segna con un carattere sacro che durerà eternamente (“Sacerdote in eterno”: Ebr. 5, 6) e lo investe dei divini poteri del Sacerdozio ministeriale perché sia consacrato esclusivamente alle cose di Dio: il Sacerdote “scelto fra gli uomini è costítuito a favore degli uomini in tutte le cose di Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati” (Ebr. 5, 1-2).

Il brano in questione di Ebrei 5 non è affatto superato, non è relegato al popolo ebraico e dice "Ogni pontefice, preso di tra gli uomini, è costituito in favore degli uomini nelle cose che riguardano Dio", Paolo non sta affatto dicendo che TUTTO E' FINITO, bensì che attraverso il Cristo, Sacerdote Eterno, ora gli Apostoli non devono più offrire sacrifici animali, ma Lui l'Agnello senza macchia condotto al macello è la vittima sacrificale.

Perciò dire che "gli apostoli non erano sacerdoti", vuol dire non aver capito nemmeno l'Ultima Cena. L'Istituzione dell'Eucarestia che NON viene data in mezzo alle folle durante uno dei suoi incontri, bensì Gesù PREPARA L'EVENTO, e chiama solo i Dodici.

E a questo punto una risposta che si può dare a questo fratello evangelico è il brano di Ebrei 5, 11-14. Ma anche i versetti di Malachia ci fanno capire di cosa si tratta:

Ml 1,10-13 “Oh, ci fosse fra di voi chi chiude le porte, perché non arda più invano il mio altare! Non mi compiaccio di voi, dice il Signore degli eserciti, non accetto l’offerta delle vostre mani! Poiché dall’oriente all’occidente grande è il mio nome fra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti, dice il Signore degli eserciti.

Per questo il Sacerdote è il vero prolungamento di Gesù; partecipa della stessa vocazione e missione di Gesù; impersona Gesù negli atti più importanti della redenzione universale (culto divino ed evangelizzazione); è chiamato a riprodurre nella sua vita l’intera vita di Gesù: vita verginale, povera, crocifissa. È per questa conformità a Gesù che egli è “ministro di Cristo fra le genti”(Rom. 15, 16), guida e maestro delle anime (Matt. 28, 20).

S. Gregorio Nisseno scrive: “Colui che ieri era confuso col popolo, diventa suo maestro, suo superiore, dottore delle cose sante e capo dei sacri misteri”. Ciò avviene ad opera dello Spirito Santo, poiché “non è un uomo, non un angelo, non un arcangelo, non una potenza creata, ma lo Spirito Santo quegli che investe del Sacerdozio” (S. Giovanni Crisostomo). Lo Spirito Santo configura l’anima del Sacerdote a Gesù, impersona Gesù in lui, di modo che “il Sacerdote all’altare opera nella stessa Persona di Gesù” (S. Cipriano), ed “è padrone di tutto Dio” (S. Giovanni Crisostomo). Non ci sarà da meravigliarsi, allora, se la dignità del Sacerdote viene considerata “celestiale” (S. Cassiano), “divina” (S. Dionisio), “infinita” (S. Efrem), “venerata con amore dagli stessi Angeli” (S. Gregorio Nazianzeno), tanto che “quando il Sacerdote celebra il Sacrificio Divino, gli Angeli stanno vicini a lui, e in coro intonano un cantico di lode in onore di colui che si immola” (S. Giovanni Crisostomo). E ciò avviene ad ogni S. Messa!

S. Francesco d’Assisi non volle diventare Sacerdote perché si riteneva troppo indegno di così eccelsa vocazione. Venerava i Sacerdoti con tale devozione da considerarli suoi “Signori”, poiché in essi vedeva solamente “il Figlio di Dio”; e il suo amore alla Eucaristia si fondeva con l’amore al Sacerdote, il quale consacra e amministra il Corpo e Sangue di Gesù.

Durante le persecuzioni, nei primi secoli, un oltraggio particolare ai Vescovi e ai Sacerdoti consisteva nell’amputare loro le mani, perché non potessero più né consacrare né benedire.

I cristiani raccoglievano quelle mani e le conservavano come reliquie fra gli aromi. Anche il bacio delle mani del Sacerdote soprattutto dopo la Messa, è una espressione delicata di fede e di amore a Gesù che il Sacerdote impersona.

Una donna paralitica da quindici anni, chiese al Papa Leone IX di poter bere l’acqua da lui adoperata durante la S. Messa per l’abluzione delle dita. Il Santo Papa accontentò l’inferma in questa richiesta umile come quella della Cananea che chiese a Gesù “le briciole che cadono dalla mensa dei padroni” (Matt. 15, 27). E fu subito guarita anch’essa.

La fede dei Santi era davvero gigante e operante! Vivevano di fede (Rom. 1,17) e operavano per fede con un amore che non ammetteva limiti quando si trattava di Gesù. E il Sacerdote per essi era né più né meno che Gesù. “Nei Sacerdoti vedo il Figlio di Dio”, diceva S. Francesco d’Assisi. “Ogni volta che vedete un Sacerdote - predicava il S. Curato d’Ars - pensate a Gesù”.

Chi fa discendere Gesù nelle candide ostie? Chi mette Gesù nei nostri Tabernacoli? Chi dona Gesù alle nostre anime? Chi purifica i nostri cuori per poter ricevere Gesù? Il Sacerdote, solo il Sacerdote. Egli è il “ministro del Tabernacolo” (Ebr. 13, 10), è il “ministro della riconciliazione” (2 Cor. 5, 18), è il “ministro di Gesù per i fratelli” (Col. 1, 7), è il “dispensatore dei misteri divini” (1 Cor. 4, 1). E quanti episodi non si potrebbero narrare di Sacerdoti eroici nel sacrificare se stessi per donare Gesù ai fratelli? Ne riferiamo uno solo fra i tanti.

Veneriamo il Sacerdote e siamogli grati perché ci dona Gesù; ma soprattutto preghiamo per la sua altissima missione, preghiamo e supplichiamo sempre che si MANTENGA FEDELE perchè Gesù non gli ha promesso qui sulla terra che avrebbe retto alle tentazioni, ma anzi perchè proprio scelto e chiamato a questa missione, Satana ancora di più lo tenterà e lo perseguiterà. Il Sacerdote deve essere seguito ogni giorno dalle nostre preghiere per la sua costante puificazione  e fedeltà a Dio, san Paolo chiedeva sempre PREGHIERE PER IL LORO MINISTERO, Gesù ci invita a pregare il "Padrone della messe che mandi operai, che li protegga e li custodisca", occorre pregare e chiedere la loro santificazione perchè se sono santi il vantaggio è nostro. Il Sacerdote è degno delle nostre attenzioni perche è la missione stessa di Gesù: “Come il Padre ha mandato Me, così io mando voi” (Giov. 20, 21). Missione divina che fa girar la testa e impazzir di amore, a rifletterci fino in fondo.

Il Sacerdote “è assimilato al Figlio di Dio” (Ebr. 7, 3), e il Santo Curato d’Ars diceva che “solo in cielo misurerà tutta la sua grandezza. Se già sulla terra lo intendesse, morrebbe non di spavento, ma di amore. Dopo Dio, il Sacerdote è tutto”.

Ma come può fare tutto ciò se non è davvero “uno” con Gesù? Per questo Padre Pio da Pietrelcina diceva: “Il Sacerdote o è un santo o è un demonio”. O santifica o rovina. Ma quale disastro incalcolabile non provoca il Sacerdote che profana la sua vocazione con un indegno comportamento o addirittura la calpesta rinnegando il suo stato di consacrato ed eletto del Signore (Giov. 15, 16)?

Il S. Curato d’Ars, è scritto nei Processi canonici, versava lagrime abbondantissime “pensando alla disgrazia dei sacerdoti che non corrispondono alla santità della loro vocazione”. E P. Pio da Pietrelcina ha descritto visioni angosciose sulle sofferenze spaventose di Gesù per colpa di sacerdoti indegni e infedeli. Per questo nei Gruppi di preghiera Padre Pio un posto speciale lo riversava ai Sacerdoti e per la loro santità, ma se invece di pregare si va in giro godendo dei danni dei singoli sacerdoti, che benefici possono derivare?

Ma da qui a negare l'esistenza del sacerdozio vuol dire proprio non aver capito nulla di Cristo.

Erroneamente i Protestanti vedono la Chiesa come una "cosa" invisibile, ma al tempo stesso visibile nell'assemblea dei fedeli. Come facevamo notare l'errore di fondo è in quel vedere i fedeli come NUMERO, e NON COME MEMBRA, dunque essendo il numero dei fedeli che fa vedere la chiesa, la Chiesa di per sè resta astratta, perchè il suo Capo è invisibile!

Poniamoci questa domanda:

Gesù, che è il Verbo Incarnato del Padre, ha in se la divinità giusto? Ebbene rimase invisibile o questo Dio si rese visibile?

Qualcuno sa forse IDENTIFICARE la divinità del Cristo durante la sua permamenza da Uomo? Cioè, la sua divinità era visibile o piuttosto appariva come un essere Umano?  Amici, lo stesso vale per la Chiesa....