|
SOLA
SCRIPTURA
"Nella vanità delle loro menti"
di
John Whiteford
Nota del
curatore: John Whiteford era un Pastore associato
della Chiesa Evangelica del Nazareno prima di
convertirsi alla Fede ortodossa, poco dopo avere
completato il suo baccalaureato in scienze religiose
alla Southern Nazarene University di Bethany, Oklahoma.
Il suo primo incontro
con l'Ortodossia fu un risultato del suo coinvolgimento
con il locale Movimento per la Vita, che includeva anche
Padre Anthony Nelson e diversi dei suoi parrocchiani.
Dopo oltre un anno di ricerche nelle Sacre
Scritture e negli
scritti della Chiesa primitiva, e attraverso l'amore, le
preghiere e la pazienza di Padre Anthony e dei
parrocchiani di San Benedetto, John Whiteford fu
ricevuto nella Santa Chiesa Ortodossa. Quando
scrisse questo articolo era in servizio come Lettore
alla Parrocchia di San Vladimir a Houston, Texas, e
stava continuando i suoi studi. Da allora è stato
ordinato diacono.
UN ESAME
ORTODOSSO DELL'INSEGNAMENTO PROTESTANTE
Introduzione:
I protestanti sono al di là di ogni speranza?
Dalla mia
conversione dal protestantesimo evangelico alla Fede
ortodossa, ho notato uno stupore generale, tra molti di
quelli che erano cresciuti come ortodossi, che un
protestante potesse convertirsi.
Questo non è perché
essi siano incerti della propria fede, di solito sono
soltanto stupiti che qualcosa possa fare breccia
nell'ostinata insistenza di un protestante a essere nel
torto! Sono giunto a comprendere che la maggior
parte degli ortodossi hanno una comprensione confusa
e limitata di ciò che è il protestantesimo, e di dove
vengono i suoi aderenti. Così quando i fedeli
ortodossi "etnici" hanno i loro incontri con i
protestanti, anche se spesso usano le stesse parole,
generalmente non comunicano, perché non parlano lo
stesso linguaggio teologico e, in altre parole, non
hanno basi teologiche comuni per discutere le loro
differenze. Naturalmente, quando si considerano i circa
ventimila o più differenti gruppi di protestanti oggi
esistenti (con la sola e unica costante che ogni gruppo
sostiene di comprendere rettamente la Bibbia), uno può
sentirsi certamente solidale con coloro che ne sono un
po' confusi.
Nonostante
tutti gli ostacoli sul loro cammino,
c'è decisamente
speranza per i protestanti. I protestanti in
cerca di sanità teologica, di vero culto, e dell'antica
Fede cristiana stanno praticamente battendo alla porta
della nostra Chiesa (naturalmente questa può sembrare
una strana asserzione a quanti non vi prestano
attenzione). Non sono più soddisfatti delle
contraddizioni e della mutevolezza dell'America
protestante contemporanea,
ma quando apriamo le
porte a questi ricercatori dobbiamo essere preparati.
Questa gente ha domande da fare! Molti tra
questi ricercatori sono ministri protestanti, o sono tra
i laici meglio informati; sono sinceri ricercatori della
Verità, ma hanno molto da disimparare, e ci vogliono
cristiani ortodossi informati per aiutarli a districarsi
in tali questioni; cristiani ortodossi che sanno da dove
vengono i protestanti, ma, cosa anche più importante,
che sanno ciò in cui credono essi stessi!
Ironicamente
(o provvidenzialmente) questa crescita di interesse per
l'Ortodossia tra gli americani di ceppo protestante è
arrivata allo stesso tempo in cui l'apertura delle porte
del ex-blocco comunista ha portato sui suoi popoli
ortodossi una invasione senza precedenti da parte di
ogni setta o gruppo religioso. All'avanguardia, gli
evangelici e pentecostali americani
sono entrati
inciampandosi gli uni sugli altri e su ciascuno dei
propri scismi, cercando di vantare la prestigiosa
pretesa di essersi attestati anch'essi tra i russi senza
Dio! Così a noi ortodossi si presenta una
doppia urgenza: da un lato, c'è l'impegno missionario di
presentare la nostra fede ai protestanti qui in
Occidente; ma dall'altro lato, dobbiamo combattere con
zelo la diffusione delle eresie tra gli ortodossi, sia
qui che nei paesi tradizionalmente ortodossi.
In entrambi i casi, il
primo compito è di equipaggiarsi con una sufficiente
conoscenza e comprensione delle questioni che ci
confrontano.
Forse
l'aspetto più scoraggiante del protestantesimo - quello
che gli ha dato una reputazione di ostinata elasticità -
sono le sue numerose
differenze e contraddizioni. Come la mitica
idra, le sue teste non fanno che moltiplicarsi, e benché
sia un degno compito quello di cercare di comprendere e
di confrontare individualmente tali eresie, questa non è
la chiave alla loro sconfitta. Per comprendere le
credenze particolari di ogni singolo gruppo,
ci vuole una conoscenza
della storia e dello sviluppo del protestantesimo in
generale, un grande sforzo di ricerca in ciascun filone
principale della teologia protestante, del culto, e via
dicendo, oltre a molte letture di attualità per
comprendere alcune delle più importanti tendenze oggi
all'opera (quali il liberalismo, o l'emozionalismo).
E anche con tutto ciò, non si può sperare di
restare al corrente dei nuovi gruppi che nascono quasi
quotidianamente. Eppure, per tutte le loro
differenze, c'è un solo assunto di base che unisce la
massa amorfa di queste migliaia di gruppi disparati
nella categoria generale dei "protestanti."
Tutti i gruppi
protestanti (con qualche qualificazione minore)
ritengono che il proprio gruppo abbia rettamente
compreso la Bibbia, e anche se nessuno è d'accordo su
quanto la Bibbia dice, sono generalmente d'accordo su
come uno debba interpretare la Bibbia: da sé, e non
tramite la Tradizione della Chiesa. Se si può
arrivare a capire questa credenza, il perché è
sbagliata, e come sia un corretto approccio alle
Scritture, allora si può chiamare alla comprensione ogni
protestante, di qualsiasi sfumatura. Anche gruppi tanto
differenti tra loro come i battisti e i testimoni di
Geova non sono in realtà tanto diversi quanto appaiono
esteriormente, una volta che si sia compreso questo
punto essenziale, e per la verità se avrete mai
un'opportunità di vedere un battista e un testimone di
Geova argomentare sulla Bibbia, noterete in ultima
analisi che finiscono per citare passi differenti delle
Scritture avanti e indietro l'uno all'altro.
Se sono di pari calibro
intellettuale, nessuno dei due otterrà risultati dalla
discussione; poiché entrambi concordano essenzialmente
sul loro approccio alla Bibbia, e poiché nessuno dei due
mette in questione questa assunzione comune di base,
nessuno può vedere che il vero problema è il loro
approccio mutuamente erroneo alle Scritture.
Qui sta il cuore dell'idra delle eresie: colpite il suo
cuore, e le sue molte teste cadranno subito senza vita
al suolo.
Perché la Scrittura da
sola?
Se dobbiamo
comprendere ciò che pensano i protestanti, dobbiamo
prima sapere perché credono quello che credono. Di
fatto dobbiamo metterci al posto di quei primi
riformatori, come Martin Lutero,
e dobbiamo certamente
avere un certo apprezzamento per le loro ragioni di
sostenere la dottrina della Sola Scriptura.
Quando si considera la corruzione nella chiesa romana
del tempo, gli insegnamenti degenerati da questa
promossi, e la comprensione distorta della tradizione
che usava per difendere se stessa - oltre al fatto che
l'Occidente era da diversi secoli rimosso da qualunque
contatto significativo con il proprio retaggio ortodosso
- è difficile immaginare come uno quale Lutero avesse
potuto rispondere, entro tali limitazioni, con risultati
significativamente migliori. Come avrebbe potuto Lutero
appellarsi alla tradizione per combattere questi abusi,
quando la tradizione (come tutti nell'Occidente romano
erano indotti a pensare) era personificata da quello
stesso papato che era responsabile di tali abusi?
Per Lutero, era la
tradizione che aveva sbagliato, e dovendo riformare la
Chiesa avrebbe dovuto farlo con il sostegno sicuro delle
Scritture. E tuttavia, Lutero non cercò mai veramente di
eliminare del tutto la tradizione, né mai usò le
Scritture realmente "da sole"; ciò che cercò davvero di
fare fu di usare la Scrittura per sbarazzarsi delle
parti corrotte della tradizione romana.
Sfortunatamente la sua retorica superò di gran lunga la
sua pratica, e riformatori più radicali portarono l'idea
della Sola Scriptura alle sue logiche conclusioni.
PROBLEMI CON LA DOTTRINA DELLA SOLA SCRIPTURA
A. E'
UNA DOTTRINA BASATA SU DI UN NUMERO DI FALSI ASSUNTI
Un assunto è
qualcosa che diamo per scontato fin dall'inizio, di
solito in modo piuttosto inconsapevole.
Fintanto che un assunto
è valido, tutto va bene; ma un falso assunto
inevitabilmente conduce a false conclusioni. Si
potrebbe sperare che, quando uno è partito da un falso
assunto inconscio, al momento in cui le sue conclusioni
vengono provate false, si chieda a quel punto dove fosse
il suo errore di partenza.
I protestanti che hanno
voglia di valutare onestamente lo stato attuale del
mondo protestante, devono chiedersi il perché, se il
protestantesimo e il suo insegnamento basilare della
Sola Scriptura vengono da Dio, ciò ha dato per risultato
oltre ventimila gruppi differenti che non riescono a
essere d'accordo su aspetti di base di quanto la Bibbia
dice, o persino su che cosa mai significhi essere
cristiano. Perché (se la Bibbia è sufficiente,
e distinta dalla Santa Tradizione) un battista, un
testimone di Geova, un pentecostale e un metodista
possono tutti sostenere di credere a quello che la
Bibbia dice, eppure non riuscire a essere d'accordo tra
loro su che cosa sia quello che la Bibbia dice?
Ovviamente, questa situazione in cui i protestanti si
sono trovati è sbagliata sotto ogni punto di vista.
Sfortunatamente, la
maggior parte dei protestanti è disposta a dare la colpa
di questo triste stato di cose a pressoché qualsiasi
causa, tranne il problema di fondo. L'idea
della Sola Scriptura è tanto basilare per il
protestantesimo, che per loro metterla in discussione è
pari a negare Dio, ma come disse il nostro Signore,
"ogni albero buono produce frutti buoni; ma l'albero
cattivo produce frutti cattivi." (Matteo 7:17). Se
giudichiamo la Sola Scriptura dal suo frutto, non ci
resta altra conclusione che questo albero deve essere
"tagliato, e gettato nel fuoco." (Matteo 7:19).
FALSO
ASSUNTO # 1:
La Bibbia doveva essere
l'ultima parola su fede, pietà e culto
a) La Scrittura insegna che
essa stessa è "sufficiente in tutto?"
L'assunto più
ovvio alla base della dottrina della Sola Scrittura è
che la Bibbia abbia in sé tutto quanto è necessario per
tutto quanto concerne la vita del cristiano, e tutto
quanto sarebbe necessario per la vera fede, pratica,
pietà e culto. Il passo scritturale più usualmente
citato per sostenere questa nozione è:
"...sin da
bambino hai conosciuto le sacre Scritture, le quali ti
possono rendere savio a salvezza, per mezzo della fede
che è in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura è divinamente
ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere
e a istruire nella giustizia, affinché l'uomo di Dio sia
completo, pienamente fornito per ogni buona opera." (II
Timoteo 3:15-17).
Coloro che
vorrebbero usare questo passo per suffragare la Sola
Scriptura argomentano che il passo insegna la "totale
sufficienza" della Scrittura - poiché, "se, in verità,
le Sacre Scritture sono in grado di rendere perfetto
l'uomo pio... allora, invero per ottenere completezza e
perfezione, non c'è bisogno di tradizione." [2] Ma che
cosa si può dire di reale su questo passo?
Per iniziare,
dovremmo chiederci di che cosa stia parlando Paolo
quando parla delle Scritture che Timoteo ha conosciuto
sin da bambino.
Possiamo essere sicuri che Paolo non si riferisca al
Nuovo Testamento, poiché il Nuovo Testamento non era
ancora stato scritto quando Timoteo era un bambino - di
fatto non era neppure stato completato mentre Paolo
scriveva questa epistola a Timoteo, né tanto meno
raccolto assieme nel Canone del Nuovo Testamento così
come lo conosciamo. Ovviamente qui, e nella
maggior parte dei riferimenti alle "Scritture" che
troviamo nel Nuovo Testamento, Paolo sta parlando
dell'Antico Testamento;
così, se il passo deve essere usato per fissare i
limiti dell'autorità ispirata, non ne verrebbe esclusa
solo la Tradizione, ma questo passo stesso e l'intero
Nuovo Testamento.
In secondo
luogo, se Paolo intendeva escludere la tradizione come
una cosa non profittevole,
allora dovremmo
chiederci perché Paolo usa tradizione orale non-biblica
in questo stesso capitolo. I nomi Ianne e
Iambre non si trovano nell'Antico Testamento, eppure in
II Timoteo 3:8 Paolo riferisce che si opposero a Mosè.
Paolo sta traendo dalla tradizione orale che i nomi dei
due più prominenti maghi egiziani del racconto
dell'Esodo (cap. 7-8) fossero "Ianne" e "Iambre." [2]
E questa non è in alcun
modo l'unica volta in cui una fonte non-biblica è usata
nel Nuovo Testamento: l'istanza più nota è nell'Epistola
di San Giuda, che cita dal Libro di Enoch
(Giuda 14,15 cf. Enoch 1:9).
Quando la
Chiesa canonizzò ufficialmente i libri della Scrittura,
il proposito principale per stabilire una lista
autorevole di libri da ricevere come Sacra Scrittura
era quello di
proteggere la Chiesa da libri spurii che vantavano
un'autorità apostolica, ma che erano di fatto opera di
eretici (per esempio, il Vangelo di Tommaso). I
gruppi eretici non potevano basare i loro insegnamenti
sulla Santa Tradizione,
poiché i loro insegnamenti avevano origine dal di fuori
della Chiesa, cosicché l'unico modo di vantare una base
di autorità per le loro eresie era di distorcere il
significato delle scritture e di fabbricare nuovi libri
a nome di apostoli o di santi dell'Antico Testamento.
La Chiesa si difese contro gli insegnamenti
eretici appellandosi
alle origini apostoliche della Santa Tradizione (provata
dalla Successione Apostolica, ovvero il fatto che i
vescovi e i dottori della Chiesa possono dimostrare
storicamente la loro discendenza diretta dagli
Apostoli), e appellandosi alla universalità
della Fede ortodossa (e
cioè che la fede ortodossa sia la stessa fede che i
cristiani ortodossi hanno sempre accettato attraverso
tutta la storia e in tutto il mondo). La Chiesa
si difese da libri spurii ed eretici stabilendo una
lista autorevole di libri sacri, che furono ricevuti
dalla Chiesa come divinamente ispirati e di genuina
provenienza dall'Antico Testamento o dagli apostoli.
Stabilendo la
lista canonica delle Sacre Scritture, la Chiesa non
intendeva implicare che tutta la Fede cristiana e tutte
le informazioni necessarie al culto e al buon ordine
nella Chiesa vi fossero
contenute. [3] Un dato al di là di seri dubbi è
che al tempo in cui la Chiesa stabilì il Canone delle
Scritture, essa era essenzialmente nella propria fede e
culto indistinguibile dalla Chiesa dei periodi
successivi: questa è una certezza storica. Per quanto
riguarda la struttura dell'autorità della Chiesa, la
questione del Canone fu risolta da vescovi ortodossi, (e
quindi da tutta la Chiesa intera, Cattolica, cioè
Universale) riuniti in vari concili - e questo è fino a
oggi il modo in cui nella Chiesa ortodossa si risolve
qualsiasi questione di dottrina o disciplina.
b) Qual'era il
proposito degli scritti del Nuovo Testamento?
Negli studi
biblici protestanti si insegna (e in questo caso penso
che sia un insegnamento corretto) che quando studi la
Bibbia, tra molte altre considerazioni, devi considerare
il genere (o tipo letterario) della letteratura che stai
leggendo in un passo particolare, poiché generi
differenti hanno usi differenti. Un’altra
considerazione, naturalmente,
è il soggetto e
proposito del libro o passo di cui stai trattando.
Nel Nuovo Testamento abbiamo quattro ampie categorie di
generi letterari: vangelo, narrazione storica (Atti),
epistola, e il libro apocalittico/profetico, la
Rivelazione. I Vangeli furono scritti per testimoniare
la vita, morte e risurrezione di Cristo. Le narrazioni
storiche bibliche raccontano la storia del popolo di Dio
e anche le vite di figure significative in tale storia,
mostrando la provvidenza di Dio in mezzo a tutto ciò.
Le Epistole furono
scritte soprattutto per rispondere a problemi specifici
sorti in varie Chiese; pertanto, le cose che erano date
per scontate e capite da tutti, e non erano considerate
problemi, non venivano generalmente trattate in
dettaglio. Le questioni dottrinali che venivano
trattate erano di solito dottrine discusse o mal
comprese. [4] Le questioni di culto venivano
trattate solo quando c’erano problemi ad esse legati
(per esempio, I Corinzi 11-14). Gli scritti apocalittici
(come la Rivelazione) furono scritti per mostrare il
trionfo ultimo di Dio nella storia.
Prima di
tutto, notiamo che nessuno di questi generi letterari
presenti nel Nuovo Testamento hanno il culto come
oggetto principale, e
che essi non avevano lo scopo di offrire dettagli sul
culto nella Chiesa. Nell’Antico Testamento vi
sono trattati dettagliati (anche se non del tutti
esaustivi) sul culto del popolo di Israele (e.g.
Levitico, Salmi) e nel
Nuovo Testamento vi sono solo magri cenni al culto dei
primi cristiani. E perché? Certamente non
perché mancassero di una regola nei propri servizi: gli
storici della liturgia hanno accertato che i primi
cristiani continuavano
a compiere atti di culto rigidamente basati sullo schema
del culto ebraico ereditato dagli Apostoli. [5]
Tuttavia, anche i pochi
riferimenti al culto della Chiesa primitiva nel Nuovo
Testamento mostrano che, lungi dall’essere un gruppo
selvaggio di "pentecostali" di libero spirito, i
cristiani nel Nuovo Testamento avevano lo stesso culto
liturgico dei loro antenati: osservavano le ore di
preghiera (Atti 3:1); partecipavano al culto del tempio
(Atti 2:46, 3:1, 21:26); e nelle sinagoghe (Atti 18:4).
Dobbiamo anche
notare che nessuno dei tipi di letteratura presenti nel
Nuovo Testamento ha
come proprio scopo l’istruzione dottrinale completa, e
che non vi si trovano un catechismo o una teologia
sistematica. Se tutto ciò di cui abbiamo
bisogno come cristiani è la Bibbia da sola, perché non
vi si trova qualche dichiarazione dottrinale completa?
Immaginate quanto facilmente tutte le varie
controversie si sarebbero risolte se la Bibbia avesse
dato una risposta chiara alle domande dottrinali. Ma per
convenienti che fossero, queste cose non si trovano tra
i libri della Bibbia.
Che nessuno
fraintenda il ragionamento che stiamo facendo: niente di
quanto diciamo è inteso a minimizzare l’importanza delle
Sacre Scritture: che Dio ce ne scampi! Nella Chiesa
Ortodossa le Scritture sono ritenute pienamente
ispirate, inerranti e autorevoli;
ma il fatto è che la
Bibbia non contiene in sé un insegnamento su ogni punto
di importanza per la Chiesa. Come già detto, il
Nuovo Testamento dà pochi dettagli sul culto: ma questa
non è certo una questione minore.
Inoltre, la Chiesa che
ci ha tramandato le Sacre Scritture, e le ha conservate,
è la stessa Chiesa dalla quale abbiamo ricevuto i nostri
modelli di culto. Se mettiamo in discussione questa
fedeltà della Chiesa nel conservare il culto apostolico,
allora dobbiamo mettere anche in discussione la sua
fedeltà nel conservare le Scritture. [6]
c) La Bibbia, in
pratica, è davvero "sufficiente a tutto" per i
protestanti?
I protestanti
sostengono spesso di credere "soltanto alla Bibbia," ma
quando uno esamina il loro uso di fatto della Bibbia
sorgono un numero di domande.
Per esempio, perché i
protestanti scrivono tanti libri di dottrina e di vita
cristiana in generale, se in verità tutto ciò che è
necessario è la Bibbia? Se Bibbia è da sola sufficiente
allora perché i protestanti non si limitano a
distribuire Bibbie? E se è "sufficiente a tutto," perché
non produce risultati coerenti, vale a dire, perché i
protestanti non credono tutti le stesse cose?
A che scopo le tante
Bibbie di studio annotate dei protestanti, se tutto
quanto è necessario è la Bibbia stessa? Perché
distribuiscono trattati e altro materiale? Perché, in
fin dei conti, insegnano o predicano, e non si limitano
a leggere la Bibbia alla gente? La risposta è questa:
anche se di solito non sono disposti ad ammetterlo, i
protestanti sanno istintivamente che la Bibbia non può
essere compresa da sola. E di fatto ogni
denominazione protestante ha il suo corpo di tradizioni,
anche se di solito non verranno chiamate così. Non è un
caso fortuito che tutti i testimoni di Geova credono le
stesse cose, e che i battisti del Sud generalmente
credono le stesse cose, ma decisamente i testimoni di
Geova non credono le stesse cose dei battisti del Sud.
Né i testimoni di Geova né i battisti del Sud pervengono
individualmente alle loro conclusioni partendo da uno
studio indipendente della Bibbia; piuttosto,
a tutti i membri di
ciascun gruppo viene insegnato a credere in un certo
modo e partendo da una tradizione comune. Così
la questione non è realmente se crediamo solo alla
Bibbia o se usiamo anche la tradizione.
La vera questione è:
quale tradizione usiamo per interpretare la Bibbia? A
quale tradizione possiamo dare fiducia: alla tradizione
apostolica della chiesa ortodossa (e in questo caso è
incluso in tutto questo discorso anche la Chiesa
Cattolica), o alle tradizioni confuse, e moderne, del
protestantesimo, che non hanno radici al di là
dell’avvento della riforma protestante?
FALSO
ASSUNTO # 2:
Le
Scritture erano la base della Chiesa antica, mentre la
Tradizione è semplicemente una "corruzione umana" che
venne molto dopo.
Soprattutto tra
evangelici e pentecostali troverete che la parola
"tradizione" è un termine negativo, ed etichettare
qualcosa come una "tradizione" è più o meno equivalente
a dire che è "carnale," "spiritualmente morta,"
"distruttiva," e/o "legalistica." Così come i
protestanti leggono il Nuovo Testamento, sembra loro
chiaro che la Bibbia condanna decisamente la tradizione
come qualcosa di opposto alla Scrittura.
La loro tipica immagine
dei primi cristiani è essenzialmente che i primi
cristiani fossero molto simili agli evangelici o
pentecostali del ventesimo secolo! Il fatto che i
cristiani del primo secolo avessero un culto liturgico,
o che aderissero a qualche tradizione, è inconcepibile:
solo più tardi, "quando la Chiesa divenne corrotta," ci
si immagina che tali cose siano entrate nella Chiesa. E’
un brutto colpo per tali protestanti (come lo fu per me)
mettersi a studiare la Chiesa primitiva e gli scritti
dei primi Padri, e iniziare a vedere un quadro
nettamente distinto da quello che si è sempre stati
portati a considerare. Si trova, per
esempio, che i primi cristiani non portavano con sé le
proprie Bibbie ogni domenica per uno studio biblico: di
fatto, era tanto difficile acquisire una copia o persino
una porzione della Scrittura, a causa del tempo e delle
risorse che ci volevano per farne delle copie, che ben
pochi individui ne possedevano una copia personale.
Invece, le copie delle
Scritture erano custodite da membri designati della
Chiesa, o tenute nel luogo in cui la Chiesa si riuniva
per il culto. Per di più, molte chiese non
avevano copie complete
di tutti i libri dell’Antico Testamento, e tanto meno
del Nuovo Testamento (che non fu completato
prima della fine del primo secolo, e non trovò la sua
forma canonica finale prima del quarto secolo). Ciò non
significa che i primi cristiani non studiassero le
Scritture: lo facevano
con zelo, ma come gruppo, non individualmente.
E per la maggior parte del primo secolo, i cristiani
erano limitati allo studio dell’Antico Testamento.
E così, com'è che
conoscevano il Vangelo, la vita e gli insegnamenti di
Cristo, la vita di culto, che cosa credere sulla natura
di cristo, e così via? Avevano solo la Tradizione orale
tramandata dagli Apostoli. Di sicuro, molti
nella Chiesa primitiva udirono queste cose direttamente
dagli Apostoli stessi,
ma molti di più erano quelli che non lo avevano fatto,
soprattutto con il passare del primo secolo e la morte
degli Apostoli. Le generazioni successive
avevano accesso agli scritti degli Apostoli attraverso
il Nuovo Testamento, ma la Chiesa primitiva dipendeva
quasi interamente per la propria conoscenza della fede
cristiana dalla
Tradizione orale.
Questa
dipendenza dalla tradizione è evidente negli scritti
stessi del Nuovo Testamento. per esempio, San Paolo
esorta i tessalonicesi:
Perciò,
fratelli, state saldi e ritenete le tradizioni
che avete imparato tramite la parola [i.e. tradizione
orale] o la nostra epistola (II Tessalonicesi 2:15).
La parola qui
tradotta con "tradizione" è la parola greca paradosis:
anche se viene tradotta
in modo differente in certe versioni protestanti, è la
stessa parola che gli ortodossi greci usano quando
parlano della Tradizione, e pochi studiosi
biblici competenti metterebbero in discussione questo
significato. La parola stessa significa letteralmente
"ciò che è trasmesso." E' la stessa parola usata quando
ci si riferisce in negativo ai falsi insegnamenti dei
farisei (Marco 7:3, 5, 8), e anche quando ci si
riferisce all’insegnamento cristiano autorevole (I
Corinzi 11:2, II Tessalonicesi 2:15).
E così che cos'è che rende falsa la tradizione dei
farisei, e vera quella della Chiesa? La fonte!
Cristo disse chiaramente qual'era la fonte delle
tradizioni dei farisei quando le chiamò "tradizione
degli uomini" (Marco 7:8). San Paolo, d'altra parte,
riferendosi alla Tradizione cristiana dichiara, "vi
lodo, fratelli, perché vi ricordate di tutte le cose che
provengono da me, e perché ritenete le tradizioni
[paradoseis] come ve le ho trasmesse [paredoka,
una forma verbale di paradosis]" (I Corinzi
11:2): ma dove ricevette queste tradizioni in primo
luogo? "Ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche
trasmesso [paredoka]" (I Corinzi 11:23).
È a questo che si
riferisce la Chiesa quando parla della Tradizione
Apostolica: "la fede che è stata trasmessa [paradotheise]
una volta per sempre ai santi" (Giuda 3). La
sua fonte è Cristo, e fu consegnata personalmente da lui
agli Apostoli attraverso tutto quanto Egli disse e fece,
cosa che se fosse scritta tutta, "non basterebbe il
mondo intero a contenere tutti i libri che si potrebbero
scrivere" (Giovanni 21:25). Gli Apostoli consegnarono
questa conoscenza alla Chiesa intera, e la Chiesa,
essendo il ricettacolo di questo tesoro, divenne così
"colonna e sostegno della verità" (I Timoteo 3:15).
La testimonianza del
Nuovo Testamento è chiara su questo punto: i primi
cristiani avevano tradizioni sia orali che scritte, che
avevano ricevuto da Cristo attraverso gli Apostoli.
Per tradizione
scritta essi avevano all'inizio solo dei frammenti: una
chiesa locale aveva un’epistola, un’altra forse un
vangelo. Gradualmente
questi scritti furono messi assieme in raccolte, e alla
fine divennero il Nuovo Testamento. E com’è che
questi primi cristiani sapevano quali libri erano
autentici e quali non lo erano - dato che (come si è già
notato) c’erano numerose epistole e vangeli spurii che
gli eretici sostenevano essere stati scritti dagli
Apostoli? Fu la
Tradizione apostolica orale che aiutò la Chiesa a
compiere questa determinazione.
I protestanti
reagiscono violentemente all’idea della Santa Tradizione
semplicemente perché
l’unica forma che hanno generalmente incontrato è il
concetto di Tradizione che si trova nel cattolicesimo
romano. Al contrario della visione romana della
Tradizione, che è personificata dal papato, e che
sviluppa nuovi dogmi prima sconosciuti alla Chiesa (come
l’infallibilità papale, per citare solo uno degli esempi
più odiosi, ma che non rientrano ora in questo contesto
e che non pregiudicano la Tradizione pura e Santa della
Chiesa Cattolica) gli ortodossi non credono che la
Tradizione cresca o cambi.
Certamente la Chiesa,
quando si trova di fronte a un’eresia, è forzata a
definire con maggior precisione la differenza tra la
verità e l’errore, ma la Verità non cambia, da qui sono
nati i dogmi e gli aggiornamenti conciliari sulle
Dottrine). Si può dire che la Tradizione si
espande nel senso in cui, muovendosi attraverso la
storia, la Chiesa non
dimentica le proprie esperienze, ricorda i santi che
sono sorti nel suo grembo, e custodisce gli scritti di
quanti hanno accuratamente dichiarato la sua fede; ma la
Fede in sé fu "trasmessa ai santi una volta per sempre".
(Giuda 3).
Ma noi come possiamo
sapere che la Chiesa ha conservato la Tradizione
apostolica nella sua purezza? La risposta breve è che
Dio ha conservato la Tradizione nella Chiesa perché
aveva promesso di farlo. Cristo disse che
avrebbe costruito la sua Chiesa e che le porte degli
inferi non avrebbero pervaso su di essa (Matteo 16:18).
Cristo stesso è il capo della Chiesa (Efesini 4:16), e
la Chiesa è il suo Corpo (Efesini 1:22-23).
Se la Chiesa avesse
perso la pura Tradizione Apostolica, allora la Verità
avrebbe dovuto cessare di essere la Verità: la Chiesa è
infatti la colonna e sostegno della verità (I
Timoteo 3:15). La concezione comune che hanno i
protestanti della storia della Chiesa, e cioè che la
Chiesa sia caduta nell’apostasia dal tempo di Costantino
fino alla Riforma,
certamente rende privi di significato questi e molti
altri passi delle Scritture.
Se la Chiesa ha cessato
di essere, anche per un solo giorno, allora le porte
degli inferi hanno pervaso in quel giorno su di essa.
E se così fosse, quando Cristo ha descritto la
crescita della Chiesa nella sua parabola del seme di
senapa (Matteo 13:31-32), avrebbe parlato di una pianta
che dopo una crescita iniziale veniva calpestata,
e di un nuovo seme
germogliato al suo posto: al contrario, usò l’immagine
di un seme di senapa che all’inizio è piccolo, ma cresce
fino a diventare il più grande degli alberi.
Quanto a coloro che
suppongono che vi sia stato qualche gruppo di veri
credenti protestanti vissuto in qualche caverna per un
migliaio di anni, dove sono le prove? I Valdesi, che
ogni setta dai pentecostali ai testimoni di Geova vanta
come propri progenitori, non esistevano prima del XII
secolo. [7] Per dire il meno, è un po’
azzardato ritenere che questi veri credenti abbiano
sofferto coraggiosamente sotto le feroci persecuzioni
dei romani, e che se ne siano fuggiti sui colli appena
il cristianesimo divenne una religione legale.
Eppure anche questo
sembra plausibile, a paragone della nozione che tele
gruppo abbia potuto sopravvivere per mille anni senza
lasciare una singola traccia di prova storica della sua
stessa esistenza.
A questo
punto si può obiettare che vi furono di fatto esempi di
persone nella storia della Chiesa che insegnarono cose
diverse da quelle insegnate da altri, e così chi può
dire quale sia la Tradizione Apostolica? E per di
più, che succede qualora sia sorta una pratica corrotta:
come avrebbe potuto in seguito essere distinta dalla
Tradizione Apostolica? I protestanti fanno queste
domande, dato che nella Chiesa cattolica romana sorsero
per davvero questi rischi di "tradizioni" nuove e
corrotte, ma ciò che avvenne, avvenne perché l’Occidente
latino aveva già corrotto la sua comprensione della
Tradizione, ma non fu così tangibile da cancellare di
Essa la Verità del suo essere Chiesa, naturalmente parlo
da ortodosso e non da cattolico, è quindi comprensibile
che dal momento che delle divergenze scismatiche ci
hanno tenuti separati per anni, questo viene a trovarsi
proprio nel periodo che stiamo ora trattando. La
comprensione ortodossa,
dapprima proveniente quindi in Occidente e mantenuta
nella Chiesa ortodossa, è basata sul fatto che la
Tradizione è in essenza immutabile, ed è nota per la
propria universalità o cattolicità.
La vera Tradizione
Apostolica si trova nel consenso storico
dell’insegnamento della Chiesa. Trova ciò che la Chiesa
ha sempre creduto, attraverso tutta la storia, e ovunque
nella Chiesa andrai, avrai trovato la Verità. Se si può
dimostrare che qualche credenza non è stata ricevuta
dalla Chiesa nella sua storia, allora questa è eresia.
Attenzione, però, stiamo parlando della Chiesa, non di
gruppi scismatici. Vi furono scismatici ed eretici che
si staccarono dalla Chiesa nel periodo del Nuovo
Testamento, e ve ne è stata fin da allora una continua
scorta, poiché come dice l’Apostolo, "è necessario che
ci siano tra voi anche delle eresie, perché quelli che
sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi."
(I Corinzi 11:19)
FALSO
ASSUNTO # 3:
Chiunque
può interpretare da sé le Scritture senza l'aiuto della
Chiesa.
Anche se molti
protestanti obietterebbero al modo in cui è formulato
questo assunto, questa
è essenzialmente l’opinione che persisteva quando i
riformatori sostennero per la prima volta la dottrina
della Sola Scriptura. La linea di ragionamento
era essenzialmente che il significato della Scrittura è
abbastanza chiaro perché chiunque possa capirlo
semplicemente leggendola da sé;
in tal modo rigettarono
l’idea che il processo avesse bisogno dell’aiuto della
Chiesa, essendo sufficiente soltanto invocare lo Spirito
Santo. Questa posizione è affermata con
chiarezza dagli studiosi luterani di Tubinga nel loro
scambio di lettere con il Patriarca Geremia II di
Costantinopoli circa trent’anni dopo la morte di Lutero:
"Forse
qualcuno dirà che da una parte le Scritture sono
assolutamente prive di errore; ma d’altra parte, esse
sono state nascoste da molta oscurità, così che senza
l’interpretazione dei Padri portatori di Spirito esse
non possono essere comprese con chiarezza.... Ma allo
stesso tempo è verissimo che ciò che è stato detto in
modo scarsamente percettibile in alcuni punti delle
Scritture, in altri punti è stato dichiarato in modo
quanto mai esplicito e chiaro, così che anche la persona
più semplice può comprenderle." [8]
Benché questi studiosi
luterani si vantassero di usare gli scritti dei Santi
Padri, sostenevano che questi non erano necessari, e
che, laddove essi ritenevano che le Scritture e i Santi
Padri fossero in conflitto, i Padri dovevano essere
scartati. Ciò che di fatto sostenevano,
tuttavia, era che quando gli scritti dei Santi Padri
erano in conflitto con le loro opinioni private delle
Scritture, le loro
opinioni private dovevano essere considerate più
autorevoli dei Padri della Chiesa. Piuttosto
che ascoltare i Padri, che si erano dimostrati retti e
santi, la priorità doveva essere accordata ai
ragionamenti umani di un individuo. La stessa ragione
umana che ha condotto la maggioranza degli studiosi
luterani moderni a respingere quasi tutti gli
insegnamenti della Scrittura (inclusa la divinità di
Cristo, la Risurrezione, etc.), e persino a respingere
l’ispirazione delle stesse Scritture, è la ragione sulla
quale i primi luterani sostenevano di basare tutta la
loro fede. Nella sua risposta, il Patriarca Geremia II
mise chiaramente in mostra il vero carattere degli
insegnamenti luterani:
Accettiamo,
pertanto, le tradizioni della Chiesa con un cuore
sincero, e non con una moltitudine di razionalizzazioni.
Dio infatti ha creato l’uomo per la rettitudine; questi
invece ha cercato molti sotterfugi (Ecclesiaste 7:29).
Non permettiamoci di
imparare un nuovo tipo di fede condannato dalla
tradizione dei Santi Padri. Il divino apostolo infatti
dice, "Se qualcuno vi annunzia un vangelo diverso da
quello che avete ricevuto, sia anatema "
(Galati 1:9). [9]
B. LA
DOTTRINA DELLA SOLA SCRIPTURA NON INCONTRA I PROPRI
STESSI CRITERI
Potete
immaginarvi che un sistema di fede come il
protestantesimo, che ha come cardine la dottrina che la
sola Scrittura è autorevole in questioni di fede, voglia
prima cercare di provare che questa dottrina cardinale
incontri i propri stessi criteri. Ci si aspetta
probabilmente che i protestanti possano brandire
centinaia di testi-prova dalle Scritture per sostenere
questa dottrina, sulla quale essi ritengono che sia
basato tutto il resto.
Quanto meno si spera di trovare due o tre testi solidi
che insegnino chiaramente questa dottrina, dato che le
stesse Scritture dicono, "Ogni parola sarà confermata
dalla bocca di due o tre testimoni" (II Corinzi
13:1). Eppure, come il
bambino della fiaba che dovette far notare che
l’imperatore non aveva vestiti addosso, devo far notare
che non esiste in tutta la Sacra Scrittura un singolo
verso che insegni la dottrina della Sola Scriptura. Non
ce n’è neppure uno che vi vada vicino. Oh
sì, vi sono innumerevoli passi nella Bibbia che parlano
della sua ispirazione, della sua autorità e della sua
utilità: ma non esiste un passo nella Bibbia che insegni
che solo la Scrittura abbia autorità per i fedeli.
Se un tale insegnamento fosse anche solo implicito,
allora di sicuro i primi Padri della Chiesa avrebbero
insegnato anche questa dottrina, ma quale tra i Santi
Padri ha mai insegnato una cosa simile?
Così il più basilare
insegnamento del Protestantesimo si autodistrugge, in
quanto contrario a se stesso. Ma non solo la
dottrina protestante della Sola Scriptura non è
insegnata nelle Scritture: di fatto, è specificamente
contraddetta dalle Scritture (che abbiamo discusso
sopra), che insegnano
che anche la Santa Tradizione è normativa per i
Cristiani (II Tessalonicesi 2:15; I Corinzi
11:2).
C.
APPROCCI INTERPRETATIVI PROTESTANTI CHE NON FUNZIONANO
Già dai primi
giorni della Riforma, i
protestanti sono stati forzati alla conclusione che, con
la sola Bibbia e la sola ragione dell’individuo, la
gente non riesce ad andare d’accordo sul significato di
molte delle questioni più basilari della dottrina.
Nel corso della stessa vita di Martin Lutero
erano sorte dozzine di
gruppi in competizione, tutti che pretendevano di
"credere solo alla Bibbia," ma nessuno dei quali era
d’accordo su quanto la Bibbia diceva. Lutero si
era coraggiosamente presentato alla Dieta di Worms
dicendo che, a meno di non essere persuaso dalla
Scrittura, o dalla semplice ragione, non avrebbe
ritrattato alcun suo insegnamento;
tuttavia, quando in
seguito gli anabattisti, che erano in disaccordo con i
luterani su un numero di punti, chiesero semplicemente
la stessa misura di indulgenza, i luterani li
macellarono a migliaia: tanto valeva la
retorica del "diritto di un individuo a leggere da se
stesso le Scritture." Nonostante gli ovvii problemi che
la rapida frammentazione del Protestantesimo presentava
alla dottrina della Sola Scriptura,
per non voler ammettere
di essere stati sconfitti dal Papa, i protestanti
conclusero invece che il vero problema doveva essere che
quelli in disaccordo con loro, in altre parole tutte le
sette al di fuori della propria, dovevano leggere la
Bibbia in modo non corretto. E così è stato
proposto un certo numero di approcci come soluzioni a
questo problema.
Ovviamente si deve ancora trovare l’approccio che metta
fine all’illimitata moltiplicazione di scismi, eppure i
protestanti sono ancora alla ricerca dell’elusiva "chiave’
metodologica che risolverà il loro problema.
Esaminiamo ora gli approcci più popolari che sono stati
tentati finora, e ciascuno dei quali è ancora proposto
da un gruppo o da un altro.
APPROCCIO # 1
Prendi
soltanto la Bibbia letteralmente, e il significato è
chiaro.
Questo fu
senza dubbio il primo approccio usato dai riformatori,
anche se ben presto
essi giunsero a comprendere che da solo era una
soluzione insufficiente ai problemi presentati dalla
dottrina della Sola Scriptura. Anche se si
trattò di un fallimento fin dal principio,
questo approccio è
ancora quello che si trova più comunemente tra i
fondamentalisti, evangelici e pentecostali meno
istruiti: "La Bibbia dice ciò che intende e
intende ciò che dice" è una frase che si sente spesso.
Ma quando si giunge a testi scritturali con cui i
protestanti generalmente non sono d'accordo, come quando
Cristo diede agli Apostoli il potere di perdonare i
peccati (Giovanni 20:23), o quando disse dell'Eucaristia
"questo è il mio corpo... questo è il mio sangue"
(Matteo 26:26,28), o quando Paolo insegnò che le donne
dovevano coprirsi il capo in chiesa (I Corinzi 11:1-16),
allora tutto d'un tratto la Bibbia non dice più quello
che intende, e "Naturalmente, questi versi non sono
letterali..."
APPROCCIO # 2
Lo Spirito
Santo fornisce la corretta interpretazione.
Di fronte ai numerosi
gruppi sorti sotto lo stendardo della Riforma, che non
potevano andare d’accordo nelle loro interpretazioni
delle Scritture, senza dubbio la seconda soluzione al
problema fu l’asserzione che lo Spirito Santo avrebbe
guidato il pio protestante a interpretare rettamente le
Scritture.
Naturalmente, chiunque dissentiva da te non poteva
essere guidato dallo stesso Spirito. Il risultato fu che
tutti i gruppi protestanti scristianizzavano quelli che
differivano da loro. Ora, se questo approccio
fosse valido, la storia ci avrebbe lasciato almeno un
singolo gruppo di protestanti che avevano rettamente
interpretato le Scritture, se non altro nei primi
secoli. Ma quale delle migliaia di denominazioni poteva
essere? Ovviamente la
risposta dipende da quale protestante avete come
interlocutore. Di una cosa possiamo essere
sicuri: ciascuno
ritiene che probabilmente il proprio gruppo sia nel
giusto.
Oggi, tuttavia
(a seconda della sfumatura di protestante con cui si
viene in contatto) c’è
più probabilità di imbattersi in protestanti che hanno
relativizzato a un certo livello la Verità, piuttosto
che trovare coloro che ancora credono che la loro setta
o gruppo distaccato sia il "solo" a essere "nel giusto."
Con l‘accatastarsi di sempre nuove
denominazioni divenne sempre più difficile per ciascuna
di esse di dire, a viso aperto, di essere la sola ad
avere rettamente compreso le Scritture, anche se ve ne
sono ancora alcune che lo fanno.
E’ divenuto sempre più
comune per ogni gruppo protestante minimizzare le
differenze tra le denominazioni e concludere
semplicemente che "nel nome dell’amore" tali differenze
"non contano." Forse ogni gruppo ha "un pezzo della
Verità," ma nessuno ha la Verità intera (così conclude
il ragionamento).
E così ha avuto origine
la pan-eresia dell’ecumenismo. Ora molti
"cristiani" non fermeranno i loro sforzi ecumenici a
permettere ai soli gruppi cristiani di avere un pezzo
della Verità. Molti "cristiani" ora credono anche che
tutte le religioni hanno "pezzi della Verità." L’ovvia
conclusione a cui devono arrivare i moderni protestanti
è che per trovare la Verità completa ogni gruppo dovrà
eliminare le proprie "differenze," gettare nel calderone
il loro "pezzo di Verità", e presto fatto, si scoprirà
alla fine la piena Verità!
Non a caso sono di
recente fondazione gli agglomerati come A.D.I o F.C.E.I.
ed altri minori, che intendono dare una testimonianza
della loro unione, tuttavia se noterete i lavori
conclusi di ogni sinodo o di incontri ecumenici,
leggerete in fondo frasi del tipo: < si intende che ogni
denominazione che ha partecipato ai lavori, non intende
obbligare a queste conclusioni gli altri e che ognuno si
riterrà libero di interpretare i risultati ottenuti!
> Qui scendiamo veramente nell'ipocrisia più
profonda, nessun Concilio o Sinodo della Chiesa
Cattolica e Ortodossa, si è mai espresso in questi
termini. Una volta raggiunti dei traguardi, bisogna
sforzarsi di metterli in atto, e tutti i fedeli sparsi
nel mondo sono tenuti ad obbedire alle decisioni prese
in un Concilio o in un Sinodo, la Chiesa non può
lasciare il libero arbitrio dei lavori scaturiti
dall'opera dello Spirito Santo attraverso coloro che ha
istituito a custodia del gregge.
APPROCCIO # 3
Lasciate
che i passi chiari interpretino quelli oscuri.
Questa dev’essere
sembrata la soluzione perfetta al problema di come
interpretare la Bibbia da se stessa: lasciate
che i passi che si comprendono facilmente "interpretino"
quelli che non sono chiari.
La logica di questo
approccio è semplice: anche se un passo può affermare
una verità in modo oscuro, sicuramente la stessa verità
sarà affermata chiaramente in qualche altro punto della
Scrittura. Non si dovrà far altro che usare
questi "passi chiari" come chiave, e si dischiuderà il
significato dei "passi oscuri." Come argomentavano gli
studiosi luterani di Tubinga nel loro primo scambio di
lettere con il Patriarca Geremia II:
"Pertanto, non
si potrebbe mai trovare un modo migliore di interpretare
le Scritture, che non lasciare che la Scrittura sia
interpretata dalla Scrittura, vale a dire, da se stessa.
L’intera Scrittura è stata infatti dettata dallo stesso
e unico Spirito, che è colui che meglio comprende la
propria volontà, ed è il più capace di dichiarare il
proprio significato." [10]
Per quanto promettente
sembrasse questo metodo, si rivelò presto una soluzione
insufficiente al problema del caos e delle divisioni dei
protestanti.
Il punto in cui questo approccio si disintegra è la
determinazione di quali passi siano "chiari" e quali
siano "oscuri." I battisti, che credono che sia
impossibile che un cristiano perda la propria salvezza
una volta "salvato," vedono un numero di passi che, a
loro detta, insegnano piuttosto chiaramente la loro
dottrina di "eterna sicurezza": per esempio, "perché i
doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili" (Romani
11:29), e "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le
conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna
e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano"
(Giovanni 10:27-28). Ma quando i battisti incappano in
versi che sembrano insegnare che la salvezza può essere
perduta, come "La giustizia del giusto non lo salverà
nel giorno della sua trasgressione" (Ezechiele 33:12),
allora usano i passi per loro "chiari" per risolvere i
passi "oscuri." I metodisti, che ritengono che i
credenti possano perdere la propria salvezza se voltano
le spalle a Dio, non trovano in questi passi alcuna
oscurità, e al contrario, vedono i summenzionati
"testi-prova" dei battisti alla luce dei passi che essi
ritengono "chiari." E
così metodisti e battisti si scagliano addosso a vicenda
versetti della Bibbia, meravigliandosi entrambi che gli
altri non riescano a "vedere" ciò che a loro sembra così
"chiaro." Se non avete capito, rileggetevi quanto ho
scritto.
APPROCCIO # 4
Esegesi
storico-critica
Annegando in
un mare di opinioni soggettive e di divisioni, i
protestanti iniziarono rapidamente a cercare un
qualsiasi metodo intellettuale dotato di una foglia di
fico di obiettività.
Con il passare del tempo e il moltiplicarsi delle
divisioni, la scienza e la ragione divennero sempre più
la base sulla quale i teologi protestanti speravano di
creare coerenza nelle loro interpretazioni bibliche.
Questo approccio "scientifico", che ha ottenuto
il predominio tra gli studiosi protestanti,
e in questo secolo ha
iniziato a predominare perfino tra gli studiosi
cattolici romani dopo il Vaticano II, è generalmente
chiamato "esegesi storico-critica." All’alba
del cosiddetto "illuminismo," la scienza sembrava capace
di risolvere tutti i problemi del mondo. Gli studiosi
protestanti iniziarono ad applicare la filosofia e la
metodologia delle scienze alla teologia e alla Bibbia.
Dai tempi
dell’illuminismo, gli studiosi protestanti hanno
analizzato ogni aspetto della Bibbia: la sua storia, i
suoi manoscritti, i linguaggi biblici, etc.
Come se le Sacre Scritture fossero state un sito
archeologico, questi studiosi tentarono di analizzare
ogni frammento e osso con i metodi migliori e più
recenti che la scienza aveva da offrire.
Per essere onesti,
bisogna ammettere che tale ricerca ha prodotto molte
conoscenze utili. Sfortunatamente questa
metodologia ha anche prodotto molti sbagli, gravi e
fondamentali, ma è stata presentata con una tale aura di
obiettività scientifica da tenere molti incantati.
Come tutti gli altri
approcci usati dai protestanti, anche questo metodo
cerca di comprendere la Bibbia ignorando la Tradizione
della Chiesa. Anche se non esiste alcun metodo
esegetico tipico dei protestanti, tutti questi metodi
hanno come scopo presunto quello di "lasciare
che la Bibbia parli da se stessa."
Naturalmente, nessuno che sostenga di essere cristiano
potrebbe essere contrario a quanto la Scrittura "dice"
se questa stesse davvero "parlando da se stessa"
attraverso questi metodi.
Il problema è che
coloro che si propongono come lingue per la Scrittura la
filtrano attraverso i propri assunti protestanti.
Mentre sostengono di essere obiettivi, essi piuttosto
interpretano le Scritture
secondo i loro schemi
di tradizioni e dogmi (siano essi fondamentalisti o
razionalisti liberali). Ciò che gli studiosi
protestanti hanno fatto (se posso prendere liberamente a
prestito una frase di Albert Schweitzer)
è di guardare nel pozzo
della storia per trovarvi il significato della Bibbia.
Hanno scritto volumi su
volumi in materia, ma purtroppo hanno visto soltanto il
proprio riflesso.
Gli studiosi
protestanti (sia "liberali" che "conservatori") hanno
errato nell’applicazione delle metodologie empiriche al
regno della teologia e degli studi biblici. Uso il
termine "empirismo" per descrivere questi sforzi e, in
senso lato, la visione razionalista e materialista che
ha preso possesso della mentalità occidentale,
continuando a spandersi in tutto il mondo. I sistemi di
pensiero positivisti (uno dei quli è l’empirismo)
tentano di ancorarsi su qualche base di conoscenza
"certa". [11]
L’empirismo, in senso stretto, è la credenza che tutta
la conoscenza sia basata sull’esperienza, e che solo le
cose che possono essere stabilite per mezzo di
osservazione scientifica possano essere conosciute con
certezza. Di pari passo con i metodi di
osservaione empirica, venne il principio del dubbio
metodologico, il cui primo esempio fu la filosofia di
Rene Descartes. Questi iniziò la sua discussione della
filosofia mostrando
come di tutto nell’universo si può dubitare, eccetto
della propria esistenza, e così, sulla salda
base di questa singola verità indubitabile ("penso,
dunque sono") tentò di costruire il proprio sistema
filosofico. Ora i riformatori, al principio, si
accontentavano dell’assunto che la Bibbia fosse la base
di certezza su cui la teologia e la filosofia potevano
riposare. Ma quando lo
spirito umanistico dell’illuminismo conquistò un
ascendente, gli studiosi protestanti convertirono i
propri metodi razionalisti alla Bibbia stessa, tentando
di scoprire ciò che di essa poteva essere conosciuto con
"certezza". Gli studiosi protestanti liberali
hanno già terminato questo sforzo, e dopo avere
terminato di "pelare la cipolla" sono ora rimasti con
null’altro che le loro opinioni e sentimentalismi come
base per quel poco di fede che è loro rimasto. Da qui il
desiderio di Ecumenismo che è smosso certamente dallo
Spirito Santo, ma anche dalla consapevolezza arbitraria
di essere giunti ad "un punto morto", e che quindi
necessitano di nuovi stimoli e di nuove certezze di
nuove verità, per poter sopravvivere senza mollare il
loro punto di partenza!
I protestanti
conservatori sono stati molto meno coerenti nel loro
approccio razionalista. Così hanno mantenuto
tra loro una riverenza per le Scritture e una fede nella
loro ispirazione ed una fedeltà, alla fine dei conti,
alla loro tradizione nata appunto con Lutero e per altri
dai Valdesi. Nondimeno, il loro approccio (anche tra i
più biechi fondamentalisti)
è ancora essenzialmente
radicato nello stesso spirito di razionalismo dei
liberali, dei quali non possono fare a meno se non
vogliono essere catalogati come settari o chiusi al
mondo. Un primo esempio si può trovare tra i
cosiddetti fondamentalisti dispensazionali, la cui
elaborata teoria suppone che Dio, nelle varie fasi della
storia, abbia trattato gli uomini secondo differenti
"dispensazioni," come quella "adamica," quella
"noachita," quella "mosaica," quella "davidica," e così
via. Si può notare un certo grado di verità in questa
teoria, ma al di là di queste dispensazioni dell’Antico
Testamento essi
insegnano che noi ora siamo sotto una "dispensazione"
diversa da quella dei cristiani del primo secolo.
Anche se i miracoli continuarono lungo il "periodo del
Nuovo Testamento," oggi non accadono più (dicono loro
mentre la storia anche di oggi ci dimostra il
contrario). Ciò è molto interessante, poiché (oltre a
mancare di qualsiasi base scritturale) tale teoria
permette a questi fondamentalisti di affermare i
miracoli della Bibbia, e allo stesso tempo di essere
empiristi nella loro vita quotidiana. Pertanto, anche se
la discussione di questo approccio può sembrare a prima
vista di interesse meramente accademico, e molto
distante dalla realtà di vita del tipico protestante, di
fatto anche il laico protestante medio, piamente
"conservatore," non è immune da questa sorta di
razionalismo.
La grande
fallacia in questo cosiddetto approccio "scientifico"
alle Scritture sta nell’applicazione erronea di assunti
empirici allo studio della storia, della Scrittura, e
della teologia. I metodi empirici funzionano
ragionevolmente bene quando sono correttamente applicati
alle scienze naturali, ma quando sono applicati laddove
non riescono a funzionare, come nei momenti unici della
storia (che non possono essere ricreati o sperimentati)
non possono produrre risultati coerenti o accurati. [12]
Gli scienziati devono
ancora inventare un telescopio capace di scrutare nel
mondo spirituale, e tuttavia molti studiosi protestanti
asseriscono che alla luce della scienza l’idea
dell’esistenza dei demoni o del Diavolo è stata provata
falsa. Se il Diavolo apparisse di fronte a un
empirista con il forcone in mano e vestito di una
brillante calzamaglia rossa, verrebbe spiegato in
qualche modo che si possa facilmente adattare alla
visione teoretica dello scienziato. Anche se alcuni
empiristi si gloriano della propria "apertura,"
essi sono accecati dai
propri assunti a tal modo da non poter vedere ciò che
non si adatta alla loro visione della realtà.
Se i metodi dell’empirismo fossero coerentemente
applicati, screditerebbero ogni conoscenza (inclusi se
stessi), ma all’empirismo è convenientemente permesso
essere incoerente da parte dei propri sostenitori "poiché
la sua spietata mutilazione dell’esperienza umana gli
offre una tale fama di severità scientifica che il suo
prestigio supera i difetti dei sui fondamenti."
[13]
Le connessioni
tra le conclusioni più estreme raggiunte dai moderni
protestanti liberali, e i protestanti più conservatori o
fondamentalisti, sembreranno oscure a molti, e
soprattutto agli stessi conservatori o fondamentalisti!
Anche se questi ultimi si considerano in opposizione
quasi completa al liberalismo protestante, nondimeno
essi usano nel loro studio delle Scritture
essenzialmente lo stesso tipo di metodi dei liberali, e
assieme a queste metodologie vengono i loro principi
filosofici sottostanti. Perciò la differenza tra i
"liberali" e i "conservatori" non è in realtà una
differenza di principi di base, ma piuttosto una
differenza nel modo in cui questi principi sono stati
portati alle loro inerenti conclusioni.
Se l’esegesi
protestante fosse davvero "scientifica," così come si
presenta, i suoi risultati mostrerebbero coerenza. Se i
suoi metodi fossero mere e neutrali "tecnologie" (come
molti li considerano), allora non importerebbe chi li
usa, e "funzionerebbero" allo stesso modo per chiunque.
Ma che cosa troviamo,
quando esaminiamo lo stato corrente degli studi biblici
protestanti? Secondo la stima degli stessi "esperti," il
mondo accademico biblico protestante è in crisi.
[14] Di fatto tale crisi è forse illustrata nel modo
migliore
dall’ammissione di un celebre studioso protestante
dell’Antico Testamento, Gerhad Hasel [nella sua
rassegna della storia e dello status attuale delle
discipline di teologia dell’Antico Testamento, Old
Testament Theology: Issues in the Current Debate],
che durante gli anni
'70 sono state prodotte cinque nuove teologie
dell’Antico Testamento "ma nessuna, per approccio e
metodo, è in accordo con una delle altre." [15]
Di fatto è sorprendente, considerato il sedicente alto
standard accademico negli studi biblici protestanti, che
uno possa fare la propria scelta di conclusioni
illimitate su quasi tutti i temi, e trovare "buoni
studiosi" a proprio sostegno.
In altre parole,
potresti arrivare più o meno a qualsiasi conclusione che
ti piaccia in un giorno particolare su una questione
particolare, e potrai trovare un accademico che ti
asseconderà. Questa non è certamente scienza
nello stesso senso della matematica o della chimica! Ciò
di cui trattiamo è un campo del sapere che si presenta
come "scienza obiettiva," ma che è di fatto una
pseudo-scienza, che nasconde una varietà di prospettive
teologiche e filosofiche in competizione. E’ una
pseudo-scienza perché, finché gli scienziati non
svilupperanno strumenti capaci di esaminare e
comprendere Dio, una teologia o interpretazione biblica
scientificamente obiettiva sarà un’impossibilità.
Ciò non vuol dire che
non vi sia nulla di genuinamente scientifico o di utile
al suo interno; ma vuol dire che, camuffati con questi
legittimi aspetti di apprendimento storico e
linguistico, e nascosti dagli specchi e cortine fumogene
della pseudo-scienza, scopriamo in realtà come i metodi
protestanti di interpretazione biblica sono sia il
prodotto che servitore degli assunti teologici e
filosofici protestanti. [16]
Con una
soggettività che sorpassa quella dei più speculativi
psicoanalisti freudiani,
gli studiosi
protestanti scelgono selettivamente i "fatti" e le
"prove" che si adattano al loro programma, e quindi
procedono, con conclusioni essenzialmente predeterminate
dai loro assunti di base, ad applicare i loro metodi
alle Sacre Scritture. E intanto, gli studiosi
sia "liberali" che "conservatori," si descrivono come
spassionati "scienziati." [17]
Poiché le università
moderne non elargiscono dottorati a coloro che si
limitano a tramandare la Verità incorrotta, questi
studiosi cercano di sopraffarsi a vicenda ideando nuove
teorie "creative." Questa è l’essenza stessa
dell’eresia: novità, arroganti opinioni personali, e
auto-inganno partendo dalla falsità che la Tradizione,
invece, non va presa in considerazione mentre procedeno
nel modo che vi ho appena spiegato superando di gran
lunga non soltanto il metodo della Tradizione, ma lo
stesso Dio il quale ha ispirato i Padri della Chiesa
affinchè ci tramandassero le questioni di fondo
filosofiche, alle quali, se si conoscessero a fondo, non
sarebbe veramente null'altro da aggiungere.
L'APPROCCIO ORTODOSSO ALLA VERITA'
Quando, per la
misericordia di Dio, trovai la Fede ortodossa, non avevo
alcun desiderio di dare al Protestantesimo e a i suoi
"metodi" biblici un altro sguardo.
Sfortunatamente, ho
trovato che i metodi e gli assunti protestanti sono
riusciti a infettare anche alcuni circoli all’interno
della Chiesa ortodossa, e purtroppo ne è colpita la
stessa Chiesa Cattolica. La ragione, come ho
detto sopra, è che l’approccio protestante alla
Scrittura è stato presentato come "scienza."
Alcuni nella Chiesa
ortodossa sentono di fare alla Chiesa un grande favore
introducendo questo errore nei nostri seminari e
parrocchie. Ma in questo non c’è nulla di
nuovo: è il modo con cui l’eresia ha sempre cercato di
ingannare i fedeli. Come dice Sant’Ireneo, iniziando ad
attaccare gli eretici del suo tempo:
"Per mezzo di
parole speciose e plausibili, essi invitano con astuzia
i semplici a indagare nel loro sistema; ma nondimeno li
distruggono rozzamente, quando li iniziano alle loro
blasfeme opinioni...." [18]
L’errore, in
verità, non viene mai presentato nella sua nuda
deformità, per non essere subito scoperto.
Ma è rivestito ad arte
in vesti eleganti, così da renderlo nella sua forma
esteriore agli occhi dell’inesperto (per ridicola che
l’espressione possa sembrare) più vero della verità
stessa.
Perché nessuno
venga fuorviato o confuso, lasciatemi chiarire:
l'approccio ortodosso alle Scritture non è basto sulla
ricerca "scientifica" nelle Sacre Scritture. La sua
pretesa di comprendere le Scritture non risiede nel
possesso di dati archeologici superiori, ma piuttosto
nella sua relazione unica con l’Autore delle Scritture.
La Chiesa Ortodossa è
il corpo di Cristo, la colonna e fondamento della
Verità, ed è sia il mezzo tramite il quale Dio ha dato
le Scritture (attraverso i suoi membri), sia il mezzo
tramite il quale Dio le ha conservate. La
Chiesa Ortodossa comprende la Bibbia poiché è l’erede di
una tradizione vivente che inizia con Adamo e si estende
attraverso il tempo a tutti i suoi membri di oggi.
Non si può "provare" in
laboratorio che ciò sia vero. Uno deve esserne convinto
dallo Spirito Santo e sperimentare la vita di Dio nella
Chiesa.
La domanda che i
protestanti porranno a questo punto è: chi ci dice che
la tradizione ortodossa sia quella corretta, o persino
che esista una tradizione corretta? In primo luogo, i
protestanti hanno bisogno di studiare la storia della
Chiesa. Vi troveranno che esiste una sola Chiesa.
Questa è sempre stata la posizione della Chiesa
dai suoi inizi. Il Credo di Nicea lo puntualizza
chiaramente, "Credo in... una Chiesa, santa cattolica e
apostolica." Questa
dichiarazione, che quasi tutte le denominazioni
protestanti tuttora sostengono di accettare come vera,
non fu mai interpretata nel senso di qualche confusa,
pluralistica "chiesa" invisibile che non riesce ad
andare dottrinalmente d'accordo in nulla. I
concili che canonizzarono il Credo (così come le
Scritture) lanciarono
anche anatemi contro coloro che erano al di fuori della
Chiesa, sia che fossero eretici, come i montanisti, o
scismatici come i donatisti. E non dissero, "ebbene, non
possiamo andar d’accordo con i montanisti
dottrinalmente, ma essi sono parte della Chiesa tanto
quanto noi." Piuttosto, essi venivano esclusi dalla
comunione della Chiesa fino al loro rientro, in cui
venivano ricevuti nella Chiesa attraverso il Santo
Battesimo e la Cresima (nel caso degli eretici) o
semplicemente con la Cresima (nel caso degli
scismatici) [Secondo Concilio Ecumenico, Canone VII].
Anche unirsi nella
preghiera con coloro che sono al di fuori della Chiesa
era, ed è tuttora, proibito [Canoni dei Santi
Apostoli, XLV, XLVI], anche se lo Spirito del Santo
Concilio Vaticano II ha ammorbito i toni, rendendo
possibile il Dialogo Interreligioso che si prefigge,
appunto, la Preghiera comune all'UNICO PADRE, come di
fatto ha fatto il Beato Padre Giovanni Paolo II.
A differenza dei
protestanti, che trattano come eroi coloro che si
staccano da un gruppo per formarne uno proprio,
specialmente se questi bravi fedeli escono dalla Chiesa
Ortodossa o Cattolica ancora meglio, anzi, saranno i più
vezzeggiati, nella Chiesa primitiva questo era
considerato un peccato dei più condannabili.
Come avvertiva Sant’Ignazio di Antiochia [un discepolo
dell’Apostolo Giovanni], "Non ingannatevi, fratelli,
nessuno di quanti seguono altri in uno scisma erediterà
il Regno di Dio, nessuno di quanti seguono dottrine
eretiche è dalla parte della passione" [Lettera agli
abitanti di Filadelfia, 5:3].
La ragione stessa della
nascita di un movimento protestante era la protesta
contro gli abusi papali, ma prima della rottura
dell’Occidente romano dall’Oriente ortodosso questi
abusi non esistevano. Molti teologi protestanti moderni
hanno recentemente preso a rivedere questo primo
millennio di cristianità indivisa, e stanno iniziando a
riscoprire il grande tesoro che l’Occidente ha perduto
(e non pochi stanno diventando ortodossi come risultato
e grande beneficio ne ha avuto il processo dell'Unità.).
[19]
Ovviamente,
solo una di queste tre dichiarazioni può essere vera:
o (1) non esiste alcuna corretta Tradizione e
le porte dell’inferno hanno pervaso sulla Chiesa, e
perciò sia i Vangeli che il Credo di Nicea sono in
errore; o (2)
la vera fede si trova nel papismo, con i suoi
dogmi sempre crescenti emanati dall’infallibile
"vicario di Cristo;"(e qui bisognerebbe aprire un
capitolo a parte poichè vi è invece una forte Comunione
con la Chiesa e le divergenze sono di natura umana,
quindi l'essere cattolica non implica l'esclusione dalla
Chiesa ovviamente!); o
(3) la Chiesa ortodossa ( e quindi in
definitiva tutta la Chiesa, a questo si lavora per la
reciproca Unità) è la Chiesa fondata da Cristo e ha
mantenuto fedelmente la Tradizione apostolica.
La maggior parte dei
protestanti, siccome la loro base teologica della Sola
Scriptura può produrre solo disunione e litigi, ha
abbandonato da lungo tempo l’idea della vera unità
cristiana, e ha considerato come ipotesi ridicola
l’esistenza di un’unica Fede. Di fronte ad
affermazioni tanto forti sull’unità della Chiesa come
quella sopra citata, reagiscono spesso con orrore,
sostenendo che tali attitudini sono contrarie all’amore
cristiano. Trovandosi
privi di una vera unità si sono sforzati di crearne una
falsa, sviluppando la filosofia relativistica
dell’ecumenismo più spicciolo, in cui la sola fede da
condannare è quella che avanza pretese esclusive alla
Verità. Però questo non è l’amore della Chiesa
storica, ma sentimentalismo umanistico. L’amore è
l’essenza della Chiesa. Cristo non venne a mettere le
basi di una nuova scuola di pensiero, ma piuttosto disse
Egli stesso di essere venuto a edificare la sua Chiesa,
contro la quale le porte dell’inferno non prevarranno
(Matteo 16:17). Questa nuova comunità della Chiesa
creava "un’unità organica, piuttosto che un’unificazione
meccanica di persone internamente divise." [20]
Quest’unità è possibile
solo tramite la nuova vita portata dallo Spirito Santo,
e misticamente sperimentata nella vita della Chiesa, se
io "patteggio" quindi per la Chiesa Ortodossa, con
questo non sto condannato affatto la Chiesa Cattolica
della quale ho imparato che è comunque la Madre, tanto
per usare un termine Ecumenico ma non condiviso da molti
ortodossi. La questione qui è più complessa, tuttavia
dimostra come l'affluire verso una delle due realtà
(Ortodossi o Cattolici) che diventano una cosa sola
mediante la Comunione dell'Eucarestia e della Tradizione
dei Padri dai quali entrambi attingiamo, diventerà una
seria valutazione da prendere in considerazione, poichè
sono l'unica Chiesa che può vantare le radici
Apostoliche delle quali è essenziale l'appartenenza per
poter dire: "Credo nella Chiesa Una, Santa, Cattolica e
Apostolica."
La fede cristiana
unisce il fedele a Cristo, componendo così un corpo
armonioso da individui separati. Cristo
costituisce il corpo comunicandosi a ogni membro e
donando loro lo Spirito della Grazia in un modo efficace
e tangibile.... Se il legame con il corpo della Chiesa
viene reciso, allora la personalità che viene in tal
modo isolata e racchiusa nel proprio egoismo sarà
privata della benefica e abbondante influenza dello
Spirito Santo che dimora nella Chiesa. [21]
La Chiesa è una poiché
è il Corpo di Cristo, ed è un’impossibilità ontologica
che si possa dividere.
La Chiesa è una, così
come Cristo e il Padre sono uno. Anche se questo
concetto di unità può sembrare incredibile, così non
sembra a quanti sono andati al di là del concetto e sono
entrati nella sua realtà. Anche se questa può essere una
di quelle "parole dure" che non tanti sanno accettare, è
una realtà nella Chiesa ortodossa, per quanto richieda a
tutti molto diniego di sé, umiltà e amore. [22]
La nostra fede
nell’unità della Chiesa ha due aspetti: è un’unità al
tempo stesso storica e presente. ciò significa
che quando gli Apostoli, per esempio, lasciarono questa
vita, non lasciarono l’unità della Chiesa. Essi
sono parte della Chiesa ora tanto quanto lo erano quando
vi erano presenti nella carne.
Quando celebriamo
l’Eucaristia in qualsiasi Chiesa locale, non la
celebriamo da soli, ma con l’intera Chiesa (ovviamente
mi riferisco alla Chiesa Cattolica), sia in terra che in
cielo (Comunione dei Santi). I Santi del cielo
ci sono perfino più vicini di coloro che possiamo vedere
e toccare. Così, nella
Chiesa Ortodossa non abbiamo come insegnanti solo quelle
persone che Dio ci ha messo accanto nella carne, ma
tutti gli insegnanti della Chiesa in cielo e in terra.
Siamo oggi alla
scuola di San Giovanni Crisostomo allo stesso modo che a
quella del nostro vescovo. Tutto ciò fa sì
che il nostro approccio alla Scrittura non sia di
interpretazione privata (II Pietro 1:20), ma come
Chiesa. Questo approccio alla Scrittura ebbe la sua
definizione classica per mano di San Vincenzo di Lerino:
"Qui, forse,
qualcuno può chiedere:
Poiché il canone della Scrittura è completo e più che
sufficiente in sé, perché è necessario aggiungervi
l’autorità dell’interpretazione ecclesiastica?
Di fatto, [dobbiamo rispondere,] la Sacra Scrittura, a
causa della sua profondità,
non è universalmente
accettata nello stesso senso. Lo stesso testo è
interpretato in modo differente da persone differenti,
cosicché può quasi venire l’impressione che vi siano
tante interpretazioni diverse quanti sono gli uomini....
Così, è a causa delle
molte e grandi distorsioni causate da vari errori, che è
invero necessario che l’interpretazione degli scritti
profetici e apostolici sia diretta in accordo con la
regola del significato ecclesiastico e cattolico.
Nella stessa Chiesa
Cattolica, bisogna preoccuparsi con ogni cura di
mantenere ciò che è stato creduto sempre, ovunque e da
tutti, insieme abbiamo un patrimonio comune veramente
strabiliante soltanto lo si volesse conoscere. Ciò è
veramente e propriamente 'cattolico,' come indicano la
forza e l'etimologia del nome stesso, che comprende
tutto ciò che è veramente universale. Questa
regola generale verrà realmente applicata se seguiamo
i principi di
universalità, antichità e consenso. Seguiamo il
principio di universalità se confessiamo vera solo
quella fede che l’intera Chiesa confessa in tutto il
mondo. Seguiamo il
principio di antichità se non deviamo in alcun modo da
quelle interpretazioni che i nostri antenati e padri
hanno manifestamente dichiarato inviolabili e se non
banalizziamo gli eventi storici che hanno determinato le
rotture riducendole ad una sorta di racconti herror, ma
piuttosto se traiamo da essi la validità storica e la
peculiarità della santità della Chiesa che gli è propria.
Seguiamo il principio
di consenso se, in questa stessa antichità, adottiamo le
definizioni e proposte di tutti, o quasi tutti, i
vescovi." [23]
In questo
approccio alle Scritture,
non è compito
dell’individuo sforzarsi di essere originale, ma
piuttosto di comprendere quanto è già presente nelle
tradizioni della Chiesa.
Noi siamo obbligati a
non andare al di là dei limiti posti dai Padri della
Chiesa, ma a tramandare fedelmente la tradizione che
abbiamo ricevuto. Fare ciò richiede molto studio e
pensiero, ma ancor più, se vogliamo davvero comprendere
le Scritture, dobbiamo entrare, con molta
onestà, profondamente nella vita mistica della Chiesa.
Ecco perché, quando Sant’Agostino spiega come si
dovrebbero interpretare le Scritture [La Dottrina
Cristiana, Libri i-iv],
passa più tempo a
parlare del tipo di persona che ci vuole per studiare la
Scrittura, che sulla conoscenza intellettuale che questa
persona dovrebbe possedere: [24] e dice:
1. Uno che ama
Dio con tutto il suo cuore, e che è privo di orgoglio,
2. Che è
motivato alla ricerca della conoscenza della volontà di
Dio da fede e riverenza, piuttosto che da orgoglio o
avidità,
3. Che ha un
cuore soggiogato dalla pietà, una mente purificata, e
morta al mondo; e che non teme gli uomini, né cerca di
compiacerli,
4. Che non
cerca altro che conoscenza e unione con Cristo,
5. Che ha fame
e sete di giustizia,
6. E che si
adopera con diligenza in opere di misericordia e di
amore.
Con requisiti così
alti, dovremmo tanto più umilmente appoggiarci alla
guida dei santi Padri che hanno evidenziato tali virtù,
e non deluderci pensando di essere più capaci di loro in
un’acuta interpretazione della Santa Parola di Dio.
Ma che fare dell’opera degli
studiosi biblici protestanti? Finché ci aiuta a
comprendere il contesto storico e il significato dei
punti oscuri, in questo è in linea con la Santa
Tradizione e può essere usata.
Come dice San
Gregorio Nazianzeno
quando parla di letteratura pagana: "Così
come abbiamo preparato medicine salutari dal veleno di
certi rettili, così abbiamo ricevuto dalla letteratura
secolare i principi di ricerca e di ragionamento, mentre
ne abbiamo respinto l’idolatria..." [25]
Così, finché evitiamo
di adorare i falsi dei dell’individualismo, della
modernità e della vanagloria accademica, e
finché riconosciamo gli assunti che vengono utilizzati
in tale lavoro e usiamo ciò che davvero getta luce
storica o linguistica sulle Scritture, allora
comprenderemo la Tradizione in modo più completo.
Ma fintanto che gli
studiosi protestanti fanno speculazioni al di là dei
testi canonici, e proiettano idee estranee sulle
Scritture, obiettando alla Santa Tradizione, la fede del
"sempre e ovunque" della Chiesa, essi si sbagliano.
Se i
protestanti dovessero ritenere ciò arrogante o ingenuo,
che considerino dapprima l’arroganza e l’ingenuità di
quegli studiosi che pensano di essere qualificati a
trascurare (o più solitamente, a ignorare del tutto) due
millenni di insegnamento cristiano. Forse l’acquisizione
di un dottorato biblico offre una sapienza dei misteri
di Dio superiore a quella di milioni su milioni di
fedeli credenti e Padri e Madri della Chiesa che
servirono Dio con fede, sopportando orribili torture e
martirio, derisione e prigioni, per la fede?
Il cristianesimo si
apprende nella tranquillità dello studio personale, o
portando la croce sulla quale si sarà uccisi?
L’arroganza sta in quanti, senza prendere neppure il
tempo di imparare che cosa sia davvero la Santa
Tradizione, decidono di saperne di più, ora che è
finalmente arrivato qualcuno che ha rettamente compreso
ciò che vogliono davvero dire le Scritture.
CONCLUSIONE
Le Sacre Scritture sono
forse il vertice della Santa Tradizione della Chiesa, ma
la grandezza delle vette a cui le Scritture ascendono è
dovuta alla grande montagna su cui risiedono.
Tolta dal suo contesto entro la Santa Tradizione, la
solida roccia della Scrittura diviene una mera palla di
creta, che può essere modellata in qualsiasi forma
desiderino i suoi manipolatori.
Abusare delle Scritture
e distorcerle non è un modo di onorarle, anche se ciò è
fatto con l'intento di esaltarne l'autorità. Dobbiamo
leggere la Bibbia; è la santa Parola di Dio. Ma
per comprendere il suo messaggio,
sediamoci umilmente ai
piedi dei santi che si sono mostrati "facitori della
Parola e non uditori soltanto" (Giacomo 1:22),
e sono stati provati per le loro vite come degni
interpreti delle Scritture.
Andiamo da coloro che
conobbero gli Apostoli, come i Santi Ignazio di
Antiochia e Policarpo, se abbiamo una domanda sugli
scritti degli Apostoli. Ascoltiamo dalla Chiesa, e non
cadiamo nell'arroganza dell'auto-delusione.
NOTE
1.
George Mastrantonis, trad., Augsburg and
Constantinople: the Correspondence between the Tubingen
Theologians and Patriarch Jeremiah II of Constantinople
on the Augsburg Confession (Brookline, Mass.: Holy
Cross Orthodox Press, 1982), 114.
2.The
Illustrated Bible Dictionary, vol. 2 (Wheaton:
Tyndale House Publishers, 1980), "Jannes and Jambres,"
di A. F. Walls, 733 -734.
3.
Invero questa lista non intendeva nemmeno comprendere
tutti i libri che la Chiesa ha mantenuto dall’antichità,
considerandoli parte della più ampia Tradizione. Per
esempio, il libro di Enoch, anche se è citato nei libri
canonici, non fu incluso esso stesso nel canone. Non
pretenderò di sapere il perché, ma per qualche ragione
la Chiesa ha scelto di conservare questo libro, eppure
non lo ha assegnato a essere letto in chiesa, né lo ha
posto a fianco dei libri canonici.
4.
Per esempio, non c’è alcun passo in cui si parli in
dettaglio della questione dell’inerranza delle
Scritture, precisamente perché questa non era una
questione disputata. Oggi, col sorgere dello scetticismo
religioso, di questo si discute molto, e se l’epistola
fosse scritta oggi, si parlerebbe di sicuro di questo
argomento da qualche parte. Sarebbe sciocco concludere
che, dato che non se ne parla specificamente, allora i
primi cristiani non pensavano che l’inerranza delle
Scritture fosse importante, o che non vi credevano.
5.
Alexander Schmemann, Introduction to Liturgical
Theology (Crestwood NY: St Vladimir's Seminary
Press, 1986), 51
6. E
di fatto, questo è ciò che ha fatto il mondo accademico
protestante. Anche se il protestantesimo fu fondato
sulla base della credenza che la Bibbia sia l’unica
autorità di fede e pratica, il moderno mondo accademico
protestante è ora dominato da modernisti che non credono
più nell’ispirazione o inerranza delle Scritture. Ora
essi si sentoono al di sopra della Bibbia e scelgono di
usarne solo quelle parti che ritengono adatte, scartando
il resto come " mitologia primitiva e leggende." La sola
autorità che ancora riconoscono sono se stessi.
7. I
valdesi erano una setta fondata nel dodicesimo secolo da
Pietro Valdo, e che in alcuni modi anticipava la Riforma
protestante. A causa di persecuzioni da parte della
Chiesa cattolica romana, questa setta sopravvisse
soprattutto nelle aree di montagna dell’Italia
nord-occidentale. Con l’avvento della Riforma
protestante, i valdesi entrarono sotto l’influenza del
movimento della riforma, ed essenzialmente vi si
allearono. Molti tra i primi storici protestanti
sostennero che i valdesi rappresentavano un resto dei
"veri" cristiani esistiti fin da prima di Costantino.
Anche se oggi nessuno storico credibile farebbe una
simile asserzione senza prove, molti fondamentalisti e
sette come i testimoni di Geova continuano a vantare una
discendenza dalla chiesa primitiva attraverso i valdesi
- nonostante il fatto che i valdesi esistono ancora
oggi, e che certamente non riconoscono come propria
discendenza i testimoni di Geova.
8.
Mastrantonis, 115.
9.
Ibid., 198.
10.
Ibid., 115.
11.
Il temine 'positivismo' viene dal francese positif,
vale a dire 'sicuro,' o 'certo.' Questo termine fu usato
per la prima volta da Auguste Comte. I sistemi
positivisti sono costruiti sull'assunto che qualche
fatto o istituzione sia la base ultima della conoscenza
- nella filosofia di Comte, l'esperienza o la percezione
sensoriale costituiva tale base, e pertanto egli fu il
precursore dell'empirismo moderno [Cfr. Encyclopaedia
of Religion and Ethics, 1914 ed., s.v. "Positivism,"
di S.H. Swinny; e Wolfhart Pannenburg, Theology and
Philosophy of Science, trad. Francis McDonagh
(Philadelphia: Westminster Press, 1976), p. 29].
12.
Per esempio, un metodo per determinare la realtà degli
eventi passati, tra gli studiosi di indirizzo empirico,
è il principio di analogia. Poiché la conoscenza è
basata sull'esperienza, allora il modo in cui uno
capisce ciò che non gli è familiare è di metterlo in
relazione a ciò che gli è familiare. Sotto la maschera
di analisi storica essi giudicano la probabilità di un
presunto evento passato (e.g. la risurrezione di Gesù)
basandola su ciò che sappiamo avere luogo nella nostra
esperienza. E poiché questi storici non hanno mai
osservato alcunché che siano disposti a considerare
soprannaturale, allora determinano che quando la Bibbia
parla di un evento miracoloso, sta soltanto narrando un
mito o una leggenda. Ma poiché per l'empirista un
'miracolo' comporta una violazione di una legge
naturale, allora non possono esistere miracoli (per
definizione) poiché le leggi naturali sono determinate
dalla nostra osservazione di quanto sperimentiamo;
pertanto, se tale empirista fosse coinvolto nella
moderna analogia di un miracolo, quensto non sarebbe più
considerato un miracolo, poiché non costituirebbe più
una violazione della legge naturale. E così gli
empiristi non producono risultati che negano la realtà
trascendente o i miracoli; sono piuttosto i loro
presupposti, fin dal principio, a negare la possibilità
di tali cose. [cfr. G. E. Michalson, Jr., "Pannenburg on
the Resurrection and Historical Method," Scottish
Journal of Theology 33 (April 1980): 345-359.]
13.
Rev. Robert T. Osborn, "Faith as Personal Knowledge,"
Scottish Journal of Theology 28 (February 1975):
101-126.
14.
Gerhard Hasel, Old Testament Theology: Basic Issues
in the Current Debate (Grand Rapids: Eerdman's
Publishing Company, 1982), p. 9.
15.
Ibid., p. 7.
16.
Ho discusso il Protestantesimo liberale solo per
dimostrare la fallacia dell'esegesi "storica". Un
cristiano ortodosso verrà molto più facilmente a
confronto con un fondamentalista conservatore o un
pentecostale, per il semplice motivo che questi prendono
la loro fede abbastanza sul serio da cercare di
convertire a essa altre persone. Le denominazioni
protestanti liberali hanno già abbastanza da fare per
cercare di conservare i propri fedeli, e non brillano
per zelo di evangelismo.
17.
Per una critica più profonda degli eccessi del metodo
storico-critico, cfr. Thomas Oden, Agenda for
Theology: After Modernity What? (Grand Rapids:
Zondervan, 1990) pp 103-147.
18.
Cleveland Coxe, trans., Ante-Nicene Fathers, vol.
i, The Apostolic Fathers with Justin Martyr and
Irenaeus (Grand Rapids: Eerdmans Publishing Company,
1989), p 315.
19.
Di fatto una recente opera di teologia sistematica in
tre volumi, di Thomas Oden, è basata sul presupposto che
il "consenso ecumenico" del primo millennio debba essere
normativo per la teologia [cfr. The Living God:
Systematic Theology Volume One, (New York: Harper &
Row, 1987), pp ix & xiv.]. Se solo Oden porta la propria
metodologia alle sue logiche conseguenze, anche lui
diventerà ortodosso.
20.
Santo neo-martire Arcivescovo Hilarion (Troitsky),
Christianity or the Church? (Jordanville: Holy
Trinity Monastery, 1985), p. 11.
21.
Ibid., p. 16.
22.
Ibid., p. 40.
23.
"In ipsa item Catholica Ecclesia magnopere curandum est
ut id teneamus quod semper, quod ubique, quod ab omnibs
creditum est. Hoc est etenim vere proprieque catholicum,
quod ipsa vis nominis ratioque declarat, quae omnia fere
universaliter comprehendit. Sed hoc ita demum fiet, si
sequamur universitatem, antiquitatem, consensionem.
Sequemur autem universitatem hoc modo, si hanc unam
fidem vera esse fateamur quam tota per orbem terrarum
confitetur Ecclesia; antiquitatem vero ita, si ab his
sensibus nullatenus recedamus quos sanctos majores ac
patres nostros celebrasse manifestum est; consensionem
quoque itidem si, in ipsa vetustate, omnium vel certe
pene omnium sacerdotum pariter et magistrorum
definitiones sententiasque sectemur." San Vincenzo di
Lerino, trad. Rudolph Morris, The Fathers of the
Church vol.7, (Washington D.C.: Catholic University
of America Press, 1949), pp. 269-271.
24.
Sant'Agostino, "Sulla dottrina cristiana," A Selected
Library of the Nicene and Post-Nicene Fathers.
series 1, vol. ii, eds. Henry Wace and Philip Schaff,
(New York: Christian, 1887-1900), pp. 534-537.
25.
San Gregorio Nazianzeno, "Orazione 43, panegirico su San
Basilio," A Selected Library of the Nicene and
Post-Nicene Fathers of the Christian Church, series
2, vol. vii, eds. Henry Wace and Philip Schaff (New
York: Christian, 18871900), p. 398
|