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MARIA

Tratto dal sito [cristianicattolici.net]

 

Il problema è sempre lo stesso, argomento per argomento, la domanda che dovrebbero porsi i fratelli separati è: “ma la mia interpretazione biblica soggettiva è infallibile?”, visto che sono talmente convinti  di capire la Bibbia da soli, ed è difficile convincerli che in effetti loro capiscono la Bibbia così come gliela spiega il loro pastore. In un simile contesto non si capisce perché circolino commentari biblici, a che servono se la Bibbia non si interpreta?

Comunque, visto che ne sono così convinti, dovrebbero spiegarci come mai ogni singolo protestante crede di essere nella verità, ma se prendiamo un luterano e un pentecostale ci accorgiamo che seguono dottrine diverse, la stessa cosa accade se consideriamo ad esempio un pentecostale ADI e un pentecostale modalista. Ecco che alla luce di tali considerazioni, si può tranquillamente affermare, che l’interpretazione soggettiva e singola non può essere infallibile.

Lo Spirito Santo ci spinge alla ricerca della verità (1 Ts 5,21), certi pastori protestanti invece spingono all’appagamento i loro fedeli, convinti –questi ultimi- di aver già raggiunto la verità e di non doverla più cercare altrove.

Il problema quindi è la conoscenza della verità, Cristo è verità, credere in Lui è verità, ma non credere ad esempio alla Sua presenza reale nell’Eucaristia, è verità?

Su Maria molti fratelli separati (specie pentecostali) ne scrivono di cotte e di crude, per sminuirne il ruolo e la figura.

Tra i versetti che citano spesso con lo scopo di mostrare Maria come una comune peccatrice ci sono quelli di Rm 3,10-12 Non c’è nessun giusto, nemmeno uno, non c’è sapiente, non c’è chi cerchi Dio! Tutti hanno traviato e si son pervertiti;  non c’è chi compia il bene, non ce n’è neppure uno.”

 

Ma cosa ci vuol dire Paolo con questa citazione? Dobbiamo leggere alla lettera, o dobbiamo interpretare? Dimostrerò che la via corretta da seguire è la seconda.

 

Gen 8,9 “Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio.”

 

Gen 18,23-24 Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?”

 

Conosciamo tutti la storia della distruzione di Sodoma e Gomorra, dalla prima città fu salvata la famiglia di Lot perché composta da persone giuste agli occhi di Dio.

 

2 Sam 4,11 “ora che uomini iniqui hanno ucciso un giusto in casa mentre dormiva, non dovrò a maggior ragione chiedere conto del suo sangue alle vostre mani ed eliminarvi dalla terra?”

 

 

Ez 33,18 Se il giusto desiste dalla giustizia e fa il male, per questo certo morirà.”

 

Am 2,6 “Così dice il Signore:  «Per tre misfatti d’Israele e per quattro non revocherò il mio decreto, perchè hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali;”

 

Mi 7,2 “L’uomo pio è scomparso dalla terra, non c’è più un giusto fra gli uomini: tutti stanno in agguato per spargere sangue; ognuno dá la caccia con la rete al fratello.”

 

Paolo non stava forse citando questi versetti nella sua lettera ai Romani?

 

1 Re 8,31-32 “Se uno pecca contro il suo fratello e, perché gli è imposto un giuramento di imprecazione, viene a giurare davanti al tuo altare in questo tempio, tu ascoltalo dal cielo, intervieni e fà giustizia con i tuoi servi; condanna l’empio, facendogli ricadere sul capo la sua condotta, e dichiara giusto l’innocente rendendogli quanto merita la sua innocenza.”

 

In questi versetti vediamo il significato del termine giusto, che viene dichiarato tale da Dio, per mezzo della grazia.

 

Gb 4,17-19 Può il mortale essere giusto davanti a Dio o innocente l’uomo davanti al suo creatore?Ecco, dei suoi servi egli non si fida e ai suoi angeli imputa difetti; quanto più a chi abita case di fango, che nella polvere hanno il loro fondamento!”

 

Ecco che nei versetti di Giobbe troviamo la spiegazione della citazione che Paolo fa nella lettera ai romani. Davanti a Dio nessuno è giusto, a tal punto da meritarsi la salvezza, tutto ci viene dato per grazia, per merito e per opera di Gesù Cristo il nostro unico salvatore.

Non è vero quindi che la Bibbia ci dice che nessun uomo è giusto, non si possono valutare le parole di Paolo in senso assoluto, ma in rapporto a Cristo.

Nella Bibbia infatti troviamo numerosi versetti che ci parlano di uomini giusti; giusti in confronto agli empi, in confronto ai tiepidi, non in senso assoluto, non davanti a Dio. Nel libro di Giobbe leggiamo “…Ecco, dei suoi servi egli non si fida e ai suoi angeli imputa difetti…”

 

Ab 2,4 “Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede.”

 

Ml 3,18 “Voi allora vi convertirete e vedrete la differenza fra il giusto e l’empio, fra chi serve Dio e chi non lo serve.”

 

Mt 1,19 “Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.”

 

Mt 10,41 “Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.”

 

Mc 6,20 “perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.”

 

Lc 2,25 “Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele;”

 

At 10,22 “Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutto il popolo dei Giudei, è stato avvertito da un angelo santo di invitarti nella sua casa, per ascoltare ciò che hai da dirgli”.

 

Troviamo pure una variante dell’uomo giusto, il buono.

 

Sal 18,26 Con l’uomo buono tu sei buono con l’uomo integro tu sei integro, 7con l’uomo puro tu sei puro, con il perverso tu sei astuto.”

 

Qo 9,2 “Vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e l’empio,        per il puro e l’impuro, per chi offre sacrifici e per chi non li offre,           per il buono e per il malvagio, per chi giura e per chi teme di giurare.”

 

Mt 12,35 “L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive.”

 

Mt 25,21 “Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.”

 

Lc 6,43 “L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.”

 

Alla luce di tutti questi versetti che parlano di uomini giusti, si deve per forza intepretare Paolo, altrimenti si cade nell’errore.

 

Per tutti i cristiani i documenti probanti il reale ruolo ecclesiastico di Maria, e la sua precisa posizione all’interno della Chiesa esistono, è importante ad esempio capire cosa pensassero di Maria i primi cristiani, che come detto in altri capitoli, sicuramente avevano la sana dottrina ben fissata nella mente, proprio perché vissuti in età molto vicina a quella degli apostoli.

 

Ad esempio leggiamo:

Da S.Tommaso d'Aquino: libro quarto Cap.34 par.13 della Summa contra gentiles:

“Si dice che uno è figlio di una data madre, per il fatto che ha desunto da essa il proprio corpo, sebbene l'anima derivi da una causa esteriore. Ora, il corpo di Cristo fu desunto dalla Vergine Madre....quel corpo era il corpo del figlio naturale di Dio, cioè del Verbo di Dio. Dunque è giusto dire che la Beata Vergine è ‘Madre del Verbo di Dio’ e anche ‘Madre di Dio’, sebbene la divinità del Verbo non sia desunta dalla Madre. Infatti non è necessario che un figlio desuma dalla madre tutto quello che egli è nella sua sostanza, ma basta che ne desuma il corpo.”

Vedete come questi argomenti non sono nuovi nel cristianesimo, non sono cavilli che hanno trovato i pentecostali, sotto ispirazione, ma semmai li hanno dissotterrati, riesumandoli dalle passate polemiche, che i primi cristiani sostenevano contro gli eretici delle epoche antiche, quindi anche nei secoli passati vi furono eretici che si opponevano alle verità dottrinali della Chiesa, ma essi erano appunto eretici, nessun serio studioso identificherebbe i pentecostali odierni con quegli antichi eretici. La Bibbia parla di Maria, spesso in maniera velata, quindi si deve interpretare fugando quei pregiudizi intrinsechi che spesso affollano le menti di molti fratelli pentecostali.

 

Ma guardate cosa mi va a scrivere il fratello Stefano, riguardo a Maria, per dimostrare che la nuova arca dell’alleanza è proprio lei. Seguitelo perché è davvero bello e di considerevole riflessione, ci dimostra come le vie del Signore sono infinite e fruttuose.

“La Bibbia qui usata è la Nuova Riveduta (protestante, per chi non la conoscesse) della società biblica di Ginevra.

 

Davide, in quel giorno, ebbe paura del SIGNORE, e disse: «Come potrebbe venire da me l'arca del SIGNORE?» (2 Samuele 6,9)

 

Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me?   (Luca 1,43)

 

L'arca del SIGNORE rimase tre mesi in casa di Obed-Edom a Gat, e il SIGNORE benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa. (2 Samuele 6,11)

 

Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi; poi se ne tornò a casa sua   (Luca 1,56)

 

Davide andò e trasportò l'arca di Dio dalla casa di Obed-Edom su nella città di Davide, con gioia.  Quando quelli che portavano l'arca del SIGNORE ebbero fatto sei passi, egli immolò un bue e un vitello grasso. Davide era cinto di un efod di lino e danzava a tutta forza davanti al SIGNORE (2 Samuele 6,12-14)

 

Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo. (Luca 1,44)”

 

Questo breve ma incisivo esempio serve a far capire come le Scritture si devono saper analizzare in maniera profonda per scoprirne le meraviglie. Le Scritture sono come un pozzo dal quale si può attingere l’aqua a diversi livelli di profondità, attingendo in superficie si berrà la medesima acqua rispetto a quella che si attinge facendo scendere il secchio più in profondità, ma è fuor di dubbio che l’acqua attinta dalle profondità del pozzo è più fresca, e direi più cristallina. Attingendo acqua nelle profondità del pozzo si coglie meglio il gusto dell’acqua, la sua purezza. Gli stessi versetti che letti in separata sede possono non dire nulla di particolare oltre al semplice significato letterario, messi in parallelo con quelli del Vecchio Testamento assumono una luce nuova, e ci fanno capire in che modo il V.T. viene svelato nel Nuovo. Mettendo il N.T. in relazione al V.T. si comincia a scendere nelle profondità della Parola, riusciamo a coglierne profondi significati, che se ci saremmo fermati in superficie non avremmo mai visto. Nell’interpretazione dei testi sacri bisogna rifuggire dal fondamentalismo esegetico evitando da una parte di trascurare il senso letterale della Scrittura e dall’altro di forzare il testo stesso ma cercando sempre di inquadrarlo nella sua finalità teologica e soteriologia. Questo vuol dire – come dice il Vaticano II nella Dei verbum al n. 24 – che la S. Scrittura deve essere letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta. Per ricavare il senso dei sacri testi si deve badare con diligenza al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura, tenendo sempre in debito conto anche la viva tradizione della Chiesa e l’analogia della fede;

- L’unità di tutta la Scrittura è fondamentale e consente, ad esempio, di collegare in modo non arbitrario la Donna di Genesi 2,15 con la Donna di Gv 2,5 e 19,26 e la Donna dell’Apocalisse 12,1, come pure di rilevare la benedizione di cui sono oggetto le donne che hanno avuto una funzione liberatrice in Israele: Giaele (Gdc 5,24), Giuditta (Gdt 15,9-10), Maria di Nazaret (Lc 1,42).

Fondamentale per l’interpretazione dei testi mariani è anche la lettura che di essi hanno fatto i Santi Padri, insuperabili maestri di una teologia ecclesiale, compiuta con autentico spirito cristiano e dal valore incalcolabile. Bisogna essere dei pazzi, o degli ignoranti per sminuire il valore probatorio degli scritti dei Padri, nei quali essi ci danno testimonianza della retta e sana dottrina cristiana, così come essa veniva intesa e messa in pratica dalle prime comunità cristiane, che sicuramente avevano molto più vivi di noi gli insegnamenti apostolici.

Secondo Giovanni Paolo II, bisogna sfatare il detto che la S. Scrittura parla poco di Maria, perché in realtà, dopo l’apostolo Pietro e il precursore Giovanni, è il personaggio più citato nei vangeli canonici. Inoltre le pagine che parlano di Maria con i grandi eventi dell’Annunciazione (Lc 1, 26-38), della Visitazione (Lc 1,39-56), delle nozze di Cana (Gv 2,1-12), dell’affidamento reciproco della Madre e del Discepolo (Gv 19, 25-27), sono tra le pagine più dense e alte di tutti i Vangeli.

I vescovi, ma anche i fedeli:

- compresero le ragioni dei vescovi riuniti in Concilio ad Efeso (431), che ritenevano legittimo il titolo di Theotokos per dato alla Vergine – Madre;

- compresero il senso profondo della verità sulla sua perpetua verginità;

- intuirono che la santità stessa di Dio esigeva che fosse santo e immacolato fin dal primo istante della sua esistenza il tempio che avrebbe accolto il Verbo fatto carne;

- compresero che non poteva essere soggetta alla corruzione la nuova arca dell’alleanza che aveva accolto il Signore della vita.

 

La figura di Maria non può e non deve essere separata da Gesù Cristo, ecco uno stralcio della bellissima testimonianza di Frère Ephraim, ex pastore protestante approdato al cattolicesimo.

“Celebrava spesso la santa cena e in questa condivisione provavo una pienezza: <<Vedete come è buono, come è dolce vivere insieme da fratelli>>. In verità non m’ero mai sentito protestante come in quei momenti. Bisogna riconoscere che gli Stati Uniti ci offrivano l’esperienza di un protestantesimo forte e vero, che viveva a fondo i valori evangelici. Fu proprio in questo momento, in cui il cattolicesimo non mi attirava affatto, che ricevetti una luce inalterabile.

Mi svegliai nella luminosità dell’alba e sentii la pace delle cose. Dormivamo tutti in una grande stanza divisa da paraventi. E all’improvviso la visione, il sogno, non so e non è importante: il Signore in piedi e a sinistra la Vergine. Io non la guardavo, qualcosa in me si rifiutava. Il Signore, che distinguevo perfettamente, non diceva niente. Allora egli si mosse, alzò il braccio, io lo seguivo con gli occhi, la sua mano indicò la santa Vergine e disse: << E’ la mia mamma>>. Avendo seguito il movimento della mano, guardai la Vergine e ricevetti allora un’effusione di tenerezza. Mi sentii partire in un sonno profondo. L’indomani questa dolcezza accompagnò il mio risveglio, una tenerezza mista d’un non sono che di forte e di materno. Una presenza che non mi avrebbe più abbandonato e che mi imbarazzava. Secondo la mia <<sana teologia>>, una tale esperienza non poteva venire che dal demonio. Il mio ragionamento era come paralizzato, forse per  riflessi acquisiti, perché in ultima analisi il contenuto della visione era del tutto scritturistici. Non richiamava forse la parola di Giovanni <<Figlio, ecco tua madre>>? Il riflesso veniva da lontano, e credo, tocca il realismo dell’incarnazione, questo modo di agire inaudito e folle di un Dio che ha scelto sua madre. Se Gesù è Dio e vero Dio, Maria, madre di Gesù, è perciò madre di Dio; è la scelta di Dio di consegnarsi nelle mani della sua creatura. Non è porre la creatura al di sopra di Dio, né divinizzarla; è affermare che Dio ha dato a una creatura, Maria, un posto di onore vicino a lui e che questo posto lei l’occupa per sempre.”

Ora mi chiedo, a prescindere dalla visione del fratello Frère non c’è dubbio che Maria è la madre di Gesù, ma Egli si trova in cielo, e nessun cristiano si sognerebbe mai di affermare che Gesù sia Dio, il Verbo incarnato risorto con il suo corpo glorioso. Se Gesù un giorno ci dirà “questa è la mia mamma” chi oserà rispondergli che non è vero?

Dio Figlio, la Parola si è incarnata ed è entrata nella storia assumendo un corpo umano, corpo che poi è stato glorificato dalla resurrezione, resta però il fatto che da quel momento Dio Figlio ha acquisito un corpo da Maria, dicendo quindi “E’ la mia mamma” ha pienamente ragione, sta dicendo la verità, e non dimentichiamo che colui che dice “E’ la mia mamma” è Dio, quindi non voler chiamre Maria madre di Dio è una forzatura, un grosso errore e molti fratelli protestanti mischiano zelo e fanatismo non chiamando Maria madre di Dio.

Gesù dice “Io sono Dio è questa è la mia mamma” quindi mamma di Dio Verbo.

Quando un giorno saremo tutti in cielo, che cosa diranno a Gesù i fratelli protestanti quando Egli gli dirà <<questa è la mia mamma>>?

Gli diranno forse "No maestro sbagli, perchè Maria è solo madre della tua carne.... quindi dal momento che sei risorto non puoi chiamarla più mamma, perchè non lo è più...."

Gesù dopo essere asceso al cielo è rimasto con il suo corpo glorioso, non l'ha buttato via, la Bibbia ce lo attesta, come potranno dirgli "Tu sei Dio, ma Maria non è tua madre, perchè ella è solo madre di Gesù uomo....?"

Ma Gesù era uomo Dio come in terra così è in cielo, volerne ora separare le due nature significa bestemmiare.

E’ bello notare che tutti gli approdi di fratelli protestanti alla Chiesa cattolica avvengono con una notevole pace interiore, che non li porta mai a offendere o calunniare i loro ex fratelli di comunità, la stessa cosa non si può dire per gli ex preti cattolici che apostatando la vera fede approdano nei lidi protestante. Le loro testimonianze sono cariche di calunnie, basta leggere ad esempio il libro “Lontani dal papa vicini a Cristo” che è una raccolta fatta con testimonianze di ex preti ora protestanti. Leggendo fra le righe si vede chiaramente il loro astio, il loro rancore anticattolico, che li porta a scrivere testimonianze ben diverse da quella di Frère Ephraim ad esempio.

Il tono è diverso, lo stile è diverso, l’amore è diverso, quel libro è carico di accuse spesso distorte e che sprofondano nella calunnia.

Pur essendo spesso bravissime persone, i pentecostali diventano impermeabili a certe realtà dottrinali, non riuscendo più a vedere altra verità se non quella raccontata dai loro pastori.

Ricordo un sogno che mi raccontò la mia fidanzata (ora moglie e cattolica) pentecostale.

Ci trovavamo io e lei dentro la Chiesa di passionisti di un piccolo paese della Sicilia in occasione dei festeggiamenti in onore di s.Gabriele dell’Addolorata, (santo che lei conosceva per mezzo mio) lei (nel sogno) entrata in Chiesa si rifiutava di guardare l’urna con le spoglie del santo, teneva lo sguardo dritto verso l’altare e non voleva voltarsi. All’improvviso una forza irresistibile gli girò il viso verso l’urna del santo e gliela fece guardare, avvertì la presenza del Signore insieme ad una gran pace nel cuore.

Quando me lo raccontò gli dissi: “con questo sogno il Signore ti sta liberando la mente dai pregiudizi anticattolici, ti sta dicendo che chiedere l’aiuto dei santi non è idolatria, e in definitiva ti sta insegnando che nelle chiese cattoliche non vi sono demoni, come ti hanno insegnato, ma vi è Lui, che ti vuole farti capire la comunione dei santi.”

Lei non accettò la spiegazione che gli avevo dato, era più forte di lei, l’urna di s.Gabriele era un idolo. Solo dopo alcuni mesi il suo stato d’animo cominciò a cambiare, i suoi pregiudizi anticattolici cominciarono a crollare. Anche le come Frère non ama parlar male dei suoi ex fratelli e sorelle di comunità.

Maria era un tabù anche per lei, le preghiere di aiuto rivolte a Maria erano idolatriche per eccellenza. Ma la Bibbia come ci presenta Maria?

Un commento tratto dal sito www.ilmurialdo.it ci aiuta a capire meglio:

“Sotto l’aspetto narrativo il racconto di Matteo ricorda motivi presenti in altri antichi racconti leggendari o mitici (ne vedremo in seguito la fondamentale differenza): il salvataggio di un "figlio di re" o di un "bambino straordinario", salvato dalla minaccia di morte derivante da un re malvagio. La trama si dipana così:

- visita dei Magi al "neonato re dei Giudei" (2, 1-12);

- opposizione del re Erode con il suo progetto di morte;

- salvataggio del re - bambino con la fuga in Egitto (2, 13-15);

- strage dei bambini (2, 16-18);

- ritorno dall’esilio a Nazaret (2, 19 – 23).

In questa trama narrativa dove prevale il codice geografico – spaziale su quello temporale, nelle tre sequenze in cui compare, Maria si presenta sempre unita al bambino, come colei che abita nella casa ove i Magi lo trovano e poi, sempre con lui, nella fuga e nel ritorno dall’esilio, sotto la regia dell’angelo del Signore e la guida silenziosa di Giuseppe.

 

1.1.2. Struttura letteraria

Passando dalla struttura narrativa a quella letteraria, si nota anzitutto il legame interno sentagmatico fra tre scene successive attraverso un participio aoristo, tipico di Matteo:

 

- 2,1 si lega a 1,25 : elemento comune: la nascita di Gesù;

- 2,13 si lega a 2,12: elemento comune: il ritorno dei Magi al loro paese;

- 2,19 si lega a 2, 15: elemento comune: la morte di Erode.

 

Inoltre c’è un legame formale costituito dall’oracolo ricevuto in sogno (2, 12.22) e dell’angelo che appare in sogno a Giuseppe (2,13.19). Questo secondo elemento di unità letteraria, come quello sintagmatico, è assente dalla scena della strage dei bambini, ove non compare "il bambino e sua madre" perché sono già scampati con la fuga in Egitto.

La scena più lunga e riccamente strutturata in cui compare Maria è quella dei Magi, delineata dalla inclusione narrativa: l’arrivo dei Magi all’inizio (2,1) e il loro ritorno in Oriente al paese d’origine (2,12).

Secondo B. Buetubela, vi è una struttura concentrica intorno ai vv. 4-6:

Concentriamo la nostra attenzione sui vari parallelismi:

- la stella segno del neonato re del v. 2, riappare nei vv 9-11;

- il progetto di adorare il neonato re del v. 2, si realizza nel v. 11;

- il bambino del v. 11 altro non è che il "neonato re dei Giudei" del v. 2:

- di questo bambino Maria è la madre, quindi è la regina – madre del neonato re;

- la casa in cui lei abita con il neonato re è, in modo paradossale, un’abitazione regale.

- l’adorazione e l’omaggio dei doni da parte dei Magi, sulla scorta degli antichi ricordi di Salomone e degli annunci profetici, rivelano la dignità regale del bambino e la dignità regale di Maria regina – madre;

- I Magi venuti dal misterioso Oriente, sconosciuto e lontano, rappresentano tutte le genti che riconoscono in Gesù il Messia – re e in Maria la regina – madre, mentre Erode e Gerusalemme si ritrovano turbati e ostili.

Le scene seguenti dove ricompare "il bambino e sua madre" presentano una struttura articolata in due momenti successivi: il comando dell’angelo (2,13.19,20) e la sua esecuzione (2,14.21). Illuminante è il fatto che le tre scene successive alla visita dei Magi, si concludono tutti e tre con una profezia di compimento:

- 2,15: Fuga in Egitto: "Dall’Egitto ho chiamato mio Figlio":

- 2,18: Strage dei bambini: "Un grido è stato udito in Rama – un pianto e un lamento grande – Rachele piange i suoi figli – e non vuole essere consolata perché non sono più";

- 2, 23: Ritorno a Nazaret: "Sarà chiamato nazareno".

Soprattutto significativa è la profezia di 2,15 perché se il "Figlio" re – Messia è anche il Figlio di Dio, ne consegue che la regina – madre del "neonato re dei Giudei" è anche madre del Figlio di Dio, affermazione coerente con quanto già detto al cap. 1 ove Gesù, in base alla profezia di Is 7,14, viene detto "Emanuele", "Dio con noi" (1,23).

Nella sequenza dei Magi, Maria appare da sola col bambino. Giuseppe, infatti, protagonista delle altre tre scene (prima – terza – quarta) qui scompare, forse in modo discreto per riconfermare quanto detto al cap. 1 (1,18-25) e cioè che Maria aveva concepito per opera dello Spirito Santo e non per opera d’uomo. Questo è confermato dal fatto che è Maria il personaggio principale con cui inizia il racconto della nascita e si conclude quello dei Magi: [inizio] "Essendo Maria sua madre fidanzata a Giuseppe…."(1,18); [fine] "Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre" (2,11).

I due racconti della nascita e dell’adorazione hanno quindi un legame tra di loro che è costituito proprio dalla singolare presenza di Maria. Giuseppe è implicito nella vicenda come suo sposo, custode del mistero e mediatore della regia divina di salvare Gesù, ma scompare dove la sua presenza non è necessaria. Ivi compare solo "Maria sua madre" perché il padre di Gesù è un altro, come risulta dalla citazione del profeta Osea in 2,15.

Dallo studio della struttura narrativa e letteraria, si riesce dunque a trarre dall’ombra Maria, madre del bambino. Già silenziosa destinataria dell’azione dello Spirito Santo nel concepimento di Gesù che libera il popolo dai peccati ed è l’Emanuele (1, 18-25), ora Maria si rivela, sempre in grande silenzio, la regina – madre del "neonato re dei Giudei" e del Figlio di Dio, sempre unita a Gesù nel mistero, nell’adorazione dei Magi, nella fuga e nel ritorno che prefigurano la sua morte e la sua futura resurrezione.

 

1.2. Dalla tradizione alla redazione: da madre del Messia a madre del Figlio di Dio

Da questa affascinante composizione dell’evangelista, certamente tardiva, verso l’80 o forse dopo, possiamo risalire indietro verso la tradizione da cui Matteo ha attinto e che certamente si localizza nei primi decenni dopo la morte e resurrezione di Gesù?

 

1.2.1. La tradizione

Questo viaggio alle fonti è stato tentato da diversi autori che hanno utilizzato la critica redazionale che si avvale della stilistica e dell’analisi delle forme letterarie che si ripetono, come ad esempio, l’apparizione dell’angelo in sogno.

Quali sono i risultati per quanto riguarda la figura di Maria?

Sia l’espressione "con Maria sua madre" (2,11), sia l’altra: "il bambino e sua madre" (2, 13.14.20-21) appartengono alla tradizione precedente come pure la qualifica del bambino come "neonato re dei Giudei", che apparirà poi solo nel contesto della passione e la tragica fine sulla croce (Mt 27,11.29.37). La minaccia della morte da parte di Erode era dunque preludio della sua futura morte, decretata da un funzionario romano, Ponzio Pilato. In questa prima parte della Tradizione, Maria vi figura come regina-madre del re dei Giudei, riconosciuto e adorato dai Magi.

 

1.2.2. La Redazione finale

Nella redazione finale Matteo aggiunge il commento profetico (2,15). E’, dunque, il Padre stesso che per mezzo del profeta dichiara la dignità singolare e divina di Gesù. E’ un caso classico di quello che viene chiamato il "sensus plenior" o spirituale, senso storicamente non originario, ma leggibile nel testo com’è attualmente, in relazione ad un evento nuovo, la fuga di Gesù in Egitto e il suo ritorno dopo la morte di Erode, ovviamente nella cornice più ampia della sua morte e resurrezione. In questo nuovo contesto redazionale, Maria viene riconosciuta "Madre del Figlio di Dio". Il senso prevalente di "Figlio di Dio", sia nella comunità che nei testi di Matteo (Mt 16,16; 26,63) è, infatti, quello cristologico più che quello messianico.

Il riconoscimento di Gesù "re dei Giudei" con "Maria sua madre" non avviene come per Salomone nella sfarzosa cornice di una reggia (1Re 10,2) ma in una casa comune è il re non è un sapiente famoso in tutto il mondo, ma un silenzioso bambino. Se il racconto echeggia le profezie di Is 60,6b e Sal 72,10 e vi fa cornice una tradizione davidica (Mt 2,6b = 2 Sam 5,2), lo sfondo non è però Gerusalemme ostile a Gesù, come nelle profezie, ma la piccola borgata di Betlemme, ricca solo della gloriosa memoria di Davide. Un altro singolare paradosso: mentre Erode vuole eliminare il presunto rivale e Gerusalemme appare indifferente, i Magi, gentili venuti dall’Oriente, vengono invece a riconoscere, adorare e rendere omaggio al re/Messia.

2. Stretta unione del "bambino con maria sua madre" nella dignità e nella missione: esegesi di Mt 2,11.13-14.20-21.

Quello che abbiamo detto finora lo abbiamo acquisito esaminando la struttura letteraria del testo e risalendo alla tradizione da cui esso ha tratto origine, configurata nella cornice più vasta delle profondità storica che arriva sino a Mosè e Davide. Adesso vogliamo ritornare al testo centrale su Maria, madre del bambino, per fare un’esegesi più accurata. Si tratta del v. 11, dove Maria è più ampiamente e singolarmente presente:

 

1. "ed entrati nella casa" (eis ten oikían)

A differenza di oikos che significa "camera", oikía significa solo "casa" o "abitazione". Si tratta, quindi, di una casa vera in cui abitavano Maria e il bambino.

 

2. "videro" (eídon)

Mentre il verbo orao, esprime l’azione di vedere del soggetto, eídon, orienta l’attenzione verso l’oggetto che si vede. Qui sottolinea ancora, nel contesto linguistico, il significato di "visitare": una visita ufficiale di personaggi importanti al "neonato re dei Giudei".

 

3. "il bambino con Maria sua madre"

- L’espressione è nuova anche rispetto a Es 4,20 (ove a precedere è la moglie di Mosè e non la madre seguita dai figli) e si ripete quasi invariata 4 volte nel racconto (2, 13-14.20.21). La novità è la messa al primo posto del bambino e poi della madre (e non la sposa) per significare la sua eminente dignità;

 

- "Maria" è il nome della madre scritto nella forma grecizzata che si legge anche in Mt 1,16.18 (3 volte in tutto), mentre in Mt 1,20 e 13,16.18 si ricorre alla forma aramaica che proviene dalla tradizione originale (Mariám);

- la "madre di Gesù" compare 15 volte in Matteo di cui 13 in 1-2. L’apposizione "madre sua" ricorre in 1,18 1 in 2,13 – 4, 20-21; 13,55. "Maria la madre di Gesù" deve essere stata una formula cristallizzata nella tardiva trazione cristiana (cfr. anche Lc 2,34), come risulta anche dalla più tardiva tradizione giovannea dove appare solo "la madre di Gesù" (Gv 2, 1.3.5. e 19,25);

- Maria viene identificata come la "madre sua (di Gesù)", una qualifica d’onore dato che si tratta del "neonato re dei Giudei", del Messia. Nessun equivalente per Giuseppe, che qui scompare del tutto.

4. "prostratisi…….e aperti i loro scrigni"

- I due participi descrittivi preparano due azioni compiute dai Magi: adorarono e gli presentarono i loro doni. Il verbo proskunéo ha qui il doppio significato di "rendere omaggio al re" e "adorare una divinità". Nella trama narrativa ha una particolare importanza in quanto rappresenta il progetto dei Magi (2,2,) e il controprogetto di Erode (2,8). Giunti davanti al neonato bambino figlio di Maria, il primo gesto che essi compiono è proprio l’adorazione – omaggio regale. Matteo, infatti, usa proskunéo in relazione a "re" e al "regno" come fa in 4, 8-10; 18, 23ss e 20,20ss;

- I Magi offrono al "bambino con Maria sua madre" tre doni: oro, incenso e mirra:

 

1. oro: questo vocabolo viene usato 9 volte da Matteo, due volte da Luca, una da Marco e nessuna da Giovanni. In molti passi dei Sinottici il termine ha una sfumatura cultuale (Mt 5,23-24; 8,4; 15,5; 23,18-19; Mc 7,11: Lc 21,1) e indica qui la qualità superiore del destinatario e, sullo sfondo, quella di sua madre;

 

2. Incenso: ricorre solo due volte nel N.T. (qui e in Ap 18,13);

 

3. Mirra: pure raro nella Bibbia (qui e in Gv 19,39): mentre Giovanni lo menziona come prodotto aromatico per imbalsamare i morti, Matteo ne valuta solo la preziosità.

Tutti e tre i doni esprimono quindi ricchezza, in quanto materie rare e preziose.

Il gesto dei Magi di portare queste ricchezze al regale "bambino con Maria sua madre", allude a molti testi di Isaia, Michea e dei Salmi che annunciano un pellegrinaggio delle genti a Gerusalemme per adorare il vero Dio e offrigli i loro doni (Is 2, 2-3: 45,14; 60, 1-6; Mic 4, 1-2; Sal 72,11). Nei doni dei Magi, dunque, la tradizione prima e l’evangelista poi hanno visto il compimento della Scrittura, anche se in modo diverso e cioè:

 

1. non a Gerusalemme ma a Betlemme, da cui verrà "la guida che pascerà il mio popolo Israele" (Mt 2,6; Mc 5,2 e 2Sam 5,2);

 

2. non nella reggia di JHWH ma in una casa dove abita "con Maria sua madre";

 

3. non per adorare JHWH e ricevere in dono la Torah, ma per adorare un neonato bambino,

riconosciuto come re – Messia, il cui compito sarà quello di portare ad ebrei e gentili il regno di Dio.

 

Qui si conclude il pellegrinaggio delle genti rappresentati simbolicamente dai Magi: ai piedi di Maria madre del bambino, nella sua abitazione. Maria è dunque il trono regale su cui siede il re – Messia adorato da tutti i popoli;

Questa grandiosa scena si chiude drammaticamente nella fuga perché il "bambino e sua madre" devono essere portati in salvo a causa dell’incombente minaccia di Erode. E’ Giuseppe che condurrà in Egitto "il bambino e sua madre" per ricondurli poi entrambi, morto Erode, nella "terra di Israele" e insediarli nell’oscura borgata di Nazaret, così oscura da far disperare l’evangelista nel trovare una profezia specifica che la riguarda (2,23);

Maria, madre del bambino, è un tutt’uno con lui, nell’omaggio regale dei Magi, nella fuga e nel ritorno. Giuseppe, colui che dietro incarico divino ha il compito di salvare sia il bambino che la madre, non viene qualificato né come sposo, né come padre, per quanto il lettore sappia che già egli è sposo di Maria madre vergine di Gesù (Mt 1. 18-25).

 

 

3. Conclusione

Quali conclusioni si possono trarre da tutto quello che è stato detto fin qui? Esse possono essere brevemente così riassunte:

1. L’analisi strutturale del testo ci ha fatto comprendere che Maria, madre del bambino, va qualificata come regina – madre del "neonato re dei Giudei" e ancor più "madre del Figlio di Dio";

 

2. La storia della formazione del testo che va dalla tradizione alla redazione, ci ha fatto scoprire l’itinerario di un’esplicitazione progressiva della dignità di Gesù cui è legata quella della madre: nella tradizione cristiana primitiva Gesù era considerato "Messia/re dei Giudei" e Maria, di conseguenza "madre del re/Messia", mentre nella redazione matteana Gesù diventa il "Figlio di Dio" (e non di Giuseppe), per cui Maria è "madre del Figlio di Dio";

 

3. Il confronto con i racconti paralleli ha fatto emergere il dato singolare e originale della narrazione matteana, proprio a partire dalla peculiarità della madre – vergine. Ai Magi ella compare col bambino in primo piano, ma assente Giuseppe, rimandando in tal modo, se pure indirettamente, alla concezione per opera dello Spirito Santo. La madre singolare rivela un bambino singolare che, annunciato da un astro nuovo, dovrà portare un'era nuova;

 

4. Le caratteristiche della formazione del testo nell’ambiente ecclesiale di Matteo ci hanno presentato Maria, madre del bambino Messia e Salvatore, come colei che accoglie nella Chiesa di Gesù, figurata dalla casa, le genti del mondo ed è perciò simbolo della comunità cristiana che accoglie tutti gli uomini per donare loro Gesù;

 

5. L’esegesi minuziosa del testo ci ha fatto comprendere l’unità inscindibile del "bambino con Maria sua madre". Ella partecipa alla dignità del Figlio re – Messia e Figlio di Dio come sua madre; partecipa alle sue vicende gioiose e dolorose formando un tutt’uno con lui. Da qui ha origine l’icona di Maria con Gesù in braccio, radicata sia in Oriente che in Occidente che riassume pittoricamente il messaggio di Mt 2 sul "bambino e sua madre".

 

Il Magnificat è il locus theotologicus per eccellenza, il testo centrale della mariologia socio-liberatrice ed esprime, per così dire, la teologia di Maria, una sua auto-teologia, il primo risultato delle riflessioni di Colei che serbava tutti gli eventi e li meditava nel suo cuore.

Quello che ne esce è una sorprendente espressione di teologia della liberazione, per cui - secondo il Card. Ratzingher - la vera teologia della liberazione, è un eco fedele del Magnificat di Maria. Tutti gli autori, anche non cattolici, riconoscono la dimensione sociale e il potenziale libertario di questo inno, la Magna Carta dove comincia la dottrina sociale della Chiesa, dato che proclama il rovesciamento dei potenti dai troni e l’innalzamento degli umili, la consolazione dei poveri e l’umiliazione dei ricchi.

 

I dogmi mariani definiti (Madre di Dio, Verginità, Immacolata concezione, Assunzione), sono estremamente precisi, come dimostrano la semplicità e la brevità delle loro definizioni; tuttavia, essi non esauriscono la nostra conoscenza di Maria secondo la rivelazione contenuta nella Scrittura e nella prassi della Chiesa.

Su altri punti Maria fa parte integrante del dogma cristiano senza che la Chiesa abbia preso in proposito alcuna decisione o definizione dogmatica.

 

Cooperazione di Maria alla salvezza

Essere Madre di Cristo era per Maria, più che un privilegio, una funzione a servizio della salvezza, ed è senza dubbio per questo che ella si qualifica serva del Signore. Gesù, fattosi uomo attraverso di lei, diviene sacerdote e vittima. Infatti, Dio in quanto tale non potrebbe essere vittima, e per essere sacerdote bisogna che sia uomo (Eb 5, 1).

Maria, quindi, è stata scelta (Gn.3,15) e chiamata a cooperare all’opera di Cristo (Lc.1,27), iniziata con l’esistenza umana ch’ella gli ha donato.

La Redenzione non è un dono di Dio caduto dal cielo, un’opera paternalistica in cui Dio non farebbe che dare e l’uomo ricevere. Dio ha realizzato la salvezza non dall’alto, ma dall’interno dell’umanità, tramite un uomo, Gesù Cristo, e ha richiesto la cooperazione degli uomini, in tutte le varie fasi. Maria è la prima in questa cooperazione. Anche in ciò essa è il prototipo della Chiesa: riscattata per cooperare alla Redenzione, fase per fase.

Maria ha cooperato alla formazione stessa di Cristo Redentore. Non ne ha soltanto formato il corpo, ha acconsentito a quel progetto di Dio con incondizionata adesione di fede, speranza e carità teologale. Non ha accettato soltanto di concepire e partorire un figlio (Lc 1,30), ma di far nascere il Salvatore, di far causa comune con Lui. Tale è la portata del suo sì incondizionato e irreversibile. Ella ha condiviso tutta la vita nascosta di Cristo.

Ha condiviso l’ora decisiva della sua morte, rappresentando così, in unione intima e perfetta con Lui, la comunione di una semplice creatura, di una persona umana, di una riscattata, di una donna: la parte della nuova Eva accanto al nuovo Adamo.

Ella non è un altro Salvatore, ma la perfetta comunione e cooperazione col Salvatore.

Ciò risponde bene alla struttura comunicante della salvezza, così come Dio l’ha stabilita. Maria, prototipo della comunione con Cristo, è anche prototipo dei fedeli al sacrificio redentore di Cristo.

Inoltre, Maria ha partecipato dolorosamente alla Passione con la sua "compassione" di madre

(Gv 19,34). Di fronte all’atroce sofferenza di suo Figlio, di fronte alla sua impensabile disfatta e all’apparente vittoria del Male, nel momento in cui gli avvenimenti facevano crescere le tentazioni, il suo sì irreversibile fu messo alla prova per una suprema conferma.

La comunione teologale di Maria con Cristo è stata così integrata al sacrificio costitutivo della Redenzione, come l’offerta dei fedeli al sacrificio della Messa. In questa linea ella coopera, con la fede e la preghiera, alla nascita pentecostale della Chiesa.

Oggi Maria continua a cooperare con Cristo in una comunione perfetta e glorificata di pensiero e di azione. Il Signore aveva fatto capire a Teresa di Lisieux che lei avrebbe vissuto il suo cielo facendo del bene sulla terra. Quell’ispirazione non è stata sicuramente tradita per Teresa... Come potrebbe non essere adempiuta in Maria?

Secondo la convinzione e l’esperienza profonda della Chiesa, Maria nostra Madre continua ad occuparsi dei suoi figli, che ella ora conosce nella gloria di Dio.

 

Un ricco vocabolario

Per esprimere questo ruolo attuale, il modo con cui ella partecipa oggi all’azione di Cristo, viene utilizzata una serie di titoli:

 

- Regina, poiché regna con Cristo, partecipa della sua gloria e del suo stesso potere così come partecipò alla sua Passione e Morte, secondo la legge della comunione perfetta: «Tutto ciò che è mio è tuo, tutto ciò che è tuo è mio».

Ciò non diminuisce in nulla la divinità di Cristo né il suo esclusivo potere di Redentore, manifesta invece il suo meraviglioso disegno di farvi partecipare i riscattati ad iniziare da Maria, modello della Chiesa.

 

- Corredentrice, termine coniato nel XV secolo e diffuso soltanto a partire dal XVII, e che parve ai mariologi il più adatto ad indicare la cooperazione di Maria alla Redenzione; tanto che essi volevano farne un nuovo dogma.

Tuttavia molti teologi criticarono il prefisso "co-" perché sembrava situare Maria su un piano di eguaglianza con il Redentore. Dunque, non esprimeva la dipendenza di Maria nei confronti di Cristo, né il fatto che in quel sacrificio redentore, soltanto Gesù-Dio è sacerdote e vittima; solamente Lui è morto e risorto, solamente Lui è salito al Cielo al termine del sacrificio, solamente Lui è causa adeguata di Redenzione a cui Maria ha partecipato così perfettamente.

All’epoca in cui il titolo di Corredentrice sembrava in corso di definizione dogmatica, il Cardinal Journet, sapendo le ambiguità di quel vocabolo, aveva tentato di dissiparle banalizzandolo.

Lo estendeva a tutti i Cristiani: Maria è corredentrice e noi siamo tutti corredentori, diceva.

Giacché il Concilio scartò deliberatamente il termine, sembrò più indicato astenersi e precisare il suo ruolo senza confonderlo con quello di Cristo Salvatore, né col nostro, nell’attualizzazione della Redenzione.

 

- Mediatrice, fu oggetto di un prestigioso progetto di definizione lanciato dal Cardinal Mercier, ma fu abbandonato da Pio XII. Il Concilio si è limitato a spiegare che la Chiesa, quando impiega questo titolo, non intende affatto offuscare la posizione dell’unico Mediatore.

Il titolo cerca di dire che Maria, avendo cooperato alla venuta di Cristo, alla grazia per eccellenza, coopera alla diffusione delle grazie scaturite dalla sua Redenzione. Ella ne è in qualche modo il mezzo. La sua intercessione ci procura delle grazie, ed ella è unita a Cristo per donarcele.

Oggi questo termine viene evitato perché scandalizza i Protestanti, che adducono  motivazioni bibliche, ma anche perché esistono vocaboli più adatti ad esprimere il medesimo concetto.

Alla loro obiezione, tratta da San Paolo: Cristo è «il solo Mediatore» (1 Tm 2,5) si è risposto che l’apostolo dice pure che «Cristo è il solo Signore».

Tuttavia, secondo il Credo, anche il Padre è Signore, e lo Spirito Santo è Signore;

si commetterebbe però uno sbaglio se si dicesse che ci sono tre Signori. No, esiste un solo Signore in tre Persone: il Padre è Signore, il Figlio è Signore, lo Spirito Santo è Signore, ma essi sono uno stesso Signore.

Analogamente, il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio, ma non ci sono tre dèi, c’è un solo Dio in tre Persone. Che non si dica dunque, com’è capitato ad alcuni famosi teologi: «Questi due grandi Mediatori: Gesù e Maria». Se Maria è mediatrice, lo è in Gesù, senza «che nulla detragga o aggiunga alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore», dice il Concilio (Lumen Gentium, n. 62).

I teologi favorevoli a questo titolo hanno tentato di risolvere le ambiguità lessicali della mediazione mariana dicendo in particolare: «Cristo è solo Mediatore di Redenzione, ma esistono dei mediatori d’intercessione».

Questa distinzione proposta nel XVII secolo veniva però continuamente elusa. Il pastore protestante Hans Asmussen ha accettato il titolo di mediatrice precisando «mediatrice in Cristo», poiché noi siamo mediatori in Cristo unico Mediatore.

- Ausiliatrice, dice San Giovanni Bosco, secondo i Padri della Chiesa. Maria che ha assistito Cristo all’inizio e nella formazione della sua umanità, aiuta perciò  e assiste gli altri suoi figli sulle vie della divinizzazione. È la prosecuzione del suo ruolo nel «mirabile scambio».

 

ATTUALITA' E SIGNIFICATO DEI DOGMI MARIANI
LO SVILUPPO DEL DOGMA MARIANO

 

I dogmi mariani

Sin dall’antichità la parola greca “dogma” ha indicato, fra l’altro, “decisione”, “decreto”.

Se si pensa che l'uso del Dogma è una invenzione della Chiesa dopo morti gli Apostoli, allora non si conosce il N.T.

Quando Paolo e Sila giunsero a Salonicco e annunciarono la messianicità di Gesù nella sinagoga della città, alcuni facinorosi li accusarono davanti ai magistrati di aver contravvenuto ai “dogmi

(e cioè ai “decreti”) dell’imperatore romano “affermando che c’è un altro re, Gesù” (At 17,7).

Nella Chiesa antica, a partire dai Concili in difesa delle Verità portate avanti dalla Tradizione, e nel medioevo, la parola dogma veniva usata indifferentemente come sinonimo di esposizione, dottrina, confessione di fede, articolo di fede. Soprattutto a partire dal Concilio Vaticano I (1870), nel linguaggio sia del magistero sia della teologia, il termine “dogma” ha acquistato un significato forte e univoco e che prese vigore proprio a causa del dilagare del protestantesimo che soprattutto nelle sue prime divisioni, cominciava a seminare errori fondamentali della dottrina già rivelata come i Sacramenti specie la Confessione e l'Eucarestia.

Esso indica una dottrina che la chiesa propone di credere come divinamente rivelata sia con un giudizio solenne, sia nel suo magistero ordinario e universale. Si tratta quindi di una indicazione importante su una verità di fede, che esige il nostro incondizionato assenso e la nostra obbedienza cordiale.

I primi “dogmi”, e cioè i primi importanti pronunciamenti magisteriali su questioni di fede, riguardano la verità su Dio Trinità e su Gesù Cristo, insieme alla Theotokos "Madre di Dio". Furono solennemente enunciati nei primi sette Concili Ecumenici, dal Nicea I (325 d.C.) al Nicea II (787 d.C.). Si tratta di dogmi “antiereticali”, perché sono pronunciamenti che rigettano le eresie del tempo. Ad esempio, nel primo Concilio Ecumenico di Nicea si proclama il dogma della divinità di Gesù Cristo, Figlio incarnato “consustanziale” al Padre. Tale verità divina rivelata viene riaffermata solennemente contro il presbitero alessandrino Ario, che la negava. Come possiamo vedere le testimonianze di ex preti non ci sono solo ora con l’avvento dei pentecostali, ma sono sempre esistite, fin dai primi secoli del cristianesimo, quindi il fatto che un prete abbandoni la Chiesa cattolica per mettersi in proprio o passare ad altre dottrine non è affatto sinonimo di verità, semmai di ereticità. Quindi le ripetute testimonianze di ex preti, ex suore, ecc., che usano diversi pastori nel tentativo di convincere gli ignari ascoltatori che “loro” sono nella verità, a nulla servono quando si conosce la storia del cristianesimo. I suonatori di piffero non incantano più nessuno con queste testimonianze di ex cattolici. Quindi i dogmi venivano sanciti per contrastare nero su bianco, le varie eresie che andavano nascendo attraverso i secoli.
In questo contesto antiereticale dei primi Concili Ecumenici, si hanno i primi due “dogmi” mariani, che riguardano la divina maternità di Maria, proclamata solennemente ad Efeso nel 431, e la sua perpetua verginità, riaffermata al Concilio di Costantinopoli II nel 553. Se questi dogmi antichi furono provocati dalle eresie, gli altri due dogmi mariani, più recenti, hanno, invece, carattere “dossologico”.

Essi esaltano alcune peculiarità esemplari della straordinaria figura di Maria, la madre di Gesù, la quale è “Immacolata” (1854: Pio IX) e “Assunta” (1950: Pio XII). Vengono anche chiamati “papali”, perché proclamati non da un Concilio, ma dal Papa.


Aggiungiamo subito tre precisazioni.

La prima riguarda l’esistenza di altre verità dottrinali mariane, altrettanto importanti e altrettanto riconosciute dal magistero ordinario della Chiesa e celebrate nella preghiera liturgica, che non sono state proclamate solennemente. Si veda, ad esempio, il titolo di Maria “mediatrice” e, come aggiunge il Concilio, “avvocata, socia, ausiliatrice” (cf. Lumen Gentium n. 62).
La seconda precisazione riguarda i contenuti dei dogmi mariani antichi e recenti, che non sono “invenzioni” tardive della Chiesa, ma verità esistenti esplicitamente o implicitamente nella Sacra Scrittura e nella tradizione viva della Chiesa sia orientale sia occidentale. Esse vengono “dogmatizzate”, e cioè solennemente riaffermate in un determinato momento storico, sia per contrastare qualche eresia, sia per magnificare le “grandi cose” che l’Onnipotente ha operato in Maria (cf. Lc 1,49). Si tratta insomma di qualcosa di simile a quanto capita nella scienza. In astronomia, ad esempio, si scoprono continuamente astri nuovi, che ovviamente esistevano già prima di essere individuati da noi. Lo sviluppo scientifico, attraverso potenti telescopi, permette ora di vederli. Così, per i dogmi mariani. Essi esistono già nella coscienza di fede della Chiesa. Tuttavia, in un determinato momento della storia, urge un loro pronunciamento solenne e autoritativo, perché la comunità ecclesiale è chiamata o a rifiutare una interpretazione errata o a prendere maggiormente coscienza di un particolare aspetto del mistero di Maria, come in fondo accadde per la Trinità per la quale non vi fu adorazione specifica per i primi secoli, eppure nessun buon cristiano dubiterebbe della Trinità!
Un terzo e ultimo chiarimento riguarda i due dogmi mariani papali – Immacolata e Assunta – che hanno richiesto una triplice condizione: un diffuso movimento di opinione nella Chiesa; l’impulso del magistero pontificio; l’apporto qualificato dei teologi. Insomma, un Papa non si sveglia una mattina per mettere in giro una voce senza trovare appiglio nella Scrittura, sarebbe solo un folle e la storia specie di quest'ultimo secolo, non ha ancora saputo ribaltare tale riconoscimento anzi, si è rafforzato trovando in questi ultimi anni ampi consensi anche fra i Protestanti grazie alle tante iniziative Ecumeniche.

 

La vita cristiana, come comunione con Gesù

Essendo verità di fede, i dogmi mariani non perdono mai di attualità. La divina maternità di Maria, ad esempio, fondata sulla Sacra Scrittura e proclamata solennemente ad Efeso, non solo è una dottrina, ma anche una preghiera.

La solennità annuale di Maria, Madre di Dio, che si celebra all’inizio dell’anno solare (1° gennaio), indica nelle preghiere iniziali (le due “collette” a scelta) il significato perenne per noi di questa sua straordinaria vocazione.
Nella prima colletta, si chiede al Padre di sperimentare l’intercessione di Maria, dal momento che per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’autore della vita:

"O Dio, che nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna, fa’ che sperimentiamo la sua intercessione, poiché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’Autore della vita."


Nella seconda colletta, si prega il Padre che, come Maria fu dimora del Verbo incarnato, così anche la nostra vita sia disponibile ad accogliere i doni celesti:

"Padre buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta la nostra vita nel segno della tua benedizione, si renda disponibile ad accogliere il tuo dono."


In concreto, la pedagogia liturgica ci insegna che, anche noi, come Maria e accompagnati dalla sua materna ed efficace intercessione, possiamo essere dimora di Gesù, Parola divina e Pane di vita eterna. Il “sì” dell’annunciazione, mediante il quale Maria accolse la Parola di Dio nel suo seno diventando Madre di Gesù, diventa anche il “sì” del battezzato, il quale, accogliendo Gesù, diventa come Maria dimora di Gesù, ostensorio della sua grazia, tabernacolo della sua carità. È la realizzazione della parola stessa di Gesù, che dice: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12,48-50; cf. Mc 3,35).
Gesù, come ha trasformato l’acqua in vino e il pane nel suo corpo benedetto, così per l’intercessione materna di Maria, madre sua e della Chiesa, trasforma le nostre esistenze terrene in esistenze “trinitarie”, in dimora di Dio Trinità.

Accogliendo infatti Gesù nel nostro cuore, noi accogliamo Dio Trinità: “Chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40 e paralleli).
Il dogma della maternità divina di Maria ha quindi un carattere di fondazione della spiritualità cristiana con la conseguente catechesi alla scuola di Maria. La spiritualità cristiana è vita di grazia in comunione con Gesù nella carità dello Spirito Santo in obbedienza al Padre, e Maria è stata la prima a vivere questa esperienza diventando per noi maestra di spiritualità. Conseguentemente, vivere integralmente la vita di grazia implica anche essere guidati e sostenuti dall’intercessione materna di Maria. Del resto siamo così propensi ad accogliere quanto i pastori ci predicano che diventa veramente incosciente dubitare che la Madre di Colui che è il Maestro per eccellenza non sia capace di istruire tutti i figli Redenti dal suo Figlio. Se pensiamo poi a quanti giovani cadono nelle sètte soltanto perchè si affidano a sedicenti pastori, diventa allora più urgente riscoprire il corretto ruolo di Maria e di affidarsi a Lei per non lasciarsi portare su strade contorte: chi segue Maria è impossibile che non giungere al Figlio!

(dogmi mariani cf Angelo Amato SDB)

 

UDIENZA GENERALE DI GIOVANNI PAOLO II
"PRESSO LA CROCE, MARIA È PARTECIPE DEL DRAMMA DELLA REDENZIONE"

 

Mercoledì, 2 aprile 1997

1. Regina caeli laetare, alleluia!

Così canta la Chiesa in questo tempo di Pasqua, invitando i fedeli ed unirsi al gaudio spirituale di Maria, Madre del Risorto. La gioia della Vergine per la risurrezione di Cristo è ancor più grande se si considera l'intima sua partecipazione all'intera vita di Gesù.
Maria, accettando con piena disponibilità la parola dell'angelo Gabriele, che le annunciava che sarebbe diventata la Madre del Messia, iniziava la sua partecipazione al dramma della redenzione. Il suo coinvolgimento nel sacrificio del Figlio, svelato da Simeone nel corso della presentazione al Tempio, continua non solo nell'episodio dello smarrimento e del ritrovamento di Gesù dodicenne, ma anche durante tutta la sua vita pubblica.
Tuttavia, l'associazione della Vergine alla missione di Cristo raggiunge il culmine in Gerusalemme, al momento della passione e morte del Redentore. Come attesta il quarto Vangelo, Ella in quei giorni si trova nella Città Santa, probabilmente per la celebrazione della Pasqua ebraica.
2. Il Concilio sottolinea la dimensione profonda della presenza della Vergine sul Calvario, ricordando che Ella "serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce" (Lumen gentium, 58), e fa presente che tale unione "nell'opera della redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di Lui" (ivi, 57).

Con lo sguardo illuminato dal fulgore della risurrezione, ci soffermiamo a considerare l'adesione della Madre alla passione redentrice del Figlio, che si compie nella partecipazione al suo dolore. Torniamo nuovamente, ma nella prospettiva ormai della risurrezione, ai piedi della croce, dove la Madre "soffrì profondamente col suo Unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da Lei generata" (ivi, 58).
Con queste parole il Concilio ci ricorda la "compassione di Maria", nel cui cuore si ripercuote tutto ciò che Gesù patisce nell'anima e nel corpo, sottolineandone la volontà di partecipare al sacrificio redentore e di unire la propria sofferenza materna all'offerta sacerdotale del Figlio.
Nel testo conciliare si pone, altresì, in evidenza che il consenso da Lei dato all'immolazione di Gesù non costituisce una passiva accettazione, ma un autentico atto di amore, col quale Ella offre suo Figlio come "vittima" di espiazione per i peccati dell'intera umanità.
La Lumen gentium pone, infine, la Vergine in relazione a Cristo, protagonista dell'evento redentore, specificando che nell'associarsi "al sacrificio di Lui", Ella rimane subordinata al suo divin Figlio.
3. Nel quarto Vangelo san Giovanni riferisce che "stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala" (19, 25). Con il verbo "stare", che letteralmente significa "stare in piedi", "stare ritta", l'Evangelista intende forse presentare la dignità e la fortezza manifestate nel dolore da Maria e dalle altre donne.

In particolare, lo "stare ritta" della Vergine presso la croce ne ricorda l'incrollabile fermezza e lo straordinario coraggio nell'affrontare i patimenti. Nel dramma del Calvario Maria è sostenta dalla fede, rafforzatasi nel corso degli eventi della sua esistenza e, soprattutto, durante la vita pubblica di Gesù. Il Concilio ricorda che "la Beata Vergine avanzò nel cammino della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce" (Lumen gentium, 58).
Ai tracotanti insulti diretti al Messia crocifisso, Ella, condividendo le intime disposizioni di Lui, oppone l'indulgenza ed il perdono, associandosi alla supplica al Padre: "Perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34). Partecipe del sentimento di abbandono alla volontà del Padre, espresso dalle ultime parole di Gesù in croce: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (ivi, 23,46), Ella offre in tal modo, come osserva il Concilio, un consenso d'amore "all'immolazione della vittima da Lei generata" (Lumen gentium, 58).
4. In questo supremo "sì" di Maria risplende la fiduciosa speranza nel misterioso futuro, iniziato con la morte del Figlio crocifisso. Le espressioni con le quali Gesù, nel cammino verso Gerusalemme, insegnava ai discepoli "che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare" (Mc 8,31), le risuonano in cuore nell'ora drammatica del Calvario, suscitando l'attesa e l'anelito della risurrezione,

La speranza di Maria ai piedi della croce racchiude una luce più forte dell'oscurità che regna in molti cuori: di fronte al Sacrificio redentore, nasce in Maria la speranza della Chiesa e dell'umanità.”

 

 

UDIENZA GENERALE DI GIOVANNI PAOLO II
"MARIA SINGOLARE COOPERATRICE DELLA REDENZIONE"

 

Mercoledì 9 aprile 1997

 

1. Nel corso dei secoli la Chiesa ha riflettuto sulla cooperazione di Maria all'opera della salvezza, approfondendo l'analisi della sua associazione al sacrificio redentore di Cristo. Già Sant'Agostino attribuisce alla Vergine la qualifica di "cooperatrice" della Redenzione (cfr De Sancta Virginitate, 6; PL 40, 399), titolo che sottolinea l'azione congiunta e subordinata di Maria a Cristo Redentore.

In questo senso s'è sviluppata la riflessione, soprattutto a partire dal XV secolo. Qualcuno ha temuto che si volesse porre Maria sullo stesso piano di Cristo. In realtà l'insegnamento della Chiesa sottolinea con chiarezza la differenza tra la Madre e il Figlio nell'opera della salvezza, illustrando la subordinazione della Vergine, in quanto cooperatrice, all'unico Redentore.
Del resto, l'apostolo Paolo, quando afferma: "Siamo collaboratori di Dio" (1 Cor 3,9), sostiene l'effettiva possibilità per l'uomo di cooperare con Dio. La collaborazione dei credenti, che, ovviamente, esclude ogni uguaglianza con Lui, s'esprime nell'annuncio del Vangelo e nell'apporto personale al suo radicamento nel cuore degli esseri umani.
2. Applicato a Maria, il termine "cooperatrice" assume, però, un significato specifico.

La collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo l'evento del Calvario, del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l'evento stesso e a titolo di madre; si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di Cristo. Solamente Lei è stata associata in questo modo all'offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini. In unione con Cristo e sottomessa a Lui, Ella ha collaborato per ottenere la grazia della salvezza all'intera umanità.

Il particolare ruolo di cooperatrice svolto dalla Vergine ha come fondamento la sua divina maternità. Partorendo Colui che era destinato a realizzare la redenzione dell'uomo, nutrendolo, presentandolo al tempio, soffrendo con Lui morente in Croce "cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore" (LG, 61). Anche se la chiamata di Dio a collaborare all'opera della salvezza riguarda ogni essere umano, la partecipazione della Madre del Salvatore alla Redenzione dell'umanità rappresenta un fatto unico e irrepetibile.
Nonostante la singolarità di tale condizione, Maria è destinataria anch'essa della salvezza. Ella è la prima redenta, riscattata da Cristo "nella maniera più sublime" nel suo immacolato concepimento (cfr Bolla "Ineffabilis Deus", in Pio IX, Acta 1, 605) e colmata della grazia dello Spirito Santo.
3. Questa affermazione ci conduce ora a domandarci: qual è il significato di questa singolare cooperazione di Maria al piano della salvezza? Esso va cercato in una particolare intenzione di Dio nei confronti della Madre del Redentore, che in due occasioni solenni, cioè a Cana e sotto la Croce, Gesù chiama col titolo di "Donna" (cfr Gv 2,4; 19,26). Maria è associata in quanto donna all'opera salvifica. Avendo creato l'uomo "maschio e femmina" (cfr Gn 1,27), il Signore vuole affiancare, anche nella Redenzione, al Nuovo Adamo la Nuova Eva. La coppia dei progenitori aveva intrapreso la via del peccato; una nuova coppia, il Figlio di Dio con la collaborazione della Madre, avrebbe ristabilito il genere umano nella sua dignità originaria.

Maria, Nuova Eva, diviene così icona perfetta della Chiesa. Essa, nel disegno divino, rappresenta sotto la Croce l'umanità redenta che, bisognosa di salvezza, è resa capace di offrire un contributo allo sviluppo dell'opera salvifica.
4. Il Concilio ha ben presente questa dottrina e la fa propria, sottolineando il contributo della Vergine Santissima non soltanto alla nascita del Redentore, ma anche alla vita del suo Corpo mistico lungo il corso dei secoli e fino all'"eschaton": nella Chiesa Maria "ha cooperato" (cfr LG, 53) e "coopera" (cfr LG, 63) all'opera della salvezza. Nell'illustrare il mistero dell'Annunciazione, il Concilio dichiara che la Vergine di Nazaret, "abbracciando la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente" (LG, 56).

Il Vaticano II, inoltre, presenta Maria non soltanto come la "madre del Redentore", ma quale "compagna generosa del tutto eccezionale", che coopera "in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità". Ricorda, altresì, che frutto sublime di questa cooperazione è la maternità universale: "Per questo diventò per noi madre nell'ordine della grazia" (LG, 61).
Alla Vergine Santa possiamo dunque rivolgerci con fiducia, implorandone l'aiuto nella consapevolezza del ruolo singolare a Lei affidato da Dio, il ruolo di cooperatrice della Redenzione, da Lei esercitato in tutta la vita e, in particolar modo, ai piedi della Croce.

 

- La Vergine Madre nel progetto salvifico di Dio: Come nella storia della caduta vi su la partecipazione della prima Eva, nella restaurazione vi è la partecipazione della Nuova Eva. Il Cristo riprende Adamo, la croce l’albero della caduta, Maria riprende Eva. Il Verbo incarnandosi ricapitola in sé tutti gli uomini e si costituisce nuovo Adamo. Come il primo, così anche il secondo deve nascere da "Terra vergine": Maria generandolo senza altro concorso umano, trasmette tutta la natura umana a Cristo perché sia il nuovo Adamo. Accanto al rapporto Adamo – Cristo, Ireneo sviluppa quello tra Eva – Maria. Accogliendo la salvezza e la vita, Maria diviene necessaria alla salvezza, causa di salvezza con la sua ubbidienza, mentre Eva, con la sua disobbedienza aveva causato la morte. E’ Maria che scioglie i nodi della disobbedienza di Eva portando la vita. La presenza di Maria è una presenza costante perché la presenza del Verbo trascende il momento storico e riempie della sua potenza salvatrice tutti i tempi come ha generato Cristo, Maria genera anche le membra di Lui alla vita. Per Ireneo Maria è immanente al mistero che salva e il suo grembo materno è fonte di rigenerazione degli uomini in Dio.

Dio avrebbe potuti salvare l’umanità senza che facesse incarnare il Figlio, ma nella Sua infinità giustizia, ha preferito operare con precisione e imparzialità.

Satana sommo male, si servì della donna per adescare l’uomo, e portarlo al peccato,

Dio sommo bene si servì della donna per portare l’uomo alla vita, alla salvezza.

Eva dette il suo sì a Satana, Maria dette il suo sì a Dio. Eva fu veicolo di morte, Maria fu veicolo di vita. L’albero simboleggia la croce, simbolo della vita.

L’albero è pure simbolo della vita primordiale, la croce simbolo della vita riscattata a caro prezzo da Cristo.

Adamo responsabile del peccato, Cristo responsabile della salvezza.

Eva ebbe il suo concorso nel peccato, ma la responsabilità e il demerito caddero su Adamo, capo della donna;

Maria ebbe il suo concorso nella vita, ma la responsabilità e il merito furono di Cristo capo della Chiesa (donna).

Adamo ed Eva nacquero da terra vergine, Gesù nacque da un corpo vergine.

Terra vergine: non irrigata dalla pioggia né lavorata da mano d’uomo come era quella del paradiso terrestre, raffigura, secondo Ireneo, Maria che senza intervento umano plasma il corpo di Cristo.

 

Anche l’archeologia ci aiuta a capire come rispettavano e consideravano Maria, le prime comunità cristiane.

Le catacombe sono aree cimiteriali dove tuttavia hanno luogo alcune manifestazioni tipiche del culto cristiano quali il culto dei morti in prospettiva escatologica e il culto dei martiri. Ecco alcune tipiche raffigurazioni della Madre di Dio:

 

- Adorazione dei magi: si trova nell’arco centrale della "Cappella greca" delle catacombe di Priscilla e risale intorno all’ottavo decennio del II secolo: la vergine appare in un atteggiamento maestoso, assisa in cattedra, nell’atto di presentare il figlio all’adorazione dei magi;

 

- La vergine con bambino: situata in uno dei più antichi nuclei della stessa catacomba e databile al primo decennio del III secolo. La Vergine è raffigurata con il bambino in braccio e alla sua destra c’è un profeta che addita una stella che brilla sul capo del divino infante; poco distante è raffigurato il Buon Pastore. Il giovane può essere il profeta Balaam [una stella spunterà da Giacobbe] o il profeta Isaia [La vergine concepirà..]

 

Quindi le immagini raffiguranti Maria non sono invenzioni recenti (o non molto antiche), ma affondano le radici nei primissimi anni del cristianesimo.

L’immagine della vergine col bambino, non vuole mettere Maria, in primo piano rispetto a Gesù, non vuole annichilirlo, ma vuole soltanto mostrarne la tenera maternità.

E’ importante spesso (o sempre) controllare la fede dei nostri padri, per trovare riscontri, o per chiarire definitivamente eventuali residui di dubbi.

 

Leggiamo a proposito del titolo “Maria madre di Dio” cosa ne pensavano i primi cristiani:

dalla II lettera di Cirillo a Nestorio, inserita negli atti del Concilio di Efeso.

“....confesseremo un solo Cristo un solo Signore; non adoreremo l'uomo e il Verbo insieme, col pericolo di introdurre una parvenza di divisione dicendo insieme, ma adoriamo un unico e medesimo (Cristo), perché il suo corpo non è estraneo al Verbo, quel corpo con cui siede vicino al Padre; e non sono certo due Figli a sedere col Padre ma uno, con la propria carne, nella sua unità. Se noi rigettiamo l'unità di persona, perché impossibile o indegna (del Verbo) arriviamo a dire che vi sono due Figli: è necessario, infatti definire bene ogni cosa, e dire da una parte che l'uomo è stato onorato col titolo di figlio (di Dio), e che, d'altra parte il Verbo di Dio ha il nome e la realtà della filiazione. Non dobbiamo perciò dividere in due figli l'unico Signore Gesù Cristo. E ciò non gioverebbe in alcun modo alla fede ancorché alcuni parlino di unione delle persone: poiché non dice la Scrittura che il Verbo di Dio sì è unita la persona di un uomo ma che si fece carne (5). Ora che il Verbo si sia fatto carne non è altro se non che è divenuto partecipe, come noi, della carne e del sangue (6): fece proprio il nostro corpo, e fu generato come un uomo da una donna, senza perdere la sua divinità o l'essere nato dal Padre, ma rimanendo, anche nell'assunzione della carne, quello che era.

Questo afferma dovunque la fede ortodossa, questo troviamo presso i santi padri. Perciò essi non dubitarono di chiamare la santa Vergine madre di Dio, non certo, perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto l’origine del suo essere dalla santa Vergine, ma perché nacque da essa il santo corpo dotato di anima razionale, a cui è unito sostanzialmente, si dice che il verbo è nato secondo la carne.

Scrivo queste cose anche ora spinto dall'amore di Cristo esortandoti come un fratello, scongiurandoti, al cospetto di Dio e dei suoi angeli eletti, di voler credere e insegnare con noi queste verità, perché sia salva la pace delle chiese, e rimanga indissolubile il vincolo della concordia e dell’amore tra i sacerdoti di Dio.”

 

Maria, non comincia ad essere "Madre di Dio" nel concilio di Efeso del 431, così come Gesù non comincia ad essere "Dio" nel concilio di Nicea del 325 che lo definì tale. Lo erano anche prima.

Quello è stato il momento in cui la Chiesa, nello svilupparsi ed esplicitarsi della sua fede, sotto la spinta dell’eresia, prende piena coscienza di questa verità e prende posizione a suo riguardo.

In questo processo che porta alla proclamazione di Maria come Theotokos, si possono distinguere tre grandi tappe: Epoca agnostica: la maternità "fisica" di Maria; Epoca delle controversie cristologiche: la maternità "metafisica" di Maria; l’apporto dell’Occidente: la maternità "spirituale" di Maria.

 

Epoca agnostica: la maternità "fisica" di Maria

All’inizio e per tutto il periodo dominato dalla lotta contro l’eresia gnostica e docetista, la maternità di Maria viene vista quasi solo come maternità "fisica". Questi eretici, infatti, negavano che Gesù avesse un vero corpo umano e, se l’aveva, che fosse nato da una donna e, se era nato da una donna, che veramente fosse nato dalla carne e dal sangue di lei. Alcuni di loro affermavano che Gesù era nato attraverso la Vergine e non dalla Vergine: immesso dal cielo nel grembo di lei, ne era venuto fuori a modo di "passaggio" non da vera generazione umana. Contro di essi bisognava quindi affermare che Gesù era vero figlio di Maria e frutto del suo grembo e che Maria era quindi veramente la sua madre "fisica". Proclamare con forza che Maria era la madre "fisica" di Gesù, serviva a dimostrare la vera umanità di lui e che cioè egli era veramente Dio, ma anche veramente uomo. Questo è il periodo in cui viene formulato l’articolo del credo che afferma di Gesù: "nato da Spirito Santo e da Maria Vergine".

 

Epoca delle controversie cristologiche: la maternità "metafisica" di Maria

Alcuni autori sostengono che il titolo Theotokos fu attribuito alla Vergine per la prima volta da Ippolito, autore della Traditio apostolica. Più sicuramente esso fu usato dal Origene nel III secolo e da altri autori alessandrini prima e dopo il Concilio di Nicea. Particolare importanza avrà, al tempo della controversia nestoriana, la testimonianza di Alessandro di Alessandria che nel IV secolo ritiene il titolo di Theotokos come cosa pacifica e di uso comune e generalizzato. Sarà da ora in poi proprio l’uso di questo titolo a condurre la Chiesa alla scoperta di una maternità divina più profonda, in quanto viene definita in rapporto all’essere profondo di Cristo (maternità "metafisica"). Il titolo non nasce quindi da una riflessione teologica, ma la provoca per cui esso affonda le sue radici sulla pietà e sulla fede vissuta della Chiesa, come si deduce anche dalla più antica preghiera mariana del III secolo, il Sub tuum praesidium. Fu quindi l’esperienza della fede ad orientare la teologia, anche se sarà poi la teologia a guidare e incrementare, a sua volta, quella stessa esperienza di fede.

Il suo approccio chiamato maternità "metafisica" è quello che caratterizza l’epoca delle grandi controversie cristologiche del VI secolo dove il problema centrale non è più quello della vera umanità di Cristo, ma dell’unità della sua persona. La maternità di Maria non viene più vista riferita alla natura umana di Cristo, ma all’unica persona del Verbo fatto uomo. E siccome questa persona che lei genera secondo la carne non è altro che la persona divina del Figlio di Dio, di conseguenza ella appare vera Madre di Dio perché divinità e umanità formano una sola persona. In questa luce la relazione di Maria con Cristo è anche di ordine "metafisico" creando un rapporto vertiginoso non solo con lui, ma anche con il Padre. Maria, infatti, è l’unica a poter dire a Gesù, quello che a lui dice da tutta l’eternità il Padre: "Tu sei mio figlio; io ti ho generato" (Sal 2,7; Eb 1,5).

Con il concilio di Efeso del 431, questa posizione diventa una conquista per sempre della Chiesa. La proclamazione di Maria come Theotokos da parte del concilio, causò l’esultanza del popolo di Efeso che accompagnò con fiaccole e canti i padri alle loro dimore e determinò anche un’esplosione di venerazione verso la Madre di Dio che, in Oriente e in Occidente, si esplicitò in feste liturgiche, icone, inni, costruzioni di chiese e basiliche come quella di S. Maria Maggiore a Roma, fata edificare dal Sisto III proprio dopo il concilio di Efeso.

 

L’apporto dell’Occidente: la maternità "spirituale" di Maria

Il traguardo di Efeso non fu definitivo. Da questo titolo, valorizzato nelle controversie cristologiche più in funzione della persona di Cristo che di quella di Maria, si dovevano ancora trarre le conseguenze logiche riguardanti anche la persona stessa di lei, in particolare la sua santità unica. Merito di questo spetta ai grandi autori latini, in primo luogo a S. Agostino. Egli, infatti, legge la maternità di Maria come una maternità nella fede, una maternità anche "spirituale". Inizia così l’epopea della fede di Maria. Lo stesso Agostino afferma che Maria, facendo pienamente la volontà del Padre, per fede credette, per fede concepì e per fede si pose alla sequela di Cristo, per cui è più grande per essere stata sua discepola che sua madre fisica.

La maternità "fisica" e "metafisica" vengono ora coronate dalla maternità "spirituale" o "di fede" che fa di Maria la prima e più santa figlia di Dio, la prima e più docile discepola del Signore, la creatura della quale, per la sua totale adesione a Dio, non si può parlare mai di peccato. La maternità "fisica" e "metafisica" sono un privilegio ineguagliabile, proprio perché trova riscontro nella fede e nell’atteggiamento "spirituale" della Figlia di Sion.

 

Significato cristologico di Theotokos

Come abbiamo visto, il titolo Theotokos accompagna tutto lo sviluppo della cristologia antica e diventa come una tessera di riconoscimento dell’ortodossia cristologica. Il titolo servì, infatti, prima a dimostrare la vera umanità di Cristo, poi la sua vera divinità e infine la sua unità di persona. Questo titolo dunque attesta che:

- Gesù è vero uomo perché nato da Maria che è una vera creatura umana;

- Gesù è vero Dio perché se così non fosse, - afferma Agostino - non potremmo proclamare nella professione di fede il "nato da Spirito Santo e da Maria Vergine", se da lei fosse nato solo un figlio dell’uomo e non il Figlio di Dio;

- Gesù ha due nature distinte ma unite ipostaticamente nell’unica persona del Verbo: "colui che è stato generato dal Padre prima di tutti i secoli secondo la divinità – afferma il concilio di Efeso – negli ultimi tempi lo stesso fu generato da Maria Vergine, la Theotokos, secondo l’umanità". Proclamare Maria Theotokos è il modo più sicuro di proclamare l’unione ipostatica che tiene insieme tutti i dogmi cristologici, per cui questo titolo è come un baluardo che si oppone con sempre estrema attualità a tutti i tentativi di idealizzazione di Gesù, che fanno di lui un’idea o un personaggio più che una persona vera; a tutti i tentativi di separazione della sua umanità dalla sua divinità, tentativi che mettono in serio pericolo la realtà stessa della nostra salvezza.

 

Attualità del titolo Theotokos

Maria, con la sua maternità divina ha fatto di Dio l’Emanuele, il Dio con noi. Questo titolo comporta un arricchimento della stessa rivelazione di Dio. In questa linea esso si rivela straordinariamente significativo anche per l’uomo d’oggi.

 

Attualità teologica

Il titolo ci parla prima di tutto dell’umiltà di Dio che ha voluto avere una madre, proprio oggi quando siamo arrivati al punto in cui, alcuni rappresentanti dell’esistenzialismo trovano strano, offensivo e umiliante dover avere una madre, perché questo indica dipendere radicalmente da qualcuno, non essersi fatti da sé, non poter progettare interamente da soli la propria esistenza. L’uomo che guarda dunque in alto, in cerca del vertice di una piramide esistenziale su cui spesso non trova che il Nulla, non si accorge che Dio è sceso ed ha rovesciato questa piramide, mettendosi alla base, per prendere su di sé tutto e tutti, rinchiudendosi nel grembo di una donna. Risalta l’infinito contrasto tra il Dio dei filosofi e questo Dio che scende nella materia, nella concretezza e nella realtà: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo figlio nato da donna" (Gal 4,4). Egli che si fa carne nel grembo di Maria, si farà presente nel cuore stesso della materia del mondo, nel pane dell’Eucaristia, per vivificarla dall’interno. S. Ireneo afferma, a questo proposito, che chi non capisce la nascita di Dio da Maria, non può nemmeno capire l’Eucaristia (Adversus haer. V. 2,3, Sch 153, p. 345). Scegliendo la via materna per rivelarsi a noi, Dio ci ha ricordato che tutto è puro, ha proclamato la santità delle cose che ha creato, ha santificato e redento non solo la natura in astratto, ma anche la nascita umana e tutta la realtà dell’esistenza. Soprattutto Dio ha rivelato la dignità della donna in quanto tale. La dignità di Theotokos conferita a Maria, ci rivela che Dio, infinitamente prima delle lotte e della proclamazione della "promozione della donna", ha dato alla donna un tale onore e la circondata di tanta grandezza da farci restare senza parole.

 

Spesso diversi fratelli protestanti si avventurano in traduzioni dal greco, pur di voler negare lo speciale ed unico ruolo di Maria nella storia della salvezza. Alcuni di loro come dicevo in altri capitoli, puntano su ogni singola parola che parli di Maria o che è riferita a Maria, pur di sminuirne il ruolo e il valore, storcendone il significato. Molti lo fanno per istinto, altri lo fanno per astio contro i cattolici, altri ancora lo fanno per ignoranza, sta di fatto che moltissimi fratelli pentecostali sminuiscono il ruolo di Maria, relegandolo a quello di una donna qualsiasi, cioè intercambiabile con una qualsiasi altra donna, calpestando così l’unicità del ruolo mariano nella storia umana.

Serva di Dio era ed è, ma la più eccellente e la più umile delle serve e dei servi. Cito ora un breve discorso del fratello Paolo Blandini a proposito delle parole usate dall’Angelo Gabriele verso Maria.

“Il senso della parola greca "kecharitomene" è stato VOLONTARIAMENTE MALTRADOTTO  da alcuni protestanti, in quanto significa letteralmente "ricolmata, riempita di Grazia" e questo è oggettivo al 100% chiunque può informarsi in merito a questo e verificare che ho ragione.
Il problema semmai, è che putroppo, quasi nessuno dei fratelli pentecostali andrà a controllare nei vocabolari di greco.


Kecharitomene  (tradotto "piena di grazia" nella CEI, cattolica, e
"favorita" nella NRV, protestante) e' participio perfetto passivo femminile
singolare del verbo charitoo.

Il verbo charito'o al passivo (come nel nostro caso), come attestato dal
piu' autorevole dizionario in assoluto per il greco antico e cioe' l'editio maior
del Liddell-Scott-Jones Lexicon of Classical Greek ha due significati che
sono da considerarsi pressoché  equivalenti, sinonimici, e cioè

 

1) come passivo di "mostrar grazia" e 2) "essere altamente favorita".


Riporto il testo originale in inglese della definizione di “charitoo”. Nota che tra gli esempi del passivo (sottolineato) si propone proprio il passo di Luca 1:28 (Ev. Luc.1.28):
(=charitoo) : show grace to any one, tês charitos hês echaritôsen hêmas Ep.Eph.1.6:--
Med. charitôsomai I will bestow favour upon thee, BGU 1026 xxiii 24 (iv A. D.):-- Pass., to have grace shown one, to be highly favoured, LXX Si.18.17, Ev.Luc.1.28; pros pantas anthrôpous Aristeas au=Ev.Luc. 1.225=lr, cf. Heph.Astr.1.1; omma strophais -oumenon prob. In Lib.Descr.30.12.

Nella traduzione italiana CEI ("piena di grazia") si vuol riproporre una traduzione che ricalchi la radice del verbo ("charis"=la grazia) come del resto si fa nella prima accezione del dizionario succitato, nella Traduzione Nuova Riveduta ("favorita dalla grazia") ,citata da alcuni fratelli pentecostali, si propone la seconda accezione cioè "essere favorita", pur mantenendo chiaro il riferimento alla Grazia di Dio ("favorita dalla Grazia"). Le due traduzioni in realtà sono equivalenti perché  vogliono sottolineare la figura di Maria, quale donna che Dio ha "nei suoi favori" (ovvero da Lui "ripiena di grazia") tanto da donargli la possibilità di generare Gesù Cristo, figlio di Dio.

Che le due traduzioni siano equivalenti o per lo meno entrambi accettabili entrambe e' indiscutibile.
Che sia così è evidente e si possono apportare alcuni esempi.
La più autorevole versione cattolica inglese del passato edita nel 1582, la Douay-Rheims, curata da sua Eminenza Gibbons, presenta una traduzione del passo LUCA 1:28 pressoche' identica a quella della CEI attuale: "And the angel being come in, said unto her: Hail (=Ave), full(=piena)
of(=di) grace(grazia), the Lord is with thee: blessed art thou among women.

Mentre la traduzione inglese attualmente più accreditata della Bibbia, la New American Bible, presenta questo testo:
Luke 1:28 And coming to her, he said, "Hail, favored one! The Lord is with you."
Come vedi nella New American Version l'angelo dice "Hail (=Ave, salute a te), favored one (=favorita)!, come nella traduzione citata da un fratello protestante.

Da quanto detto si può solo concludere che le due traduzioni "piena di grazia" e "favorita", come in inglese così in italiano, sono solo due maniere, entrambe corrette e impeccabili, di rendere lo stesso termine greco "kecharitome'ne".

Del resto ricordiamo che questa traduzione (quella in cui si dice "favorita"), la NEW AMERICAN BIBLE, e' il corrispondente italiano della CEI (Conferenza Eiscopale Italiana) in quanto e' la traduzione approvata dalla "Conferenza Episcopale Statunitense
("United States Conference of Catholic Bishops") e come tale utilizzata nella liturgia.

E, in tutta sincerità, non credo che i nostri fratelli americani nella liturgia domenicale, quando ascoltano la lettura di Luca 1:28, ascoltino una traduzione "inesatta" o "imprecisa".
Voglio ribadire il mio fine iniziale che era quello di chiarire. La mia intenzione era solo quella di porre in evidenza che è inutile stare a puntualizzare quando l'obiettivo non è la disputa ma la lode del Signore.
E se proprio vogliamo puntualizzare e disputare facciamolo con cognizione di causa, su argomenti che conosciamo, non impelagandoci in campi che non ci appartengono.”

 

Continuo con altri spunti presi da un’altra lettera dell’acutissimo fratello Paolo Blandini che scrive al fratello Pasquale:

 

Ora desidero sapere: Perché non piace l‘Ave Maria? Cosa c’è di scandaloso? Dove è scritto nella Bibbia che non si deve recitare l‘Ave Maria?

A questo punto dico alla tua  ragazza:  Se non accetta  l’Ave Maria, non  deve accettare le Sacre Scritture.

Se si scandalizza con la Chiesa che recita l‘Ave Maria,  si deve scandaliz­zare anche con l‘angelo Gabriele e  Elisabetta che hanno recitato le stesse parole.

Ora analizziamo la preghiera dell’Ave Maria con le Sacre Scritture per constatare cosa c’è di scandaloso.

 

PREGHIERA RECITATA DALLA                                          SACRE SCRITTURE

CHIESA CATTOLICA                                                            Luca 1:28 e 42

                                                                                                 Verso 28 - Gabriele

Ave o Maria                                                                            Ti saluto, (o Ave)

Piena di grazia                                                                         o piena di Grazia

Il Signore è con te                                                                    il Signore è con te”

 

                                                                                                 Verso 42 - Elisabetta

Tu sei benedetta                                                                     Benedetta tu

fra tutte le donne                                                                    fra le donne

e Benedetto è il frutto                                                            e benedetto il frutto

del tuo seno Gesù.                                                                  del tuo grembo.

 

Come noti ciò che la Chiesa ripete, lo ha detto l’angelo Gabriele ed Elisabetta  a questo punto chiedo alla tua ragazza:

Chi sbaglia La Chiesa Cattoli­ca, l’Angelo o Elisabetta?

Continuiamo a constatare la seconda parte della preghiera, scandalosa per  i protestanti.

 

Santa Maria Madre di Dio

prega per noi peccatori adesso

e nell’ora della nostra morte.

Allora in questa seconda parte cosa c’è che non và?

 

Rispondo:

Noi chiediamo a Maria di pregare per noi Gesù, sia per il momento della richiesta, sia per l’ora della nostra morte.

La tua ragazza o i suoi genitori, o i fratelli e sorelle pentecostali quando si salutano spesso dicono: “Fratello/sorella prega per me che io prego per te”.

Allora chiedo alla tua ragazza qual’è la differenza se al posto del fratello/sorella pentecostale chiedo a Maria: ‘Prega per me o per noi”, forse il fratello/sorella è superiore a Maria?

Ma lei potrebbe rispondere: “I miei fratelli/sorelle (pentecostali) sono vivi, Maria è morta o addormentata in attesa della risurrezione”.

Allora chiedo: Perché quando qualche o molti cristiani (Cattolico/ci =  Universale) chiede o hanno chiesto qualche preghiera o grazia a Gesù tramite Maria, molto spesso si avvera o si è avverata, ciò che chiedono o hanno chiesto? E dove sta scritto nella Bibbia che non bisogna pregare tramite Maria e/o altri, Gesù? Da non confondere con il  Padre, perché l’unico intermediario è Gesù Cristo. E dove sta scritto che i Cristiani non pregavano Maria?

Quando gli autori Biblici hanno scritto Le Sacre Scritture, Maria era viva, quindi tramite la Bibbia non possiamo sapere se i Cristiani pregavano Maria dopo l‘assunzione in cielo, però ci sono documenti storici (Sacra Tradizione) che attestano che Maria è stata assunta in cielo e che era venerata dai cristiani che si rivolgevano a Gesù tramite Lei, ma non solo, la stessa Maria ha profetizzato (confermato dalle Sacre Scritture) che doveva essere onorata o venerata da tutti (Luca  1:48):

 

D’ora in poi tutte le generazioni

mi chiameranno  Beata.

 

Beato agg. -  Che gode della visione di Dio, della beatitudine celeste…

Chi viene innalzato dalla Chiesa all’onore degli altari mediante il processo di beatificazione.

Grande Diz. Encicl. de Agostini.

 

Che significa  “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno Beata”?

Mi sembra che è abbastanza chiaro, è come se avrebbe detto: ”D’ora in poi tutte le generazioni mi onoreranno o mi venereranno

Come si onora o si venera una persona? Facciamo parlare sempre il Grande Dizionario De Agostini:

 

Onorare =  Fare, rendere onore; tributare ossequio a cose o persona che ne è degna.

 

Onore =  Alta considerazione, rispettabilità di cui si gode in virtù del proprio.

 

Venerare =  Onorare con segni di grande rispetto e  ossequi; far oggetto di devozione, di riverenza e ossequio.

 

Allora, quando Maria viene chiamata: “Beata, o che Maria gode della Visione di Dio, o della Beatitudine Celeste”, significa proprio avere alta considera­zione, rispettabilità di Maria perché appunto gode della Visione di Dio o Beatitudine Celeste. E se noti, quanto detto sopra, questo lo fanno solo e soltanto i cattolici, mentre i protestanti compreso i Penteco­stali no!

Dicono solo, che Maria è una donna come tutte le altre e che si trova addormentata (come già sopradetto) in attesa del ritorno di Cristo, e che questo rispetto le si doveva soltanto quando era in vita e a chi è in vita. E i miracoli o le guarigioni avvenuti da parte di Gesù per mezzo degli apostoli e di Maria avvenivano solo quando erano in vita. Ma non è così, anche perché Maria ha profetizzato, come sopradetto (Luca 1:48):

 

D’ora in poi  tutte le generazioni mi chiameranno Beata

 

e mi sembra che “TUTTE LE GENERAZIONI” non significa solo nel periodo che era in vita, ma significa, proprio, anche dopo la sua morte e sino alla fine del mondo,”TUTTE” significa: Nessuna generazione esclusa, chiaro!

Riguardo ai miracoli che Dio fa solo con le persone in vita non risulta a verità, perché Dio per fare miracoli o guarigioni si è servito anche dei morti, e  per prova  cito (2 Re 13:20-21):

 

“Poi Eliseo morì  e fu posto nel sepolcro. In quello stesso anno bande di predoni Moabiti vennero nel paese. Or, mentre alcuni stavano seppellendo un morto, ecco, videro questi predoni e impauriti getta­rono il cadavere nel sepolcro di Eliso. Ma appena quel morto ebbe toccato le ossa di Eliseo, risuscitò, si alzò in piedi e se ne andò.”

 

Mi sembra chiaro che Eliseo non era in vita, e non è vero che Maria e/o altri santi sono addormentati in attesa della venuta di Gesù Cristo e le Sacre Scritture ci dicono qualcosa (Matteo 17:3):

 

“Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.”

 

E mi sembra che Maria (Donna che ha tenuto in grembo il Verbo di Dio) è migliore dei due Profeti, quindi se sono apparsi sul monte della trasfigurazione a Gesù assieme a Pietro e l’altro apostolo, significa che non sono addor­mentati in attesa della venuta di Gesù, quindi Maria appare allo stesso modo di Mosè ed Elia.

Quando la tua ragazza (si riferisce alla ragazza di Pasquale) ha visto in quella funzione, i cattolici (o i cristiani) che recitavano

l‘Ave Maria e battevano le mani (battere le mani significa avere rispetto e riverenza della persona, essere contenti a cui sono riferite le battute di mani Esempio: Quando si batte le mani a un cantante, a un politico, a un pastore evangelico, significa essere contenti di ciò che egli ha detto, quindi si può  anche essere contenti della Beatitudine di Maria), confermavano ciò che Maria ha profetizzato in Luca 1:48.

(fine testo di P.Blandini)

Può essere pure utile leggere come in realtà alcuni gruppi protestanti come ad esempio i luterani e gli anglicani accettano il ruolo particolare di Maria nella storia della salvezza.

 

Nella comunità Internet Difendere la Vera Fede, la sorella Caterina ha pubblicato una testimonianza di S. Gregorio di Nissa, patriarca di Costantinopoli nei primi anni del cristianesimo, sicuramente più autorevole di tanti pastori odierni. Ecco cosa dice:

" Mentre (Gregorio) trascorreva la notte insonne a causa di queste preoccupazioni (si parlava della verginità di Maria e della divinità di Gesù nella reale esistenza ed essenza del senso Trinitario...), gli apparve un personaggio con sembianze umane, dall'aspetto invecchiato, vestito con abiti che denotavano una sacra dignità, con il volto improntato a un senso di grazia e virtù.

Gregorio spaventato in volto, si alzò dal letto e chiese chi fosse e per qual motivo fosse venuto.

L'altro, con voce sommessa, dopo aver calmato il suo tubarmento, gli disse di essergli apparso per divino volere, a motivo di quelle questioni che gli sembravano discutibili e ambigue, al fine di rivelargli la verità intorno alla pia Fede.

Udite queste parole, Gregorio si rasserenò, e prese a osservare l'altro con una certa gioia e stupore.

L'altro allora stese la mano in avanti, come per indicargli, con le dita teste, qualcosa che era apparso dirimpetto.

Gregorio, volgendo lo sguardo nella direzione indicatagli dalla mano dell'altro, vide un altra figura davanti a lui, apparsa poco prima, dall'aspetto di una Donna assai più bella della normale condizione umana.

Nuovamente perturbato, volgendo altrove il viso, distoglieva lo sguardo ed era pieno di perplessità; nè sapeva che cosa pensare di quell'apparizione che egli non riusciva a sostenere con gli occhi.

Infatti il carattere straordinario della visione consisteva nel fatto che, pure essendo la notte oscura, una luce si era messa a brillare per lui, insieme alle figure apparse, come se una lampada ardente si fosse accesa.

Quantunque non potesse sostenere con gli occhi l'apparizione, Gregorio udì il discorso di quelli che gli erano apparsi, i quali discutevano tra loro dei problemi che l'angustiavano.

Dalle loro parole Gregorio non solo ricavò una esatta conoscenza della Dottrina della Fede, ma apprese anche il nome dei due che gli erano apparsi, dal momento che i due si chiamavano reciprocamente per nome.

Si dice infatti che abbia udito colei che gli era apparsa in forma "muliebre" esortare l'evangelista Giovanni affinchè spiegasse al giovane il mistero della vera fede.

Giovanni a sua volta si dichiarò del tutto disposto a compiacere anche in questo "la Madre del Signore" e che questa era la cosa che gli stava più a cuore.

E così, terminato il discorso pertinenete alla questione, dopo che lo ebbero ben chiarito e precisato, i due scomparvero dai suoi occhi.”

 

(s.Gregorio Nisseno, "Vita di S.Gregorio Taumaturgo", PG 46, 909-912 - Tratto da " Maria nel pensiero dei Padri della Chiesa " di L.Gambero, Ed. Paoline pp.96-97)”

“…Gioviniano che, novello eretico di qualche anno fa, negava la verginità di Maria santa e metteva alla pari della sacra verginità le nozze dei fedeli. Né per altra ragione moveva ai cattolici questo addebito se non perché voleva farli apparire accusatori o condannatori delle nozze.” (S. Agostino, nella sua prima lettera contro i pelagiani).

Maria, la creatura più vicina a Dio, più vicina alla SS. Trinità, ella fu dichiarata nemica di Satana fin dalla Genesi (Gen 3,15). Maria si è dichiarata la serva del Signore ed è divenuta la madre di Dio, acquistando un’intimità unica con la SS. Trinità. Si pensi quale opposizione in questo c’è rispetto a Satana, che si è staccato da Dio e ne è divenuto la creatura più distante (cf padre G. Amorth. Satana la creatura più distante, Maria la creatura più vicina a Dio. Maria è la dimostrazione che Dio ha dato a Satana, la dimostrazione che anche l’uomo può sconfiggere lui con tutti i suoi demoni, la dimostrazione che anche l’uomo con l’aiuto del Signore può resistere al peccato e uscirne vittorioso, Maria ne è l’esempio più sublime, ella non fu mai soggetta a Satana, ella non peccò mai, ella non cedette mai alla tentazione di Satana, perché ella fu dichiarata da Dio stesso  nemica di Satana.

Il riconoscere l’unicità e l’irripetibilità del ruolo di Maria toglie qualcosa a noi cristiani?

No, anzi ci suggerisce un esempio di vita umile e santa, perché molti fratelli separati devono sminuire l’importa del ruolo di Maria? Chi tra le creature di Dio è stata adombrata dallo Spirito Santo? Chi fra le creature di Dio è talmente degna e umile da aver affidato da Dio stesso l’educazione e le cure del Suo Figlio? Maria non è una dèa che fa concorrenza a Dio o a suo Figlio, anzi porta anime verso suo Figlio, con il suo esempio di totale fiducia in Dio, con il suo annientarsi per Dio, con la sua fede ferrea, fede che manifestò per prima alle nozze di Cana e che mantenne sempre, fino al dolore estremo della croce. Dolore atroce provò il Figlio soffrendo sulla croce, e dolore atroce provò la madre a veder soffrire il figlio in quel modo, quale madre vedendo soffrire il figlio non si vorrebbe sostituire ad esso se potesse farlo?

Ogni madre preferirebbe morire lei in cambio del figlio, preferirebbe soffrire lei in cambio del figlio, Maria soffrì enormemente, il suo cuore venne trafitto da un lancia, Maria rimase fedele al figlio fino all’ultimo, quando tutti gli apostoli per paura di essere a loro volta catturati e uccisi a loro volta abbandonarono Gesù (tranne Giovanni), ma la madre non abbandonò il Figlio, anzi si straziava ai piedi della croce, piangeva, soffriva, ma ascoltò il Figlio fino all’ultimo, ebbe fede in Lui, per questo non si tirò mai indietro, era madre, la madre di Dio, perché Gesù non smise mai di essere Dio, anche quando si incarnò per mezzo della carne generata da Maria, il Verbo si fece carne, Maria fu madre dell’uomo Gesù, ma l’uomo Gesù era ed è l’uomo-Dio non un uomo qualsiasi, il Verbo fattosi carne, quindi Maria è madre di Dio, non di Dio Figlio ma di Dio-uomo.

Maria per molti protestanti rappresenta uno dei più grandi punti di discordia con la Chiesa cattolica, essi infatti accusano di idolatria i cattolici che si rivolgono a Maria, per chiedere le sue preghiere, cioè negano che Maria possa pregare per i suoi fratelli bisognosi che ancora si trovano nella carne. E’ risaputo che molti fratelli protestanti chiamano noi cattolici “mariani” invece di cristiani.

La verginità di Maria stranamente gli pesa moltissimo, come se la verginità di Maria togliesse qualcosa ai cristiani, infatti pretendono di poter provare la non verginità (perpetua) di Maria prendendo i versetti di Matteo 1,25

 

Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, ma non si accostò al lei fino alla nascita del figlio, che egli chiamò Gesù”.

 

Subito dopo riportano i versetti di Luca 2,22 “Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.”

 

Se si leggono questi versetti in maniera veloce non ci si accorge della parola “loro” ma se ci si sofferma, e ci si chiede perché è stata usato il plurale “loro”, si nota che in effetti quel plurale è riferito a Maria e Gesù, ma Gesù in quanto Figlio di Dio che bisogno aveva di purificarsi?

Oppure Gesù che bisogno aveva di essere offerto al Signore se già apparteneva fin dal principio al Signore?

O ancora che bisogno aveva Gesù di essere circonciso per entrare a far parte del popolo di Dio, quando in realtà Lui era Dio?

San Giuseppe di certo non era incluso in quel “loro” perché non ebbe parte alla nascita di Gesù.

Da queste considerazioni notiamo che Maria e Gesù adempivano scrupolosamente le prescrizioni della Legge, si comportavano come tutti gli altri uomini loro simili, non perché ne avessero bisogno, ma per adempiere alle prescrizioni della Legge.

Molti  fratelli evangelici e/o evangelicali, invece traggono da questi versetti la conclusione che se Maria si dovette purificare vuol dire che era nel peccato (cioè non rimase vergine dopo il parto), ma dimenticano il plurale “loro”, la purificazione la attribuiscono solo a Maria, invece Luca ci dice “loro” cioè madre e Figlio; si capisce dunque che la “loro” purificazione è una purificazione rituale perché lo imponeva la Legge, e siccome “loro” sono osservanti, e sono sotto la Legge di Mosè fanno tutto ciò che prescrive la Legge (Lv 12,1-4) alla purificazione era obbligata solo la madre, ma si poteva portare anche il bambino, che entro otto giorni dalla nascita doveva essere circonciso.

Chi toccava sangue doveva essere purificato, e il bambino che nasce viene inondato dal sangue della madre. Oppure se Maria doveva purificarsi perché aveva peccato significa che anche Gesù era peccatore avendone ereditato il peccato dalla carne di lei, ma Gesù non ha ereditato il peccato carnale perché Maria per grazia divina era stata esentata dal peccato originale, ella fu concepita immacolata.

Leggendo queste ultime parole forse a qualche fratello protestante gli di drizzeranno i capelli, ma se andiamo a leggere i versetti di Luca 1,28 ci accorgiamo che l’angelo saluta Maria con: “Ave o piena di grazia, il Signore è con te” conoscendo a memoria questi versetti forse non ci si riflette sopra abbastanza, ma se valutiamo bene le parole che l’angelo Gabriele rivolse a Maria notiamo che gli dice “piena di grazia” come mai Maria è piena di grazia ancor prima di aver dato il suo “sì”a Dio?

Se guardiamo in tutta la Bibbia percorrendo a ritroso (partendo da questi versetti di Luca) i libri Sacri ci accorgiamo che la mai nessun uomo (o donna) era stato chiamato o considerato pieno di grazia da Dio a dai suoi messaggeri, solo a Gesù vengono rivolte queste parole, e dopo di lui troviamo Stefano (At 6,8) che “pieno di grazia” predica al popolo, ma sappiamo che la “grazia” venne nel mondo con Gesù   Gv 1,17 “Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.”quindi come mai Maria era piena di grazia ancor prima della venuta di Gesù a ancor prima il suo “sì”?

Lo Spirito Santo è sempre stato presente nella storia dell’uomo, infatti Mosè, Elia, Eliseo e gli altri profeti profetizzavano proprio per opera dello Spirito Santo, ma quello che voglio far notare è che per nessuno di loro viene usata la frase “pieno di grazia” o “piena di grazia”, pienezza vuol dire completezza, totalità, saturazione, riempito, se Maria era piena di grazia ancor prima del suo “SI” e a differenza di Elia e gli altri, ella non era profetessa come mai fu chiamata “piena di grazia”?

Solo Maria fu profetizzata fin dalla Genesi (Gen 3,14-15)  come nemica di satana, è evidente quindi che essendo stata dichiarata nemica di satana ancor prima della sua nascita significa ella fu concepita senza peccato proprio perché nemica di satana, chi è nel peccato è amico e schiavo di satana, Maria essendo nemica di satana non fu mai sotto il peccato, affinché satana non potesse gloriarsi di aver avuto sotto le sue grinfie la madre del Signore Gesù. Maria era piena di grazia perché Dio l’ha voluta preservare dal peccato in vista del concepimento del suo Figlio divino. Gesù era vero uomo e vero Dio, in quanto Dio non poteva ereditare peccato, ma se Maria fosse stata macchiata dal peccato originale Gesù lo avrebbe ereditato (proprio come noi poveri uomini), la carne di Gesù avrebbe ereditato il peccato dalla carne di Maria, ma noi tutti sappiamo che Gesù era completamente puro, non ereditò nessun peccato, quindi Maria doveva essere completamente immacolata per poter partorire un Figlio immune dal peccato originale.

Un fratello protestane mi faceva notare (via internet) che è lo spirito ad ereditare il peccato, Gesù (secondo lui) non ereditò il peccato originale perché il suo Spirito era (ed è) Santo, a differenza dei nostri, Gesù (sempre secondo lui) è venuto a salvare il nostro spirito non il nostro corpo. Evidentemente questo fratello protestante ha le idee un po’ confuse, perché Gesù è venuto a salvare l’uomo nella sua totalità; l’uomo è composta da spirito e dal corpo, e Gesù salva l’uomo intero, non lo scompone, altrimenti non si spiegherebbero i versetti che parlano della risurrezione (anima e corpo) finale, dove i nostri corpi risusciteranno per reintegrarsi al nostro spirito, proprio come fece Gesù nella sua risurrezione, Gesù portò con se anche il suo corpo. Il corpo dopo la risurrezione diventa un corpo glorificato, assumendo proprietà fisiche per noi straordinarie, infatti ad ed esempio Gesù attraversò la porta con il suo corpo glorificato, è interessante notare che anche i nostri corpi saranno così. I nostri corpi (a differenza di quello di Gesù) subiranno la corruzione (a causa del peccato) e diventeranno polvere, ma alla fine dei tempi risusciteranno; un’anticipazione di cosa succederà ai nostri corpi e come saremo, la vediamo in Mt 27,52-53 infatti leggiamo che dopo la risurrezione di Cristo, molti corpi dei santi risuscitarono, uscirono dalle tombe ed apparvero a molti, quindi Gesù salva l’uomo intero composto da spirito e corpo, senza scomporlo.

Nemmeno il corpo di Maria subì corruzione, ella fu assunta in cielo senza che il suo corpo ritornasse polvere, il suo corpo non subì corruzione perché era stato esentato dal peccato, per volontà divina.

Naturalmente c’è una grande differenza tra la purezza di Gesù e quella di Maria, Gesù non aveva peccato in quanto Dio, Maria era stata salvata da Dio, fin dal suo concepimento. Infatti nel magnificat ella esulta nel Signore suo salvatore, certamente, perché Maria non è una dea, ma una umile donna che fu scelta da Dio per dare la carne a suo Figlio, e in funzione di questo fu esentata dal peccato.

Pio XII ha dichiarato l’assunzione di Maria in cielo, domma di fede il 1 novembre 1950, è anche questa una verità che è stata sempre creduta nei secoli. Padri e Dottori della Chiesa ne hanno sempre trattato. Dichiarandola verità di fede solo ora e dopo tanti secoli, la Chiesa non ha creato o inventato una nuova credenza di fede, come si afferma nell’opuscolo delle “cento domande” (pag.29), ma solo ha riconosciuto e solennemente dichiarato che essa è verità rivelata e come tale da credersi da tutti i fedeli; precisamente come un qualsiasi tribunale di questo mondo, quando sentenzia che un diritto appartiene a un individuo, non gli crea tale diritto, ma soltanto lo riconosce autorevolmente contro coloro che glielo vogliono contestare (cf le cento risposte). E’ innegabile verità di fede, fondata sulla Bibbia, che Maria è stata associata intimamente al Figlio nella completa vittoria contro il demonio. Era quindi giusto che venisse a lui associata anche nella vittoria e nel trionfo sulla morte e sul peccato mediante la sua elevazione al cielo in anima e corpo, come è appunto avvenuto del Figlio suo.

Poi è interessante notare il parallelo tra la nascita di Gesù e la sua morte; Dio non corrompe la natura umana, non la altera ma la rispetta e la conserva intatta, quando Dio si manifesta nella vita dell’uomo non deturpa la sua natura, Dio ha concepito Gesù per opera dello Spirito Santo in Maria  senza corromperne la natura, significa che non l’ha corrotta nemmeno quando Maria partorì Gesù, l’ha lasciata intatta, vergine era all’atto del concepimento e vergine rimase dopo il parto, allo stesso modo di come Gesù fu deposto in un sepolcro nuovo (Mt 27,60 – notare come l’evangelista sottolinea - “sepolcro nuovo”) e nessuno dopo di Lui fu più deposto in quel sepolcro.

Questo a molti protestanti risulta difficile da accettare, per loro Maria quando partorì Gesù non fu più vergine, proprio a causa del parto. Ma come Dio concepisce senza corrompere Maria, e poi non è capace di farla partorire senza corrompere la sua verginità?

Molti protestanti amano relegare Maria al ruolo  “di donna come tante altre”, sminuendo forzatamente il suo ruolo nella Chiesa, ruolo che Dio aveva disegnato per lei fin dall’eternità, quando in  Gen, 3,15 Dio pose  inimicizia tra satana e la donna, e anche tra satana e la stirpe di lei.

Quale altra donna fu designata come madre del Salvatore fin dal principio?

Maria, non ha avuto altri figli dopo Gesù, anche questo si capisce fin dalla Genesi, perché se Dio ha posto inimicizia tra satana e la stirpe di lei (Gesù), significa che se Maria avesse avuto altri figli anche questi sarebbero stati nemici di satana (fin dalla nascita),  quindi uguali a Gesù, e quindi anche loro non sarebbero stati soggetti al peccato, ma nella Bibbia in Gen 3,15 c’è scritto chiaramente che solo due sono nemici di satana (la donna e la stirpe di lei) e in quanto tali non soggetti al peccato, Gesù e Maria. Se ci sarebbero stati eventuali altri fratelli carnali di Gesù, essi essendo la “stirpe” della donna (Maria) sarebbero stati anch’essi nemici di satana tanto allo stesso modo di Gesù, e quindi sarebbero stati sicuramente menzionati nelle Scritture come paladini di Dio. Qui cadono anche le illazioni di molti protestanti circa i presunti fratelli di Gesù, se questi “fratelli carnali” erano quindi la stirpe di Maria quindi anche loro nemici di satana come mai nella Bibbia troviamo che i fratelli di Gesù non credevano in Lui? Se non credevano in Lui vuol dire che erano sotto il peccato, ed era anche grave (come peccato) visto che erano (o dovevano essere) suoi fratelli carnali e visto che tutti quelli che non credevano in Gesù erano suoi nemici (come i farisei), e se erano nemici di Gesù di chi erano amici? Di satana, ed ecco che qui qualcosa non torna…

Ma i fratelli di Gesù (la stirpe della donna) non erano stati dichiarati nemici di satana fin dalla Genesi? E allora come mai pur essendo suoi fratelli “carnali” e nemici di satana, non credevano in Lui?

Cari fratelli separati, qui si vede che le vostre tesi circa i “fratelli carnali” di Gesù non hanno ragione di esistere, ma comunque nel corso di questo capitolo verranno fornite altre prove, anche se potrebbe bastare solo questa; dopo aver finito di leggere il presente capitolo vi prego di rileggerlo per meglio fissarlo nella vostra mente, affinché le vostre divergenze di interpretazione vengano dissolte alla luce della verità, e per quanto riguarda i presunti fratelli di Gesù invito il lettore a leggere il capitolo ad essi dedicato.
Quindi Gesù, e solo Gesù fu nemico dichiarato di satana (assieme alla madre), profetizzato fin dalla Genesi.

Gesù fu profetizzato nemico di satana in quanto Dio, e Maria in qualità di madre del Verbo-uomo. L’uomo come si vede nella stessa Bibbia può diventare amico di satana, come fecero Adamo ed Eva, come fece Caino, e molti altri compreso Pietro quando rinnegò Gesù, Pietro si pentì di quel comportamento e ritornò tra le braccia di Cristo, ma in tutta la storia dell’uomo si nota che egli (l’uomo) è soggetto al peccato, l’uomo prima o poi pecca e quindi diventa amico del peccato, di conseguenza in quel momento diventa amico di satana, poi magari si ravvede, ma nel momento del peccato l’uomo è amico del peccato (e quindi di satana), perché magari prova piacere stando nel peccato, come ad esempio può provare piacere carnale un uomo che tradisce la propria moglie, quest’uomo nel momento del peccato è amico di satana.

E’ evidente quindi che per nessun uomo e nessuna donna è stata fatta una profezia come quella di Gen 3,15 perché unico è il ruolo di Cristo nella storia dell’umanità, e unico è il ruolo di Maria, Gesù come Dio e Maria come sua madre;  l’uomo tramite Cristo può vincere il peccato, ma non si può dichiarare ne profetizzare a priori che egli è nemico del peccato fin dalla nascita, molto dipenderà dall’educazione che riceverà dalla famiglia, dagli amici che frequenterà e naturalmente bisogna vedere se abbraccerà la fede cristiana; quindi a nessun altro uomo dopo Maria, si può applicare la profezia di Gen 3,15.

Nella profezia non ci sono incertezze, Dio dice: “Ed io porrò inimicizia tra te e la donna e tra la tua stirpe e la sua stirpe, esso ti schiaccerà la testa e tu lo assalirai al tallone”.

Colui che schiaccerà il capo a satana è Gesù, Gesù è nemico di satana, ma anche Maria è nemica di satana, Gesù lo è, perché Dio, Maria lo è, per grazia divina.  “Ed io porrò inimicizia tra te e la donna…”  se quindi nel disegno di Dio Maria doveva essere nemica di satana in quanto doveva dare alla luce il Figlio di Dio, (il Verbo fattosi carne) è chiaro che satana non doveva possederla nemmeno per un istante, Maria non doveva essere sotto il dominio di satana nemmeno per un istante, altrimenti Gesù ne avrebbe ereditato il peccato trasmesso tramite la carne di Maria, perché Gesù non è nato come un fantasma ma come un uomo, quindi ha preso la carne da Maria e se tale carne era infettata dal peccato anche Gesù ne sarebbe stato contagiato, forse sembrerò ripetitivo ma preferisco rimarcare questi concetti perché alcuni fratelli scorrono le righe senza ben memorizzare quello che leggono, pieni come sono da tanti e tanti pregiudizi contro la Chiesa cattolica.

Qualsiasi persona che accetta Cristo come personale salvatore, viene lavata dai peccati, compreso quello di origine, ma ciò non significa che se una donna cristiana mette al mondo un figlio, questi non erediti il peccato originale dalla madre e dal padre, altrimenti le parole di Paolo

(Rm 3,9-23) perderebbero di significato, Paolo infatti dice che tutta la specie umana eredita il peccato commesso da Adamo ed Eva. L’uomo eredita il peccato d’origine perché i suoi genitori all’atto del loro concepimento hanno ereditato il peccato d’origine, e sono nati con questa macchia, quindi per un certo periodo della loro vita sono stati sotto il peccato, questo ne comporta che anche i loro figli erediteranno il peccato d’origine. Maria invece (per grazia divina) non fu nemmeno per un’istante sotto il peccato, quindi la carne di Gesù non ereditò nessun peccato d’origine umana.

Quando Paolo (Rm 3,9-23) dice: “che nessun uomo nato da donna è immune al peccato, tutti siamo sotto il peccato di Adamo” ma non vi è affatto contrasto tra le parole di Paolo e l’immacolata concezione di Maria, perché la colpa originale pesa in generale sulla specie umana derivata da Adamo, mentre la preservazione di Maria si attua sulla linea della persona, non della specie.

In Maria per singolarissimo privilegio e in vista dei meriti del Figlio, la redenzione opera in modo preventivo, cioè non solo purificandola ma anche preservandola e colmandola di grazia fin dal primo istante del suo concepimento.

Paolo con quelle parole mirava pure a convincere il popolo per evitare che qualcuno come i farisei o i leviti (di stirpe sacerdotale), si sentisse esente dal peccato; altrimenti dovremmo pensare per assurdo che siccome Gesù nacque da donna anche Lui fu soggetto al peccato, Paolo non dà questa chiarificazione perché è sott’inteso che Gesù non fu soggetto (cioè schiavo) al peccato, quindi nemmeno Maria, Gesù non lo è per la sua Divinità, Maria per grazia ricevuta in vista del suo parto soprannaturale, non c’è bisogno che Paolo specifichi, innanzitutto perché l’argomento che egli tratta nella lettera non è Maria, nella sua lettera Paolo prima ammoniva i discepoli per far capire loro che tutti (la specie umana) erano soggetti al peccato, poi perché il fatto che Maria è Gesù non erano soggetti al peccato era sott’inteso, basta leggere in Gen 3,15 la stirpe di Maria è la Vita, la stirpe di satana è la morte, e non bisogna mai dimenticare che anche la donna (Maria) è stata dichiarata nemica di satana.

Per quanto riguarda invece la perpetua verginità di Maria ribadisco che Gesù non corrompe la natura, non rompe ciò che Lui ha fatto, ad esempio quando entra nel cenacolo dopo la sua resurrezione, entra a porte chiuse senza romperle, quando il Verbo si è fatto carne non ha corrotto il corpo di Maria, così come non lo ha corrotto quando Maria ha partorito, le “porte” di Maria erano chiuse e chiuse sono rimaste, Gesù non le ha corrotte, a molti protestanti risulta difficile capire come mai Maria poté partorire rimanendo vergine, loro lo vorrebbero leggere a chiare lettere sulla Bibbia, ma non si rendono conto che hanno gli occhi annebbiati dai pregiudizi che per anni assorbono nei loro studi biblici. Molti fratelli separati sono molto intelligenti, ed anche bravi, sinceri, umili, fraterni, ma ripongono troppa fiducia nei loro pastori. Andare ad addentrarsi in lunghi studi scoraggia moltissimi fratelli (sia cattolici che protestanti), e moltissimi finiscono col dare fiducia incondizionata al presbitero o al pastore senza verificare, senza studiare, senza esaminare ogni cosa e tenere ciò che è buono  “esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono.”  (1 Ts 5,21).

Io devo ringraziare il Signore che ha saputo inculcarmi la pazienza e la volontà di studiare, di confrontare, di addentrarmi in lunghi studi e continui confronti tra i diversi modi (cattolici e protestanti) di interpretare la Bibbia, se non ci sarebbe stata nella mia vita una particolare e precisa circostanza che mi avrebbe motivato ad affrontare questi studi, io non sarei mai riuscito da me stesso a capire la verità, non mi sarei mai sognato di mettermi a studiare la Bibbia per alcuni anni, non mi sarei mai sognato di andare a reperire libri protestanti e libri cattolici per confrontare la varie tesi ed ipotesi in essi contenuti. Eppure il Signore in maniera mirabile mi ha coinvolto, ha suscitato in me un fortissimo desiderio di conoscenza, e rifacendomi al consiglio di san Paolo “esaminate ogni cosa e tenete ciò che è buono” mi sono addentrato in questi studi biblici.

Il Signore ha sempre dimostrato che preferisce far concorrere l’uomo nei suoi piani divini, così come fece ad esempio con Mosè, che intercedeva a favore del popolo, Dio indubbiamente avrebbe potuto eseguire tutto in prima persona, invece a causa del suo infinito amore verso l’uomo, ha preferito agire tramite l’uomo, ed io devo ringraziare una persona che ha fatto da tramite tra Dio e me, se non avrei incontrato questa persona io non mi sarei mai addentrato in questi lunghi studi. Dio si è servito di questa persona per invogliarmi a studiare, ed ora a mia volta debbo invogliare questa persona a studiare, ad esaminare ogni cosa e tenere ciò che è buono, affinché conosca l’unica verità.

Ritornando alla verginità di Maria ripetiamo che in Luca 1,31 l’angelo dice a Maria “Ecco tu concepirai e partorirai un figlio…” si capisce che l’evento soprannaturale vale sia per il concepimento che per il parto, perché Dio, come ha concepito inspiegabilmente (per la mente umana) senza corrompere la natura di Maria, così pure è in grado di farla partorire senza che la verginità di Maria fosse infranta.

Il parto è legato al concepimento, soprannaturale fu il concepimento, e soprannaturale fu il parto, Dio non ha corrotto la natura di Maria, questo è l’evento eccezionale!

Se si leggono attentamene i versetti di Luca 2,6-7 si nota che l’evangelista medico sottolinea che Maria dopo che ebbe partorito avvolse in fasce suo figlio e lo depose in una mangiatoia, ma quale madre dopo il parto ha le forze di pulire il figlio, avvolgerlo in fasce, alzarsi e deporlo nel lettino, (che per Gesù era la mangiatoia)?

Il parto per tutte le donne è molto doloroso e stancante, una donna che partorisce arriva sfinita dagli sforzi e dal dolore, e non si è mai vista una donna che dopo aver partorito abbia la forza di pulire il piccolo, avvolgerlo e deporlo sul letto, di solito queste cose le fanno le infermiere, o i parenti che assistono al parto, in Luca 2,6-7 invece viene detto che fu Maria a prendersi cura di Gesù, Giuseppe viene nominato prima, quando si parla del censimento, ma durante e dopo il parto viene nominata solo Maria, questa è un’ulteriore prova che il suo fu un parto eccezionale, fuori dal comune, un parto diverso da tutti gli altri, così come diverso da tutti gli altri fu il concepimento di Gesù, Dio non ha corrotto la carne di Maria quando concepì Gesù, e non l’ha corrotta nemmeno quando Maria partorì.

Purtroppo molti protestanti vogliono a tutti i costi annullare la verginità di Maria, questi cari fratelli però dovrebbero, per scrupolo di coscienza, andare a leggere cosa pensassero della verginità mariana Lutero, Zwingli e Calvino rimarranno a bocca aperta.

Nel corso dei secoli i protestanti basandosi sulla (loro) legge del libero arbitrio, della libera interpretazione, finirono per stravolgere e annullare la verginità di Maria, perché è ovvio che basandosi sul libero arbitrio ogni “sapientone” abile nel parlare e predicare influenza i suoi fedeli.

Alcune gruppi protestanti si sono convinti della perpetua verginità di Maria e l’hanno accettata, come ad esempio gli anglicani e molti altri, i  pentecostali nati nei primi anni del 1900 rigettano nettamente la verginità di Maria, quasi ne valesse del proprio onore personale, ci mettono impegno, energia e alcune volte cattiveria nel negare la verginità mariana.

In circa un anno di frequenza di studi biblici protestanti, io non ho mai sentito dire al pastore pentecostale che Lutero, Calvino e Zwingli difendevano la perpetua verginità di Maria.

Eppure in quell’anno nella loro comunità il pastore ha svolto uno studio proprio su Lutero, e gli anziani hanno coadiuvato il pastore nello spiegare ai fedeli la vita e il pensiero di Lutero; in verità i fedeli ed io non abbiamo appreso dalla loro bocca che Lutero sosteneva la perpetua verginità di Maria.

Io dico la verità e tutti i fratelli pentecostali che erano presenti  allo studio su Lutero, potranno confermare che il pastore non ha nemmeno accennato il fatto che Lutero credesse alla verginità mariana, come pure, che accettasse il battesimo dei neonati, e qualche altro punto dottrinale in comune con la Chiesa cattolica.

Forse il pastore avendo studiato psicologia evita di menzionare alcuni fatti, per non confondere le idee dei suoi fedeli, per non creare in loro punti di domanda, dubbi, ma in effetti i dubbi a molti fedeli protestanti dovrebbero venire, perché i loro pastori nascondono tante cose, raccontano solo una parte della storia cristiana.

Aprite gli occhi fratelli! Io prego per voi affinché i vostri occhi vedano tutta la Verità!

Qualcuno forse risponderà di non aver bisogno delle miei preghiere, ma io prego lo stesso.

Io l’ultimo dei servi di Dio, prego per l’unità dei cristiani, con cuore sincero e commosso.

Non prendete queste mie parole come un rimprovero, io non mi sento migliore di voi, io sono un peccatore che si prefigge di resistere al peccato, combatterlo e vincerlo con l’aiuto di Gesù Cristo, e quando dico che mi sta a cuore l’unità dei cristiani lo dico con cuore sincero, Dio che legge nel mio cuore, sa che sto scrivendo la verità, sto lottando affinché la verità prevalga.

Fratelli non bisogna interpretare la Bibbia alla lettera, altrimenti si prendono lucciole per lanterne,

la Bibbia va meditata, ma per certi passi occorre preparazione storico-biblica, senza bisogno di storcere il naso appena si sente pronunciare la parola “storia”, perché in fondo la Bibbia è storia, gli eventi biblici sono storia, sicuramente non sono fantascienza o racconti romanzati, sono fatti realmente accaduti, e i fatti realmente accaduti fanno parte della storia umana; sono Storia della salvezza.

Se dovremmo attenerci rigorosamente e letteralmente a ciò che è scritto nella sola Bibbia, non potremo mai capire alcuni fatti che in essa vengono raccontati; ad esempio se Adamo ed Eva furono i primi e i soli uomini sulla terra, di conseguenza Caino e Abele dovevano essere soli, sulla terra dovevano esistere solo loro due, e allora come si spiega che Caino dopo aver ucciso Abele si preoccupava se qualcuno venendo a conoscenza del suo misfatto lo uccidesse?

Chi poteva essere questo qualcuno se Caino non aveva altri fratelli e non esistevano altri uomini?

Come e con chi poté sposarsi Caino se non esistevano altri uomini?

Eppure nella Bibbia viene detto che Adamo ed Eva furono i primi due esseri umani, Caino e Abele i loro figli, se ci dovremmo attenere letteralmente a quanto leggiamo dovremmo dedurre che il profeta che ha scritto la Genesi si è sbagliato, oppure che Dio abbia sbagliato nell’ispirazione data all’agiografo. Eppure chi ha studiato teologia o chi ha studiato serenamente e profondamente la Bibbia capisce che nella Genesi (ma anche in altri Libri Sacri) viene usato un linguaggio simbolico, ciò che importa sapere è che Dio ama l’uomo, lo ha creato per amarlo, e che il peccato è entrato nel mondo per mezzo di satana che ha corrotto l’uomo, facendo passare Dio per bugiardo, infatti Adamo mangiando la mela ha dimostrato di aver ritenuto Dio bugiardo, credeva che Dio gli avesse mentito riguardo all’albero dal frutto proibito.

Per deduzione si capisce che sulla terra ci dovevano essere altri uomini creati da Dio, non si capisce perché molti protestanti in alcuni casi accettano le deduzioni (la cacciata di satana, la trinità ecc.) e in altri pretendono di dover leggere alla lettera cioè che la Chiesa cattolica deduce.

Con questo esempio è evidente che la Bibbia va capita, e non presa alla lettera;

capita, significa studiata attenendosi alla santa guida ecclesiastica, non interpretando ognuno a modo proprio le Sacre Scritture, “attenendosi alle legge del libero arbitrio” come fanno i protestanti.

Come in Adamo ed in Eva tutti muoiono, in Cristo e Maria tutti vengono vivificati!
Questo lo dice implicitamente Paolo in Rm 5,12-25 è risaputo infatti da chi conosce le Sacre Scritture che il frutto proibito fu portato da Eva, è chiaro quindi che Eva ha avuto la sua parte di colpa a credere per prima al serpente e far morire Adamo e lei stessa, così Maria ha avuto la sua parte di responsabilità nel credere all’angelo messaggero di Dio, e quindi a donare la vita a Gesù, portando quindi (suo tramite) la vita nel mondo.

Se noi cattolici onoriamo Maria, non commettiamo peccato; nella stessa Bibbia troviamo scritto che bisogna onorare il padre e la madre, onorandoli certamente non manchiamo di rispetto a Gesù, allo stesso modo onorando Maria onoriamo Gesù.

Ad esempio cosa ci vuol dire la Bibbia con l’episodio delle nozze di Cana?

Quell’episodio serve forse a disprezzare Maria, o a farci prendere le distanze da lei, come apparentemente fece Gesù?

 

S. Agostino ci dice:

“Attraverso le stesse circostanze egli ci vuole suggerire qualcosa, poiché ritengo che non senza una ragione il Signore intervenne alle nozze. A parte il miracolo, il contesto stesso adombra qualche mistero, qualche sacramento. Bussiamo perché ci apra e c'inebri del vino invisibile. Anche noi eravamo acqua e ci ha convertiti in vino, facendoci diventare sapienti; gustiamo infatti la sapienza che viene dalla fede in lui, noi che prima eravamo insipienti. Credo sia proprio mediante la sapienza - non disgiunta dall'onore reso a Dio, dalla lode della sua maestà e dall'amore della sua potentissima misericordia - è proprio mediante la sapienza che potremo pervenire all'intelligenza spirituale di questo miracolo. 3. Di fronte a tanti prodigi compiuti per mezzo di Gesù Dio, c'è da meravigliarsi se l'acqua è mutata in vino per mezzo di Gesù uomo? Diventando uomo, egli non ha cessato di essere Dio: si è aggiunto l'uomo, non è venuto meno Dio. Chi ha compiuto questo prodigio è colui che ha creato tutte le cose. Non dobbiamo meravigliarci che Dio abbia fatto questo, ma piuttosto ringraziarlo perché lo ha fatto in mezzo a noi, e per la nostra salvezza.

[Lo sposo avanza.]

4. Invitato, il Signore si reca ad un festino di nozze. C'è da meravigliarsi che vada alle nozze in quella casa, lui che è venuto a nozze in questo mondo? Se non fosse venuto a nozze, non avrebbe qui la sposa. E che senso avrebbero allora le parole dell'Apostolo: Vi ho fidanzati ad uno sposo unico, come una vergine pura da presentare a Cristo? Che cosa teme l'Apostolo? Che la verginità della sposa di Cristo venga corrotta dall'astuzia del diavolo. Temo - dice - che come nel caso di Eva, il serpente nella sua astuzia corrompa i vostri sentimenti, deviandoli dall'amore sincero e casto verso Cristo. Il Signore ha qui, dunque, una sposa che egli ha redento col suo sangue, e alla quale ha dato come pegno lo Spirito Santo (2 Cor 11, 2-3; 1, 22). L'ha strappata alla tirannia del diavolo, è morto per le sue colpe, è risuscitato per la sua giustificazione (cf. Rm 4, 25). Chi può offrire tanto alla sua sposa? Offrano pure gli uomini quanto c'è di meglio al mondo: oro, argento, pietre preziose, cavalli, schiavi, ville, possedimenti: ci sarà forse qualcuno che può offrire il suo sangue? Se uno offrisse il suo sangue per la sposa, come potrebbe sposarla? Il Signore invece affronta serenamente la morte, dà il suo sangue per colei che sarà sua dopo la risurrezione, colei che già aveva unito a sé nel seno della Vergine. Il Verbo, infatti, è lo sposo e la carne umana è la sposa; e tutti e due sono un solo Figlio di Dio, che è al tempo stesso figlio dell'uomo. Il seno della vergine Maria è il talamo dove egli divenne capo della Chiesa, e donde avanzò come sposo che esce dal talamo, secondo la profezia della Scrittura: Egli è come sposo che procede dal suo talamo, esultante come campione nella sua corsa (Sal 18, 6). Esce come sposo dalla camera nuziale e, invitato, si reca alle nozze.

5. Non è certo senza un motivo recondito che egli sembra non riconoscere la madre, dalla quale era uscito come sposo, quando le dice: Che c'è tra me e te, o donna? La mia ora non è ancora giunta (Gv 2, 4). Cosa significano queste parole? Ha forse presenziato alle nozze per insegnarci a disprezzare la madre? Era andato alle nozze d'un uomo che prendeva moglie per generare dei figli, e che certamente aspirava ad essere onorato dai figli che avrebbe generato. E Gesù avrebbe partecipato alle nozze per mancare di rispetto alla madre, mentre le nozze vengono celebrate e ci si sposa per avere dei figli, ai quali Dio comanda di rendere onore ai genitori? Certamente, fratelli, c'è qui nascosto un mistero. E si tratta di cosa tanto importante che taluni - contro cui, come già abbiamo ricordato, ci ha messo in guardia l'Apostolo dicendo: Temo che, come nel caso di Eva, il serpente nella sua astuzia corrompa i vostri sentimenti, deviandoli dall'amore sincero e casto verso Gesù Cristo (2 Cor 11, 3) - i quali, contraddicendo il Vangelo, sostengono che Gesù Cristo non è nato da Maria Vergine, credono d'aver trovato una conferma al loro errore proprio in queste parole del Signore. Come poteva essere sua madre - essi dicono - colei alla quale Cristo disse: Che c'è tra me e te, o donna? Bisogna rispondere a costoro spiegando il significato della frase del Signore, affinché non credano d'aver trovato, sragionando, un argomento contro la fede, che corrompa la purezza della sposa vergine, cioè la fede della Chiesa. E davvero si corrompe, o fratelli, la fede di coloro che preferiscono la menzogna alla verità. Costoro infatti che credono di onorare Cristo negando la realtà della sua carne, lo fanno passare per bugiardo. Coloro che costruiscono negli uomini la menzogna, che altro eliminano da essi se non la verità? Vi introducono il diavolo e ne escludono Cristo; vi fanno entrare l'adultero e ne fanno uscire lo sposo. Sono paraninfi o, meglio, agenti del diavolo: con le loro parole aprono la porta al diavolo e scacciano Cristo. In che modo il serpente s'impossessa dell'uomo? Facendo sì che l'uomo ceda alla menzogna. Quando la menzogna domina, domina il serpente; quando la verità domina, domina Cristo. Egli infatti ha detto: Io sono la verità (Gv 14, 6); del diavolo invece ha detto: Non rimase nella verità, perché in lui non c'è verità (Gv 8, 44). Ora, Cristo è talmente la verità che tutto in lui è vero: Egli è il vero Verbo, Dio uguale al Padre, vera anima, vera carne, vero uomo, vero Dio; vera è la sua nascita, vera la sua passione, la sua morte, la sua risurrezione. Se neghi una sola di queste verità, entra il marcio nella tua anima, il veleno del diavolo genera i vermi della menzogna, e nulla rimarrà integro in te.

6. Qual è, dunque, il significato della frase del Signore: Che c'è tra me e te, donna? Forse in ciò che segue il Signore ci mostra perché si è espresso così: Non è ancora giunta la mia ora. Questa è, infatti, l'intera frase: Che c'è tra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora. Cerchiamo di capire perché si è espresso così. Prima, però, confutiamo gli eretici. Che cosa dice l'inveterato serpente, l'antico istigatore e iniettatore di veleni? Che cosa dice? Che Gesù non ebbe per madre una donna. Come puoi provarlo? Con le parole, tu mi dici, del Signore: Che c'è tra me e te, donna? Ma, rispondo, chi ha riportato queste parole, perché possiamo credere che davvero si sia espresso così? Chi? L'evangelista Giovanni. Ma è proprio l'evangelista Giovanni che ha detto: E la madre di Gesù si trovava là. Questo è infatti il suo racconto: Il terzo giorno in Cana di Galilea si celebrò un festino di nozze, e la madre di Gesù si trovava là. Alle nozze fu invitato anche Gesù con i suoi discepoli (Gv 2, 1-2). Abbiamo qui due affermazioni dell'evangelista. Egli dice: la madre di Gesù si trovava là; ed egli stesso riferisce le parole di Gesù a sua madre. Affinché voi possiate custodire la verginità del cuore di fronte alle insinuazioni del serpente, notate, o fratelli, come nel riferire la risposta di Gesù a sua madre, l'evangelista cominci col dire: Sua madre gli dice... Nella medesima narrazione, nel medesimo Vangelo, il medesimo evangelista riferisce: La madre di Gesù si trovava là, e: Sua madre gli disse. Di chi è questa narrazione? Dell'evangelista Giovanni. E che cosa Gesù risponde alla madre? Che c'è tra me e te, o donna? Ed è lo stesso evangelista Giovanni a narrarcelo. O evangelista fedelissimo e veracissimo, tu mi racconti che Gesù disse a sua madre: Che c'è tra me e te, donna? Perché hai dato l'appellativo di madre a colei che non riconosce tale? Tu infatti hai detto che là si trovava la madre di Gesù, e che sua madre gli disse... Perché non hai detto piuttosto: Là si trovava Maria, e Maria gli disse? Tu riferisci tutte e due le espressioni: e sua madre gli disse, e Gesù le rispose: Che c'è tra me e te, donna? Perché questo, se non perché tutte e due le espressioni sono vere? Gli eretici, invece, credono all'evangelista quando narra che Gesù disse a sua madre: Che c'è tra me e te, donna?, e non vogliono credere all'evangelista che riferisce: Là si trovava la madre di Gesù, e sua madre gli disse... Ebbene, chi è che resiste al serpente e custodisce la verità, e la cui integrità spirituale non è violata dall'astuzia del diavolo? Certamente chi ritiene vere ambedue le cose: che là si trovava la madre di Gesù, e che Gesù rispose a sua madre in quel modo. Se ancora non riesci a capire come mai Gesù abbia risposto: Che c'è tra me e te, donna?, tuttavia credi che Gesù ha detto queste parole, e che le ha dette a sua madre. Se la fede è fondata sulla pietà, anche l'intelligenza raccoglierà il suo frutto.

[Cercate la verità senza polemizzare.]

7. Domando a voi, fedeli cristiani: C'era la madre di Gesù alle nozze? Voi rispondete che c'era. Come lo sapete? Voi rispondete: Lo dice il Vangelo. Che cosa rispose Gesù a sua Madre? Voi dite: Che c'è tra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora. E anche questo come lo sapete? Voi rispondete: Lo dice il Vangelo. Che nessuno vi corrompa questa fede, se volete conservare per lo sposo una casta verginità. Se poi qualcuno vi domanda perché Gesù rispose così a sua madre, parli chi è riuscito a capire; e chi non è ancora riuscito a capire, creda fermissimamente che Gesù ha dato questa risposta, e l'ha data a sua madre. Questo spirito di pietà gli otterrà anche di capire il senso di quella risposta, se busserà pregando, e non si accosterà alla porta della verità solo discutendo. Soltanto eviti, mentre ritiene di sapere o si vergogna di non sapere il motivo di quella risposta, di ridursi a credere che l'evangelista riferendo che là si trovava la madre di Gesù, ha mentito; oppure che Cristo ha sofferto per le nostre colpe una morte fittizia, ha mostrato per la nostra giustificazione false cicatrici, ed ha affermato il falso quando disse: Se voi rimanete nella mia parola, siete veramente miei discepoli; e conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi (Gv 8, 31-32). Perché se la madre è fittizia, fittizia è la carne, fittizia è la morte, fittizie le ferite della passione, fittizie le cicatrici della risurrezione; allora non sarà la verità a liberare quelli che credono in lui, ma piuttosto la falsità. E invece la falsità ceda il passo alla verità, e siano confusi tutti quelli che vorrebbero sembrare veraci proprio mentre si sforzano di dimostrare che Cristo è menzognero, e non vogliono sentirsi dire: - Non vi crediamo perché mentite -, mentre loro vanno dicendo che la verità stessa ha mentito. Se poi domandiamo a costoro come fanno a sapere che Cristo ha detto: Che c'è tra me e te, donna?, essi rispondono che hanno creduto al Vangelo. Ma perché allora non credono al Vangelo, quando dice: là si trovava la madre di Gesù, e sua madre gli disse...? Che se dicendo questo il Vangelo mentisce, come gli si può credere quando riferisce le parole di Gesù: Che c'è tra me e te, donna? Non farebbero molto meglio, questi miserabili, a credere sinceramente che il Signore ha dato questa risposta a sua madre e non ad una estranea? e cercare religiosamente il senso di questa risposta? C'è infatti una grande differenza tra chi dice: - Vorrei sapere perché Cristo ha risposto così a sua madre -, e chi dice: - Io so che questa risposta Cristo non l'ha data a sua madre -. Altro è voler chiarire ciò che è oscuro, altro è rifiutare di credere ciò che è chiaro. Chi dice: - Voglio sapere perché Cristo ha risposto così a sua madre -, desidera gli sia chiarito il Vangelo, al quale crede; chi invece dice: - So che Cristo non ha dato questa risposta a sua madre -, accusa di menzogna il Vangelo, dal quale ha appreso che Cristo ha risposto così.

[Fede e intelligenza.]

8. E adesso, fratelli, che abbiamo risposto a costoro, che nella loro cecità son destinati a rimanere nell'errore fin quando umilmente accetteranno di essere guariti, se volete, noi cercheremo di sapere perché nostro Signore abbia risposto in quel modo a sua madre. Caso unico, egli è nato dal Padre senza madre, dalla madre senza padre: senza madre come Dio, senza padre come uomo; senza madre prima dei tempi, senza padre nella pienezza dei tempi. Questa risposta l'ha data proprio a sua madre, perché là c'era la madre di Gesù, e la madre di Gesù gli disse... Tutto questo lo dice il Vangelo. Dal Vangelo sappiamo che là c'era la madre di Gesù, e dallo stesso Vangelo sappiamo che Gesù disse a sua madre: Che c'è tra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora. Crediamo tutto, e mettiamoci a cercare ciò che ancora non abbiamo capito. E anzitutto state attenti che, come i manichei han trovato pretesto alla loro incredulità nel fatto che il Signore disse: Che c'è tra me e te, donna?, così gli astrologhi non trovino pretesto per la loro ciarlataneria nel fatto che il Signore disse: Non è ancora giunta la mia ora. Se il Signore ha detto questo nel senso degli astrologi, noi abbiamo commesso un sacrilegio bruciando i loro scritti. Se, invece, abbiamo fatto bene, seguendo il costume del tempo degli Apostoli (cf. At 19, 19), è perché le parole del Signore: Non è ancora giunta la mia ora, non sono da interpretare nel senso che pretendono loro. Infatti, questi ciarlatani, sedotti e seduttori, vanno dicendo: Come vedete, Cristo era soggetto al fato, poiché dice: Non è ancora giunta la mia ora. A chi risponderemo prima: agli eretici, o agli astrologi? Sia gli uni che gli altri provengono dal serpente, e si propongono di violare la verginità spirituale della Chiesa, che consiste nell'integrità della sua fede. Se volete, prima rispondiamo a coloro ai quali per primi mi sono riferito, ai quali peraltro in gran parte abbiamo già risposto. Ma affinché non pensino che noi non sappiamo che dire in merito alla risposta che il Signore ha dato a sua madre, vi vogliamo documentare meglio contro di loro; perché, a confutarli, credo bastino le cose già dette.

9. Perché dunque il figlio ha detto alla madre: Che c'è tra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora? Nostro Signore Gesù Cristo era Dio e uomo. Come Dio non aveva madre, come uomo l'aveva. Maria, quindi, era madre della carne di lui, madre della sua umanità, madre della debolezza che per noi assunse. Ora, il miracolo che egli stava per compiere, era opera della sua divinità, non della sua debolezza: egli operava in quanto era Dio, non in quanto era nato debole. Ma la debolezza di Dio è più forte degli uomini (1 Cor 1, 25). La madre esigeva un miracolo ed egli, accingendosi a compiere un'opera divina, sembra insensibile ai sentimenti di tenerezza filiale. E' come se dicesse: Quel che di me compie il miracolo, non l'hai generato tu: tu non hai generato la mia divinità; ma siccome hai generato la mia debolezza, allora ti riconoscerò quando questa mia infermità penderà dalla croce. E' questo il senso della frase: Non è ancora giunta la mia ora. Sulla croce riconobbe la madre, lui che da sempre la conosceva. Conosceva sua madre prima di nascere da lei, quando la predestinò; e prima di creare, come Dio, colei della quale come uomo sarebbe stato creatura. Tuttavia, in una certa ora misteriosamente non la riconosce, e poi in un'altra ora, che ancora doveva venire, di nuovo misteriosamente la riconosce. La riconobbe nell'ora in cui stava morendo ciò che ella aveva partorito. Moriva, infatti, non il Verbo per mezzo del quale Maria era stata creata, ma la carne che Maria aveva plasmato; non moriva Dio che è eterno, ma la carne che è debole. Con quella risposta, dunque, il Signore vuole aiutare i credenti a distinguere, nella loro fede, la sua persona dalla sua origine temporale. E' venuto per mezzo di una donna, che gli è madre, lui che è Dio e Signore del cielo e della terra. In quanto Signore del mondo, Signore del cielo e della terra, certamente egli è anche Signore di Maria; in quanto creatore del cielo e della terra, è anche creatore di Maria; ma in quanto nato da donna e fatto sotto la legge (Gal 4, 4) - secondo l'espressione dell'Apostolo -, egli è il figlio di Maria. E' ad un tempo Signore e figlio di Maria, ad un tempo creatore e creatura di Maria. Non meravigliarti del fatto che è ad un tempo figlio e Signore: Vien detto figlio di Maria come vien detto figlio di Davide, ed è figlio di Davide perché è figlio di Maria. Ascolta la testimonianza esplicita dell'Apostolo: Egli è nato dalla stirpe di Davide secondo la carne (Rm 1, 3). Ma egli è altresì il Signore di Davide. E' lo stesso Davide che lo afferma. Ascolta: Parola del Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra (Sal 109, 1). Gesù pose i Giudei di fronte a questa testimonianza, e con essa li ridusse al silenzio. Come dunque egli è insieme figlio e Signore di Davide (Mt 22, 45), figlio secondo la carne e Signore secondo la divinità, così è figlio di Maria secondo la carne e Signore di Maria secondo la maestà. E poiché Maria non era madre della divinità, e il miracolo che ella chiedeva doveva compiersi in virtù della divinità, per questo disse: Che c'è tra me e te, donna? Non credere però, o Maria, che io voglia rinnegarti come madre; gli è che non è ancora giunta la mia ora; allora, quando l'infermità di cui sei madre penderà dalla croce, io ti riconoscerò. Ecco la prova di questa verità. Narrando la passione del Signore, il medesimo evangelista, che conosceva la madre del Signore e che come tale ce l'ha presentata in queste nozze, dice così: Stava là, presso la croce, la madre di Gesù, e Gesù disse a sua madre: Donna, ecco tuo figlio; poi al discepolo: Ecco tua madre (Gv 19, 25-27). Affida la madre al discepolo; affida la madre, egli che stava per morire prima di lei e che sarebbe risorto prima che ella morisse: egli, uomo, raccomanda ad un uomo una creatura umana. Ecco la natura umana che Maria aveva partorito. Era venuta l'ora alla quale si riferiva quando aveva detto: Non è ancora giunta la mia ora.”

Perché, affida la madre a Giovanni, quando Egli sapeva che dopo appena tre giorni sarebbe risuscitato? Egli stesso avrebbe potuto prendersi cura della madre, sapeva pure che dopo cinquanta giorni avrebbe mandato il Consolatore, che avrebbe fortificato tutti i credenti, e allora che senso ha l’affidamento di Giovanni a maria e di Maria a Giovanni?
E’ chiaro che Gesù con quelle parole ha voluto affidare la Chiesa nascente a Sua madre, questo come Dio,  come uomo invece prega Giovanni di prendersi cura di Maria sua madre.

Ma come mai l’evangelista ci racconta l’episodio delle nozze, senza che parli sufficientemente (come ci si aspetterebbe) degli sposi?
I primi due versetti introducono i personaggi del racconto e i loro rapporti reciproci. Le circostanze (le nozze) sono esposte senza che si parli, come ci si aspetterebbe, degli sposi. La sposa non viene mai nominata e lo sposo interviene soltanto in seguito a una confusione del direttore di mensa.
Gli altri personaggi sono Gesù, la madre di Gesù, i suoi discepoli, i servi, il direttore di mensa. Si nota che tutti i personaggi sono presentati in riferimento a Gesù: sua madre, i suoi discepoli. I discepoli non hanno nessun ruolo attivo, ma sono tuttavia importanti come testimoni della scena e come oggetto di una trasformazione: alla fine divengono credenti.

Scena 1°: Gesù e sua madre (vv. 3-4). La mancanza di vino, elemento costitutivo di una festa di nozze, è il punto di partenza del racconto. Nelle nozze ebraiche, che duravano una settimana, bisognava prevedere una quantità sufficiente di bevande.
La madre di Gesù (chiamata sempre così nel vangelo di Giovanni) prende l’iniziativa d’intervenire. Lo fa, non con una domanda diretta, ma attraverso un’affermazione (il che, nel vangelo di Giovanni, è spesso la forma rispettosa della richiesta). Così Marta e Maria chiedono a Gesù d’intervenire: “Colui che tu ami è ammalato” (11,3). Di norma era compito del direttore di mensa (e anzitutto dello sposo) di prevedere questi dettagli. Non è certamente per caso se, nello schema di cui sopra, la scena tra sua madre e Gesù è parallela alla scena tra il direttore di mensa e lo sposo.
A Cana la madre di Gesù è divenuta la prima sua discepola, perché per fede gli chiese il suo intervento, fu la prima ad avere fede nel Figlio.

Scena 2°: La madre di Gesù e i servi (5-6). La parola della madre di Gesù ai servi attesta che Maria ha compiuto quel superamento al quale la invitava Gesù. “Fate quello che vi dirà”. La frase manifesta l’adesione incondizionata; la madre carnale diviene così la prima dei discepoli.

Scena 3°: Gesù e i servi (vv. 7-8a). Nello schema che abbiamo proposto, questa scena è isolata: è il segno che occupa il posto centrale. L’evangelista insiste come se descrivesse al rallentatore le diverse azioni, gli ordini e la loro esecuzione: “Riempite le giare di acqua”. Le riempirono fino all’orlo. Dice loro: “Ora attingete e portatene al direttore di mensa”. Essi ne portarono (7-8). E’ il tempo del compimento delle meraviglie: la mancanza che ha dato origine al racconto è colmata; tutto potrebbe così concludersi nella gioia e nella festa.

Scena 4°: Il direttore di mensa e i servi (vv. 8b-9a). In realtà comincia adesso il malinteso. Il direttore di mensa “non sapeva donde veniva” il vino. L’origine misteriosa dell’acqua divenuta vino rimanda all’origine misteriosa di Gesù e dei suoi doni. I servi, simbolo dei credenti che obbediscono alla parola, sono qui contrapposti al direttore di mensa: essi sapevano. Ecco contrapposti i sapienti scribi ebrei agli umili servi, i primi non capirono, i secondi conobbero la verità. Cristo si rivela per prima ai servi, il direttore di mensa che doveva essere (umanamente, logicamente) il primo ad essere avvisato non sapeva donde venisse quel vino, i servi sì.

Scena 5°: Il direttore di mensa e lo sposo (vv. 9b-10). Guardiamo il prospetto tracciato all’inizio di questo commento: il direttore di mensa e lo sposo corrispondono alla madre di Gesù e a Gesù: il malinteso è al colmo. Il direttore di mensa ignora che qualcuno si è sostituito a lui nelle sue funzioni; ignora anche che lo sposo non è quello che egli crede. Non sa e si contenta ricordando “quel che di fa di solito”, (prima si offre il vino buono, e poi quando gli ospiti sono meno lucidi, si offre quello meno buono). Ciò che è accaduto è il contrario del ripetitivo e per vederlo bisogna saper superare “quel che si fa di solito”.

L’accenno alle sei giare vuote indica simbolicamente che le nozze tra Israele e il suoi Dio sono giunte a un punto morto: la cifra sei indica imperfezione (sette meno uno). Inoltre il dialogo tra Gesù e sua madre ricorda, nei suoi termini, altri dialoghi nell’Antico Testamento. Quando l’Egitto manca di pane, il faraone invita il popolo a rivolgersi a Giuseppe: “Poi tutta la terra d’Egitto incominciò a sentire la fame, ed il popolo gridò al faraone per il pane. Allora il faraone disse a tutti gli egiziani: “Andate da Giuseppe, fate quello che vi dirà” (Gn 41,55). Così Gesù appare come il nuovo Giuseppe che fa mangiare il popolo e che permette di passare dalla penuria alla sovrabbondanza. Ma l’accostamento più evidente sembra essere Es 19,8, in cui il popolo aderisce all’alleanza in questi termini: “Tutto quello che il Signore ha detto, noi lo faremo”. La madre di Gesù è allora il simbolo del nuovo Israele.
Il miracolo di Cana è scritto a uso dei credenti che hanno fatto l’esperienza pasquale e che hanno rotto i ponti con il giudaismo, come traspare dalla costruzione del racconto. L’inizio e la conclusione situano il lettore in un contesto pasquale: il terzo giorno, qui tradotto “tre giorni dopo” (2,1) evoca la risurrezione, in cui si è rivelata la gloria (2,11) di Gesù e in cui la fede dei discepoli è divenuta totale. L’insieme del racconto descrive in che modo in Gesù si attua il passaggio dal giudaismo al cristianesimo. Il giudaismo, con il quale i primi cristiani hanno rotto i ponti, è qui presentato come un movimento religioso in via di esaurimento. Le sei giare destinate alla purificazione dei giudei sono vuote; i responsabili (lo sposo e il direttore di mensa) della festa di nozze sono imprevidenti: il festino messianico è sul punto di restare in secca. Per di più, quando Gesù interviene, dando alle nozze un prolungamento inaspettato e meraviglioso, il direttore di mensa e lo sposo (immagine d’Israele) sono incapaci di accogliere la novità che si offre in Gesù: il direttore di mensa si contenta di volgersi verso il passato e di ripetere “quello che si fa di solito”.
La madre di Gesù è presente: è colei grazie alla quale la festa tra Dio e l’umanità ridiventa possibile. Conduce il nuovo Israele (simboleggiato qui dai servi) verso Gesù, ma nel fare ciò diventa ella stessa la donna, immagine del nuovo Israele, che si sottomette a suo figlio: “Fate quello che vi dirà”. La quantità e la qualità eccezionale del vino significano che la festa messianica è cominciata e che ormai il vino non potrebbe mancare. “Hanno bevuto tutto? – si domandava un padre della Chiesa. – No, perché noi ne beviamo ancora.” (cf commento al vangelo di Giovanni, di Alain Marchadour, ed. San Paolo).

Fratelli, con umiltà chiniamoci di fronte alla profondità della Parola di Dio, e ammettiamo la nostra passata ignoranza!

Tutta questa sublimità, i comuni e semplici fedeli protestanti l’avevano intravista in questi versetti?

Avete visto che profondità ha la Parola di Dio?
Ribadisco poi ai fratelli separati che il titolo “donna” a quei tempi era inteso come il più alto titolo onorifico che si potesse dare ad una femmina, che in quei tempi veniva considerata solo una serva, una macchina per fare figli, Gesù che ci insegna ad onorare i nostri genitori come poteva mancare di rispetto a sua madre?

Solo studiando le espressioni linguistiche di quei tempi si può capire il vero significato di quel titolo “donna”. Maria nelle nozze di Cana indirizza il popolo verso suo Figlio, dicendo “fate ciò che Egli vi dirà” queste parole vanno ben al di là della semplice apparenza, perché dimostrano innanzitutto la fede di Maria, la quale crede che Gesù sia capace di fare quel prodigio, e poi sottolinea anche la figura di Maria che indirizza il popolo verso suo figlio, è interessante notare pure come qui i presunti fratelli carnali di Gesù (presunti figli di Maria) non vengono menzionati, come mai? Forse erano tutti a lavorare? Forse….. e le sorelle di Gesù erano pure a lavorare??? Ma di questo argomento ne parleremo nell’apposito capitolo.

I tdG ad esempio commentano che “Maria imparò la lezione e restò sottomessa”, ma se leggiamo tutto l’episodio si capisce che Maria non imparò nessuna lezione (perché lezione non era) infatti dice ai servi “fate ciò che Egli vi dirà” quindi Maria era sicura che Gesù l’avesse accontentata,

con queste parole Maria sta indirizzando l’umanità verso il Figlio.

Ripeto che con questo semplice gesto Maria in realtà ci indica il Figlio come Cristo il Salvatore del mondo.

Si vede che c’era un progetto divino, perché se Gesù non avesse voluto manifestarsi non iniziava proprio a Cana i suoi segni, Gesù anticipa la sua manifestazione e compie quel miracolo non per cercare il sensazionalismo, oppure per far vedere quanto era bravo, ma Egli compie i miracoli per dimostrare in piccolo quello che farà quando saremo tutti nel Suo Regno, Gesù opera i miracoli per dimostra che Egli è il Messia che le Scritture avevano annunciato.

I patriarchi si comportano verso Dio senza intermediari (Gesù ancora non era venuto nel mondo); la scala misteriosa di Giacobbe (Gen 28,12)  popolata di angeli che salgono e scendono dal cielo preludono ad un abbozzo del sistema di mediazione che vigerà nella economia della salvezza.

Tutti sappiamo della intercessione di Abramo per gli abitanti di Sodoma e per la salute di Abimelek di Gerar (Gen 18,22-32; 20,17). Il primo e più grande mediatore dell’A.T. è Mosè (Es 17,11) poi c’è la mediazione dei profeti, ecc..

Nel N.T.  ci imbattiamo varie volte nella intercessione o mediazione secondaria o subordinata; alcuni anziani intercedono presso Gesù per il centurione romano (Lc 7,2-10); in Gv 2,3 è la madre di Gesù che chiede ed ottiene dal Figlio; in At 12,5 la Chiesa pregava per Pietro; in molti passi delle lettere paoline si trova la preghiera di cristiani fatta per gli altri ( Col 1,9-14; rm 1,8-1; Mc 1,30); in Mt 14,19 e Mc 6,39 troviamo che i discepoli fanno da intermediari tra Gesù  e la folla. E’ vero che Gesù è Mediatore unico e perfetto, ma è anche vero che Egli ha lasciato come prolungatori della sua mediazione i discepoli che continuano nel mondo “fino alla fine del mondo” la Sua opera di salvezza come responsabili della parola, della Chiesa, del battesimo, dell’Eucaristia, del perdono dei peccati, ecc...

Il N.T. ci dice spesso che siamo tutti uniti e formiamo un sol corpo in Cristo, pur essendo molti e con mansioni diverse (1 Cor 12,4-12; 20,20-26; Ef 4,11). L’apostolo Paolo chiede ai fedeli preghiere per sé e per gli altri (Rm 15,30; Ef 6,18-19; 1 Tm 2,1-6; 2 Tm 1,18; Gc 5,16). I Santi più dei fedeli ancora viatori (pellegrinanti sulla terra) sono in Cielo con Cristo (Gv 17,24) e , quindi, sono quelli che meglio e maggiormente possono chiedere e ottenere per noi. Però, teniamo sempre presente che l’intercessione o mediazione dei santi, come quella dei fedeli ancora aviatori NON INTACCA MINIMAMENTE la posizione di Gesù Cristo, unico e indispensabile mediatore fra Dio e gli uomini. Infatti tutte le preghiere sono rivolte al Padre “per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo”, il quale essendo l’indispensabile Mediatore e Redentore è anche l’unico nostro Salvatore. In conclusione, come risulta dalla stessa S. Scrittura, non è proibito né ai fedeli (santi ancora sulla terra) né ai santi che già sono in Cristo intercedere, ossia fare da mediatori secondari e subordinati.

Paolo dice di essere “lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo Corpo che è la sua Chiesa” (Col 1,24).

Gesù non è Lui l’unico mediatore? E cosa può apportare di bene Paolo alla Chiesa, e che cosa mancava ai patimenti di Cristo se il suo sacrificio fu perfetto?

E’ presuntuoso Paolo?

E’ facile comprendere che qualsiasi intercessione-mediazione è sempre secondaria e subordinata a quella di Cristo. Se molti fratelli separati presterebbero più attenzione ai versetti biblici si accorgerebbero che non li capiscono in modo corretto, non perché gli manca l’intelligenza necessaria, ma perché vengono deviati dai loro pastori.

Il sacrificio di Gesù è un sacrificio perfetto, di conseguenza se è tale vuol dire che non gli manca nulla, eppure Paolo dice che “completa nella sua carne quello che manca ai patimenti di Cristo” ma tutti sappiamo che a Cristo non mancarono patimenti, lui soffrì più di tutti, il suo sacrificio fu perfetto sotto ogni punto di vista, ma Paolo si riferisce alla Chiesa, in cui tutti i suoi membri  (santi) prolungano e completano i patimenti di Cristo, per dimostrare agli uomini la potenza del Signore, la gloria del Signore, perché Dio si è sempre servito degli uomini per guidare e operare nella Sua Chiesa, Dio dialogo con la Sua Chiesa, non ci tratta come burattini, ma vuole la nostra cooperazione, e Paolo coopera con Cristo accettando le sue sofferenze carnali.

Molte volte alcuni fratelli separati farebbero bene a scendere dal loro piedistallo; si sentono dotti, di sentono maestri, si sentono nella verità, ma non vogliono confrontarsi con la verità; spesso rifiutano il confronto quando questo si fa serrato e controproducente per le loro teorie.

Il loro modo di ragionare li porta ad attaccare continuamente ed in ogni occasione possibile la Chiesa cattolica, deridendola, facendola oggetto di battute spiritose ecc., ma appena gli si presenta un qualcuno che vuole andare oltre le apparenze e vuole confrontarsi in maniera seria magari mettendoli in difficoltà, loro rifiutano il confronto, lo rifiutano categoricamente. Il buon cristiano può rifiutare il confronto o battersi affinché la verità trionfi?

Eppure molti  fratelli separati dicono di essere loro i veri cristiani. Non sarà forse per paura di scoprire amare verità che rifiutano di confrontarsi?

Forse loro amano confrontarsi con gente ignorante, che non può rispondere alle loro accuse, di questo me ne convinco sempre più; lo sperimento nella mia vita quotidiana, se io cerco di affrontare con alcuni di loro un dialogo preciso e meticoloso appena vedono che sono preparato a dimostrargli la verità, rifiutano il confronto.

Se i fratelli non cattolici più che dare retta ai loro pastori, verificherebbero di persona l’amore che Maria nutre per gli uomini, apprezzerebbero di più le sue instancabili preghiere a favore degli uomini. Pretendono di far diventare sataniche le guarigioni concesse per mezzo di Maria;

le guarigioni operate per mezzo di Pietro, Paolo e tutti gli altri erano anch’esse diaboliche?

Pietro e Paolo erano vivi? Ma chi dice che Maria è morta? Maria è morta nella carne, ma il suo spirito non può morire, come del resto anche il nostro spirito non morirà mai, quindi ella continua a far parte della Chiesa e continua a pregare per i fratelli bisognosi.

Come mai le ossa di Eliseo (2 Re 13,21) riportarono in vita un uomo al solo contatto? Se Eliseo era morto e scomparso e anche il suo Spirito non esisteva più su questa terra come mai quell’uomo risuscitò?

Fratelli smettiamola di puntare il dito, riflettiamo alla luce della verità, la verità ci dice che lo Spirito Santo permane negli uomini santi, anche se muoiono nella carne, a maggior ragione loro continuano a pregare e intercedere per noi ancora pellegrini sulla terra, perché anche loro continuano a far parte della Chiesa di Gesù Cristo. Le reliquie dei santi vanno conservate e rispettate, la stessa Bibbia lo dice, a ne abbiamo testimonianza anche dalle prime comunità cristiane, esse infatti conservarono le ossa di Policarpo (discepoli di Giovanni) dopo il suo martirio e le veneravano in ricordo di Policarpo martire per Gesù Cristo.

Anche i pezzetti dei vestiti di Paolo servivano da reliquie e tramite essi e per la fede di chi li usava i malati guarivano, questo è scritto nella Bibbia non in un romanzo.

La signora Teresa Rouchel di Metz, affetta  da tempo da una forma di lupus ulceroso, perduta ogni speranza di guarigione, tentò il suicidio, fortunatamente invano.  Una sua amica la indusse ad andare a Lourdes e vi andò senza fede e sfiduciata. Fu immersa nella piscina della Grotta tre volte, ma senza alcun risultato. Delusa, ma insolitamente calma segue dalla sua barella la S. Messa celebrata per il pellegrinaggio in partenza. Improvvisamente si sciolgono le fitte bende che fasciano il volto, cadono sul messalino che ha tra le mani, macchiandolo di pus sanguigno.

Vergognosa per il suo volto distrutto dal male, lo nasconde come può e raccomoda con le sue mani la fasciatura. Passano alcuni minuti, ma ancora, per la seconda volta, le bende, misteriosamente si slegano e cadono. Chiede allora ad un barelliere di essere trasportata all’ambulatorio; giunta là, vide una suora e la pregò di sistemarle la fasciatura, “Sorella per carità mi accomodi questa fasciatura”  “Che cosa c’è da accomodare?” Chiede la suora ignara dell’accaduto. Incredibile, il volto di Teresa Rouchel, in un istante, in quell’istante, senza che essa avesse avvertito alcunché, quando neppure più pensava alla possibilità della guarigione, era tornato come un tempo: roseo, bello, sano. Il naso e la bocca rimodellati dei due grossi buchi, nelle guance appena una leggera orma rosata ai margini, firma discreta di una potenza che in un attimo aveva ricostruito miliardi di cellule viventi. E’ un miracolo certo, strepitoso, avvenuto nel 1908 a Lourdes.

Gv 5,2-4V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, 3sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. 4Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.” La stessa Bibbia ci parla di acque miracolose, la stessa Bibbia ci insegna che Dio guarisce l’uomo in modi diversi, e l’uomo guarito loda e ringrazia il Signore, perché qualsiasi credente sa che i santi e Maria sono solo un tramite della Potenza di Dio.

Perché invece molti fratelli separati appena sentono parlare delle acque di Lourdes gridano allo scandalo se nella stessa Bibbia troviamo esempi simili?

Un’altra guarigione istantanea di una peritonite tubercolare è stata personalmente controllata da uno scienziato, il premio Nobel Alexis Carrel, americano, convertitosi sul posto.

Suggestione? E’ assurdo parlarne, perché tra i guariti si contano increduli e bestemmiatori e anche bambini di pochi mesi; tutti i miracolati dedicano la loro vita a Dio, i neoconvertiti danno testimonianza della potenza di Dio, ringraziano Maria, ma sanno che è Gesù Cristo ad averli graziati, infatti lo servono ed evangelizzano nel suo nome.

Molti fratelli separati prima di inveire contro tali miracoli, farebbero bene a documentarsi, le relazioni mediche sono infatti pubbliche, accessibili a chiunque. E’ forse serio additare le guarigioni che avvengono all’interno della Chiesa cattolica come opere sataniche senza che si guardino le documentazioni? Le opere di satana non perdurano a lungo, ancora meno credibile è il fatto che satana spinga uomini a pregare Gesù, i miracolati non cessano di pregare Gesù, come mai?

Forse anche satana si è convertito?

E’ facile accusare senza provare nulla di ciò che si afferma, seguendo questa regola ognuno può dire qualsiasi cosa e farla passare per verità, ma fortunatamente nelle civiltà di ogni tempo sono state sempre richieste le prove per poter affermare una qualsiasi accusa o  tesi.

Molti fratelli non cattolici purtroppo tacciano di satanicità i miracoli cattolici e non si preoccupano di provare un bel niente, a molti di loro non interessa provare le loro affermazioni, loro accusano e basta.

Questi loro atteggiamenti purtroppo non li menziono perché li ho letti in qualche libro, ma li sperimento nella mia vita quotidiana, dialogando con pastori e fratelli separati.

Un pastore di pentecostale di mia conoscenza ha un modo così veemente di accusare la Chiesa cattolica che i cattolici poco preparati, vedendolo “così sicuro di se” sarebbero quasi tentanti a credergli.

Tutte le volte che gli ho chiesto di provarmi qualcosa ha cominciato a lanciare sfilze di accuse contro la dottrina cattolica, ma in definitiva non mi ha mai provato niente. Le sue sono solo parole!

Il fatto preoccupante è che molti suoi fedeli gli credono sulla parola; ma se domandiamo a ciascuno di loro se ha mai verificato le accuse e le calunnie che il loro pastore abitualmente lancia contro la Chiesa cattolica, nessuno potrà rispondere di averlo fatto.

Loro guardano solo la Bibbia, e dicono che sono interessati solo ed esclusivamente ad Essa, come mai allora quando il pastore gli propina studi sulla storia del cristianesimo o su Lutero non protestano?

Se il pastore menziona continuamente la dottrina cattolica, non sarebbe forse opportuno verificare se quanto menzionato dal pastore si trova effettivamente nella dottrina cattolica?

Oppure è giusto credere ciecamente al pastore, punto e basta?

Esorto i fratelli non cattolici a sforzarsi di ragionare e studiare obiettivamente e serenamente, solo così si accorgeranno che i pastori protestanti non raccontano tutta la verità!

Fratelli imparate a rispettare di più Maria, i pastori nascondono i loro errori dietro parole dolci, dietro agli elogi espressi nei confronti di Maria; dicono che fu umile, fu una donna di grande fede, ma il suo ruolo finisce li, dicono che anche qualsiasi altra donna avrebbe potuto partorire Gesù per volontà di Dio, e chi lo nega! Resta il fatto che Gesù ha avuto una sola madre, e Dio ha scelto una sola donna, Maria! Il sublime giudizio di Dio su Maria è stato grandioso, la graziata fin dal suo concepimento in vista di ciò che l’attendeva. Alle parole dell’Angelo Gabriele (Lc 1,26-37) segue un silenzio breve ma enorme. Poi, alla proposta incomparabile dell’Angelo, Maria risponde con un “Si” che scaturisce dal profondo del suo essere verginale e dalla sua umiltà, un “Si” di consenso e di desiderio, a nome dell’umanità che essa rappresenta: “si faccia di me secondo la tua parola” (Lc 1,38). E’ un “Si” gigantesco. Che cosa avviene? Cosa mai accaduta e che mai più accadrà a donna: cosa nuova, la novità unica e vera, eterna, per lei e per il cosmo. Essa diviene Sposa, Madre, Figlia di Dio.

Sposa di Dio. Perché Maria offre e unisce non a un uomo, ma a Dio, verginalmente, la sua anima e il suo corpo: offre la sua carne come ostia gradevole, vivente, con un vero culto conforme a ragione.

Perché Dio non forza i cuori ma ne chiede il consenso!

Madre di Dio. Maria usa del diritto più alto di una creatura, quello di servire a Dio, servizio che per lei donna, si attua  nella forma più alta del servire: la maternità. Diviene madre, non di un uomo, sia pure grande, grandissimo in cui opereranno energie divine o che a un certo momento comincerà ad essere Dio; diviene madre di Colui che è Dio da sempre e comincia ad essere Uomo nel primo istante in cui, per opera dello Spirito Santo, ella Lo concepisce nelle sue viscere. Da quel primo istante l’avvolge (dice S. Tommaso) una certa infinita dignità. E’ madre di Dio che si è fatto Uomo per redimere gli uomini dal peccato: Madre del Redentore, il Quale le porta, ma anche le chiede molto.

Figlia di Dio. Maria è la prima cristiana in ordine di dignità e di tempo, in quanto il Cristianesimo (la cui essenza è Cristo) nasce nelle sue  viscere materne. “Cristo e la Chiesa, due in una carne, sono nati in grembo a lei”, che è quindi il primo membro del Corpo mistico di Cristo. E’ la prima redenta dal Cristo Redentore, in modo così totale, che in previsione dei meriti di Lui, ella è totalmente esente dal peccato che grava sulla natura umana. Ella è immacolata, è l’Immacolata; perché questa figlia di Dio doveva essere anche la madre di Dio. Essa è piena di grazia: nessun peccato, neppure lievissimo la sfiorerà mai, il capitale di grazia ricevuto, fruttificando sempre e sempre crescendo, per la fede di lei, giungerà ad una pienezza sovrabbondante per lei e per il genere umano.

Il Signore dice: “Ave o piena di grazia”, (Lc 1,28) perché è certo che se l’angelo la saluta così lo fa per volere di Dio. Invito i lettori a riflettere attentamente, e valutare bene i versetti letti in Luca 1,28; se l’angelo definisce Maria “piena di grazia” il lettore attento oltre a notare la parola “piena” cioè completa, cioè completamente graziata, noterà di certo che l’angelo usa la parola “grazia” e se la grazia a noi uomini  l’ha conferita Gesù Cristo, Maria da chi è stata graziata visto che Gesù doveva ancora nascere? A quale altro uomo (o donna) nella Bibbia viene rivolto un saluto simile?

A nessuno, nessuno prima della venuta di Gesù era pieno di grazia, tanto è vero che Gesù subito dopo la sua risurrezione andò a predicare il Vangelo ai morti affinché coloro che vissero prima della sua venuta credessero in Lui e fossero salvati. Maria invece fu graziata da Dio fin dal suo concepimento, in vista della sua futura maternità per opera divina. Maria fu chiamata “piena di grazia” cioè fu graziata già prima della sua maternità, infatti quando l’angelo la saluta ella non aveva ancora dato il suo sì, quindi ancora non aveva concepito per opera dello Spirito di Dio, ne consegue che era stata graziata da Dio in vista della sua maternità, lei e solo lei fu graziata da Dio in questo modo, tutti gli altri uomini furono graziati dopo la venuta di Cristo. Maria era stata dichiarata nemica di satana fin dalla genesi (Gen 3,14-15) quindi ancora prima della sua nascita era stata dichiarata nemica di satana, ne consegue ancora che ella fu graziata ancora prima della sua nascita, quindi fu immacolata, perché satana non dovesse vantarsi nemmeno per un istante di aver avuto schiava la madre del Signore.

Ella è profetessa di una profezia che si avvera nei secoli “tutte le generazioni mi chiameranno beata” quale uomo ha mai pronunciato una simile profezia per se stesso? Chi potrà mai pronunciare simili parole, cariche di sicurezza, cariche di santità, di una santità che non teme il peccato, anzi le è nemica giurata, non vacillano, non tentennano le parole di Maria, ma sono piene di sicurezza, la sicurezza donatagli dallo Spirito Santo, e si sta riferendo a tutte le generazioni, non si limitava ai presenti, o ai suoi compaesani ma estendeva la sua profezia a tutte le generazioni!

Fratelli separati, voi che dite di tenere il Vangelo come sola regola di fede perché negate il ruolo unico e irripetibile di Maria?

Perché vi ostinate a relegarla a semplice creatura come tante altre?

Lei non è, e non potrà mai essere come tante altre donne; se a me dicono che mia madre è una donna come tante altre io rispondo che fisicamente lo è ma moralmente e caratterialmente mia madre è unica, lei è mia madre, non una donna come tante altre, e penso che qualsiasi uomo veda nella madre qualche particolarità che altre donne non hanno, e queste parole assumono un senso dispregiativo verso una madre, ogni madre è unica, non è come tante altre. Unica  ancor di più lo è Maria che non avuto un semplice figlio come tante altre, ma ha messo al mondo il Figlio di Dio; fratelli separati, inginocchiatevi in segno di rispetto davanti alla madre di Cristo chiedetegli perdono per tutto quello che dite contro di lei, ella vi ama e vi aspetta a braccia aperte per condurvi da suo Figlio. A quale altra donna Dio ha mandato un suo messaggero rivolgendole quel sublime saluto “Ave o piena di grazia”? Quale donna ha profetizzato di se stessa “tutte le generazioni mi chiameranno beata”? E voi vi ostinate a insistere che Maria è una donna come tante altre?

Maria certamente non è divina, ma non è nemmeno una donna come tante altre!

Lei è la unica e sola madre di Gesù Cristo, il nostro Signore! Non vi rendete conto che offendete Gesù quando dite che sua madre era una donna come tante altre?

NO, Maria non lo è, ella è la madre del nostro Re, e il nostro Re ha avuto una sola madre che tutte le generazioni chiamano beata, tranne voi (pentecostali e tanti altri) che la chiamate semplice donna come tante altre.

Se i fratelli separati riflettessero di più sulle loro affermazioni, si accorgerebbero che ripetono le stesse parole dei loro pastori, senza soffermarsi sul reale significato di quello che dicono, sono in buona fede, ma sono nell’errore!

Maria non è una donna come tante altre, come non sono uomini come tanti altri Abramo, Mosè, Giosuè, Isaia, Elia, Eliseo, Pietro, Paolo ecc., essi sono tutti campioni di fede, chi fra i fratelli separati osa paragonarsi a loro?

Nessuno, ecco dimostrato che la frase: “essi sono uomini come tanti altri” non è appropriata per loro. Forse molti fratelli separati confondono elementi di anatomia, fisica e chimica con quelli spirituali, infatti i campioni di fede sopra citati sono composti tutti da ossa, carne, sangue, acqua ecc., quindi sono uguali a noi,  questo è vero sul piano fisico, ma appena tocchiamo il piano spirituale le differenze diventano enormi. Ognuno di noi potrebbe arrivare ad essere come loro, ma intanto è giusto constatare che io non sono come loro, e come me non lo sono moltissimi fratelli separati; detto questo è bene sottolineare che tra i campioni di fede Maria eccelle e si distingue ancora di più, perché lei e solo lei ha portato in grembo il Figlio di Dio.

“Noi chiamiamo l'uomo Cristo Figlio di Dio, e giustamente chiamiamo così anche la sola sua carne nel sepolcro. E che altro confessiamo, quando diciamo di credere nell'unigenito Figlio di Dio, che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato e fu sepolto? Cosa fu sepolto se non la carne priva dell'anima? Quando dunque diciamo di credere nel Figlio di Dio che fu sepolto, noi diamo il nome di Figlio di Dio alla carne di lui, che sola fu sepolta” (s.Agostino)

Ecco le mirabili parole di S.Agostino che ci fa capire chiaramente il significato di Figlio di Dio, nel sepolcro non fu deposto Dio-Figlio, ma solo il suo corpo, eppure noi cristiani diciamo nel nostro credo, che il Gesù Cristo Figlio di Dio patì sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, e non erriamo nel dirlo e nel crederlo; come anche noi cattolici non erriamo nel dire che Maria è madre di Dio, di Dio-uomo, come sappiamo in maniera sott’intesa che ad essere sepolto fu il corpo del Figlio di Dio, così sappiamo implicitamente che Maria è madre di quel corpo che fu sepolto, e non della divinità, e come non sbagliamo nel dire che il Figlio di Dio morì e fu sepolto così non sbagliamo nel dire che Maria è madre di Dio, Dio con noi, Gesù.

Solo chi cerca ogni astuzia linguistica per confondere e insinuare, può accusarci di bestemmia, (come fanno certi pastori pentecostali). Noi cattolici sappiamo che Maria non diede la divinità a Gesù, ma solo la carne, la stessa carne che fu sepolta, ma noi cristiani non diciamo mai “la carne di Gesù fu sepolta, ma diciamo “Gesù morì e fu sepolto”, ma dicendo questo sappiamo benissimo che la divinità di Gesù non poteva morire, sappiamo benissimo che non fu Dio Figlio a essere sepolto, eppure non scindiamo le due nature di Gesù (la divina e l’umana), Gesù è inteso tutto intero, allo stesso modo quando noi uomini moriamo sappiamo benissimo che muore solo la nostra carne, ma nel dirlo non specifichiamo mai “è morta la carne di mio nonno, ecc.” diciamo semplicemente “è morto mio nonno” quindi cercare artificiosità linguistiche per far dire alla Chiesa cattolica cose che non dice, è da faziosi o male informati. La Chiesa cattolica non insegna che Maria è madre di Dio-Figlio, ma che è madre di Dio-uomo, e come non si fa distinzione nel dire che il Figlio di Dio morì e fu sepolto, lo stesso vale nel dire che Maria è madre di Dio, perché Gesù in quanto Figlio di Dio, Verbo di Dio, è Dio.

“Riconosciamo la duplice natura di Cristo: la divina per cui è uguale al Padre, l'umana per cui il Padre é più grande. L'una e l'altra unite non sono due, ma un solo Cristo; perché Dio non è quattro, ma tre Persone. Allo stesso modo, infatti, che l'anima razionale e la carne sono un solo uomo, così Dio e l'uomo sono un solo Cristo; e perciò Cristo è Dio, anima razionale e carne. Confessiamo Cristo in queste tre cose, e in ciascuna di esse. Chi è dunque colui per mezzo del quale fu creato il mondo? E' Cristo Gesù, ma nella forma di Dio. E chi è colui che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato? E' Cristo Gesù, ma nella forma di servo. Così dicasi delle singole parti che compongono l'uomo. Chi è colui che, dopo la morte, non fu abbandonato negli inferi? E' Cristo Gesù, ma soltanto nella sua anima. Chi è stato nel sepolcro e ne uscì il terzo giorno? E' Cristo Gesù, ma soltanto nella carne. In tutto questo c'è un solo Cristo, non due o tre.” (s.Agostino).

Dio le ha concesso una dignità superiore agli altri santi, dignità che tutti i santi (di ogni tempo) riconoscono, tranne molti fratelli separati. E’ doveroso usare la parola “molti” perché in questi ultimi tempi alcuni gruppi protestanti (come ad esempio gli anglicani) hanno riconosciuto la dignità superiore di Maria, relegandola al giusto posto che gli spetta di diritto: Regina degli angeli e degli uomini”, non dea, ma regina, madre della Chiesa, sorella e madre nostra.

In un congresso svoltosi a Lilla, un sacerdote inglese narrò questo fatto.

“Molto lontano da questa città, viveva una famiglia protestante composta di molti figli, l’ultimo dei quali, di sei anni, sentì un giorno recitare dai cattolici la bellissima preghiera dell’Ave Maria, che risuonò alle sue orecchie come una dolce melodia.

Tornato a casa il fanciullo, con il candore e la semplicità propria della sua età, recitò ad alta voce, perché la madre lo sentisse, la bellissima preghiera dei cattolici.

La madre lo rimproverò aspramente: “non ripetere mai più queste parole! Sono parole superstiziose, che fanno di Maria una divinità. Maria è una semplice creatura, una donna come un’altra, e niente di più!”. Il fanciullo tacque. Ma gli restava in cuore il piacere di aver sentito per la prima volta l’Ave Maria. Un giorno leggendo il santo Vangelo, fu colpito dal passo di S. Luca: “E l’Angelo disse a Maria: Ave o piena di grazia, il Signore è con te”. Saltando di gioia il ragazzo corse dalla mamma col Vangelo aperto tra le mani e le disse: Mamma, leggi quello che dice la Bibbia: ‘Ave Maria piena di grazia’. Perché tu dici che è superstizione pronunciare queste parole?”.

La madre gli strappò nervosamente il libro dalle mani e gli proibì severamente di tornare a ripetere la frase, che per il ragazzo era tanto dolce ma che per la madre, luterana fanatica, era tanto irritante.

Il ragazzo però non dimentico più la bella preghiera che estasia i buoni cattolici e la recitò molte volte da solo, con immensa gioia.

E intanto crebbe negli anni e, con gli anni, anche nell’intelligenza. A tredici anni fu in grado di proporsi questo argomento convincente: “o è falso il Vangelo o lo è il protestantesimo. I protestanti tengono il Vangelo come regola di fede; e allora come possono negare che la Vergine è la più eccellente delle creature e qualcosa di più che una semplice donna, quando il Vangelo lo attesta chiaramente?”. Continuando a leggere il sacro testo, fu colpito dalle parole del Magnificat: “Tutte le genti mi chiameranno beata!”. Questo passo fece brillare nella sua anima la luce definitiva. La grazia e la fede lo guidarono, persuadendolo fermamente della dignità di Maria.

Un giorno, in casa, la conversazione ricadde sul tema protestantico che Maria è una donna come le altre: soltanto una buona madre di famiglia. Allora il ragazzo, indignato per simili espressioni, si alzò in piedi e con voce vibrante protestò: “No, non è vero; non può essere così. La santissima Vergine è più che una semplice creatura. L’Angelo mandato da Dio la salutò ‘piena di grazia’. E’ la madre di Gesù, madre di Dio. Voi protestanti avete un impegno particolare nel coprire di vilipendio la più augusta di tutte le creature. Ma notate la vostra contraddizione. Dite che la Bibbia è il fondamento della vostra fede; se è così, perché non le date credito quando vi insegna e dice in maniera precisa che tutte le generazioni la chiameranno beata?”

Una bomba scoppiata in mezzo alla casa non avrebbe recato una emozione più forte di quella prodotta da queste parole.

Che avviene mai!” gridò inferocita la madre “che vedo, che sento!... Mio figlio finirà per farsi cattolico!...”

E lo era già in cuor suo, ma dovette lottare strenuamente contro tutti quelli di casa per divenirlo effettivamente. Raggiunta la maggiore età, ricevette il Battesimo. L’ostinazione nell’errore da parte dei suoi genitori e fratelli lo ricolmava di dolore. E tuttavia continuava a sperare che la grazia del Signore avrebbe un giorno o l’altro bussato alla porta del cuore dei suoi cari.

Intanto uno dei suoi fratelli cadde gravemente ammalato. In breve si ridusse all’orlo del sepolcro. Dio ispirò al giovane una felice idea. “Mamma, disse, Dio è onnipotente; se vuole, può ridarci il caro malato. Recitate insieme con me l’Ave Maria, e promettetemi, se il fratello guarirà di studiare attentamente la Religione cattolica e se, dopo un esame imparziale, la troverete l’unica vera, giuratemi di abbracciarla”.

La madre fremette alla proposta e ruggì come una belva. In preda alla disperazione, agitava i pugni stretti e urlava come una forsennata. Poi, si calmò. Vinta dall’amore materno, piegò il capo dinanzi alla necessità del momento e, inginocchiatasi, recitò assieme al figlio l’Ave Maria.

Il giorno dopo il malato entrava in convalescenza: l’intercessione di Maria l’aveva salvato! La madre e l’intera famiglia abbracciarono la Religione cattolica. Questo ragazzo, (concluse il conferenziere) questo ragazzo devoto a Maria è oggi sacerdote, o signori; è colui che ha l’onore di rivolgevi la parola”.

E’ certo che dove più fiorisce la venerazione per Maria, ivi fioriscono la fede ed il culto verso Cristo.

C’è un episodio ancora poco conosciuto nella tragica vita di Salvatore Passatempo, il giustiziere della banda di Giuliano che, a colpi di mitra, dipanava le più complicate situazioni. Una notissima famiglia siciliana (quella dei signori Norrito di Trapani) possiede un grosso feudo nella zona di Alcamo. Un giorno il proprietario (un giovane di 33 anni) si vide circondato all’improvviso, davanti alla sua villa, da 14 uomini armati, che lo sbatacchiarono contro un muro e gli chiesero dove fossero i soldi e i gioielli. Il giovane restò lì come pietrificato dal terrore, quando esce dalla villa sua madre, una vecchietta vestita di nero, dall’incedere risoluto, coraggioso.

Chi è il vostro capo?” (chiede a voce alta).

“Sono io, Turiddu Passatempo”.

“Io sono la mamma di questo giovanotto…”

“Lo so, vi conosco”.

“Benissimo. E allora venite con me”.

Il fuorilegge la segue, sicuro del bottino. E la vecchietta lo fa entrare nella cappella della villa.

“Turiddu, virite la Madonnuzza?... Levatevi il berretto! Dite l’Avemaria appresso a me, e vediamo se avete il coraggio di fare del male a mio figlio”. Il bandito impallidisce, si toglie il berretto, abbassa lo sguardo e prega la Madonna. Poi esce dalla villa, solo, in silenzio; varca il cancello e ordina ai suoi uomini: “Andiamo via!”.

Magnifico, strabiliante, commovente, ma soprattutto autentico! E’ accaduto la mattina dell’8 settembre 1947, festa della natività della Beata Vergine.

Fratelli separati prima di storcere il naso verificate, verificate e vi commuoverete anche voi!

La madre del Signore ci porta sulla via del bene, ella ci porta a Cristo, il suo ricordo produce pentimento, ravvedimento, tenerezza, timor di Dio.

Maria è madre della Chiesa perché così ha voluto Gesù, Egli vedendo Maria ai piedi della croce, affidò a lei Giovanni, e a Giovanni disse “Giovanni ecco tua madre” notiamo che poteva dire “Giovanni ecco tua sorella”, invece Gesù che non ha mai parlato a casaccio, disse a Giovanni che Maria rappresentava sua madre, e Giovanni era l’unico Apostolo ai piedi della croce, in quel momento rappresentava tutti gli Apostoli, e quindi la Chiesa, proprio perché gli Apostoli sono stati i primi membri della Chiesa designati da Cristo stesso.

E quando fu ordinato che i corpi venissero deposti dalla croce, a causa del sabato, perché venissero seppelliti, trovarono i due ladroni ancora vivi e spezzarono loro le gambe, il Signore invece già era morto. E tuttavia uno di essi con la lancia squarciò il suo costato e ne uscirono sangue e acqua 18. Ecco il tuo prezzo. Che cosa uscì dal costato se non il sacramento che ricevono i fedeli? Spirito, sangue ed acqua 19. Lo spirito che mandò fuori, il sangue e l'acqua che uscirono dal costato. Dal sangue e dall'acqua è significata ed è nata la Chiesa. E quando uscirono il sangue e l'acqua dal costato? Mentre già il Signore dormiva sulla croce, perché anche Adamo nel paradiso si addormentò e così dal costato gli fu formata Eva.

 

Vedendo e studiando la prove di molti miracoli procurati da Maria, “nel Manifesto di Dresda” pubblicato qualche anno fa nella Germania Orientale un gruppo di teologi luterani si è così espresso: “Noi non possiamo passare davanti a questi fatti senza fermarci per un serio esame. Questo atteggiamento comporterebbe una grave responsabilità. Un Cristiano evangelico non ha il diritto di ignorare queste realtà per partito preso, ossia per la sola ragione che essi si presentano nella Chiesa Cattolica. Questi fatti debbono piuttosto indurci a riportare la Madre di Dio nella Chiesa Evangelica… (Da “Il Sacro Monte di Varallo” n.1 Anno 58°, Feb 1982).

Quel gruppo di Luterani sa che:

a)      A Lourdes arrivano ogni anno oltre quattro milioni di pellegrini, tra cui oltre 60.000 ammalati;

b)      Tra i miracolati molti, per varie ragioni non si presentano neppure all’Ufficio di Constatazioni Mediche;

c)      Tra quelli che si presentano all’Ufficio Medico, soltanto uno su quattro viene preso in considerazione;

d)      L’esame dei fatti ritenuti straordinari spesso dura per anni;

e)      I medici sono di tutte le estrazioni e tutti (credenti, miscredenti, atei…) sono ammessi a dare il proprio giudizio;

f)        c’è una Presidenza ed una èquipe di circa 1.800 medici;

g)      dall’istituzione di tale Ufficio ai giorni nostri, i casi di guarigioni “certe, definitive, inspiegabili” raggiungono la cifra di 5.000;

h)      l’autorità ecclesiastica, molto più rigorosa dei medici, ha dichiarato finora “miracolose”  soltanto 64 guarigioni;

i)        la funzione fondamentale di Maria (come ha scritto Giannino Piana) “è quella di umanizzare il Cristianesimo. Creatura come noi, ella ha vissuto in pienezza l’esperienza umana, nella semplicità e nel nascondimento” (dalla “Domenica” Ed. Paoline, III Dom. di Pasqua).

 

Molti fratelli separati appena sentono parlare di miracoli per intercessione di Maria rimangono turbati e etichettano subito questi miracoli come opere demoniache, lo stesso dicasi per le poche apparizioni pubbliche di Maria; dicono: “il diavolo si traveste da angelo di luce per ingannare gli uomini”.

Invece Maria nelle sue poche apparizioni incoraggia a pregare di più nostro Signore Gesù Cristo, incoraggia a leggere di più la Parola di Dio, ci dice che l’unica via di salvezza è Cristo;

perché i protestanti senza nemmeno curarsi di verificare la veridicità delle guarigioni o le circostanze delle apparizioni puntano subito il dito accusando di idolatria la Chiesa cattolica?

La Chiesa cattolica è credente non credulona… La rigorosità che la Chiesa applica nel verificare i miracoli, (molti dei quali sono solo presunti tali) è esemplare e rigida.

Il cardinale Lambertini (che fu poi  Papa col nome di Benedetto XIV 1740-1758) ricevette un giorno la visita di un protestante studioso e dotto. Dovendo egli assentarsi per un’udienza grave, disse al protestante di aspettarlo, e intanto gli presentò l’incarto dei miracoli proposti per la canonizzazione di San Francesco Regis. Tornato il cardinale, il protestante, che aveva letto ed esaminato per più di un’ora, gli restituì l’incartamento dichiarando: “E’ davvero un santo; se tutti i miracoli della Chiesa fossero provati come questi, neppure noi avremmo difficoltà ad ammetterli!

E il cardinale rispose: “Noi siamo più rigorosi ancora, perché non abbiamo ammesso nessuno di questi miracoli, non ritenendoli sufficientemente provati: E Francesco Regis, se non opera altri miracoli più dimostrabili, non sarà canonizzato…” Pensate lo stupore del protestante!” (cf Dauberton, “Vita di San Francesco Regis”).

 

L’immagine miracolosa della Madonna di Guadalupe (Messico).

(Dalla rivista “Informatore di Urio” n.53 Nov-Dic 1981 Via A. Stradivari,7 20131 Milano, pag. 30-31)

 

Questo caso è veramente sconvolgente, ed è stato giudicato straordinario e fuori dalle leggi fisiche e chimiche dagli scienziati più autorevoli.

Prego i fratelli separati di leggere con attenzione, e sfido qualcuno di loro a smentire quanto sto per scrivere.

Le straordinarie scoperte scientifiche recentemente fatte, e che tuttora si continuano ad approfondire, intorno all’immagine messicana della Madonna di Guadalupe hanno letteralmente stupito quanti ne sono venuti a conoscenza.

Per comprendere l’importanza di tali scoperte scientifiche è necessario riassumere brevemente ciò che un’antica e pia tradizione dice a proposito della miracolosa effige, non dipinta da mano umana, ma prodigiosamente impressa sulla tunica di un indio chiamato Juan Diego, nel 1531.

Il racconto che narra l’avvenimento è scritto in nàhualt (la lingua degli Aztechi) con caratteri latini, e fu edito in lingua originale e in spagnolo nel 1649, all’incirca un secolo dopo la sua primitiva redazione, per iniziativa di un baccelliere, tal Luis Lasso de la Vega.

La storia racconta che Juan Diego importunò più volte il primo vescovo del Messico, il francescano Fray Juan de Zumàrraga, per manifestargli il desiderio espresso dalla Madre di Dio in diverse apparizioni; la costruzione di un eremo in una località denominata Cerro de Tepeyac. Per liberarsi del visionario, il buon vescovo gli chiese di fornire una prova convincente della sua asserzione; in caso contrario, smettesse di importunarlo. Pochi giorni dopo Juan Diego ritornò dal vescovo portando come prova alcune “rose di Castiglia” , la cui fioritura era impossibile in quella stagione

(era Dicembre); l’indio affermò che era stata la Vergine a dargliele perché le mostrasse al vescovo. Il giovane portava le rose raccolte nella tunica (tilma), e quando la dispiegò facendo cadere a terra i fiori, ecco apparire la Vergine Maria a tutti i presenti, otto-dieci persone. Immediatamente la celestiale visione s’impresse sul rozzo tessuto dell’indumento che aveva contenuto i fiori. Spaventato e stupito  da ciò che aveva visto, il vescovo eresse l’eremo sul picco di Tepeyac e li fu esposta, come immagine da venerare, la tunica miracolosamente impressa dell’indio Juan Diego.

Questa la succinta narrazione del racconto, scritto in lingua nàhualt quando era ancora in vita Hernàn Cortès, il conquistatore del Messico.

La devozione che l’effige suscitò fin dai primi tempi della pacificazione del Messico fu così insolita, e i pellegrinaggi spontanei degli indi che accorrevano da ogni parte ad onorare la Vergine così numerosi, che di ciò si occupa perfino Bernal Diaz del Castello nella sua celebre cronaca della conquista della Nuova Spagna.

E giungiamo ai nostri giorni o meglio, al nostro secolo, in cui si costituisce una Commissione di studio per indagare su non pochi inspiegabili fenomeni della famosa tunica di Juan Diego.

A richiamare l’attenzione dei periti tessili è innanzitutto la sorprendente conservazione del rozzo panno. Oggigiorno è protetto da vetri. Ma per secoli fu esposto alla mercè di Dio, alle incurie, al caldo torrido del Messico, alla polvere e all’umidità senza che si sfilacciasse o che scolorisse la sua non comune policromia.

Il materiale su cui l’immagine rimase impressa è una trama costituita di fibra tessile ricavata da un particolare tipo di agave messicana (agave maguey), una fibra che si disgrega per marcescenza dopo circa 20 anni, come è stato accertato con numerosi esperimenti fatti di proposito. La tunica dell’indio ha invece 450 anni; non si è ne rotta ne disgregata, e per cause incomprensibili ai suddetti periti è refrattaria all’umido e alla polvere. Questa sua peculiarità fu attribuita al tipo di pittura che ricopre la tela, e che potrebbe benissimo costituire un eccellente materiale protettivo. Pertanto, s’inviò un campione di pittura allo scienziato tedesco Richard Kuhn, premio Nobel per la chimica; perché lo analizzasse. Il verdetto lasciò attoniti coloro che l’avevano consultato. I coloranti dell’immagine di Guadalupe – rispose lo scienziato tedesco – “non appartengono al regno vegetale, ne tanto meno a quello minerale o animale.

Si pensò che forse il tessuto era stato trattato con un procedimento speciale. Le grandi pitture dell’antichità sono potute arrivare fino a noi perché le pareti (o i muri per ricevere gli affreschi) sono stati previamente “preparati”, ricoperti con una colla o uno stucco particolari. Ma a quale straordinaria tecnica preparatoria si sarebbe fatto ricorso perché la pittura potesse aderire e conservarsi integra su un materiale tessile così fragile e caduco?

Due studiosi nordamericani – il Dr Callagan dell’equipe scientifica della Nasa, e il Prof. Jody B.Smith, ordinario di Filosofia della Scienza al Pensacolla College – furono incaricati di sottoporre l’immagine di Guadalupe all’analisi fotografica con raggi infrarossi. Le loro conclusioni sono state le seguenti:

Prima. La tela rada di fili ricavato dall’agave maguey è immune da qualsiasi preparazione; il che rende inspiegabile, alla luce delle conoscenze umane, come i coloranti abbiano potuto impregnare una fibra così delicata, e tuttora si conservino.

Seconda. Non vi sono abbozzi preliminari come quelli scoperti col medesimo procedimento sui quadri di Velàsquez, Rubens, il Greco e Tiziano. L’immagine fu “dipinta” direttamente, così come la si vede, senza prove né correzioni.

Terza. Non vi sono pennellate. La tecnica impiegata è sconosciuta nella storia della pittura: è insolita, incomprensibile e irripetibile.

Parallelamente a questo un famoso oculista ispano-francese, Torija Lauvoignet, esaminò con un oftalmoscopio di alta potenza la pupilla dell’immagine e osservò con meraviglia che nell’iride si vedeva riflessa una piccolissima figura, che sembrava il busto di un uomo.

Ciò fu l’antecedente immediato che condusse alla ricerca di cui sto per parlare: la “digitalizzazione” degli occhi della Vergine di Guadalupe”. E’ noto che nella cornea dell’occhio umano si riflette tutto ciò che si vede in un determinato istante. Il dottor Aste Tonsmann fece fotografare (senza essere presente) gli occhi di una sua figlia e utilizzando una particolare tecnica chiamata “processo per digitalizzare immagini” poté verificare puntualmente tutto quello che sua figlia vedeva al momento di essere fotografata.

Il medesimo scienziato, che attualmente lavora a captare le immagini della terra trasmesse dallo spazio attraverso i satelliti artificiali, “digitalizzò” lo scorso anno l’immagine di Guadalupe e i risultati cominciano a essere ora conosciuti.

Il procedimento consiste nel suddividere l’immagine in microscopici quadretti  al punto che su una superficie di un millimetro quadrato si contino 27.778 piccolissimi, infimi quadratini. Dopo questa operazione, ogni miniquadratino può ampliarsi, moltiplicandolo per duemila, consentendo l’osservazione di dettagli impossibili a essere percepiti con i soli occhi. E i dettagli che si osservarono nell’iride dell’immagine di Guadalupe furono: un’indio nell’atto di dispiegare la sua tunica davanti a un francescano, sul cui viso si vede scendere una lacrima; un contadino assai giovane, con una mano sul mento ad esprimere sbigottimento; un indio con il torso nudo in atteggiamento quasi di preghiera; una donna dai capelli crespi, probabilmente una negra della servitù del vescovo; un uomo adulto, una donna e alcuni bambini con la testa rapata; infine altri religiosi in abito francescano. In altri termini quello stesso episodio narrato in lingua nàuhalt da uno scrittore indigeno anonimo nella prima metà del XVI sec. Ed edito in nàuhalt e in spagnolo da Lasso de La Vega nel 1649, al quale ci siamo prima riferiti ! Si stanno ora conducendo studi iconografici per confrontare queste figure con i ritratti conosciuti del vescovo di Zumàrraga e delle persone del suo tempo e del suo ambiente.

Quello che risulta del tutto impossibile è che in uno spazio così piccolo come la cornea di un occhio, situata su un’immagine di grandezza assai prossima la naturale, un miniaturista abbia potuto dipingere ciò che è stato necessario ingrandire duemila volte perché fosse percepito. “Inspiegabile!”, esclamarono i membri della Commissione di studio quando conobbero il verdetto dello scienziato tedesco Richard Kuhn, a giudizio del quale la policromia dell’immagine di Guadalupe non era dovuta a colori minerali, vegetali o animali. “Inspiegabile!” , dichiararono per iscritto i nordamericani Smith e Callagan, quando per mezzo dei raggi infrarossi si avvidero che il “dipinto” non denunciava pennellate, e che la misera tela della tunica di Juan Diego era immune da qualsiasi preparazione. Infine il Dottor Aste Tonsmann, raccontando nelle sue numerose conferenze la scoperta delle figure umane di infinitesimale dimensione nell’iride della Vergine, non si stanca di ripetere: “Inspiegabile! Assolutamente inspiegabile!”

 

 

Questi sono soltanto alcuni episodi che ci indicano chiaramente come Maria ci conduca al Figlio, come una sorella, come una madre.

Ma i fratelli non cattolici non si arrendono e continuano ad accusare, ci accusano ad esempio di prostrarci davanti alla statua di Maria in segno di “adorazione”…

E’ giusto pregare Maria e prostrarsi a terra davanti a lei?

Questa è idolatria?

I protestanti dicono di si, infatti accusano noi cattolici di peccare di idolatria tutte le volte che preghiamo Maria e ci prostriamo davanti a lei.

Ma la Bibbia che cosa ci dice?

I fratelli separati che si sentono maestri biblici, conoscono realmente tutta la Bibbia o solo la parte che viene raccontata dai loro pastori?

Evidentemente molti fratelli separati credono di conoscere bene la Bibbia, ma invece così non è, infatti come sto per dimostrare nella Sacre Scritture ci sono molti inchini e prostrazioni, ben 272 casi e molti a persone umane, senza mai tacciare di idolatria chi li ha praticati.

I fratelli separati invece sono convinti che le prostrazioni sono atti idolatrici e basta.

Forse chi legge avrà notato che io chiamo i protestanti, fratelli, questo perché la Chiesa cattolica mi insegna a fare così, mi insegna a considerare fratelli tutti gli uomini, e soprattutto i cristiani; ma badate bene che i protestanti non chiamano noi cattolici, “fratelli”, ma ci etichettano come

“quelli del mondo” cioè come pagani, ne più ne meno, questo perché loro si sentono nella verità (loro sono i salvati) e considerano noi cattolici eretici, e li dobbiamo pure ringraziare fintanto che usano il termine (pur pesante) di pagano, perché in molti altri casi ci chiamano satanici, perché chiamare una persona idolatrica o satanica praticamente è la stessa cosa;

ritornando ai casi di inchini e prostrazioni che si trovano nella Bibbia voglio subito far notare che in

Gen 33,3 Giacobbe si prostrò sette volte fino a terra, mentre andava avvicinandosi al fratello Esaù; come spiegano questo episodio i fratelli separati?

Dopo un momento iniziale di imbarazzo rispondono che Giacobbe si inginocchiò in segno di rispetto verso Esaù suo fratello maggiore, ma dico io, per evitare tanti battibecchi tra cristiani, Dio non poteva scegliere un altro modo per descrivere il rispetto che nutriva Giacobbe verso suo fratello?

Dio sorgente di infinita sapienza sapeva benissimo che ci sarebbero state diverse interpretazioni sulla sua Parola, ma sapeva, e sa, altrettanto bene che la vera Chiesa di Cristo avrebbe difeso l’integrità della Parola, e ne avrebbe detenuto la Chiave di interpretazione, quella Chiave che Cristo affidò a Pietro e agli Apostoli, quella chiave che i protestanti non posseggono, e mai potranno dimostrare di possedere, perché mai potranno dimostrare la loro discendenza apostolica, e questo molti pastori lo sanno bene infatti cercano in tutti i modi di demolire e annullare il valore della discendenza apostolica, Paolo stesso lo raccomanda esplicitamente ai suoi discepoli, è evidente che i  protestanti tentano di demolire la verità.

Infatti il primo saputello che si sogna che Dio lo abbia designato a pastore, lo manifesta alla comunità, (tengo a precisare che la maggioranza delle comunità protestanti conoscono solo in parte la Bibbia), cominciano a pregare per lui, per vedere se il suo è stato solo un sogno, oppure è il volere di Dio, quando “secondo loro” si accorgono che è stato volere di Dio lo eleggono pastore con il beneplacito di un pastore più anziano.

Ma nella Bibbia l’elezione dei ministri di Dio funzionava così?

No, per niente, erano sempre i ministri più anziani a imporre le mani e a trasmettere il dono dello Spirito Santo al neo-ministro di Dio, nelle lettere di Paolo ne troviamo alcuni esempi, Paolo ha conferito l’incarico di episcopi a Timoteo, Filemone e Tito, Paolo lo ha fatto in quanto ministro di Dio, rivestito di autorità trasmette l’incarico ad altri uomini degni e capaci, così dovevano fare a loro volta Timoteo, Filemone, Tito ecc., i protestanti che si sono staccati dalla unica e vera Chiesa di Cristo non hanno affatto questa autorità, i protestanti non possono ordinare proprio nessuno, non hanno il potere apostolico di donare lo Spirito Santo all’uomo che eleggono a pastore. Quindi i loro pastori si autodefiniscono ministri di Dio, ma in realtà non hanno nessuna autorità ecclesiastica, anzi sono nemici della vera ed unica Chiesa di Cristo, sono dei ribelli, talmente convinti che osano accusare di satanicità i veri ministri di Dio.

Degli  atteggiamenti calunniosi di molti fratelli separati ne protei riempire un libro, ma è meglio ritornare ancora alle prove bibliche riguardo alle prostrazioni (nei confronti di uomini) che in realtà sono consentite da Dio, quando fatte in segno di  rispetto o pentimento, troviamo in Gen 42,6 “… i fratelli di Giuseppe vennero da lui e gli si prostrarono davanti con la faccia a terra”;

costoro stavano forse adorando Giuseppe?

E’ evidente che si inginocchiarono davanti a lui in segno di pentimento e rispetto.

Se io invece mi inginocchio davanti all’immagine di Maria in segno di rispetto, vengo subito tacciato di idolatria dai fratelli separati, che spesso ripetono e accusano a memoria, ricordandosi delle parole sentite dire al pastore.

Le loro accuse sono in buona fede, perché sono realmente convinti che quello che gli insegna il loro  pastore sia giusto, e siccome il tempo per meditare e approfondire la Bibbia è sempre poco, si fidano di lui e basta.

I fratelli separati non sono cretini, anzi sono persone umili, sincere ed intelligenti, ma che purtroppo non hanno tempo o voglia di andare a verificare se quello che dice il pastore corrisponde a verità. Tutte le volte che il pastore menziona e accusa la dottrina cattolica, basterebbe andare a leggerla per verificare, invece non lo fanno; ci credono e basta.

Anche in Es 18,7 “Mosè si prostrò davanti al suocero”

2 Sam 14,33 “Assalonne si prostrò davanti a Davide”;

2 Re 2,15 “…i figli dei profeti si prostrarono davanti a Eliseo”;

2 Re 4,37 “…la Sunammita gli si prostrò davanti” ecc.

Gn 19,1 “I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.”

Come notiamo i due angeli (qui non si indica Angelo del Signore o Angelo di Dio ) non rimproverarono affatto Lot per aversi prostrato davanti a loro, appunto perché non li confusero e non li scambiarono con Dio. e quindi non era prostrazione di adorazione, altrimenti gli angeli lo avrebbero richiamato.

1 Re 1,53 “Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere dall’altare; quegli andò a prostrarsi davanti al re Salomone, che gli disse: “Vattene a casa!”

Allora il re Nabucodònosor piegò la faccia a terra, si prostrò davanti a Daniele e ordinò che gli offrissero sacrifici e incensi.

Giuditta 10:23 “Quando Giuditta avanzò alla presenza di lui e dei suoi ministri, stupirono tutti per la bellezza del suo aspetto. Essa si prostrò con la faccia a terra per  riverirlo, ma i servi la fecero alzare.”

Ester 8,12L “... aveva tanto approfittato dell’amicizia che professiamo verso qualunque nazione, da essere proclamato nostro padre e da costruire la seconda  personalità nel regno, venendo da tutti onorato con la prostrazione.”

Atti 16,29 “Quegli allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando si  gettò ai piedi di Paolo e Sila poi li condusse fuori e disse: Signori, cosa devo fare per essere salvato?”

Tb 12,15-16Io sono Raffele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore”. Allora furono riempiti di terrore tutte e due; si prostrarono con la faccia a terra ed ebbero una grande paura.

 

Come avrete sicuramente notato questi personaggi biblici si sono prostrati, per venerare o onorare (es. Giuditta 10:23 e Ester 8:12 1), davanti a persone o ad Angeli o a timorati di Dio, senza essere confusi con l’adorazione, perché appunto non li riconoscevano, verso chi si prostrava­no, con un dio o Dio e nessuno li ha mai ripresi, appunto perché prostrare, in questo caso, non significa adorare, lo stesso Gesù nella parabola di Matteo 18:26-30 raccontava della prostrazione verso il re e verso il servitore, da parte del servo, senza far comprendere che si trattava di adorazione e che tale prostrazione era proibita.

 

 

Tutti questi versetti vengono forse annullati dalla frase di Pietro rivolta al centurione?

Il centurione era un pagano, era un uomo giusto, ma essere “uomo giusto” non significa essere cristiano, il centurione non era un ex, cioè non si era dimesso dall’esercito romano, ed essendo un centurione romano era tenuto ad adorare l’imperatore, se poi si comportava in modo degno e pregava (secondo la legge naturale cristiana) questo è un altro discorso, infatti Paolo dice che se un pagano si comporta in modo degno, secondo la legge di Dio allora egli è legge per se stesso, e si salva per la infinita misericordia di Dio.

 

Atti  10,25-26 “Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro si gettò ai suoi piedi per adorarlo. 26Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch’io sono un uomo!».”

 

Il centurione che pregava Dio ebbe fede, ma ancora non era un vero cristiano, infatti non era ancora stato battezzato, lo fu poi da Pietro, e da questi ricevette gli insegnamenti cristiani monoteistici.

In questo caso il termine “uomo giusto” ci indica che il centurione anche se non era ancora cristiano si comportava in cuor suo secondo il volere di Dio, proprio come dice Paolo: “che se un uomo che non conosce la legge si comporta secondo la legge allora egli è legge per se stesso e viene giustificato anch’egli per grazia.”

Ripeto il centurione era un romano, e i romani erano obbligati ad adorare l’imperatore,

sottolineo “erano obbligati”, quindi a maggior ragione era obbligato un centurione, quando vedevano passare l’imperatore si prostravano a terra in segno di adorazione, i centurioni che per un motivo qualsiasi si dovevano presentare davanti a Cesare si prostravano davanti a lui in segno di adorazione, i romani erano politeisti, Pietro questo lo sapeva bene, ecco perché ci tiene a far notare al centurione che egli è un uomo come lui, Pietro non è un dio come veniva considerato l’imperatore, ma un semplice uomo, quindi Pietro educa il centurione, nel distinguere il cristianesimo e il comportamento cristiano dal comportamento pagano, è ovvio che nella fase iniziale della conversione del centurione Pietro debba fare un distinguo, tra culto all’imperatore e culto a Cristo. Quando i fratelli separati si vedono con le spalle al muro tentano di sgusciare con qualche altra frecciata, tipo: “Vabbè, può darsi che quanto hai detto sia vero però resta il fatto la prostrazione davanti alle reliquie è idolatrica e superstiziosa”.

Ancora una volta nella Bibbia fonte inesauribile di verità, troviamo la risposta.

In Es. 13,19 “Gli Israeliti uscendo dall’Egitto portarono via le ossa di Giuseppe”;

2 Re 13,20 “un morto fu richiamato in vita a contatto delle ossa di Eliseo”;

At 19,12 “i cristiani di Efeso imponevano ai malati i fazzoletti e grembiuli che erano serviti a Paolo nel lavoro: “Si portavano via per gli infermi i fazzoletti e grembiuli usati da lui; le infermità scomparivano e uscivano le potenze maligne”;

Se un cattolico si permette a portare un fazzoletto venuto a contatto con un santo del passato, viene subito tacciato di superstizione e di idolatria, come se lo Spirito Santo si spegnesse dopo un certo periodo, come se dopo che il santo muore, i suoi indumenti non sono più pieni di Spirito Santo.

Fratelli, riflettiamo bene prima di puntare il dito, le ossa di Eliseo erano di un morto o di un vivo?

2 Re 13,20 “Eliseo morì; lo seppellirono. All’inizio dell’anno nuovo irruppero nel paese alcune bande di Moab. 21Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono il cadavere sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L’uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi.”

 

Se le ossa di Eliseo riportarono in vita un uomo, sicuramente erano piene di Spirito Santo, quindi dalla stessa Bibbia si vede come in realtà le reliquie dei santi non sono né superstizione né idolatria.

Abramo, Lot, Giosuè si prostravano riverenti davanti agli Angeli del Signore, l’Angelo che in Apocalisse rialza Giovanni dicendogli che non doveva prostrarsi perché egli era una creatura come lui, lo fa semplicemente perché Giovanni aveva scambiato l’Angelo per il Signore, in quel momento credeva di vedere il Signore in paradiso, infatti in Apocalisse c’è scritto che Giovanni si prostrò in adorazione, questa è la prova evidente che Giovanni avesse scambiato l’angelo per il Signore, è infatti inconcepibile che Giovanni volesse adorare l’angelo in se e per se, perché Giovanni sapeva benissimo che si deve adorare solo il Cristo. Ma se Giovanni si sarebbe inchinato solo in segno di rispetto, l’angelo non lo avrebbe fermato, allo stesso modo di come nessuno fermo Abramo, Lot, Giosuè, Assalonne ecc.!

Gli inchini, vanno interpretati e valutati per quello che realmente rappresentano e vogliono significare.

Ad esempio se nell’antichità un uomo del popolo che aveva commesso un furto ai danni dell’imperatore, veniva sorpreso a rubare, e portato davanti all’imperatore , l’uomo si inginocchiava, ma nel suo cuore rimaneva il senso di disprezzo per l’imperatore, che magari opprimeva il popolo con tasse elevate, tenendolo costantemente nella fame, è giusto pensare che quell’uomo si inginocchiava davanti all’imperatore per paura, e non per adorarlo, eppure tutti i presenti vedevano l’uomo inginocchiarsi, ma in definitiva vale quello che l’uomo prova nel suo cuore, contano solo i sentimenti che l’uomo serba nel suo cuore, non il gesto esteriore.

Se un traditore che trama di uccidere l’imperatore si presenta davanti a lui e gli si inginocchia davanti, tutti i cortigiani stanno vedendo l’inchino, ma solo il traditore conosce i suoi velenosi pensieri, quindi ciò che conta sono i sentimenti del traditore, perché rispecchiano la realtà del suo cuore, di conseguenza il suo inchino è solo un gesto esteriore.

Se io mi inginocchio davanti alla Madonna, ciò che conta sono i miei sentimenti, che sicuramente sono di profondo rispetto, non certo di adorazione, quindi i fratelli non cattolici la devono smettere di giudicare dalle apparenze, loro non conoscono il mio cuore, solo Dio lo conosce, le apparenze ingannano, i  protestanti si auto-ingannano credendo di giudicare chi si inchina davanti alla statua di un santo; eppure sono sicurissimo che se i protestanti farebbero un’inchiesta andando di Chiesa in Chiesa a vedere e intervistare tutte le persone che si inchinano davanti alle statue dei santi domandando loro se si stanno inchinando in segno di adorazione o di rispetto, nessuno risponderebbe in segno di adorazione, e sfido i fratelli non cattolici a provare questo.

Se nella Bibbia troviamo chiarissime testimonianze di inchini fatti a persone umane, e nessuno è stato mai tacciato di idolatria, perché fratelli, vi dovete ostinare ad accusare di idolatria chi si inchina in segno di rispetto verso i santi, che sono esempio per tutti noi, sono le prove che Dio si serve degli uomini donando loro la santità che porta luce nel mondo, riflette la luce di Cristo e fa vedere a tutti che loro furono uomini come noi, quindi anche noi possiamo elevare la nostra spiritualità seguendo il loro esempio in Cristo.

 

 

Gesù non si preoccupò di scrivere ma di predicare, e questo raccomandò agli Apostoli, ammaestrate e battezzate, e loro comunicarono inizialmente il Vangelo predicandolo per via orale, Matteo ad esempio predicò dapprima agli ebrei, e quando fu in procinto di recarsi in altri paesi, donò ad essi il Vangelo, e con quello supplì alla sua presenza personale presso coloro che lasciava, lo stesso vangelo successivamente servì e serve per tutti i popoli della terra.

Nella genealogia di Gesù che fa Matteo, questi indica tra gli altri anche quattro donne che non erano giudee, e cioè Tamar, Racab, Rut e Betsaida la moglie di Uria, tutte pagane.

Questo ci sta ad indicare l’universalità del messaggio di Gesù, quindi il messaggio di Gesù non era rivolto solo agli ebrei ma a tutto il mondo.

Maria viene chiamata vergine già da Isaia, quando profetizza (Isaia cap.7) “la vergine partorirà un figlio”. I settanta traducono il termine ebraico  àlma con il greco partenos, cioè incontaminata, pura.

Matteo scrivendo per gli ebrei sa che loro frequentavano la sinagoga e conoscevano le Scritture, quindi cita spesso il vecchio testamento nel suo vangelo.

Matteo sottolinea che il concepimento di Gesù avvenne per opera dello Spirito Santo, ciò dimostra che in Cristo la causa e l’effetto del peccato originale non ha valore, Gesù non ha peccato originale, se Maria non fosse stata preservata dal peccato originale Gesù avrebbe avuto nella sua carne una natura di peccato ereditata da Maria, invece Gesù era tutto senza peccato, non era solo lo Spirito di Gesù a essere senza peccato ma anche la sua carne, lui era ed è tutto intero senza peccato.

Non fu mai detto su Gesù che lui era uno spirito incarnato (come siamo noi) e quindi in quanto incarnato soggetto al peccato, lui non era soggetto al peccato, (fu tentato ma non peccò) non aveva il peccato originale, perché non lo ha ereditato ne dal Padre ne dalla madre, in quanto la madre essendo nei piani divini fin dal principio, è stata preservata dal peccato originale per grazia divina e non per meriti personali, la sua immacolata concezione pertanto era stata già prevista da Dio che tutto vede e tutto sa, fin dal principio, in modo da non poter far vantare satana che la madre di Gesù-Dio anche per un solo attimo fosse stata nel peccato e quindi soggetta all’opera sua,  come lo sono stati Eva ed Adamo.

Dio non ha permesso a satana di potersi vantare di aver avuto la sua parte anche nel concepimento della madre di Gesù, la nascita di Gesù è un evento eccezionale ed unico nella storia dell’umanità (e anche quello di Maria, ella non è divina, ma umana, e nella sua umanità è unica, perché lei e solo lei fu scelta da Dio) non paragonabile con nessun altro evento della storia umana, quindi nasce da se che il versetto “nessuno degli uomini è senza peccato, neppure uno” non è applicabile a Maria (nel peccato originale) ne tanto meno a Gesù.

Perché  se Gesù quando è venuto sulla terra era un semplice uomo allora anche lui fu soggetto al peccato, e anche a lui era applicabile il versetto sopraindicato, ma Gesù non fu soggetto al peccato originale, eppure Gesù era anche un uomo.

Invece tutti ammettono che Gesù-uomo era senza peccato quindi questa è la conferma che Gesù non era solo uomo e basta, Gesù era ed è uomo-Dio; se quando Gesù venne in mezzo a noi era solo uomo, allora per 33 anni la Santissima Trinità ha cessato di esistere, e quindi dovevano esistere solo Dio Padre e lo Spirito Santo, perché Gesù sarebbe stato solo uomo e lo rimase per 33 anni.

Questa è una bestemmia, la S. Trinità è sempre esistita perché eterna, allora si capisce che quando il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, Gesù non era un semplice uomo, ma uomo-Dio; Maria che fu madre di Gesù, siccome Lui è Dio, si può dire che è madre di Dio, naturalmente si capisce che è madre del Verbo fattosi carne, e non di Dio padre, perché Gesù è Dio Figlio.

Dio Figlio in quanto eterno non ha una madre, ma quando Dio Figlio si fece carne ebbe una madre di nome Maria.

Quindi satana non poteva vantarsi di aver dominato Maria anche solo per un istante, perché il peccato di Eva ed Adamo fu opera di satana, ma la Madre di Dio-uomo (Gesù) non poteva cadere sotto il peccato causato da satana, altrimenti la nascita di Gesù sarebbe simile a quella degli altri uomini, generati da madre peccatrice in Adamo.

Tutti noi nasciamo peccatori in Adamo, quindi fin dal nostro concepimento nel seno materno siamo peccatori in Adamo, e quindi siamo sotto il peccato causato da satana, e satana ha la sua parte su di noi fino a quando non accettiamo Cristo nel nostro cuore, e quindi veniamo graziati per bontà divina, tutti gli uomini nascono peccatori in Adamo e questo lo trasmettono ai loro figli, in quanto l’uomo genera la carne dei propri figli non lo spirito, quest’ultimo lo dà Dio fin dal concepimento, quindi noi formati nella carne dai nostri genitori ereditiamo il peccato originale;

Gesù invece non lo ereditò, come mai?

Non lo ereditò perché Maria non lo aveva, Maria è l’immacolata concezione, è stata concepita senza peccato per volere di Dio, perché lei e solo lei era nei piani di Dio, designata a dover dare la carne al Verbo, e il Verbo non poteva essere generato e concepito in una carne macchiata dal peccato originale, la sua carne non poteva essere macchiata dall’opera di satana.

Da tutto questo Maria fu preservata per grazia divina, proprio in vista della sua gestazione per opera dello Spirito Santo.

Dire quindi che Maria fu solo madre dell’uomo vuol dire mettere da parte la divinità di Gesù,

Gesù uomo-Dio in quanto tale era ed è Divino, Maria è chiaro che non ha dato la divinità Gesù, la divinità il Verbo l’ha sempre avuta, a quando si fece carne prese solo quest’ultima da Maria.

“La carne non giova a nulla” è riferito a tutti gli uomini, per far capire che è la carne che ci porta al peccato, nessun uomo può dire che non pecca, tranne Gesù, la sua carne non lo portò mai al peccato.

Maria non peccò mai per grazia divina concessale, “d’ora in poi tutte le nazioni mi chiameranno beata” come poteva ispirata dallo Spirito Santo, affermare una cosa del genere se c’era il dubbio che anche lei potesse durante il resto della sua vita cadere nel peccato?

Ogni uomo usa dire che a Dio piacendo si salverà, chiunque di noi sa benissimo che nel resto della nostra vita con molta probabilità peccheremo ancora, perché è la carne che ci porta a peccare, se rimaniamo nella fede ci pentiremo umilmente e Dio ci perdonerà, ma non possiamo dire con sicurezza assoluta “d’ora in poi tutte le nazioni mi chiameranno beato” se non altro peccheremmo di orgoglio, perché è impossibile che anche dopo aver ricevuto lo Spirito Santo qualcuno si senta di dire che da quel momento in poi non peccherà più e quindi lo chiameranno beato, l’uomo fino all’ultimo può (per suo volere) allontanarsi da Dio, altrimenti se dopo il battesimo non ci si potrebbe allontanare più significherebbe diventare burattini,

invece la Bibbia ci insegna che noi siamo liberi di scegliere, e quindi se lo siamo, fino all’ultimo c’è la possibilità che per nostro volere (sotto la tentazione di satana)  ci allontaniamo da Dio.

Si evince che una persona ragionevole non osa dire “da ora in poi tutte le nazioni mi chiameranno beato”.

Maria fu chiamata beata perché credette al Signore e partorì Gesù, ma se ci fosse stato il minimo dubbio che Maria nel resto della sua vita potesse cadere nel peccato, lo Spirito Santo non gli faceva affermare una cosa del genere; tuttavia Maria non diventò una burattina, ma fu esempio illuminante di umiltà e dolcezza, per volere di Dio.

infatti se Maria come donna libera, per assurdo in un momento di sconforto (e ne ha avuti tanti) sarebbe caduta nel peccato, e vi sarebbe rimasta, tutti ora diremmo che Maria fu la madre del Signore, ma non la chiameremmo beata, Maria è stata prescelta da Dio, e Lui sapeva che non sarebbe mai caduta nel peccato, perché Lui stesso le ha donato grazia, Lui stesso ha posto inimicizia tra Maria e satana, e Dio sapeva fin dal principio che Maria avrebbe perseverato fino alla fine dei suoi giorni terreni;

a quale altro uomo o donna qualcuno ha predetto che tutte le generazioni lo chiameranno beato/a ?

Nell’affermazione “d’ora in poi………….” non si scorge il minimo dubbio che Maria doveva essere chiamata beata per tutti i secoli a venire.

Nella Bibbia si parla poco di Maria  perché in ogni caso non è la figura di Maria che deve emergere ma quella di Gesù, solo Lui salva, il Vangelo ci parla di Gesù perché è giusto che si conoscano i suoi insegnamenti, la sua Parola, ma questo non vuol dire che Maria sia equiparabile a tutti gli altri uomini, lei è la madre di Gesù, e Gesù ha avuto una sola madre la quale è stata preservata dal peccato originale.

Elisabetta “piena di Spirito Santo” dice “come mai la madre del Signore viene presso di me” e in greco Kyurios significa Signore e la parola Signore nella Bibbia viene usata anche per indicare Dio, in greco si può usare indistintamente sia la parola Signore che la parola Dio. I settanta traducendo la Bibbia dall’aramaico al greco, quando incontrano la parola Signore viene tradotta Dio (sacro tetragramma)  Kyurios=Signore

In Luca 1,16 c’è scritto riferito a Giovanni “ricondurrà molti figli di Israele al Signore loro Dio”, qui è evidente l’accostamento tra la parola Signore e Dio, si capisce che la parola Signore significa Dio, tantissimi altri esempi si possono fare in tal merito;

Gen 2,4 “Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo ancora nessun cespuglio della steppa vi era sulla terra”

Gen da 4,1 in poi Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse:

«Ho acquistato un uomo dal Signore».

Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; 4anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, 5ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. 6Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto?

 

Salmo 18 Ti amo, Signore, mia forza,

3Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;

mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;

mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

4Invoco il Signore, degno di lode,

e sarò salvato dai miei nemici.

 

Tantissimi altri esempi si possono portare, per provare che Signore significa Dio, cioè che per indicare Dio si possono usare indistintamente le due parole.

Quindi si può tranquillamente dire che Maria è madre di Dio senza commettere alcuna bestemmia, perché tutti sanno che quando si usa questa espressione ci si riferisce alla maternità di Dio Figlio fattosi uomo, Dio Figlio ebbe una madre quando si incarnò per salvare gli uomini, ma allo stesso tempo rimane eterno, perché Dio Figlio è eterno e non ha principio come il padre e lo Spirito Santo.

 

 

In Matteo 2,11 fino al versetto 21 viene ripetuta per cinque volte la frase “il bambino e sua madre” sembra scelta apposta per far risaltare il giusto ordine dato alle persone citate, e fa capire che Maria viene dopo Gesù nella salvezza messianica.

L’importanza di Maria viene esaltata da questa frase, le da la giusta collocazione accanto al figlio, Maria è la nuova Eva, la prima portò la morte, la seconda la vita, dalla prima nacque la morte, dalla seconda nacque la vita.

Matteo poteva benissimo scrivere una sola volta la frase “il bambino e sua madre” quando i re magi entrarono nella casa videro il bambino e sua madre, poteva semplicemente scrivere: “entrati nella casa videro il bambino e lo adorarono”, e nessuno poteva obbiettare, tanto era sottinteso che un neonato aveva per gran parte del giorno la madre vicino, invece Matteo lo sottolinea; e poi se nessuno lo ha notato Matteo parla di “casa” non di grotta, evidentemente Matteo non ha ritenuto importando descrivere pure le fasi di trasferimento dalla grotta alla casa, ma indico questo particolare per far capire che a volte leggendo superficialmente certe cose ci sfuggono, e la Bibbia non è in libro da leggere superficialmente;

anche l’angelo dice a Giuseppe di prendere il bambino e sua madre, avrebbe potuto dire prendi il bambino e Maria, visto che il compito di Maria si era esaurito con il parto (come dicono i protestanti), aveva dato alla luce il Salvatore e ora gli toccava mettersi da parte, e ritornare ad essere una donna come tante altre, invece nel Vangelo viene sottolineata la figura materna di Maria;

Maria è una donna, ma di eccellente umiltà, a lei è stato affidato il mondo, tutte le generazioni la chiameranno beata, Maria è la prescelta, non le tante altre, se Maria doveva ritornare ad essere come tante altre Matteo non ripeteva per cinque volte la frase “il bambino e sua madre” la chiamava semplicemente Maria. Matteo ripete più volte nel suo Vangelo la parola madre, per dare il giusto risalto a Maria, e non per relegarla a semplice comparsa, una madre è legata a suo figlio, una madre ama suo figlio, una madre cresce suo figlio, una madre si prende cura di suo figlio, e Maria ha avuto il grandissimo e irripetibile onore di prendersi cura del Figlio di Dio.

Ma i protestanti si rendono realmente conto di ciò che vuol dire questo?

Se a me mi viene affidato mio nipote per un determinato periodo, io ne sono fiero, mi compiaccio che i suoi genitori nutrono fiducia in me, di conseguenza presto la massima attenzione nel prendermi cura di mio nipote, primo per affetto, secondo per non deludere i suoi genitori.

Se al posto di mio nipote mi fosse affidato il figlio del sindaco, porrei ancora maggior attenzione nel badarci, perché se gli succedesse qualcosa a causa mia, il sindaco non mi capirebbe come potrebbe fare mia sorella, in oltre mi sentirei molto onorato della fiducia del sindaco; l’onore crescerebbe ancora di più se invece del sindaco sarebbe il presidente della repubblica ad affidarmi suo figlio, e penso che questi sentimenti li proverebbe qualsiasi persona umana.

Fratelli, capite bene l’enorme differenza tra il figlio del presidente e il Figlio di Dio?

Capite di quale onore sono stati rivestiti Maria e Giuseppe?

E Maria ancor più perché l’ha portato in grembo, capite l’enormità dell’evento?

Dio aveva piena fiducia in Maria, la ritenuta degna di generare e crescere suo Figlio!

Fratelli separati, forse dovreste chiedere perdono a Dio di tutte le frecciate lanciate contro la figura di Maria, cercando a tutti i costi di farla passare per semplice comparsa, donna di passaggio, una donna come tante altre.

NO, e il mio no è gridato, gridato ad altissima voce, NO, Maria non è una donna come tante altre, Maria è la madre del Signore!

E oltre a rispettarla come donna santa, la dovete rispettare come madre di nostro Signore Gesù Cristo, madre di Dio, perché Gesù è Dio.

Maria amava Gesù come madre, e come figlia, ben consapevole che Gesù era il Verbo incarnato.

Dopo che Maria partorì Gesù,  Dio non mandò gli angeli a strapparglielo di mano prima che combinasse qualche guaio ai danni del bambin Gesù, ma ha continuato a darle fiducia, Dio ha avuto fiducia in Maria è gli diede l’onore di crescere suo Figlio, ecco perché Matteo ripete più volte la frase “il bambino e sua madre”, non si può staccare il bambino dalla madre, ne la madre dal bambino, perché il suo cuore si lacererebbe. Quando Gesù inizia il suo ministero Maria viene messa in ombra come (è giusto che sia) dalla figura del Messia, dal compito del Messia.

Ma quando il Messia giunge quasi al termine della sua missione, da a Maria il suo giusto ruolo, cioè quello di Madre della Chiesa, ai piedi della croce la riconosce madre della Chiesa, dopo grandi sofferenze Dio da grandi doni, e in quel momento di grande sofferenza, in cui si vede Maria con il cuore trafitto da una lancia, in cui si vede ancora la madre vicino al Figlio straziata di dolore, le dona la grazia di diventare madre della Chiesa.

In Maria la natura fu superata e vinta, ella infatti concepì vergine e vergine partorì.

Due vergini ebbe l’umanità, una cagione della vita, l’altra cagione della morte, da Eva spuntò la morte da Maria la vita.

Nella Bibbia vi sono indicati anche altri uomini immuni da peccato, Geremia ad esempio fu santificato nel grembo materno, e Giovanni Battista balzò di gioia all’udire la voce della madre del Signore.

Il Verbo si fece carne non ha lo stesso significato di “il Verbo parlò per mezzo del profeta”, Gesù

non era il profeta dell’Altissimo, ma era nell’Altissimo e l’Altissimo era in lui.

Il Verbo si fece carne, quindi Maria è madre del Verbo fatto carne, e non della sola carne.

E’ inverosimile affermare che Maria è madre della sola carne di Gesù, e lo Spirito durante la gestazione dov’era?

Gesù ha un Padre ed una madre, il padre è Dio, la madre è Maria, lo Spirito Santo non si incorporò in Gesù dopo la sua nascita, perché lui era il Verbo fatto carne, Maria partorì il Verbo fatto carne e non solo la carne.

Come ha fatto il Verbo a farsi carne e nello stesso tempo ad essere eterno come il Padre, questo l’uomo non lo potrà mai spiegare con i suoi ragionamenti, non si può penetrare il mistero di Dio,

Maria non partorì un uomo come noi, ma il Verbo di Dio Padre, che si incarnò e si fece uomo.

Il Verbo esiste fin dal principio perché è eterno, ma Maria non è madre di Dio Padre

ne di Dio Figlio perché anche quest’ultimo è eterno come il padre, ma di Dio Figlio quando decise di farsi carne.

Tutte le madri degli uomini che sono sulla terra, secondo le leggi della natura stessa, portano nel seno il frutto che cresce gradatamente, sviluppandosi secondo arcane leggi di Dio, fino a raggiungere la forma umana; e Dio in questo piccolo corpo mette un’anima, nel modo che lui conosce.

Dio plasma l’anima dell’uomo, dice il profeta; una cosa è il corpo e altra cosa è l’anima, quantunque le madri generino soltanto il corpo, siccome esse hanno dato alla luce l’essere vivente completo, che è formato da anima e corpo, non si dice che hanno generato una sola parte, ma tutto l’essere vivente, nessuno dirà per esempio che Elisabetta è la madre della carne ma non dell’anima, giacché essa ha generato il battista col corpo e l’anima, l’uomo unico, composto di anima e corpo, quindi non è affatto assurdo dire che il Verbo nacque da una donna secondo la carne, precisamente come l’anima dell’uomo nasce assieme al suo corpo e forma una cosa sola con esso, quantunque essa (l’anima) differisca completamente quanto alla natura.

Dalla santa vergine non è nato un uomo ordinario, sul quale poi sarebbe disceso il Verbo di Dio, ma nacque il Verbo stesso che si uni alla carne nel seno materno.

Alla stessa maniera non diciamo che il Verbo ha sofferto ed è risuscitato, quando Gesù fu crocifisso non era il Verbo a soffrire ma la carne di Gesù, eppure gli apostoli non fanno distinzione non dicono “la carne di Gesù fu inchiodata sulla croce” ma dicono Gesù fu inchiodato sulla croce e soffriva enormemente; viene da chiedersi: quando Gesù era appeso sulla croce il suo Spirito si era allontanato da lui ancora prima della sua morte?

No, è evidente che fino a quando Gesù appeso sulla croce  aveva un filo di vita il suo Spirito era con lui, e il suo Spirito era (ed è) il Verbo, eppure non viene fatta distinzione tra Verbo e carne, perché entrambi formavano la persona di Gesù, allo stesso modo di come non può essere fatta distinzione nel dire Maria madre di Dio, Maria fu madre di Dio-uomo, quindi dire madre di Gesù o madre di Dio è la stessa cosa.

Se i fratelli separati si stupiscono come mai Maria sia stata assunta in cielo, e come tale evento sia potuto accadere, lasciando intendere (o dicendo chiaramente) che questa è un'invenzione della Chiesa cattolica, gli rispondo subito facendogli notare che  i pregiudizi accecano i loro occhi, infatti essi  non riflettono sui versetti che troviamo in Matteo 27,52. In questi versetti infatti troviamo scritto che:"le tombe si aprirono e molti corpi dei santi che vi giacevano risuscitarono dalle tombe, entrarono nella città santa e apparvero a molti".

Fratelli vi chiedo con amore di riflettere seriamente su questi versetti, lasciando stare quell'allergia verso tutto ciò che è cattolico e tutto quello che la Chiesa cattolica insegna, puntando a testa bassa contro di essa e contro i suoi insegnamenti, alzate la testa fratelli perchè peccate restando a testa bassa contro gli insegnamenti della vera Chiesa di Cristo; alzate la vostra testa, aprite i vostri occhi, sturate le vostre orecchie, predisponete i vostri cuori, assumete un atteggiamento disteso, tranquillo, sereno, mettete da parte i pregiudizi che vi bloccano e riflettete con cuore sincero a quanto sto per dirvi: Matteo ci dice che molti corpi dei santi risuscitarono dopo Gesù, uscirono dalle loro tombe e apparvero a molti; perchè appena sentite menzionare le apparizioni di Maria, (Lourdes, Fatima ecc.,) vi si arriccia la pelle?
Maria non è forse una santa?
I santi menzionati in Mt 27,52 apparvero a molti per dimostrare agli uomini quello che Gesù aveva promesso, Dio ha dato tramite essi un anticipo e una dimostrazione di come saremo noi un giorno, ha dato la dimostrazione che la resurrezione che aveva promesso Gesù era reale, e molti videro e credettero alla onnipotenza di Dio, e soprattutto alla veracità della sua Parola. Maria non appare di sua iniziativa, ma per volontà di Dio, e nelle sue apparizioni (limitate nel numero) non mira a farsi un partito proprio, ella non fa concorrenza a Dio, ma anzi si preoccupa di portare anime a Dio, ci esorta a pregare di più.
Dire che queste siano apparizioni sataniche significa dire che satana ci esorta a pregare Gesù, gettandosi la zappa sui piedi; ma del resto la stessa Bibbia ci dice che i farisei accusavano Gesù di operare prodigi per mezzo di satana, allo stesso modo i protestanti accecati dai loro pregiudizi accusano Maria di fare l'ambasciatore del diavolo, e additano le apparizioni mariane come opere sataniche, ed essendo che in tutte le sue apparizioni Maria ci esorta a pregare di più suo Figlio, se ne deduce che satana stesso ci esorti a pregare Gesù!
Ma tutto questo è sensato?
Vi prego fratelli riflettete con cuore sincero, è mai possibile che satana sfrutti la figura di Maria per incitarci a pregare di più Gesù?
I santi che Matteo ci menziona nel capitolo 27,52 dopo essere apparsi a molti restarono a girovagare sulla terra, oppure è più logico pensare che furono assunti in cielo?
Dato che Matteo menziona i corpi di questi santi è legittimo pensare che questi santi furono assunti in cielo anima e corpo?
Perché allora i fratelli separati si scandalizzano sentendo parlare dell'assunzione di Maria? Ella era forse meno degna degli altri santi? La misericordia di Dio fu forse meno grande nei confronti di Maria? La fede di Maria era forse inferiore a quella di altri?
Le deduzioni teologiche sono sempre esistite, molte vengono accettate anche dai protestanti;
ad esempio la cacciata di satana dal paradiso non è descritta nei minimi particolari, ma in forma allegorica, per cui ci si potrebbe chiedere come abbia potuto satana rifiutare Dio, essendo stato creato di puro spirito e come si sa sia gli angeli che noi (risorti) non potremo più essere tentati, perché gli esseri spirituali non possono essere tentati dal male. Quindi per deduzione teologica si arriva a presupporre che in principio ci fu un tempo in cui gli angeli erano liberi di scegliere e che alcuni di essi decisero liberamente di seguire Lucifero, perché partendo dalla tesi che Dio non può aver creato il male perché Sommo Bene, se ne deduce che in principio gli angeli abbiano avuto libertà di scelta cioè per un breve istante siano stati influenzabili dal male.
Ma quanto è durato questo breve instante visto che il nostro modo di misurare il tempo sicuramente è diverso da quello di Dio? Certe cose fintanto che restiamo nella carne non le potremo mai sapere, pertanto ci dobbiamo arrendere ai limiti del nostro cervello e limitarci a credere per fede.
Un altro esempio di deduzione teologica si può fare per la Santissima Trinità. Nella Bibbia in effetti non troviamo scritta questa parola, né tanto meno viene menzionata esplicitamente, però anche moltissimi protestanti (da questi sono esclusi i testimoni di Geova e altri) sono concordi nell’accettare la Trinità, cioè le tre Persone divine Padre, Figlio e Spirito Santo.
Il fatto che le tre Persone siano di uguale sostanza, ma distinte, e che ognuno di essi è Dio, non un Dio che fa concorrenza all’altro ma concorde e unito all’altro è una deduzione teologica, infatti nella Bibbia lo troviamo in forma implicita, basandosi sulla sola lettura e interpretazione letterale, i testimoni di Geova arrivano a negare la divinità di Gesù e quella dello Spirito Santo, ma quasi tutti i protestanti (cristiani) accettano la Trinità perché ritengono che la deduzione teologica che ne prova l’esistenza è valida!
Allo stesso modo (sempre per deduzione teologica) si arriva a capire come Maria fu assunta in cielo anima e corpo, cioè allo stesso modo di quei santi (Mt 27,52) che risuscitarono subito dopo Gesù e apparvero a molti.
Nei canti nisibeni, (canti antichissimi, risalenti ai primissimi anni del cristianesimo) si parla dell'assunzione di Maria, si parla della grande venerazione che le prime comunità cristiane nutrivano nei confronti di Maria, si trova scritto pure che l'apostolo Tommaso quando Maria morì era lontano, ed avendo a cuore di vedere almeno per l'ultima volta le sue spoglie mortali si recò assieme agli altri apostoli sulla tomba di Maria, e tolta la pietra tombale sentirono un intenso profumo di rose, ma il corpo di Maria non lo trovarono.
Questo episodio non è una favoletta della buona notte, come quelle che si raccontano ai bambini, ma è stato preso in seria considerazione della prime comunità cristiane, che credettero nell'assunzione di Maria in cielo, del resto anche in Matteo 27,52 troviamo un caso analogo.
L’assunzione do Maria in cielo deve ritenersi una conseguenza logica di tutto quello che la S. Scrittura dice sulle prerogative straordinarie di Maria. Sembra anche molto logico che alla madre immacolata di Gesù, Uomo-Dio, vergine perpetua, debba toccare la stessa sorte del Figlio divino.
Fin dall’inizio del cristianesimo Maria è stata ritenuta Madre di Dio, Immacolata, Assunta in cielo in anima e corpo e sempre Vergine. Nel quarto secolo esistevano già templi dedicati alla madre di Dio; nel quinto secolo templi dedicati all’Assunta.
Pio XII, dopo la dichiarazione del dogma dell’Assunzione, vide nel Cielo, in pieno giorno, ripetersi il fenomeno della “danza del sole”, come segno di celeste approvazione alla sua dichiarazione dogmatica. A Lourdes, nel 1858, quattro anni dopo la dichiarazione del dogma dell’Immacolata Concezione, la Madonna confermò: “Io sono l’Immacolata Concezione”.
Nelle prime comunità giudaico-cristiane, è già presente la convinzione che il corpo di Maria fosse stato assunto in cielo in anima e corpo. Tale convinzione era viva a Gerusalemme dove si indicava nel Getsemani il luogo della sua temporanea deposizione, detta poi dormizione, perché dal sonno passò alla gloria dell’Assunzione. L’Assunzione di Maria è parallela all’Ascensione di Cristo. Esiste infatti una perfetta somiglianza, una sorprendente analogia fra la madre e il Figlio, fra i misteri della vita di Cristo e i misteri della vita di Maria. Due vite, due destini così mirabilmente congiunti in tutto il loro corso, Maria mirabile in qualità di creatura, Gesù mirabile in quanto uomo e in quanto Dio.
Non dobbiamo meravigliarci se alcune verità cristiane siano state dichiarate dogmatiche soltanto dopo molto tempo. Nei primi tre secoli, e oltre, la Chiesa fu sempre perseguitata. La sua sopravvivenza e affermazione sono espressioni dell’Onnipotenza divina. Lì dove la Sacra Scrittura è esplicita i dogmi sono stati stabiliti fin dai primi secoli, dove invece mancano espressioni esplicite, lo studio e il tempo hanno sempre meglio permesso di poter compenetrare la divina parola all’intelligenza umana fino alla soluzione che s’imponeva. Il Magistero ecclesiastico agisce con prudenza e saggezza perché le Verità divine devono essere anche accolte e credute dai fedeli. D’altra parte si sa e si è convinti, nella gerarchia, che lo Spirito Santo guiderà la Chiesa per ogni vero, alla Verità tutta intera e farà capire tante cose che non ancora si è in grado di capire.

  

Riflettete fratelli, pregate di più affinché il Signore vi tolga il velo dagli occhi, imparate ad amare di più la verità tutta intera, e non credete che le religioni siano tutte uguali, e che l'una valga l'altra, non è così, Cristo ha detto che bisogna seguire la sua Chiesa, e la sua Chiesa è UNA.
Se la vostra (come dite) non è una religione, che cosa è?  E' il caos!

Il libero arbitrio produce caos, produce nebbia, produce confusione, ma Gesù ha istituito una sola Chiesa come colonna e sostegno della verità, la sua Chiesa; la Chiesa di Cristo è la Chiesa cattolica.