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MARIA
Tratto dal sito [cristianicattolici.net]
Il
problema è sempre lo stesso, argomento per argomento, la
domanda che dovrebbero porsi i fratelli separati è: “ma
la mia interpretazione biblica soggettiva è
infallibile?”, visto che sono talmente convinti di
capire la Bibbia da soli, ed è difficile convincerli che
in effetti loro capiscono la Bibbia così come gliela
spiega il loro pastore. In un simile contesto non si
capisce perché circolino commentari biblici, a che
servono se la Bibbia non si interpreta?
Comunque,
visto che ne sono così convinti, dovrebbero spiegarci
come mai ogni singolo protestante crede di essere nella
verità, ma se prendiamo un luterano e un pentecostale ci
accorgiamo che seguono dottrine diverse, la stessa cosa
accade se consideriamo ad esempio un pentecostale ADI e
un pentecostale modalista. Ecco che alla luce di tali
considerazioni, si può tranquillamente affermare, che
l’interpretazione soggettiva e singola non può essere
infallibile.
Lo
Spirito Santo ci spinge alla ricerca della verità (1 Ts
5,21), certi pastori protestanti invece spingono
all’appagamento i loro fedeli, convinti –questi ultimi-
di aver già raggiunto la verità e di non doverla più
cercare altrove.
Il
problema quindi è la conoscenza della verità, Cristo è
verità, credere in Lui è verità, ma non credere ad
esempio alla Sua presenza reale nell’Eucaristia, è
verità?
Su Maria
molti fratelli separati (specie pentecostali) ne
scrivono di cotte e di crude, per sminuirne il ruolo e
la figura.
Tra i
versetti che citano spesso con lo scopo di mostrare
Maria come una comune peccatrice ci sono quelli di Rm
3,10-12 “Non
c’è nessun giusto,
nemmeno uno, non c’è sapiente, non c’è chi cerchi
Dio! Tutti hanno traviato e si son pervertiti; non c’è
chi compia il bene, non ce n’è neppure uno.”
Ma cosa
ci vuol dire Paolo con questa citazione? Dobbiamo
leggere alla lettera, o dobbiamo interpretare?
Dimostrerò che la via corretta da seguire è la seconda.
Gen 8,9 “Questa è la storia
di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi
contemporanei e camminava con Dio.”
Gen 18,23-24 “Davvero
sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono
cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi
sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo
ai cinquanta giusti che vi si trovano?”
Conosciamo tutti la storia
della distruzione di Sodoma e Gomorra, dalla prima città
fu salvata la famiglia di Lot perché composta da persone
giuste agli occhi di Dio.
2 Sam 4,11 “ora che uomini
iniqui hanno ucciso un giusto in casa mentre
dormiva, non dovrò a maggior ragione chiedere conto del
suo sangue alle vostre mani ed eliminarvi dalla terra?”
Ez 33,18 “Se il giusto
desiste dalla giustizia e fa il male, per questo
certo morirà.”
Am 2,6 “Così
dice il Signore: «Per tre misfatti d’Israele e per
quattro non revocherò il mio decreto, perchè hanno
venduto il giusto per denaro e il povero per un paio
di sandali;”
Mi 7,2 “L’uomo pio è
scomparso dalla terra, non c’è più un giusto fra gli
uomini: tutti stanno in agguato per spargere sangue;
ognuno dá la caccia con la rete al fratello.”
Paolo non stava forse citando
questi versetti nella sua lettera ai Romani?
1 Re 8,31-32 “Se uno pecca
contro il suo fratello e, perché gli è imposto un
giuramento di imprecazione, viene a giurare davanti al
tuo altare in questo tempio, tu ascoltalo dal cielo,
intervieni e fà giustizia con i tuoi servi; condanna
l’empio, facendogli ricadere sul capo la sua condotta, e
dichiara giusto l’innocente rendendogli quanto merita
la sua innocenza.”
In questi versetti vediamo il
significato del termine giusto, che viene dichiarato
tale da Dio, per mezzo della grazia.
Gb 4,17-19 “Può il
mortale essere giusto davanti a Dio o innocente
l’uomo davanti al suo creatore?Ecco, dei suoi servi egli
non si fida e ai suoi angeli imputa difetti; quanto più
a chi abita case di fango, che nella polvere hanno il
loro fondamento!”
Ecco che nei versetti di
Giobbe troviamo la spiegazione della citazione che Paolo
fa nella lettera ai romani. Davanti a Dio nessuno è
giusto, a tal punto da meritarsi la salvezza, tutto ci
viene dato per grazia, per merito e per opera di Gesù
Cristo il nostro unico salvatore.
Non è vero quindi che la
Bibbia ci dice che nessun uomo è giusto, non si possono
valutare le parole di Paolo in senso assoluto, ma in
rapporto a Cristo.
Nella Bibbia infatti troviamo
numerosi versetti che ci parlano di uomini giusti;
giusti in confronto agli empi, in confronto ai tiepidi,
non in senso assoluto, non davanti a Dio. Nel libro di
Giobbe leggiamo “…Ecco, dei suoi servi egli non si
fida e ai suoi angeli imputa difetti…”
Ab 2,4 “Ecco, soccombe
colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà
per la sua fede.”
Ml 3,18 “Voi allora vi
convertirete e vedrete la differenza fra il giusto e
l’empio, fra chi serve Dio e chi non lo serve.”
Mt 1,19
“Giuseppe suo sposo, che era giusto e non
voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.”
Mt 10,41 “Chi accoglie un
profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e
chi accoglie un giusto come giusto, avrà la
ricompensa del giusto.”
Mc 6,20 “perché Erode
temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e
vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava
molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.”
Lc 2,25
“Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone,
uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il
conforto d’Israele;”
At 10,22
“Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di
Dio, stimato da tutto il popolo dei Giudei, è stato
avvertito da un angelo santo di invitarti nella sua
casa, per ascoltare ciò che hai da dirgli”.
Troviamo
pure una variante dell’uomo giusto, il buono.
Sal 18,26 “Con l’uomo
buono tu sei buono con l’uomo integro tu sei
integro,
7con
l’uomo puro tu sei puro, con il perverso tu sei astuto.”
Qo 9,2 “Vi è una sorte
unica per tutti, per il giusto e l’empio, per il
puro e l’impuro, per chi offre sacrifici e per chi non
li offre, per il buono e per il
malvagio, per chi giura e per chi teme di giurare.”
Mt 12,35 “L’uomo buono dal
suo buon tesoro trae cose buone, mentre l’uomo cattivo
dal suo cattivo tesoro trae cose cattive.”
Mt 25,21
“Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo
padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su
molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.”
Lc 6,43 “L’uomo buono trae
fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo
cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male,
perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.”
Alla luce
di tutti questi versetti che parlano di uomini giusti,
si deve per forza intepretare Paolo, altrimenti si cade
nell’errore.
Per tutti
i cristiani i documenti probanti il reale ruolo
ecclesiastico di Maria, e la sua precisa posizione
all’interno della Chiesa esistono, è importante ad
esempio capire cosa pensassero di Maria i primi
cristiani, che come detto in altri capitoli, sicuramente
avevano la sana dottrina ben fissata nella mente,
proprio perché vissuti in età molto vicina a quella
degli apostoli.
Ad
esempio leggiamo:
Da S.Tommaso d'Aquino:
libro quarto Cap.34 par.13 della Summa contra gentiles:
“Si dice che uno è figlio
di una data madre, per il fatto che ha desunto da essa
il proprio corpo, sebbene l'anima derivi da una causa
esteriore. Ora, il corpo di Cristo fu desunto dalla
Vergine Madre....quel corpo era il corpo del figlio
naturale di Dio, cioè del Verbo di Dio. Dunque è giusto
dire che la Beata Vergine è ‘Madre del Verbo di Dio’
e anche ‘Madre di Dio’, sebbene la divinità del
Verbo non sia desunta dalla Madre. Infatti non è
necessario che un figlio desuma dalla madre tutto quello
che egli è nella sua sostanza, ma basta che ne desuma il
corpo.”
Vedete
come questi argomenti non sono nuovi nel cristianesimo,
non sono cavilli che hanno trovato i pentecostali, sotto
ispirazione, ma semmai li hanno dissotterrati,
riesumandoli dalle passate polemiche, che i primi
cristiani sostenevano contro gli eretici delle epoche
antiche, quindi anche nei secoli passati vi furono
eretici che si opponevano alle verità dottrinali della
Chiesa, ma essi erano appunto eretici, nessun serio
studioso identificherebbe i pentecostali odierni con
quegli antichi eretici. La Bibbia parla di Maria, spesso
in maniera velata, quindi si deve interpretare fugando
quei pregiudizi intrinsechi che spesso affollano
le menti di molti fratelli pentecostali.
Ma
guardate cosa mi va a scrivere il fratello Stefano,
riguardo a Maria, per dimostrare che la nuova arca
dell’alleanza è proprio lei. Seguitelo perché è davvero
bello e di considerevole riflessione, ci dimostra come
le vie del Signore sono infinite e fruttuose.
“La
Bibbia qui usata è la Nuova Riveduta (protestante, per
chi non la conoscesse) della società biblica di Ginevra.
Davide,
in quel giorno, ebbe paura del SIGNORE, e disse: «Come
potrebbe venire da me l'arca del SIGNORE?» (2
Samuele 6,9)
Come mai
mi è dato che la madre del mio Signore venga da me?
(Luca 1,43)
L'arca
del SIGNORE rimase tre mesi in casa di Obed-Edom
a Gat, e il SIGNORE benedisse Obed-Edom e tutta la sua
casa. (2 Samuele 6,11)
Maria
rimase con Elisabetta circa tre mesi; poi se ne
tornò a casa sua (Luca 1,56)
Davide
andò e trasportò l'arca di Dio dalla casa di Obed-Edom
su nella città di Davide, con gioia. Quando
quelli che portavano l'arca del SIGNORE ebbero fatto sei
passi, egli immolò un bue e un vitello grasso. Davide
era cinto di un efod di lino e danzava a tutta forza
davanti al SIGNORE (2 Samuele 6,12-14)
Poiché
ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli
orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel
grembo. (Luca 1,44)”
Questo
breve ma incisivo esempio serve a far capire come le
Scritture si devono saper analizzare in maniera profonda
per scoprirne le meraviglie. Le Scritture sono come un
pozzo dal quale si può attingere l’aqua a diversi
livelli di profondità, attingendo in superficie si berrà
la medesima acqua rispetto a quella che si attinge
facendo scendere il secchio più in profondità, ma è fuor
di dubbio che l’acqua attinta dalle profondità del pozzo
è più fresca, e direi più cristallina. Attingendo acqua
nelle profondità del pozzo si coglie meglio il gusto
dell’acqua, la sua purezza. Gli stessi versetti che
letti in separata sede possono non dire nulla di
particolare oltre al semplice significato letterario,
messi in parallelo con quelli del Vecchio Testamento
assumono una luce nuova, e ci fanno capire in che modo
il V.T. viene svelato nel Nuovo. Mettendo il N.T. in
relazione al V.T. si comincia a scendere nelle
profondità della Parola, riusciamo a coglierne profondi
significati, che se ci saremmo fermati in superficie non
avremmo mai visto. Nell’interpretazione dei testi sacri
bisogna rifuggire dal fondamentalismo esegetico evitando
da una parte di trascurare il senso letterale della
Scrittura e dall’altro di forzare il testo stesso ma
cercando sempre di inquadrarlo nella sua finalità
teologica e soteriologia. Questo vuol dire – come dice
il Vaticano II nella Dei verbum al n. 24 – che la S.
Scrittura deve essere letta e interpretata con
l’aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è
stata scritta. Per ricavare il senso dei sacri testi si
deve badare con diligenza al contenuto e all’unità di
tutta la Scrittura, tenendo sempre in debito conto
anche la viva tradizione della Chiesa e l’analogia della
fede;
-
L’unità di tutta la Scrittura è fondamentale e
consente, ad esempio, di collegare in modo non
arbitrario la Donna di Genesi 2,15 con la Donna
di Gv 2,5 e 19,26 e la Donna
dell’Apocalisse 12,1, come pure di rilevare la
benedizione di cui sono oggetto le donne che hanno avuto
una funzione liberatrice in Israele: Giaele (Gdc 5,24),
Giuditta (Gdt 15,9-10), Maria di Nazaret (Lc 1,42).
Fondamentale per l’interpretazione dei testi mariani è
anche la lettura che di essi hanno fatto i Santi Padri,
insuperabili maestri di una teologia ecclesiale,
compiuta con autentico spirito cristiano e dal valore
incalcolabile. Bisogna essere dei pazzi, o degli
ignoranti per sminuire il valore probatorio degli
scritti dei Padri, nei quali essi ci danno testimonianza
della retta e sana dottrina cristiana, così come essa
veniva intesa e messa in pratica dalle prime comunità
cristiane, che sicuramente avevano molto più vivi di noi
gli insegnamenti apostolici.
Secondo
Giovanni Paolo II, bisogna sfatare il detto che la S.
Scrittura parla poco di Maria, perché in realtà, dopo
l’apostolo Pietro e il precursore Giovanni, è il
personaggio più citato nei vangeli canonici. Inoltre le
pagine che parlano di Maria con i grandi eventi
dell’Annunciazione (Lc 1, 26-38), della
Visitazione (Lc 1,39-56), delle nozze di Cana
(Gv 2,1-12), dell’affidamento reciproco della Madre e
del Discepolo (Gv 19, 25-27), sono tra le pagine più
dense e alte di tutti i Vangeli.
I
vescovi, ma anche i fedeli:
-
compresero le ragioni dei vescovi riuniti in Concilio ad
Efeso (431), che ritenevano legittimo il titolo di
Theotokos per dato alla Vergine – Madre;
-
compresero il senso profondo della verità sulla sua
perpetua verginità;
-
intuirono che la santità stessa di Dio esigeva che fosse
santo e immacolato fin dal primo istante della sua
esistenza il tempio che avrebbe accolto il
Verbo fatto carne;
-
compresero che non poteva essere soggetta alla
corruzione la nuova arca dell’alleanza che aveva accolto
il Signore della vita.
La figura
di Maria non può e non deve essere separata da Gesù
Cristo, ecco uno stralcio della bellissima testimonianza
di Frère Ephraim, ex pastore protestante approdato al
cattolicesimo.
“Celebrava spesso la santa cena e in questa condivisione
provavo una pienezza: <<Vedete come è buono, come è
dolce vivere insieme da fratelli>>. In verità non m’ero
mai sentito protestante come in quei momenti. Bisogna
riconoscere che gli Stati Uniti ci offrivano
l’esperienza di un protestantesimo forte e vero, che
viveva a fondo i valori evangelici. Fu proprio in questo
momento, in cui il cattolicesimo non mi attirava
affatto, che ricevetti una luce inalterabile.
Mi
svegliai nella luminosità dell’alba e sentii la pace
delle cose. Dormivamo tutti in una grande stanza divisa
da paraventi. E all’improvviso la visione, il sogno, non
so e non è importante: il Signore in piedi e a sinistra
la Vergine. Io non la guardavo, qualcosa in me si
rifiutava. Il Signore, che distinguevo perfettamente,
non diceva niente. Allora egli si mosse, alzò il
braccio, io lo seguivo con gli occhi, la sua mano indicò
la santa Vergine e disse: << E’ la mia mamma>>.
Avendo seguito il movimento della mano, guardai la
Vergine e ricevetti allora un’effusione di tenerezza. Mi
sentii partire in un sonno profondo. L’indomani questa
dolcezza accompagnò il mio risveglio, una tenerezza
mista d’un non sono che di forte e di materno. Una
presenza che non mi avrebbe più abbandonato e che mi
imbarazzava. Secondo la mia <<sana teologia>>, una tale
esperienza non poteva venire che dal demonio. Il mio
ragionamento era come paralizzato, forse per riflessi
acquisiti, perché in ultima analisi il contenuto della
visione era del tutto scritturistici. Non richiamava
forse la parola di Giovanni <<Figlio, ecco tua madre>>?
Il riflesso veniva da lontano, e credo, tocca il
realismo dell’incarnazione, questo modo di agire
inaudito e folle di un Dio che ha scelto sua madre. Se
Gesù è Dio e vero Dio, Maria, madre di Gesù, è perciò
madre di Dio; è la scelta di Dio di consegnarsi nelle
mani della sua creatura. Non è porre la creatura al di
sopra di Dio, né divinizzarla; è affermare che Dio ha
dato a una creatura, Maria, un posto di onore vicino a
lui e che questo posto lei l’occupa per sempre.”
Ora mi
chiedo, a prescindere dalla visione del fratello Frère
non c’è dubbio che Maria è la madre di Gesù, ma Egli si
trova in cielo, e nessun cristiano si sognerebbe mai di
affermare che Gesù sia Dio, il Verbo incarnato risorto
con il suo corpo glorioso. Se Gesù un giorno ci dirà
“questa è la mia mamma” chi oserà rispondergli che non è
vero?
Dio
Figlio, la Parola si è incarnata ed è entrata nella
storia assumendo un corpo umano, corpo che poi è stato
glorificato dalla resurrezione, resta però il fatto che
da quel momento Dio Figlio ha acquisito un corpo da
Maria, dicendo quindi “E’ la mia mamma” ha pienamente
ragione, sta dicendo la verità, e non dimentichiamo che
colui che dice “E’ la mia mamma” è Dio, quindi non voler
chiamre Maria madre di Dio è una forzatura, un grosso
errore e molti fratelli protestanti mischiano zelo e
fanatismo non chiamando Maria madre di Dio.
Gesù dice
“Io sono Dio è questa è la mia mamma” quindi mamma di
Dio Verbo.
Quando un
giorno saremo tutti in cielo, che cosa diranno a Gesù i
fratelli protestanti quando Egli gli dirà <<questa è la
mia mamma>>?
Gli
diranno forse "No maestro sbagli, perchè Maria è solo
madre della tua carne.... quindi dal momento che sei
risorto non puoi chiamarla più mamma, perchè non lo è
più...."
Gesù dopo
essere asceso al cielo è rimasto con il suo corpo
glorioso, non l'ha buttato via, la Bibbia ce lo attesta,
come potranno dirgli "Tu sei Dio, ma Maria non è tua
madre, perchè ella è solo madre di Gesù uomo....?"
Ma Gesù
era uomo Dio come in terra così è in cielo, volerne ora
separare le due nature significa bestemmiare.
E’ bello
notare che tutti gli approdi di fratelli protestanti
alla Chiesa cattolica avvengono con una notevole pace
interiore, che non li porta mai a offendere o calunniare
i loro ex fratelli di comunità, la stessa cosa non si
può dire per gli ex preti cattolici che apostatando la
vera fede approdano nei lidi protestante. Le loro
testimonianze sono cariche di calunnie, basta leggere ad
esempio il libro “Lontani dal papa vicini a Cristo” che
è una raccolta fatta con testimonianze di ex preti ora
protestanti. Leggendo fra le righe si vede chiaramente
il loro astio, il loro rancore anticattolico, che li
porta a scrivere testimonianze ben diverse da quella di
Frère Ephraim ad esempio.
Il tono è
diverso, lo stile è diverso, l’amore è diverso, quel
libro è carico di accuse spesso distorte e che
sprofondano nella calunnia.
Pur
essendo spesso bravissime persone, i pentecostali
diventano impermeabili a certe realtà dottrinali, non
riuscendo più a vedere altra verità se non quella
raccontata dai loro pastori.
Ricordo
un sogno che mi raccontò la mia fidanzata (ora moglie e
cattolica) pentecostale.
Ci
trovavamo io e lei dentro la Chiesa di passionisti di un
piccolo paese della Sicilia in occasione dei
festeggiamenti in onore di s.Gabriele dell’Addolorata,
(santo che lei conosceva per mezzo mio) lei (nel sogno)
entrata in Chiesa si rifiutava di guardare l’urna con le
spoglie del santo, teneva lo sguardo dritto verso
l’altare e non voleva voltarsi. All’improvviso una forza
irresistibile gli girò il viso verso l’urna del santo e
gliela fece guardare, avvertì la presenza del Signore
insieme ad una gran pace nel cuore.
Quando me
lo raccontò gli dissi: “con questo sogno il Signore ti
sta liberando la mente dai pregiudizi anticattolici, ti
sta dicendo che chiedere l’aiuto dei santi non è
idolatria, e in definitiva ti sta insegnando che nelle
chiese cattoliche non vi sono demoni, come ti hanno
insegnato, ma vi è Lui, che ti vuole farti capire la
comunione dei santi.”
Lei non
accettò la spiegazione che gli avevo dato, era più forte
di lei, l’urna di s.Gabriele era un idolo. Solo dopo
alcuni mesi il suo stato d’animo cominciò a cambiare, i
suoi pregiudizi anticattolici cominciarono a crollare.
Anche le come Frère non ama parlar male dei suoi ex
fratelli e sorelle di comunità.
Maria era
un tabù anche per lei, le preghiere di aiuto rivolte a
Maria erano idolatriche per eccellenza. Ma la Bibbia
come ci presenta Maria?
Un
commento tratto dal sito
www.ilmurialdo.it ci aiuta a capire meglio:
“Sotto
l’aspetto narrativo il racconto di Matteo ricorda motivi
presenti in altri antichi racconti leggendari o mitici
(ne vedremo in seguito la fondamentale differenza): il
salvataggio di un "figlio di re" o di un "bambino
straordinario", salvato dalla minaccia di morte
derivante da un re malvagio. La trama si dipana così:
- visita
dei Magi al "neonato re dei Giudei" (2, 1-12);
-
opposizione del re Erode con il suo progetto di morte;
-
salvataggio del re - bambino con la fuga in Egitto (2,
13-15);
- strage
dei bambini (2, 16-18);
- ritorno
dall’esilio a Nazaret (2, 19 – 23).
In questa
trama narrativa dove prevale il codice geografico –
spaziale su quello temporale, nelle tre sequenze in cui
compare, Maria si presenta sempre unita al bambino,
come colei che abita nella casa ove i Magi lo trovano e
poi, sempre con lui, nella fuga e nel ritorno
dall’esilio, sotto la regia dell’angelo del Signore e la
guida silenziosa di Giuseppe.
1.1.2.
Struttura letteraria
Passando
dalla struttura narrativa a quella letteraria, si nota
anzitutto il legame interno sentagmatico fra tre scene
successive attraverso un participio aoristo, tipico di
Matteo:
- 2,1 si
lega a 1,25 : elemento comune: la nascita di Gesù;
- 2,13 si
lega a 2,12: elemento comune: il ritorno dei Magi al
loro paese;
- 2,19 si
lega a 2, 15: elemento comune: la morte di Erode.
Inoltre
c’è un legame formale costituito dall’oracolo ricevuto
in sogno (2, 12.22) e dell’angelo che appare in sogno a
Giuseppe (2,13.19). Questo secondo elemento di unità
letteraria, come quello sintagmatico, è assente dalla
scena della strage dei bambini, ove non compare "il
bambino e sua madre" perché sono già scampati con la
fuga in Egitto.
La scena
più lunga e riccamente strutturata in cui compare Maria
è quella dei Magi, delineata dalla inclusione narrativa:
l’arrivo dei Magi all’inizio (2,1) e il loro ritorno in
Oriente al paese d’origine (2,12).
Secondo
B. Buetubela, vi è una struttura concentrica intorno ai
vv. 4-6:
Concentriamo la nostra attenzione sui vari parallelismi:
- la
stella segno del neonato re del v. 2, riappare nei vv
9-11;
- il
progetto di adorare il neonato re del v. 2, si realizza
nel v. 11;
- il
bambino del v. 11 altro non è che il "neonato re dei
Giudei" del v. 2:
- di
questo bambino Maria è la madre, quindi è la regina –
madre del neonato re;
- la casa
in cui lei abita con il neonato re è, in modo
paradossale, un’abitazione regale.
-
l’adorazione e l’omaggio dei doni da parte dei Magi,
sulla scorta degli antichi ricordi di Salomone e degli
annunci profetici, rivelano la dignità regale del
bambino e la dignità regale di Maria regina – madre;
- I Magi
venuti dal misterioso Oriente, sconosciuto e lontano,
rappresentano tutte le genti che riconoscono in Gesù il
Messia – re e in Maria la regina – madre, mentre Erode e
Gerusalemme si ritrovano turbati e ostili.
Le scene
seguenti dove ricompare "il bambino e sua madre"
presentano una struttura articolata in due momenti
successivi: il comando dell’angelo (2,13.19,20) e la sua
esecuzione (2,14.21). Illuminante è il fatto che le tre
scene successive alla visita dei Magi, si concludono
tutti e tre con una profezia di compimento:
- 2,15:
Fuga in Egitto: "Dall’Egitto ho chiamato mio
Figlio":
- 2,18:
Strage dei bambini: "Un grido è stato udito in
Rama – un pianto e un lamento grande – Rachele piange i
suoi figli – e non vuole essere consolata perché non
sono più";
- 2, 23:
Ritorno a Nazaret: "Sarà chiamato nazareno".
Soprattutto significativa è la profezia di 2,15 perché
se il "Figlio" re – Messia è anche il Figlio di Dio, ne
consegue che la regina – madre del "neonato re dei
Giudei" è anche madre del Figlio di Dio, affermazione
coerente con quanto già detto al cap. 1 ove Gesù, in
base alla profezia di Is 7,14, viene detto "Emanuele", "Dio
con noi" (1,23).
Nella
sequenza dei Magi, Maria appare da sola col bambino.
Giuseppe, infatti, protagonista delle altre tre scene
(prima – terza – quarta) qui scompare, forse in modo
discreto per riconfermare quanto detto al cap. 1
(1,18-25) e cioè che Maria aveva concepito per opera
dello Spirito Santo e non per opera d’uomo. Questo è
confermato dal fatto che è Maria il personaggio
principale con cui inizia il racconto della nascita e si
conclude quello dei Magi: [inizio] "Essendo Maria sua
madre fidanzata a Giuseppe…."(1,18); [fine] "Entrati
nella casa videro il bambino con Maria sua madre"
(2,11).
I due
racconti della nascita e dell’adorazione hanno quindi un
legame tra di loro che è costituito proprio dalla
singolare presenza di Maria. Giuseppe è implicito nella
vicenda come suo sposo, custode del mistero e mediatore
della regia divina di salvare Gesù, ma scompare dove la
sua presenza non è necessaria. Ivi compare solo "Maria
sua madre" perché il padre di Gesù è un altro, come
risulta dalla citazione del profeta Osea in 2,15.
Dallo
studio della struttura narrativa e letteraria, si riesce
dunque a trarre dall’ombra Maria, madre del bambino. Già
silenziosa destinataria dell’azione dello Spirito Santo
nel concepimento di Gesù che libera il popolo dai
peccati ed è l’Emanuele (1, 18-25), ora Maria si rivela,
sempre in grande silenzio, la regina – madre del
"neonato re dei Giudei" e del Figlio di Dio, sempre
unita a Gesù nel mistero, nell’adorazione dei Magi,
nella fuga e nel ritorno che prefigurano la sua morte e
la sua futura resurrezione.
1.2.
Dalla tradizione alla redazione: da madre del Messia
a madre del Figlio di Dio
Da questa
affascinante composizione dell’evangelista, certamente
tardiva, verso l’80 o forse dopo, possiamo risalire
indietro verso la tradizione da cui Matteo ha attinto e
che certamente si localizza nei primi decenni dopo la
morte e resurrezione di Gesù?
1.2.1.
La tradizione
Questo
viaggio alle fonti è stato tentato da diversi autori che
hanno utilizzato la critica redazionale che si avvale
della stilistica e dell’analisi delle forme letterarie
che si ripetono, come ad esempio, l’apparizione
dell’angelo in sogno.
Quali
sono i risultati per quanto riguarda la figura di Maria?
Sia
l’espressione "con Maria sua madre" (2,11), sia l’altra:
"il bambino e sua madre" (2, 13.14.20-21) appartengono
alla tradizione precedente come pure la qualifica del
bambino come "neonato re dei Giudei", che apparirà poi
solo nel contesto della passione e la tragica fine sulla
croce (Mt 27,11.29.37). La minaccia della morte da parte
di Erode era dunque preludio della sua futura morte,
decretata da un funzionario romano, Ponzio Pilato. In
questa prima parte della Tradizione, Maria vi figura
come regina-madre del re dei Giudei, riconosciuto e
adorato dai Magi.
1.2.2.
La Redazione finale
Nella
redazione finale Matteo aggiunge il commento profetico
(2,15). E’, dunque, il Padre stesso che per mezzo del
profeta dichiara la dignità singolare e divina di Gesù.
E’ un caso classico di quello che viene chiamato il
"sensus plenior" o spirituale, senso storicamente non
originario, ma leggibile nel testo com’è attualmente, in
relazione ad un evento nuovo, la fuga di Gesù in Egitto
e il suo ritorno dopo la morte di Erode, ovviamente
nella cornice più ampia della sua morte e resurrezione.
In questo nuovo contesto redazionale, Maria viene
riconosciuta "Madre del Figlio di Dio". Il senso
prevalente di "Figlio di Dio", sia nella comunità che
nei testi di Matteo (Mt 16,16; 26,63) è, infatti, quello
cristologico più che quello messianico.
Il
riconoscimento di Gesù "re dei Giudei" con "Maria sua
madre" non avviene come per Salomone nella sfarzosa
cornice di una reggia (1Re 10,2) ma in una casa comune è
il re non è un sapiente famoso in tutto il mondo, ma un
silenzioso bambino. Se il racconto echeggia le profezie
di Is 60,6b e Sal 72,10 e vi fa cornice una tradizione
davidica (Mt 2,6b = 2 Sam 5,2), lo sfondo non è però
Gerusalemme ostile a Gesù, come nelle profezie, ma la
piccola borgata di Betlemme, ricca solo della gloriosa
memoria di Davide. Un altro singolare paradosso: mentre
Erode vuole eliminare il presunto rivale e Gerusalemme
appare indifferente, i Magi, gentili venuti
dall’Oriente, vengono invece a riconoscere, adorare e
rendere omaggio al re/Messia.
2.
Stretta unione del "bambino con maria sua madre"
nella dignità e nella missione: esegesi di Mt
2,11.13-14.20-21.
Quello
che abbiamo detto finora lo abbiamo acquisito esaminando
la struttura letteraria del testo e risalendo alla
tradizione da cui esso ha tratto origine, configurata
nella cornice più vasta delle profondità storica che
arriva sino a Mosè e Davide. Adesso vogliamo ritornare
al testo centrale su Maria, madre del bambino, per fare
un’esegesi più accurata. Si tratta del v. 11, dove Maria
è più ampiamente e singolarmente presente:
1. "ed
entrati nella casa" (eis ten oikían)
A
differenza di oikos che significa "camera", oikía
significa solo "casa" o "abitazione". Si tratta, quindi,
di una casa vera in cui abitavano Maria e il bambino.
2.
"videro" (eídon)
Mentre il
verbo orao, esprime l’azione di vedere del soggetto,
eídon, orienta l’attenzione verso l’oggetto che si vede.
Qui sottolinea ancora, nel contesto linguistico, il
significato di "visitare": una visita ufficiale di
personaggi importanti al "neonato re dei Giudei".
3. "il
bambino con Maria sua madre"
-
L’espressione è nuova anche rispetto a Es 4,20 (ove a
precedere è la moglie di Mosè e non la madre seguita dai
figli) e si ripete quasi invariata 4 volte nel racconto
(2, 13-14.20.21). La novità è la messa al primo posto
del bambino e poi della madre (e non la sposa) per
significare la sua eminente dignità;
- "Maria"
è il nome della madre scritto nella forma grecizzata che
si legge anche in Mt 1,16.18 (3 volte in tutto), mentre
in Mt 1,20 e 13,16.18 si ricorre alla forma aramaica che
proviene dalla tradizione originale (Mariám);
- la
"madre di Gesù" compare 15 volte in Matteo di cui 13 in
1-2. L’apposizione "madre sua" ricorre in 1,18 1 in 2,13
– 4, 20-21; 13,55. "Maria la madre di Gesù" deve essere
stata una formula cristallizzata nella tardiva trazione
cristiana (cfr. anche Lc 2,34), come risulta anche dalla
più tardiva tradizione giovannea dove appare solo "la
madre di Gesù" (Gv 2, 1.3.5. e 19,25);
- Maria
viene identificata come la "madre sua (di Gesù)", una
qualifica d’onore dato che si tratta del "neonato re dei
Giudei", del Messia. Nessun equivalente per Giuseppe,
che qui scompare del tutto.
4.
"prostratisi…….e aperti i loro scrigni"
- I due
participi descrittivi preparano due azioni compiute dai
Magi: adorarono e gli presentarono i loro doni. Il verbo
proskunéo ha qui il doppio significato di
"rendere omaggio al re" e "adorare una divinità". Nella
trama narrativa ha una particolare importanza in quanto
rappresenta il progetto dei Magi (2,2,) e il
controprogetto di Erode (2,8). Giunti davanti al neonato
bambino figlio di Maria, il primo gesto che essi
compiono è proprio l’adorazione – omaggio regale.
Matteo, infatti, usa proskunéo in relazione a "re" e al
"regno" come fa in 4, 8-10; 18, 23ss e 20,20ss;
- I Magi
offrono al "bambino con Maria sua madre" tre doni: oro,
incenso e mirra:
1.
oro: questo vocabolo viene usato 9 volte da Matteo,
due volte da Luca, una da Marco e nessuna da Giovanni.
In molti passi dei Sinottici il termine ha una sfumatura
cultuale (Mt 5,23-24; 8,4; 15,5; 23,18-19; Mc 7,11: Lc
21,1) e indica qui la qualità superiore del destinatario
e, sullo sfondo, quella di sua madre;
2.
Incenso: ricorre solo due volte nel N.T. (qui e in
Ap 18,13);
3.
Mirra: pure raro nella Bibbia (qui e in Gv 19,39):
mentre Giovanni lo menziona come prodotto aromatico per
imbalsamare i morti, Matteo ne valuta solo la
preziosità.
Tutti e
tre i doni esprimono quindi ricchezza, in quanto materie
rare e preziose.
Il gesto
dei Magi di portare queste ricchezze al regale "bambino
con Maria sua madre", allude a molti testi di Isaia,
Michea e dei Salmi che annunciano un pellegrinaggio
delle genti a Gerusalemme per adorare il vero Dio e
offrigli i loro doni (Is 2, 2-3: 45,14; 60, 1-6; Mic 4,
1-2; Sal 72,11). Nei doni dei Magi, dunque, la
tradizione prima e l’evangelista poi hanno visto il
compimento della Scrittura, anche se in modo diverso e
cioè:
1. non
a Gerusalemme ma a Betlemme, da cui verrà "la guida
che pascerà il mio popolo Israele" (Mt 2,6; Mc 5,2 e
2Sam 5,2);
2. non
nella reggia di JHWH ma in una casa dove abita "con
Maria sua madre";
3. non
per adorare JHWH e ricevere in dono la Torah, ma per
adorare un neonato bambino,
riconosciuto come re – Messia, il cui compito sarà
quello di portare ad ebrei e gentili il regno di Dio.
Qui si
conclude il pellegrinaggio delle genti rappresentati
simbolicamente dai Magi: ai piedi di Maria madre del
bambino, nella sua abitazione. Maria è dunque il
trono regale su cui siede il re – Messia adorato da
tutti i popoli;
Questa
grandiosa scena si chiude drammaticamente nella fuga
perché il "bambino e sua madre" devono essere portati in
salvo a causa dell’incombente minaccia di Erode. E’
Giuseppe che condurrà in Egitto "il bambino e sua madre"
per ricondurli poi entrambi, morto Erode, nella "terra
di Israele" e insediarli nell’oscura borgata di Nazaret,
così oscura da far disperare l’evangelista nel trovare
una profezia specifica che la riguarda (2,23);
Maria,
madre del bambino, è un tutt’uno con lui, nell’omaggio
regale dei Magi, nella fuga e nel ritorno. Giuseppe,
colui che dietro incarico divino ha il compito di
salvare sia il bambino che la madre, non viene
qualificato né come sposo, né come padre, per quanto il
lettore sappia che già egli è sposo di Maria madre
vergine di Gesù (Mt 1. 18-25).
3.
Conclusione
Quali
conclusioni si possono trarre da tutto quello che è
stato detto fin qui? Esse possono essere brevemente così
riassunte:
1.
L’analisi strutturale del testo ci ha fatto comprendere
che Maria, madre del bambino, va qualificata come regina
– madre del "neonato re dei Giudei" e ancor più "madre
del Figlio di Dio";
2.
La storia della formazione del testo che va dalla
tradizione alla redazione, ci ha fatto scoprire
l’itinerario di un’esplicitazione progressiva della
dignità di Gesù cui è legata quella della madre: nella
tradizione cristiana primitiva Gesù era considerato
"Messia/re dei Giudei" e Maria, di conseguenza "madre
del re/Messia", mentre nella redazione matteana Gesù
diventa il "Figlio di Dio" (e non di Giuseppe), per cui
Maria è "madre del Figlio di Dio";
3.
Il confronto con i racconti paralleli ha fatto emergere
il dato singolare e originale della narrazione matteana,
proprio a partire dalla peculiarità della madre –
vergine. Ai Magi ella compare col bambino in primo
piano, ma assente Giuseppe, rimandando in tal modo, se
pure indirettamente, alla concezione per opera dello
Spirito Santo. La madre singolare rivela un bambino
singolare che, annunciato da un astro nuovo, dovrà
portare un'era nuova;
4.
Le caratteristiche della formazione del testo
nell’ambiente ecclesiale di Matteo ci hanno presentato
Maria, madre del bambino Messia e Salvatore, come colei
che accoglie nella Chiesa di Gesù, figurata dalla casa,
le genti del mondo ed è perciò simbolo della comunità
cristiana che accoglie tutti gli uomini per donare loro
Gesù;
5.
L’esegesi minuziosa del testo ci ha fatto comprendere
l’unità inscindibile del "bambino con Maria sua madre".
Ella partecipa alla dignità del Figlio re – Messia e
Figlio di Dio come sua madre; partecipa alle sue vicende
gioiose e dolorose formando un tutt’uno con lui. Da qui
ha origine l’icona di Maria con Gesù in braccio,
radicata sia in Oriente che in Occidente che riassume
pittoricamente il messaggio di Mt 2 sul "bambino e sua
madre".
Il
Magnificat è il locus theotologicus per eccellenza, il
testo centrale della mariologia socio-liberatrice ed
esprime, per così dire, la teologia di Maria, una sua
auto-teologia, il primo risultato delle riflessioni di
Colei che serbava tutti gli eventi e li meditava nel suo
cuore.
Quello
che ne esce è una sorprendente espressione di teologia
della liberazione, per cui - secondo il Card. Ratzingher
- la vera teologia della liberazione, è un eco fedele
del Magnificat di Maria. Tutti gli autori, anche non
cattolici, riconoscono la dimensione sociale e il
potenziale libertario di questo inno, la Magna Carta
dove comincia la dottrina sociale della Chiesa, dato che
proclama il rovesciamento dei potenti dai troni e
l’innalzamento degli umili, la consolazione dei poveri e
l’umiliazione dei ricchi.
I
dogmi mariani definiti (Madre di Dio, Verginità,
Immacolata concezione, Assunzione), sono estremamente
precisi, come dimostrano la semplicità e la brevità
delle loro definizioni; tuttavia, essi non esauriscono
la nostra conoscenza di Maria secondo la rivelazione
contenuta nella Scrittura e nella prassi della Chiesa.
Su altri
punti Maria fa parte integrante del dogma cristiano
senza che la Chiesa abbia preso in proposito alcuna
decisione o definizione dogmatica.
Cooperazione di Maria alla salvezza
Essere
Madre di Cristo era per Maria, più che un privilegio,
una funzione a servizio della salvezza, ed è senza
dubbio per questo che ella si qualifica serva del
Signore. Gesù, fattosi uomo attraverso di lei, diviene
sacerdote e vittima. Infatti, Dio in quanto tale non
potrebbe essere vittima, e per essere sacerdote bisogna
che sia uomo (Eb 5, 1).
Maria,
quindi, è stata scelta (Gn.3,15) e chiamata a cooperare
all’opera di Cristo (Lc.1,27), iniziata con l’esistenza
umana ch’ella gli ha donato.
La
Redenzione non è un dono di Dio caduto dal cielo,
un’opera paternalistica in cui Dio non farebbe che dare
e l’uomo ricevere. Dio ha realizzato la salvezza non
dall’alto, ma dall’interno dell’umanità, tramite
un uomo, Gesù Cristo, e ha richiesto la cooperazione
degli uomini, in tutte le varie fasi. Maria è la
prima in questa cooperazione. Anche in ciò essa è il
prototipo della Chiesa: riscattata per cooperare alla
Redenzione, fase per fase.
Maria ha
cooperato alla formazione stessa di Cristo Redentore.
Non ne ha soltanto formato il corpo, ha acconsentito a
quel progetto di Dio con incondizionata adesione di
fede, speranza e carità teologale. Non ha accettato
soltanto di concepire e partorire un figlio (Lc 1,30),
ma di far nascere il Salvatore, di far causa comune con
Lui. Tale è la portata del suo sì incondizionato e
irreversibile. Ella ha condiviso tutta la vita nascosta
di Cristo.
Ha
condiviso l’ora decisiva della sua morte, rappresentando
così, in unione intima e perfetta con Lui, la comunione
di una semplice creatura, di una persona umana, di una
riscattata, di una donna: la parte della nuova Eva
accanto al nuovo Adamo.
Ella
non è un altro Salvatore, ma la perfetta
comunione e cooperazione col Salvatore.
Ciò
risponde bene alla struttura comunicante della salvezza,
così come Dio l’ha stabilita. Maria, prototipo della
comunione con Cristo, è anche prototipo dei fedeli al
sacrificio redentore di Cristo.
Inoltre,
Maria ha partecipato dolorosamente alla Passione con la
sua "compassione" di madre
(Gv
19,34). Di fronte all’atroce sofferenza di suo Figlio,
di fronte alla sua impensabile disfatta e all’apparente
vittoria del Male, nel momento in cui gli avvenimenti
facevano crescere le tentazioni, il suo sì irreversibile
fu messo alla prova per una suprema conferma.
La
comunione teologale di Maria con Cristo è stata così
integrata al sacrificio costitutivo della Redenzione,
come l’offerta dei fedeli al sacrificio della Messa. In
questa linea ella coopera, con la fede e la preghiera,
alla nascita pentecostale della Chiesa.
Oggi
Maria continua a cooperare con Cristo in una comunione
perfetta e glorificata di pensiero e di azione. Il
Signore aveva fatto capire a Teresa di Lisieux che lei
avrebbe vissuto il suo cielo facendo del bene sulla
terra. Quell’ispirazione non è stata sicuramente tradita
per Teresa... Come potrebbe non essere adempiuta in
Maria?
Secondo
la convinzione e l’esperienza profonda della Chiesa,
Maria nostra Madre continua ad occuparsi dei suoi figli,
che ella ora conosce nella gloria di Dio.
Un
ricco vocabolario
Per
esprimere questo ruolo attuale, il modo con cui ella
partecipa oggi all’azione di Cristo, viene utilizzata
una serie di titoli:
-
Regina, poiché regna con Cristo, partecipa della sua
gloria e del suo stesso potere così come partecipò alla
sua Passione e Morte, secondo la legge della comunione
perfetta: «Tutto ciò che è mio è tuo, tutto ciò che è
tuo è mio».
Ciò
non diminuisce in nulla la divinità di Cristo né il
suo esclusivo potere di Redentore, manifesta invece il
suo meraviglioso disegno di farvi partecipare i
riscattati ad iniziare da Maria, modello della Chiesa.
-
Corredentrice, termine coniato nel XV secolo e
diffuso soltanto a partire dal XVII, e che parve ai
mariologi il più adatto ad indicare la cooperazione di
Maria alla Redenzione; tanto che essi volevano farne un
nuovo dogma.
Tuttavia
molti teologi criticarono il prefisso "co-" perché
sembrava situare Maria su un piano di eguaglianza con il
Redentore. Dunque, non esprimeva la dipendenza di Maria
nei confronti di Cristo, né il fatto che in quel
sacrificio redentore, soltanto Gesù-Dio è sacerdote e
vittima; solamente Lui è morto e risorto,
solamente Lui è salito al Cielo al termine del
sacrificio, solamente Lui è causa adeguata di
Redenzione a cui Maria ha partecipato così
perfettamente.
All’epoca
in cui il titolo di Corredentrice sembrava in corso di
definizione dogmatica, il Cardinal Journet, sapendo le
ambiguità di quel vocabolo, aveva tentato di dissiparle
banalizzandolo.
Lo
estendeva a tutti i Cristiani: Maria è corredentrice e
noi siamo tutti corredentori, diceva.
Giacché
il Concilio scartò deliberatamente il termine, sembrò
più indicato astenersi e precisare il suo ruolo senza
confonderlo con quello di Cristo Salvatore, né col
nostro, nell’attualizzazione della Redenzione.
-
Mediatrice, fu oggetto di un prestigioso progetto di
definizione lanciato dal Cardinal Mercier, ma fu
abbandonato da Pio XII. Il Concilio si è limitato a
spiegare che la Chiesa, quando impiega questo titolo,
non intende affatto offuscare la posizione dell’unico
Mediatore.
Il titolo
cerca di dire che Maria, avendo cooperato alla venuta di
Cristo, alla grazia per eccellenza, coopera alla
diffusione delle grazie scaturite dalla sua Redenzione.
Ella ne è in qualche modo il mezzo. La sua intercessione
ci procura delle grazie, ed ella è unita a Cristo per
donarcele.
Oggi
questo termine viene evitato perché scandalizza i
Protestanti, che adducono motivazioni bibliche, ma
anche perché esistono vocaboli più adatti ad esprimere
il medesimo concetto.
Alla loro
obiezione, tratta da San Paolo: Cristo è «il solo
Mediatore» (1 Tm 2,5) si è risposto che l’apostolo dice
pure che «Cristo è il solo Signore».
Tuttavia,
secondo il Credo, anche il Padre è Signore, e
lo Spirito Santo è Signore;
si
commetterebbe però uno sbaglio se si dicesse che ci sono
tre Signori. No, esiste un solo Signore in tre Persone:
il Padre è Signore, il Figlio è Signore, lo Spirito
Santo è Signore, ma essi sono uno stesso Signore.
Analogamente, il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo
Spirito Santo è Dio, ma non ci sono tre dèi, c’è un solo
Dio in tre Persone. Che non si dica dunque, com’è
capitato ad alcuni famosi teologi: «Questi due grandi
Mediatori: Gesù e Maria». Se Maria è mediatrice, lo è
in Gesù, senza «che nulla detragga o aggiunga alla
dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore»,
dice il Concilio (Lumen Gentium, n. 62).
I teologi
favorevoli a questo titolo hanno tentato di risolvere le
ambiguità lessicali della mediazione mariana dicendo in
particolare: «Cristo è solo Mediatore di Redenzione, ma
esistono dei mediatori d’intercessione».
Questa
distinzione proposta nel XVII secolo veniva però
continuamente elusa. Il pastore protestante Hans
Asmussen ha accettato il titolo di mediatrice precisando
«mediatrice in Cristo», poiché noi siamo mediatori in
Cristo unico Mediatore.
-
Ausiliatrice, dice San Giovanni Bosco, secondo i
Padri della Chiesa. Maria che ha assistito Cristo
all’inizio e nella formazione della sua umanità,
aiuta perciò e assiste gli altri suoi figli sulle
vie della divinizzazione. È la prosecuzione del suo
ruolo nel «mirabile scambio».
ATTUALITA' E SIGNIFICATO
DEI DOGMI MARIANI
LO SVILUPPO DEL DOGMA MARIANO
I
dogmi mariani
Sin
dall’antichità la parola greca “dogma” ha indicato, fra
l’altro, “decisione”, “decreto”.
Se si
pensa che l'uso del Dogma è una invenzione della Chiesa
dopo morti gli Apostoli, allora non si conosce il N.T.
Quando
Paolo e Sila giunsero a Salonicco e annunciarono la
messianicità di Gesù nella sinagoga della città, alcuni
facinorosi li accusarono davanti ai magistrati di aver
contravvenuto ai “dogmi”
(e cioè
ai “decreti”) dell’imperatore romano “affermando
che c’è un altro re, Gesù” (At 17,7).
Nella
Chiesa antica, a partire dai Concili in difesa delle
Verità portate avanti dalla Tradizione, e nel medioevo,
la parola dogma veniva usata indifferentemente come
sinonimo di esposizione, dottrina, confessione di fede,
articolo di fede. Soprattutto a partire dal Concilio
Vaticano I (1870), nel linguaggio sia del magistero sia
della teologia, il termine “dogma” ha acquistato un
significato forte e univoco e che prese vigore proprio a
causa del dilagare del protestantesimo che soprattutto
nelle sue prime divisioni, cominciava a seminare
errori fondamentali della dottrina già rivelata come
i Sacramenti specie la Confessione e l'Eucarestia.
Esso
indica una dottrina che la chiesa propone di credere
come divinamente rivelata sia con un giudizio solenne,
sia nel suo magistero ordinario e universale. Si tratta
quindi di una indicazione importante su una verità di
fede, che esige il nostro incondizionato assenso e la
nostra obbedienza cordiale.
I
primi “dogmi”, e cioè i primi importanti
pronunciamenti magisteriali su questioni di fede,
riguardano la verità su Dio Trinità e su Gesù
Cristo, insieme alla Theotokos "Madre di
Dio". Furono solennemente enunciati nei primi sette
Concili Ecumenici, dal Nicea I (325 d.C.) al Nicea II
(787 d.C.). Si tratta di dogmi “antiereticali”, perché
sono pronunciamenti che rigettano le eresie del tempo.
Ad esempio, nel primo Concilio Ecumenico di Nicea si
proclama il dogma della divinità di Gesù Cristo, Figlio
incarnato “consustanziale” al Padre. Tale verità divina
rivelata viene riaffermata solennemente contro il
presbitero alessandrino Ario, che la negava. Come
possiamo vedere le testimonianze di ex preti non ci sono
solo ora con l’avvento dei pentecostali, ma sono sempre
esistite, fin dai primi secoli del cristianesimo, quindi
il fatto che un prete abbandoni la Chiesa cattolica per
mettersi in proprio o passare ad altre dottrine non è
affatto sinonimo di verità, semmai di ereticità. Quindi
le ripetute testimonianze di ex preti, ex suore, ecc.,
che usano diversi pastori nel tentativo di convincere
gli ignari ascoltatori che “loro” sono nella verità, a
nulla servono quando si conosce la storia del
cristianesimo. I suonatori di piffero non incantano più
nessuno con queste testimonianze di ex cattolici. Quindi
i dogmi venivano sanciti per contrastare nero su bianco,
le varie eresie che andavano nascendo attraverso i
secoli.
In questo contesto antiereticale dei primi Concili
Ecumenici, si hanno i primi due “dogmi” mariani, che
riguardano la divina maternità di Maria, proclamata
solennemente ad Efeso nel 431, e la sua perpetua
verginità, riaffermata al Concilio di Costantinopoli II
nel 553. Se questi dogmi antichi furono provocati dalle
eresie, gli altri due dogmi mariani, più recenti, hanno,
invece, carattere “dossologico”.
Essi
esaltano alcune peculiarità esemplari della
straordinaria figura di Maria, la madre di Gesù, la
quale è “Immacolata” (1854: Pio IX) e “Assunta” (1950:
Pio XII). Vengono anche chiamati “papali”, perché
proclamati non da un Concilio, ma dal Papa.
Aggiungiamo subito tre precisazioni.
La prima
riguarda l’esistenza di altre verità dottrinali mariane,
altrettanto importanti e altrettanto riconosciute dal
magistero ordinario della Chiesa e celebrate nella
preghiera liturgica, che non sono state proclamate
solennemente. Si veda, ad esempio, il titolo di Maria
“mediatrice” e, come aggiunge il Concilio, “avvocata,
socia, ausiliatrice” (cf. Lumen Gentium n. 62).
La seconda precisazione riguarda i contenuti dei dogmi
mariani antichi e recenti, che non sono “invenzioni”
tardive della Chiesa, ma verità esistenti
esplicitamente o implicitamente nella Sacra Scrittura e
nella tradizione viva della Chiesa sia orientale sia
occidentale. Esse vengono “dogmatizzate”, e cioè
solennemente riaffermate in un determinato momento
storico, sia per contrastare qualche eresia, sia per
magnificare le “grandi cose” che l’Onnipotente ha
operato in Maria (cf. Lc 1,49). Si tratta insomma di
qualcosa di simile a quanto capita nella scienza. In
astronomia, ad esempio, si scoprono continuamente astri
nuovi, che ovviamente esistevano già prima di essere
individuati da noi. Lo sviluppo scientifico, attraverso
potenti telescopi, permette ora di vederli. Così, per i
dogmi mariani. Essi esistono già nella coscienza di fede
della Chiesa. Tuttavia, in un determinato momento della
storia, urge un loro pronunciamento solenne e
autoritativo, perché la comunità ecclesiale è chiamata o
a rifiutare una interpretazione errata o a prendere
maggiormente coscienza di un particolare aspetto del
mistero di Maria, come in fondo accadde per la Trinità
per la quale non vi fu adorazione specifica per i
primi secoli, eppure nessun buon cristiano
dubiterebbe della Trinità!
Un terzo e ultimo chiarimento riguarda i due dogmi
mariani papali – Immacolata e Assunta – che hanno
richiesto una triplice condizione: un diffuso movimento
di opinione nella Chiesa; l’impulso del magistero
pontificio; l’apporto qualificato dei teologi. Insomma,
un Papa non si sveglia una mattina per mettere in giro
una voce senza trovare appiglio nella Scrittura, sarebbe
solo un folle e la storia specie di quest'ultimo secolo,
non ha ancora saputo ribaltare tale riconoscimento anzi,
si è rafforzato trovando in questi ultimi anni ampi
consensi anche fra i Protestanti grazie alle
tante iniziative Ecumeniche.
La
vita cristiana, come comunione con Gesù
Essendo
verità di fede, i dogmi mariani non perdono mai di
attualità. La divina maternità di Maria, ad esempio,
fondata sulla Sacra Scrittura e proclamata solennemente
ad Efeso, non solo è una dottrina, ma anche una
preghiera.
La
solennità annuale di Maria, Madre di Dio, che si celebra
all’inizio dell’anno solare (1° gennaio), indica nelle
preghiere iniziali (le due “collette” a scelta) il
significato perenne per noi di questa sua straordinaria
vocazione.
Nella prima colletta, si chiede al Padre di sperimentare
l’intercessione di Maria, dal momento che per mezzo di
lei abbiamo ricevuto l’autore della vita:
"O Dio,
che nella verginità feconda di Maria hai donato agli
uomini i beni della salvezza eterna, fa’ che
sperimentiamo la sua intercessione, poiché per mezzo di
lei abbiamo ricevuto l’Autore della vita."
Nella seconda colletta, si prega il Padre che, come
Maria fu dimora del Verbo incarnato, così anche la
nostra vita sia disponibile ad accogliere i doni
celesti:
"Padre
buono, che in Maria, vergine e madre, benedetta fra
tutte le donne, hai stabilito la dimora del tuo Verbo
fatto uomo tra noi, donaci il tuo Spirito, perché tutta
la nostra vita nel segno della tua benedizione, si renda
disponibile ad accogliere il tuo dono."
In concreto, la pedagogia liturgica ci insegna che,
anche noi, come Maria e accompagnati dalla sua materna
ed efficace intercessione, possiamo essere dimora di
Gesù, Parola divina e Pane di vita eterna. Il “sì”
dell’annunciazione, mediante il quale Maria accolse la
Parola di Dio nel suo seno diventando Madre di Gesù,
diventa anche il “sì” del battezzato, il quale,
accogliendo Gesù, diventa come Maria dimora di Gesù,
ostensorio della sua grazia, tabernacolo della sua
carità. È la realizzazione della parola stessa di Gesù,
che dice: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?
Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: Ecco
mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la
volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me
fratello, sorella e madre» (Mt 12,48-50; cf. Mc 3,35).
Gesù, come ha trasformato l’acqua in vino e il pane nel
suo corpo benedetto, così per l’intercessione materna di
Maria, madre sua e della Chiesa, trasforma le nostre
esistenze terrene in esistenze “trinitarie”, in dimora
di Dio Trinità.
Accogliendo infatti Gesù nel nostro cuore, noi
accogliamo Dio Trinità: “Chi accoglie me accoglie colui
che mi ha mandato” (Mt 10,40 e paralleli).
Il dogma della maternità divina di Maria ha quindi un
carattere di fondazione della spiritualità cristiana con
la conseguente catechesi alla scuola di Maria. La
spiritualità cristiana è vita di grazia in comunione con
Gesù nella carità dello Spirito Santo in obbedienza al
Padre, e Maria è stata la prima a vivere questa
esperienza diventando per noi maestra di spiritualità.
Conseguentemente, vivere integralmente la vita di grazia
implica anche essere guidati e sostenuti
dall’intercessione materna di Maria. Del resto siamo
così propensi ad accogliere quanto i pastori ci
predicano che diventa veramente incosciente dubitare che
la Madre di Colui che è il Maestro per eccellenza non
sia capace di istruire tutti i figli Redenti dal suo
Figlio. Se pensiamo poi a quanti giovani cadono nelle
sètte soltanto perchè si affidano a sedicenti pastori,
diventa allora più urgente riscoprire il corretto ruolo
di Maria e di affidarsi a Lei per non lasciarsi portare
su strade contorte: chi segue Maria è impossibile che
non giungere al Figlio!
(dogmi
mariani cf Angelo Amato SDB)
UDIENZA GENERALE DI GIOVANNI
PAOLO II
"PRESSO LA CROCE, MARIA È PARTECIPE DEL DRAMMA DELLA
REDENZIONE"
Mercoledì, 2 aprile 1997
1. Regina
caeli laetare, alleluia!
Così
canta la Chiesa in questo tempo di Pasqua, invitando i
fedeli ed unirsi al gaudio spirituale di Maria, Madre
del Risorto. La gioia della Vergine per la risurrezione
di Cristo è ancor più grande se si considera l'intima
sua partecipazione all'intera vita di Gesù.
Maria, accettando con piena disponibilità la parola
dell'angelo Gabriele, che le annunciava che sarebbe
diventata la Madre del Messia, iniziava la sua
partecipazione al dramma della redenzione. Il suo
coinvolgimento nel sacrificio del Figlio, svelato da
Simeone nel corso della presentazione al Tempio,
continua non solo nell'episodio dello smarrimento e del
ritrovamento di Gesù dodicenne, ma anche durante tutta
la sua vita pubblica.
Tuttavia, l'associazione della Vergine alla missione di
Cristo raggiunge il culmine in Gerusalemme, al momento
della passione e morte del Redentore. Come attesta il
quarto Vangelo, Ella in quei giorni si trova nella Città
Santa, probabilmente per la celebrazione della Pasqua
ebraica.
2. Il Concilio sottolinea la dimensione profonda della
presenza della Vergine sul Calvario, ricordando che Ella
"serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla
croce" (Lumen gentium, 58), e fa presente che tale
unione "nell'opera della redenzione si manifesta dal
momento della concezione verginale di Cristo fino alla
morte di Lui" (ivi, 57).
Con lo
sguardo illuminato dal fulgore della risurrezione, ci
soffermiamo a considerare l'adesione della Madre alla
passione redentrice del Figlio, che si compie nella
partecipazione al suo dolore. Torniamo nuovamente, ma
nella prospettiva ormai della risurrezione, ai piedi
della croce, dove la Madre "soffrì profondamente col
suo Unigenito e si associò con animo materno al
sacrificio di Lui, amorosamente consenziente
all'immolazione della vittima da Lei generata" (ivi,
58).
Con queste parole il Concilio ci ricorda la "compassione
di Maria", nel cui cuore si ripercuote tutto ciò che
Gesù patisce nell'anima e nel corpo, sottolineandone la
volontà di partecipare al sacrificio redentore e di
unire la propria sofferenza materna all'offerta
sacerdotale del Figlio.
Nel testo conciliare si pone, altresì, in evidenza che
il consenso da Lei dato all'immolazione di Gesù non
costituisce una passiva accettazione, ma un autentico
atto di amore, col quale Ella offre suo Figlio come
"vittima" di espiazione per i peccati dell'intera
umanità.
La Lumen gentium pone, infine, la Vergine in relazione a
Cristo, protagonista dell'evento redentore, specificando
che nell'associarsi "al sacrificio di Lui", Ella
rimane subordinata al suo divin Figlio.
3. Nel quarto Vangelo san Giovanni riferisce che
"stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella
di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala" (19,
25). Con il verbo "stare", che letteralmente significa
"stare in piedi", "stare ritta", l'Evangelista intende
forse presentare la dignità e la fortezza manifestate
nel dolore da Maria e dalle altre donne.
In
particolare, lo "stare ritta" della Vergine presso la
croce ne ricorda l'incrollabile fermezza e lo
straordinario coraggio nell'affrontare i patimenti. Nel
dramma del Calvario Maria è sostenta dalla fede,
rafforzatasi nel corso degli eventi della sua esistenza
e, soprattutto, durante la vita pubblica di Gesù. Il
Concilio ricorda che "la Beata Vergine avanzò nel
cammino della fede e serbò fedelmente la sua unione col
Figlio sino alla croce" (Lumen gentium, 58).
Ai tracotanti insulti diretti al Messia crocifisso,
Ella, condividendo le intime disposizioni di Lui, oppone
l'indulgenza ed il perdono, associandosi alla supplica
al Padre: "Perdonali, perché non sanno quello che fanno"
(Lc 23,34). Partecipe del sentimento di abbandono alla
volontà del Padre, espresso dalle ultime parole di Gesù
in croce: "Padre, nelle tue mani consegno il mio
spirito" (ivi, 23,46), Ella offre in tal modo, come
osserva il Concilio, un consenso d'amore
"all'immolazione della vittima da Lei generata" (Lumen
gentium, 58).
4. In questo supremo "sì" di Maria risplende la
fiduciosa speranza nel misterioso futuro, iniziato con
la morte del Figlio crocifisso. Le espressioni con le
quali Gesù, nel cammino verso Gerusalemme, insegnava ai
discepoli "che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire
ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e
dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni,
risuscitare" (Mc 8,31), le risuonano in cuore nell'ora
drammatica del Calvario, suscitando l'attesa e l'anelito
della risurrezione,
La
speranza di Maria ai piedi della croce racchiude una
luce più forte dell'oscurità che regna in molti cuori:
di fronte al Sacrificio redentore, nasce in Maria la
speranza della Chiesa e dell'umanità.”
UDIENZA GENERALE DI GIOVANNI
PAOLO II
"MARIA SINGOLARE COOPERATRICE DELLA REDENZIONE"
Mercoledì 9 aprile 1997
1. Nel
corso dei secoli la Chiesa ha riflettuto sulla
cooperazione di Maria all'opera della salvezza,
approfondendo l'analisi della sua associazione al
sacrificio redentore di Cristo. Già Sant'Agostino
attribuisce alla Vergine la qualifica di "cooperatrice"
della Redenzione (cfr De Sancta Virginitate, 6; PL 40,
399), titolo che sottolinea l'azione congiunta e
subordinata di Maria a Cristo Redentore.
In questo
senso s'è sviluppata la riflessione, soprattutto a
partire dal XV secolo. Qualcuno ha temuto che si volesse
porre Maria sullo stesso piano di Cristo. In realtà
l'insegnamento della Chiesa sottolinea con chiarezza
la differenza tra la Madre e il Figlio nell'opera
della salvezza, illustrando la subordinazione della
Vergine, in quanto cooperatrice, all'unico Redentore.
Del resto, l'apostolo Paolo, quando afferma: "Siamo
collaboratori di Dio" (1 Cor 3,9), sostiene
l'effettiva possibilità per l'uomo di cooperare con Dio.
La collaborazione dei credenti, che, ovviamente, esclude
ogni uguaglianza con Lui, s'esprime nell'annuncio del
Vangelo e nell'apporto personale al suo radicamento nel
cuore degli esseri umani.
2. Applicato a Maria, il termine "cooperatrice" assume,
però, un significato specifico.
La
collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo
l'evento del Calvario, del quale essi si impegnano a
diffondere i frutti mediante la preghiera e il
sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato
durante l'evento stesso e a titolo di madre; si estende
quindi alla totalità dell'opera salvifica di Cristo.
Solamente Lei è stata associata in questo modo
all'offerta redentrice che ha meritato la salvezza di
tutti gli uomini. In unione con Cristo e sottomessa a
Lui, Ella ha collaborato per ottenere la grazia della
salvezza all'intera umanità.
Il
particolare ruolo di cooperatrice svolto dalla Vergine
ha come fondamento la sua divina maternità. Partorendo
Colui che era destinato a realizzare la redenzione
dell'uomo, nutrendolo, presentandolo al tempio,
soffrendo con Lui morente in Croce "cooperò in modo
tutto speciale all'opera del Salvatore" (LG, 61). Anche
se la chiamata di Dio a collaborare all'opera della
salvezza riguarda ogni essere umano, la partecipazione
della Madre del Salvatore alla Redenzione dell'umanità
rappresenta un fatto unico e irrepetibile.
Nonostante la singolarità di tale condizione, Maria è
destinataria anch'essa della salvezza. Ella è la
prima redenta, riscattata da Cristo "nella maniera
più sublime" nel suo immacolato concepimento (cfr Bolla
"Ineffabilis Deus", in Pio IX, Acta 1, 605) e colmata
della grazia dello Spirito Santo.
3. Questa affermazione ci conduce ora a domandarci: qual
è il significato di questa singolare cooperazione di
Maria al piano della salvezza? Esso va cercato in una
particolare intenzione di Dio nei confronti della Madre
del Redentore, che in due occasioni solenni, cioè a Cana
e sotto la Croce, Gesù chiama col titolo di "Donna" (cfr
Gv 2,4; 19,26). Maria è associata in quanto donna
all'opera salvifica. Avendo creato l'uomo "maschio e
femmina" (cfr Gn 1,27), il Signore vuole affiancare,
anche nella Redenzione, al Nuovo Adamo la Nuova Eva.
La coppia dei progenitori aveva intrapreso la via
del peccato; una nuova coppia, il Figlio di Dio
con la collaborazione della Madre, avrebbe ristabilito
il genere umano nella sua dignità originaria.
Maria,
Nuova Eva, diviene così icona perfetta della Chiesa.
Essa, nel disegno divino, rappresenta sotto la Croce
l'umanità redenta che, bisognosa di salvezza, è resa
capace di offrire un contributo allo sviluppo dell'opera
salvifica.
4. Il Concilio ha ben presente questa dottrina e la fa
propria, sottolineando il contributo della Vergine
Santissima non soltanto alla nascita del Redentore, ma
anche alla vita del suo Corpo mistico lungo il corso dei
secoli e fino all'"eschaton": nella Chiesa Maria "ha
cooperato" (cfr LG, 53) e "coopera" (cfr LG, 63)
all'opera della salvezza. Nell'illustrare il mistero
dell'Annunciazione, il Concilio dichiara che la Vergine
di Nazaret, "abbracciando la volontà salvifica di Dio,
consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore
alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al
mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la
grazia di Dio onnipotente" (LG, 56).
Il
Vaticano II, inoltre, presenta Maria non soltanto come
la "madre del Redentore", ma quale "compagna generosa
del tutto eccezionale", che coopera "in modo tutto
speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la
fede, la speranza e l'ardente carità". Ricorda, altresì,
che frutto sublime di questa cooperazione è la maternità
universale: "Per questo diventò per noi madre
nell'ordine della grazia" (LG, 61).
Alla Vergine Santa possiamo dunque rivolgerci con
fiducia, implorandone l'aiuto nella consapevolezza del
ruolo singolare a Lei affidato da Dio, il ruolo di
cooperatrice della Redenzione, da Lei esercitato in
tutta la vita e, in particolar modo, ai piedi della
Croce.
- La
Vergine Madre nel progetto salvifico di Dio: Come nella
storia della caduta vi su la partecipazione della prima
Eva, nella restaurazione vi è la partecipazione della
Nuova Eva. Il Cristo riprende Adamo, la croce l’albero
della caduta, Maria riprende Eva. Il Verbo incarnandosi
ricapitola in sé tutti gli uomini e si costituisce nuovo
Adamo. Come il primo, così anche il secondo deve nascere
da "Terra vergine": Maria generandolo senza altro
concorso umano, trasmette tutta la natura umana a Cristo
perché sia il nuovo Adamo. Accanto al rapporto Adamo
– Cristo, Ireneo sviluppa quello tra Eva – Maria.
Accogliendo la salvezza e la vita, Maria diviene
necessaria alla salvezza, causa di salvezza con la sua
ubbidienza, mentre Eva, con la sua disobbedienza aveva
causato la morte. E’ Maria che scioglie i nodi della
disobbedienza di Eva portando la vita. La presenza di
Maria è una presenza costante perché la presenza del
Verbo trascende il momento storico e riempie della sua
potenza salvatrice tutti i tempi come ha generato
Cristo, Maria genera anche le membra di Lui alla vita.
Per Ireneo Maria è immanente al mistero che salva e il
suo grembo materno è fonte di rigenerazione degli uomini
in Dio.
Dio
avrebbe potuti salvare l’umanità senza che facesse
incarnare il Figlio, ma nella Sua infinità giustizia, ha
preferito operare con precisione e imparzialità.
Satana
sommo male, si servì della donna per adescare
l’uomo, e portarlo al peccato,
Dio
sommo bene si servì della donna per portare l’uomo
alla vita, alla salvezza.
Eva dette
il suo sì a Satana, Maria dette il suo sì a Dio. Eva fu
veicolo di morte, Maria fu veicolo di vita. L’albero
simboleggia la croce, simbolo della vita.
L’albero
è pure simbolo della vita primordiale, la croce simbolo
della vita riscattata a caro prezzo da Cristo.
Adamo
responsabile del peccato, Cristo responsabile della
salvezza.
Eva ebbe
il suo concorso nel peccato, ma la responsabilità e il
demerito caddero su Adamo, capo della donna;
Maria
ebbe il suo concorso nella vita, ma la responsabilità e
il merito furono di Cristo capo della Chiesa (donna).
Adamo ed
Eva nacquero da terra vergine, Gesù nacque da un corpo
vergine.
Terra
vergine: non irrigata dalla pioggia né lavorata da mano
d’uomo come era quella del paradiso terrestre,
raffigura, secondo Ireneo, Maria che senza intervento
umano plasma il corpo di Cristo.
Anche
l’archeologia ci aiuta a capire come rispettavano e
consideravano Maria, le prime comunità cristiane.
Le
catacombe sono aree cimiteriali dove tuttavia hanno
luogo alcune manifestazioni tipiche del culto cristiano
quali il culto dei morti in prospettiva escatologica e
il culto dei martiri. Ecco alcune tipiche raffigurazioni
della Madre di Dio:
-
Adorazione dei magi: si trova nell’arco centrale
della "Cappella greca" delle catacombe di Priscilla e
risale intorno all’ottavo decennio del II secolo: la
vergine appare in un atteggiamento maestoso, assisa in
cattedra, nell’atto di presentare il figlio
all’adorazione dei magi;
- La
vergine con bambino: situata in uno dei più antichi
nuclei della stessa catacomba e databile al primo
decennio del III secolo. La Vergine è raffigurata con il
bambino in braccio e alla sua destra c’è un profeta che
addita una stella che brilla sul capo del divino
infante; poco distante è raffigurato il Buon Pastore. Il
giovane può essere il profeta Balaam [una stella
spunterà da Giacobbe] o il profeta Isaia [La vergine
concepirà..]
Quindi le
immagini raffiguranti Maria non sono invenzioni recenti
(o non molto antiche), ma affondano le radici nei
primissimi anni del cristianesimo.
L’immagine della vergine col bambino, non vuole mettere
Maria, in primo piano rispetto a Gesù, non vuole
annichilirlo, ma vuole soltanto mostrarne la tenera
maternità.
E’
importante spesso (o sempre) controllare la fede dei
nostri padri, per trovare riscontri, o per chiarire
definitivamente eventuali residui di dubbi.
Leggiamo
a proposito del titolo “Maria madre di Dio” cosa ne
pensavano i primi cristiani:
dalla II lettera di Cirillo
a Nestorio, inserita negli atti del Concilio di Efeso.
“....confesseremo un solo Cristo un solo Signore; non
adoreremo l'uomo e il Verbo insieme, col pericolo di
introdurre una parvenza di divisione dicendo insieme, ma
adoriamo un unico e medesimo (Cristo), perché il suo
corpo non è estraneo al Verbo, quel corpo con cui
siede vicino al Padre; e non sono certo due Figli a
sedere col Padre ma uno, con la propria carne, nella sua
unità. Se noi rigettiamo l'unità di persona, perché
impossibile o indegna (del Verbo) arriviamo a dire che
vi sono due Figli: è necessario, infatti definire bene
ogni cosa, e dire da una parte che l'uomo è stato
onorato col titolo di figlio (di Dio), e che, d'altra
parte il Verbo di Dio ha il nome e la realtà della
filiazione. Non dobbiamo perciò dividere in due figli
l'unico Signore Gesù Cristo. E ciò non gioverebbe in
alcun modo alla fede ancorché alcuni parlino di unione
delle persone: poiché non dice la Scrittura che il Verbo
di Dio sì è unita la persona di un uomo ma che si fece
carne (5). Ora che il Verbo si sia fatto carne non è
altro se non che è divenuto partecipe, come noi, della
carne e del sangue (6): fece proprio il nostro corpo, e
fu generato come un uomo da una donna, senza perdere la
sua divinità o l'essere nato dal Padre, ma rimanendo,
anche nell'assunzione della carne, quello che era.
Questo
afferma dovunque la fede ortodossa, questo troviamo
presso i santi padri. Perciò essi non dubitarono di
chiamare la santa Vergine madre di Dio, non certo,
perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse
avuto l’origine del suo essere dalla santa Vergine, ma
perché nacque da essa il santo corpo dotato di anima
razionale, a cui è unito sostanzialmente, si dice che
il verbo è nato secondo la carne.
Scrivo
queste cose anche ora spinto dall'amore di Cristo
esortandoti come un fratello, scongiurandoti, al
cospetto di Dio e dei suoi angeli eletti, di voler
credere e insegnare con noi queste verità, perché sia
salva la pace delle chiese, e rimanga indissolubile il
vincolo della concordia e dell’amore tra i sacerdoti di
Dio.”
Maria,
non comincia ad essere "Madre di Dio" nel concilio di
Efeso del 431, così come Gesù non comincia ad essere
"Dio" nel concilio di Nicea del 325 che lo definì tale.
Lo erano anche prima.
Quello è
stato il momento in cui la Chiesa, nello svilupparsi ed
esplicitarsi della sua fede, sotto la spinta
dell’eresia, prende piena coscienza di questa verità e
prende posizione a suo riguardo.
In questo
processo che porta alla proclamazione di Maria come
Theotokos, si possono distinguere tre grandi tappe:
Epoca agnostica: la maternità "fisica" di Maria; Epoca
delle controversie cristologiche: la maternità
"metafisica" di Maria; l’apporto dell’Occidente: la
maternità "spirituale" di Maria.
Epoca agnostica: la
maternità "fisica" di Maria
All’inizio e per tutto il periodo dominato dalla lotta
contro l’eresia gnostica e docetista, la maternità di
Maria viene vista quasi solo come maternità "fisica".
Questi eretici, infatti, negavano che Gesù avesse un
vero corpo umano e, se l’aveva, che fosse nato da una
donna e, se era nato da una donna, che veramente fosse
nato dalla carne e dal sangue di lei. Alcuni di loro
affermavano che Gesù era nato attraverso la Vergine e
non dalla Vergine: immesso dal cielo nel grembo di lei,
ne era venuto fuori a modo di "passaggio" non da vera
generazione umana. Contro di essi bisognava quindi
affermare che Gesù era vero figlio di Maria e frutto del
suo grembo e che Maria era quindi veramente la sua madre
"fisica". Proclamare con forza che Maria era la madre
"fisica" di Gesù, serviva a dimostrare la vera umanità
di lui e che cioè egli era veramente Dio, ma anche
veramente uomo. Questo è il periodo in cui viene
formulato l’articolo del credo che afferma di Gesù:
"nato da Spirito Santo e da Maria Vergine".
Epoca delle controversie
cristologiche: la maternità "metafisica" di Maria
Alcuni
autori sostengono che il titolo Theotokos fu
attribuito alla Vergine per la prima volta da Ippolito,
autore della Traditio apostolica. Più sicuramente esso
fu usato dal Origene nel III secolo e da altri autori
alessandrini prima e dopo il Concilio di Nicea.
Particolare importanza avrà, al tempo della controversia
nestoriana, la testimonianza di Alessandro di
Alessandria che nel IV secolo ritiene il titolo di
Theotokos come cosa pacifica e di uso comune e
generalizzato. Sarà da ora in poi proprio l’uso di
questo titolo a condurre la Chiesa alla scoperta di una
maternità divina più profonda, in quanto viene definita
in rapporto all’essere profondo di Cristo (maternità
"metafisica"). Il titolo non nasce quindi da una
riflessione teologica, ma la provoca per cui esso
affonda le sue radici sulla pietà e sulla fede vissuta
della Chiesa, come si deduce anche dalla più antica
preghiera mariana del III secolo, il Sub tuum
praesidium. Fu quindi l’esperienza della fede ad
orientare la teologia, anche se sarà poi la teologia a
guidare e incrementare, a sua volta, quella stessa
esperienza di fede.
Il suo
approccio chiamato maternità "metafisica" è quello che
caratterizza l’epoca delle grandi controversie
cristologiche del VI secolo dove il problema centrale
non è più quello della vera umanità di Cristo, ma
dell’unità della sua persona. La maternità di Maria non
viene più vista riferita alla natura umana di Cristo, ma
all’unica persona del Verbo fatto uomo. E siccome questa
persona che lei genera secondo la carne non è altro che
la persona divina del Figlio di Dio, di conseguenza ella
appare vera Madre di Dio perché divinità e umanità
formano una sola persona. In questa luce la relazione di
Maria con Cristo è anche di ordine "metafisico" creando
un rapporto vertiginoso non solo con lui, ma anche con
il Padre. Maria, infatti, è l’unica a poter dire a Gesù,
quello che a lui dice da tutta l’eternità il Padre: "Tu
sei mio figlio; io ti ho generato" (Sal 2,7; Eb
1,5).
Con il
concilio di Efeso del 431, questa posizione diventa una
conquista per sempre della Chiesa. La proclamazione di
Maria come Theotokos da parte del concilio, causò
l’esultanza del popolo di Efeso che accompagnò con
fiaccole e canti i padri alle loro dimore e determinò
anche un’esplosione di venerazione verso la Madre di Dio
che, in Oriente e in Occidente, si esplicitò in feste
liturgiche, icone, inni, costruzioni di chiese e
basiliche come quella di S. Maria Maggiore a Roma, fata
edificare dal Sisto III proprio dopo il concilio di
Efeso.
L’apporto
dell’Occidente: la maternità "spirituale" di Maria
Il
traguardo di Efeso non fu definitivo. Da questo titolo,
valorizzato nelle controversie cristologiche più in
funzione della persona di Cristo che di quella di Maria,
si dovevano ancora trarre le conseguenze logiche
riguardanti anche la persona stessa di lei, in
particolare la sua santità unica. Merito di questo
spetta ai grandi autori latini, in primo luogo a S.
Agostino. Egli, infatti, legge la maternità di Maria
come una maternità nella fede, una maternità anche
"spirituale". Inizia così l’epopea della fede di Maria.
Lo stesso Agostino afferma che Maria, facendo pienamente
la volontà del Padre, per fede credette, per fede
concepì e per fede si pose alla sequela di Cristo, per
cui è più grande per essere stata sua discepola che sua
madre fisica.
La
maternità "fisica" e "metafisica" vengono ora coronate
dalla maternità "spirituale" o "di fede" che fa di Maria
la prima e più santa figlia di Dio, la prima e più
docile discepola del Signore, la creatura della quale,
per la sua totale adesione a Dio, non si può parlare mai
di peccato. La maternità "fisica" e "metafisica" sono un
privilegio ineguagliabile, proprio perché trova
riscontro nella fede e nell’atteggiamento "spirituale"
della Figlia di Sion.
Significato cristologico
di Theotokos
Come
abbiamo visto, il titolo Theotokos accompagna tutto lo
sviluppo della cristologia antica e diventa come una
tessera di riconoscimento dell’ortodossia cristologica.
Il titolo servì, infatti, prima a dimostrare la vera
umanità di Cristo, poi la sua vera divinità e infine la
sua unità di persona. Questo titolo dunque attesta che:
- Gesù è
vero uomo perché nato da Maria che è una vera creatura
umana;
- Gesù è
vero Dio perché se così non fosse, - afferma Agostino -
non potremmo proclamare nella professione di fede il
"nato da Spirito Santo e da Maria Vergine", se da lei
fosse nato solo un figlio dell’uomo e non il Figlio di
Dio;
- Gesù ha
due nature distinte ma unite ipostaticamente nell’unica
persona del Verbo: "colui che è stato generato dal Padre
prima di tutti i secoli secondo la divinità – afferma il
concilio di Efeso – negli ultimi tempi lo stesso fu
generato da Maria Vergine, la Theotokos, secondo
l’umanità". Proclamare Maria Theotokos è il modo più
sicuro di proclamare l’unione ipostatica che tiene
insieme tutti i dogmi cristologici, per cui questo
titolo è come un baluardo che si oppone con sempre
estrema attualità a tutti i tentativi di idealizzazione
di Gesù, che fanno di lui un’idea o un personaggio più
che una persona vera; a tutti i tentativi di separazione
della sua umanità dalla sua divinità, tentativi che
mettono in serio pericolo la realtà stessa della nostra
salvezza.
Attualità del titolo
Theotokos
Maria,
con la sua maternità divina ha fatto di Dio l’Emanuele,
il Dio con noi. Questo titolo comporta un arricchimento
della stessa rivelazione di Dio. In questa linea esso si
rivela straordinariamente significativo anche per l’uomo
d’oggi.
Attualità teologica
Il titolo
ci parla prima di tutto dell’umiltà di Dio che ha voluto
avere una madre, proprio oggi quando siamo arrivati al
punto in cui, alcuni rappresentanti dell’esistenzialismo
trovano strano, offensivo e umiliante dover avere una
madre, perché questo indica dipendere radicalmente da
qualcuno, non essersi fatti da sé, non poter progettare
interamente da soli la propria esistenza. L’uomo che
guarda dunque in alto, in cerca del vertice di una
piramide esistenziale su cui spesso non trova che il
Nulla, non si accorge che Dio è sceso ed ha rovesciato
questa piramide, mettendosi alla base, per prendere su
di sé tutto e tutti, rinchiudendosi nel grembo di una
donna. Risalta l’infinito contrasto tra il Dio dei
filosofi e questo Dio che scende nella materia, nella
concretezza e nella realtà: "Quando venne la pienezza
del tempo, Dio mandò suo figlio nato da donna" (Gal
4,4). Egli che si fa carne nel grembo di Maria, si farà
presente nel cuore stesso della materia del mondo, nel
pane dell’Eucaristia, per vivificarla dall’interno. S.
Ireneo afferma, a questo proposito, che chi non capisce
la nascita di Dio da Maria, non può nemmeno capire
l’Eucaristia (Adversus haer. V. 2,3, Sch 153, p. 345).
Scegliendo la via materna per rivelarsi a noi, Dio ci ha
ricordato che tutto è puro, ha proclamato la santità
delle cose che ha creato, ha santificato e redento non
solo la natura in astratto, ma anche la nascita umana e
tutta la realtà dell’esistenza. Soprattutto Dio ha
rivelato la dignità della donna in quanto tale. La
dignità di Theotokos conferita a Maria, ci rivela che
Dio, infinitamente prima delle lotte e della
proclamazione della "promozione della donna", ha dato
alla donna un tale onore e la circondata di tanta
grandezza da farci restare senza parole.
Spesso
diversi fratelli protestanti si avventurano in
traduzioni dal greco, pur di voler negare lo speciale ed
unico ruolo di Maria nella storia della salvezza. Alcuni
di loro come dicevo in altri capitoli, puntano su ogni
singola parola che parli di Maria o che è riferita a
Maria, pur di sminuirne il ruolo e il valore,
storcendone il significato. Molti lo fanno per istinto,
altri lo fanno per astio contro i cattolici, altri
ancora lo fanno per ignoranza, sta di fatto che
moltissimi fratelli pentecostali sminuiscono il ruolo di
Maria, relegandolo a quello di una donna qualsiasi, cioè
intercambiabile con una qualsiasi altra donna,
calpestando così l’unicità del ruolo mariano nella
storia umana.
Serva di
Dio era ed è, ma la più eccellente e la più umile delle
serve e dei servi. Cito ora un breve discorso del
fratello Paolo Blandini a proposito delle parole usate
dall’Angelo Gabriele verso Maria.
“Il senso
della parola greca "kecharitomene" è stato
VOLONTARIAMENTE MALTRADOTTO da alcuni protestanti, in
quanto significa letteralmente "ricolmata, riempita di
Grazia" e questo è oggettivo al 100% chiunque può
informarsi in merito a questo e verificare che ho
ragione.
Il problema semmai, è che putroppo, quasi nessuno dei
fratelli pentecostali andrà a controllare nei vocabolari
di greco.
Kecharitomene (tradotto "piena di grazia" nella CEI,
cattolica, e
"favorita" nella NRV, protestante) e' participio
perfetto passivo femminile
singolare del verbo charitoo.
Il verbo charito'o al passivo (come nel nostro caso),
come attestato dal
piu' autorevole dizionario in assoluto per il greco
antico e cioe' l'editio maior
del Liddell-Scott-Jones Lexicon of Classical Greek ha
due significati che
sono da considerarsi pressoché equivalenti, sinonimici,
e cioè
1) come
passivo di "mostrar grazia" e 2) "essere altamente
favorita".
Riporto il testo originale in inglese della definizione
di “charitoo”. Nota che tra gli esempi del passivo
(sottolineato) si propone proprio il passo di Luca 1:28
(Ev. Luc.1.28):
(=charitoo) : show grace to any one, tês charitos hês
echaritôsen hêmas Ep.Eph.1.6:--
Med. charitôsomai I will bestow favour upon thee, BGU
1026 xxiii 24 (iv A. D.):-- Pass., to have grace shown
one, to be highly favoured, LXX Si.18.17, Ev.Luc.1.28;
pros pantas anthrôpous Aristeas au=Ev.Luc. 1.225=lr, cf.
Heph.Astr.1.1; omma strophais -oumenon prob. In
Lib.Descr.30.12.
Nella traduzione italiana CEI ("piena di grazia") si
vuol riproporre una traduzione che ricalchi la radice
del verbo ("charis"=la grazia) come del resto si fa
nella prima accezione del dizionario succitato, nella
Traduzione Nuova Riveduta ("favorita dalla grazia")
,citata da alcuni fratelli pentecostali, si propone la
seconda accezione cioè "essere favorita", pur mantenendo
chiaro il riferimento alla Grazia di Dio ("favorita
dalla Grazia"). Le due traduzioni in realtà sono
equivalenti perché vogliono sottolineare la figura di
Maria, quale donna che Dio ha "nei suoi favori" (ovvero
da Lui "ripiena di grazia") tanto da donargli la
possibilità di generare Gesù Cristo, figlio di Dio.
Che le due traduzioni siano equivalenti o per lo meno
entrambi accettabili entrambe e' indiscutibile.
Che sia così è evidente e si possono apportare alcuni
esempi.
La più autorevole versione cattolica inglese del passato
edita nel 1582, la Douay-Rheims, curata da sua Eminenza
Gibbons, presenta una traduzione del passo LUCA 1:28
pressoche' identica a quella della CEI attuale: "And the
angel being come in, said unto her: Hail (=Ave),
full(=piena)
of(=di) grace(grazia), the Lord is with thee: blessed
art thou among women.
Mentre la traduzione inglese attualmente più accreditata
della Bibbia, la New American Bible, presenta questo
testo:
Luke 1:28 And coming to her, he said, "Hail, favored
one! The Lord is with you."
Come vedi nella New American Version l'angelo dice "Hail
(=Ave, salute a te), favored one (=favorita)!, come
nella traduzione citata da un fratello protestante.
Da quanto detto si può solo concludere che le due
traduzioni "piena di grazia" e "favorita", come in
inglese così in italiano, sono solo due maniere,
entrambe corrette e impeccabili, di rendere lo stesso
termine greco "kecharitome'ne".
Del resto ricordiamo che questa traduzione (quella in
cui si dice "favorita"), la NEW AMERICAN BIBLE, e' il
corrispondente italiano della CEI (Conferenza Eiscopale
Italiana) in quanto e' la traduzione approvata dalla
"Conferenza Episcopale Statunitense
("United States Conference of Catholic Bishops") e come
tale utilizzata nella liturgia.
E, in tutta sincerità, non credo che i nostri fratelli
americani nella liturgia domenicale, quando ascoltano la
lettura di Luca 1:28, ascoltino una traduzione
"inesatta" o "imprecisa".
Voglio ribadire il mio fine iniziale che era quello di
chiarire. La mia intenzione era solo quella di porre in
evidenza che è inutile stare a puntualizzare quando
l'obiettivo non è la disputa ma la lode del Signore.
E se proprio vogliamo puntualizzare e disputare
facciamolo con cognizione di causa, su argomenti che
conosciamo, non impelagandoci in campi che non ci
appartengono.”
Continuo con altri spunti
presi da un’altra lettera dell’acutissimo fratello Paolo
Blandini che scrive al fratello Pasquale:
Ora desidero sapere: Perché
non piace l‘Ave Maria? Cosa c’è di scandaloso?
Dove è scritto nella Bibbia che non si deve recitare
l‘Ave Maria?
A questo punto dico alla tua
ragazza: Se non accetta l’Ave Maria, non deve
accettare le Sacre Scritture.
Se si scandalizza con la
Chiesa che recita l‘Ave Maria, si
deve scandalizzare anche con l‘angelo Gabriele e
Elisabetta che hanno recitato le stesse parole.
Ora analizziamo la preghiera
dell’Ave Maria con le Sacre Scritture per constatare
cosa c’è di scandaloso.
PREGHIERA RECITATA
DALLA SACRE
SCRITTURE
CHIESA CATTOLICA
Luca 1:28 e 42
Verso 28 - Gabriele
Ave o Maria
Ti saluto, (o Ave)
Piena di
grazia
o piena di Grazia
Il Signore è con
te
il Signore è con te”
Verso 42 - Elisabetta
Tu sei
benedetta
Benedetta tu
fra tutte le
donne
fra le donne
e Benedetto è il
frutto
e benedetto il frutto
del tuo seno
Gesù.
del tuo grembo.
Come noti ciò che la Chiesa
ripete, lo ha detto l’angelo Gabriele ed Elisabetta a
questo punto chiedo alla tua ragazza:
Chi sbaglia La Chiesa
Cattolica, l’Angelo o Elisabetta?
Continuiamo a constatare la
seconda parte della preghiera, scandalosa per i
protestanti.
Santa Maria Madre di Dio
prega per noi peccatori
adesso
e nell’ora della nostra
morte.
Allora in questa seconda parte
cosa c’è che non và?
Rispondo:
Noi chiediamo a Maria di
pregare per noi Gesù, sia per il momento della
richiesta, sia per l’ora della nostra morte.
La tua ragazza o i suoi
genitori, o i fratelli e sorelle pentecostali quando si
salutano spesso dicono: “Fratello/sorella prega per
me che io prego per te”.
Allora chiedo alla tua ragazza
qual’è la differenza se al posto del fratello/sorella
pentecostale chiedo a Maria: ‘Prega per
me o per noi”, forse il
fratello/sorella è superiore a Maria?
Ma lei potrebbe rispondere: “I
miei fratelli/sorelle (pentecostali) sono vivi,
Maria è morta o addormentata in attesa della
risurrezione”.
Allora chiedo: Perché quando
qualche o molti cristiani (Cattolico/ci = Universale)
chiede o hanno chiesto qualche preghiera o grazia a Gesù
tramite Maria, molto spesso si avvera o si è avverata,
ciò che chiedono o hanno chiesto? E dove sta scritto
nella Bibbia che non bisogna pregare tramite Maria e/o
altri, Gesù? Da non confondere con il Padre, perché
l’unico intermediario è Gesù Cristo. E dove sta
scritto che i Cristiani non pregavano Maria?
Quando gli autori Biblici
hanno scritto Le Sacre Scritture, Maria era viva, quindi
tramite la Bibbia non possiamo sapere se i Cristiani
pregavano Maria dopo l‘assunzione in cielo,
però ci sono documenti storici (Sacra
Tradizione) che attestano che Maria è stata assunta in
cielo e che era venerata dai cristiani che si
rivolgevano a Gesù tramite Lei, ma non solo,
la stessa Maria ha profetizzato (confermato dalle Sacre
Scritture) che doveva essere onorata o venerata da tutti
(Luca 1:48):
D’ora in poi
tutte le generazioni
mi chiameranno Beata.
Beato agg. - Che
gode della visione di Dio, della beatitudine celeste…
Chi viene innalzato dalla
Chiesa all’onore degli altari mediante il processo di
beatificazione.
Grande Diz.
Encicl. de Agostini.
Che significa “D’ora in poi
tutte le generazioni mi chiameranno Beata”?
Mi sembra che è abbastanza
chiaro, è come se avrebbe detto: ”D’ora in poi tutte le
generazioni mi onoreranno o mi
venereranno”
Come si onora o si venera una
persona? Facciamo parlare sempre il Grande Dizionario De
Agostini:
Onorare =
Fare, rendere onore; tributare ossequio a cose o
persona che ne è degna.
Onore = Alta
considerazione, rispettabilità di cui si gode in virtù
del proprio.
Venerare =
Onorare con segni di grande
rispetto e ossequi; far oggetto
di devozione, di riverenza e
ossequio.
Allora, quando Maria viene
chiamata: “Beata, o che Maria gode della
Visione di Dio, o della Beatitudine Celeste”, significa
proprio avere alta considerazione, rispettabilità di
Maria perché appunto gode della Visione di Dio o
Beatitudine Celeste. E se noti, quanto detto sopra,
questo lo fanno solo e soltanto i cattolici, mentre i
protestanti compreso i Pentecostali no!
Dicono solo, che Maria è
una donna come tutte le altre e che si trova
addormentata (come già sopradetto) in attesa del ritorno
di Cristo, e che questo rispetto le si doveva soltanto
quando era in vita e a chi è in vita. E i miracoli o le
guarigioni avvenuti da parte di Gesù per mezzo degli
apostoli e di Maria avvenivano solo quando erano in
vita. Ma non è così, anche perché Maria ha profetizzato,
come sopradetto (Luca 1:48):
D’ora in poi
tutte le generazioni
mi chiameranno Beata
e mi sembra che “TUTTE
LE GENERAZIONI” non significa solo nel
periodo che era in vita, ma significa, proprio, anche
dopo la sua morte e sino alla fine del mondo,”TUTTE”
significa: Nessuna generazione esclusa,
chiaro!
Riguardo ai miracoli che Dio
fa solo con le persone in vita non risulta a verità,
perché Dio per fare miracoli o guarigioni si è servito
anche dei morti, e per prova cito (2 Re 13:20-21):
“Poi Eliseo morì
e fu posto nel sepolcro.
In quello stesso anno bande di predoni
Moabiti vennero nel paese. Or, mentre
alcuni stavano seppellendo un morto, ecco,
videro questi predoni e impauriti gettarono il
cadavere nel sepolcro di Eliso. Ma appena quel morto
ebbe toccato le ossa di Eliseo, risuscitò,
si alzò in piedi e se ne andò.”
Mi sembra chiaro che
Eliseo non era in vita,
e non è vero che Maria e/o altri
santi sono addormentati in attesa della venuta di Gesù
Cristo e le Sacre Scritture ci dicono qualcosa
(Matteo 17:3):
“Ed ecco
apparvero loro Mosè ed Elia,
che conversavano con lui.”
E mi sembra che Maria (Donna
che ha tenuto in grembo il Verbo di Dio) è migliore dei
due Profeti, quindi se sono apparsi sul monte della
trasfigurazione a Gesù assieme a Pietro e l’altro
apostolo, significa che non sono addormentati in attesa
della venuta di Gesù, quindi Maria appare allo stesso
modo di Mosè ed Elia.
Quando la tua ragazza (si
riferisce alla ragazza di Pasquale) ha visto in quella
funzione, i cattolici (o i cristiani) che recitavano
l‘Ave Maria e
battevano le mani (battere le mani significa avere
rispetto e riverenza della persona, essere contenti a
cui sono riferite le battute di mani Esempio: Quando si
batte le mani a un cantante, a un politico, a un pastore
evangelico, significa essere contenti di ciò che egli ha
detto, quindi si può anche essere contenti della
Beatitudine di Maria), confermavano ciò che Maria ha
profetizzato in Luca 1:48.
(fine testo di P.Blandini)
Può essere pure utile
leggere come in realtà alcuni gruppi protestanti come ad
esempio i luterani e gli anglicani accettano il ruolo
particolare di Maria nella storia della salvezza.
Nella comunità Internet
Difendere la Vera Fede, la sorella Caterina ha
pubblicato una testimonianza di S. Gregorio di Nissa,
patriarca di Costantinopoli nei primi anni del
cristianesimo, sicuramente più autorevole di tanti
pastori odierni. Ecco cosa dice:
" Mentre
(Gregorio) trascorreva la notte insonne a causa di
queste preoccupazioni (si parlava della
verginità di Maria e della
divinità di Gesù nella reale esistenza ed essenza del
senso Trinitario...),
gli apparve un personaggio con sembianze umane,
dall'aspetto invecchiato, vestito con abiti che
denotavano una sacra dignità, con il volto improntato a
un senso di grazia e virtù.
Gregorio
spaventato in volto, si alzò dal letto e chiese chi
fosse e per qual motivo fosse venuto.
L'altro,
con voce sommessa, dopo aver calmato il suo tubarmento,
gli disse di essergli apparso per divino volere, a
motivo di quelle questioni che gli sembravano
discutibili e ambigue, al fine di rivelargli la verità
intorno alla pia Fede.
Udite
queste parole, Gregorio si rasserenò, e prese a
osservare l'altro con una certa gioia e stupore.
L'altro
allora stese la mano in avanti, come per indicargli, con
le dita teste, qualcosa che era apparso dirimpetto.
Gregorio,
volgendo lo sguardo nella direzione indicatagli dalla
mano dell'altro, vide un altra figura davanti a lui,
apparsa poco prima, dall'aspetto di una Donna assai più
bella della normale condizione umana.
Nuovamente perturbato, volgendo altrove il viso,
distoglieva lo sguardo ed era pieno di perplessità; nè
sapeva che cosa pensare di quell'apparizione che egli
non riusciva a sostenere con gli occhi.
Infatti
il carattere straordinario della visione consisteva nel
fatto che, pure essendo la notte oscura, una luce si era
messa a brillare per lui, insieme alle figure apparse,
come se una lampada ardente si fosse accesa.
Quantunque non potesse sostenere con gli occhi
l'apparizione, Gregorio udì il discorso di quelli che
gli erano apparsi, i quali discutevano tra loro dei
problemi che l'angustiavano.
Dalle loro parole Gregorio non solo ricavò una esatta
conoscenza della Dottrina della Fede, ma apprese anche
il nome dei due che gli erano apparsi, dal momento che i
due si chiamavano reciprocamente per nome.
Si dice
infatti che abbia udito colei che gli era apparsa in
forma "muliebre"
esortare l'evangelista Giovanni affinchè spiegasse al
giovane il mistero della vera fede.
Giovanni a sua volta
si dichiarò del tutto disposto a compiacere anche in
questo "la Madre del Signore" e che questa era la cosa
che gli stava più a cuore.
E così,
terminato il discorso pertinenete alla questione, dopo
che lo ebbero ben chiarito e precisato, i due
scomparvero dai suoi occhi.”
(s.Gregorio Nisseno, "Vita di S.Gregorio Taumaturgo", PG
46, 909-912 - Tratto da " Maria nel pensiero dei Padri
della Chiesa " di L.Gambero, Ed. Paoline pp.96-97)”
“…Gioviniano che, novello
eretico di qualche anno fa, negava la verginità di Maria
santa e metteva alla pari della sacra verginità le nozze
dei fedeli. Né per altra ragione moveva ai cattolici
questo addebito se non perché voleva farli apparire
accusatori o condannatori delle nozze.” (S. Agostino,
nella sua prima lettera contro i pelagiani).
Maria, la
creatura più vicina a Dio, più vicina alla SS. Trinità,
ella fu dichiarata nemica di Satana fin dalla
Genesi (Gen 3,15). Maria si è dichiarata la serva del
Signore ed è divenuta la madre di Dio, acquistando
un’intimità unica con la SS. Trinità. Si pensi quale
opposizione in questo c’è rispetto a Satana, che si è
staccato da Dio e ne è divenuto la creatura più distante
(cf padre G. Amorth. Satana la creatura più distante,
Maria la creatura più vicina a Dio. Maria è la
dimostrazione che Dio ha dato a Satana, la dimostrazione
che anche l’uomo può sconfiggere lui con tutti i suoi
demoni, la dimostrazione che anche l’uomo con l’aiuto
del Signore può resistere al peccato e uscirne
vittorioso, Maria ne è l’esempio più sublime, ella non
fu mai soggetta a Satana, ella non peccò mai, ella non
cedette mai alla tentazione di Satana, perché ella fu
dichiarata da Dio stesso nemica di Satana.
Il
riconoscere l’unicità e l’irripetibilità del ruolo di
Maria toglie qualcosa a noi cristiani?
No, anzi
ci suggerisce un esempio di vita umile e santa, perché
molti fratelli separati devono sminuire l’importa del
ruolo di Maria? Chi tra le creature di Dio è stata
adombrata dallo Spirito Santo? Chi fra le creature di
Dio è talmente degna e umile da aver affidato da Dio
stesso l’educazione e le cure del Suo Figlio? Maria non
è una dèa che fa concorrenza a Dio o a suo Figlio, anzi
porta anime verso suo Figlio, con il suo esempio di
totale fiducia in Dio, con il suo annientarsi per Dio,
con la sua fede ferrea, fede che manifestò per prima
alle nozze di Cana e che mantenne sempre, fino al dolore
estremo della croce. Dolore atroce provò il Figlio
soffrendo sulla croce, e dolore atroce provò la madre a
veder soffrire il figlio in quel modo, quale madre
vedendo soffrire il figlio non si vorrebbe sostituire ad
esso se potesse farlo?
Ogni
madre preferirebbe morire lei in cambio del figlio,
preferirebbe soffrire lei in cambio del figlio, Maria
soffrì enormemente, il suo cuore venne trafitto da un
lancia, Maria rimase fedele al figlio fino all’ultimo,
quando tutti gli apostoli per paura di essere a loro
volta catturati e uccisi a loro volta abbandonarono Gesù
(tranne Giovanni), ma la madre non abbandonò il Figlio,
anzi si straziava ai piedi della croce, piangeva,
soffriva, ma ascoltò il Figlio fino all’ultimo, ebbe
fede in Lui, per questo non si tirò mai indietro, era
madre, la madre di Dio, perché Gesù non smise mai di
essere Dio, anche quando si incarnò per mezzo della
carne generata da Maria, il Verbo si fece carne, Maria
fu madre dell’uomo Gesù, ma l’uomo Gesù era ed è
l’uomo-Dio non un uomo qualsiasi, il Verbo fattosi
carne, quindi Maria è madre di Dio, non di Dio Figlio ma
di Dio-uomo.
Maria per
molti protestanti rappresenta uno dei più grandi punti
di discordia con la Chiesa cattolica, essi infatti
accusano di idolatria i cattolici che si rivolgono a
Maria, per chiedere le sue preghiere, cioè negano che
Maria possa pregare per i suoi fratelli bisognosi che
ancora si trovano nella carne. E’ risaputo che molti
fratelli protestanti chiamano noi cattolici “mariani”
invece di cristiani.
La verginità di Maria
stranamente gli pesa moltissimo, come se la
verginità di Maria togliesse qualcosa ai cristiani,
infatti pretendono di poter provare la non verginità
(perpetua) di Maria prendendo i versetti di Matteo 1,25
“Destatosi dal sonno,
Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del
Signore e prese con sé la sua sposa, ma non si accostò
al lei fino alla nascita del figlio, che egli chiamò
Gesù”.
Subito dopo riportano i
versetti di Luca 2,22 “Quando venne il tempo della
loro purificazione secondo la Legge di Mosè,
portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al
Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni
maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire
in sacrificio una coppia di tortore o di giovani
colombi, come prescrive la Legge del Signore.”
Se si leggono questi versetti
in maniera veloce non ci si accorge della parola “loro”
ma se ci si sofferma, e ci si chiede perché è stata
usato il plurale “loro”, si nota che in effetti
quel plurale è riferito a Maria e Gesù, ma Gesù in
quanto Figlio di Dio che bisogno aveva di
purificarsi?
Oppure Gesù che bisogno aveva
di essere offerto al Signore se già apparteneva fin dal
principio al Signore?
O ancora che bisogno aveva
Gesù di essere circonciso per entrare a far parte
del popolo di Dio, quando in realtà Lui era Dio?
San Giuseppe di certo non era
incluso in quel “loro” perché non ebbe parte alla
nascita di Gesù.
Da queste considerazioni
notiamo che Maria e Gesù adempivano scrupolosamente le
prescrizioni della Legge, si comportavano come tutti gli
altri uomini loro simili, non perché ne avessero
bisogno, ma per adempiere alle prescrizioni della Legge.
Molti
fratelli evangelici e/o evangelicali, invece traggono da
questi versetti la conclusione che se Maria si dovette
purificare vuol dire che era nel peccato (cioè non
rimase vergine dopo il parto), ma dimenticano il plurale
“loro”, la purificazione la attribuiscono solo a
Maria, invece Luca ci dice “loro” cioè madre e Figlio;
si capisce dunque che la “loro” purificazione è una
purificazione rituale perché lo imponeva la
Legge, e siccome “loro” sono osservanti, e sono sotto la
Legge di Mosè fanno tutto ciò che prescrive la Legge (Lv
12,1-4) alla purificazione era obbligata solo la madre,
ma si poteva portare anche il bambino, che entro otto
giorni dalla nascita doveva essere circonciso.
Chi
toccava sangue doveva essere purificato, e il bambino
che nasce viene inondato dal sangue della madre. Oppure
se Maria doveva purificarsi perché aveva peccato
significa che anche Gesù era peccatore avendone
ereditato il peccato dalla carne di lei, ma Gesù non ha
ereditato il peccato carnale perché Maria per grazia
divina era stata esentata dal peccato originale, ella fu
concepita immacolata.
Leggendo
queste ultime parole forse a qualche fratello
protestante gli di drizzeranno i capelli, ma se andiamo
a leggere i versetti di Luca 1,28 ci accorgiamo che
l’angelo saluta Maria con: “Ave o piena di grazia, il
Signore è con te” conoscendo a memoria questi
versetti forse non ci si riflette sopra abbastanza, ma
se valutiamo bene le parole che l’angelo Gabriele
rivolse a Maria notiamo che gli dice “piena di grazia”
come mai Maria è piena di grazia ancor prima di aver
dato il suo “sì”a Dio?
Se guardiamo in tutta la
Bibbia percorrendo a ritroso (partendo da questi
versetti di Luca) i libri Sacri ci accorgiamo che la mai
nessun uomo (o donna) era stato chiamato o considerato
pieno di grazia da Dio a dai suoi messaggeri, solo a
Gesù vengono rivolte queste parole, e dopo di lui
troviamo Stefano (At 6,8) che “pieno di grazia” predica
al popolo, ma sappiamo che la “grazia” venne nel mondo
con Gesù Gv 1,17 “Perché
la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la
verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.”quindi
come mai Maria era piena di grazia ancor prima
della venuta di Gesù a ancor prima il suo “sì”?
Lo Spirito Santo è
sempre stato presente nella storia dell’uomo, infatti
Mosè, Elia, Eliseo e gli altri profeti profetizzavano
proprio per opera dello Spirito Santo, ma quello che
voglio far notare è che per nessuno di loro viene usata
la frase “pieno di grazia” o “piena di grazia”, pienezza
vuol dire completezza, totalità, saturazione, riempito,
se Maria era piena di grazia ancor prima del suo “SI” e
a differenza di Elia e gli altri, ella non era
profetessa come mai fu chiamata “piena di grazia”?
Solo Maria fu
profetizzata fin dalla Genesi (Gen 3,14-15) come nemica
di satana, è evidente quindi che essendo stata
dichiarata nemica di satana ancor prima della sua
nascita significa ella fu concepita senza peccato
proprio perché nemica di satana, chi è nel peccato è
amico e schiavo di satana, Maria essendo nemica di
satana non fu mai sotto il peccato, affinché satana non
potesse gloriarsi di aver avuto sotto le sue grinfie la
madre del Signore Gesù. Maria era piena di grazia perché
Dio l’ha voluta preservare dal peccato in vista del
concepimento del suo Figlio divino. Gesù era vero uomo e
vero Dio, in quanto Dio non poteva ereditare peccato, ma
se Maria fosse stata macchiata dal peccato originale
Gesù lo avrebbe ereditato (proprio come noi poveri
uomini), la carne di Gesù avrebbe ereditato il peccato
dalla carne di Maria, ma noi tutti sappiamo che Gesù era
completamente puro, non ereditò nessun peccato, quindi
Maria doveva essere completamente immacolata per poter
partorire un Figlio immune dal peccato originale.
Un fratello protestane
mi faceva notare (via internet) che è lo spirito ad
ereditare il peccato, Gesù (secondo lui) non ereditò il
peccato originale perché il suo Spirito era (ed è)
Santo, a differenza dei nostri, Gesù (sempre secondo
lui) è venuto a salvare il nostro spirito non il nostro
corpo. Evidentemente questo fratello protestante ha le
idee un po’ confuse, perché Gesù è venuto a salvare
l’uomo nella sua totalità; l’uomo è composta da spirito
e dal corpo, e Gesù salva l’uomo intero, non lo
scompone, altrimenti non si spiegherebbero i versetti
che parlano della risurrezione (anima e corpo) finale,
dove i nostri corpi risusciteranno per reintegrarsi al
nostro spirito, proprio come fece Gesù nella sua
risurrezione, Gesù portò con se anche il suo corpo. Il
corpo dopo la risurrezione diventa un corpo glorificato,
assumendo proprietà fisiche per noi straordinarie,
infatti ad ed esempio Gesù attraversò la porta con il
suo corpo glorificato, è interessante notare che anche i
nostri corpi saranno così. I nostri corpi (a differenza
di quello di Gesù) subiranno la corruzione (a causa del
peccato) e diventeranno polvere, ma alla fine dei tempi
risusciteranno; un’anticipazione di cosa succederà ai
nostri corpi e come saremo, la vediamo in Mt 27,52-53
infatti leggiamo che dopo la risurrezione di Cristo,
molti corpi dei santi risuscitarono, uscirono dalle
tombe ed apparvero a molti, quindi Gesù salva l’uomo
intero composto da spirito e corpo, senza scomporlo.
Nemmeno il corpo di
Maria subì corruzione, ella fu assunta in cielo senza
che il suo corpo ritornasse polvere, il suo corpo non
subì corruzione perché era stato esentato dal peccato,
per volontà divina.
Naturalmente c’è una
grande differenza tra la purezza di Gesù e quella di
Maria, Gesù non aveva peccato in quanto Dio, Maria era
stata salvata da Dio, fin dal suo concepimento. Infatti
nel magnificat ella esulta nel Signore suo salvatore,
certamente, perché Maria non è una dea, ma una umile
donna che fu scelta da Dio per dare la carne a suo
Figlio, e in funzione di questo fu esentata dal peccato.
Pio XII ha dichiarato
l’assunzione di Maria in cielo, domma di fede il 1
novembre 1950, è anche questa una verità che è stata
sempre creduta nei secoli. Padri e Dottori della Chiesa
ne hanno sempre trattato. Dichiarandola verità di fede
solo ora e dopo tanti secoli, la Chiesa non ha creato o
inventato una nuova credenza di fede, come si afferma
nell’opuscolo delle “cento domande” (pag.29), ma solo ha
riconosciuto e solennemente dichiarato che essa è verità
rivelata e come tale da credersi da tutti i fedeli;
precisamente come un qualsiasi tribunale di questo
mondo, quando sentenzia che un diritto appartiene a un
individuo, non gli crea tale diritto, ma soltanto lo
riconosce autorevolmente contro coloro che glielo
vogliono contestare (cf le cento risposte). E’
innegabile verità di fede, fondata sulla Bibbia, che
Maria è stata associata intimamente al Figlio nella
completa vittoria contro il demonio. Era quindi giusto
che venisse a lui associata anche nella vittoria e nel
trionfo sulla morte e sul peccato mediante la sua
elevazione al cielo in anima e corpo, come è appunto
avvenuto del Figlio suo.
Poi è interessante notare il
parallelo tra la nascita di Gesù e la sua morte; Dio non
corrompe la natura umana, non la altera ma la rispetta e
la conserva intatta, quando Dio si manifesta nella vita
dell’uomo non deturpa la sua natura, Dio ha concepito
Gesù per opera dello Spirito Santo in Maria senza
corromperne la natura, significa che non l’ha corrotta
nemmeno quando Maria partorì Gesù, l’ha lasciata
intatta, vergine era all’atto del concepimento e vergine
rimase dopo il parto, allo stesso modo di come Gesù fu
deposto in un sepolcro nuovo (Mt 27,60 – notare
come l’evangelista sottolinea - “sepolcro nuovo”) e
nessuno dopo di Lui fu più deposto in quel sepolcro.
Questo a molti protestanti
risulta difficile da accettare, per loro Maria quando
partorì Gesù non fu più vergine, proprio a causa del
parto. Ma come Dio concepisce senza corrompere Maria, e
poi non è capace di farla partorire senza corrompere la
sua verginità?
Molti
protestanti amano relegare Maria al ruolo “di donna
come tante altre”, sminuendo forzatamente il suo ruolo
nella Chiesa, ruolo che Dio aveva disegnato per lei fin
dall’eternità, quando in Gen, 3,15 Dio pose inimicizia
tra satana e la donna, e anche tra satana e la stirpe di
lei.
Quale
altra donna fu designata come madre del Salvatore fin
dal principio?
Maria,
non ha avuto altri figli dopo Gesù, anche questo si
capisce fin dalla Genesi, perché se Dio ha posto
inimicizia tra satana e la stirpe di lei (Gesù),
significa che se Maria avesse avuto altri figli anche
questi sarebbero stati nemici di satana (fin dalla
nascita), quindi uguali a Gesù, e quindi anche loro non
sarebbero stati soggetti al peccato, ma nella Bibbia in
Gen 3,15 c’è scritto chiaramente che solo due sono
nemici di satana (la donna e la stirpe di lei) e in
quanto tali non soggetti al peccato, Gesù e Maria. Se ci
sarebbero stati eventuali altri fratelli carnali di
Gesù, essi essendo la “stirpe” della donna (Maria)
sarebbero stati anch’essi nemici di satana tanto allo
stesso modo di Gesù, e quindi sarebbero stati
sicuramente menzionati nelle Scritture come paladini di
Dio. Qui cadono anche le illazioni di molti protestanti
circa i presunti fratelli di Gesù, se questi “fratelli
carnali” erano quindi la stirpe di Maria quindi anche
loro nemici di satana come mai nella Bibbia troviamo che
i fratelli di Gesù non credevano in Lui? Se non
credevano in Lui vuol dire che erano sotto il peccato,
ed era anche grave (come peccato) visto che erano (o
dovevano essere) suoi fratelli carnali e visto che tutti
quelli che non credevano in Gesù erano suoi nemici (come
i farisei), e se erano nemici di Gesù di chi erano
amici? Di satana, ed ecco che qui qualcosa non torna…
Ma i
fratelli di Gesù (la stirpe della donna) non erano stati
dichiarati nemici di satana fin dalla Genesi? E allora
come mai pur essendo suoi fratelli “carnali” e nemici di
satana, non credevano in Lui?
Cari
fratelli separati, qui si vede che le vostre tesi circa
i “fratelli carnali” di Gesù non hanno ragione di
esistere, ma comunque nel corso di questo capitolo
verranno fornite altre prove, anche se potrebbe bastare
solo questa; dopo aver finito di leggere il presente
capitolo vi prego di rileggerlo per meglio fissarlo
nella vostra mente, affinché le vostre divergenze di
interpretazione vengano dissolte alla luce della verità,
e per quanto riguarda i presunti fratelli di Gesù invito
il lettore a leggere il capitolo ad essi dedicato.
Quindi Gesù, e solo Gesù fu nemico dichiarato di satana
(assieme alla madre), profetizzato fin dalla Genesi.
Gesù fu
profetizzato nemico di satana in quanto Dio, e Maria in
qualità di madre del Verbo-uomo. L’uomo come si vede
nella stessa Bibbia può diventare amico di satana, come
fecero Adamo ed Eva, come fece Caino, e molti altri
compreso Pietro quando rinnegò Gesù, Pietro si pentì di
quel comportamento e ritornò tra le braccia di Cristo,
ma in tutta la storia dell’uomo si nota che egli
(l’uomo) è soggetto al peccato, l’uomo prima o poi pecca
e quindi diventa amico del peccato, di conseguenza in
quel momento diventa amico di satana, poi magari si
ravvede, ma nel momento del peccato l’uomo è amico del
peccato (e quindi di satana), perché magari prova
piacere stando nel peccato, come ad esempio può provare
piacere carnale un uomo che tradisce la propria moglie,
quest’uomo nel momento del peccato è amico di satana.
E’
evidente quindi che per nessun uomo e nessuna donna è
stata fatta una profezia come quella di Gen 3,15 perché
unico è il ruolo di Cristo nella storia dell’umanità, e
unico è il ruolo di Maria, Gesù come Dio e Maria come
sua madre; l’uomo tramite Cristo può vincere il
peccato, ma non si può dichiarare ne profetizzare a
priori che egli è nemico del peccato fin dalla nascita,
molto dipenderà dall’educazione che riceverà dalla
famiglia, dagli amici che frequenterà e naturalmente
bisogna vedere se abbraccerà la fede cristiana; quindi a
nessun altro uomo dopo Maria, si può applicare la
profezia di Gen 3,15.
Nella
profezia non ci sono incertezze, Dio dice: “Ed io
porrò inimicizia tra te e la donna e tra la tua
stirpe e la sua stirpe, esso ti schiaccerà la testa e tu
lo assalirai al tallone”.
Non
prendete queste mie parole come un rimprovero, io non mi
sento migliore di voi, io sono un peccatore che si
prefigge di resistere al peccato, combatterlo e vincerlo
con l’aiuto di Gesù Cristo, e quando dico che mi sta a
cuore l’unità dei cristiani lo dico con cuore sincero,
Dio che legge nel mio cuore, sa che sto scrivendo la
verità, sto lottando affinché la verità prevalga.
Fratelli
non bisogna interpretare la Bibbia alla lettera,
altrimenti si prendono lucciole per lanterne,
la Bibbia
va meditata, ma per certi passi occorre preparazione
storico-biblica, senza bisogno di storcere il naso
appena si sente pronunciare la parola “storia”, perché
in fondo la Bibbia è storia, gli eventi biblici sono
storia, sicuramente non sono fantascienza o racconti
romanzati, sono fatti realmente accaduti, e i fatti
realmente accaduti fanno parte della storia umana; sono
Storia della salvezza.
Se
dovremmo attenerci rigorosamente e letteralmente a ciò
che è scritto nella sola Bibbia, non potremo mai capire
alcuni fatti che in essa vengono raccontati; ad esempio
se Adamo ed Eva furono i primi e i soli uomini sulla
terra, di conseguenza Caino e Abele dovevano essere
soli, sulla terra dovevano esistere solo loro due, e
allora come si spiega che Caino dopo aver ucciso Abele
si preoccupava se qualcuno venendo a conoscenza del suo
misfatto lo uccidesse?
Chi
poteva essere questo qualcuno se Caino non aveva altri
fratelli e non esistevano altri uomini?
Come e
con chi poté sposarsi Caino se non esistevano altri
uomini?
Eppure
nella Bibbia viene detto che Adamo ed Eva furono i primi
due esseri umani, Caino e Abele i loro figli, se ci
dovremmo attenere letteralmente a quanto leggiamo
dovremmo dedurre che il profeta che ha scritto la Genesi
si è sbagliato, oppure che Dio abbia sbagliato
nell’ispirazione data all’agiografo. Eppure chi ha
studiato teologia o chi ha studiato serenamente e
profondamente la Bibbia capisce che nella Genesi (ma
anche in altri Libri Sacri) viene usato un linguaggio
simbolico, ciò che importa sapere è che Dio ama l’uomo,
lo ha creato per amarlo, e che il peccato è entrato nel
mondo per mezzo di satana che ha corrotto l’uomo,
facendo passare Dio per bugiardo, infatti Adamo
mangiando la mela ha dimostrato di aver ritenuto Dio
bugiardo, credeva che Dio gli avesse mentito riguardo
all’albero dal frutto proibito.
Per
deduzione si capisce che sulla terra ci dovevano essere
altri uomini creati da Dio, non si capisce perché molti
protestanti in alcuni casi accettano le deduzioni (la
cacciata di satana, la trinità ecc.) e in altri
pretendono di dover leggere alla lettera cioè che la
Chiesa cattolica deduce.
Con
questo esempio è evidente che la Bibbia va capita, e non
presa alla lettera;
capita,
significa studiata attenendosi alla santa guida
ecclesiastica, non interpretando ognuno a modo proprio
le Sacre Scritture, “attenendosi alle legge del libero
arbitrio” come fanno i protestanti.
Come in
Adamo ed in Eva tutti muoiono, in Cristo e Maria tutti
vengono vivificati!
Questo lo dice implicitamente Paolo in Rm 5,12-25 è
risaputo infatti da chi conosce le Sacre Scritture che
il frutto proibito fu portato da Eva, è chiaro quindi
che Eva ha avuto la sua parte di colpa a credere per
prima al serpente e far morire Adamo e lei stessa, così
Maria ha avuto la sua parte di responsabilità nel
credere all’angelo messaggero di Dio, e quindi a donare
la vita a Gesù, portando quindi (suo tramite) la vita
nel mondo.
Se noi
cattolici onoriamo Maria, non commettiamo peccato; nella
stessa Bibbia troviamo scritto che bisogna onorare il
padre e la madre, onorandoli certamente non manchiamo di
rispetto a Gesù, allo stesso modo onorando Maria
onoriamo Gesù.
Ad
esempio cosa ci vuol dire la Bibbia con l’episodio delle
nozze di Cana?
Quell’episodio serve forse a disprezzare Maria, o a
farci prendere le distanze da lei, come apparentemente
fece Gesù?
S.
Agostino ci dice:
“Attraverso le stesse
circostanze egli ci vuole suggerire qualcosa, poiché
ritengo che non senza una ragione il Signore intervenne
alle nozze. A parte il miracolo, il contesto
stesso adombra qualche mistero, qualche sacramento.
Bussiamo perché ci apra e c'inebri del vino invisibile.
Anche noi eravamo acqua e ci ha convertiti in vino,
facendoci diventare sapienti; gustiamo infatti la
sapienza che viene dalla fede in lui, noi che prima
eravamo insipienti. Credo sia proprio mediante la
sapienza - non disgiunta dall'onore reso a Dio, dalla
lode della sua maestà e dall'amore della sua
potentissima misericordia - è proprio mediante la
sapienza che potremo pervenire all'intelligenza
spirituale di questo miracolo.
3. Di fronte a tanti prodigi compiuti per
mezzo di Gesù Dio, c'è da meravigliarsi se l'acqua è
mutata in vino per mezzo di Gesù uomo? Diventando uomo,
egli non ha cessato di essere Dio: si è aggiunto l'uomo,
non è venuto meno Dio. Chi ha compiuto questo prodigio è
colui che ha creato tutte le cose. Non dobbiamo
meravigliarci che Dio abbia fatto questo, ma piuttosto
ringraziarlo perché lo ha fatto in mezzo a noi, e per la
nostra salvezza.
[Lo sposo avanza.]
4. Invitato, il Signore si reca ad un festino
di nozze. C'è da meravigliarsi che vada alle
nozze in quella casa, lui che è venuto a nozze in questo
mondo? Se non fosse venuto a nozze, non avrebbe qui la
sposa. E che senso avrebbero allora le parole
dell'Apostolo: Vi ho fidanzati ad uno sposo unico,
come una vergine pura da presentare a Cristo? Che
cosa teme l'Apostolo? Che la verginità della sposa di
Cristo venga corrotta dall'astuzia del diavolo. Temo
- dice - che come nel caso di Eva, il serpente
nella sua astuzia corrompa i vostri sentimenti,
deviandoli dall'amore sincero e casto verso Cristo.
Il Signore ha qui, dunque, una sposa che egli ha redento
col suo sangue, e alla quale ha dato come pegno lo
Spirito Santo (2 Cor 11, 2-3; 1, 22). L'ha strappata
alla tirannia del diavolo, è morto per le sue colpe, è
risuscitato per la sua giustificazione (cf. Rm 4, 25).
Chi può offrire tanto alla sua sposa? Offrano pure gli
uomini quanto c'è di meglio al mondo: oro, argento,
pietre preziose, cavalli, schiavi, ville, possedimenti:
ci sarà forse qualcuno che può offrire il suo sangue? Se
uno offrisse il suo sangue per la sposa, come potrebbe
sposarla? Il Signore invece affronta serenamente la
morte, dà il suo sangue per colei che sarà sua dopo la
risurrezione, colei che già aveva unito a sé nel seno
della Vergine. Il Verbo, infatti, è lo sposo e la carne
umana è la sposa; e tutti e due sono un solo Figlio di
Dio, che è al tempo stesso figlio dell'uomo. Il seno
della vergine Maria è il talamo dove egli divenne capo
della Chiesa, e donde avanzò come sposo che esce dal
talamo, secondo la profezia della Scrittura: Egli è
come sposo che procede dal suo talamo, esultante
come campione nella sua corsa (Sal 18, 6).
Esce come sposo dalla camera nuziale e, invitato, si
reca alle nozze.
5. Non è certo senza un motivo recondito che
egli sembra non riconoscere la madre, dalla quale
era uscito come sposo, quando le dice: Che c'è tra
me e te, o donna? La mia ora non è ancora
giunta (Gv 2, 4). Cosa significano queste parole?
Ha forse presenziato alle nozze per insegnarci a
disprezzare la madre? Era andato alle nozze d'un
uomo che prendeva moglie per generare dei figli, e che
certamente aspirava ad essere onorato dai figli che
avrebbe generato. E Gesù avrebbe partecipato alle nozze
per mancare di rispetto alla madre, mentre le nozze
vengono celebrate e ci si sposa per avere dei figli, ai
quali Dio comanda di rendere onore ai genitori?
Certamente, fratelli, c'è qui nascosto un mistero. E
si tratta di cosa tanto importante che taluni - contro
cui, come già abbiamo ricordato, ci ha messo in guardia
l'Apostolo dicendo: Temo che, come nel caso di Eva,
il serpente nella sua astuzia corrompa i vostri
sentimenti, deviandoli dall'amore sincero e casto verso
Gesù Cristo (2 Cor 11, 3) - i quali,
contraddicendo il Vangelo, sostengono che Gesù Cristo
non è nato da Maria Vergine, credono d'aver trovato
una conferma al loro errore proprio in queste parole del
Signore. Come poteva essere sua madre - essi dicono
- colei alla quale Cristo disse: Che c'è tra me e te,
o donna? Bisogna rispondere a costoro spiegando il
significato della frase del Signore, affinché non
credano d'aver trovato, sragionando, un argomento contro
la fede, che corrompa la purezza della sposa vergine,
cioè la fede della Chiesa. E davvero si corrompe, o
fratelli, la fede di coloro che preferiscono la menzogna
alla verità. Costoro infatti che credono di onorare
Cristo negando la realtà della sua carne, lo fanno
passare per bugiardo. Coloro che costruiscono negli
uomini la menzogna, che altro eliminano da essi se non
la verità? Vi introducono il diavolo e ne escludono
Cristo; vi fanno entrare l'adultero e ne fanno uscire lo
sposo. Sono paraninfi o, meglio, agenti del diavolo: con
le loro parole aprono la porta al diavolo e scacciano
Cristo. In che modo il serpente s'impossessa dell'uomo?
Facendo sì che l'uomo ceda alla menzogna. Quando la
menzogna domina, domina il serpente; quando la verità
domina, domina Cristo. Egli infatti ha detto: Io
sono la verità (Gv 14, 6); del diavolo invece ha
detto: Non rimase nella verità, perché in lui non c'è
verità (Gv 8, 44). Ora, Cristo è talmente la
verità che tutto in lui è vero: Egli è il vero Verbo,
Dio uguale al Padre, vera anima, vera carne, vero uomo,
vero Dio; vera è la sua nascita, vera la sua passione,
la sua morte, la sua risurrezione. Se neghi una sola di
queste verità, entra il marcio nella tua anima, il
veleno del diavolo genera i vermi della menzogna, e
nulla rimarrà integro in te.
6. Qual è, dunque, il significato della frase
del Signore: Che c'è tra me e te, donna? Forse in
ciò che segue il Signore ci mostra perché si è espresso
così: Non è ancora giunta la mia ora. Questa è,
infatti, l'intera frase: Che c'è tra me e te, donna?
Non è ancora giunta la mia ora. Cerchiamo di capire
perché si è espresso così. Prima, però, confutiamo gli
eretici. Che cosa dice l'inveterato serpente, l'antico
istigatore e iniettatore di veleni? Che cosa dice? Che
Gesù non ebbe per madre una donna. Come puoi provarlo?
Con le parole, tu mi dici, del Signore: Che c'è tra
me e te, donna? Ma, rispondo, chi ha riportato
queste parole, perché possiamo credere che davvero si
sia espresso così? Chi? L'evangelista Giovanni. Ma è
proprio l'evangelista Giovanni che ha detto: E la
madre di Gesù si trovava là. Questo è infatti il suo
racconto: Il terzo giorno in Cana di Galilea
si celebrò un festino di nozze, e la madre di Gesù si
trovava là. Alle nozze fu invitato anche Gesù con i suoi
discepoli (Gv 2, 1-2). Abbiamo qui due affermazioni
dell'evangelista. Egli dice: la madre di Gesù si
trovava là; ed egli stesso riferisce le parole di
Gesù a sua madre. Affinché voi possiate custodire la
verginità del cuore di fronte alle insinuazioni del
serpente, notate, o fratelli, come nel riferire la
risposta di Gesù a sua madre, l'evangelista cominci col
dire: Sua madre gli dice... Nella medesima
narrazione, nel medesimo Vangelo, il medesimo
evangelista riferisce: La madre di Gesù si trovava
là, e: Sua madre gli disse. Di chi è questa
narrazione? Dell'evangelista Giovanni. E che cosa Gesù
risponde alla madre? Che c'è tra me e te, o donna?
Ed è lo stesso evangelista Giovanni a narrarcelo. O
evangelista fedelissimo e veracissimo, tu mi racconti
che Gesù disse a sua madre: Che c'è tra me e te,
donna? Perché hai dato l'appellativo di madre a
colei che non riconosce tale? Tu infatti hai detto che
là si trovava la madre di Gesù, e che sua
madre gli disse... Perché non hai detto piuttosto:
Là si trovava Maria, e Maria gli disse? Tu riferisci
tutte e due le espressioni: e sua madre gli disse,
e Gesù le rispose: Che c'è tra me e te, donna?
Perché questo, se non perché tutte e due le
espressioni sono vere? Gli eretici, invece, credono
all'evangelista quando narra che Gesù disse a sua madre:
Che c'è tra me e te, donna?, e non vogliono
credere all'evangelista che riferisce: Là si trovava
la madre di Gesù, e sua madre gli disse...
Ebbene, chi è che resiste al serpente e custodisce la
verità, e la cui integrità spirituale non è violata
dall'astuzia del diavolo? Certamente chi ritiene vere
ambedue le cose: che là si trovava la madre di Gesù, e
che Gesù rispose a sua madre in quel modo. Se ancora non
riesci a capire come mai Gesù abbia risposto: Che c'è
tra me e te, donna?, tuttavia credi che Gesù ha
detto queste parole, e che le ha dette a sua madre. Se
la fede è fondata sulla pietà, anche l'intelligenza
raccoglierà il suo frutto.
[Cercate la verità senza
polemizzare.]
7. Domando a voi, fedeli cristiani: C'era la
madre di Gesù alle nozze? Voi rispondete che c'era. Come
lo sapete? Voi rispondete: Lo dice il Vangelo.
Che cosa rispose Gesù a sua Madre? Voi dite: Che c'è
tra me e te, donna? Non è ancora giunta la mia ora.
E anche questo come lo sapete? Voi rispondete: Lo dice
il Vangelo. Che nessuno vi corrompa questa fede, se
volete conservare per lo sposo una casta verginità. Se
poi qualcuno vi domanda perché Gesù rispose così a sua
madre, parli chi è riuscito a capire; e chi non è ancora
riuscito a capire, creda fermissimamente che Gesù ha
dato questa risposta, e l'ha data a sua madre. Questo
spirito di pietà gli otterrà anche di capire il senso di
quella risposta, se busserà pregando, e non si accosterà
alla porta della verità solo discutendo. Soltanto eviti,
mentre ritiene di sapere o si vergogna di non sapere il
motivo di quella risposta, di ridursi a credere che
l'evangelista riferendo che là si trovava la madre di
Gesù, ha mentito; oppure che Cristo ha sofferto per
le nostre colpe una morte fittizia, ha mostrato per la
nostra giustificazione false cicatrici, ed ha affermato
il falso quando disse: Se voi rimanete nella mia
parola, siete veramente miei discepoli; e conoscerete la
verità, e la verità vi farà liberi (Gv 8, 31-32).
Perché se la madre è fittizia, fittizia è la carne,
fittizia è la morte, fittizie le ferite della passione,
fittizie le cicatrici della risurrezione; allora non
sarà la verità a liberare quelli che credono in lui, ma
piuttosto la falsità. E invece la falsità ceda il passo
alla verità, e siano confusi tutti quelli che vorrebbero
sembrare veraci proprio mentre si sforzano di dimostrare
che Cristo è menzognero, e non vogliono sentirsi dire: -
Non vi crediamo perché mentite -, mentre loro vanno
dicendo che la verità stessa ha mentito. Se poi
domandiamo a costoro come fanno a sapere che Cristo ha
detto: Che c'è tra me e te, donna?, essi
rispondono che hanno creduto al Vangelo. Ma perché
allora non credono al Vangelo, quando dice: là si
trovava la madre di Gesù, e sua madre gli
disse...? Che se dicendo questo il Vangelo mentisce,
come gli si può credere quando riferisce le parole di
Gesù: Che c'è tra me e te, donna? Non farebbero
molto meglio, questi miserabili, a credere sinceramente
che il Signore ha dato questa risposta a sua madre e non
ad una estranea? e cercare religiosamente il senso di
questa risposta? C'è infatti una grande differenza tra
chi dice: - Vorrei sapere perché Cristo ha risposto così
a sua madre -, e chi dice: - Io so che questa risposta
Cristo non l'ha data a sua madre -. Altro è voler
chiarire ciò che è oscuro, altro è rifiutare di credere
ciò che è chiaro. Chi dice: - Voglio sapere perché
Cristo ha risposto così a sua madre -, desidera gli sia
chiarito il Vangelo, al quale crede; chi invece dice: -
So che Cristo non ha dato questa risposta a sua madre -,
accusa di menzogna il Vangelo, dal quale ha appreso che
Cristo ha risposto così.
[Fede e intelligenza.]
8. E adesso, fratelli, che abbiamo risposto a
costoro, che nella loro cecità son destinati a rimanere
nell'errore fin quando umilmente accetteranno di essere
guariti, se volete, noi cercheremo di sapere perché
nostro Signore abbia risposto in quel modo a sua madre.
Caso unico, egli è nato dal Padre senza madre, dalla
madre senza padre: senza madre come Dio, senza padre
come uomo; senza madre prima dei tempi, senza padre
nella pienezza dei tempi. Questa risposta l'ha data
proprio a sua madre, perché là c'era la madre di
Gesù, e la madre di Gesù gli disse... Tutto
questo lo dice il Vangelo. Dal Vangelo sappiamo che
là c'era la madre di Gesù, e dallo stesso Vangelo
sappiamo che Gesù disse a sua madre: Che c'è tra me e
te, donna? Non è ancora giunta la mia ora. Crediamo
tutto, e mettiamoci a cercare ciò che ancora non abbiamo
capito. E anzitutto state attenti che, come i manichei
han trovato pretesto alla loro incredulità nel fatto che
il Signore disse: Che c'è tra me e te, donna?,
così gli astrologhi non trovino pretesto per la loro
ciarlataneria nel fatto che il Signore disse: Non è
ancora giunta la mia ora. Se il Signore ha detto
questo nel senso degli astrologi, noi abbiamo commesso
un sacrilegio bruciando i loro scritti. Se, invece,
abbiamo fatto bene, seguendo il costume del tempo degli
Apostoli (cf. At 19, 19), è perché le parole del
Signore: Non è ancora giunta la mia ora, non sono
da interpretare nel senso che pretendono loro. Infatti,
questi ciarlatani, sedotti e seduttori, vanno dicendo:
Come vedete, Cristo era soggetto al fato, poiché dice:
Non è ancora giunta la mia ora. A chi
risponderemo prima: agli eretici, o agli astrologi? Sia
gli uni che gli altri provengono dal serpente, e si
propongono di violare la verginità spirituale della
Chiesa, che consiste nell'integrità della sua fede. Se
volete, prima rispondiamo a coloro ai quali per primi mi
sono riferito, ai quali peraltro in gran parte abbiamo
già risposto. Ma affinché non pensino che noi non
sappiamo che dire in merito alla risposta che il Signore
ha dato a sua madre, vi vogliamo documentare meglio
contro di loro; perché, a confutarli, credo bastino le
cose già dette.
9. Perché dunque il figlio ha detto alla
madre: Che c'è tra me e te, donna? Non è ancora
giunta la mia ora? Nostro Signore Gesù Cristo era
Dio e uomo. Come Dio non aveva madre, come uomo l'aveva.
Maria, quindi, era madre della carne di lui, madre della
sua umanità, madre della debolezza che per noi assunse.
Ora, il miracolo che egli stava per compiere, era opera
della sua divinità, non della sua debolezza: egli
operava in quanto era Dio, non in quanto era nato
debole. Ma la debolezza di Dio è più forte degli uomini
(1 Cor 1, 25). La madre esigeva un miracolo ed egli,
accingendosi a compiere un'opera divina, sembra
insensibile ai sentimenti di tenerezza filiale. E' come
se dicesse: Quel che di me compie il miracolo, non l'hai
generato tu: tu non hai generato la mia divinità; ma
siccome hai generato la mia debolezza, allora ti
riconoscerò quando questa mia infermità penderà dalla
croce. E' questo il senso della frase: Non è ancora
giunta la mia ora. Sulla croce riconobbe la madre,
lui che da sempre la conosceva. Conosceva sua madre
prima di nascere da lei, quando la predestinò; e prima
di creare, come Dio, colei della quale come uomo sarebbe
stato creatura. Tuttavia, in una certa ora
misteriosamente non la riconosce, e poi in un'altra ora,
che ancora doveva venire, di nuovo misteriosamente la
riconosce. La riconobbe nell'ora in cui stava morendo
ciò che ella aveva partorito. Moriva, infatti, non il
Verbo per mezzo del quale Maria era stata creata, ma la
carne che Maria aveva plasmato; non moriva Dio che è
eterno, ma la carne che è debole. Con quella risposta,
dunque, il Signore vuole aiutare i credenti a
distinguere, nella loro fede, la sua persona dalla sua
origine temporale. E' venuto per mezzo di una donna, che
gli è madre, lui che è Dio e Signore del cielo e della
terra. In quanto Signore del mondo, Signore del cielo e
della terra, certamente egli è anche Signore di Maria;
in quanto creatore del cielo e della terra, è anche
creatore di Maria; ma in quanto nato da donna e fatto
sotto la legge (Gal 4, 4) - secondo
l'espressione dell'Apostolo -, egli è il figlio di
Maria. E' ad un tempo Signore e figlio di Maria, ad un
tempo creatore e creatura di Maria. Non meravigliarti
del fatto che è ad un tempo figlio e Signore: Vien detto
figlio di Maria come vien detto figlio di Davide, ed è
figlio di Davide perché è figlio di Maria. Ascolta la
testimonianza esplicita dell'Apostolo: Egli è nato
dalla stirpe di Davide secondo la carne (Rm 1, 3).
Ma egli è altresì il Signore di Davide. E' lo stesso
Davide che lo afferma. Ascolta: Parola del Signore al
mio Signore: Siedi alla mia destra (Sal 109, 1).
Gesù pose i Giudei di fronte a questa testimonianza, e
con essa li ridusse al silenzio. Come dunque egli è
insieme figlio e Signore di Davide (Mt 22, 45),
figlio secondo la carne e Signore secondo la divinità,
così è figlio di Maria secondo la carne e Signore di
Maria secondo la maestà. E poiché Maria non era madre
della divinità, e il miracolo che ella chiedeva doveva
compiersi in virtù della divinità, per questo disse:
Che c'è tra me e te, donna? Non credere però, o
Maria, che io voglia rinnegarti come madre; gli è che
non è ancora giunta la mia ora; allora, quando
l'infermità di cui sei madre penderà dalla croce, io ti
riconoscerò. Ecco la prova di questa verità. Narrando la
passione del Signore, il medesimo evangelista, che
conosceva la madre del Signore e che come tale ce l'ha
presentata in queste nozze, dice così: Stava là,
presso la croce, la madre di Gesù, e Gesù disse a sua
madre: Donna, ecco tuo figlio; poi al discepolo: Ecco
tua madre (Gv 19, 25-27). Affida la madre al
discepolo; affida la madre, egli che stava per morire
prima di lei e che sarebbe risorto prima che ella
morisse: egli, uomo, raccomanda ad un uomo una
creatura umana. Ecco la natura umana che Maria aveva
partorito. Era venuta l'ora alla quale si riferiva
quando aveva detto: Non è ancora giunta la mia ora.”
Perché, affida la madre a
Giovanni, quando Egli sapeva che dopo appena tre giorni
sarebbe risuscitato? Egli stesso avrebbe potuto
prendersi cura della madre, sapeva pure che dopo
cinquanta giorni avrebbe mandato il Consolatore, che
avrebbe fortificato tutti i credenti, e allora che senso
ha l’affidamento di Giovanni a maria e di Maria a
Giovanni?
E’ chiaro che Gesù con quelle parole ha voluto affidare
la Chiesa nascente a Sua madre, questo come Dio, come
uomo invece prega Giovanni di prendersi cura di Maria
sua madre.
Ma come mai l’evangelista
ci racconta l’episodio delle nozze, senza che parli
sufficientemente (come ci si aspetterebbe) degli sposi?
I primi due versetti introducono i personaggi del
racconto e i loro rapporti reciproci. Le circostanze (le
nozze) sono esposte senza che si parli, come ci si
aspetterebbe, degli sposi. La sposa non viene mai
nominata e lo sposo interviene soltanto in seguito a una
confusione del direttore di mensa.
Gli altri personaggi sono Gesù, la madre di Gesù, i suoi
discepoli, i servi, il direttore di mensa. Si nota che
tutti i personaggi sono presentati in riferimento a
Gesù: sua madre, i suoi discepoli. I
discepoli non hanno nessun ruolo attivo, ma sono
tuttavia importanti come testimoni della scena e come
oggetto di una trasformazione: alla fine divengono
credenti.
Scena 1°: Gesù e sua
madre (vv. 3-4). La mancanza di vino, elemento
costitutivo di una festa di nozze, è il punto di
partenza del racconto. Nelle nozze ebraiche, che
duravano una settimana, bisognava prevedere una quantità
sufficiente di bevande.
La madre di Gesù (chiamata sempre così nel vangelo di
Giovanni) prende l’iniziativa d’intervenire. Lo fa, non
con una domanda diretta, ma attraverso un’affermazione
(il che, nel vangelo di Giovanni, è spesso la forma
rispettosa della richiesta). Così Marta e Maria chiedono
a Gesù d’intervenire: “Colui che tu ami è ammalato”
(11,3). Di norma era compito del direttore di mensa (e
anzitutto dello sposo) di prevedere questi dettagli. Non
è certamente per caso se, nello schema di cui sopra, la
scena tra sua madre e Gesù è parallela alla scena tra il
direttore di mensa e lo sposo.
A Cana la madre di Gesù è divenuta la prima sua
discepola, perché per fede gli chiese il suo intervento,
fu la prima ad avere fede nel Figlio.
Scena 2°: La madre di
Gesù e i servi (5-6). La parola della madre di Gesù
ai servi attesta che Maria ha compiuto quel superamento
al quale la invitava Gesù. “Fate quello che vi dirà”. La
frase manifesta l’adesione incondizionata; la madre
carnale diviene così la prima dei discepoli.
Scena 3°: Gesù e i servi
(vv. 7-8a). Nello schema che abbiamo proposto, questa
scena è isolata: è il segno che occupa il posto
centrale. L’evangelista insiste come se descrivesse al
rallentatore le diverse azioni, gli ordini e la loro
esecuzione: “Riempite le giare di acqua”. Le riempirono
fino all’orlo. Dice loro: “Ora attingete e portatene al
direttore di mensa”. Essi ne portarono (7-8). E’ il
tempo del compimento delle meraviglie: la mancanza che
ha dato origine al racconto è colmata; tutto potrebbe
così concludersi nella gioia e nella festa.
Scena 4°: Il direttore
di mensa e i servi (vv. 8b-9a). In realtà comincia
adesso il malinteso. Il direttore di mensa “non sapeva
donde veniva” il vino. L’origine misteriosa dell’acqua
divenuta vino rimanda all’origine misteriosa di Gesù e
dei suoi doni. I servi, simbolo dei credenti che
obbediscono alla parola, sono qui contrapposti al
direttore di mensa: essi sapevano. Ecco contrapposti i
sapienti scribi ebrei agli umili servi, i primi non
capirono, i secondi conobbero la verità. Cristo si
rivela per prima ai servi, il direttore di mensa che
doveva essere (umanamente, logicamente) il primo ad
essere avvisato non sapeva donde venisse quel vino, i
servi sì.
Scena 5°:
Il direttore di mensa e lo sposo (vv. 9b-10).
Guardiamo il prospetto tracciato all’inizio di questo
commento: il direttore di mensa e lo sposo corrispondono
alla madre di Gesù e a Gesù: il malinteso è al colmo. Il
direttore di mensa ignora che qualcuno si è sostituito a
lui nelle sue funzioni; ignora anche che lo sposo non è
quello che egli crede. Non sa e si contenta ricordando
“quel che di fa di solito”, (prima si offre il vino
buono, e poi quando gli ospiti sono meno lucidi, si
offre quello meno buono). Ciò che è accaduto è il
contrario del ripetitivo e per vederlo bisogna saper
superare “quel che si fa di solito”.
L’accenno
alle sei giare vuote indica simbolicamente che le nozze
tra Israele e il suoi Dio sono giunte a un punto morto:
la cifra sei indica imperfezione (sette meno uno).
Inoltre il dialogo tra Gesù e sua madre ricorda, nei
suoi termini, altri dialoghi nell’Antico Testamento.
Quando l’Egitto manca di pane, il faraone invita il
popolo a rivolgersi a Giuseppe: “Poi tutta la terra
d’Egitto incominciò a sentire la fame, ed il popolo
gridò al faraone per il pane. Allora il faraone disse a
tutti gli egiziani: “Andate da Giuseppe, fate quello che
vi dirà” (Gn 41,55). Così Gesù appare come il nuovo
Giuseppe che fa mangiare il popolo e che permette di
passare dalla penuria alla sovrabbondanza. Ma
l’accostamento più evidente sembra essere Es 19,8, in
cui il popolo aderisce all’alleanza in questi termini: “Tutto
quello che il Signore ha detto, noi lo faremo”. La
madre di Gesù è allora il simbolo del nuovo Israele.
Il miracolo di Cana è scritto a uso dei credenti che
hanno fatto l’esperienza pasquale e che hanno rotto i
ponti con il giudaismo, come traspare dalla costruzione
del racconto. L’inizio e la conclusione situano il
lettore in un contesto pasquale: il terzo giorno,
qui tradotto “tre giorni dopo” (2,1) evoca la
risurrezione, in cui si è rivelata la gloria
(2,11) di Gesù e in cui la fede dei discepoli è divenuta
totale. L’insieme del racconto descrive in che modo in
Gesù si attua il passaggio dal giudaismo al
cristianesimo. Il giudaismo, con il quale i primi
cristiani hanno rotto i ponti, è qui presentato come un
movimento religioso in via di esaurimento. Le sei
giare destinate alla purificazione dei giudei sono
vuote; i responsabili (lo sposo e il direttore di mensa)
della festa di nozze sono imprevidenti: il festino
messianico è sul punto di restare in secca. Per di più,
quando Gesù interviene, dando alle nozze un
prolungamento inaspettato e meraviglioso, il direttore
di mensa e lo sposo (immagine d’Israele) sono incapaci
di accogliere la novità che si offre in Gesù: il
direttore di mensa si contenta di volgersi verso il
passato e di ripetere “quello che si fa di solito”.
La madre di Gesù è presente: è colei grazie alla quale
la festa tra Dio e l’umanità ridiventa possibile.
Conduce il nuovo Israele (simboleggiato qui dai servi)
verso Gesù, ma nel fare ciò diventa ella stessa la
donna, immagine del nuovo Israele, che si sottomette a
suo figlio: “Fate quello che vi dirà”. La quantità e la
qualità eccezionale del vino significano che la festa
messianica è cominciata e che ormai il vino non potrebbe
mancare. “Hanno bevuto tutto? – si domandava un padre
della Chiesa. – No, perché noi ne beviamo ancora.” (cf
commento al vangelo di Giovanni, di Alain Marchadour,
ed. San Paolo).
Fratelli,
con umiltà chiniamoci di fronte alla profondità della
Parola di Dio, e ammettiamo la nostra passata ignoranza!
Tutta
questa sublimità, i comuni e semplici fedeli protestanti
l’avevano intravista in questi versetti?
Avete
visto che profondità ha la Parola di Dio?
Ribadisco poi ai fratelli separati che il titolo “donna”
a quei tempi era inteso come il più alto titolo
onorifico che si potesse dare ad una femmina, che in
quei tempi veniva considerata solo una serva, una
macchina per fare figli, Gesù che ci insegna ad onorare
i nostri genitori come poteva mancare di rispetto a sua
madre?
Solo
studiando le espressioni linguistiche di quei tempi si
può capire il vero significato di quel titolo “donna”.
Maria nelle nozze di Cana indirizza il popolo verso suo
Figlio, dicendo “fate ciò che Egli vi dirà” queste
parole vanno ben al di là della semplice apparenza,
perché dimostrano innanzitutto la fede di Maria, la
quale crede che Gesù sia capace di fare quel prodigio, e
poi sottolinea anche la figura di Maria che indirizza il
popolo verso suo figlio, è interessante notare pure come
qui i presunti fratelli carnali di Gesù (presunti figli
di Maria) non vengono menzionati, come mai? Forse erano
tutti a lavorare? Forse….. e le sorelle di Gesù erano
pure a lavorare??? Ma di questo argomento ne parleremo
nell’apposito capitolo.
I tdG ad
esempio commentano che “Maria imparò la lezione e restò
sottomessa”, ma se leggiamo tutto l’episodio si capisce
che Maria non imparò nessuna lezione (perché lezione non
era) infatti dice ai servi “fate ciò che Egli vi dirà”
quindi Maria era sicura che Gesù l’avesse accontentata,
con
queste parole Maria sta indirizzando l’umanità verso il
Figlio.
Ripeto
che con questo semplice gesto Maria in realtà ci indica
il Figlio come Cristo il Salvatore del mondo.
Si vede
che c’era un progetto divino, perché se Gesù non avesse
voluto manifestarsi non iniziava proprio a Cana i suoi
segni, Gesù anticipa la sua manifestazione e compie quel
miracolo non per cercare il sensazionalismo, oppure per
far vedere quanto era bravo, ma Egli compie i miracoli
per dimostrare in piccolo quello che farà quando saremo
tutti nel Suo Regno, Gesù opera i miracoli per dimostra
che Egli è il Messia che le Scritture avevano
annunciato.
I
patriarchi si comportano verso Dio senza intermediari
(Gesù ancora non era venuto nel mondo); la scala
misteriosa di Giacobbe (Gen 28,12) popolata di angeli
che salgono e scendono dal cielo preludono ad un abbozzo
del sistema di mediazione che vigerà nella economia
della salvezza.
Tutti
sappiamo della intercessione di Abramo per gli abitanti
di Sodoma e per la salute di Abimelek di Gerar (Gen
18,22-32; 20,17). Il primo e più grande mediatore
dell’A.T. è Mosè (Es 17,11) poi c’è la mediazione dei
profeti, ecc..
Nel N.T.
ci imbattiamo varie volte nella intercessione o
mediazione secondaria o subordinata; alcuni anziani
intercedono presso Gesù per il centurione romano (Lc
7,2-10); in Gv 2,3 è la madre di Gesù che chiede ed
ottiene dal Figlio; in At 12,5 la Chiesa pregava per
Pietro; in molti passi delle lettere paoline si trova la
preghiera di cristiani fatta per gli altri ( Col 1,9-14;
rm 1,8-1; Mc 1,30); in Mt 14,19 e Mc 6,39 troviamo che i
discepoli fanno da intermediari tra Gesù e la folla. E’
vero che Gesù è Mediatore unico e perfetto, ma è anche
vero che Egli ha lasciato come prolungatori della sua
mediazione i discepoli che continuano nel mondo “fino
alla fine del mondo” la Sua opera di salvezza come
responsabili della parola, della Chiesa, del battesimo,
dell’Eucaristia, del perdono dei peccati, ecc...
Il N.T.
ci dice spesso che siamo tutti uniti e formiamo un sol
corpo in Cristo, pur essendo molti e con mansioni
diverse (1 Cor 12,4-12; 20,20-26; Ef 4,11). L’apostolo
Paolo chiede ai fedeli preghiere per sé e per gli altri
(Rm 15,30; Ef 6,18-19; 1 Tm 2,1-6; 2 Tm 1,18; Gc 5,16).
I Santi più dei fedeli ancora viatori (pellegrinanti
sulla terra) sono in Cielo con Cristo (Gv 17,24) e ,
quindi, sono quelli che meglio e maggiormente possono
chiedere e ottenere per noi. Però, teniamo sempre
presente che l’intercessione o mediazione dei santi,
come quella dei fedeli ancora aviatori NON INTACCA
MINIMAMENTE la posizione di Gesù Cristo, unico e
indispensabile mediatore fra Dio e gli uomini. Infatti
tutte le preghiere sono rivolte al Padre “per mezzo
del nostro Signore Gesù Cristo”, il quale essendo
l’indispensabile Mediatore e Redentore è anche l’unico
nostro Salvatore. In conclusione, come risulta dalla
stessa S. Scrittura, non è proibito né ai fedeli (santi
ancora sulla terra) né ai santi che già sono in Cristo
intercedere, ossia fare da mediatori secondari e
subordinati.
Paolo
dice di essere “lieto delle sofferenze che sopporto
per voi e completo nella mia carne quello che manca ai
patimenti di Cristo a favore del suo Corpo che è la sua
Chiesa” (Col 1,24).
Gesù non
è Lui l’unico mediatore? E cosa può apportare di bene
Paolo alla Chiesa, e che cosa mancava ai patimenti di
Cristo se il suo sacrificio fu perfetto?
E’
presuntuoso Paolo?
E’ facile
comprendere che qualsiasi intercessione-mediazione è
sempre secondaria e subordinata a quella di Cristo. Se
molti fratelli separati presterebbero più attenzione ai
versetti biblici si accorgerebbero che non li capiscono
in modo corretto, non perché gli manca l’intelligenza
necessaria, ma perché vengono deviati dai loro pastori.
Il
sacrificio di Gesù è un sacrificio perfetto, di
conseguenza se è tale vuol dire che non gli manca nulla,
eppure Paolo dice che “completa nella sua carne quello
che manca ai patimenti di Cristo” ma tutti sappiamo che
a Cristo non mancarono patimenti, lui soffrì più di
tutti, il suo sacrificio fu perfetto sotto ogni punto di
vista, ma Paolo si riferisce alla Chiesa, in cui tutti i
suoi membri (santi) prolungano e completano i patimenti
di Cristo, per dimostrare agli uomini la potenza del
Signore, la gloria del Signore, perché Dio si è sempre
servito degli uomini per guidare e operare nella Sua
Chiesa, Dio dialogo con la Sua Chiesa, non ci tratta
come burattini, ma vuole la nostra cooperazione, e Paolo
coopera con Cristo accettando le sue sofferenze carnali.
Molte
volte alcuni fratelli separati farebbero bene a scendere
dal loro piedistallo; si sentono dotti, di sentono
maestri, si sentono nella verità, ma non vogliono
confrontarsi con la verità; spesso rifiutano il
confronto quando questo si fa serrato e controproducente
per le loro teorie.
Il loro
modo di ragionare li porta ad attaccare continuamente ed
in ogni occasione possibile la Chiesa cattolica,
deridendola, facendola oggetto di battute spiritose
ecc., ma appena gli si presenta un qualcuno che vuole
andare oltre le apparenze e vuole confrontarsi in
maniera seria magari mettendoli in difficoltà, loro
rifiutano il confronto, lo rifiutano categoricamente. Il
buon cristiano può rifiutare il confronto o battersi
affinché la verità trionfi?
Eppure
molti fratelli separati dicono di essere loro i veri
cristiani. Non sarà forse per paura di scoprire amare
verità che rifiutano di confrontarsi?
Forse
loro amano confrontarsi con gente ignorante, che non può
rispondere alle loro accuse, di questo me ne convinco
sempre più; lo sperimento nella mia vita quotidiana, se
io cerco di affrontare con alcuni di loro un dialogo
preciso e meticoloso appena vedono che sono preparato a
dimostrargli la verità, rifiutano il confronto.
Se i
fratelli non cattolici più che dare retta ai loro
pastori, verificherebbero di persona l’amore che Maria
nutre per gli uomini, apprezzerebbero di più le sue
instancabili preghiere a favore degli uomini. Pretendono
di far diventare sataniche le guarigioni concesse per
mezzo di Maria;
le
guarigioni operate per mezzo di Pietro, Paolo e tutti
gli altri erano anch’esse diaboliche?
Pietro e
Paolo erano vivi? Ma chi dice che Maria è morta? Maria è
morta nella carne, ma il suo spirito non può morire,
come del resto anche il nostro spirito non morirà mai,
quindi ella continua a far parte della Chiesa e continua
a pregare per i fratelli bisognosi.
Come mai
le ossa di Eliseo (2 Re 13,21) riportarono in vita un
uomo al solo contatto? Se Eliseo era morto e scomparso e
anche il suo Spirito non esisteva più su questa terra
come mai quell’uomo risuscitò?
Fratelli
smettiamola di puntare il dito, riflettiamo alla luce
della verità, la verità ci dice che lo Spirito Santo
permane negli uomini santi, anche se muoiono nella
carne, a maggior ragione loro continuano a pregare e
intercedere per noi ancora pellegrini sulla terra,
perché anche loro continuano a far parte della Chiesa di
Gesù Cristo. Le reliquie dei santi vanno conservate e
rispettate, la stessa Bibbia lo dice, a ne abbiamo
testimonianza anche dalle prime comunità cristiane, esse
infatti conservarono le ossa di Policarpo (discepoli di
Giovanni) dopo il suo martirio e le veneravano in
ricordo di Policarpo martire per Gesù Cristo.
Anche i
pezzetti dei vestiti di Paolo servivano da reliquie e
tramite essi e per la fede di chi li usava i malati
guarivano, questo è scritto nella Bibbia non in un
romanzo.
La
signora Teresa Rouchel di Metz, affetta da tempo da una
forma di lupus ulceroso, perduta ogni speranza di
guarigione, tentò il suicidio, fortunatamente invano.
Una sua amica la indusse ad andare a Lourdes e vi andò
senza fede e sfiduciata. Fu immersa nella piscina della
Grotta tre volte, ma senza alcun risultato. Delusa, ma
insolitamente calma segue dalla sua barella la S. Messa
celebrata per il pellegrinaggio in partenza.
Improvvisamente si sciolgono le fitte bende che fasciano
il volto, cadono sul messalino che ha tra le mani,
macchiandolo di pus sanguigno.
Vergognosa per il suo volto distrutto dal male, lo
nasconde come può e raccomoda con le sue mani la
fasciatura. Passano alcuni minuti, ma ancora, per la
seconda volta, le bende, misteriosamente si slegano e
cadono. Chiede allora ad un barelliere di essere
trasportata all’ambulatorio; giunta là, vide una suora e
la pregò di sistemarle la fasciatura, “Sorella per
carità mi accomodi questa fasciatura” “Che cosa
c’è da accomodare?” Chiede la suora ignara
dell’accaduto. Incredibile, il volto di Teresa Rouchel,
in un istante, in quell’istante, senza che essa avesse
avvertito alcunché, quando neppure più pensava alla
possibilità della guarigione, era tornato come un tempo:
roseo, bello, sano. Il naso e la bocca rimodellati dei
due grossi buchi, nelle guance appena una leggera orma
rosata ai margini, firma discreta di una potenza che in
un attimo aveva ricostruito miliardi di cellule viventi.
E’ un miracolo certo, strepitoso, avvenuto nel 1908 a
Lourdes.
Gv 5,2-4
“V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una
piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque
portici,
3sotto
i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi
e paralitici.
4Un
angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina
e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo
l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia
fosse affetto.”
La stessa Bibbia ci parla di acque miracolose, la stessa
Bibbia ci insegna che Dio guarisce l’uomo in modi
diversi, e l’uomo guarito loda e ringrazia il Signore,
perché qualsiasi credente sa che i santi e Maria sono
solo un tramite della Potenza di Dio.
Perché invece molti
fratelli separati appena sentono parlare delle acque di
Lourdes gridano allo scandalo se nella stessa Bibbia
troviamo esempi simili?
Un’altra
guarigione istantanea di una peritonite tubercolare è
stata personalmente controllata da uno scienziato, il
premio Nobel Alexis Carrel, americano, convertitosi sul
posto.
Suggestione? E’ assurdo parlarne, perché tra i guariti
si contano increduli e bestemmiatori e anche bambini di
pochi mesi; tutti i miracolati dedicano la loro vita a
Dio, i neoconvertiti danno testimonianza della potenza
di Dio, ringraziano Maria, ma sanno che è Gesù Cristo ad
averli graziati, infatti lo servono ed evangelizzano nel
suo nome.
Molti
fratelli separati prima di inveire contro tali miracoli,
farebbero bene a documentarsi, le relazioni mediche sono
infatti pubbliche, accessibili a chiunque. E’ forse
serio additare le guarigioni che avvengono all’interno
della Chiesa cattolica come opere sataniche senza che si
guardino le documentazioni? Le opere di satana non
perdurano a lungo, ancora meno credibile è il fatto che
satana spinga uomini a pregare Gesù, i miracolati non
cessano di pregare Gesù, come mai?
Forse
anche satana si è convertito?
E’ facile
accusare senza provare nulla di ciò che si afferma,
seguendo questa regola ognuno può dire qualsiasi cosa e
farla passare per verità, ma fortunatamente nelle
civiltà di ogni tempo sono state sempre richieste le
prove per poter affermare una qualsiasi accusa o tesi.
Molti
fratelli non cattolici purtroppo tacciano di satanicità
i miracoli cattolici e non si preoccupano di provare un
bel niente, a molti di loro non interessa provare le
loro affermazioni, loro accusano e basta.
Questi
loro atteggiamenti purtroppo non li menziono perché li
ho letti in qualche libro, ma li sperimento nella mia
vita quotidiana, dialogando con pastori e fratelli
separati.
Un
pastore di pentecostale di mia conoscenza ha un modo
così veemente di accusare la Chiesa cattolica che i
cattolici poco preparati, vedendolo “così sicuro di se”
sarebbero quasi tentanti a credergli.
Tutte le
volte che gli ho chiesto di provarmi qualcosa ha
cominciato a lanciare sfilze di accuse contro la
dottrina cattolica, ma in definitiva non mi ha mai
provato niente. Le sue sono solo parole!
Il fatto
preoccupante è che molti suoi fedeli gli credono sulla
parola; ma se domandiamo a ciascuno di loro se ha mai
verificato le accuse e le calunnie che il loro pastore
abitualmente lancia contro la Chiesa cattolica, nessuno
potrà rispondere di averlo fatto.
Loro
guardano solo la Bibbia, e dicono che sono interessati
solo ed esclusivamente ad Essa, come mai allora quando
il pastore gli propina studi sulla storia del
cristianesimo o su Lutero non protestano?
Se il
pastore menziona continuamente la dottrina cattolica,
non sarebbe forse opportuno verificare se quanto
menzionato dal pastore si trova effettivamente nella
dottrina cattolica?
Oppure è
giusto credere ciecamente al pastore, punto e basta?
Esorto i
fratelli non cattolici a sforzarsi di ragionare e
studiare obiettivamente e serenamente, solo così si
accorgeranno che i pastori protestanti non raccontano
tutta la verità!
Fratelli
imparate a rispettare di più Maria, i pastori nascondono
i loro errori dietro parole dolci, dietro agli elogi
espressi nei confronti di Maria; dicono che fu umile, fu
una donna di grande fede, ma il suo ruolo finisce li,
dicono che anche qualsiasi altra donna avrebbe potuto
partorire Gesù per volontà di Dio, e chi lo nega! Resta
il fatto che Gesù ha avuto una sola madre, e Dio ha
scelto una sola donna, Maria! Il sublime giudizio di Dio
su Maria è stato grandioso, la graziata fin dal suo
concepimento in vista di ciò che l’attendeva. Alle
parole dell’Angelo Gabriele (Lc 1,26-37) segue un
silenzio breve ma enorme. Poi, alla proposta
incomparabile dell’Angelo, Maria risponde con un “Si”
che scaturisce dal profondo del suo essere verginale e
dalla sua umiltà, un “Si” di consenso e di desiderio, a
nome dell’umanità che essa rappresenta: “si faccia di me
secondo la tua parola” (Lc 1,38). E’ un “Si” gigantesco.
Che cosa avviene? Cosa mai accaduta e che mai più
accadrà a donna: cosa nuova, la novità unica e vera,
eterna, per lei e per il cosmo. Essa diviene Sposa,
Madre, Figlia di Dio.
Sposa
di Dio. Perché Maria offre e unisce non a un uomo,
ma a Dio, verginalmente, la sua anima e il suo corpo:
offre la sua carne come ostia gradevole, vivente, con un
vero culto conforme a ragione.
Perché
Dio non forza i cuori ma ne chiede il consenso!
Madre
di Dio. Maria usa del diritto più alto di una
creatura, quello di servire a Dio, servizio che per lei
donna, si attua nella forma più alta del servire: la
maternità. Diviene madre, non di un uomo, sia pure
grande, grandissimo in cui opereranno energie divine o
che a un certo momento comincerà ad essere Dio; diviene
madre di Colui che è Dio da sempre e comincia ad essere
Uomo nel primo istante in cui, per opera dello Spirito
Santo, ella Lo concepisce nelle sue viscere. Da quel
primo istante l’avvolge (dice S. Tommaso) una certa
infinita dignità. E’ madre di Dio che si è fatto
Uomo per redimere gli uomini dal peccato: Madre del
Redentore, il Quale le porta, ma anche le chiede molto.
Figlia
di Dio. Maria è la prima cristiana in ordine di
dignità e di tempo, in quanto il Cristianesimo (la cui
essenza è Cristo) nasce nelle sue viscere materne.
“Cristo e la Chiesa, due in una carne, sono nati in
grembo a lei”, che è quindi il primo membro del Corpo
mistico di Cristo. E’ la prima redenta dal Cristo
Redentore, in modo così totale, che in previsione dei
meriti di Lui, ella è totalmente esente dal peccato che
grava sulla natura umana. Ella è immacolata, è
l’Immacolata; perché questa figlia di Dio doveva essere
anche la madre di Dio. Essa è piena di grazia: nessun
peccato, neppure lievissimo la sfiorerà mai, il capitale
di grazia ricevuto, fruttificando sempre e sempre
crescendo, per la fede di lei, giungerà ad una pienezza
sovrabbondante per lei e per il genere umano.
Il
Signore dice: “Ave o piena di grazia”, (Lc 1,28) perché
è certo che se l’angelo la saluta così lo fa per volere
di Dio. Invito i lettori a riflettere attentamente, e
valutare bene i versetti letti in Luca 1,28; se l’angelo
definisce Maria “piena di grazia” il lettore attento
oltre a notare la parola “piena” cioè completa, cioè
completamente graziata, noterà di certo che l’angelo usa
la parola “grazia” e se la grazia a noi uomini l’ha
conferita Gesù Cristo, Maria da chi è stata graziata
visto che Gesù doveva ancora nascere? A quale altro uomo
(o donna) nella Bibbia viene rivolto un saluto simile?
A
nessuno, nessuno prima della venuta di Gesù era pieno di
grazia, tanto è vero che Gesù subito dopo la sua
risurrezione andò a predicare il Vangelo ai morti
affinché coloro che vissero prima della sua venuta
credessero in Lui e fossero salvati. Maria invece fu
graziata da Dio fin dal suo concepimento, in vista della
sua futura maternità per opera divina. Maria fu chiamata
“piena di grazia” cioè fu graziata già prima della sua
maternità, infatti quando l’angelo la saluta ella non
aveva ancora dato il suo sì, quindi ancora non aveva
concepito per opera dello Spirito di Dio, ne consegue
che era stata graziata da Dio in vista della sua
maternità, lei e solo lei fu graziata da Dio in questo
modo, tutti gli altri uomini furono graziati dopo la
venuta di Cristo. Maria era stata dichiarata nemica di
satana fin dalla genesi (Gen 3,14-15) quindi ancora
prima della sua nascita era stata dichiarata nemica di
satana, ne consegue ancora che ella fu graziata ancora
prima della sua nascita, quindi fu immacolata, perché
satana non dovesse vantarsi nemmeno per un istante di
aver avuto schiava la madre del Signore.
Ella è
profetessa di una profezia che si avvera nei secoli
“tutte le generazioni mi chiameranno beata” quale
uomo ha mai pronunciato una simile profezia per se
stesso? Chi potrà mai pronunciare simili parole, cariche
di sicurezza, cariche di santità, di una santità che non
teme il peccato, anzi le è nemica giurata, non
vacillano, non tentennano le parole di Maria, ma sono
piene di sicurezza, la sicurezza donatagli dallo Spirito
Santo, e si sta riferendo a tutte le generazioni, non si
limitava ai presenti, o ai suoi compaesani ma estendeva
la sua profezia a tutte le generazioni!
Fratelli
separati, voi che dite di tenere il Vangelo come sola
regola di fede perché negate il ruolo unico e
irripetibile di Maria?
Perché vi
ostinate a relegarla a semplice creatura come tante
altre?
Lei non
è, e non potrà mai essere come tante altre donne; se a
me dicono che mia madre è una donna come tante altre io
rispondo che fisicamente lo è ma moralmente e
caratterialmente mia madre è unica, lei è mia madre, non
una donna come tante altre, e penso che qualsiasi uomo
veda nella madre qualche particolarità che altre donne
non hanno, e queste parole assumono un senso
dispregiativo verso una madre, ogni madre è unica, non è
come tante altre. Unica ancor di più lo è Maria che non
avuto un semplice figlio come tante altre, ma ha messo
al mondo il Figlio di Dio; fratelli separati,
inginocchiatevi in segno di rispetto davanti alla madre
di Cristo chiedetegli perdono per tutto quello che dite
contro di lei, ella vi ama e vi aspetta a braccia aperte
per condurvi da suo Figlio. A quale altra donna Dio ha
mandato un suo messaggero rivolgendole quel sublime
saluto “Ave o piena di grazia”? Quale donna ha
profetizzato di se stessa “tutte le generazioni mi
chiameranno beata”? E voi vi ostinate a insistere che
Maria è una donna come tante altre?
Maria
certamente non è divina, ma non è nemmeno una donna come
tante altre!
Lei è la
unica e sola madre di Gesù Cristo, il nostro Signore!
Non vi rendete conto che offendete Gesù quando dite che
sua madre era una donna come tante altre?
NO, Maria
non lo è, ella è la madre del nostro Re, e il nostro Re
ha avuto una sola madre che tutte le generazioni
chiamano beata, tranne voi (pentecostali e tanti altri)
che la chiamate semplice donna come tante altre.
Se i
fratelli separati riflettessero di più sulle loro
affermazioni, si accorgerebbero che ripetono le stesse
parole dei loro pastori, senza soffermarsi sul reale
significato di quello che dicono, sono in buona fede, ma
sono nell’errore!
Maria non
è una donna come tante altre, come non sono uomini come
tanti altri Abramo, Mosè, Giosuè, Isaia, Elia, Eliseo,
Pietro, Paolo ecc., essi sono tutti campioni di fede,
chi fra i fratelli separati osa paragonarsi a loro?
Nessuno,
ecco dimostrato che la frase: “essi sono uomini come
tanti altri” non è appropriata per loro. Forse molti
fratelli separati confondono elementi di anatomia,
fisica e chimica con quelli spirituali, infatti i
campioni di fede sopra citati sono composti tutti da
ossa, carne, sangue, acqua ecc., quindi sono uguali a
noi, questo è vero sul piano fisico, ma appena
tocchiamo il piano spirituale le differenze diventano
enormi. Ognuno di noi potrebbe arrivare ad essere come
loro, ma intanto è giusto constatare che io non sono
come loro, e come me non lo sono moltissimi fratelli
separati; detto questo è bene sottolineare che tra i
campioni di fede Maria eccelle e si distingue ancora di
più, perché lei e solo lei ha portato in grembo il
Figlio di Dio.
“Noi
chiamiamo l'uomo Cristo Figlio di Dio, e giustamente
chiamiamo così anche la sola sua carne nel sepolcro. E
che altro confessiamo, quando diciamo di credere
nell'unigenito Figlio di Dio, che fu crocifisso sotto
Ponzio Pilato e fu sepolto? Cosa fu sepolto se non la
carne priva dell'anima? Quando dunque diciamo di
credere nel Figlio di Dio che fu sepolto, noi diamo il
nome di Figlio di Dio alla carne di lui, che sola fu
sepolta” (s.Agostino)
Ecco le
mirabili parole di S.Agostino che ci fa capire
chiaramente il significato di Figlio di Dio, nel
sepolcro non fu deposto Dio-Figlio, ma solo il suo
corpo, eppure noi cristiani diciamo nel nostro credo,
che il Gesù Cristo Figlio di Dio patì sotto Ponzio
Pilato, morì e fu sepolto, e non erriamo nel dirlo e nel
crederlo; come anche noi cattolici non erriamo nel dire
che Maria è madre di Dio, di Dio-uomo, come sappiamo in
maniera sott’intesa che ad essere sepolto fu il corpo
del Figlio di Dio, così sappiamo implicitamente che
Maria è madre di quel corpo che fu sepolto, e non della
divinità, e come non sbagliamo nel dire che il Figlio di
Dio morì e fu sepolto così non sbagliamo nel dire che
Maria è madre di Dio, Dio con noi, Gesù.
Solo chi
cerca ogni astuzia linguistica per confondere e
insinuare, può accusarci di bestemmia, (come fanno certi
pastori pentecostali). Noi cattolici sappiamo che Maria
non diede la divinità a Gesù, ma solo la carne, la
stessa carne che fu sepolta, ma noi cristiani non
diciamo mai “la carne di Gesù fu sepolta, ma diciamo
“Gesù morì e fu sepolto”, ma dicendo questo sappiamo
benissimo che la divinità di Gesù non poteva morire,
sappiamo benissimo che non fu Dio Figlio a essere
sepolto, eppure non scindiamo le due nature di Gesù (la
divina e l’umana), Gesù è inteso tutto intero, allo
stesso modo quando noi uomini moriamo sappiamo benissimo
che muore solo la nostra carne, ma nel dirlo non
specifichiamo mai “è morta la carne di mio nonno, ecc.”
diciamo semplicemente “è morto mio nonno” quindi cercare
artificiosità linguistiche per far dire alla Chiesa
cattolica cose che non dice, è da faziosi o male
informati. La Chiesa cattolica non insegna che Maria è
madre di Dio-Figlio, ma che è madre di Dio-uomo, e come
non si fa distinzione nel dire che il Figlio di Dio morì
e fu sepolto, lo stesso vale nel dire che Maria è madre
di Dio, perché Gesù in quanto Figlio di Dio, Verbo di
Dio, è Dio.
“Riconosciamo la duplice natura di Cristo: la divina per
cui è uguale al Padre, l'umana per cui il Padre é più
grande. L'una e l'altra unite non sono due, ma un solo
Cristo; perché Dio non è quattro, ma tre Persone. Allo
stesso modo, infatti, che l'anima razionale e la carne
sono un solo uomo, così Dio e l'uomo sono un solo
Cristo; e perciò Cristo è Dio, anima razionale e carne.
Confessiamo Cristo in queste tre cose, e in ciascuna di
esse. Chi è dunque colui per mezzo del quale fu creato
il mondo? E' Cristo Gesù, ma nella forma di Dio. E chi è
colui che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato? E' Cristo
Gesù, ma nella forma di servo. Così dicasi delle singole
parti che compongono l'uomo. Chi è colui che, dopo la
morte, non fu abbandonato negli inferi? E' Cristo Gesù,
ma soltanto nella sua anima. Chi è stato nel sepolcro e
ne uscì il terzo giorno? E' Cristo Gesù, ma soltanto
nella carne. In tutto questo c'è un solo Cristo, non due
o tre.” (s.Agostino).
Dio le ha
concesso una dignità superiore agli altri santi, dignità
che tutti i santi (di ogni tempo) riconoscono, tranne
molti fratelli separati. E’ doveroso usare la parola
“molti” perché in questi ultimi tempi alcuni gruppi
protestanti (come ad esempio gli anglicani) hanno
riconosciuto la dignità superiore di Maria, relegandola
al giusto posto che gli spetta di diritto: Regina degli
angeli e degli uomini”, non dea, ma regina, madre della
Chiesa, sorella e madre nostra.
In un
congresso svoltosi a Lilla, un sacerdote inglese narrò
questo fatto.
“Molto
lontano da questa città, viveva una famiglia protestante
composta di molti figli, l’ultimo dei quali, di sei
anni, sentì un giorno recitare dai cattolici la
bellissima preghiera dell’Ave Maria, che risuonò alle
sue orecchie come una dolce melodia.
Tornato a
casa il fanciullo, con il candore e la semplicità
propria della sua età, recitò ad alta voce, perché la
madre lo sentisse, la bellissima preghiera dei
cattolici.
La madre
lo rimproverò aspramente: “non ripetere mai più
queste parole! Sono parole superstiziose, che fanno di
Maria una divinità. Maria è una semplice creatura, una
donna come un’altra, e niente di più!”. Il fanciullo
tacque. Ma gli restava in cuore il piacere di aver
sentito per la prima volta l’Ave Maria. Un giorno
leggendo il santo Vangelo, fu colpito dal passo di S.
Luca: “E l’Angelo disse a Maria: Ave o piena di grazia,
il Signore è con te”. Saltando di gioia il ragazzo corse
dalla mamma col Vangelo aperto tra le mani e le disse:
Mamma, leggi quello che dice la Bibbia: ‘Ave Maria piena
di grazia’. Perché tu dici che è superstizione
pronunciare queste parole?”.
La madre
gli strappò nervosamente il libro dalle mani e gli
proibì severamente di tornare a ripetere la frase, che
per il ragazzo era tanto dolce ma che per la madre,
luterana fanatica, era tanto irritante.
Il
ragazzo però non dimentico più la bella preghiera che
estasia i buoni cattolici e la recitò molte volte da
solo, con immensa gioia.
E intanto
crebbe negli anni e, con gli anni, anche
nell’intelligenza. A tredici anni fu in grado di
proporsi questo argomento convincente: “o è falso il
Vangelo o lo è il protestantesimo. I protestanti tengono
il Vangelo come regola di fede; e allora come possono
negare che la Vergine è la più eccellente delle creature
e qualcosa di più che una semplice donna, quando il
Vangelo lo attesta chiaramente?”. Continuando a leggere
il sacro testo, fu colpito dalle parole del Magnificat:
“Tutte le genti mi chiameranno beata!”. Questo
passo fece brillare nella sua anima la luce definitiva.
La grazia e la fede lo guidarono, persuadendolo
fermamente della dignità di Maria.
Un
giorno, in casa, la conversazione ricadde sul tema
protestantico che Maria è una donna come le altre:
soltanto una buona madre di famiglia. Allora il ragazzo,
indignato per simili espressioni, si alzò in piedi e con
voce vibrante protestò: “No, non è vero; non può essere
così. La santissima Vergine è più che una semplice
creatura. L’Angelo mandato da Dio la salutò ‘piena di
grazia’. E’ la madre di Gesù, madre di Dio. Voi
protestanti avete un impegno particolare nel coprire di
vilipendio la più augusta di tutte le creature. Ma
notate la vostra contraddizione. Dite che la Bibbia è il
fondamento della vostra fede; se è così, perché non le
date credito quando vi insegna e dice in maniera precisa
che tutte le generazioni la chiameranno beata?”
Una bomba
scoppiata in mezzo alla casa non avrebbe recato una
emozione più forte di quella prodotta da queste parole.
“Che
avviene mai!” gridò inferocita la madre “che
vedo, che sento!... Mio figlio finirà per farsi
cattolico!...”
E lo era
già in cuor suo, ma dovette lottare strenuamente contro
tutti quelli di casa per divenirlo effettivamente.
Raggiunta la maggiore età, ricevette il Battesimo.
L’ostinazione nell’errore da parte dei suoi genitori e
fratelli lo ricolmava di dolore. E tuttavia continuava a
sperare che la grazia del Signore avrebbe un giorno o
l’altro bussato alla porta del cuore dei suoi cari.
Intanto
uno dei suoi fratelli cadde gravemente ammalato. In
breve si ridusse all’orlo del sepolcro. Dio ispirò al
giovane una felice idea. “Mamma, disse, Dio è
onnipotente; se vuole, può ridarci il caro malato.
Recitate insieme con me l’Ave Maria, e promettetemi, se
il fratello guarirà di studiare attentamente la
Religione cattolica e se, dopo un esame imparziale, la
troverete l’unica vera, giuratemi di abbracciarla”.
La madre
fremette alla proposta e ruggì come una belva. In preda
alla disperazione, agitava i pugni stretti e urlava come
una forsennata. Poi, si calmò. Vinta dall’amore materno,
piegò il capo dinanzi alla necessità del momento e,
inginocchiatasi, recitò assieme al figlio l’Ave Maria.
Il giorno
dopo il malato entrava in convalescenza: l’intercessione
di Maria l’aveva salvato! La madre e l’intera famiglia
abbracciarono la Religione cattolica. Questo ragazzo,
(concluse il conferenziere) questo ragazzo devoto a
Maria è oggi sacerdote, o signori; è colui che ha
l’onore di rivolgevi la parola”.
E’ certo
che dove più fiorisce la venerazione per Maria, ivi
fioriscono la fede ed il culto verso Cristo.
C’è un
episodio ancora poco conosciuto nella tragica vita di
Salvatore Passatempo, il giustiziere della banda di
Giuliano che, a colpi di mitra, dipanava le più
complicate situazioni. Una notissima famiglia siciliana
(quella dei signori Norrito di Trapani) possiede un
grosso feudo nella zona di Alcamo. Un giorno il
proprietario (un giovane di 33 anni) si vide circondato
all’improvviso, davanti alla sua villa, da 14 uomini
armati, che lo sbatacchiarono contro un muro e gli
chiesero dove fossero i soldi e i gioielli. Il giovane
restò lì come pietrificato dal terrore, quando esce
dalla villa sua madre, una vecchietta vestita di nero,
dall’incedere risoluto, coraggioso.
“Chi è
il vostro capo?” (chiede a voce alta).
“Sono
io, Turiddu Passatempo”.
“Io
sono la mamma di questo giovanotto…”
“Lo
so, vi conosco”.
“Benissimo. E allora venite con me”.
Il
fuorilegge la segue, sicuro del bottino. E la vecchietta
lo fa entrare nella cappella della villa.
“Turiddu, virite la Madonnuzza?... Levatevi il berretto!
Dite l’Avemaria appresso a me, e vediamo se avete il
coraggio di fare del male a mio figlio”. Il bandito
impallidisce, si toglie il berretto, abbassa lo sguardo
e prega la Madonna. Poi esce dalla villa, solo, in
silenzio; varca il cancello e ordina ai suoi uomini:
“Andiamo via!”.
Magnifico, strabiliante, commovente, ma soprattutto
autentico! E’ accaduto la mattina dell’8 settembre 1947,
festa della natività della Beata Vergine.
Fratelli
separati prima di storcere il naso verificate,
verificate e vi commuoverete anche voi!
La madre
del Signore ci porta sulla via del bene, ella ci porta a
Cristo, il suo ricordo produce pentimento, ravvedimento,
tenerezza, timor di Dio.
Maria è
madre della Chiesa perché così ha voluto Gesù, Egli
vedendo Maria ai piedi della croce, affidò a lei
Giovanni, e a Giovanni disse “Giovanni ecco tua madre”
notiamo che poteva dire “Giovanni ecco tua sorella”,
invece Gesù che non ha mai parlato a casaccio, disse a
Giovanni che Maria rappresentava sua madre, e Giovanni
era l’unico Apostolo ai piedi della croce, in quel
momento rappresentava tutti gli Apostoli, e quindi la
Chiesa, proprio perché gli Apostoli sono stati i primi
membri della Chiesa designati da Cristo stesso.
E quando
fu ordinato che i corpi venissero deposti dalla croce, a
causa del sabato, perché venissero seppelliti, trovarono
i due ladroni ancora vivi e spezzarono loro le gambe, il
Signore invece già era morto. E tuttavia uno di essi con
la lancia squarciò il suo costato e ne uscirono sangue e
acqua 18.
Ecco il tuo prezzo. Che cosa uscì dal costato se non il
sacramento che ricevono i fedeli? Spirito, sangue ed
acqua 19.
Lo spirito che mandò fuori, il sangue e l'acqua che
uscirono dal costato. Dal sangue e dall'acqua è
significata ed è nata la Chiesa.
E quando uscirono il sangue e l'acqua dal costato?
Mentre già il Signore dormiva sulla croce, perché anche
Adamo nel paradiso si addormentò e così dal
costato gli fu formata Eva.
Vedendo e
studiando la prove di molti miracoli procurati da Maria,
“nel Manifesto di Dresda” pubblicato qualche anno fa
nella Germania Orientale un gruppo di teologi luterani
si è così espresso: “Noi non possiamo passare davanti
a questi fatti senza fermarci per un serio esame. Questo
atteggiamento comporterebbe una grave responsabilità. Un
Cristiano evangelico non ha il diritto di ignorare
queste realtà per partito preso, ossia per la sola
ragione che essi si presentano nella Chiesa Cattolica.
Questi fatti debbono piuttosto indurci a riportare la
Madre di Dio nella Chiesa Evangelica… (Da “Il Sacro
Monte di Varallo” n.1 Anno 58°, Feb 1982).
Quel
gruppo di Luterani sa che:
a)
A Lourdes arrivano ogni
anno oltre quattro milioni di pellegrini, tra cui oltre
60.000 ammalati;
b)
Tra i miracolati molti,
per varie ragioni non si presentano neppure all’Ufficio
di Constatazioni Mediche;
c)
Tra quelli che si
presentano all’Ufficio Medico, soltanto uno su quattro
viene preso in considerazione;
d)
L’esame dei fatti
ritenuti straordinari spesso dura per anni;
e)
I medici sono di tutte
le estrazioni e tutti (credenti, miscredenti, atei…)
sono ammessi a dare il proprio giudizio;
f)
c’è una Presidenza ed
una èquipe di circa 1.800 medici;
g)
dall’istituzione di
tale Ufficio ai giorni nostri, i casi di guarigioni
“certe, definitive, inspiegabili” raggiungono la cifra
di 5.000;
h)
l’autorità
ecclesiastica, molto più rigorosa dei medici, ha
dichiarato finora “miracolose” soltanto 64 guarigioni;
i)
la funzione
fondamentale di Maria (come ha scritto Giannino Piana)
“è quella di umanizzare il Cristianesimo. Creatura come
noi, ella ha vissuto in pienezza l’esperienza umana,
nella semplicità e nel nascondimento” (dalla “Domenica”
Ed. Paoline, III Dom. di Pasqua).
Molti
fratelli separati appena sentono parlare di miracoli per
intercessione di Maria rimangono turbati e etichettano
subito questi miracoli come opere demoniache, lo stesso
dicasi per le poche apparizioni pubbliche di Maria;
dicono: “il diavolo si traveste da angelo di luce per
ingannare gli uomini”.
Invece
Maria nelle sue poche apparizioni incoraggia a pregare
di più nostro Signore Gesù Cristo, incoraggia a leggere
di più la Parola di Dio, ci dice che l’unica via di
salvezza è Cristo;
perché i
protestanti senza nemmeno curarsi di verificare la
veridicità delle guarigioni o le circostanze delle
apparizioni puntano subito il dito accusando di
idolatria la Chiesa cattolica?
La Chiesa
cattolica è credente non credulona… La rigorosità che la
Chiesa applica nel verificare i miracoli, (molti dei
quali sono solo presunti tali) è esemplare e rigida.
Il
cardinale Lambertini (che fu poi Papa col nome di
Benedetto XIV 1740-1758) ricevette un giorno la visita
di un protestante studioso e dotto. Dovendo egli
assentarsi per un’udienza grave, disse al protestante di
aspettarlo, e intanto gli presentò l’incarto dei
miracoli proposti per la canonizzazione di San Francesco
Regis. Tornato il cardinale, il protestante, che aveva
letto ed esaminato per più di un’ora, gli restituì
l’incartamento dichiarando: “E’ davvero un santo; se
tutti i miracoli della Chiesa fossero provati come
questi, neppure noi avremmo difficoltà ad ammetterli!”
E il
cardinale rispose: “Noi siamo più rigorosi ancora,
perché non abbiamo ammesso nessuno di questi miracoli,
non ritenendoli sufficientemente provati: E Francesco
Regis, se non opera altri miracoli più dimostrabili, non
sarà canonizzato…” Pensate lo stupore del protestante!”
(cf Dauberton, “Vita di San Francesco Regis”).
L’immagine miracolosa della Madonna di Guadalupe
(Messico).
(Dalla rivista
“Informatore di Urio” n.53 Nov-Dic 1981 Via A.
Stradivari,7 20131 Milano, pag. 30-31)
Questo
caso è veramente sconvolgente, ed è stato giudicato
straordinario e fuori dalle leggi fisiche e chimiche
dagli scienziati più autorevoli.
Prego i
fratelli separati di leggere con attenzione, e sfido
qualcuno di loro a smentire quanto sto per scrivere.
Le
straordinarie scoperte scientifiche recentemente fatte,
e che tuttora si continuano ad approfondire, intorno
all’immagine messicana della Madonna di Guadalupe hanno
letteralmente stupito quanti ne sono venuti a
conoscenza.
Per
comprendere l’importanza di tali scoperte scientifiche è
necessario riassumere brevemente ciò che un’antica e pia
tradizione dice a proposito della miracolosa effige, non
dipinta da mano umana, ma prodigiosamente impressa sulla
tunica di un indio chiamato Juan Diego, nel 1531.
Il
racconto che narra l’avvenimento è scritto in nàhualt
(la lingua degli Aztechi) con caratteri latini, e fu
edito in lingua originale e in spagnolo nel 1649,
all’incirca un secolo dopo la sua primitiva redazione,
per iniziativa di un baccelliere, tal Luis Lasso de la
Vega.
La storia racconta che
Juan Diego importunò più volte il primo vescovo del
Messico, il francescano Fray Juan de Zumàrraga, per
manifestargli il desiderio espresso dalla Madre di Dio
in diverse apparizioni; la costruzione di un eremo in
una località denominata Cerro de Tepeyac. Per liberarsi
del visionario, il buon vescovo gli chiese di fornire
una prova convincente della sua asserzione; in caso
contrario, smettesse di importunarlo. Pochi giorni dopo
Juan Diego ritornò dal vescovo portando come prova
alcune “rose di Castiglia” , la cui fioritura era
impossibile in quella stagione
(era Dicembre); l’indio
affermò che era stata la Vergine a dargliele perché le
mostrasse al vescovo. Il giovane portava le rose
raccolte nella tunica (tilma), e quando la dispiegò
facendo cadere a terra i fiori, ecco apparire la Vergine
Maria a tutti i presenti, otto-dieci persone.
Immediatamente la celestiale visione s’impresse sul
rozzo tessuto dell’indumento che aveva contenuto i
fiori. Spaventato e stupito da ciò che aveva visto, il
vescovo eresse l’eremo sul picco di Tepeyac e li fu
esposta, come immagine da venerare, la tunica
miracolosamente impressa dell’indio Juan Diego.
Questa la succinta
narrazione del racconto, scritto in lingua nàhualt
quando era ancora in vita Hernàn Cortès, il
conquistatore del Messico.
La devozione che
l’effige suscitò fin dai primi tempi della pacificazione
del Messico fu così insolita, e i pellegrinaggi
spontanei degli indi che accorrevano da ogni parte ad
onorare la Vergine così numerosi, che di ciò si occupa
perfino Bernal Diaz del Castello nella sua celebre
cronaca della conquista della Nuova Spagna.
E giungiamo ai nostri
giorni o meglio, al nostro secolo, in cui si costituisce
una Commissione di studio per indagare su non pochi
inspiegabili fenomeni della famosa tunica di Juan Diego.
A richiamare
l’attenzione dei periti tessili è innanzitutto la
sorprendente conservazione del rozzo panno. Oggigiorno è
protetto da vetri. Ma per secoli fu esposto alla mercè
di Dio, alle incurie, al caldo torrido del Messico, alla
polvere e all’umidità senza che si sfilacciasse o che
scolorisse la sua non comune policromia.
Il materiale su cui
l’immagine rimase impressa è una trama costituita di
fibra tessile ricavata da un particolare tipo di agave
messicana (agave maguey), una fibra che si disgrega per
marcescenza dopo circa 20 anni, come è stato accertato
con numerosi esperimenti fatti di proposito. La tunica
dell’indio ha invece 450 anni; non si è ne rotta ne
disgregata, e per cause incomprensibili ai suddetti
periti è refrattaria all’umido e alla polvere. Questa
sua peculiarità fu attribuita al tipo di pittura che
ricopre la tela, e che potrebbe benissimo costituire un
eccellente materiale protettivo. Pertanto, s’inviò un
campione di pittura allo scienziato tedesco Richard
Kuhn, premio Nobel per la chimica; perché lo
analizzasse. Il verdetto lasciò attoniti coloro che
l’avevano consultato. I coloranti dell’immagine di
Guadalupe – rispose lo scienziato tedesco – “non
appartengono al regno vegetale, ne tanto meno a quello
minerale o animale.
Si pensò che forse il
tessuto era stato trattato con un procedimento speciale.
Le grandi pitture dell’antichità sono potute arrivare
fino a noi perché le pareti (o i muri per ricevere gli
affreschi) sono stati previamente “preparati”, ricoperti
con una colla o uno stucco particolari. Ma a quale
straordinaria tecnica preparatoria si sarebbe fatto
ricorso perché la pittura potesse aderire e conservarsi
integra su un materiale tessile così fragile e caduco?
Due studiosi
nordamericani – il Dr Callagan dell’equipe scientifica
della Nasa, e il Prof. Jody B.Smith, ordinario di
Filosofia della Scienza al Pensacolla College – furono
incaricati di sottoporre l’immagine di Guadalupe
all’analisi fotografica con raggi infrarossi. Le loro
conclusioni sono state le seguenti:
Prima.
La tela rada di fili
ricavato dall’agave maguey è immune da qualsiasi
preparazione; il che rende inspiegabile, alla luce delle
conoscenze umane, come i coloranti abbiano potuto
impregnare una fibra così delicata, e tuttora si
conservino.
Seconda.
Non vi sono abbozzi
preliminari come quelli scoperti col medesimo
procedimento sui quadri di Velàsquez, Rubens, il Greco e
Tiziano. L’immagine fu “dipinta” direttamente, così come
la si vede, senza prove né correzioni.
Terza.
Non vi sono pennellate.
La tecnica impiegata è sconosciuta nella storia della
pittura: è insolita, incomprensibile e irripetibile.
Parallelamente a questo
un famoso oculista ispano-francese, Torija Lauvoignet,
esaminò con un oftalmoscopio di alta potenza la pupilla
dell’immagine e osservò con meraviglia che nell’iride si
vedeva riflessa una piccolissima figura, che sembrava il
busto di un uomo.
Ciò fu l’antecedente
immediato che condusse alla ricerca di cui sto per
parlare: la “digitalizzazione” degli occhi della Vergine
di Guadalupe”. E’ noto che nella cornea dell’occhio
umano si riflette tutto ciò che si vede in un
determinato istante. Il dottor Aste Tonsmann fece
fotografare (senza essere presente) gli occhi di una sua
figlia e utilizzando una particolare tecnica chiamata
“processo per digitalizzare immagini” poté verificare
puntualmente tutto quello che sua figlia vedeva al
momento di essere fotografata.
Il medesimo scienziato,
che attualmente lavora a captare le immagini della terra
trasmesse dallo spazio attraverso i satelliti
artificiali, “digitalizzò” lo scorso anno l’immagine di
Guadalupe e i risultati cominciano a essere ora
conosciuti.
Il procedimento consiste
nel suddividere l’immagine in microscopici quadretti al
punto che su una superficie di un millimetro quadrato si
contino 27.778 piccolissimi, infimi quadratini. Dopo
questa operazione, ogni miniquadratino può ampliarsi,
moltiplicandolo per duemila, consentendo l’osservazione
di dettagli impossibili a essere percepiti con i soli
occhi. E i dettagli che si osservarono nell’iride
dell’immagine di Guadalupe furono: un’indio nell’atto di
dispiegare la sua tunica davanti a un francescano, sul
cui viso si vede scendere una lacrima; un contadino
assai giovane, con una mano sul mento ad esprimere
sbigottimento; un indio con il torso nudo in
atteggiamento quasi di preghiera; una donna dai capelli
crespi, probabilmente una negra della servitù del
vescovo; un uomo adulto, una donna e alcuni bambini con
la testa rapata; infine altri religiosi in abito
francescano. In altri termini quello stesso episodio
narrato in lingua nàuhalt da uno scrittore indigeno
anonimo nella prima metà del XVI sec. Ed edito in
nàuhalt e in spagnolo da Lasso de La Vega nel 1649, al
quale ci siamo prima riferiti ! Si stanno ora conducendo
studi iconografici per confrontare queste figure con i
ritratti conosciuti del vescovo di Zumàrraga e delle
persone del suo tempo e del suo ambiente.
Quello che risulta del
tutto impossibile è che in uno spazio così piccolo come
la cornea di un occhio, situata su un’immagine di
grandezza assai prossima la naturale, un miniaturista
abbia potuto dipingere ciò che è stato necessario
ingrandire duemila volte perché fosse percepito.
“Inspiegabile!”, esclamarono i membri della
Commissione di studio quando conobbero il verdetto dello
scienziato tedesco Richard Kuhn, a giudizio del quale la
policromia dell’immagine di Guadalupe non era dovuta a
colori minerali, vegetali o animali. “Inspiegabile!”
, dichiararono per iscritto i nordamericani Smith e
Callagan, quando per mezzo dei raggi infrarossi si
avvidero che il “dipinto” non denunciava pennellate, e
che la misera tela della tunica di Juan Diego era immune
da qualsiasi preparazione. Infine il Dottor Aste
Tonsmann, raccontando nelle sue numerose conferenze la
scoperta delle figure umane di infinitesimale dimensione
nell’iride della Vergine, non si stanca di ripetere:
“Inspiegabile! Assolutamente inspiegabile!”
Questi
sono soltanto alcuni episodi che ci indicano chiaramente
come Maria ci conduca al Figlio, come una sorella, come
una madre.
Ma i
fratelli non cattolici non si arrendono e continuano ad
accusare, ci accusano ad esempio di prostrarci davanti
alla statua di Maria in segno di “adorazione”…
E’ giusto
pregare Maria e prostrarsi a terra davanti a lei?
Questa è
idolatria?
I
protestanti dicono di si, infatti accusano noi cattolici
di peccare di idolatria tutte le volte che preghiamo
Maria e ci prostriamo davanti a lei.
Ma la
Bibbia che cosa ci dice?
I
fratelli separati che si sentono maestri biblici,
conoscono realmente tutta la Bibbia o solo la parte che
viene raccontata dai loro pastori?
Evidentemente molti fratelli separati credono di
conoscere bene la Bibbia, ma invece così non è, infatti
come sto per dimostrare nella Sacre Scritture ci sono
molti inchini e prostrazioni, ben 272 casi e molti a
persone umane, senza mai tacciare di idolatria chi li ha
praticati.
I
fratelli separati invece sono convinti che le
prostrazioni sono atti idolatrici e basta.
Forse chi
legge avrà notato che io chiamo i protestanti, fratelli,
questo perché la Chiesa cattolica mi insegna a fare
così, mi insegna a considerare fratelli tutti gli
uomini, e soprattutto i cristiani; ma badate bene che i
protestanti non chiamano noi cattolici, “fratelli”, ma
ci etichettano come
“quelli
del mondo” cioè come pagani, ne più ne meno, questo
perché loro si sentono nella verità (loro sono i
salvati) e considerano noi cattolici eretici, e li
dobbiamo pure ringraziare fintanto che usano il termine
(pur pesante) di pagano, perché in molti altri casi ci
chiamano satanici, perché chiamare una persona
idolatrica o satanica praticamente è la stessa cosa;
ritornando ai casi di inchini e prostrazioni che si
trovano nella Bibbia voglio subito far notare che in
Gen 33,3
Giacobbe si prostrò sette volte fino a terra, mentre
andava avvicinandosi al fratello Esaù; come spiegano
questo episodio i fratelli separati?
Dopo un
momento iniziale di imbarazzo rispondono che Giacobbe si
inginocchiò in segno di rispetto verso Esaù suo fratello
maggiore, ma dico io, per evitare tanti battibecchi tra
cristiani, Dio non poteva scegliere un altro modo per
descrivere il rispetto che nutriva Giacobbe verso suo
fratello?
Dio
sorgente di infinita sapienza sapeva benissimo che ci
sarebbero state diverse interpretazioni sulla sua
Parola, ma sapeva, e sa, altrettanto bene che la vera
Chiesa di Cristo avrebbe difeso l’integrità della
Parola, e ne avrebbe detenuto la Chiave di
interpretazione, quella Chiave che Cristo affidò a
Pietro e agli Apostoli, quella chiave che i protestanti
non posseggono, e mai potranno dimostrare di possedere,
perché mai potranno dimostrare la loro discendenza
apostolica, e questo molti pastori lo sanno bene infatti
cercano in tutti i modi di demolire e annullare il
valore della discendenza apostolica, Paolo stesso lo
raccomanda esplicitamente ai suoi discepoli, è evidente
che i protestanti tentano di demolire la verità.
Infatti
il primo saputello che si sogna che Dio lo abbia
designato a pastore, lo manifesta alla comunità, (tengo
a precisare che la maggioranza delle comunità
protestanti conoscono solo in parte la Bibbia),
cominciano a pregare per lui, per vedere se il suo è
stato solo un sogno, oppure è il volere di Dio, quando
“secondo loro” si accorgono che è stato volere di Dio lo
eleggono pastore con il beneplacito di un pastore più
anziano.
Ma nella
Bibbia l’elezione dei ministri di Dio funzionava così?
No, per
niente, erano sempre i ministri più anziani a imporre le
mani e a trasmettere il dono dello Spirito Santo al
neo-ministro di Dio, nelle lettere di Paolo ne troviamo
alcuni esempi, Paolo ha conferito l’incarico di episcopi
a Timoteo, Filemone e Tito, Paolo lo ha fatto in quanto
ministro di Dio, rivestito di autorità trasmette
l’incarico ad altri uomini degni e capaci, così dovevano
fare a loro volta Timoteo, Filemone, Tito ecc., i
protestanti che si sono staccati dalla unica e vera
Chiesa di Cristo non hanno affatto questa autorità, i
protestanti non possono ordinare proprio nessuno, non
hanno il potere apostolico di donare lo Spirito Santo
all’uomo che eleggono a pastore. Quindi i loro pastori
si autodefiniscono ministri di Dio, ma in realtà non
hanno nessuna autorità ecclesiastica, anzi sono nemici
della vera ed unica Chiesa di Cristo, sono dei ribelli,
talmente convinti che osano accusare di satanicità i
veri ministri di Dio.
Degli
atteggiamenti calunniosi di molti fratelli separati ne
protei riempire un libro, ma è meglio ritornare ancora
alle prove bibliche riguardo alle prostrazioni (nei
confronti di uomini) che in realtà sono consentite da
Dio, quando fatte in segno di rispetto o pentimento,
troviamo in Gen 42,6 “… i fratelli di Giuseppe vennero
da lui e gli si prostrarono davanti con la faccia a
terra”;
costoro
stavano forse adorando Giuseppe?
E’
evidente che si inginocchiarono davanti a lui in segno
di pentimento e rispetto.
Se io
invece mi inginocchio davanti all’immagine di Maria in
segno di rispetto, vengo subito tacciato di idolatria
dai fratelli separati, che spesso ripetono e accusano a
memoria, ricordandosi delle parole sentite dire al
pastore.
Le loro
accuse sono in buona fede, perché sono realmente
convinti che quello che gli insegna il loro pastore sia
giusto, e siccome il tempo per meditare e approfondire
la Bibbia è sempre poco, si fidano di lui e basta.
I
fratelli separati non sono cretini, anzi sono persone
umili, sincere ed intelligenti, ma che purtroppo non
hanno tempo o voglia di andare a verificare se quello
che dice il pastore corrisponde a verità. Tutte le volte
che il pastore menziona e accusa la dottrina cattolica,
basterebbe andare a leggerla per verificare, invece non
lo fanno; ci credono e basta.
Anche in
Es 18,7 “Mosè si prostrò davanti al suocero”
2 Re 2,15
“…i figli dei profeti si prostrarono davanti a Eliseo”;
2 Re 4,37
“…la Sunammita gli si prostrò davanti” ecc.
Gn 19,1
“I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera,
mentre Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena
li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si
prostrò con la faccia a terra.”
Come
notiamo i due angeli (qui non si indica Angelo del
Signore o Angelo di Dio ) non rimproverarono affatto Lot
per aversi prostrato davanti a loro, appunto perché non
li confusero e non li scambiarono con Dio. e quindi non
era prostrazione di adorazione, altrimenti gli angeli lo
avrebbero richiamato.
1 Re 1,53
“Il re Salomone ordinò che lo facessero scendere
dall’altare; quegli andò a prostrarsi davanti al re
Salomone, che gli disse: “Vattene a casa!”
Allora il
re Nabucodònosor piegò la faccia a terra, si prostrò
davanti a Daniele e ordinò che gli offrissero sacrifici
e incensi.
Giuditta
10:23 “Quando Giuditta avanzò alla presenza di lui e dei
suoi ministri, stupirono tutti per la bellezza del suo
aspetto. Essa si prostrò con la faccia a terra per
riverirlo, ma i servi la fecero alzare.”
Ester
8,12L “... aveva tanto approfittato dell’amicizia che
professiamo verso qualunque nazione, da essere
proclamato nostro padre e da costruire la seconda
personalità nel regno, venendo da tutti onorato con la
prostrazione.”
Atti
16,29 “Quegli allora chiese un lume, si precipitò dentro
e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila poi li
condusse fuori e disse: Signori, cosa devo fare per
essere salvato?”
Tb
12,15-16Io sono Raffele, uno dei sette angeli che sono
sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del
Signore”. Allora furono riempiti di terrore tutte e due;
si prostrarono con la faccia a terra ed ebbero una
grande paura.
Come
avrete sicuramente notato questi personaggi biblici si
sono prostrati, per venerare o onorare (es. Giuditta
10:23 e Ester 8:12 1), davanti a persone o ad Angeli o a
timorati di Dio, senza essere confusi con l’adorazione,
perché appunto non li riconoscevano, verso chi si
prostravano, con un dio o Dio e nessuno li ha mai
ripresi, appunto perché prostrare, in questo caso, non
significa adorare, lo stesso Gesù nella parabola di
Matteo 18:26-30 raccontava della prostrazione verso il
re e verso il servitore, da parte del servo, senza far
comprendere che si trattava di adorazione e che tale
prostrazione era proibita.
Tutti
questi versetti vengono forse annullati dalla frase di
Pietro rivolta al centurione?
Il
centurione era un pagano, era un uomo giusto, ma essere
“uomo giusto” non significa essere cristiano, il
centurione non era un ex, cioè non si era dimesso
dall’esercito romano, ed essendo un centurione romano
era tenuto ad adorare l’imperatore, se poi si
comportava in modo degno e pregava (secondo la legge
naturale cristiana) questo è un altro discorso, infatti
Paolo dice che se un pagano si comporta in modo degno,
secondo la legge di Dio allora egli è legge per se
stesso, e si salva per la infinita misericordia di Dio.
Atti 10,25-26 “Mentre
Pietro stava per entrare, Cornelio andandogli incontro
si gettò ai suoi piedi per adorarlo.
26Ma Pietro
lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch’io sono un uomo!».”
Il
centurione che pregava Dio ebbe fede, ma ancora non era
un vero cristiano, infatti non era ancora stato
battezzato, lo fu poi da Pietro, e da questi ricevette
gli insegnamenti cristiani monoteistici.
In questo
caso il termine “uomo giusto” ci indica che il
centurione anche se non era ancora cristiano si
comportava in cuor suo secondo il volere di Dio, proprio
come dice Paolo: “che se un uomo che non conosce la
legge si comporta secondo la legge allora egli è legge
per se stesso e viene giustificato anch’egli per
grazia.”
Ripeto il
centurione era un romano, e i romani erano obbligati ad
adorare l’imperatore,
sottolineo “erano obbligati”, quindi a maggior ragione
era obbligato un centurione, quando vedevano passare
l’imperatore si prostravano a terra in segno di
adorazione, i centurioni che per un motivo qualsiasi si
dovevano presentare davanti a Cesare si prostravano
davanti a lui in segno di adorazione, i romani erano
politeisti, Pietro questo lo sapeva bene, ecco perché ci
tiene a far notare al centurione che egli è un uomo come
lui, Pietro non è un dio come veniva considerato
l’imperatore, ma un semplice uomo, quindi Pietro educa
il centurione, nel distinguere il cristianesimo e il
comportamento cristiano dal comportamento pagano, è
ovvio che nella fase iniziale della conversione del
centurione Pietro debba fare un distinguo, tra culto
all’imperatore e culto a Cristo. Quando i fratelli
separati si vedono con le spalle al muro tentano di
sgusciare con qualche altra frecciata, tipo: “Vabbè, può
darsi che quanto hai detto sia vero però resta il fatto
la prostrazione davanti alle reliquie è idolatrica e
superstiziosa”.
Ancora
una volta nella Bibbia fonte inesauribile di verità,
troviamo la risposta.
In Es.
13,19 “Gli Israeliti uscendo dall’Egitto portarono via
le ossa di Giuseppe”;
2 Re
13,20 “un morto fu richiamato in vita a contatto
delle ossa di Eliseo”;
At 19,12
“i cristiani di Efeso imponevano ai malati i fazzoletti
e grembiuli che erano serviti a Paolo nel lavoro: “Si
portavano via per gli infermi i fazzoletti e grembiuli
usati da lui; le infermità scomparivano e uscivano le
potenze maligne”;
Se un
cattolico si permette a portare un fazzoletto venuto a
contatto con un santo del passato, viene subito tacciato
di superstizione e di idolatria, come se lo Spirito
Santo si spegnesse dopo un certo periodo, come se dopo
che il santo muore, i suoi indumenti non sono più pieni
di Spirito Santo.
Fratelli,
riflettiamo bene prima di puntare il dito, le ossa di
Eliseo erano di un morto o di un vivo?
2 Re 13,20 “Eliseo morì;
lo seppellirono. All’inizio dell’anno nuovo irruppero
nel paese alcune bande di Moab.
21Mentre
seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di
razziatori, gettarono il cadavere sul sepolcro di Eliseo
e se ne andarono. L’uomo, venuto a contatto con le ossa
di Eliseo, risuscitò e si alzò in piedi.”
Se le
ossa di Eliseo riportarono in vita un uomo, sicuramente
erano piene di Spirito Santo, quindi dalla stessa Bibbia
si vede come in realtà le reliquie dei santi non sono né
superstizione né idolatria.
Abramo,
Lot, Giosuè si prostravano riverenti davanti agli Angeli
del Signore, l’Angelo che in Apocalisse rialza Giovanni
dicendogli che non doveva prostrarsi perché egli era una
creatura come lui, lo fa semplicemente perché Giovanni
aveva scambiato l’Angelo per il Signore, in quel momento
credeva di vedere il Signore in paradiso, infatti in
Apocalisse c’è scritto che Giovanni si prostrò in
adorazione, questa è la prova evidente che Giovanni
avesse scambiato l’angelo per il Signore, è infatti
inconcepibile che Giovanni volesse adorare l’angelo in
se e per se, perché Giovanni sapeva benissimo che si
deve adorare solo il Cristo. Ma se Giovanni si sarebbe
inchinato solo in segno di rispetto, l’angelo non lo
avrebbe fermato, allo stesso modo di come nessuno fermo
Abramo, Lot, Giosuè, Assalonne ecc.!
Gli
inchini, vanno interpretati e valutati per quello che
realmente rappresentano e vogliono significare.
Ad
esempio se nell’antichità un uomo del popolo che aveva
commesso un furto ai danni dell’imperatore, veniva
sorpreso a rubare, e portato davanti all’imperatore ,
l’uomo si inginocchiava, ma nel suo cuore rimaneva il
senso di disprezzo per l’imperatore, che magari
opprimeva il popolo con tasse elevate, tenendolo
costantemente nella fame, è giusto pensare che
quell’uomo si inginocchiava davanti all’imperatore per
paura, e non per adorarlo, eppure tutti i presenti
vedevano l’uomo inginocchiarsi, ma in definitiva vale
quello che l’uomo prova nel suo cuore, contano solo i
sentimenti che l’uomo serba nel suo cuore, non il gesto
esteriore.
Se un
traditore che trama di uccidere l’imperatore si presenta
davanti a lui e gli si inginocchia davanti, tutti i
cortigiani stanno vedendo l’inchino, ma solo il
traditore conosce i suoi velenosi pensieri, quindi ciò
che conta sono i sentimenti del traditore, perché
rispecchiano la realtà del suo cuore, di conseguenza il
suo inchino è solo un gesto esteriore.
Se io mi
inginocchio davanti alla Madonna, ciò che conta sono i
miei sentimenti, che sicuramente sono di profondo
rispetto, non certo di adorazione, quindi i fratelli non
cattolici la devono smettere di giudicare dalle
apparenze, loro non conoscono il mio cuore, solo Dio lo
conosce, le apparenze ingannano, i protestanti si
auto-ingannano credendo di giudicare chi si inchina
davanti alla statua di un santo; eppure sono sicurissimo
che se i protestanti farebbero un’inchiesta andando di
Chiesa in Chiesa a vedere e intervistare tutte le
persone che si inchinano davanti alle statue dei santi
domandando loro se si stanno inchinando in segno di
adorazione o di rispetto, nessuno risponderebbe in segno
di adorazione, e sfido i fratelli non cattolici a
provare questo.
Se nella
Bibbia troviamo chiarissime testimonianze di inchini
fatti a persone umane, e nessuno è stato mai tacciato di
idolatria, perché fratelli, vi dovete ostinare ad
accusare di idolatria chi si inchina in segno di
rispetto verso i santi, che sono esempio per tutti noi,
sono le prove che Dio si serve degli uomini donando loro
la santità che porta luce nel mondo, riflette la luce di
Cristo e fa vedere a tutti che loro furono uomini come
noi, quindi anche noi possiamo elevare la nostra
spiritualità seguendo il loro esempio in Cristo.
Gesù non
si preoccupò di scrivere ma di predicare, e questo
raccomandò agli Apostoli, ammaestrate e battezzate, e
loro comunicarono inizialmente il Vangelo predicandolo
per via orale, Matteo ad esempio predicò dapprima agli
ebrei, e quando fu in procinto di recarsi in altri
paesi, donò ad essi il Vangelo, e con quello supplì alla
sua presenza personale presso coloro che lasciava, lo
stesso vangelo successivamente servì e serve per tutti i
popoli della terra.
Nella
genealogia di Gesù che fa Matteo, questi indica tra gli
altri anche quattro donne che non erano giudee, e cioè
Tamar, Racab, Rut e Betsaida la moglie di Uria, tutte
pagane.
Questo ci
sta ad indicare l’universalità del messaggio di Gesù,
quindi il messaggio di Gesù non era rivolto solo agli
ebrei ma a tutto il mondo.
Maria
viene chiamata vergine già da Isaia, quando profetizza
(Isaia cap.7) “la vergine partorirà un figlio”. I
settanta traducono il termine ebraico àlma con
il greco partenos, cioè incontaminata, pura.
Matteo
scrivendo per gli ebrei sa che loro frequentavano la
sinagoga e conoscevano le Scritture, quindi cita spesso
il vecchio testamento nel suo vangelo.
Matteo
sottolinea che il concepimento di Gesù avvenne per opera
dello Spirito Santo, ciò dimostra che in Cristo la causa
e l’effetto del peccato originale non ha valore, Gesù
non ha peccato originale, se Maria non fosse stata
preservata dal peccato originale Gesù avrebbe avuto
nella sua carne una natura di peccato ereditata da
Maria, invece Gesù era tutto senza peccato, non era solo
lo Spirito di Gesù a essere senza peccato ma anche la
sua carne, lui era ed è tutto intero senza peccato.
Non fu
mai detto su Gesù che lui era uno spirito incarnato
(come siamo noi) e quindi in quanto incarnato soggetto
al peccato, lui non era soggetto al peccato, (fu tentato
ma non peccò) non aveva il peccato originale, perché non
lo ha ereditato ne dal Padre ne dalla madre, in quanto
la madre essendo nei piani divini fin dal principio, è
stata preservata dal peccato originale per grazia divina
e non per meriti personali, la sua immacolata concezione
pertanto era stata già prevista da Dio che tutto vede e
tutto sa, fin dal principio, in modo da non poter far
vantare satana che la madre di Gesù-Dio anche per un
solo attimo fosse stata nel peccato e quindi soggetta
all’opera sua, come lo sono stati Eva ed Adamo.
Dio non
ha permesso a satana di potersi vantare di aver avuto la
sua parte anche nel concepimento della madre di Gesù,
la nascita di Gesù è un evento eccezionale ed unico
nella storia dell’umanità (e anche quello di Maria, ella
non è divina, ma umana, e nella sua umanità è unica,
perché lei e solo lei fu scelta da Dio) non paragonabile
con nessun altro evento della storia umana, quindi nasce
da se che il versetto “nessuno degli uomini è senza
peccato, neppure uno” non è applicabile a Maria (nel
peccato originale) ne tanto meno a Gesù.
Perché
se Gesù quando è venuto sulla terra era un semplice uomo
allora anche lui fu soggetto al peccato, e anche a lui
era applicabile il versetto sopraindicato, ma Gesù non
fu soggetto al peccato originale, eppure Gesù era anche
un uomo.
Invece
tutti ammettono che Gesù-uomo era senza peccato quindi
questa è la conferma che Gesù non era solo uomo e basta,
Gesù era ed è uomo-Dio; se quando Gesù venne in mezzo a
noi era solo uomo, allora per 33 anni la Santissima
Trinità ha cessato di esistere, e quindi dovevano
esistere solo Dio Padre e lo Spirito Santo, perché Gesù
sarebbe stato solo uomo e lo rimase per 33 anni.
Questa è
una bestemmia, la S. Trinità è sempre esistita perché
eterna, allora si capisce che quando il Verbo si fece
carne e venne ad abitare in mezzo a noi, Gesù non era un
semplice uomo, ma uomo-Dio; Maria che fu madre di Gesù,
siccome Lui è Dio, si può dire che è madre di Dio,
naturalmente si capisce che è madre del Verbo fattosi
carne, e non di Dio padre, perché Gesù è Dio Figlio.
Dio
Figlio in quanto eterno non ha una madre, ma quando Dio
Figlio si fece carne ebbe una madre di nome Maria.
Quindi
satana non poteva vantarsi di aver dominato Maria anche
solo per un istante, perché il peccato di Eva ed Adamo
fu opera di satana, ma la Madre di Dio-uomo (Gesù) non
poteva cadere sotto il peccato causato da satana,
altrimenti la nascita di Gesù sarebbe simile a quella
degli altri uomini, generati da madre peccatrice in
Adamo.
Tutti noi
nasciamo peccatori in Adamo, quindi fin dal nostro
concepimento nel seno materno siamo peccatori in Adamo,
e quindi siamo sotto il peccato causato da satana, e
satana ha la sua parte su di noi fino a quando non
accettiamo Cristo nel nostro cuore, e quindi veniamo
graziati per bontà divina, tutti gli uomini nascono
peccatori in Adamo e questo lo trasmettono ai loro
figli, in quanto l’uomo genera la carne dei propri figli
non lo spirito, quest’ultimo lo dà Dio fin dal
concepimento, quindi noi formati nella carne dai nostri
genitori ereditiamo il peccato originale;
Gesù
invece non lo ereditò, come mai?
Non lo
ereditò perché Maria non lo aveva, Maria è l’immacolata
concezione, è stata concepita senza peccato per volere
di Dio, perché lei e solo lei era nei piani di Dio,
designata a dover dare la carne al Verbo, e il Verbo non
poteva essere generato e concepito in una carne
macchiata dal peccato originale, la sua carne non
poteva essere macchiata dall’opera di satana.
Da tutto
questo Maria fu preservata per grazia divina, proprio in
vista della sua gestazione per opera dello Spirito
Santo.
Dire
quindi che Maria fu solo madre dell’uomo vuol dire
mettere da parte la divinità di Gesù,
Gesù
uomo-Dio in quanto tale era ed è Divino, Maria è chiaro
che non ha dato la divinità Gesù, la divinità il Verbo
l’ha sempre avuta, a quando si fece carne prese solo
quest’ultima da Maria.
“La carne
non giova a nulla” è riferito a tutti gli uomini, per
far capire che è la carne che ci porta al peccato,
nessun uomo può dire che non pecca, tranne Gesù, la sua
carne non lo portò mai al peccato.
Maria non
peccò mai per grazia divina concessale, “d’ora in poi
tutte le nazioni mi chiameranno beata” come poteva
ispirata dallo Spirito Santo, affermare una cosa del
genere se c’era il dubbio che anche lei potesse durante
il resto della sua vita cadere nel peccato?
Ogni uomo
usa dire che a Dio piacendo si salverà, chiunque di noi
sa benissimo che nel resto della nostra vita con molta
probabilità peccheremo ancora, perché è la carne che ci
porta a peccare, se rimaniamo nella fede ci pentiremo
umilmente e Dio ci perdonerà, ma non possiamo dire con
sicurezza assoluta “d’ora in poi tutte le nazioni mi
chiameranno beato” se non altro peccheremmo di orgoglio,
perché è impossibile che anche dopo aver ricevuto lo
Spirito Santo qualcuno si senta di dire che da quel
momento in poi non peccherà più e quindi lo chiameranno
beato, l’uomo fino all’ultimo può (per suo volere)
allontanarsi da Dio, altrimenti se dopo il battesimo non
ci si potrebbe allontanare più significherebbe diventare
burattini,
invece la
Bibbia ci insegna che noi siamo liberi di scegliere, e
quindi se lo siamo, fino all’ultimo c’è la possibilità
che per nostro volere (sotto la tentazione di satana)
ci allontaniamo da Dio.
Si evince
che una persona ragionevole non osa dire “da ora in poi
tutte le nazioni mi chiameranno beato”.
Maria fu
chiamata beata perché credette al Signore e partorì
Gesù, ma se ci fosse stato il minimo dubbio che Maria
nel resto della sua vita potesse cadere nel peccato, lo
Spirito Santo non gli faceva affermare una cosa del
genere; tuttavia Maria non diventò una burattina, ma fu
esempio illuminante di umiltà e dolcezza, per volere di
Dio.
infatti
se Maria come donna libera, per assurdo in un momento di
sconforto (e ne ha avuti tanti) sarebbe caduta nel
peccato, e vi sarebbe rimasta, tutti ora diremmo che
Maria fu la madre del Signore, ma non la chiameremmo
beata, Maria è stata prescelta da Dio, e Lui sapeva che
non sarebbe mai caduta nel peccato, perché Lui stesso le
ha donato grazia, Lui stesso ha posto inimicizia tra
Maria e satana, e Dio sapeva fin dal principio che Maria
avrebbe perseverato fino alla fine dei suoi giorni
terreni;
a quale
altro uomo o donna qualcuno ha predetto che tutte le
generazioni lo chiameranno beato/a ?
Nell’affermazione “d’ora in poi………….” non si scorge il
minimo dubbio che Maria doveva essere chiamata beata per
tutti i secoli a venire.
Nella
Bibbia si parla poco di Maria perché in ogni caso non è
la figura di Maria che deve emergere ma quella di Gesù,
solo Lui salva, il Vangelo ci parla di Gesù perché è
giusto che si conoscano i suoi insegnamenti, la sua
Parola, ma questo non vuol dire che Maria sia
equiparabile a tutti gli altri uomini, lei è la madre di
Gesù, e Gesù ha avuto una sola madre la quale è stata
preservata dal peccato originale.
Elisabetta “piena di Spirito Santo” dice “come mai la
madre del Signore viene presso di me” e in greco
Kyurios significa Signore e la parola Signore nella
Bibbia viene usata anche per indicare Dio, in greco si
può usare indistintamente sia la parola Signore che la
parola Dio. I settanta traducendo la Bibbia
dall’aramaico al greco, quando incontrano la parola
Signore viene tradotta Dio (sacro tetragramma)
Kyurios=Signore
In Luca
1,16 c’è scritto riferito a Giovanni “ricondurrà
molti figli di Israele al Signore loro Dio”, qui è
evidente l’accostamento tra la parola Signore e Dio, si
capisce che la parola Signore significa Dio,
tantissimi altri esempi si possono fare in tal merito;
Gen 2,4
“Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo
ancora nessun cespuglio della steppa vi era sulla terra”
Gen da 4,1 in poi Adamo si unì
a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e
disse:
«Ho acquistato un uomo dal
Signore».
Dopo un
certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio
al Signore;
4anche
Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso.
Il Signore gradì Abele e la sua offerta,
5ma
non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto
irritato e il suo volto era abbattuto.
6Il
Signore disse allora a Caino: «Perché sei
irritato e perché è abbattuto il tuo volto?
Salmo 18 Ti amo,
Signore, mia forza,
3Signore,
mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui
trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia
potente salvezza.
4Invoco
il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei
nemici.
Tantissimi altri esempi si possono portare, per provare
che Signore significa Dio, cioè che per
indicare Dio si possono usare indistintamente le due
parole.
Quindi si
può tranquillamente dire che Maria è madre di Dio senza
commettere alcuna bestemmia, perché tutti sanno che
quando si usa questa espressione ci si riferisce alla
maternità di Dio Figlio fattosi uomo, Dio Figlio ebbe
una madre quando si incarnò per salvare gli uomini, ma
allo stesso tempo rimane eterno, perché Dio Figlio è
eterno e non ha principio come il padre e lo Spirito
Santo.
In Matteo
2,11 fino al versetto 21 viene ripetuta per cinque volte
la frase “il bambino e sua madre” sembra scelta
apposta per far risaltare il giusto ordine dato alle
persone citate, e fa capire che Maria viene dopo Gesù
nella salvezza messianica.
L’importanza di Maria viene esaltata da questa frase, le
da la giusta collocazione accanto al figlio, Maria è la
nuova Eva, la prima portò la morte, la seconda la
vita, dalla prima nacque la morte, dalla seconda
nacque la vita.
Matteo
poteva benissimo scrivere una sola volta la frase “il
bambino e sua madre” quando i re magi entrarono nella
casa videro il bambino e sua madre, poteva
semplicemente scrivere: “entrati nella casa videro il
bambino e lo adorarono”, e nessuno poteva obbiettare,
tanto era sottinteso che un neonato aveva per gran parte
del giorno la madre vicino, invece Matteo lo sottolinea;
e poi se nessuno lo ha notato Matteo parla di “casa”
non di grotta, evidentemente Matteo non ha ritenuto
importando descrivere pure le fasi di trasferimento
dalla grotta alla casa, ma indico questo particolare per
far capire che a volte leggendo superficialmente certe
cose ci sfuggono, e la Bibbia non è in libro da leggere
superficialmente;
anche
l’angelo dice a Giuseppe di prendere il bambino e sua
madre, avrebbe potuto dire prendi il bambino e
Maria, visto che il compito di Maria si era esaurito con
il parto (come dicono i protestanti), aveva dato alla
luce il Salvatore e ora gli toccava mettersi da parte, e
ritornare ad essere una donna come tante altre, invece
nel Vangelo viene sottolineata la figura materna di
Maria;
Maria è
una donna, ma di eccellente umiltà, a lei è stato
affidato il mondo, tutte le generazioni la chiameranno
beata, Maria è la prescelta, non le tante altre, se
Maria doveva ritornare ad essere come tante altre Matteo
non ripeteva per cinque volte la frase “il bambino e sua
madre” la chiamava semplicemente Maria. Matteo ripete
più volte nel suo Vangelo la parola madre, per dare il
giusto risalto a Maria, e non per relegarla a semplice
comparsa, una madre è legata a suo figlio, una madre ama
suo figlio, una madre cresce suo figlio, una madre si
prende cura di suo figlio, e Maria ha avuto il
grandissimo e irripetibile onore di prendersi cura del
Figlio di Dio.
Ma i
protestanti si rendono realmente conto di ciò che vuol
dire questo?
Se a me
mi viene affidato mio nipote per un determinato periodo,
io ne sono fiero, mi compiaccio che i suoi genitori
nutrono fiducia in me, di conseguenza presto la massima
attenzione nel prendermi cura di mio nipote, primo per
affetto, secondo per non deludere i suoi genitori.
Se al
posto di mio nipote mi fosse affidato il figlio del
sindaco, porrei ancora maggior attenzione nel badarci,
perché se gli succedesse qualcosa a causa mia, il
sindaco non mi capirebbe come potrebbe fare mia sorella,
in oltre mi sentirei molto onorato della fiducia del
sindaco; l’onore crescerebbe ancora di più se invece del
sindaco sarebbe il presidente della repubblica ad
affidarmi suo figlio, e penso che questi sentimenti li
proverebbe qualsiasi persona umana.
Fratelli,
capite bene l’enorme differenza tra il figlio del
presidente e il Figlio di Dio?
Capite di
quale onore sono stati rivestiti Maria e Giuseppe?
E Maria
ancor più perché l’ha portato in grembo, capite
l’enormità dell’evento?
Dio aveva
piena fiducia in Maria, la ritenuta degna di generare e
crescere suo Figlio!
Fratelli
separati, forse dovreste chiedere perdono a Dio di tutte
le frecciate lanciate contro la figura di Maria,
cercando a tutti i costi di farla passare per semplice
comparsa, donna di passaggio, una donna come tante
altre.
NO, e il
mio no è gridato, gridato ad altissima voce, NO, Maria
non è una donna come tante altre, Maria è la madre del
Signore!
E oltre a
rispettarla come donna santa, la dovete rispettare come
madre di nostro Signore Gesù Cristo, madre di Dio,
perché Gesù è Dio.
Maria
amava Gesù come madre, e come figlia, ben consapevole
che Gesù era il Verbo incarnato.
Dopo che
Maria partorì Gesù, Dio non mandò gli angeli a
strapparglielo di mano prima che combinasse qualche
guaio ai danni del bambin Gesù, ma ha continuato a darle
fiducia, Dio ha avuto fiducia in Maria è gli diede
l’onore di crescere suo Figlio, ecco perché Matteo
ripete più volte la frase “il bambino e sua madre”, non
si può staccare il bambino dalla madre, ne la madre dal
bambino, perché il suo cuore si lacererebbe. Quando Gesù
inizia il suo ministero Maria viene messa in ombra come
(è giusto che sia) dalla figura del Messia, dal compito
del Messia.
Ma quando
il Messia giunge quasi al termine della sua missione, da
a Maria il suo giusto ruolo, cioè quello di Madre della
Chiesa, ai piedi della croce la riconosce madre della
Chiesa, dopo grandi sofferenze Dio da grandi doni, e in
quel momento di grande sofferenza, in cui si vede Maria
con il cuore trafitto da una lancia, in cui si vede
ancora la madre vicino al Figlio straziata di dolore, le
dona la grazia di diventare madre della Chiesa.
In Maria
la natura fu superata e vinta, ella infatti concepì
vergine e vergine partorì.
Due
vergini ebbe l’umanità, una cagione della vita, l’altra
cagione della morte, da Eva spuntò la morte da Maria la
vita.
Nella
Bibbia vi sono indicati anche altri uomini immuni da
peccato, Geremia ad esempio fu santificato nel grembo
materno, e Giovanni Battista balzò di gioia all’udire la
voce della madre del Signore.
Il Verbo
si fece carne non ha lo stesso significato di “il Verbo
parlò per mezzo del profeta”, Gesù
non era
il profeta dell’Altissimo, ma era nell’Altissimo e
l’Altissimo era in lui.
Il Verbo
si fece carne, quindi Maria è madre del Verbo fatto
carne, e non della sola carne.
E’
inverosimile affermare che Maria è madre della sola
carne di Gesù, e lo Spirito durante la gestazione
dov’era?
Gesù ha
un Padre ed una madre, il padre è Dio, la madre è Maria,
lo Spirito Santo non si incorporò in Gesù dopo la sua
nascita, perché lui era il Verbo fatto carne, Maria
partorì il Verbo fatto carne e non solo la carne.
Come ha
fatto il Verbo a farsi carne e nello stesso tempo ad
essere eterno come il Padre, questo l’uomo non lo potrà
mai spiegare con i suoi ragionamenti, non si può
penetrare il mistero di Dio,
Maria non
partorì un uomo come noi, ma il Verbo di Dio Padre, che
si incarnò e si fece uomo.
Il Verbo
esiste fin dal principio perché è eterno, ma Maria non è
madre di Dio Padre
ne di Dio
Figlio perché anche quest’ultimo è eterno come il padre,
ma di Dio Figlio quando decise di farsi carne.
Tutte le
madri degli uomini che sono sulla terra, secondo le
leggi della natura stessa, portano nel seno il frutto
che cresce gradatamente, sviluppandosi secondo arcane
leggi di Dio, fino a raggiungere la forma umana; e Dio
in questo piccolo corpo mette un’anima, nel modo che lui
conosce.
Dio
plasma l’anima dell’uomo, dice il profeta; una cosa è il
corpo e altra cosa è l’anima, quantunque le madri
generino soltanto il corpo, siccome esse hanno dato alla
luce l’essere vivente completo, che è formato da
anima e corpo, non si dice che hanno generato una sola
parte, ma tutto l’essere vivente, nessuno dirà per
esempio che Elisabetta è la madre della carne ma non
dell’anima, giacché essa ha generato il battista col
corpo e l’anima, l’uomo unico, composto di anima e
corpo, quindi non è affatto assurdo dire che il Verbo
nacque da una donna secondo la carne, precisamente come
l’anima dell’uomo nasce assieme al suo corpo e forma una
cosa sola con esso, quantunque essa (l’anima) differisca
completamente quanto alla natura.
Dalla
santa vergine non è nato un uomo ordinario, sul quale
poi sarebbe disceso il Verbo di Dio, ma nacque il Verbo
stesso che si uni alla carne nel seno materno.
Alla
stessa maniera non diciamo che il Verbo ha sofferto ed è
risuscitato, quando Gesù fu crocifisso non era il Verbo
a soffrire ma la carne di Gesù, eppure gli apostoli non
fanno distinzione non dicono “la carne di Gesù fu
inchiodata sulla croce” ma dicono Gesù fu inchiodato
sulla croce e soffriva enormemente; viene da chiedersi:
quando Gesù era appeso sulla croce il suo Spirito si era
allontanato da lui ancora prima della sua morte?
No, è
evidente che fino a quando Gesù appeso sulla croce
aveva un filo di vita il suo Spirito era con lui, e il
suo Spirito era (ed è) il Verbo, eppure non viene fatta
distinzione tra Verbo e carne, perché entrambi formavano
la persona di Gesù, allo stesso modo di come non può
essere fatta distinzione nel dire Maria madre di Dio,
Maria fu madre di Dio-uomo, quindi dire madre di Gesù o
madre di Dio è la stessa cosa.
Se
i fratelli separati si stupiscono come mai Maria sia
stata assunta in cielo, e come tale evento sia potuto
accadere, lasciando intendere (o dicendo chiaramente)
che questa è un'invenzione della Chiesa cattolica, gli
rispondo subito facendogli notare che i pregiudizi
accecano i loro occhi, infatti essi non riflettono sui
versetti che troviamo in Matteo 27,52. In questi
versetti infatti troviamo scritto che:"le tombe si
aprirono e molti corpi dei santi che vi giacevano
risuscitarono dalle tombe, entrarono nella città santa e
apparvero a molti".
Fratelli vi chiedo con amore
di riflettere seriamente su questi versetti, lasciando
stare quell'allergia verso tutto ciò che è cattolico e
tutto quello che la Chiesa cattolica insegna, puntando a
testa bassa contro di essa e contro i suoi insegnamenti,
alzate la testa fratelli perchè peccate restando a testa
bassa contro gli insegnamenti della vera Chiesa di
Cristo; alzate la vostra testa, aprite i vostri occhi,
sturate le vostre orecchie, predisponete i vostri cuori,
assumete un atteggiamento disteso, tranquillo, sereno,
mettete da parte i pregiudizi che vi bloccano e
riflettete con cuore sincero a quanto sto per dirvi:
Matteo ci dice che molti corpi dei santi risuscitarono
dopo Gesù, uscirono dalle loro tombe e apparvero a
molti; perchè appena sentite menzionare le apparizioni
di Maria, (Lourdes, Fatima ecc.,) vi si arriccia la
pelle?
Maria non è forse una santa?
I santi menzionati in Mt 27,52 apparvero a molti per
dimostrare agli uomini quello che Gesù aveva promesso,
Dio ha dato tramite essi un anticipo e una dimostrazione
di come saremo noi un giorno, ha dato la dimostrazione
che la resurrezione che aveva promesso Gesù era reale, e
molti videro e credettero alla onnipotenza di Dio, e
soprattutto alla veracità della sua Parola. Maria non
appare di sua iniziativa, ma per volontà di Dio, e nelle
sue apparizioni (limitate nel numero) non mira a farsi
un partito proprio, ella non fa concorrenza a Dio, ma
anzi si preoccupa di portare anime a Dio, ci esorta a
pregare di più.
Dire che queste siano apparizioni sataniche significa
dire che satana ci esorta a pregare Gesù, gettandosi la
zappa sui piedi; ma del resto la stessa Bibbia ci dice
che i farisei accusavano Gesù di operare prodigi per
mezzo di satana, allo stesso modo i protestanti accecati
dai loro pregiudizi accusano Maria di fare
l'ambasciatore del diavolo, e additano le apparizioni
mariane come opere sataniche, ed essendo che in tutte le
sue apparizioni Maria ci esorta a pregare di più suo
Figlio, se ne deduce che satana stesso ci esorti a
pregare Gesù!
Ma tutto questo è sensato?
Vi prego fratelli riflettete con cuore sincero, è mai
possibile che satana sfrutti la figura di Maria per
incitarci a pregare di più Gesù?
I santi che Matteo ci menziona nel capitolo 27,52 dopo
essere apparsi a molti restarono a girovagare sulla
terra, oppure è più logico pensare che furono assunti in
cielo?
Dato che Matteo menziona i corpi di questi santi è
legittimo pensare che questi santi furono assunti in
cielo anima e corpo?
Perché allora i fratelli separati si scandalizzano
sentendo parlare dell'assunzione di Maria? Ella era
forse meno degna degli altri santi? La misericordia di
Dio fu forse meno grande nei confronti di Maria? La fede
di Maria era forse inferiore a quella di altri?
Le deduzioni teologiche sono sempre esistite, molte
vengono accettate anche dai protestanti;
ad esempio la cacciata di satana dal paradiso non è
descritta nei minimi particolari, ma in forma
allegorica, per cui ci si potrebbe chiedere come abbia
potuto satana rifiutare Dio, essendo stato creato di
puro spirito e come si sa sia gli angeli che noi
(risorti) non potremo più essere tentati, perché gli
esseri spirituali non possono essere tentati dal male.
Quindi per deduzione teologica si arriva a presupporre
che in principio ci fu un tempo in cui gli angeli erano
liberi di scegliere e che alcuni di essi decisero
liberamente di seguire Lucifero, perché partendo dalla
tesi che Dio non può aver creato il male perché Sommo
Bene, se ne deduce che in principio gli angeli abbiano
avuto libertà di scelta cioè per un breve istante siano
stati influenzabili dal male.
Ma quanto è durato questo breve instante visto che il
nostro modo di misurare il tempo sicuramente è diverso
da quello di Dio? Certe cose fintanto che restiamo nella
carne non le potremo mai sapere, pertanto ci dobbiamo
arrendere ai limiti del nostro cervello e limitarci a
credere per fede.
Un altro esempio di deduzione teologica si può fare per
la Santissima Trinità. Nella Bibbia in effetti non
troviamo scritta questa parola, né tanto meno viene
menzionata esplicitamente, però anche moltissimi
protestanti (da questi sono esclusi i testimoni di Geova
e altri) sono concordi nell’accettare la Trinità, cioè
le tre Persone divine Padre, Figlio e Spirito Santo.
Il fatto che le tre Persone siano di uguale sostanza, ma
distinte, e che ognuno di essi è Dio, non un Dio che fa
concorrenza all’altro ma concorde e unito all’altro è
una deduzione teologica, infatti nella Bibbia lo
troviamo in forma implicita, basandosi sulla sola
lettura e interpretazione letterale, i testimoni di
Geova arrivano a negare la divinità di Gesù e quella
dello Spirito Santo, ma quasi tutti i protestanti
(cristiani) accettano la Trinità perché ritengono che la
deduzione teologica che ne prova l’esistenza è valida!
Allo stesso modo (sempre per deduzione teologica) si
arriva a capire come Maria fu assunta in cielo anima e
corpo, cioè allo stesso modo di quei santi (Mt 27,52)
che risuscitarono subito dopo Gesù e apparvero a molti.
Nei canti nisibeni, (canti antichissimi, risalenti ai
primissimi anni del cristianesimo) si parla
dell'assunzione di Maria, si parla della grande
venerazione che le prime comunità cristiane nutrivano
nei confronti di Maria, si trova scritto pure che
l'apostolo Tommaso quando Maria morì era lontano, ed
avendo a cuore di vedere almeno per l'ultima volta le
sue spoglie mortali si recò assieme agli altri apostoli
sulla tomba di Maria, e tolta la pietra tombale
sentirono un intenso profumo di rose, ma il corpo di
Maria non lo trovarono.
Questo episodio non è una favoletta della buona notte,
come quelle che si raccontano ai bambini, ma è stato
preso in seria considerazione della prime comunità
cristiane, che credettero nell'assunzione di Maria in
cielo, del resto anche in Matteo 27,52 troviamo un caso
analogo.
L’assunzione do Maria in cielo deve ritenersi una
conseguenza logica di tutto quello che la S. Scrittura
dice sulle prerogative straordinarie di Maria. Sembra
anche molto logico che alla madre immacolata di Gesù,
Uomo-Dio, vergine perpetua, debba toccare la stessa
sorte del Figlio divino.
Fin dall’inizio del cristianesimo Maria è stata ritenuta
Madre di Dio, Immacolata, Assunta in cielo in anima e
corpo e sempre Vergine. Nel quarto secolo esistevano già
templi dedicati alla madre di Dio; nel quinto secolo
templi dedicati all’Assunta.
Pio XII, dopo la dichiarazione del dogma
dell’Assunzione, vide nel Cielo, in pieno giorno,
ripetersi il fenomeno della “danza del sole”,
come segno di celeste approvazione alla sua
dichiarazione dogmatica. A Lourdes, nel 1858, quattro
anni dopo la dichiarazione del dogma dell’Immacolata
Concezione, la Madonna confermò: “Io sono
l’Immacolata Concezione”.
Nelle prime comunità giudaico-cristiane, è già presente
la convinzione che il corpo di Maria fosse stato assunto
in cielo in anima e corpo. Tale convinzione era viva a
Gerusalemme dove si indicava nel Getsemani il luogo
della sua temporanea deposizione, detta poi
dormizione, perché dal sonno passò alla gloria
dell’Assunzione. L’Assunzione di Maria è parallela
all’Ascensione di Cristo. Esiste infatti una perfetta
somiglianza, una sorprendente analogia fra la madre e il
Figlio, fra i misteri della vita di Cristo e i misteri
della vita di Maria. Due vite, due destini così
mirabilmente congiunti in tutto il loro corso, Maria
mirabile in qualità di creatura, Gesù mirabile in quanto
uomo e in quanto Dio.
Non dobbiamo meravigliarci se alcune verità cristiane
siano state dichiarate dogmatiche soltanto dopo molto
tempo. Nei primi tre secoli, e oltre, la Chiesa fu
sempre perseguitata. La sua sopravvivenza e affermazione
sono espressioni dell’Onnipotenza divina. Lì dove la
Sacra Scrittura è esplicita i dogmi sono stati stabiliti
fin dai primi secoli, dove invece mancano espressioni
esplicite, lo studio e il tempo hanno sempre meglio
permesso di poter compenetrare la divina parola
all’intelligenza umana fino alla soluzione che
s’imponeva. Il Magistero ecclesiastico agisce con
prudenza e saggezza perché le Verità divine devono
essere anche accolte e credute dai fedeli. D’altra parte
si sa e si è convinti, nella gerarchia, che lo Spirito
Santo guiderà la Chiesa per ogni vero, alla Verità tutta
intera e farà capire tante cose che non ancora si è in
grado di capire.
Riflettete fratelli, pregate
di più affinché il Signore vi tolga il velo dagli occhi,
imparate ad amare di più la verità tutta intera, e non
credete che le religioni siano tutte uguali, e che l'una
valga l'altra, non è così, Cristo ha detto che bisogna
seguire la sua Chiesa, e la sua Chiesa è UNA.
Se la vostra (come dite) non è una religione, che cosa
è? E' il caos!
Il libero arbitrio produce
caos, produce nebbia, produce confusione, ma Gesù ha
istituito una sola Chiesa come colonna e sostegno della
verità, la sua Chiesa; la Chiesa di Cristo è la Chiesa
cattolica.
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