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La confessione

Tratto dal sito [cristianicattolici.net] 

 

Quando un cattolico si sforza e si applica nello studiare e capire il significato vero delle Sacre Scritture rimane sbalordito di fronte alle affermazioni dei contestatori perché le loro obiezioni stravolgono, stranamente, tutte le realtà relative al Sacramento della Confessione.

Una sola cosa ci appare di una certa logicità e cioè: che i nostri fratelli non cattolici, avendo ereditato dai loro “capostipiti” come sistema razionale “la protesta” contro la Chiesa cattolica, essi ne fanno largamente uso, anche irrazionalmente e forse anche senza rendersene conto.

Il Vangelo è molto chiaro e non ammette interpolazioni. Esso suona così:

Gv 20,19-23: “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato… venne Gesù e disse:

Pace a voi!.. Gesù disse di nuovo Pace a voi! Come il padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo… alitò su di loro e disse: ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi”.

Non credo che occorra molto spremersi le meningi per capire che Gesù abbia voluto istituire, con queste parole, il Sacramento della Penitenza (Riconciliazione).

E’ chiaro che agli Apostoli che ascoltano viene affidata da Gesù la stessa missione che il Padre ha affidato a Lui. Si, sono cose sorprendenti, quasi incredibili per la mente umana.

A degli uomini viene affidata la potestà di Cristo-Dio: quella di rimettere i peccati!...

Mt 16,18-29: “… E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

Mt 18,18: “In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche il cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo”.

Sono difficili queste parole?

Non mi sembra proprio, esse sono chiarissime e precise. Anche qui, come a Pietro, Gesù fa una promessa che si sarebbe realizzata.

Infatti in Gv 20,19-23 Gesù ritorna su questo argomento e realizza la sua promessa alitando sugli Apostoli lo Spirito Santo e affida loro il mandato di rimettere i peccati degli uomini nel Suo Nome.

Se il fratello non cattolico Nisbet nel suo libro vorrebbe far credere che sia stato papa Innocenzo III nel Concilio Lateranense IV (1215) a istituire il Sacramento della Penitenza è una grossolana falsità.

Chiunque afferma questo ignora, o vuole  ignorare tutta la storia precedente, e soprattutto veritiera, in merito alla confessione. Innocenzo III non fece altro che disciplinarne l’uso, comandando che tutti i cristiani si confessassero almeno una volta l’anno. In quell’epoca infatti molti cristiani si confessavano raramente e il papa intervenne giustamente.

In 1 Cor 5,3-5 “Orbene, io assente con il corpo, ma presente con lo spirito, ho già giudicato come se fosse presente colui che ha compiuto tale azione… nel nome del Signore… con il potere del Signore nostro Gesù, questo individuo sia dato in balia di Satana per la rovina della sua carne, affinché il suo spirito possa ottenere la salvezza nel giorno del Signore.”

2 Tes 3,14-15 “ Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo per lettera, prendete nota di lui e interrompete i rapporti, perché si vergogni; non trattatelo però come un nemico, ma ammonitelo come un fratello”.

Tt 3,10-11 “ Dopo una o due ammonizioni sta lontano da chi è fazioso, ben sapendo che è gente ormai fuori strada e che continua a peccare condannandosi da se stesso.”

2 Cor 2,18-20. In questo passo S. Paolo è più esplicito e le parole sono abbastanza chiare e precise: “Dio ha affidato a noi il ministero della riconciliazione”. Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro”.

 

Paolo in 1 Cor 5,3-5 praticamente scomunica il peccatore che si era macchiato di quella grave colpa.

Riconciliatevi con Dio (2 Cor 5,20), Paolo sottolinea la loro funzione di ambasciatori, cioè di ministri di Dio a cui è stato affidato il ministero della riconciliazione.

Sempre nella stessa lettera un po’ prima Paolo infatti dice: “Quindi se uno è in Cristo è creatura nuova; le vecchie cose sono passate, ecco, ne sono nate di nuove! E’ tutto è da Dio, il quale ci ha riconciliati con se mediante Cristo, ed ha affidato a noi il ministero della riconciliazione; è stato Dio, infatti a riconciliare con sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola di riconciliazione.

Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, ed è come se Dio esortasse per mezzo nostro”.

I protestanti vogliono dare a queste parole di Paolo un significato diverso da quello che realmente hanno, vogliono negare la funzione riconciliatrice dei ministri di Dio, asserendo che i ministri servono solo ad annunciare la Parola di Dio, non a confessare  i fedeli, perché questi ultimi possono farlo direttamente con Dio.

In effetti per peccati non gravi si può chiedere perdono direttamente a Dio, mentre per i peccati mortali ci si deve confessare con i ministri di Dio e non mi vengano a dire che i peccati sono tutti uguali perché non è così.

Se dei rapitori entrano in una villa per rapire il bambino di una famiglia, e non vedendolo chiedono alla madre dove è nascosto il bambino, la madre se risponde che non lo sa indubbiamente dice una bugia, ma questa è una bugia a fin di bene, indubbiamente nessuna madre direbbe mai ai rapitori dove si trova il figlio.

Se invece un uomo uccide un altro uomo per vendetta questo è un assassino, e il suo peccato è ben diverso dalla bugia detta dalla mamma disperata che protegge il suo piccolo.

Se un uomo ne uccide un altro per legittima difesa viene punito in modo differente rispetto ad un omicidio premeditato, e questo dalla giustizia umana, la giustizia di Dio infinitamente superiore non metterà mai tutti i tipi di peccato sullo stesso piano. Il peccato di idolatria ad esempio non può essere messo sullo stesso piano di una bugia come quella indicata sopra.

Perciò dico a molti fratelli separati che è meglio che la smettano di fare “i maestri biblici”, dicendo che tutti i peccati sono uguali e che la distinzione tra peccati mortali e peccati veniali è una invenzione cattolica.

Riporto un interessante documento scritto dal dott. Barra che scrive sulla rivista il Timone:

“In questa conversazione affronteremo un argomento fondamentale della dottrina cattolica: la confessione, o sacramento della Riconciliazione.

E’ un argomento abbastanza contestato, non solo in generale, ma anche nei suoi aspetti particolari. Molti non comprendono e non accettano il fatto che si debba confessare le proprie colpe, i propri peccati accusandosi davanti ad un sacerdote. Altri ritengono che sia sufficiente rivolgere direttamente a Dio la richiesta di perdono, anche per i peccati più gravi, e accusano la Chiesa di essersi arrogata un potere che non le appartiene.

Come vedete, non mancano le contestazioni. E dobbiamo dire, anche se con qualche dispiacere, ma per amore di verità, che persino in casa cattolica si è giunti a contestare la Confessione, quasi a negarle lo statuto di Sacramento. Sono contestazioni esplose soprattutto negli anni post-conciliari che hanno provocato il danno di rendere la Confessione “fuori moda”, al punto che oggi i Confessionali sono spesso vuoti e diversi lamentano il fatto che molti fanno la Comunione ma senza una adeguata Confessione.

Insomma, ce n’è abbastanza per affrontare, seppure a grandi linee, l’argomento della Confessione. Come è nostra consuetudine, vogliamo dare prima sinteticamente e semplicemente, alcuni dati fondamentali sulle ragioni della dottrina cattolica riguardanti il Sacramento della riconciliazione e poi, in un secondo momento, vogliamo interrogare la storia per chiederle, attraverso documenti e testimonianze, di dirci che cosa pensavano i primi cristiani riguardo questo importantissimo sacramento. Mi pare di poter dire che si tratti di un argomento di grande attualità, soprattutto in quest’anno giubilare, nel quale la Chiesa ci offre la straordinaria opportunità di ottenere l’indulgenza plenaria, di ottenere il perdono dei peccati che abbiamo commesso e lo sconto totale delle pene. Per ottenere l’indulgenza plenaria, lo sapete bene, la Chiesa pone, tra altre condizioni, anche quella di fare una buona Confessione.

La prima domanda alla quale ogni cattolico, a  maggior ragione chi si occupa di apologetica, deve sapere rispondere può essere formulata in questo modo: dove nasce il sacramento della Riconciliazione? Chi lo ha istituito? In quale occasione? Dove sta scritto, diremmo in altri termini, che bisogna confessarsi per ottenere il perdono dei propri peccati?

Voi sapete che il valore di Sacramento viene negato alla Confessione sia dai membri della numerosa e variegata famiglia protestante, sia dagli appartenenti alla famiglia dei Testimoni di Geova. E naturalmente, quando ci capita di incontrare chi fa parte di queste famiglie religiose, talvolta ci sentiamo chiedere ragione del nostro “andare a confessarci” e , in questo caso, seguendo l’insegnamento di San Pietro, noi cattolici dobbiamo essere “pronti a rendere ragione” della nostra fede. Anticipiamo subito, e poi giustifichiamo, la risposta a questa domanda, risposta che deve essere chiara, precisa, illuminante e sicura: il sacramento della Riconciliazione è stato istituito da nostro Signore Gesù Cristo. Non è stata la Chiesa, in un determinato momento della sua storia, magari con il pretesto di controllare la vita privata dei suoi membri, ad inventare il Sacramento della Confessione, ma esso è stato voluto inequivocabilmente da nostro Signore Gesù Cristo.

Ricordo, a beneficio di tutti coloro che leggono, che quella che ho appena enunciato è una verità dogmatica, definita dal Concilio di Trento proprio per sgomberare il campo dal pericolosissimo e gravissimo per la fede errore protestante. Ogni cattolico è tenuto a credere che la Confessione sia un Sacramento istituito da Gesù Cristo. Chi si pone contro questa verità non confessa tutta intera la fede cattolica. Prima di richiamare alla memoria i brani della Sacra Scrittura dai quali emerge chiaramente la volontà di Gesù Cristo di istituire  il Sacramento della Confessione, sarà bene ricordare una verità fondamentale: la Sacra Scrittura insegna che solo Dio ha il potere di rimettere i peccati.

Il vangelo di San Marco è chiarissimo. Al capitolo 2 versetto 7, leggiamo: “Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”. È una domanda che si pongono gli Scribi che Gesù aveva promesso di perdonare i peccati al paralitico che gli avevano portato.

Gesù non contesta il contenuto di questa osservazione; Gesù sa benissimo che solo Dio può rimettere i peccati ma, essendo Egli Dio – e questo dovrebbe far riflettere i Testimoni di Geova che non credono alla divinità di Cristo – si attribuisce il potere divino di perdonare i peccati e dimostra tutto il diritto che ha di attribuirsi questo potere divino guarendo istantaneamente il paralitico. Dunque, se è vero che il potere di rimettere i peccati, stando alla Sacra Scrittura, appartiene solo a Dio, è altrettanto vero che l’esercizio di questo potere è stato affidato da Dio stesso alla sua Chiesa. E questa verità emerge in modo chiarissimo e indubitabile proprio dalla Sacra Scrittura ed è confermata dalla prassi bimillenaria della Chiesa.

A questo punto potrebbe sorgere spontanea una domanda: dove si legge che l’esercizio di questo potere è stato affidato alla Chiesa?

Rispondiamo subito. Si legge, per fare un primo esempio, nel Vangelo di san Giovanni, al capitolo 20. Ascoltiamo bene queste parole di Gesù. Il momento è solenne, Gesù, dopo essere stato crocifisso, è risorto e incontra gli Apostoli rinchiusi nel Cenacolo. Ecco che cosa dice loro: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.

E’ un brano importante e al tempo stesso estremamente chiaro:  Gesù, che è Dio, che ha il potere di rimettere i peccati, dona agli apostoli, quindi alla Chiesa, l’esercizio di questo potere: il potere di rimettere i peccati. Questo è propriamente il Sacramento della Riconciliazione o confessione, Sacramento con il quale vengono rimessi i peccati ben confessati. Sacramento istituito da Gesù Cristo, non certamente inventato dalla Chiesa.

Nel Vangelo si leggono altre conferme di quanto stiamo dicendo. Nel vangelo di san Matteo 18,18 sono riportate parole importanti, pronunciate da Gesù e dirette ai suoi Apostoli: “In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo”.

Ora, lasciamo agli esegeti, agli studiosi della Bibbia il compito di spiegarci bene che cosa significa, nel linguaggio rabbinico, “legare” e “sciogliere”. A noi basta ricordare che si tratta di un vero e proprio potere giudiziario, un potere di assolvere o di condannare. Attenti bene: potere che appartiene solo a Gesù, che è vero Dio, ma che viene  affidato agli Apostoli, dunque alla Chiesa.

E’ assolutamente naturale che prima di assolvere o prima di condannare, chi esercita questo potere, quindi la Chiesa, deve conoscere i fatti che dovrà giudicare; deve avere la possibilità di esaminare le condizioni di chi si presenta a giudizio, cioè del peccatore, per decidere con giustizia, con equità se emettere una sentenza di assoluzione o di condanna. Ecco la necessità di  confessare i peccati al sacerdote.

Siamo così di fronte ad una ulteriore conferma del Sacramento della Riconciliazione. La quale trova il suo fondamento, come si vede bene, nel Vangelo, nella Parola di Dio. E’ lì, e dalla volontà di Gesù Cristo che nasce la Confessione.

Per completare il nostro discorso non possiamo dimenticare che questo potere di legare e di sciogliere è stato conferito da Gesù, in modo esplicito e diretto, a Simon Pietro, al capo degli Apostoli. Potete leggere il momento del conferimento a Pietro del potere di legare e sciogliere nel capitolo 16 del Vangelo di Matteo.

Dunque, crediamo di aver dimostrato quanto sia fondata la verità cattolica secondo la quale il potere di rimettere i peccati è stato dato da Gesù alla Chiesa. Anche san Paolo è estremamente chiaro. Nella seconda lettera inviata ai Corinti, al capitolo 5, al versetto 18, si può leggere: “Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con Sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della Riconciliazione”.

Come vedete, anche san Paolo insegna che il potere di rimettere i peccati, quindi di riconciliare il peccatore con Dio, potere che appartiene solo a Dio, è stato, tuttavia, “affidato” – questo è il termine che usa l’Apostolo delle genti – alla Chiesa.

E san Paolo ribadisce questa verità, che fa da fondamento al Sacramento della Riconciliazione nel versetto 20 dello stesso capitolo, versetto molto noto: “Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”.

Per s. Paolo sono dunque gli ambasciatori di Cristo che riconciliano il peccatore con Dio. Chi sono gli ambasciatori di Cristo in questo caso? I vescovi e i sacerdoti.
La necessità della Confessione ha, come abbiamo visto, un fondamento biblico e noi cattolici ci atteniamo alla Sacra Scrittura quando professiamo che il Sacramento della confessione è stato istituito da Gesù. A questo punto dobbiamo fare un passo avanti. Se le nostre non fossero conversazioni di apologetica, qui sarebbe giunto il momento di dare vita ad una serie di riflessioni certamente utili alla nostra vita spirituale, al nutrimento della nostra fede.
Per esempio, sarebbe molto utile conoscere bene come si fa una buona confessione: conoscere quali sono le condizioni per una buona e valida confessione. Sarebbe  questo il momento di ricordare che è molto importante e straordinariamente utile confessarsi spesso. Quanti cattolici, purtroppo, che fanno la comunione abitualmente, si confessano poco o addirittura mai.
Recentemente, partecipando ad un incontro parrocchiale con i genitori dei bambini che fanno la prima confessione, una mamma denunciava candidamente che Lei non si confessava da ben 12 anni. D’altronde, diceva quella signora, non solo non vedeva la ragione per cui doveva dire a un prete cose che erano solo sue, ma – si chiedeva – quali peccati avesse mai commesso? La poverina, naturalmente, mancava di istruzione religiosa, e questo spiega perché diceva queste cose; ma quello che a noi interessa è purtroppo il fatto che sono in molti, tra i cattolici ad avere queste idee. Che peccati vuoi che abbia mai commesso? Ma il primo peccato, rispondo io, il primo peccato grave è proprio il fatto che non ti confessi. Però, dobbiamo abbandonare queste riflessioni, certamente interessanti, e tornare alle nostre conversazioni di apologetica. Veniamo dunque a porci la solita domanda. Noi cattolici crediamo che la Confessione sia un Sacramento istituito da Gesù Cristo; altri, che pure dicono di seguire fedelmente il Vangelo, come Protestanti  e Testimoni di Geova, non lo credono. Noi cattolici crediamo che i ministri di Dio, vescovi e sacerdoti, abbiano ricevuto il potere di rimettere i peccati; altri, che pur si dicono cristiani, non credono questo. Chi ha ragione?

Oltre alla corretta analisi del testo biblico, ci aiuterà a rispondere una piccola indagine nel campo della storia, della storia della Chiesa. Che cosa pensavano i primi cristiani della confessione? Che cosa avevano capito i cristiani dei primi secoli, quando non esisteva né il mondo protestante né quello dei Testimoni di Geova? La Confessione per i primi cristiani era un sacramento? Era necessaria? Ci si confessava denunciando i propri peccati a vescovi e sacerdoti o bastava rivolgere un pensierino contrito a Dio?

Enunciamo subito la tesi che vogliamo sostenere e difendere dalle contestazioni: la Chiesa antica aveva in uso la Confessione: la confessione al vescovo o al sacerdote. Questo risulta chiaramente dalle tracce che la storia ci ha lasciato.

Cominciamo da un santo vescovo, da un martire per la fede, ucciso durante la persecuzione scatenata sotto l’imperatore romano Valeriano. Stiamo parlando di san Cipriano, vissuto in epoca antica, nella prima parte del III secolo: è nato infatti verso l’anno 205 ed è morto martire, decapitato, a Cartagine  nell’anno 258.

È certamente uno dei personaggi di maggior rilievo nella storia del Cristianesimo antico, uomo tra i più stimati, autore di numerose opere che ci sono pervenute.

Sentiamo che cosa scrive san Cipriano a proposito della Confessione: “Confessi ciascuno il proprio delitto, mentre chi peccò è ancora nel mondo, mentre può ammettersi la sua confessione, mentre la soddisfazione e  la remissione ad opera dei sacerdoti è grata presso il Signore” (De Lapsis, 29).

Dunque san Cipriano, già nel III secolo, invita alla Confessione dei peccati per ottenere “la remissione ad opera dei sacerdoti” e insegna che questa è cosa gradita a Dio. Cari cattolici, sappiate che i cristiani del III secolo erano invitati dai loro vescovi a confessare i loro peccati ai sacerdoti, proprio come facciamo noi cattolici oggi, fedeli al Vangelo e alla prassi bimillenaria della Chiesa.

Passiamo ad un altro grande testimone della Chiesa antica, sant’Ambrogio, vescovo di Milano, vissuto nel IV secolo. Sant’Ambrogio scrive: “Il peccato è veleno, il rimedio è l’accusa del proprio crimine, veleno è l’iniquità, la confessione è il rimedio della caduta”  (In ps. 27,11).

Dunque, anche sant’Ambrogio insegna che per rimediare al veleno del peccato bisogna “accusarsi”, quindi confessare i peccati e insegna dunque che la Confessione è la vera medicina, il vero rimedio alle cadute del peccato.

A proposito del potere di esercitare il perdono dei peccati, sant’Ambrogio, contestando l’eresia dei Novazioni che sostenevano che i peccati mortali non si potevano rimettere, scrive nella sua opera “La penitenza” (2,7): “Tale facoltà è stata data, infatti, ai soli sacerdoti”. E sant’Ambrogio ricorda che questa facoltà è stata data alla Chiesa insieme allo Spirito Santo.

Prima di proseguire nella nostra modesta indagine storica, rispondiamo ad una probabile obiezione che potrebbe essere sollevata a questo punto della nostra conversazione. Abbiamo citato san Cipriano, abbiamo ricordato sant’Ambrogio e tra breve ricorderemo altri grandi nomi del Cristianesimo dei primi secoli. Certo, ecco l’obiezione: abbiamo citato tutte fonti cattoliche ed è chiaro che, essendo testimonianze storiche di cattolici, non possono dire altro che quel che dice oggi la Chiesa.

Rispondiamo subito a questa osservazione: per favore, chi può, citi almeno un nome di un Protestante o di un Testimone di Geova dei primi secoli. Ci faccia vedere un documento, una traccia, un’opera di qualche pastore protestante o di qualche anziano Testimone di Geova che con autorità, insegnava nei primi secoli cose diverse sulla confessione e su qualunque altro tema dottrinale. E noi saremo ben felici di ricordare, tra le fonti storiche, anche loro.

Di fronte a questa nostra richiesta, l’interlocutore può solo tacere: non esistevano Protestanti e Testimoni di Geova nei primi secoli del Cristianesimo per la semplice ragione che queste che si credono chiese o congregaizoni edificate da Gesù Cristo sono in realtà soltanto opera di uomini. Prima di Lutero, non esisteva il mondo protestante e Lutero, si sa, è vissuto nel XVI secolo. Prima di Charles Taze Russel non esisteva il  mondo dei Testimoni di Geova e Charles Taze Russel è vissutom, si sa, nel secolo scorso.

Quindi non se ne abbia a male nessuno se citiamo tra i cristiani dei primi secoli i cattolici: la Chiesa cattolica esiste da 2000 anni, è stata fondata da Gesù Cristo e non è colpa sua se altre confessioni sono nate secoli e secoli dopo Gesù Cristo.

Torniamo, dopo aver risposto a questa eventuale obiezione, alla storia dei primi secoli del Cristianesimo e ricordiamo il grande San Girolamo, Padre della Chiesa, vissuto nel IV secolo.

San Girolamo afferma che è compito dei sacerdoti legare e sciogliere non già ad arbitrio, ma solo “dopo udite le varie specie di peccati” (In Matth., 3,16,19).

Come vedete, ci sono Padri della Chiesa che, fin dai tempi antichi, fin dai primi secoli, sostengono la necessità della Confessione, sostengono che i sacerdoti possono “legare e sciogliere” non a loro arbitrio, ma dopo avere udito dai penitenti l’accusa dei peccati.

Ma questo corrisponde proprio a ciò che facciamo noi cattolici oggi, in sintonia con il Vangelo e con la prassi bimillenaria della Chiesa.

I Padri e i grandi santi della Chiesa ci hanno lasciato anche interpretazioni molto ricche e suggestive di brani del Vangelo per sostenere la necessità della Confessione.

Sant’Ambrogio e sant’Agostino ci ricordano l’episodio della risurrezione di Lazzaro. Come a Lazzaro Gesù disse: “Vieni fuori (Gv 11,43) e quindi fu sciolto dalle fasce che lo tenevano legato, così e necessario che il peccatore metta fuori, cioè, manifesti i suoi peccati mediante la confessione, perché il peccatore, come Lazzaro, possa venire sciolto dai ministri della Chiesa .

Proseguiamo. La storia della Chiesa dei primi secoli ci tramena documenti e prove che testimoniano come la Confessione doveva essere fatta al sacerdote o al vescovo.

Sant’Ambrogio e san Giovanni Crisostomo, nel IV secolo, insegnano che la Confessione deve essere fatta in chiesa, deve essere confessione orale dei peccati, deve riguardare i singoli peccati, quindi non deve essere una confessione generica e superficiale, e insegnano che il peccatore deve vincere la paura di arrossire, la vergogna che si può provare quando umilmente svela al Ministro di Dio i propri peccati.

Riflettiamo un momento: tutti questi suggerimenti, tutte queste ammonizioni non si spiegherebbero si capirebbero se la Confessione doveva essere fatta solo a Dio, in un colloquio personale con Dio, senza accusare i peccati davanti al sacerdote. Noi cattolici, ancora oggi, seguendo la prassi bimillenaria della Chiesa, confessiamo i nostri peccati a Dio attraverso i sacerdoti.

Credo che con queste ultime riflessioni possiamo considerare giunta al termine la nostra conversazione. Che cosa ci resta di quel che abbiamo detto?

Suggerisco due considerazioni, tra le tante possibili: anzitutto, un preghiera di ringraziamento a Dio per averci donato, attraverso il Sacramento della Riconciliazione o Confessione la possibilità di ottenere con assoluta certezza il perdono di Dio per i peccati che abbiamo commesso. Poi, ci resta la consapevolezza che quando andiamo ad inginocchiarci dinanzi al sacerdote per accusarci dei peccati e chiederne la remissione, noi ci comportiamo come vuole il Signore, il Vangelo scrive e i cristiani hanno sempre fatto.”  Giampaolo Barra.

 

Continuiamo il discorso sulla confessione puntualizzando che i peccati mortali sono quelli che uccidono (spengono) lo spirito che è in noi, tutti quegli uomini che pur sapendo di peccare, peccano, gustando il piacere del peccato questi commettono un peccato mortale, perché conoscendo gli insegnamenti di Dio e trasgredendoli volontariamente e provandone pure gusto peccano contro lo Spirito Santo.

Se un cristiano sa che non deve uccidere e invece lo fa provandone soddisfazione e piacere disprezzando così Cristo, allora questo è un peccato contro lo Spirito Santo, “e chi pecca contro lo Spirito non sarà perdonato” anche Gesù quando ha detto queste parole ha fatto una distinzione, chi pecca contro lo Spirito commette un peccato mortale, cioè uccide la propria anima, perché questa andrà in perdizione eterna, quindi nella morte eterna.

Anania e Zafira membri della Chiesa pur sapendo che non dovevano mentire a Pietro, lo fecero, quindi peccarono contro lo Spirito Santo e come segno esteriore che servisse da ammonimento per gli altri presenti, morirono all’istante, quindi anche nella Bibbia viene fatta distinzione tra peccato mortale e peccato veniale.

Agli Apostoli è stato affidato il ministero della riconciliazione, che indubbiamente è diverso da quello della evangelizzazione, tutti i discepoli sono chiamati ad evangelizzare, a predicare la buona novella, ma non tutti sono chiamati a svolgere il ministero della riconciliazione.

La confessione e la riconciliazione sono legate assieme, perché non c’è dubbio che per esserci riconciliazione prima ci deve essere una ammissione dei propri peccati e un pentimento sincero davanti a Dio, è logico che il pentimento deve essere nei confronti di Dio, perché è lui che abbiamo offeso con i nostri peccati, quindi dopo aver confessato i propri peccati con sincero pentimento, si ottiene la riconciliazione con Dio, per mezzo dei ministri di Dio.

“E’ come se Dio vi esortasse per mezzo nostro” dice Paolo, i ministri di Dio ci esortano a riconciliarci con Lui.

 

In Giov 20,21-24

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi».

Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

  Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.

 

Gesù dopo aver dato lo Spirito Santo agli Apostoli, dice: “a chi rimettere i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi”

Ciò significa che Gesù ha conferito agli Apostoli l’autorità di riconciliare i fedeli assolvendoli dai peccati, nel nome del Signore.

Anche le parole che Gesù rivolse a Pietro: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19) indicano che questo incarico di legare e di sciogliere che è stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso al collegio del Apostoli.

Le parole legare e sciogliere significano: colui che voi escluderete dalla vostra comunione, sarà escluso dalla comunione con Dio; colui che voi accoglierete di nuovo della vostra comunione, Dio lo accoglierà anche nella sua. La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile dalla riconciliazione con Dio.

I fratelli non cattolici (come ad esempio lo scrittore protestante Nisbet)  invece affermano che “quando un cristiano annunzia l’Evangelo della grazia, egli scioglie le anime dai loro peccati, non certo per una sua particolare capacità, ma per la potenza della predicazione cristiana. Se però le anime che ascoltano non accettano l’Evangelo, esse rimangono legate, vincolate al loro peccato.”

In effetti c’è da rimanere frastornati a sentire o leggere queste affermazioni.

I fedeli non cattolici leggendo o sentendo queste parole si convincono ancora di più di essere nella verità, ma se questi fratelli imparassero a fare l’analisi logica delle frasi, proprio come si faceva e si fa a scuola, si accorgerebbero che le loro interpretazioni sono completamente errate.

Se io predico l’Evangelo e (secondo loro) sciolgo le anime che ascoltano la mia predicazione e accettano l’Evangelo, di contro le anime che non accettano, tramite la mia predicazione l’Evangelo rimangono legate al peccato, si nota chiaramente che non dipende da me il legare o sciogliere, ma dalle anime che ascoltano, le quali sono libere di accettare o non accettare l’Evangelo, quindi io non sto legando né sciogliendo un bel niente, ma sto soltanto predicando, sto evangelizzando, che è cosa ben diversa dal legare e sciogliere.

Se gli uomini sono liberi di accettare o non accettare Cristo dopo aver udito la mia predicazione, io  cosa lego, e che cosa sciolgo?

In questo caso sarebbero gli ascoltatori a legare o sciogliere, ma come possono gli ascoltatori pagani prima ancora di ricevere lo Spirito Santo legare o sciogliere se stessi?

Loro possono semplicemente accettare o non accettare Cristo, il che non c’entra niente con il legare e lo sciogliere.

Se Gesù durante lo stesso discorso rivolto agli Apostoli, parla di legare e di sciogliere, poi alitando su di loro gli dona lo Spirito Santo (quindi li riveste di autorità) e gli dice “a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” se questo significherebbe semplicemente predicare, allora gli Apostoli erano liberi di predicare e sciogliere dal peccato alcuni, ed altri no,  invece Gesù ha detto chiaramente che bisogna predicare a tutti gli uomini di ogni luogo.

Il potere di legare e di sciogliere è stato dato ai ministri di Dio, non agli ascoltatori, quando Gesù disse “a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” a forse detto agli apostoli che potevano anche decidere di non predicare ad alcuni, e ad altri si?

Il Vangelo deve essere predicato a tutti i popoli, quindi come si può conciliare la frase “a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” con il significato che gli danno molti protestanti?

Seguendo le loro dottrine sembrerebbe che gli apostoli e quindi i ministri potrebbero decidere di non predicare il Vangelo a qualche popolo, lasciandolo legato al peccato, contraddicendo così il comando di Gesù “andate e predicate la mia Parola a tutte le genti”, o se dobbiamo considerare (sbagliando) che siano gli ascoltatori a decidere di rimanere legati al peccato (rifiutando la Parola), o di sciogliersi dal peccato accettando Cristo, staremmo chiaramente sbagliando ancora, perché il potere di legare e di sciogliere è stato dato ai ministri predicatori non agli ascoltatori, ma i ministri di Dio non legano o sciolgono semplicemente predicando, ma assolvendo (sciogliendo) i peccati dei fedeli nel nome del Signore, e così fece Paolo quando scomunicò il fedele incestuoso di Corinto (1 Cor 5,3-5), Paolo non rimise i peccati a quell’uomo, e quindi gli rimasero non rimessi; in quell’episodio Paolo non convocò il consiglio degli anziani, non consultò i diaconi e i presbiteri di quella Chiesa per vedere cosa era meglio fare, ma si comportò da vescovo, mostrando tutta la sua autorità conferitale da Cristo e decidendo di non rimettere quel peccato così orrendo e grave, all’uomo di Corinto, che quindi rimase fu abbandonato a satana, affinché un giorno si potesse ravvedere.

 

Come si può asserire che con quelle parole (a chi rimetterete…) Gesù abbia voluto conferire tale potere a tutti i fedeli e non ai soli Apostoli, ed quindi ai loro successori?

Gesù ha sempre detto di evangelizzare e perdonare tutti, noi cristiani che non abbiamo incarichi di guida e di responsabilità all’interno della Chiesa, dobbiamo perdonarci tutti a vicenda, quindi non è possibile considerare le parole di Gesù rivolte a tutti i fedeli.

Gli unici che possono rimettere o non rimettere i peccati sono i ministri di Dio; Paolo quando ordina per lettera, ai suoi discepoli di allontanare quell’uomo indegno dalla Chiesa, sta proprio esercitando il potere di ritenere i peccati di quel cristiano  (o meglio ex cristiano), cioè Paolo non ha rimesso, non ha perdonato il peccato di quell’uomo, e ordina ai suoi discepoli di allontanarlo dalla Chiesa, e di considerarlo come un pagano.

Attenzione Paolo fa questo nel nome di Dio, quando invece lo faceva Gesù lo faceva nel proprio nome, infatti quando Gesù rimetteva i peccati, non li diceva: “io ti rimetto i tuoi peccati nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo” ma diceva semplicemente “i tuoi peccati ti sono rimessi”

quindi parlava con autorità, perché Lui stesso era ed è Dio, Paolo invece esercita tale potere nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, perché ha ricevuto tale mandato da Gesù, infatti Gesù dice: “come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”, il Padre e Gesù sono la stessa cosa, la stessa sostanza divina, i ministri di Dio invece hanno ricevuto l’incarico da Gesù, e nel suo nome perdonano i peccati, e quando si accertano che qualche fratello pecca e tenta di ingannare la Chiesa  con atteggiamenti peccaminosi, e per giunta se ne compiace, allora in questi casi il ministro di Dio può decidere di allontanare tale fratello dalla Chiesa, alle stesso modo di Paolo.

Questo è il potere di legare e di sciogliere, cioè di decidere per il bene della Chiesa, Dio nella storia dell’umanità si è sempre servito degli uomini per amministrare la sua Chiesa, e anche in questo caso ha affidato agli uomini il mandato di legare e di sciogliere, di rimettere o ritenere i peccati dei fedeli, altrimenti la Chiesa sarebbe nel caos più totale, ognuno farebbe di testa sua, auto-giudicandosi, invece di assoggettarsi al giudizio della Chiesa.

Catechismo cattolico par. 1458: chi riconosce i propri peccati e li condanna, è già d’accordo con Dio.

Dio condanna i tuoi peccati; e se anche tu li condanni, ti unisci a Dio. L’uomo e il peccatore sono due cose distinte: l’uomo è opera di Dio, il peccato è opera tua, o uomo. Distruggi ciò che tu hai fatto, affinché Dio salvi ciò che egli ha fatto.

Quando comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone, perché condanni le tue opere cattive.

Le opere buone cominciano col riconoscimento delle opere cattive.

Operi la verità e così vieni alla Luce.

Noi fedeli, che non siamo ministri di Dio, ma semplici fedeli e membri della Chiesa, siamo chiamati a perdonare il nostro prossimo sempre e comunque, come Gesù dice a Pietro che bisogna perdonare sempre; ma dato che nella Chiesa deve regnare l’ordine e la disciplina cristiana, ci doveva e ci deve essere qualcuno che decide e guida la Chiesa, e questo qualcuno sono i ministri di Dio, infatti in Matteo 18,15 si capisce chiaramente che un fratello deve per prima cosa cercare di riprendere l’altro fratello che pecca; dapprima privatamente, se questo non vuole sentire ragione lo si riprenda davanti a due o tre persone, se questo non si convince sia richiamato dalla Chiesa, e se continua a non convincersi dei propri errori, sia trattato come un pagano, cioè sia allontanato dalla Chiesa, perché i pagani ovviamente non fanno parte della Chiesa.

E chi nella Chiesa ha autorità di decidere se allontanare o meno un fratello ?

Il ministro di Dio, il presbitero che guida quella Chiesa locale, lo stesso presbitero che è chiamato a tenere ordine e guidare la comunità dei fedeli.

Quindi è il presbitero che ha autorità di rimettere o di non rimettere i peccati al fratello che ha sbagliato.

Se il fratello che viene portato davanti alla Chiesa non si convince del proprio peccato e insiste nel dire che secondo lui non ha sbagliato, la Chiesa ha il potere di non rimettere i peccati di questo fratello così ostinato, quindi ha il potere di allontanarlo e considerarlo come un pagano, non da odiare ma da rievangelizzare.

Quindi è chiaro che Gesù ha conferito questo potere agli uomini, (Mt 9,8) non ha tutti gli uomini ma solo ai suoi ministri, che sono chiamati a mantenere l’ordine nella Chiesa; è Dio ha perdonare i peccati, ma molti fratelli separati dimenticano che Cristo delegò agli uomini e precisamente agli Apostoli il potere di perdonare i peccati, tanto è vero che Matteo usa il plurale “agli uomini”, non dice “ad un uomo” ma “agli uomini” perché Matteo ben sapeva e ben aveva compreso il vero significato delle parole di Gesù in riguardo al sacramento della riconciliazione.

Il primo a manifestare questo potere è stato Gesù, come sommo sacerdote perdonava i peccati dicendo “io ti perdono” manifestando quindi una netta differenza con i suoi Apostoli, perché questi ultimi hanno avuto trasmesso tale potere da Gesù, e assolvono il ministero della riconciliazione, riconciliando nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo;

Gesù invece dice “io ti perdono” sottolineando la sua natura divina, solo Dio può perdonare i peccati,  e Lui essendo una sola cosa con il Padre lo fa con altrettanta autorità.

Infatti anche dalle parole di Matteo 9,8 si capisce che Gesù ha trasmesso questo potere agli uomini, perché Matteo scrive dopo circa 50 anni dalla risurrezione di Gesù, quindi già esistevano le prime Chiese locali, le prime comunità cristiane,  Matteo di conseguenza conosceva bene l’ordinamento e la disciplina che vigeva in tali comunità, e di sicuro non ha sbagliato ad usare il plurale quando

in quei versetti dice: “A tal vista le folle furono prese da stupore e glorificarono Dio per aver dato un tale potere agli uomini.”

A prima vista sembrerebbe che le folle rimasero stupite nel vedere il miracolo del paralitico guarito, ma bisogna considerare che gli ebrei consideravano le malattie una conseguenza del peccato, quindi una persona malata lo era, a causa dei propri peccati.

Oltre che dai documenti storici, ciò si capisce anche dalle parole di Gesù, leggendo Matteo 9 fin dall’inizio del capitolo, Gesù quando vede il paralitico non dice semplicemente: “alzati e cammina” oppure “la tua fede ti ha guarito, alzati”; ma ben sapendo che gli ebrei consideravano la malattia frutto del peccato gli dice: “Coraggio, figliolo, sono rimessi i tuoi peccati !” e come conseguenza della guarigione spirituale successivamente gli dice “Alzati e cammina” dopo la guarigione spirituale avviene quella carnale. Gesù non parlava in modo casuale ma sapeva quello che diceva, e le sue parole sono precise e misurate, prima dice “ti sono rimessi i tuoi peccati” e poi “alzati e cammina” e gli ebrei si stupirono che Dio avesse dato un tale potere agli uomini, cioè quello di rimettere i peccati, perché un peccatore non poteva guarire rimanendo peccatore, prima doveva lavarsi il cuore dai peccati, dopo e solo dopo poteva guarire nella carne.

Essendo che la guarigione carnale può avvenire solo dopo quella spirituale, Gesù con queste parole fa capire che Lui ha sia il potere di perdonare i peccati, sia quello di operare guarigioni corporee visibili ai nostri occhi.

Matteo non dice che le folle furono stupite perché Dio aveva dato questo potere ad un “uomo

ma usa il plurale, dice “agli uomini” ciò significa il potere di perdonare i peccati è stato trasmesso da Gesù agli uomini, perché Matteo scrive il suo Vangelo dopo circa 50 anni, quindi il plurale che usa Matteo è riferito proprio agli uomini che guidano la Chiesa, e cioè ai ministri di Dio quindi anche Matteo medesimo rientra in quel plurale.

Ma a differenza di Gesù che diceva “i tuoi peccati sono perdonati” parlando con autorità divina, gli uomini che hanno ricevuto tale potere non sono padroni del perdono, il confessore non è il padrone, ma il servitore del perdono di Dio.

Gesù parlava da padrone perché lo era, e lo è.

I confessori riconciliano i fedeli nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, quindi non sono padroni ma servi, a cui è stato affidato il ministero della riconciliazione.

Nella prima lettera di Giovanni 5,16 l’Apostolo dice chiaramente che c’è un peccato che conduce alla morte, e un peccato che non conduce alla morte, “ogni iniquità è peccato, ma vi è peccato che non conduce alla morte”.

Fratelli separati perché chiudete gli occhi accusate la Chiesa cattolica a testa bassa, quando invece sarebbe corretto leggere bene la Bibbia e riflettere su quello che dice, Giovanni stesso fa distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, e se non vi piace la parola veniale magari dicendo che nella Bibbia non c’è scritta, ve la spiego io, peccato veniale significa peccato che non conduce alla morte e questo è scritto nella Bibbia, che poi i fratelli separati si appigliano ad ogni singola parola è ormai risaputo, tentando di deridere e sbeffeggiare parole come “transustanziazione” additandola come parola inventata dalla Chiesa cattolica, parola che nella Bibbia non esiste.

Fratelli ma allora tutte le parole moderne che usiamo nel nostro linguaggio dovremmo abolirle, 

e che dire della parola “Trinità” dovremmo forse dare ragione ai testimoni di Geova i quali negano la Trinità anche perché non trovano tale parola scritta nella Bibbia ?

Negano che lo Spirito Santo sia una persona divina perché non trovano scritto chiaramente che lo Spirito Santo è una persona, e poi inventano la parola “forza attiva” per loro lo Spirito Santo è la “forza attiva di Dio”, la loro mente offuscata non riesce a capire che nemmeno la parola “forza attiva” è presente nella Bibbia ma loro continuano ad usarla, forse sono stati proprio i testimoni di Geova ad ispirare gli agenti pubblicitari della Dixan, i quali per pubblicizzare questo detersivo e per demarcare il potere smacchiante del Dixan usavano la parola “forza attiva” i testimoni di Geova dovrebbe farsi pagare i diritti d’autore.

Fratelli nemmeno il “Credo” si trova nella Bibbia, eppure tutti i cristiani di tutte le confessioni  lo hanno accettato, ed è stato il concilio di Nicea a formularlo.

Transustanziazione significa trasformazione nella sostanza, la sostanza del pane diventa corpo di Gesù, la sostanza del vino diventa sangue di Gesù, forse qualche  fratello protestante vorrebbe spiegata la formula chimica seconda la quale avviene ciò, ma il fratello mi dovrebbe spiegare secondo quale formula fisica Gesù attraversò la porta e apparve ai suoi discepoli, e poi mangiò pure un pesce, e stranamente il pesce non cadde a terra, un corpo che attraversa un materiale solido come una porta dovrebbe essere un fantasma, quindi privo di materia, perciò secondo quale formula fisica il pesce una volta ingerito da Gesù non cadde a terra?

Fratelli aprite gli occhi, e smettete di ripetere a memoria quello che i vostri pastori vi propinano, senza farvi respirare, senza farvi riflettere, senza farvi ragionare, senza farvi realmente capire.

Noi cristiani crediamo per fede che Gesù attraversò la porta e poi mangiò il pesce, senza andare a cercare formule matematiche, chimiche o fisiche, allo stesso modo dobbiamo credere per fede che il pane diventa corpo e il vino sangue, considerato che Gesù non disse che questi erano i simboli o gli emblemi del suo sacrificio, “disse questo è il mio corpo” e non, questo rappresenta il mio corpo,

“chi mangerà la mia carne avrà la vita eterna” “io sono il pane del cielo” “le mie parole sono spirito e vita” questo lo disse a tutti quello che immaginavano che il pane dovesse trasformarsi in un pezzetto di carne e il vino in globuli rossi, e lo spirito che vivifica la carne non giova a nulla, le menti contorte degli ebrei erano carnali, pensavano secondo la carne, non concepivano come potesse il pane trasformarsi in corpo, loro volevano vedere un pezzetto di carne dopo la consacrazione, e invece Gesù sottolinea che è lo Spirito che vivifica, lo Spirito trasforma il pane in vero corpo e il vino in vero sangue, è lo Spirito Santo che dà vita al pane e al vino, li vivifica; forse anche i fratelli non cattolici vorrebbero vedere il pezzetto di carne, loro vorrebbero spiegare con la loro razionalità ciò che la mente umana non può arrivare a capire, è la sostanza che cambia non la forma esterna. Dovrebbero capire che anche se una nuova parola fu coniata per descrivere la trasformazione del pane e del vino, il significato non cambia quindi è ridicolo dire che siccome “transustanziazione” non c’è nella Bibbia ciò prova che anche l’Eucaristia (così come intesa dalla Chiesa cattolica) è inventata.

La Trinità allora è pure inventata?

Signore Gesù voglio pregarti con il cuore, voglio chiederti di togliere dai nostri cuori l’orgoglio, la discordia, ti prego dona a noi la pace, togli dagli occhi dei fratelli non cattolici il velo che gli impedisce di vedere tutta la Verità.

“O Verità, che illumini il mio cuore, fa che non siano le tenebre a parlarmi!... La mia vista si è oscurata ma io mi sono ricordato di te. Ho sentito la tua voce… che mi gridava di tornare; a stento l’ho udita a causa del chiasso degli uomini; ma ecco che ora torno desideroso della tua fonte.

Ne berrò e vivrò!”

                                               S.Agostino (Confessioni)