La
confessione
Tratto dal sito [cristianicattolici.net]
Quando un
cattolico si sforza e si applica nello studiare e capire
il significato vero delle Sacre Scritture rimane
sbalordito di fronte alle affermazioni dei contestatori
perché le loro obiezioni stravolgono, stranamente, tutte
le realtà relative al Sacramento della Confessione.
Una sola
cosa ci appare di una certa logicità e cioè: che i
nostri fratelli non cattolici, avendo ereditato dai loro
“capostipiti” come sistema razionale “la protesta”
contro la Chiesa cattolica, essi ne fanno largamente
uso, anche irrazionalmente e forse anche senza
rendersene conto.
Il
Vangelo è molto chiaro e non ammette interpolazioni.
Esso suona così:
Gv
20,19-23: “La sera di quello stesso giorno, il primo
dopo il sabato… venne Gesù e disse:
Pace a
voi!.. Gesù disse di nuovo Pace a voi! Come il padre
ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo… alitò su di
loro e disse: ricevete lo Spirito Santo; a chi
rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li
rimetterete resteranno non rimessi”.
Non credo
che occorra molto spremersi le meningi per capire che
Gesù abbia voluto istituire, con queste parole, il
Sacramento della Penitenza (Riconciliazione).
E’ chiaro
che agli Apostoli che ascoltano viene affidata da Gesù
la stessa missione che il Padre ha affidato a Lui. Si,
sono cose sorprendenti, quasi incredibili per la mente
umana.
A degli
uomini viene affidata la potestà di Cristo-Dio: quella
di rimettere i peccati!...
Mt
16,18-29: “… E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa
pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi
non prevarranno contro di essa. A te darò le
chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai
sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che
scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
Mt 18,18:
“In verità vi dico: tutto quello che legherete
sopra la terra sarà legato anche il cielo e tutto quello
che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in
cielo”.
Sono
difficili queste parole?
Non mi
sembra proprio, esse sono chiarissime e precise. Anche
qui, come a Pietro, Gesù fa una promessa che si sarebbe
realizzata.
Infatti
in Gv 20,19-23 Gesù ritorna su questo argomento e
realizza la sua promessa alitando sugli Apostoli lo
Spirito Santo e affida loro il mandato di rimettere i
peccati degli uomini nel Suo Nome.
Se il
fratello non cattolico Nisbet nel suo libro vorrebbe far
credere che sia stato papa Innocenzo III nel Concilio
Lateranense IV (1215) a istituire il Sacramento della
Penitenza è una grossolana falsità.
Chiunque
afferma questo ignora, o vuole ignorare tutta la storia
precedente, e soprattutto veritiera, in merito alla
confessione. Innocenzo III non fece altro che
disciplinarne l’uso, comandando che tutti i cristiani si
confessassero almeno una volta l’anno. In quell’epoca
infatti molti cristiani si confessavano raramente e il
papa intervenne giustamente.
In 1 Cor
5,3-5 “Orbene, io assente con il corpo, ma presente
con lo spirito, ho già giudicato come se fosse presente
colui che ha compiuto tale azione… nel nome del Signore…
con il potere del Signore nostro Gesù, questo individuo
sia dato in balia di Satana per la rovina della sua
carne, affinché il suo spirito possa ottenere la
salvezza nel giorno del Signore.”
2 Tes
3,14-15 “ Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo
per lettera, prendete nota di lui e interrompete i
rapporti, perché si vergogni; non trattatelo però come
un nemico, ma ammonitelo come un fratello”.
Tt
3,10-11 “ Dopo una o due ammonizioni sta lontano da
chi è fazioso, ben sapendo che è gente ormai fuori
strada e che continua a peccare condannandosi da se
stesso.”
2 Cor
2,18-20. In questo passo S. Paolo è più esplicito e le
parole sono abbastanza chiare e precise: “Dio ha
affidato a noi il ministero della riconciliazione”.
Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se
Dio esortasse per mezzo nostro”.
Paolo in
1 Cor 5,3-5 praticamente scomunica il peccatore che si
era macchiato di quella grave colpa.
Riconciliatevi con Dio (2 Cor 5,20), Paolo sottolinea la
loro funzione di ambasciatori, cioè di ministri di Dio a
cui è stato affidato il ministero della riconciliazione.
Sempre
nella stessa lettera un po’ prima Paolo infatti dice:
“Quindi se uno è in Cristo è creatura nuova; le vecchie
cose sono passate, ecco, ne sono nate di nuove! E’ tutto
è da Dio, il quale ci ha riconciliati con se mediante
Cristo, ed ha affidato a noi il ministero della
riconciliazione; è stato Dio, infatti a riconciliare con
sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro
colpe e affidando a noi la parola di riconciliazione.
Noi
fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, ed è come se
Dio esortasse per mezzo nostro”.
I
protestanti vogliono dare a queste parole di Paolo un
significato diverso da quello che realmente hanno,
vogliono negare la funzione riconciliatrice dei ministri
di Dio, asserendo che i ministri servono solo ad
annunciare la Parola di Dio, non a confessare i fedeli,
perché questi ultimi possono farlo direttamente con Dio.
In
effetti per peccati non gravi si può chiedere perdono
direttamente a Dio, mentre per i peccati mortali ci si
deve confessare con i ministri di Dio e non mi vengano a
dire che i peccati sono tutti uguali perché non è così.
Se dei
rapitori entrano in una villa per rapire il bambino di
una famiglia, e non vedendolo chiedono alla madre dove è
nascosto il bambino, la madre se risponde che non lo sa
indubbiamente dice una bugia, ma questa è una bugia a
fin di bene, indubbiamente nessuna madre direbbe mai ai
rapitori dove si trova il figlio.
Se invece
un uomo uccide un altro uomo per vendetta questo è un
assassino, e il suo peccato è ben diverso dalla bugia
detta dalla mamma disperata che protegge il suo piccolo.
Se un
uomo ne uccide un altro per legittima difesa viene
punito in modo differente rispetto ad un omicidio
premeditato, e questo dalla giustizia umana, la
giustizia di Dio infinitamente superiore non metterà mai
tutti i tipi di peccato sullo stesso piano. Il peccato
di idolatria ad esempio non può essere messo sullo
stesso piano di una bugia come quella indicata sopra.
Perciò
dico a molti fratelli separati che è meglio che la
smettano di fare “i maestri biblici”, dicendo che tutti
i peccati sono uguali e che la distinzione tra peccati
mortali e peccati veniali è una invenzione cattolica.
Riporto un interessante
documento scritto dal dott. Barra che scrive sulla
rivista il Timone:
“In questa conversazione
affronteremo un argomento fondamentale della dottrina
cattolica: la confessione, o sacramento della
Riconciliazione.
E’ un argomento abbastanza
contestato, non solo in generale, ma anche nei suoi
aspetti particolari. Molti non comprendono e non
accettano il fatto che si debba confessare le proprie
colpe, i propri peccati accusandosi davanti ad un
sacerdote. Altri ritengono che sia sufficiente
rivolgere direttamente a Dio la richiesta di
perdono, anche per i peccati più gravi, e accusano la
Chiesa di essersi arrogata un potere che non le
appartiene.
Come vedete, non mancano le
contestazioni. E dobbiamo dire, anche se con qualche
dispiacere, ma per amore di verità, che persino in
casa cattolica si è giunti a contestare la
Confessione, quasi a negarle lo statuto di Sacramento.
Sono contestazioni esplose soprattutto negli anni
post-conciliari che hanno provocato il danno di
rendere la Confessione “fuori moda”, al punto che oggi i
Confessionali sono spesso vuoti e diversi lamentano il
fatto che molti fanno la Comunione ma senza una adeguata
Confessione.
Insomma, ce n’è abbastanza per
affrontare, seppure a grandi linee, l’argomento della
Confessione. Come è nostra consuetudine, vogliamo dare
prima sinteticamente e semplicemente, alcuni dati
fondamentali sulle ragioni della dottrina cattolica
riguardanti il Sacramento della riconciliazione e poi,
in un secondo momento, vogliamo interrogare la storia
per chiederle, attraverso documenti e testimonianze, di
dirci che cosa pensavano i primi cristiani riguardo
questo importantissimo sacramento. Mi pare di poter dire
che si tratti di un argomento di grande attualità,
soprattutto in quest’anno giubilare, nel quale la Chiesa
ci offre la straordinaria opportunità di ottenere
l’indulgenza plenaria, di ottenere il perdono dei
peccati che abbiamo commesso e lo sconto totale delle
pene. Per ottenere l’indulgenza plenaria, lo sapete
bene, la Chiesa pone, tra altre condizioni, anche quella
di fare una buona Confessione.
La prima domanda alla quale
ogni cattolico, a maggior ragione chi si occupa di
apologetica, deve sapere rispondere può essere formulata
in questo modo: dove nasce il sacramento della
Riconciliazione? Chi lo ha istituito? In quale
occasione? Dove sta scritto, diremmo in altri termini,
che bisogna confessarsi per ottenere il perdono dei
propri peccati?
Voi sapete che il valore di
Sacramento viene negato alla Confessione sia dai membri
della numerosa e variegata famiglia protestante, sia
dagli appartenenti alla famiglia dei Testimoni di Geova.
E naturalmente, quando ci capita di incontrare chi fa
parte di queste famiglie religiose, talvolta ci sentiamo
chiedere ragione del nostro “andare a confessarci” e ,
in questo caso, seguendo l’insegnamento di San
Pietro, noi cattolici dobbiamo essere “pronti a
rendere ragione” della nostra fede. Anticipiamo subito,
e poi giustifichiamo, la risposta a questa
domanda, risposta che deve essere chiara, precisa,
illuminante e sicura: il sacramento della
Riconciliazione è stato istituito da nostro Signore Gesù
Cristo. Non è stata la Chiesa, in un determinato
momento della sua storia, magari con il pretesto di
controllare la vita privata dei suoi membri, ad
inventare il Sacramento della Confessione, ma esso è
stato voluto inequivocabilmente da nostro Signore Gesù
Cristo.
Ricordo, a beneficio di tutti
coloro che leggono, che quella che ho appena enunciato è
una verità dogmatica, definita dal Concilio di
Trento proprio per sgomberare il campo dal
pericolosissimo e gravissimo per la fede errore
protestante. Ogni cattolico è tenuto a credere che la
Confessione sia un Sacramento istituito da Gesù Cristo.
Chi si pone contro questa verità non confessa tutta
intera la fede cattolica. Prima di richiamare alla
memoria i brani della Sacra Scrittura dai quali emerge
chiaramente la volontà di Gesù Cristo di istituire il
Sacramento della Confessione, sarà bene ricordare una
verità fondamentale: la Sacra Scrittura insegna che
solo Dio ha il potere di rimettere i peccati.
Il vangelo di San Marco
è chiarissimo. Al capitolo 2 versetto 7, leggiamo: “Chi
può rimettere i peccati se non Dio solo?”. È una
domanda che si pongono gli Scribi che Gesù aveva
promesso di perdonare i peccati al paralitico che gli
avevano portato.
Gesù non contesta il
contenuto di questa osservazione; Gesù sa
benissimo che solo Dio può rimettere i peccati ma,
essendo Egli Dio – e questo dovrebbe far riflettere i
Testimoni di Geova che non credono alla divinità di
Cristo – si attribuisce il potere divino di
perdonare i peccati e dimostra tutto il diritto
che ha di attribuirsi questo potere divino guarendo
istantaneamente il paralitico. Dunque, se è vero che il
potere di rimettere i peccati, stando alla Sacra
Scrittura, appartiene solo a Dio, è altrettanto vero
che l’esercizio di questo potere è stato affidato da Dio
stesso alla sua Chiesa. E questa verità emerge in modo
chiarissimo e indubitabile proprio dalla Sacra
Scrittura ed è confermata dalla prassi bimillenaria
della Chiesa.
A questo punto potrebbe
sorgere spontanea una domanda: dove si legge che
l’esercizio di questo potere è stato affidato alla
Chiesa?
Rispondiamo subito. Si legge,
per fare un primo esempio, nel Vangelo di san
Giovanni, al capitolo 20. Ascoltiamo bene queste
parole di Gesù. Il momento è solenne, Gesù, dopo essere
stato crocifisso, è risorto e incontra gli Apostoli
rinchiusi nel Cenacolo. Ecco che cosa dice loro: “Ricevete
lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno
rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non
rimessi”.
E’ un brano importante e al
tempo stesso estremamente chiaro: Gesù, che è Dio, che
ha il potere di rimettere i peccati, dona agli
apostoli, quindi alla Chiesa, l’esercizio di
questo potere: il potere di rimettere i peccati. Questo
è propriamente il Sacramento della Riconciliazione o
confessione, Sacramento con il quale vengono rimessi
i peccati ben confessati. Sacramento istituito da
Gesù Cristo, non certamente inventato dalla Chiesa.
Nel Vangelo si leggono altre
conferme di quanto stiamo dicendo. Nel vangelo di san
Matteo 18,18 sono riportate parole importanti,
pronunciate da Gesù e dirette ai suoi Apostoli: “In
verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la
terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che
scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in
cielo”.
Ora, lasciamo agli esegeti,
agli studiosi della Bibbia il compito di spiegarci bene
che cosa significa, nel linguaggio rabbinico, “legare” e
“sciogliere”. A noi basta ricordare che si tratta di un
vero e proprio potere giudiziario, un potere di
assolvere o di condannare. Attenti bene:
potere che appartiene solo a Gesù, che è vero Dio, ma
che viene affidato agli Apostoli, dunque alla Chiesa.
E’ assolutamente naturale che
prima di assolvere o prima di condannare,
chi esercita questo potere, quindi la Chiesa, deve
conoscere i fatti che dovrà giudicare; deve avere la
possibilità di esaminare le condizioni di chi si
presenta a giudizio, cioè del peccatore, per decidere
con giustizia, con equità se emettere una sentenza di
assoluzione o di condanna. Ecco la necessità di
confessare i peccati al sacerdote.
Siamo
così di fronte ad una ulteriore conferma del Sacramento
della Riconciliazione. La quale trova il suo fondamento,
come si vede bene, nel Vangelo, nella Parola di Dio. E’
lì, e dalla volontà di Gesù Cristo che nasce la
Confessione.
Per
completare il nostro discorso non possiamo dimenticare
che questo potere di legare e di sciogliere è stato
conferito da Gesù, in modo esplicito e diretto, a Simon
Pietro, al capo degli Apostoli. Potete leggere il
momento del conferimento a Pietro del potere di legare e
sciogliere nel capitolo 16 del Vangelo di Matteo.
Dunque, crediamo di aver
dimostrato quanto sia fondata la verità cattolica
secondo la quale il potere di rimettere i peccati è
stato dato da Gesù alla Chiesa. Anche san Paolo è
estremamente chiaro. Nella seconda lettera inviata ai
Corinti, al capitolo 5, al versetto 18, si può leggere:
“Tutto questo però viene da Dio, che ci ha
riconciliati con Sé mediante Cristo e ha affidato a
noi il ministero della Riconciliazione”.
Come
vedete, anche san Paolo insegna che il potere di
rimettere i peccati, quindi di riconciliare il peccatore
con Dio, potere che appartiene solo a Dio, è stato,
tuttavia, “affidato” – questo è il termine che usa
l’Apostolo delle genti – alla Chiesa.
E san Paolo ribadisce questa
verità, che fa da fondamento al Sacramento della
Riconciliazione nel versetto 20 dello stesso capitolo,
versetto molto noto: “Noi fungiamo quindi da
ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo
nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi
riconciliare con Dio”.
Per s.
Paolo sono dunque gli ambasciatori di Cristo che
riconciliano il peccatore con Dio. Chi sono gli
ambasciatori di Cristo in questo caso? I vescovi e i
sacerdoti.
La necessità della Confessione ha, come abbiamo visto,
un fondamento biblico e noi cattolici ci atteniamo alla
Sacra Scrittura quando professiamo che il Sacramento
della confessione è stato istituito da Gesù. A questo
punto dobbiamo fare un passo avanti. Se le nostre
non fossero conversazioni di apologetica, qui sarebbe
giunto il momento di dare vita ad una serie di
riflessioni certamente utili alla nostra vita
spirituale, al nutrimento della nostra fede.
Per esempio, sarebbe molto utile conoscere bene come
si fa una buona confessione: conoscere quali sono
le condizioni per una buona e valida
confessione. Sarebbe questo il momento di ricordare che
è molto importante e straordinariamente utile
confessarsi spesso. Quanti cattolici, purtroppo, che
fanno la comunione abitualmente, si confessano poco o
addirittura mai.
Recentemente, partecipando ad un incontro parrocchiale
con i genitori dei bambini che fanno la prima
confessione, una mamma denunciava candidamente che Lei
non si confessava da ben 12 anni. D’altronde, diceva
quella signora, non solo non vedeva la ragione per cui
doveva dire a un prete cose che erano solo sue, ma – si
chiedeva – quali peccati avesse mai commesso? La
poverina, naturalmente, mancava di istruzione religiosa,
e questo spiega perché diceva queste cose; ma quello che
a noi interessa è purtroppo il fatto che sono in molti,
tra i cattolici ad avere queste idee. Che peccati vuoi
che abbia mai commesso? Ma il primo peccato, rispondo
io, il primo peccato grave è proprio il fatto che non ti
confessi. Però, dobbiamo abbandonare queste riflessioni,
certamente interessanti, e tornare alle nostre
conversazioni di apologetica. Veniamo dunque a porci la
solita domanda. Noi cattolici crediamo che la
Confessione sia un Sacramento istituito da Gesù Cristo;
altri, che pure dicono di seguire fedelmente il
Vangelo, come Protestanti e Testimoni di Geova, non lo
credono. Noi cattolici crediamo che i ministri di Dio,
vescovi e sacerdoti, abbiano ricevuto il potere di
rimettere i peccati; altri, che pur si dicono
cristiani, non credono questo. Chi ha ragione?
Oltre alla corretta analisi
del testo biblico, ci aiuterà a rispondere una piccola
indagine nel campo della storia, della
storia della Chiesa. Che cosa pensavano i primi
cristiani della confessione? Che cosa avevano capito i
cristiani dei primi secoli, quando non esisteva né il
mondo protestante né quello dei Testimoni di Geova? La
Confessione per i primi cristiani era un sacramento? Era
necessaria? Ci si confessava denunciando i propri
peccati a vescovi e sacerdoti o bastava rivolgere un
pensierino contrito a Dio?
Enunciamo subito la tesi che
vogliamo sostenere e difendere dalle contestazioni:
la Chiesa antica aveva in uso la Confessione: la
confessione al vescovo o al sacerdote. Questo risulta
chiaramente dalle tracce che la storia ci ha lasciato.
Cominciamo da un santo
vescovo, da un martire per la fede, ucciso durante la
persecuzione scatenata sotto l’imperatore romano
Valeriano. Stiamo parlando di san Cipriano,
vissuto in epoca antica, nella prima parte del III
secolo: è nato infatti verso l’anno 205 ed è
morto martire, decapitato, a Cartagine nell’anno
258.
È certamente uno dei
personaggi di maggior rilievo nella storia del
Cristianesimo antico, uomo tra i più stimati, autore di
numerose opere che ci sono pervenute.
Sentiamo che cosa scrive san
Cipriano a proposito della Confessione: “Confessi
ciascuno il proprio delitto, mentre chi peccò è ancora
nel mondo, mentre può ammettersi la sua confessione,
mentre la soddisfazione e la remissione
ad opera dei sacerdoti è grata presso il Signore”
(De Lapsis, 29).
Dunque san Cipriano, già nel
III secolo, invita alla Confessione dei peccati per
ottenere “la remissione ad opera dei sacerdoti” e
insegna che questa è cosa gradita a Dio. Cari cattolici,
sappiate che i cristiani del III secolo erano invitati
dai loro vescovi a confessare i loro peccati ai
sacerdoti, proprio come facciamo noi cattolici oggi,
fedeli al Vangelo e alla prassi bimillenaria della
Chiesa.
Passiamo ad un altro grande
testimone della Chiesa antica, sant’Ambrogio,
vescovo di Milano, vissuto nel IV secolo.
Sant’Ambrogio scrive: “Il peccato è veleno, il
rimedio è l’accusa del proprio crimine, veleno è
l’iniquità, la confessione è il rimedio della
caduta” (In ps. 27,11).
Dunque, anche sant’Ambrogio
insegna che per rimediare al veleno del peccato bisogna
“accusarsi”, quindi confessare i peccati e
insegna dunque che la Confessione è la vera
medicina, il vero rimedio alle cadute del peccato.
A proposito del potere di
esercitare il perdono dei peccati, sant’Ambrogio,
contestando l’eresia dei Novazioni che sostenevano che i
peccati mortali non si potevano rimettere, scrive nella
sua opera “La penitenza” (2,7): “Tale facoltà è stata
data, infatti, ai soli sacerdoti”. E sant’Ambrogio
ricorda che questa facoltà è stata data alla Chiesa
insieme allo Spirito Santo.
Prima di proseguire nella
nostra modesta indagine storica, rispondiamo ad una
probabile obiezione che potrebbe essere sollevata a
questo punto della nostra conversazione. Abbiamo citato
san Cipriano, abbiamo ricordato sant’Ambrogio e tra
breve ricorderemo altri grandi nomi del Cristianesimo
dei primi secoli. Certo, ecco l’obiezione: abbiamo
citato tutte fonti cattoliche ed è chiaro che,
essendo testimonianze storiche di cattolici, non possono
dire altro che quel che dice oggi la Chiesa.
Rispondiamo subito a questa
osservazione: per favore, chi può, citi almeno un nome
di un Protestante o di un Testimone di Geova dei primi
secoli. Ci faccia vedere un documento, una traccia,
un’opera di qualche pastore protestante o di qualche
anziano Testimone di Geova che con autorità, insegnava
nei primi secoli cose diverse sulla confessione e su
qualunque altro tema dottrinale. E noi saremo ben felici
di ricordare, tra le fonti storiche, anche loro.
Di fronte a questa nostra
richiesta, l’interlocutore può solo tacere: non
esistevano Protestanti e Testimoni di Geova nei primi
secoli del Cristianesimo per la semplice ragione che
queste che si credono chiese o congregaizoni edificate
da Gesù Cristo sono in realtà soltanto opera di uomini.
Prima di Lutero, non esisteva il mondo
protestante e Lutero, si sa, è vissuto nel XVI secolo.
Prima di Charles Taze Russel non esisteva il
mondo dei Testimoni di Geova e Charles Taze Russel è
vissutom, si sa, nel secolo scorso.
Quindi non se ne abbia a male
nessuno se citiamo tra i cristiani dei primi secoli i
cattolici: la Chiesa cattolica esiste da 2000 anni, è
stata fondata da Gesù Cristo e non è colpa sua se altre
confessioni sono nate secoli e secoli dopo Gesù Cristo.
Torniamo, dopo aver risposto a
questa eventuale obiezione, alla storia dei primi secoli
del Cristianesimo e ricordiamo il grande San Girolamo,
Padre della Chiesa, vissuto nel IV secolo.
San Girolamo afferma che è
compito dei sacerdoti legare e sciogliere non già ad
arbitrio, ma solo “dopo udite le varie specie
di peccati” (In Matth., 3,16,19).
Come vedete, ci sono Padri
della Chiesa che, fin dai tempi antichi, fin dai primi
secoli, sostengono la necessità della Confessione,
sostengono che i sacerdoti possono “legare e sciogliere”
non a loro arbitrio, ma dopo avere udito dai
penitenti l’accusa dei peccati.
Ma questo corrisponde proprio
a ciò che facciamo noi cattolici oggi, in sintonia con
il Vangelo e con la prassi bimillenaria della Chiesa.
I Padri e i grandi santi della
Chiesa ci hanno lasciato anche interpretazioni
molto ricche e suggestive di brani del Vangelo per
sostenere la necessità della Confessione.
Sant’Ambrogio e sant’Agostino
ci ricordano l’episodio della risurrezione di
Lazzaro. Come a Lazzaro Gesù disse: “Vieni
fuori” (Gv 11,43) e quindi fu sciolto
dalle fasce che lo tenevano legato, così e necessario
che il peccatore metta fuori, cioè, manifesti i
suoi peccati mediante la confessione, perché il
peccatore, come Lazzaro, possa venire sciolto dai
ministri della Chiesa .
Proseguiamo. La storia della
Chiesa dei primi secoli ci tramena documenti e prove che
testimoniano come la Confessione doveva essere fatta
al sacerdote o al vescovo.
Sant’Ambrogio e san
Giovanni Crisostomo, nel IV secolo, insegnano che la
Confessione deve essere fatta in chiesa, deve
essere confessione orale dei peccati, deve
riguardare i singoli peccati, quindi non deve
essere una confessione generica e superficiale, e
insegnano che il peccatore deve vincere la paura
di arrossire, la vergogna che si può provare quando
umilmente svela al Ministro di Dio i propri peccati.
Riflettiamo un momento: tutti
questi suggerimenti, tutte queste ammonizioni non
si spiegherebbero né si capirebbero se la
Confessione doveva essere fatta solo a Dio, in un
colloquio personale con Dio, senza accusare i peccati
davanti al sacerdote. Noi cattolici, ancora oggi,
seguendo la prassi bimillenaria della Chiesa,
confessiamo i nostri peccati a Dio attraverso i
sacerdoti.
Credo che con queste ultime
riflessioni possiamo considerare giunta al termine la
nostra conversazione. Che cosa ci resta di quel che
abbiamo detto?
Suggerisco due
considerazioni, tra le tante possibili: anzitutto,
un preghiera di ringraziamento a Dio per averci
donato, attraverso il Sacramento della Riconciliazione o
Confessione la possibilità di ottenere con assoluta
certezza il perdono di Dio per i peccati che abbiamo
commesso. Poi, ci resta la consapevolezza che
quando andiamo ad inginocchiarci dinanzi al sacerdote
per accusarci dei peccati e chiederne la remissione, noi
ci comportiamo come vuole il Signore, il Vangelo scrive
e i cristiani hanno sempre fatto.” Giampaolo Barra.
Continuiamo il discorso sulla confessione puntualizzando
che i peccati mortali sono quelli che uccidono
(spengono) lo spirito che è in noi, tutti quegli uomini
che pur sapendo di peccare, peccano, gustando il piacere
del peccato questi commettono un peccato mortale, perché
conoscendo gli insegnamenti di Dio e trasgredendoli
volontariamente e provandone pure gusto peccano contro
lo Spirito Santo.
Se un
cristiano sa che non deve uccidere e invece lo fa
provandone soddisfazione e piacere disprezzando così
Cristo, allora questo è un peccato contro lo Spirito
Santo, “e chi pecca contro lo Spirito non sarà
perdonato” anche Gesù quando ha detto queste parole ha
fatto una distinzione, chi pecca contro lo Spirito
commette un peccato mortale, cioè uccide la propria
anima, perché questa andrà in perdizione eterna, quindi
nella morte eterna.
Anania e
Zafira membri della Chiesa pur sapendo che non dovevano
mentire a Pietro, lo fecero, quindi peccarono contro lo
Spirito Santo e come segno esteriore che servisse da
ammonimento per gli altri presenti, morirono
all’istante, quindi anche nella Bibbia viene fatta
distinzione tra peccato mortale e peccato veniale.
Agli
Apostoli è stato affidato il ministero della
riconciliazione, che indubbiamente è diverso da quello
della evangelizzazione, tutti i discepoli sono chiamati
ad evangelizzare, a predicare la buona novella, ma non
tutti sono chiamati a svolgere il ministero della
riconciliazione.
La
confessione e la riconciliazione sono legate assieme,
perché non c’è dubbio che per esserci riconciliazione
prima ci deve essere una ammissione dei propri peccati e
un pentimento sincero davanti a Dio, è logico che il
pentimento deve essere nei confronti di Dio, perché è
lui che abbiamo offeso con i nostri peccati, quindi dopo
aver confessato i propri peccati con sincero pentimento,
si ottiene la riconciliazione con Dio, per mezzo dei
ministri di Dio.
“E’ come
se Dio vi esortasse per mezzo nostro” dice Paolo, i
ministri di Dio ci esortano a riconciliarci con Lui.
In Giov 20,21-24
Gesù disse loro di nuovo:
«Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando
voi».
Dopo aver detto questo, alitò
su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo;
23a
chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li
rimetterete, resteranno non rimessi».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con
loro quando venne Gesù.
Gesù dopo
aver dato lo Spirito Santo agli Apostoli, dice: “a chi
rimettere i peccati saranno rimessi e a chi non li
rimetterete resteranno non rimessi”
Ciò
significa che Gesù ha conferito agli Apostoli l’autorità
di riconciliare i fedeli assolvendoli dai peccati, nel
nome del Signore.
Anche le
parole che Gesù rivolse a Pietro: “A te darò le chiavi
del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla
terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai
sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19) indicano
che questo incarico di legare e di sciogliere che è
stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso
al collegio del Apostoli.
Le parole
legare e sciogliere significano: colui che voi
escluderete dalla vostra comunione, sarà escluso dalla
comunione con Dio; colui che voi accoglierete di nuovo
della vostra comunione, Dio lo accoglierà anche nella
sua. La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile
dalla riconciliazione con Dio.
I
fratelli non cattolici (come ad esempio lo scrittore
protestante Nisbet) invece affermano che “quando un
cristiano annunzia l’Evangelo della grazia, egli
scioglie le anime dai loro peccati, non certo per una
sua particolare capacità, ma per la potenza della
predicazione cristiana. Se però le anime che ascoltano
non accettano l’Evangelo, esse rimangono legate,
vincolate al loro peccato.”
In
effetti c’è da rimanere frastornati a sentire o leggere
queste affermazioni.
I fedeli
non cattolici leggendo o sentendo queste parole si
convincono ancora di più di essere nella verità, ma se
questi fratelli imparassero a fare l’analisi logica
delle frasi, proprio come si faceva e si fa a scuola, si
accorgerebbero che le loro interpretazioni sono
completamente errate.
Se io
predico l’Evangelo e (secondo loro) sciolgo le anime che
ascoltano la mia predicazione e accettano l’Evangelo, di
contro le anime che non accettano, tramite la mia
predicazione l’Evangelo rimangono legate al peccato, si
nota chiaramente che non dipende da me il legare o
sciogliere, ma dalle anime che ascoltano, le quali sono
libere di accettare o non accettare l’Evangelo, quindi
io non sto legando né sciogliendo un bel niente, ma sto
soltanto predicando, sto evangelizzando, che è cosa ben
diversa dal legare e sciogliere.
Se gli
uomini sono liberi di accettare o non accettare Cristo
dopo aver udito la mia predicazione, io cosa lego, e
che cosa sciolgo?
In questo
caso sarebbero gli ascoltatori a legare o sciogliere, ma
come possono gli ascoltatori pagani prima ancora di
ricevere lo Spirito Santo legare o sciogliere se stessi?
Loro
possono semplicemente accettare o non accettare Cristo,
il che non c’entra niente con il legare e lo sciogliere.
Se Gesù
durante lo stesso discorso rivolto agli Apostoli, parla
di legare e di sciogliere, poi alitando su di loro gli
dona lo Spirito Santo (quindi li riveste di autorità) e
gli dice “a chi rimetterete i peccati saranno
rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non
rimessi” se questo significherebbe semplicemente
predicare, allora gli Apostoli erano liberi di predicare
e sciogliere dal peccato alcuni, ed altri no, invece
Gesù ha detto chiaramente che bisogna predicare a tutti
gli uomini di ogni luogo.
Il potere
di legare e di sciogliere è stato dato ai ministri di
Dio, non agli ascoltatori, quando Gesù disse “a chi
rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li
rimetterete resteranno non rimessi” a forse detto
agli apostoli che potevano anche decidere di non
predicare ad alcuni, e ad altri si?
Il
Vangelo deve essere predicato a tutti i popoli, quindi
come si può conciliare la frase “a chi non li
rimetterete resteranno non rimessi” con il significato
che gli danno molti protestanti?
Seguendo
le loro dottrine sembrerebbe che gli apostoli e quindi i
ministri potrebbero decidere di non predicare il Vangelo
a qualche popolo, lasciandolo legato al peccato,
contraddicendo così il comando di Gesù “andate e
predicate la mia Parola a tutte le genti”, o se dobbiamo
considerare (sbagliando) che siano gli ascoltatori a
decidere di rimanere legati al peccato (rifiutando la
Parola), o di sciogliersi dal peccato accettando Cristo,
staremmo chiaramente sbagliando ancora, perché il potere
di legare e di sciogliere è stato dato ai ministri
predicatori non agli ascoltatori, ma i ministri di Dio
non legano o sciolgono semplicemente predicando, ma
assolvendo (sciogliendo) i peccati dei fedeli nel nome
del Signore, e così fece Paolo quando scomunicò il
fedele incestuoso di Corinto (1 Cor 5,3-5), Paolo non
rimise i peccati a quell’uomo, e quindi gli rimasero non
rimessi; in quell’episodio Paolo non convocò il
consiglio degli anziani, non consultò i diaconi e i
presbiteri di quella Chiesa per vedere cosa era meglio
fare, ma si comportò da vescovo, mostrando tutta la sua
autorità conferitale da Cristo e decidendo di non
rimettere quel peccato così orrendo e grave, all’uomo di
Corinto, che quindi rimase fu abbandonato a satana,
affinché un giorno si potesse ravvedere.
Come si
può asserire che con quelle parole (a chi rimetterete…)
Gesù abbia voluto conferire tale potere a tutti i fedeli
e non ai soli Apostoli, ed quindi ai loro successori?
Gesù ha
sempre detto di evangelizzare e perdonare tutti, noi
cristiani che non abbiamo incarichi di guida e di
responsabilità all’interno della Chiesa, dobbiamo
perdonarci tutti a vicenda, quindi non è possibile
considerare le parole di Gesù rivolte a tutti i fedeli.
Gli unici
che possono rimettere o non rimettere i peccati sono i
ministri di Dio; Paolo quando ordina per lettera, ai
suoi discepoli di allontanare quell’uomo indegno dalla
Chiesa, sta proprio esercitando il potere di ritenere i
peccati di quel cristiano (o meglio ex cristiano), cioè
Paolo non ha rimesso, non ha perdonato il peccato di
quell’uomo, e ordina ai suoi discepoli di allontanarlo
dalla Chiesa, e di considerarlo come un pagano.
Attenzione Paolo fa questo nel nome di Dio, quando
invece lo faceva Gesù lo faceva nel proprio nome,
infatti quando Gesù rimetteva i peccati, non li diceva:
“io ti rimetto i tuoi peccati nel nome del Padre del
Figlio e dello Spirito Santo” ma diceva semplicemente
“i tuoi peccati ti sono rimessi”
quindi
parlava con autorità, perché Lui stesso era ed è Dio,
Paolo invece esercita tale potere nel nome del Padre del
Figlio e dello Spirito Santo, perché ha ricevuto tale
mandato da Gesù, infatti Gesù dice: “come il Padre ha
mandato me, anche io mando voi”, il Padre e Gesù sono la
stessa cosa, la stessa sostanza divina, i ministri di
Dio invece hanno ricevuto l’incarico da Gesù, e nel suo
nome perdonano i peccati, e quando si accertano che
qualche fratello pecca e tenta di ingannare la Chiesa
con atteggiamenti peccaminosi, e per giunta se ne
compiace, allora in questi casi il ministro di Dio può
decidere di allontanare tale fratello dalla Chiesa, alle
stesso modo di Paolo.
Questo è
il potere di legare e di sciogliere, cioè di decidere
per il bene della Chiesa, Dio nella storia dell’umanità
si è sempre servito degli uomini per amministrare la sua
Chiesa, e anche in questo caso ha affidato agli uomini
il mandato di legare e di sciogliere, di rimettere o
ritenere i peccati dei fedeli, altrimenti la Chiesa
sarebbe nel caos più totale, ognuno farebbe di testa
sua, auto-giudicandosi, invece di assoggettarsi al
giudizio della Chiesa.
Catechismo cattolico par. 1458: chi riconosce i propri
peccati e li condanna, è già d’accordo con Dio.
Dio
condanna i tuoi peccati; e se anche tu li condanni, ti
unisci a Dio. L’uomo e il peccatore sono due cose
distinte: l’uomo è opera di Dio, il peccato è opera tua,
o uomo. Distruggi ciò che tu hai fatto, affinché Dio
salvi ciò che egli ha fatto.
Quando
comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora
cominciano le tue opere buone, perché condanni le tue
opere cattive.
Le opere
buone cominciano col riconoscimento delle opere cattive.
Operi la
verità e così vieni alla Luce.
Noi
fedeli, che non siamo ministri di Dio, ma semplici
fedeli e membri della Chiesa, siamo chiamati a perdonare
il nostro prossimo sempre e comunque, come Gesù dice a
Pietro che bisogna perdonare sempre; ma dato che nella
Chiesa deve regnare l’ordine e la disciplina cristiana,
ci doveva e ci deve essere qualcuno che decide e guida
la Chiesa, e questo qualcuno sono i ministri di Dio,
infatti in Matteo 18,15 si capisce chiaramente che un
fratello deve per prima cosa cercare di riprendere
l’altro fratello che pecca; dapprima privatamente, se
questo non vuole sentire ragione lo si riprenda davanti
a due o tre persone, se questo non si convince sia
richiamato dalla Chiesa, e se continua a non convincersi
dei propri errori, sia trattato come un pagano, cioè sia
allontanato dalla Chiesa, perché i pagani ovviamente non
fanno parte della Chiesa.
E chi
nella Chiesa ha autorità di decidere se allontanare o
meno un fratello ?
Il
ministro di Dio, il presbitero che guida quella Chiesa
locale, lo stesso presbitero che è chiamato a tenere
ordine e guidare la comunità dei fedeli.
Quindi è
il presbitero che ha autorità di rimettere o di non
rimettere i peccati al fratello che ha sbagliato.
Se il
fratello che viene portato davanti alla Chiesa non si
convince del proprio peccato e insiste nel dire che
secondo lui non ha sbagliato, la Chiesa ha il potere di
non rimettere i peccati di questo fratello così
ostinato, quindi ha il potere di allontanarlo e
considerarlo come un pagano, non da odiare ma da
rievangelizzare.
Quindi è
chiaro che Gesù ha conferito questo potere agli
uomini, (Mt 9,8) non ha tutti gli uomini ma solo ai
suoi ministri, che sono chiamati a mantenere l’ordine
nella Chiesa; è Dio ha perdonare i peccati, ma molti
fratelli separati dimenticano che Cristo delegò agli
uomini e precisamente agli Apostoli il potere di
perdonare i peccati, tanto è vero che Matteo usa il
plurale “agli uomini”, non dice “ad un uomo” ma “agli
uomini” perché Matteo ben sapeva e ben aveva compreso il
vero significato delle parole di Gesù in riguardo al
sacramento della riconciliazione.
Il primo
a manifestare questo potere è stato Gesù, come sommo
sacerdote perdonava i peccati dicendo “io ti perdono”
manifestando quindi una netta differenza con i suoi
Apostoli, perché questi ultimi hanno avuto trasmesso
tale potere da Gesù, e assolvono il ministero della
riconciliazione, riconciliando nel nome del Padre del
Figlio e dello Spirito Santo;
Gesù
invece dice “io ti perdono” sottolineando la sua natura
divina, solo Dio può perdonare i peccati, e Lui essendo
una sola cosa con il Padre lo fa con altrettanta
autorità.
Infatti
anche dalle parole di Matteo 9,8 si capisce che Gesù ha
trasmesso questo potere agli uomini, perché Matteo
scrive dopo circa 50 anni dalla risurrezione di Gesù,
quindi già esistevano le prime Chiese locali, le prime
comunità cristiane, Matteo di conseguenza conosceva
bene l’ordinamento e la disciplina che vigeva in tali
comunità, e di sicuro non ha sbagliato ad usare il
plurale quando
in quei
versetti dice: “A tal vista le folle furono prese da
stupore e glorificarono Dio per aver dato un tale potere
agli uomini.”
A prima
vista sembrerebbe che le folle rimasero stupite nel
vedere il miracolo del paralitico guarito, ma bisogna
considerare che gli ebrei consideravano le malattie una
conseguenza del peccato, quindi una persona malata lo
era, a causa dei propri peccati.
Oltre che
dai documenti storici, ciò si capisce anche dalle parole
di Gesù, leggendo Matteo 9 fin dall’inizio del capitolo,
Gesù quando vede il paralitico non dice semplicemente:
“alzati e cammina” oppure “la tua fede ti ha guarito,
alzati”; ma ben sapendo che gli ebrei consideravano la
malattia frutto del peccato gli dice: “Coraggio,
figliolo, sono rimessi i tuoi peccati !” e come
conseguenza della guarigione spirituale successivamente
gli dice “Alzati e cammina” dopo la guarigione
spirituale avviene quella carnale. Gesù non parlava in
modo casuale ma sapeva quello che diceva, e le sue
parole sono precise e misurate, prima dice “ti sono
rimessi i tuoi peccati” e poi “alzati e cammina” e gli
ebrei si stupirono che Dio avesse dato un tale potere
agli uomini, cioè quello di rimettere i peccati, perché
un peccatore non poteva guarire rimanendo peccatore,
prima doveva lavarsi il cuore dai peccati, dopo e solo
dopo poteva guarire nella carne.
Essendo
che la guarigione carnale può avvenire solo dopo
quella spirituale, Gesù con queste parole fa capire che
Lui ha sia il potere di perdonare i peccati, sia quello
di operare guarigioni corporee visibili ai nostri occhi.
Matteo
non dice che le folle furono stupite perché Dio aveva
dato questo potere ad un “uomo”
ma usa il plurale,
dice “agli uomini”
ciò significa il potere di perdonare i peccati è stato
trasmesso da Gesù agli uomini, perché Matteo scrive il
suo Vangelo dopo circa 50 anni, quindi il plurale che
usa Matteo è riferito proprio agli uomini
che guidano la Chiesa, e cioè ai ministri di Dio quindi
anche Matteo medesimo rientra in quel plurale.
Ma a
differenza di Gesù che diceva “i tuoi peccati sono
perdonati” parlando con autorità divina, gli uomini che
hanno ricevuto tale potere non sono padroni del perdono,
il confessore non è il padrone, ma il servitore del
perdono di Dio.
Gesù
parlava da padrone perché lo era, e lo è.
I
confessori riconciliano i fedeli nel nome del Padre del
Figlio e dello Spirito Santo, quindi non sono padroni ma
servi, a cui è stato affidato il ministero della
riconciliazione.
Nella
prima lettera di Giovanni 5,16 l’Apostolo dice
chiaramente che c’è un peccato che conduce alla morte, e
un peccato che non conduce alla morte, “ogni iniquità è
peccato, ma vi è peccato che non conduce alla morte”.
Fratelli
separati perché chiudete gli occhi accusate la Chiesa
cattolica a testa bassa, quando invece sarebbe corretto
leggere bene la Bibbia e riflettere su quello che dice,
Giovanni stesso fa distinzione tra peccato mortale e
peccato veniale, e se non vi piace la parola veniale
magari dicendo che nella Bibbia non c’è scritta, ve la
spiego io, peccato veniale significa peccato che non
conduce alla morte e questo è scritto nella Bibbia, che
poi i fratelli separati si appigliano ad ogni singola
parola è ormai risaputo, tentando di deridere e
sbeffeggiare parole come “transustanziazione”
additandola come parola inventata dalla Chiesa
cattolica, parola che nella Bibbia non esiste.
Fratelli
ma allora tutte le parole moderne che usiamo nel nostro
linguaggio dovremmo abolirle,
e che
dire della parola “Trinità” dovremmo forse dare ragione
ai testimoni di Geova i quali negano la Trinità anche
perché non trovano tale parola scritta nella Bibbia ?
Negano
che lo Spirito Santo sia una persona divina perché non
trovano scritto chiaramente che lo Spirito Santo è una
persona, e poi inventano la parola “forza attiva” per
loro lo Spirito Santo è la “forza attiva di Dio”, la
loro mente offuscata non riesce a capire che nemmeno la
parola “forza attiva” è presente nella Bibbia ma loro
continuano ad usarla, forse sono stati proprio i
testimoni di Geova ad ispirare gli agenti pubblicitari
della Dixan, i quali per pubblicizzare questo detersivo
e per demarcare il potere smacchiante del Dixan usavano
la parola “forza attiva” i testimoni di Geova dovrebbe
farsi pagare i diritti d’autore.
Fratelli
nemmeno il “Credo” si trova nella Bibbia, eppure
tutti i cristiani di tutte le confessioni lo hanno
accettato, ed è stato il concilio di Nicea a formularlo.
Transustanziazione significa trasformazione nella
sostanza, la sostanza del pane diventa corpo di Gesù, la
sostanza del vino diventa sangue di Gesù, forse qualche
fratello protestante vorrebbe spiegata la formula
chimica seconda la quale avviene ciò, ma il fratello mi
dovrebbe spiegare secondo quale formula fisica Gesù
attraversò la porta e apparve ai suoi discepoli, e poi
mangiò pure un pesce, e stranamente il pesce non cadde a
terra, un corpo che attraversa un materiale solido come
una porta dovrebbe essere un fantasma, quindi privo di
materia, perciò secondo quale formula fisica il pesce
una volta ingerito da Gesù non cadde a terra?
Fratelli
aprite gli occhi, e smettete di ripetere a memoria
quello che i vostri pastori vi propinano, senza farvi
respirare, senza farvi riflettere, senza farvi
ragionare, senza farvi realmente capire.
Noi
cristiani crediamo per fede che Gesù attraversò la porta
e poi mangiò il pesce, senza andare a cercare formule
matematiche, chimiche o fisiche, allo stesso modo
dobbiamo credere per fede che il pane diventa corpo e il
vino sangue, considerato che Gesù non disse che questi
erano i simboli o gli emblemi del suo sacrificio, “disse
questo è il mio corpo” e non, questo rappresenta il mio
corpo,
“chi
mangerà la mia carne avrà la vita eterna” “io sono il
pane del cielo” “le mie parole sono spirito e vita”
questo lo disse a tutti quello che immaginavano che il
pane dovesse trasformarsi in un pezzetto di carne e il
vino in globuli rossi, e lo spirito che vivifica la
carne non giova a nulla, le menti contorte degli ebrei
erano carnali, pensavano secondo la carne, non
concepivano come potesse il pane trasformarsi in corpo,
loro volevano vedere un pezzetto di carne dopo la
consacrazione, e invece Gesù sottolinea che è lo Spirito
che vivifica, lo Spirito trasforma il pane in vero corpo
e il vino in vero sangue, è lo Spirito Santo che dà vita
al pane e al vino, li vivifica; forse anche i fratelli
non cattolici vorrebbero vedere il pezzetto di carne,
loro vorrebbero spiegare con la loro razionalità ciò che
la mente umana non può arrivare a capire, è la sostanza
che cambia non la forma esterna. Dovrebbero capire che
anche se una nuova parola fu coniata per descrivere la
trasformazione del pane e del vino, il significato non
cambia quindi è ridicolo dire che siccome
“transustanziazione” non c’è nella Bibbia ciò prova che
anche l’Eucaristia (così come intesa dalla Chiesa
cattolica) è inventata.
La
Trinità allora è pure inventata?
Signore
Gesù voglio pregarti con il cuore, voglio chiederti di
togliere dai nostri cuori l’orgoglio, la discordia, ti
prego dona a noi la pace, togli dagli occhi dei fratelli
non cattolici il velo che gli impedisce di vedere tutta
la Verità.
“O
Verità, che illumini il mio cuore, fa che non siano le
tenebre a parlarmi!... La mia vista si è oscurata ma io
mi sono ricordato di te. Ho sentito la tua voce… che mi
gridava di tornare; a stento l’ho udita a causa del
chiasso degli uomini; ma ecco che ora torno desideroso
della tua fonte.
Ne berrò
e vivrò!”
S.Agostino (Confessioni)
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